Messaggio del 21-06-2006 alle ore 22:20:54
...la morte.
Sei in giro felice... poi vieni a sapere che quel tuo amico "e' morto", divorato da un tumore incurabile.
Un altro si toglie la vita. E non ti ha chiesto aiuto.
Torni a casa dal lavoro e trovi un incolonnamento: un incidente, alcune persone sono morte.
Che diavolo di vita e' se la esiste la morte ed e' imprevedibile?
I conti non ti tornano.
Il meccanismo e' difettoso: vuoi vivere ma puoi morire, il corpo invecchia e perdi pian piano le sue capacita'.
Tutti gli esseri umani sono di passaggio.
E ti ripeti che il meccanismo e' difettoso.
E quel meccanismo non lo puoi controllare.
Ti fermi un attimo a pensare e a momenti hai gia' vissuto un terzo o meta' dell'esistenza... "eppure sembrava ieri che...."
Capisci che neanche tu sei al riparo.
Dunque... sei condannato alla pena di morte.
Nel frattempo la vita ti aggredisce con la sofferenza ed e' una lotta impari.
E continui a ripeterti che il meccanismo e' illogico.
E' assurdo.
E' autodistruttivo.
E' un conto alla rovescia.
E' al tempo stesso una liberazione: muori e hai risolto tutti i problemi.
E allora che sono nato a fare...?
E allora vuol dire che deve esserci qualcos'altro.
E alla fine ti accorgi che e' tutta un'illusione.
Se non ti identifichi piu' con il corpo ma con l'anima la morte non e' piu' un problema tuo ma del corpo; se capisci che la vita e' solo una sosta in questo luogo e in questo tempo allora non c'e' alcuna morte ma una transizione verso altri luoghi.
Se parti dal ragionamento "Io esisto adesso, qui, sono il mio corpo, questa e' la vita...." sei condannato a soffrire nella paura di perdere tali identificazioni.
Gli antichi saggi indiani parlavano a tal proposito di "falso ego", ossia dell'anima che dimentica di se stessa si identifica totalmente nel corpo e nella sua "vita qui ed ora". Ecco l'errore: e' dentro di te.
L'identificazione assoluta ed incondizionata in cio' che e' temporaneo.
La mente, definita "il ladro di realta'".
E allora ti disidentifichi, cerchi l'anima...
E la morte non esiste piu'. E' morta.
Ne' dono, ne' condanna adesso. Solo passaggio. Finalmente.
Messaggio del 21-06-2006 alle ore 12:43:29
è un dono per chi muore , una condanna per chi resta
è un dono se ti libera dal dolore, una condanna se non puoi evitarla, ma vorresti farlo
è un'avventura se credi che dopo possa esserci qualcosa di meglio, è una condanna se seissicuro che non c'è nulla
è un dono(eredità) se trasmetti il tuo dna e le tue esperienze, è una condanna se vedi bruciato il senso del tuo esistere con tutti gli sforzi che hai sostenuto non solo per sporavvivere
e poi che dire...
spero solo di morire sereno...
Messaggio del 21-06-2006 alle ore 01:22:06
io ho il terrore di risvegliarm nella tomba...
in passato accadeva infatti venivano rirovai graffi sulla parete interna delle tombe(parlo di 100-200 anni fa max)...
in america un tizio era dato x morto ed era stato mandato all'obitorio...
la notte prima del suo spostamento nella bara,s è svegliato ed ha chiesto un bicchiere d'acqua ad un infermiere...chissà la reazionedell'infermiere...
Messaggio del 21-06-2006 alle ore 00:45:22
oddì, nn m ricordavo ke il post era vekkio...vedo il titolo sulla chat e penso la stessa cosa dell'altra volta: questo lo ha paerto marigold!!!
poi vedo ke anke mesi fa avevo pensato la stessa cosa!!!
Messaggio del 21-06-2006 alle ore 00:35:43
io ogni tanto sogno la mia morte, durante un attacco chimico, il mio corpo si scioglie lentamente tra mille spasmi, vedo addirittura gli occhi che escono fuori dalla loro sede e cadono a terra...
Messaggio del 21-06-2006 alle ore 00:34:05
A volte mi capita di pensare alla mia morte.
Questo è uno di quei momenti, a dire il vero non molto piacevoli, ma utilissimi per ripartire con più slancio di prima (per questo quoto quanto scritto da Deleuze in merito ad Heidegger).
Da piccolo andai con i miei a trovare una donna, non ricordo chi sia, era sdraiata sul letto, fu l'occasione per i miei di darle un ultimo saluto.
Ora la mia morte la immagino così, agonizzante su un letto: tanta voglia di vivere e lottare, ed allo stesso tempo desiderio di farla finita per far cessare il dolore.
Capirete, quindi, perchè per me, al di là di tutto, la morte è condanna. La si vede come un dono solo prima di morire.
Messaggio del 13-03-2006 alle ore 15:24:22
credo che la morte sia un dono se si lascia un segno di se in questo mondo...e una condanna se invece non si e potuto lasciar il propio segno...
di piu n'sò.
Messaggio del 13-03-2006 alle ore 14:51:37
Io sono sempre stato epicureo: la morte non è un mio problema, perché quando io ci sono lei non c'è, e quando c'è lei io non ci sono più.
Messaggio del 13-03-2006 alle ore 14:49:39
bel post infatti...naturalmente ciò che penso è già stato detto da grandi filosofi...niente di nuovo...la morte e con se "la fine" in un certo senso, spinge l'uomo alla sopravvivenza dedita al desiderio di volere per ottenere ciò che si potrebbe perdere...
per assaporare meglio il gusto...come si suol dire...
non c'è gusto senza perdenza...
Messaggio del 13-03-2006 alle ore 13:17:25
dopo aver letto le vostre precise e chiarissime risposte, ho paura di scadere nella banalità rispondendo, ma lo faccio lo stesso.
deleuze parla di spinoza e della morte come fatto esterno alla vita: nel mio piccolo non posso essere d'accordo perchè questa "unica certezza dell'uomo" influisce troppo sul suo comportamento quotidiano: ricordate la puntata dei griffin in cui peter fa scoprire al mondo l'assenza della morte? l'ingovernabilità dei sentimenti e delle azioni umane sarebbe assicurata e con essa, forse, la fine della civiltà. per questo la ritengo fortemente legata al vivere, soprattutto nei suoi aspetti quotidiani piuttosto che sulle grandi linee del pensiero. insisterei piuttosto su un tempo quasi fisiologico, del consumo della persona stessa più che dei suoi legami per spiegare l'arrivo di ognuno di noi di fronte alla morte.
rimedio al fastidio della vecchiaia? beh sì, e questo punto spiegherebbe, forse, anche il perchè per molti la morte diventa dono. vivere a che pro una votla arrivati ad un punto che è più vicino alla sopravvivenza?
adonai dice che non dovrebbe avere applicazioni emotive: sempre per questo legame che invece io trovo moldo saldo con il resto della vita di una persona non posso essere d'accordo. per me se ne porta parecchio dietro di emozione, sia per la morte di un altro che per la propria: la preparazione consapevole alla propria fine terrena è un atto stracolmo di emozioni, personali in primis e di tutte le persone che vivono questa nostra "preparazione".
non so giudicarla come dono o come condanna, ancora non me la sento, ma quello che posso dire è che secondo me, da situazione estremamente legata al contesto di vita, ne prende i suoi aspetti: come si vive la vita, così si prende atto della propria morte, dandone una valutazione.
Messaggio del 13-03-2006 alle ore 12:48:44
X Dimas
Deleuze ha fondamentalmente spiegato per me quale sono le considerazioni che mi portano a ritenere la morte un dono.
X Adonai
Ciò che dice è vero ma solo in parte. L'atto di volontà nella poesia è quello di comunicare, un sentimento, un pensiero, una sensazione. Milioni di scritti esprimo la stessa volontà ma solo alcuni sono poesia. Gicchè la poesia è canone estetico è una funzione della lingua. Lsa morte può essere considerata funzione della vita oppure no. Certamente non v'é certezza in nessuna delel due affermazioni.
X Deleuze
Ed io che avevo creduto avessi perso il tuo senso dell'umorismo ed invece.
X Gozzilla
Ti commenti da te. Prescindendo dal rispetto che cmq porto a ciascuna considerazione, quindi anche alla tua, esse sono un accozzaglia di sensazioni ed opinioni e come tali sono indiscutibili ma lungi dall'essere vicini all'argomento. Insomma un intervento inutile, potevi scrivere queste considerazioni privatamente come sarebbe stato più corretto :- )
X Hafis
La vita dunque per te è la condanna di un criminale. Pensiero non originale ma cmq valutabile. Forse hai ragione purtuttavia il tuo pensiero non mi lascia capire bene la tua isposta alla mia domanda. Per te la morte è dunque un dono?
Messaggio del 12-03-2006 alle ore 19:58:24
... GRAN POST, Mur!!! ci pensàvo a propòsito della kosiddétta PENA di mòrte... io sòno konvìnto ke per molti di kuelli ke véngono kondannàti a mòrte la sentènza sia un gigantésko e GRADITO regàlo... senza kontàre ke il suo presunto potere deterrènte potrebbe sortìre su alkùni psikòtici addirittùra l'effètto opposto...
Messaggio del 12-03-2006 alle ore 18:21:14
credo che una tra le + grandi interpretazioni della morte in ambito filosofico sia stata data da Martin heidegger, che nella parte introduttiva di Sein und Zeit (essere e tempo), quella dedicata all'analitica esistenziale, connota il Dasein (l'esserci) come il Fuer-das-tode-sein (l'essere per la morte); l'essere x la morte apre concretamente le possibilità esistenziali dell'essere (facendo slittare l'essere da un piano ontico-esistentivo ad un piano ontologico-esistenziale). Questo é il punto di partenza per il tanto agognato reupero dell'essere, totalmente obliato nella storia della metafisica occidentale (da parmenide in poi).
In pratica, la morte, determinando una linea di chiusura all'esistenza, ne apre concretamente le possibilità progettuali, costringendola all'interno di un tempo definito a "progettare" per l'appunto la costruzione e lo svolgimento di sè stessa...heidegger arriva addirittura a dire che l'immortalità per l'essere sarebbe condanna di non-movimento, di non-azione...
ma naturalmente dal punto di vista filosofico io mi attengo alla lezione spinoziana, che ci dice che la morte é un fatto esterno alla vita...nessun legame di causa-conseguenza...i rapporti si scompongono e la vita cessa...
per me la morte é il rimedio al fastidio della vecchiaia...
Messaggio del 12-03-2006 alle ore 18:14:48
Ne ho sentite tante....ma un sondaggio del genere mi lascia senza parole
Mur ti sei mai chiesto che ci fai su sta terra.......... se riesci(dubito) a trovare la risposta a sta domanda, la risposta che cerchi sarà molto banale....
Messaggio del 12-03-2006 alle ore 17:51:49
La certezza della morte dovrebbe aiutarci a vivere ogni giorno il piu' intensamente possibile.Analizzandola cosi' mi viene da dire che è un dono,uno strumento per capire.
Messaggio del 12-03-2006 alle ore 17:33:03
Quando interpretiamo una poesia noi indaghiamo un atto di volontà, l'essenza della poesia sta proprio nell'interpretazione che le è complementare.
La morte non è generalmente un atto di volontà, ma uno strumento dell'esistenza; in quanto tale non deve avere implicazioni emotive, ma essere considerata nella sua "opportunità".
Messaggio del 12-03-2006 alle ore 17:30:06
Certo Adonai la morte e la vita in particolare sono solo successioni di fatti. Ma questo credo non tolga nulla alla domanda, credo almeno. Anche la poesia è una successioni di suoni ma ciò non toglie che essa sia Poesia. Ciò non toglie che di fronte all'evento morte tu non posso rimanere neutro certamente. ------------ Editato da Mur il 12/03/2006 alle 17:31:14
Messaggio del 12-03-2006 alle ore 17:25:33
Come dice chiaramente il titolo del Post la domanda che pongo è di natura squisitamente filosofica e teorica. Tutto sommato personalmente la mia esperienza e la mia sensibilità mi hanno portato nel corso del tempo a ritenerla un dono. Voi cosa ne pensate invece?