La Piazza
Wurstel freddi, birra calda
Messaggio del 28-04-2005 alle ore 12:02:55
Uscì dal locale e si accorse che il tempo era cambiato, ora una coltre appiccicosa di umidità avvolgeva la città; tirò un sospiro, si arrotolò una sigaretta e si avviò a piedi verso casa.
Chiuse la porta di casa e si rese conto di essere distrutta e subito dopo di aver voglia di fare sesso, anzi di
“essere sbattuta come si deve” e poi senza rinnegare il pensiero scosse la testa
“Cristo”.
Entrò in stanza, chiuse la porta e guardò la sveglia e vide che mancavano pochi minuti alle 5
“Per fortuna domani si dorme” sospirò quasi incredula di tanta grazia, si spogliò e si infilò nuda nel letto.
Il lieve scivolare del lenzuolo sulla pelle nuda le provocò una scossa e senza che quasi se ne accorgesse una mano le scivolo su una coscia iniziandola a massaggiare delicatamente; certo non era come avere un uomo, ma meglio che niente.
Entrò quasi subito in uno stato di deliquio, forse ancor più piacevole dello stesso orgasmo, mentre le sue dita incrementavano il ritmo, il suo respiro divenne più profondo e cominciò a virare in gemito, ma prima che il movimento divenisse involontario il sonno prese il sopravvento ed in pochi istanti cadde in un sonno profondo.
Dal mare oscuro sentì una lieve brezza fischiare, il fischio si faceva sempre più intenso assumendo una strana melodia che cominciò a ricordarle qualcosa………
“Porc…….” Non riuscì neanche ad articolare la bestemmia, ma capì che quell’infernale rumore era la suoneria del cellulare, che, per la stanchezza, aveva dimenticato di spegnere; non riuscì a mettere a fuoco il numero sul display, ma intuì subito chi potesse essere e la risposta glielo confermò
“Pronto” rispose Marika
“Ma……., ma….., ma” sentì dall’altra parte, con una voce simile al miagolio di un gattino spaventato
“Shary!“
“Ma……, ma…….., ma…..” fece di nuovo la voce dall’altra parte sempre più supplichevole
“Cristo! Sta calma. Arrivo subito”, non aspettò che riattaccasse, probabilmente Shary non l’avrebbe fatto e riattaccò lei.
Chiuse gli occhi e li riaprì velocemente un paio di volte, per essere sicura che quello non fosse un sogno, poi guardò il display: le 7:35
Si vestì velocemente ed uscì, piovigginava
“Merda” imprecò contro il cielo mentre raggiungeva la fermata.
Pensò di rullarsi una sigaretta,ma poi rinunciò vedendo l’autobus arrivare. Era stata fortunata.
Salì e neanche si preoccupò di timbrare il biglietto e si andò a sedere in ultima fila,vicino al finestrino; la città era semivuota perle vacanze estive,ma quel clima la riportava in pieno autunno; Marika si mise a fissare i finestrini, dove andavano a morire le gocce di una pioggia sempre più insistente smussando le nuvole color piombo che si stagliavano appena sopra i tetti, i palazzi dalle finestre abbassate e dall’aria abbandonate, con i negozi chiusi, i marciapiedi deserti e le pozzanghere sull’asfalto che riflettevano un cielo dello stesso colore, la pochissima gente con al tempo stesso il passo veloce per sfuggire alla pioggia ed annoiato da mattina estiva, ma presto tutto divenne ancor più sfocato e ben presto sparì nel torpore dell’autobus.
Sentì il clacson che la fece sobbalzare poi vide oltre la porta dell’autobus aperta una fermata che non riconobbe ed ancora intorpidita dal sonno non riusciva a capacitarsi, poi decise di muoversi e si alzò proprio mentre l’autista faceva scattare il meccanismo di chiusura delle porte, Marika reagì come suo solito
“Aprì! Per favore apri la porta!”
l’autista sorpreso, rimase fermo, non ingranò la marcia, ma non pigiò neanche il pulsante di apertura
“Cristo! fatemi scendere da questo cazzo di autobus!” urlò sgranando gli occhi
questa volta l’autista spinse il pulsante e le porte si aprirono e Marika si buttò fuori, spintonando un anziano che la mandò a quel paese.
Capì che era alla fermata successiva alla sua, reagì con una bestemmia che subito replicò visto che la pioggerellina autunnale si era mutata in un temporale estivo,decisamente più consono alla stagione, ma assolutamente inopportuno; fece un sospiro e si incamminò.
Percorse mezzo chilometro sui viali sotto un vero diluvio, poi, quando l’acqua ormai le aveva inzuppato “anche le mutande”, svoltò in una strada, finalmente con i portici e poi in uno stretto vicolo, arrivata davanti ad un portone esitò un attimo, poi mise le mani intasca e tirò fuori un mazzo di chiavi, c’erano anche quelle del portone, visto che quella scena si era ripetuta più volte; fece scattare la serratura ed entrò; finalmente all’asciutto.
Si passò una mano tra i capelli grondanti, aveva solo voglia di togliersi i vestiti ed asciugarsi i capelli, si avviò verso le scale e si rassegnò alla scalata di cinque piani.
Apri la porta dell’appartamento e, senza troppe illusioni, chiamò l’amica
“Shary! Shary!”
poi drizzò le orecchie in attesa,mentre si inoltrava nel corridoio.
Niente. Ci riprovò, mentre dava un occhiata veloce in cucina
“Cazzo Shary! Rispondi!” le sembrò di sentire qualcosa, si fermò e ma subito ne fu sicura e si precipitò in camera da letto, sicura di trovarla sul letto; entrò e…; niente.
Biascicò la bestemmia e si mosse lentamente verso i piedi del letto, più si avvicinava e più sentiva un leggero ticchettio e lì tra il letto, l’armadio e la scrivania la trovò, rannicchiata in posizione fetale, con gli occhi sgranata, tremante, il ticchettio era dato dai denti che sbattevano piano.
“Merda!” le si avvicinò, si mise in ginocchio di fronte a lei e per la prima volta il suo sguardo duro e tagliente si addolcì, le passò una mano sulla fronte, era imperlata di sudore gelato, parlandole dolcemente; Shary mosse gli occhi e la guardò dal basso verso l’alto implorandola di qualcosa.
Marika si ricordò dell’insopportabile umidità e si spogliò, poi si allungò alle spalle dell’amica e ricominciò ad accarezzarla, sentiva il suo respiro accelerato e irregolare, cominciò a sussurrarle all’orecchio le prime parole che le passavano in mente.
Piano piano sentì il respiro tornare normale, i denti smettere di battere e tutto il resto smettere di tremare, finalmente l’attacco di panico stava passando,ora, come Marika sapeva, sarebbe passato un tempo più o meno lungo prima che Shary si riprendesse completamente e lei cominciava sentire davvero freddo, allora si alzò e fece alzare con dolcezza anche l’amica,che però le si aggrappò e la fissò con sguardo supplichevole. Marika sbuffò, ma non si perse d’animo, ne tradì impazienza e si diresse tranquillamente verso il letto, fece stendere Shary e poi si stese con lei e,finalmente,si coprì.
Sentì Shary stringersi il più possibile a lei, sentì il tepore e cominciò a scaldarsi, la guardò negli passandole il palmo della mano sul viso ed esclamò
“Mio dio tesoro, sei davvero a pezzi…cos’è successo stavolta?”, Marika era davvero preoccupata perché non era arrivata in tempo per evitarle i momenti peggiori.
Shary non aveva la forza di risponderle, era ancora scossa e voleva solo sentire il contatto col corpo della sola donna che riusciva a calmarla con uno sguardo;…era per questo forse che adesso aveva voglia di sentire la sua pelle. Marika aveva freddo e sentiva il bisogno di Shary, le sue braccia si strinsero forte intorno alle spalle dell’amica; erano faccia a faccia e le venne naturale muovere le sue labbra verso quelle di Shary. Si toccarono prima con incertezza, un soffio leggero e poi le labbra si toccarono, piccoli baci cauti quasi infantili; poi fu Shary a socchiudere le lebbra e con la punta della lingua assaggio il sapore dolce delle labbra di Marika, il bacio fu ricambiato e quando le lingue si incontrarono sentì che qualcosa dentro si scioglieva. Le mani di Shary iniziarono ad accarezzarle la schiena, in punta di dita scivolò lentamente verso i suoi fianchi, che bello era sentire una mano calda attraversarti in ogni angolo del corpo, molto meglio che la sua mano. Le stava accarezzando il ventre e le sue dita riuscivano a scaldarla all’istante...iniziava a sentire che la voleva che voleva sentire ancora più vicino il corpo piccolo e nervoso da scricciolo. Shary spostò le sue labbra sul suo collo, le baciò il lobo dell’orecchio, “Tesoro, sei splendida” pensò tra se. Poi sentì che le sue labbra si avvicinavano al seno e scendevano piano, quando la lingua lambì il suo capezzolo emise un leggero gemito che veniva dalla parte più profonda di lei ma di colpo riemerse dall’estasi…”Cazzo Shary…non mordere…”. Arretrò di scatto e guardò l’amica in faccia e vide che era stanca e che aveva solo voglia di sentirla vicino, la strinse forte a se cercando di comunicarle tutto l’affetto che provava per lei, le baciò il capelli e le disse:”Dormi piccola devi riprenderti, più tardi penseremo al resto..ti voglio bene..”.
Marika pensò di rullarsi una sigaretta, ma si accorse che stava anche lei per addormentarsi, allora si strinse a Shary e lasciò che il suo respiro la cullasse.
Aprì gli occhi e fece fatica a capire dove si trovasse, poi sentì Shary al suo fianco, la guardò accarezzandola dolcemente, poi scese dal letto, raccattò le mutande,si infilò la t shirt, poi tirò fuori cartine e tabacco, strappò un pezzettino di cartoncino e ne fece un filtro, poi si rullò la sigaretta e si mise a fumare sul davanzale, guardava fuori e vide il sole iniziare a far capolino tra i tetti, facendosi spazio tra le nuvole, tra poco pensò Bologna sarebbe diventata una “Fottutissima pentola a pressione”, ma intanto si accorse di avere una “fottutissima fame”, si alzò ed andò in cucina.
Si mosse tra le sedie accatastate, il secchio dell’immondizia ed il mocio, aprì il frigorifero e l’odore di verdura putrefatta si mischiò a quello di una muffa verdastra; era praticamente vuoto se si esclude una confezione di sottaceti, una cartone di latte di cui non ebbe il coraggio di controllare il contenuto e due confezioni di wurstel, di cui un’aperta, l’idea le faceva venire i conati di vomito, ma aveva troppa fame e decise di prendere la confezione chiusa.
Si avvicinò al lavandino per cercare qualcosa con cui scaldarli, ma trovò il lavandino gocciolante e pieno di stoviglie sporche oltre ogni immaginazione
“Cristo, qui gli scarafaggi le fanno causa”
Si guardò un pò intorno e trovò una bottiglia di birra, portò tutto in camera da letto si sedette sulla sedia a dondolo di vimini, fece saltare il tappo della birra con l’accendino e fece colazione con wurstel freddi e birra calda.
Uscì dal locale e si accorse che il tempo era cambiato, ora una coltre appiccicosa di umidità avvolgeva la città; tirò un sospiro, si arrotolò una sigaretta e si avviò a piedi verso casa.
Chiuse la porta di casa e si rese conto di essere distrutta e subito dopo di aver voglia di fare sesso, anzi di
“essere sbattuta come si deve” e poi senza rinnegare il pensiero scosse la testa
“Cristo”.
Entrò in stanza, chiuse la porta e guardò la sveglia e vide che mancavano pochi minuti alle 5
“Per fortuna domani si dorme” sospirò quasi incredula di tanta grazia, si spogliò e si infilò nuda nel letto.
Il lieve scivolare del lenzuolo sulla pelle nuda le provocò una scossa e senza che quasi se ne accorgesse una mano le scivolo su una coscia iniziandola a massaggiare delicatamente; certo non era come avere un uomo, ma meglio che niente.
Entrò quasi subito in uno stato di deliquio, forse ancor più piacevole dello stesso orgasmo, mentre le sue dita incrementavano il ritmo, il suo respiro divenne più profondo e cominciò a virare in gemito, ma prima che il movimento divenisse involontario il sonno prese il sopravvento ed in pochi istanti cadde in un sonno profondo.
Dal mare oscuro sentì una lieve brezza fischiare, il fischio si faceva sempre più intenso assumendo una strana melodia che cominciò a ricordarle qualcosa………
“Porc…….” Non riuscì neanche ad articolare la bestemmia, ma capì che quell’infernale rumore era la suoneria del cellulare, che, per la stanchezza, aveva dimenticato di spegnere; non riuscì a mettere a fuoco il numero sul display, ma intuì subito chi potesse essere e la risposta glielo confermò
“Pronto” rispose Marika
“Ma……., ma….., ma” sentì dall’altra parte, con una voce simile al miagolio di un gattino spaventato
“Shary!“
“Ma……, ma…….., ma…..” fece di nuovo la voce dall’altra parte sempre più supplichevole
“Cristo! Sta calma. Arrivo subito”, non aspettò che riattaccasse, probabilmente Shary non l’avrebbe fatto e riattaccò lei.
Chiuse gli occhi e li riaprì velocemente un paio di volte, per essere sicura che quello non fosse un sogno, poi guardò il display: le 7:35
Si vestì velocemente ed uscì, piovigginava
“Merda” imprecò contro il cielo mentre raggiungeva la fermata.
Pensò di rullarsi una sigaretta,ma poi rinunciò vedendo l’autobus arrivare. Era stata fortunata.
Salì e neanche si preoccupò di timbrare il biglietto e si andò a sedere in ultima fila,vicino al finestrino; la città era semivuota perle vacanze estive,ma quel clima la riportava in pieno autunno; Marika si mise a fissare i finestrini, dove andavano a morire le gocce di una pioggia sempre più insistente smussando le nuvole color piombo che si stagliavano appena sopra i tetti, i palazzi dalle finestre abbassate e dall’aria abbandonate, con i negozi chiusi, i marciapiedi deserti e le pozzanghere sull’asfalto che riflettevano un cielo dello stesso colore, la pochissima gente con al tempo stesso il passo veloce per sfuggire alla pioggia ed annoiato da mattina estiva, ma presto tutto divenne ancor più sfocato e ben presto sparì nel torpore dell’autobus.
Sentì il clacson che la fece sobbalzare poi vide oltre la porta dell’autobus aperta una fermata che non riconobbe ed ancora intorpidita dal sonno non riusciva a capacitarsi, poi decise di muoversi e si alzò proprio mentre l’autista faceva scattare il meccanismo di chiusura delle porte, Marika reagì come suo solito
“Aprì! Per favore apri la porta!”
l’autista sorpreso, rimase fermo, non ingranò la marcia, ma non pigiò neanche il pulsante di apertura
“Cristo! fatemi scendere da questo cazzo di autobus!” urlò sgranando gli occhi
questa volta l’autista spinse il pulsante e le porte si aprirono e Marika si buttò fuori, spintonando un anziano che la mandò a quel paese.
Capì che era alla fermata successiva alla sua, reagì con una bestemmia che subito replicò visto che la pioggerellina autunnale si era mutata in un temporale estivo,decisamente più consono alla stagione, ma assolutamente inopportuno; fece un sospiro e si incamminò.
Percorse mezzo chilometro sui viali sotto un vero diluvio, poi, quando l’acqua ormai le aveva inzuppato “anche le mutande”, svoltò in una strada, finalmente con i portici e poi in uno stretto vicolo, arrivata davanti ad un portone esitò un attimo, poi mise le mani intasca e tirò fuori un mazzo di chiavi, c’erano anche quelle del portone, visto che quella scena si era ripetuta più volte; fece scattare la serratura ed entrò; finalmente all’asciutto.
Si passò una mano tra i capelli grondanti, aveva solo voglia di togliersi i vestiti ed asciugarsi i capelli, si avviò verso le scale e si rassegnò alla scalata di cinque piani.
Apri la porta dell’appartamento e, senza troppe illusioni, chiamò l’amica
“Shary! Shary!”
poi drizzò le orecchie in attesa,mentre si inoltrava nel corridoio.
Niente. Ci riprovò, mentre dava un occhiata veloce in cucina
“Cazzo Shary! Rispondi!” le sembrò di sentire qualcosa, si fermò e ma subito ne fu sicura e si precipitò in camera da letto, sicura di trovarla sul letto; entrò e…; niente.
Biascicò la bestemmia e si mosse lentamente verso i piedi del letto, più si avvicinava e più sentiva un leggero ticchettio e lì tra il letto, l’armadio e la scrivania la trovò, rannicchiata in posizione fetale, con gli occhi sgranata, tremante, il ticchettio era dato dai denti che sbattevano piano.
“Merda!” le si avvicinò, si mise in ginocchio di fronte a lei e per la prima volta il suo sguardo duro e tagliente si addolcì, le passò una mano sulla fronte, era imperlata di sudore gelato, parlandole dolcemente; Shary mosse gli occhi e la guardò dal basso verso l’alto implorandola di qualcosa.
Marika si ricordò dell’insopportabile umidità e si spogliò, poi si allungò alle spalle dell’amica e ricominciò ad accarezzarla, sentiva il suo respiro accelerato e irregolare, cominciò a sussurrarle all’orecchio le prime parole che le passavano in mente.
Piano piano sentì il respiro tornare normale, i denti smettere di battere e tutto il resto smettere di tremare, finalmente l’attacco di panico stava passando,ora, come Marika sapeva, sarebbe passato un tempo più o meno lungo prima che Shary si riprendesse completamente e lei cominciava sentire davvero freddo, allora si alzò e fece alzare con dolcezza anche l’amica,che però le si aggrappò e la fissò con sguardo supplichevole. Marika sbuffò, ma non si perse d’animo, ne tradì impazienza e si diresse tranquillamente verso il letto, fece stendere Shary e poi si stese con lei e,finalmente,si coprì.
Sentì Shary stringersi il più possibile a lei, sentì il tepore e cominciò a scaldarsi, la guardò negli passandole il palmo della mano sul viso ed esclamò
“Mio dio tesoro, sei davvero a pezzi…cos’è successo stavolta?”, Marika era davvero preoccupata perché non era arrivata in tempo per evitarle i momenti peggiori.
Shary non aveva la forza di risponderle, era ancora scossa e voleva solo sentire il contatto col corpo della sola donna che riusciva a calmarla con uno sguardo;…era per questo forse che adesso aveva voglia di sentire la sua pelle. Marika aveva freddo e sentiva il bisogno di Shary, le sue braccia si strinsero forte intorno alle spalle dell’amica; erano faccia a faccia e le venne naturale muovere le sue labbra verso quelle di Shary. Si toccarono prima con incertezza, un soffio leggero e poi le labbra si toccarono, piccoli baci cauti quasi infantili; poi fu Shary a socchiudere le lebbra e con la punta della lingua assaggio il sapore dolce delle labbra di Marika, il bacio fu ricambiato e quando le lingue si incontrarono sentì che qualcosa dentro si scioglieva. Le mani di Shary iniziarono ad accarezzarle la schiena, in punta di dita scivolò lentamente verso i suoi fianchi, che bello era sentire una mano calda attraversarti in ogni angolo del corpo, molto meglio che la sua mano. Le stava accarezzando il ventre e le sue dita riuscivano a scaldarla all’istante...iniziava a sentire che la voleva che voleva sentire ancora più vicino il corpo piccolo e nervoso da scricciolo. Shary spostò le sue labbra sul suo collo, le baciò il lobo dell’orecchio, “Tesoro, sei splendida” pensò tra se. Poi sentì che le sue labbra si avvicinavano al seno e scendevano piano, quando la lingua lambì il suo capezzolo emise un leggero gemito che veniva dalla parte più profonda di lei ma di colpo riemerse dall’estasi…”Cazzo Shary…non mordere…”. Arretrò di scatto e guardò l’amica in faccia e vide che era stanca e che aveva solo voglia di sentirla vicino, la strinse forte a se cercando di comunicarle tutto l’affetto che provava per lei, le baciò il capelli e le disse:”Dormi piccola devi riprenderti, più tardi penseremo al resto..ti voglio bene..”.
Marika pensò di rullarsi una sigaretta, ma si accorse che stava anche lei per addormentarsi, allora si strinse a Shary e lasciò che il suo respiro la cullasse.
Aprì gli occhi e fece fatica a capire dove si trovasse, poi sentì Shary al suo fianco, la guardò accarezzandola dolcemente, poi scese dal letto, raccattò le mutande,si infilò la t shirt, poi tirò fuori cartine e tabacco, strappò un pezzettino di cartoncino e ne fece un filtro, poi si rullò la sigaretta e si mise a fumare sul davanzale, guardava fuori e vide il sole iniziare a far capolino tra i tetti, facendosi spazio tra le nuvole, tra poco pensò Bologna sarebbe diventata una “Fottutissima pentola a pressione”, ma intanto si accorse di avere una “fottutissima fame”, si alzò ed andò in cucina.
Si mosse tra le sedie accatastate, il secchio dell’immondizia ed il mocio, aprì il frigorifero e l’odore di verdura putrefatta si mischiò a quello di una muffa verdastra; era praticamente vuoto se si esclude una confezione di sottaceti, una cartone di latte di cui non ebbe il coraggio di controllare il contenuto e due confezioni di wurstel, di cui un’aperta, l’idea le faceva venire i conati di vomito, ma aveva troppa fame e decise di prendere la confezione chiusa.
Si avvicinò al lavandino per cercare qualcosa con cui scaldarli, ma trovò il lavandino gocciolante e pieno di stoviglie sporche oltre ogni immaginazione
“Cristo, qui gli scarafaggi le fanno causa”
Si guardò un pò intorno e trovò una bottiglia di birra, portò tutto in camera da letto si sedette sulla sedia a dondolo di vimini, fece saltare il tappo della birra con l’accendino e fece colazione con wurstel freddi e birra calda.
Messaggio del 28-04-2005 alle ore 12:07:38
Messaggio del 28-04-2005 alle ore 12:09:39
ja se vuoi ti insegno ad aprire le bottiglie con l'accendiono
ja se vuoi ti insegno ad aprire le bottiglie con l'accendiono
Messaggio del 28-04-2005 alle ore 17:42:11
Messaggio del 28-04-2005 alle ore 21:53:49


Messaggio del 28-04-2005 alle ore 22:04:03
'ajkanà l nesjùnàà
'ajkanà l nesjùnàà
Messaggio del 28-04-2005 alle ore 22:38:29
Che c'è albertò?
Che c'è albertò?
Messaggio del 28-04-2005 alle ore 22:48:47
Messaggio del 29-04-2005 alle ore 00:07:50
Adonò ti piacciono i wurstel freddi?
Adonò ti piacciono i wurstel freddi?
Messaggio del 29-04-2005 alle ore 00:29:55
un riassuntino?
un riassuntino?
Messaggio del 29-04-2005 alle ore 00:37:51
ligg sfatijate
ligg sfatijate
Messaggio del 29-04-2005 alle ore 17:18:47
uà troppo lungo Drin Cozzo ... lo leggerò ... lo leggerò ...
uà troppo lungo Drin Cozzo ... lo leggerò ... lo leggerò ...
Messaggio del 29-04-2005 alle ore 18:08:13
niente Dean
una riflessione
niente Dean
una riflessione
Messaggio del 29-04-2005 alle ore 18:20:00
mi piacerebbe conoscerla albertò
mi piacerebbe conoscerla albertò
Messaggio del 29-04-2005 alle ore 18:23:51
o ma un birretta fresca e un bel panino colla porchetta, no?
o ma un birretta fresca e un bel panino colla porchetta, no?
Messaggio del 29-04-2005 alle ore 18:54:34
..."in principio erano le mutande"...
..."in principio erano le mutande"...
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Wurstel freddi, birra calda
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