La Piazza

ORDINE DEI TEMPLARI
Messaggio del 27-09-2004 alle ore 13:56:44
Suddito...osi rivolgerti così al tuo imperatore?
Messaggio del 27-09-2004 alle ore 13:50:26
La tua Maestà?
MO TI FACDC TAJA' LA COCC CON LO SPADONE TEMPLARE
Messaggio del 27-09-2004 alle ore 13:47:24
vorresti mettere in dubbio la mia Maestà?
Messaggio del 27-09-2004 alle ore 13:43:56
Fibnalmente qualcuno ha capito il senso del post
IL MARESCIALLO NELLA STORIa
Messaggio del 27-09-2004 alle ore 13:40:57

Così, dopo un rapido consulto con il suo Maresciallo, fu deciso di trasportare in Europa, per nave, tutto ciò che era possibile portare via


ma chi? Hellraiser?
Messaggio del 27-09-2004 alle ore 13:25:15
Delacroix e i misteri di Saint Sulpice di Parigi

Come abbiamo visto nella sezione dedicata ai misteri di Saint Sulpice a Parigi, in questa chiesa situata nel cuore del quartiere di Saint Germaine (vedi foto 1), non appena varcata l'entrata, sulla destra, abbiamo la cosiddetta "Cappella degli Angeli", nella quale fanno bella mostra tre dipinti del grande Eugene Delacroix. Un tipo eccentrico e tenebroso, il nostro Delacroix, del quale abbiamo un ritratto (vedi foto 2). I dipinti in questione sono per la precisione tre: "Giacobbe lotta con l'Angelo" sul lato sud della cappella (vedi foto 3); "La cacciata di Eliodoro dal Tempio", sul lato nord della cappella (vedi foto 4) e "L'arcangelo Michele sconfigge il Male" sulla volta della cappella (vedi foto 5). Dunque, abbiamo tutte e tre le opere "misteriche" del grande pittore. Cerchiamo ora di esaminarli uno alla volta, così ci renderemo conto meglio anche dei particolari "strani" dei dipinti stessi.

Giacobbe lotta con l'Angelo

Come abbiamo potuto constatare (vedi foto 3) questa è forse l'opera più importante e rappresentativa di Delacroix nella Cappella degli Angeli di Saint Sulpice a Parigi. Ma iniziamo subito a vedere le particolarità e le "stranezze", oltre a "coincidenze" molto sospette di questo dipinto. Nel nostro primo studio, abbiamo voluto evidenziare due particolari che consideriamo molto importanti (vedi foto 6). Il primo particolare riguarda un oggetto assolutamente fuori tempo: un cappello da esploratore, poggiato su un'altra serie di oggetti, fra cui una borraccia, un elmo romano, una lancia con sopra delle vesti ammucchiate. Che ci fa un cappello da esploratore in un contesto di questo genere? Ma anche gli oggetti stessi sono "strani". Difatti, se vogliamo fare degli accostamenti e delle ipotesi, possiamo dire che la lancia potrebbe stare a significare la lancia che ha trafitto il cuore di Gesù. L'elmo romano potrebbe invece indicare proprio che a trafiggerlo fu un romano. La borraccia potrebbe invece riferirsi al momento in cui a Gesù fu dato da bere. oppure che fa parte del corredo da esploratore, di cui sopra abbiamo il cappello. E le vesti? Forse Delacroix ha voluto rappresentare con esse quelle che furono strappate a Gesù? Del resto, sulla destra del mucchio di vesti c'è un panno rosso... Ma, ipotesi ancor più suggestiva, tutto il gruppo potrebbe potrebbe stare ad identificare una località. Già, perché più in basso al gruppo vi è dell'acqua, c'è un elmo ed una lancia romana: la località in questione potrebbe essere Rennes-Les-Bains, a pochi chilometri da Rennes-Le-Chateau, che i romani elessero a stazione termale. Questo anche perché nel dipinto c'è un altro particolare, il numero 2, che ci ricorda Rennes-Le-Chateau. Si tratta di una donna con un anfora sulla testa, la stessa raffigurata poi da Sauniére nella sua chiesa di Rennes, sulla destra del Monte Fiorito, che potrebbe raffigurare la Maddalena con la sua anfora che si reca al Sepolcro di Cristo per portare gli unguenti. Passiamo ora ad un particolare che ci ha fatto riflettere molto, sempre su questo dipinto (vedi foto 7). Al centro di quello che abbiamo evidenziato, appare chiarissima una impronta, o forse una doppia impronta, che assomiglia molto ad una "X". Quello che ci ha fatto riflettere, è la coincidenza con un versetto del "Serpente Rosso", esattamente quello contenuto del segno zodiacale della Vergine, che recita così: "... gli zoccoli di un cavallo avevano lasciato quattro impronte sulla pietra, ecco il segno che DELACROIX aveva lasciato in uno dei tre dipinti della cappella degli Angeli". E quelle impronte che abbiamo rilevato sembrano proprio degli zoccoli di un cavallo. Ma il fatto è che sono due, non quattro. Dove saranno le altre due? Non siamo ancora riusciti a trovarle. Ma torniamo per un momento alla suggestiva ipotesi che abbiamo fatto prima, cioè che il particolare numero 1, quello del cappello e degli altri oggetti potrebbero significare la località di Rennes-Les-Bains. Faremo un verifica geografica e poi porremo i risultati a disposizione dei nostri gentili lettori.

La cacciata di Eliodoro dal Tempio

Questo dipinto è eccezionale per profondità e per cromaticità. Raffigura Eliodoro che viene cacciato dal Tempio di Gerusalemme, in quanto voleva impadronirsi del tesoro in esso contenuto. In questo dipinto appare, in tutto il suo splendore, un altro passo, sempre citato nel Serpente Rosso, contenuto nel versetto del segno zodiacale della Bilancia: "Eccomi dunque a mia volta cavaliere sul destriero divino che cavalcava l'abisso." Ordunque, il cavallo raffigurato da Delacroix in questo dipinto, viene chiamato proprio il "cavallo di Dio", ossia il destriero divino citato nel Serpente Rosso. E' da sottolineare che questo dipinto, in Saint Sulpice, viene sempre tenuto in penombra e non viene quasi mai illuminato, a differenza di quello di fronte, raffigurante come detto Giacobbe che lotta con l'Angelo. Invitiamo i nostri lettori a trovare qualche altro particolare interessante in questo dipinto, che a noi, nonostante la nostra disamina accurata, sia sfuggita.

L'Arcangelo Michele sconfigge il Male

In questo dipinto, che si trova sulla volta, non sembrano esservi particolari interessanti, se non per uno: la cintura che avvolge i fianchi di San Michele. E' di colore rosso vivo ma non solo. Osservandola con attenzione, abbiamo notato la sua forma, che è esattamente uguale a quella del fiume Sals che bagna Rennes-Les-Bains, come possiamo osservare (vedi foto 8). Vorremmo ricordare proprio come le acque del fiume Sals, oltre ad essere saline dal nome, sono anche ferruginose, ed in molti punti acquistano un colore rossastro, senza dimenticare che la terra del Monte Cardou, che domina il Sals, sia invariabilmente di colore rosso. Che sia questo il Serpente Rosso di cui tanto si parla?

Questi sono i primissimi nostri studi su questi dipinti, che porteremo avanti senza soluzione di continuità. Come detto, invitiamo i nostri gentili lettori a fornirci altre indicazioni, qualora le trovassero, sugli stessi dipinti. Continueremo a lavorare ed ancora a scoprire.

Messaggio del 27-09-2004 alle ore 13:24:15
La Via Crucis di Rennes-Le-Chateau

Una delle più incredibili realizzazioni che complicano ancora di più il Grande Segreto di Rennes-Le-Chateau è senza meno la Via Crucis, fatta installare da Berengere Sauniére, il curato, nella chiesa di Santa Maria Maddalena, della quale abbiamo già ampiamente disquisito nelle sezioni dei misteri dei Templari. In questa pagina, vogliamo esaminarla meglio, per dare ai nostri gentili lettori altre tracce ed altri indizi per permettere a tutti di pensare e meditare su questo Grande Segreto che avvolge il piccolo paesino ai piedi dei Pirenei. Ovviamente, come già specificato nel servizio dedicato a Rennes-Le-Chateau, la Via Crucis nella chiesa di Santa Maria Maddalena è posta in senso antiorario, contrariamente alle Via Crucis tradizionali poste in senso orario. Vediamo ora le stazioni, una ad una. Poi passeremo alle nostre conclusioni, che saranno davvero interessanti, ve lo assicuriamo.

Le stazioni della Via Crucis - Prima Stazione

Il testo canonico della Via Crucis, nella Prima Stazione, recita testualmente: "Gesù viene condannato a morte". Osserviamo ora attentamente la Prima Stazione della Via Crucis di Rennes-Le-Chateau (vedi foto 1): vediamo Gesù in piedi, vestito di un manto rosso (peplo rosso come nell'Ultima Cena di Leonardo da Vinci), davanti a Ponzio Pilato, quest'ultimo nell'atto di lavarsi le mani. Accanto a lui un bambino di colore, ai cui piedi vi è un animale, per la precisione un grifone dorato. Il bambino di colore reca un vassoio, nel quale Pilato si lava le mani. E' il momento della condanna di Gesù alla morte, mentre Barabba viene, su acclamazione della folla presente, liberato. Nei Vangeli Canonici non si parla affatto di bambini di colore accanto a Pilato. Lo stesso Pilato è vestito di viola (colore della penitenza) dalla testa fino ai piedi. Ma fino a qui non sembra esservi nulla di strano o clamoroso.

Seconda Stazione

Il testo canonico della Via Crucis, nella Seconda Stazione, recita testualmente: "Gesù è caricato della Croce". Osservando con molta attenzione la Seconda Stazione della Via Crucis di Rennes (vedi foto 2), notiamo che appena sopra il braccio superiore della Croce si intravede la Cupola della Moschea di Omar (detta anche la Moschea della Roccia) che all'epoca non esisteva ancora, visto che al suo posto vi era il Tempio di Gerusalemme o Tempio di Salomone. Stranezza assai marcata. Nella raffigurazione ci sono quattro soldati. uno ha un'armatura dorata, uno d'argento, mentre gli altri portano un elmo dorato e uno argentato. Non solo. Un giovane, accanto al Cristo, si inchina a raccogliere un pezzo di lancia.

Terza Stazione

Il testo canonico della Via Crucis, nella Terza Stazione, recita testualmente: "Gesù cade la prima volta". Ecco la terza stazione a Rennes (vedi foto 3): si vede Gesù che cade a terra, mentre un soldato romano con fare violento vuole rialzarlo. Ma dietro, sullo sfondo, si vedono due torri, che dovrebbero essere quelle del Tempio di Salomone, improvvisamente ricomparso, dopo la mancanza clamorosa nella seconda stazione, ed inoltre vi è un personaggio che suona un corno dorato. E' una immagine strana, in quanto nelle "processioni" che portavano i condannati al luogo del patibolo, come in questo caso Gesù, il corno non veniva suonato, in quanto questo strumento accompagnava la lettura degli editti che venivano emessi, non durante l'accompagno dei condannati al patibolo. Inoltre vi è un soldato che indossa un elmo dorato, sul quale vi è una stranissima punta, simile a quella sugli elmetti dei soldati prussiani e poi tedeschi durante la prima guerra mondiale. Una cosa che non c'entra nulla con i tempi di Gesù.

Quarta Stazione

Il testo canonico della Via Crucis, nella Quarta Stazione, recita testualmente: "Gesù incontra Maria Sua Madre". Con attenzione, osserviamo la quarta stazione di Rennes (vedi foto 4). Qui Gesù viene quasi strattonato da un individuo che lo precede, e lo stesso Gesù si volta verso la Vergine piangente. Ma ciò che non è riportato nei Vangeli Canonici è che nella quarta stazione vi è anche la presenza di Maria Maddalena, in ginocchio, riconoscibile dai capelli sciolti e con una veste giallo oro che si rivolge verso Gesù in atto di preghiera. Inoltre, sullo sfondo, dietro ad un labaro romano, si intravede una specie di vela od aquilone, che nulla ha a che vedere con il tempo dell'epoca, anche perché non ci sembra assolutamente un simbolo romano.

Quinta Stazione

Il testo canonico della Via Crucis, nella Quinta Stazione, recita testualmente: "Il Cireneo aiuta Gesù a portare la Croce". Ora osserviamo la quinta stazione della Via Crucis di Rennes (vedi foto 5). Qui, a parte il danneggiamento evidente della parte superiore della raffigurazione, non sembra esservi nulla di strano, se si eccettua il fatto che il Cireneo, che aiuta Gesù a portare la Croce, è esattamente lo stesso personaggio, con gli stessi vestiti, che è raffigurato nella Quarta Stazione, quando ancora non dovrebbe comparire.

Sesta Stazione

Il testo canonico della Via Crucis, nella Sesta Stazione, recita testualmente: "La Veronica asciuga il Volto di Gesù". Ebbene, osserviamo la sesta stazione della Via Crucis di Rennes (vedi foto 6). Sulla destra si nota chiaramente il rosone di una chiesa, che a quell'epoca ovviamente non poteva esistere. E qui ricompare la cupola della Moschea della Roccia, che come detto precedentemente non esisteva ai tempi di Gesù. Il soldato che compare, a differenza degli altri che sono scalzi o portano gli abituali calzari, ha degli stivali neri che non c'entrano per nulla con quell'epoca.

Settima Stazione

Il testo canonico della Via Crucis, nella Settima Stazione, recita testualmente: "Gesù cade per la seconda volta". Quindi, osserviamo con attenzione la settima stazione della Via Crucis di Rennes (vedi foto 7). In effetti è la caduta di Gesù per la seconda volta, ma alle spalle, sullo sfondo, c'è un arco, attraverso il quale è visibilissima, seppure ora un po' rovinata dal tempo, la Torre di Magdala.

Ottava Stazione

Il testo canonico della Via Crucis, nell'Ottava Stazione, recita testualmente: "Gesù incontra le donne di Gerusalemme". Va bene, allora, con la massima attenzione, osserviamo questa stazione (vedi foto 8). Dietro alla croce compare di nuovo Maria Maddalena piangente, che compare anche nella Quarta Stazione, come già visto. Un soldato, con un elmo, si impadronisce del mantello rosso che Gesù indossa fino a quel momento. Ma la cosa più curiosa e più illuminante è la presenza, in questa raffigurazione, di una donna velata in ginocchio, con il velo tipico delle vedove, che presenta davanti a Gesù un bimbo con un "kilt" scozzese di colore azzurro. Cosa che non c'entrerebbe assolutamente nulla con quei tempi, se non per il fatto che, come è risaputo, l'ineffabile Sauniére era massone, del Rito Scozzese Antico e Accettato, dove i massoni erano (e sono) anche chiamati "figli delle vedove" e dove esiste il "grado azzurro", per l'appunto dello stesso colore del kilt che il bimbo indossa.

Nona Stazione

Il testo canonico della Via Crucis, nella Nona Stazione, recita testualmente: "Gesù cade per la terza volta". Osserviamo, dunque (vedi foto 9). Sembrerebbe non esservi nulla di strano in questa stazione, ma possiamo vedere che il soldato romano di spalle, che è a torso nudo, La stranezza più grande è proprio nel soldato, che non è affatto un soldato romano, ma un franco, con in testa l'elmo tipico usato dalle truppe di Dagoberto II, Re dei Merovingi, mentre il capo rosso sta ad indicare, secondo noi, la dinastia degli Asburgo. Il soldato ha già sottobraccio il mantello rosso di Gesù, mentre il Cireneo aiuta Gesù a rialzarsi e un cavallo bianco compare dietro alla scena. Un cavallo che ha una parte importantissima in tutto il mistero di Rennes-Le-Chateau.

Decima Stazione

Il testo canonico della Via Crucis, nella Decima Stazione, recita testualmente: "Gesù è spogliato delle vesti". Orbene, osserviamo questa decima stazione nella Via Crucis di Rennes (vedi foto 10). Qui, vediamo Gesù che viene spogliato appunto delle vesti, il mantello rosso di Gesù viene sollevato e tolto. Mentre i soldati romani si giocano a dadi le vesti del Cristo. Il manto sollevato serve, in realtà, a nascondere un altro personaggio, del quale si può intravedere una mano poggiata su un braccio della croce. E poi ora, osserviamo i dadi lanciati dal soldato. Quello di destra mostra il numero cinque, mentre quello di sinistra, cosa impossibile, mostra un tre ed un quattro. Infatti non possono esistere due numeri sulla stessa faccia di un dado. Ma osserviamo ora alle spalle del soldato romano sulla destra della raffigurazione, in modo particolare esattamente nell'angolo formato dai bracci della croce: quello che sembra essere un particolare senza importanza del paesaggio dello sfondo, si rivela invece essere un volto di un uomo incorniciato da una barba e con baffi, dall'espressione torva e malefica. Chi potrebbe essere? E' strano comunque che il volto di quest'uomo sia stato celato in quel modo nell'ambito della raffigurazione, anziché come gli altri. Secondo noi, questo "occultamento" di quel viso è voluto e non casuale, e sicuramente rappresenta qualcosa di importante.

Undicesima Stazione

Il testo canonico della Via Crucis, nell'Undicesima Stazione, recita testualmente: "Gesù viene crocifisso". Osserviamola, questa undicesima stazione (vedi foto 11). Si vede che Gesù viene disteso sulla croce per esservi inchiodato, mentre ricompare il mantello rosso che viene spostato. Dietro a Gesù, compare un soldato romano di spalle che brandisce una scala. La scala, in effetti, è un particolare che non dovrebbe esserci: questo perché Gesù viene inchiodato a terra sulla croce, e non certo in posizione verticale. Oltretutto, quella scala non potrebbe poggiare da alcuna parte, se non sulla croce stessa quando essa venga eretta e fissata nel terreno. Inoltre, la scala è di un tipo che a quei tempi non esisteva, difatti i pioli delle scale di quell'epoca erano molto meno precisi e più precari di quella che viene raffigurata. Infine, abbiamo cercato di contare i pioli della scala stessa, considerando dove si vedono e dove invece i pioli non si vedono, coperti dal personaggio che porta la scala. Considerando questo, i pioli sono sette, così come sono sette i pioli della "scala della conoscenza". Poi, altro particolare: il cielo diviene scuro e notturno. Secondo i Vangeli, il cielo diviene oscuro soltanto dopo la Morte di Gesù. Altro fatto assai strano in questa Via Crucis.

Dodicesima Stazione

Il testo canonico della Via Crucis, nella Dodicesima Stazione, recita testualmente: "Gesù muore in croce per noi". Anche qui, osserviamo questa raffigurazione (vedi foto 12). Il cielo sullo sfondo, da notturno che era, rimane minaccioso ma stavolta torna diurno. Fatto strano anche questo, visto che i Vangeli dicono il contrario. Inoltre, anche qui vi è un personaggio nascosto, del quale si intravede una mano proprio sopra il capo della Vergine.

Tredicesima Stazione

ll testo canonico della Via Crucis, nella Tredicesima Stazione, recita testualmente: "Gesù è deposto dalla Croce". Orbene, osserviamo questa stazione (vedi foto 13). Qui, improvvisamente, proprio mentre Gesù viene deposto dalla Croce, scompare l'immagine della Vergine, sostituita, in questo caso, dalla Maddalena, riconoscibile dalla veste gialla, con stavolta sul capo un velo azzurro, che stringe una mano a Gesù. Cosa alquanto strana, che non collima con la classica "pietà" dove invece è la Vergine che è sempre raffigurata.

Quattordicesima Stazione

ll testo canonico della Via Crucis, nella Quattordicesima Stazione, recita testualmente: "Gesù viene sepolto". Questa è la stazione che reputiamo più interessante e più illuminante (vedi foto 14) di tutte le altre. Vediamola. La Maddalena ora è a capo scoperto, come in precedenti stazioni, mentre ricompare anche la Vergine con il suo manto azzurro. Qui, si sta trasportando il corpo di Gesù in una tomba. Ora, proprio da qui, vogliamo passare alle nostre conclusioni, che raccomandiamo ai nostri gentili lettori di valutare attentamente.

CONCLUSIONI

Partiamo, come detto, proprio dalla quattordicesima ed ultima stazione. Attenzione: osserviamo il corpo di Gesù, per la precisione la ferita sul costato, causata come raccontano i Vangeli dal colpo di lancia inferto da Longino. Ora, si sa che la ferita sul costato di Gesù era sul suo fianco destro, mentre qui sembra essere sul sinistro. Allora, qualcosa non quadra. Quindi abbiamo pensato di invertire la stazione, come se fosse riflessa in uno specchio (vedi foto 15). Quello che osserviamo è davvero incredibile. E' proprio questa la posizione giusta nella quale dobbiamo osservare questa stazione, ed il perché è presto detto: la ferita di Gesù sul costato è nella giusta posizione (come sappiamo dalle raffigurazioni e dalla Sindone). Inoltre, questa posizione mette in luce particolari interessantissimi: le montagne, il paesaggio, i personaggi (vedi foto 16). Osservando attentamente appunto il paesaggio, notiamo che le montagne sono esattamente le stesse del circondario di Rennes-Le-Chateau. Abbiamo segnato Blanchefort, una testa di serpente e un fonte battesimale. Di fronte a Blanchefort, come sappiamo, c'è il Monte Cardou, di cui abbiamo ampiamente parlato. Allora, vuol dire che l'ineffabile parroco ha voluto lasciare un vero e proprio segnale topografico. Sviluppiamo allora (vedi foto 17) queste indicazioni. E' davvero incredibile. Riportando i punti trovati sulla quattordicesima stazione sulla carta topografica della località di Rennes-Le-Chateau, troviamo che corrispondono in modo impressionante ed esatto a delle località "chiave" per il Grande Segreto. Troviamo in sequenza Blanchefort, il Monte Cardou, la Poltrona del Diavolo (rappresentata dalla testa di serpente) che è nella Foresta di Rennes-Les-Bains, la Fonte della Maddalena, che è sempre in quella foresta, fino ad arrivare ad una località il cui nome è tutto un programma: L'Homme Mort, cioè l'Uomo Morto. Ma non è soltanto questo. La quattordicesima stazione, sotto, ha il numero romano XIV, appunto il numero 14. Ma la vediamo riflessa come in uno specchio, il numero XIV diventa la parola VIX. Ed in latino la parola VIX.... beh, lasciamo l'interpretazione ai latinisti.... Ma andiamo avanti e vediamo la decima stazione: abbiamo parlato di numeri, quelli che i dadi gettati a terra segnano, cioè il 5, il 4 ed il 3. Ricordiamo che, secondo la cabala ebraica, i numeri 3, 4 e 5 rappresentano Israele. La somma di questi numeri fa 12. La somma scomposta dei due numeri, cioè 1 + 2 fa 3. Il numero della perfezione e della Trinità. Ma continuiamo con i numeri: prendiamo il numero della stazione, il 10, e poi prendiamo i due numeri del dado di sinistra, il 4 e d il 3. Sommiamo i numeri 10 + 4 + 3 = 17. Già, il numero "magico" di Rennes-Le-Chateau, che sempre ricorre in tutto il mistero. Ma questo numero deve essere usato assieme al numero del dado di destra, il 5, per avanzare su una tabella, o meglio su uno scritto di Sauniére, trovato nelle carte personali del parroco dopo la sua morte, che riportiamo qui sotto:

Y E N S Z N U M G L N Y Y R F V H E N M Z F

P.S O T + P E C H E U R + A + L ' E M B Z

V O U C H U R E + D U + R H O N E , S O N Z

U P O I S S O N + S U R + L E + G R I L + F

L D E U X + F O I S + R E T O U R N A . U D

R N + M A L I N + S U R V I N T + E T + X H

R X V + F O I S + L E + G O U T A + . C U Z

T I T . , L ' A R E T E . + U N + A N G E + T

N V E I L L A I T + E T + E N + F I T + U Q

Y N P E I G N E + D ' O R . B . S . C U R H

O V T S V K Y R M S T I J P Z C K P F X K A

Ordunque, secondo un calcolo fatto da Boonaert, che è riportato sul libro "Rennes-Le-Chateau, guide du visiteur", scritto da Kletzky e Pradere (Ed. Sival e Ganz, 1990), usando il codice del 17 con il 5, si otterrebbe una frase di 128 lettere, come quella della tomba della marchesa, ma questo messaggio suona in questo modo:

OR NATIF ROMAIN HAUTPOUL DEPOTS WISIGOTHIQUE, ALARIC, ROYAL, TEMPLIERS BEZU, ACCESS KARST SUD AVEN RAYONS. LLLLLLXV.M POINTS AVEN P.CARLA. ROI MORT. MMLLLLXLV.M.

Si potrebbe anche fare una traduzione letterale, ma pensiamo che bastino le parole di senso compiuto per far capire le intenzioni di Sauniére; difatti possiamo leggere le parole: oro, Romani, Hautpoul (la famiglia della marchesa), deposito visigoto, Alarico, reale, Templari e Bezu (il castello di cui abbiamo parlato nel nostro viaggio), accesso, raggi da sud (riferimento ai raggi solari nella chiesa di Rennes), Carla (località nei pressi di Rennes), re morto. Per i "numeri romani", qualora lo fossero, potrebbero significare qualsiasi cosa.

Concludendo, possiamo affermare che la Via Crucis di Rennes-Le-Chateau non è una semplice Via Crucis, né tantomeno, come qualcuno afferma, un percorso iniziatico. Nulla di tutto questo. E' invece una vera e propria carta topografica, che si rifà a quella di Boudet del suo libro "La Vrai Langue Celtique", carta disegnata dal fratello di Boudet, Edmond. Come sempre, noi diciamo che un'ideina ce la siamo fatta riguardo al mistero ed alla sua rivelazione. Attendiamo ora le opinioni dei nostri gentili lettori al riguardo, anche dopo aver dato loro queste altre indicazioni nascoste nella Via Crucis della chiesa di Santa Maria Maddalena a Rennes-Le-Chateau.

Messaggio del 27-09-2004 alle ore 13:23:24
Il mistero di Rennes-Le-Chateau continua a Parigi

Avevamo detto, nell'ultima puntata dedicata al mistero di Rennes-Le-Chateau, che ci saremmo recati a Parigi, in quanto avevamo la netta impressione che questo segreto avesse una sua precisa direzione, cioè proprio Parigi. Peccando di immodestia, possiamo affermare che avevamo ragione. In questa nuova sezione, dedicata sempre al mistero di Rennes-Le-Chateau, diremo quello che abbiamo osservato e dedotto dalle varie visite alle chiese ed ai luoghi che in qualche maniera sono direttamente collegati al Grande Segreto. Quello che può sembrare un semplice giro turistico non lo è assolutamente e si vedrà, all'inizio di questa nostra carrellata, che l'esserci recati in determinati luoghi poteva sembrare inutile, ma invece poi si noterà l'importanza fondamentale, al termine, di queste visite.

Prima fase: il quartiere del Tempio

La prima tappa del nostro giro di ricerche non poteva che partire da quello che può essere considerato il punto focale, ossia il quartiere del Tempio, cioè dove un tempo era ubicata la Precettoria Centrale dell'Antico Ordine del Tempio. L'enorme rete della metropolitana di Parigi (vedi foto 1), seguendo la linea n. 3, ci ha consentito di poter raggiungere questo quartiere, alla fermata "Temple". Usciti in superficie, ci siamo ritrovati proprio nella via centrale del quartiere, ossia la "Rue du Temple", cioè Via del Tempio (vedi foto 2). Dobbiamo dire che una certa emozione ci ha colti vedendo quella targa. Proprio accanto alla citata targa, sorge la chiesa di Santa Elisabetta, ora restaurata, ma che era di chiaro stile templare, perlomeno stando a quanto recitano alcuni depliants turistici. Sulla facciata principale della chiesa sorge una grossa statua di Maria Maddalena (vedi foto 3) con tanto di libro della Conoscenza chiuso che tiene nella sua mano sinistra. Incoraggiati da questo, siamo entrati nella chiesa, e qui abbiamo avuto la prima sorpresa. Alzando gli occhi, sui marcapiano delle volte abbiamo potuto vedere (vedi foto 4) non senza meraviglia, una serie di simboli che sono di chiara origine massonica, e ciò risulta assai strano in una chiesa cattolica. Ma proseguiamo nella nostra visita a questa chiesa. Ci imbattiamo, nella navata destra, in una splendida vetrata nella quale, ancora una volta (vedi foto 5) è raffigurata Maria Maddalena, sempre con gli scritti nella sua mano sinistra e con tanto di peplo rosso come nelle classiche raffigurazioni della Maddalena stessa. Quindi, a conti fatti, la chiara influenza templare nella chiesa è sicuramente dimostrata. Continuiamo ancora questa visita che si fa sempre più interessante. Sempre nella navata destra, troviamo un altare, dedicato a Santa Elisabetta (vedi foto 6) ma nella parte sottostante, compare chiaramente l'effigie della Maddalena, l'ultima sulla destra. Proseguiamo, e troveremo ancora qualcosa che stavolta ci richiama direttamente ai Templari. Difatti, su una parete di fianco all'altare maggiore (vedi foto 7) compare la croce dell'Ordine, leggermente modificata dai restauri alla chiesa, avvenuti alla fine del 1800. La stessa croce si ripete sulla parete di fronte. Girando ancora per la chiesa, però, null'altro appare interessante al fine delle nostre ricerche. Quindi ci dirigiamo fuori dalla chiesa stessa, per visitare le vie del quartiere. Non appena fuori, imbocchiamo un'altra via (vedi foto 8) che richiama la nostra attenzione per il nome che porta: "Rue des Fontaines du Temple", cioè "via delle fontane del Tempio". L'abbiamo percorsa tutta, nella speranza di trovare queste fontane, o perlomeno qualche testimonianza della presenza templare nella zona. Ma niente di tutto questo. Ormai ogni segno dei Templari è stato spazzato via dall'urbanistica del quartiere, l'unica cosa che però siamo riusciti a vedere (vedi foto 9) della presenza templare è stato questa specie di "mascherone" sull'architrave di un portone, di chiara provenienza templare. Nulla di più. Ma questa assenza di tracce templari nel "loro" quartiere non ci ha scoraggiati. Eravamo certi che avremmo avuto più fortuna nei giorni seguenti, quando saremmo entrati nel cosiddetto "quartiere esoterico" di Parigi, cioè dove sono le chiese di Saint Sulpice e di Saint Germain des Prés.

Una tappa obbligata: Pont Neuf

Questa è davvero una tappa obbligata per dei templari come noi, pur moderni, ma sempre templari. Pont Neuf è un isolotto al centro della Senna, che prende il nome dall'omonimo ponte, a poca distanza dalla cattedrale di Notre Dame, quasi davanti al celeberrimo museo del Louvre e proprio di fronte ai grandi magazzini Samaritaine (vedi foto 10). E' proprio da questo isolotto che ora partono i battelli che effettuano i giri turistici sulla Senna, i famosissimi "bateaux mouches". Ma per noi templari, Pont Neuf è soltanto l'isolotto sul quale, il 18 marzo 1314, furono arsi vivi a fuoco lento l'ultimo Gran Maestro dell'Ordine del Tempio, Jacques de Molay, ed il Precettore di Normandia, Geoffrey de Charnay, per inciso colui che aveva in custodia la Sacra Sindone, la cui famiglia era imparentata con i Savoia. E' qui, in questo punto (vedi foto 11) che si è consumato l'ultimo atto della tragedia di una ingiustizia senza pari e di una vergogna e di una infamia senza limiti, della quale parliamo largamente nelle altre sezioni del nostro sito. Una targa dell'Histoire de Paris (vedi foto 12) ricorda questo fatto, seppure con la data sbagliata di una settimana. Tanto che un'altra targa affissa direttamente su un pilone del ponte (vedi foto 13) reca invece la data esatta, il 18 marzo 1314. Come specificato, questa era e sarà sempre una tappa obbligata per ogni templare che possa definirsi tale, per raccogliersi in preghiera davanti a questo luogo per noi atroce.

Seconda fase: entriamo nel vivo con Saint Sulpice

Ecco che ora, dopo le nostre rapide escursioni al quartiere del Tempio ed a Pont Neuf, entriamo nel vivo delle nostre ricerche, addentrandoci nel cosiddetto "quartiere esoterico" di Parigi, alle chiese di Saint Sulpice e di Saint Germain des Prés. La nostra prima tappa è la chiesa di Saint Sulpice, nel bel mezzo del quartiere di Saint Germain, a poca distanza dall'omonimo famosissimo "boulevard". La linea 4 del metrò ci lascia nel sottosuolo a circa 300 metri dalla chiesa di Saint Sulpice. Questa chiesa è citata nel "Serpente Rosso", il libretto del quale parliamo all'omonima sezione del nostro sito, e nel libretto è anche ben citata la data del 17 gennaio, festa di Saint Sulpice. E' da tenere presente che, molto stranamente, proprio il 17 gennaio la chiesa di Saint Sulpice, nonostante la festa, rimane chiusa al pubblico. La strada per arrivare dalla fermata del metrò alla chiesa non è molta, ma già lungo il percorso troviamo una stranissima "brasserie", locali che sono numerosissimi a Parigi, cioè dei bar-tavola calda dove si possono consumare anche pasti completi. Ciò che ci ha attirati di questo locale è stata la sua insegna (vedi foto 14) nella quale compaiono sia un cuore con una croce (tipico simbolo rosacrociano) sia una colomba con la croce templare. Questa cosa, seppure strana, ci fa capire che siamo sulla strada giusta. Ed ecco, alla fine del percorso, la piazza con la chiesa di Saint Sulpice (vedi foto 15). Esiste una fontana (vedi foto 16) nella piazza, con delle teste di leone, animale che per i Templari, simbolicamente, è il guardiano della fede. Una cosa che davvero sorprende, guardando la facciata della chiesa (vedi foto 17) è che non esiste, neanche a pagarlo, un simbolo cristiano, e ciò è estremamente insolito per una chiesa. Ma concluso questo, entriamo nella chiesa, dove ci attendono davvero delle incredibili sorprese e delle straordinarie rivelazioni. Attraversata una porta a vetri sormontata da una stella, entriamo in quella che consideriamo la chiave per scoprire il segreto di Rennes-Le-Chateau. La nostra prima fermata, ovviamente, la facciamo nella prima cappella sulla destra, chiamata Cappella degli Angeli, dove troviamo tre stupendi dipinti del grande Delacroix, lo stesso pittore che, a detta del "Serpente Rosso", avrebbe nascosto nelle sue opere la chiave del Grande Segreto. Guardando questa cappella (stranamente senza altare), sulla sinistra troviamo (vedi foto 18) l'opera dal titolo "Giacobbe lotta con l'Angelo". Proprio in questo dipinto, secondo molti studiosi del segreto di Rennes-Le-Chateau, Delacroix avrebbe nascosto la chiave del mistero, e il Serpente Rosso, nel versetto della Vergine (segno sacro ai Templari) dice testualmente "... gli zoccoli di un cavallo avevano lasciato quattro impronte sulla pietra, ecco il segno che Delacroix aveva lasciato in uno dei tre dipinti della Cappella degli Angeli". E noi pensiamo che il dipinto sia proprio quello che abbiamo detto. Il difficile è trovare queste quattro impronte. A parte l'incredibile particolare del cappello da esploratore posto sulle vesti antiche (vedi foto 19), se guardiamo sulla destra, notiamo una donna di spalle, che porta sul capo un'anfora. E' la stessa donna che, nella chiesa di Rennes-Le-Chateau, nel cosiddetto "monte fiorito", fa la stessa cosa, cioè è di spalle e porta la stessa anfora (vedi foto 20). Noi conosciamo bene una donna che porta un'anfora nella iconografia classica, ed è Maria Maddalena. Ma le sorprese a Saint Sulpice non finiscono certo qui. Quello che ci ha colpiti di più è la Via Crucis di Saint Sulpice, che non è classica con immagini, ma soltanto scritta sulle colonne delle navate. L'abbiamo esaminata tutta, soprattutto perché una di queste stazioni è citata nel Serpente Rosso, per la precisione, la settima (vedi foto 21). La dicitura sulla stazione "JESUS EPUISE RETOMBE", cioè "Gesù sfinito ricade". Ma è la seconda dicitura inferiore che ci fa pensare, cioè: "RETIRE MOI DE LA BOUE QUE JE N'Y RESTE PAS ENFONCE - PS LXVIII". Letteralmente, si traduce "Tirami fuori dal fango, affinché non vi resti infossato". E' lo stesso versetto del Serpente Rosso, che compare ben due volte, la prima nel segno della Vergine (sempre segno sacro ai Templari), dove dice: "VOILA LA SEPTIEME SENTENCE, QU'UNE MAIN AVAIT TRACEE: RETIRE MOI DE LA BOUE, QUE JE N'Y RESTE PAS ENFONCE", e la sua letterale traduzione è "Ecco la settima sentenza che una mano aveva tracciato: Tirami fuori dal fango, affinché non vi resti infossato". La seconda citazione, o meglio la "ripresa" è, sempre nel Serpente Rosso, nel segno del Capricorno dove enuncia "MON EMOTION FUT GRANDE, RITIRE MOI DE LA BOUE... ", ancora letteralmente "La mia emozione fu grande, tirami fuori dal fango...". Ben due citazioni che si riferiscono a questo "fango" ossia impasto di terra con acqua, ben due elementi fondamentali... Diciamo anche che la "settima sentenza", non è altro che la settima stazione della Via Crucis. Ma nella Via Crucis di Saint Sulpice vi è un'altra stazione assai "strana", che apparentemente non c'entra nulla con la Via Crucis tradizionale. E' la sesta stazione (vedi foto 22). Vi è scritto "JESUS LA SPLENDEUR DE SA FACE - VOICI MON FILS BIEN-AIME IL A TOUT MON AMOUR ECOUTEZ-LE. MATHIEU XVI". Letteralmente, si tradurrebbe in questo modo: "Gesù, lo splendore della sua faccia. Ecco mio figlio diletto, egli ha tutto il mio amore, ascoltatelo. Matteo XVI." Attenzione: vi sono tre errori che secondo noi non possono essere casuali: il primo è che nella sesta stazione della Via Crucis tradizionale, si parla che La Veronica asciuga il volto di Gesù, e non si parla dello splendore del suo volto. Il secondo, ancora più marchiano, è che il citato versetto del Vangelo secondo Matteo, non è il Capitolo XVI, ma bensì il Capitolo XVII, versetto 5. Ed inoltre, anche ciò che è scritto, non corrisponde al testo canonico del Vangelo secondo Matteo. Di nuovo, troviamo il numero "magico" del mistero di Rennes, cioè il 17. Studieremo a fondo queste "incongruenze" e ve ne informeremo. Ma a questo punto, sarebbe secondo noi, più opportuno esaminare tutte le stazioni della Via Crucis di Saint Sulpice con quelle della chiesa di Rennes-Le-Chateau, e sicuramente lo faremo (non in questa sede). Siamo certi che troveremo delle sorprese, delle quali ve ne informeremo tempestivamente nei prossimi aggiornamenti del sito. Ma ora continuiamo il nostro giro per Saint Sulpice, nel quale incontreremo ancora tante, tantissime sorprese. Per permettere una più facile comprensione di questo, abbiamo usato una piantina della chiesa (vedi foto 23) dove i punti salienti e le cappelle sono ben evidenziate con dei numeri da noi apposti in blu. Come abbiamo detto, entrando dalla porta sulla destra sulla piantina, che abbiamo contrassegnato con il numero 1, sulla destra si apre immediatamente la "Cappella degli Angeli" con i dipinti del grande Delacroix, che abbiamo costrassegnato con il numero 2. Andando avanti, procedendo in senso antiorario (senso che piaceva tanto agli antichi Templari), troviamo la cappella contrassegnata con il numero 3, detta delle "Anime del Purgatorio", dove non sembra vi sia molto di interessante. Procediamo ancora e rechiamoci verso la cappella contrassegnata con il numero 4, quella di San Giovanni Battista de la Salle, dove anche qui l'interesse è destato da un dipinto del Santo sull'altare corrispondente. Ma non sembrano esservi segnali degni di nota. Da notare comunque che tutte queste cappelle sono buie, e non sembra esservi illuminazione artificiale da poter attivare. Qui, in questo momento, ci accorgiamo di essere attentamente seguiti ed osservati da diversi uomini sbucati da chissà dove, che ci guardavano con sospetto. Senza minimamente esserne impressionati, abbiamo proseguito tranquillamente con la nostra visita ed i nostri rilevamenti interni alla chiesa. Certo, ci siamo chiesti come mai tanta sorveglianza in una "semplice" chiesa. Proseguiamo, ed arriviamo alla cappella contrassegnata con il numero 5, che è quella di San Maurizio, dove anche qui non troviamo nulla di interessante. Dopo di questo, arriviamo alla cappella contrassegnata con il numero 6, che è più grande delle altre, dedicata a San Giovanni Battista. Vi sono alcuni dipinti interessanti, con la storia del Santo, e che suscita in noi particolare attenzione. Arriviamo così al grande slargo del transetto sud della chiesa, dove vi è ora posto un confessionale trasparente ma, cosa più importante, sappiamo che vi sono quattro dipinti di Signol, che cerchiamo di osservare con attenzione. Il primo dipinto è posto proprio sopra il confessionale trasparente (vedi foto 24) e rappresenta la Resurrezione e l'Ascensione di Cristo. Ciò che subito balza ai nostri occhi è la "N" della firma di SIGNOL che è rovesciata (vedi foto 25). Considerata la particolarità della N rovesciata, perché questo dipinto di Signol è posto proprio qui? Questo lo vedremo poi. Dopo aver effettuato i debiti rilievi, anche se sempre ben guardati e seguiti dagli uomini dallo sguardo torvo, ci siamo girati a 180° e sulla parete opposta a quella del dipinto di Signol, troviamo un altro suo dipinto, però stavolta con la "N" della sua firma diritta (vedi foto 26). Strano, vero? Ma ci fermiamo a pensare e ad osservare con molta attenzione, in quanto questi dipinti di Signol sono citati nel "Serpente Rosso", precisamente nel versetto del segno zodiacale dello Scorpione, dove si recita: "Visione celeste per colui che mi ricordano le opere di Em. SIGNOL, intorno alla linea del Meridiano, nello stesso coro del santuario da dove irradia questa sorgente d'amore degli uni per gli altri, lo ruoto su me stesso passando con lo sguardo la rosa del P a quella dell'S, poi dall'S al P. E le spirali nel mio spirito diventano un polipo mostruoso che espelle il suo inchiostro...". A parte il fatto che il nome SIGNOL è scritto sui dipinti in maiuscolo (esattamente come nel Serpente Rosso) si danno precisi riferimenti sul Meridiano, quello di Parigi, che passa esattamente per la chiesa di Saint Sulpice, ma anche sulla P e sulla S, il famoso PS di Rennes-Le-Chateau... Sappiamo che le altre opere di Signol sono nel transetto nord, e ci arriveremo dopo durante il giro.. anche per non far intendere agli uomini che ci sorvegliavano che era quello il nostro primo intendimento. Anche qui, dopo aver preso le debite annotazioni, siamo passati più avanti, e appena passato il transetto, troviamo una lapide posta nel 1902 che ricorda Jean Jacques Olier, curato di Saint Sulpice dal 1642 al 1652 (vedi foto 27). E qui ci fermiamo, perché ricordiamo bene il suo nome, citato nel "Serpente Rosso", in un versetto sempre del segno dello Scorpione dove si legge: "... Le tenebre che assorbono la luce, ho un capogiro e porto la mia mano sulla mia bocca, mordendo istintivamente il palmo, forse come Olier nel suo feretro". Capiamo, come in una illuminazione, che qui "capogiro" non sta per vertigine, ma significa "girare il capo". E Olier che nel suo feretro, si morde la mano? Vuol dire senza meno che è stato sepolto in quella posizione. Dopo aver annotato tutte queste cose, sempre seguiti dallo sguardo sempre più torvo dei "custodi", passiamo alla cappella successiva, contrassegnata con il numero 8 da noi. Questa non è un cappella vera e propria, ma un grande ambiente che è dedicato, oggi, alla vendita di souvenir e di opuscoli su Saint Sulpice. Viene anche chiamato "Sacrestia delle Messe". Preposta alla vendita di questo materiale vi è una signora anziana e, ci sia consentito, brutta quanto scorbutica. Entrando in questo ambiente, due dei "custodi" rimangono sulla porta mentre noi cerchiamo, in pessimo francese, di parlare con questa anziana signora, al fine di acquistare questo materiale. Ovviamente, di opuscoli esplicativi della chiesa in lingua italiana, neanche l'ombra. Dopo qualche titanico sforzo, riusciamo ad acquistare questi opuscoli in lingua francese, dai quali sono tratte alcune delle foto che riportiamo in questa narrazione. Dopo esserci guardati in giro, usciamo da questo ambiente e proseguiamo, sempre più incuriositi e decisi, la nostra visita a Saint Sulpice. Andiamo avanti e troviamo una porta sulla quale è posta una stella (vedi foto 28). Da notare che di solito, a Saint Sulpice, ovunque vi sono porte, queste sono chiuse ermeticamente e non c'è modo di aprirle. Cerchiamo di capire il perché, che è presto spiegato. Oltre a portare in altri ambienti, questa porta è quella che conduce ai bagni aperti ai visitatori, quindi, per ovvie ragioni, deve rimanere aperta per forza. Visto che è aperta ne approfittiamo, sempre seguiti dai custodi, ed entriamo in questo ambiente che noi abbiamo contrassegnato con il numero 9 e che viene chiamata Cappella Saint Denis. Facciamo finta di recarci alla toilette, e loro devono per forza fermarsi proprio sulla porta. Dopo poco usciamo dalla toilette, e notiamo che i custodi sulla porta sono curiosamente scomparsi. Anche qui ne approfittiamo e cerchiamo di vedere cosa c'è in questo ambiente. Sulla destra vi è una porta, ovviamente chiusa, mentre sulla sinistra vi è una scala che scende (vedi foto 29). Capirete, per noi è un colpo a sorpresa. Ci infiliamo al volo nella scala e scendiamo. Una prima porta che introntriamo e che si trova dopo quella che si intravede nella foto è chiusa ma non a chiave, quindi la apriamo e passiamo oltre. C'è una ripidissima scala che porta verso il basso e, facendo un calcolo, possiamo affermare di essere scesi per buoni 15 metri nel sottosuolo. Incontriamo stavolta una pesante porta in legno sprangata e non c'è modo di aprirla (vedi foto 30). Con un moto di stizza torniamo lentamente in superficie. Dopo, ci incuriosisce un'altra pesante porta in legno (vedi foto 31) che è quasi di fronte alla scala, prima chiusa, mentre stavolta la troviamo socchiusa. Con prudenza spingiamo la porta per entrare, e vediamo che dopo di questa si trova una cappella, detta dell'Assunzione, come risulta dalla targhetta sul lato della porta . Ma prima che potessimo aprire del tutto questa porta, ci si piazza dinanzi un uomo in giacca e cravatta, vestito di scuro, presumibilmente giapponese, che in malo modo ci caccia via e ci sbatte la porta in faccia, digrignando in inglese che lì non si può entrare per nessuna ragione. Va bene. Torniamo indietro, e attraverso la porta con la stella rientriamo in chiesa, dove immediatamente siamo seguiti dagli immancabili custodi, prima misteriosamente eclissati. Proseguiamo così la visita della chiesa, chiedendoci ancora cosa ci poteva essere dopo quella porta sprangata, quasi sicuramente dei sotterranei proibiti alle visite. Incontriamo una cappella, contrassegnata con il numero 10, detta di San Martino, nella quale spicca il quadro del Santo. Continuiamo ed arriviamo alla cappella da noi contrassegnata con il numero 11, quella di Santa Genevieve, con la statua della Santa. Successivamente, arriviamo alla cappella contrassegnata con il numero 12, quella di Sant'Anna, anche qui con la statua della Santa. Proseguendo, l'ambiente da noi contrassegnato con il numero 13 non è una cappella, ma un passaggio per permettere l'uscita dalla chiesa, prima dell'abside principale. Ecco che finalmente arriviamo all'altare maggiore, contrassegnato da noi con il numero 14, che è dedicato alla Vergine Maria. E' un altare maestoso, dove si erge la statua della Vergine in piedi sul mondo e reca in braccio il Bambino Gesù, il tutto circondato da colonne (vedi foto 32). Molto bello, non c'è dubbio, ma a noi non interessa certo la bellezza, quanto indizi precisi di quello che stiamo cercando. Dall'altare maggiore ci voltiamo ed osserviamo il coro, chiuso da un colonnato semicircolare dalla parte opposta all'altare maggiore. Alla base del coro, dalla parte dell'altare maggiore, notiamo che (vedi foto 33), vi sono delle botole in legno. Sarà che a noi le botole affascinano, ma daremmo non so cosa per poterle aprire ed infilarci dentro di esse. Con molte probabilità, portano alle tombe che sono sotto al coro (vedi foto 34), e che sono i sacelli di chi non si sa, in quanto gli stemmi e le scritte sono stati divelti. Sembra che in questa chiesa togliere quello che potrebbe interessare sia uno degli sport preferiti, ma il bello vi assicuriamo che deve ancora arrivare. Comunque, continuiamo la visita alle varie cappelle e passiamo prima davanti all'uscita con il numero 15, analoga alla 13, poi rispettivamenet davanti alla numero 16 dedicata a San Luigi, senza particolari rilevanti, poi alla numero 17. dedicata a San Giuseppe, con la statua del Santo con in braccio il Bambino, poi davanti alla numero 18, dedicata a San Carlo, poi alla numero 19, dedicata a San Giovanni. Finalmente, arriviamo davanti ad un'altra sacrestia, detta dei "Matrimoni" che noi abbiamo evidenziato con il numero 20. Questo ambiente è perennemente chiuso, non è permesso entrarvi, e la porta è sprangata. Ma, di colpo, osserviamo un uomo che attraversa la chiesa, con una grossa chiave in mano, si avvicina a questa porta, l'apre e scompare dietro di essa, lasciando la porta socchiusa. Ci precipitiamo e apriamo lentamente la porta. Vediamo scaffali alle pareti e molti libri. Ma prima che essa possa essere aperta del tutto, il tizio che era entrato si affaccia sulla porta socchiusa, dicendo con tono aspro che là non si può entrare. Con molta educazione lo ringraziamo, gli tendiamo la mano e gliela stringiamo. Un'anguilla sarebbe stata più di presa ferrea, ve lo assicuriamo. Il tizio, abbozzando un sorriso più finto di una moneta falsa, richiude seccamente la porta. Comunque, sappiamo che in quella Sacrestia c'è un segreto, un grosso segreto. Da documenti vecchissimi e da indiscrezioni in nostro possesso, sappiamo che sotto il pavimento vi sono le tombe di almeno due re merovingi ed un'altra lapide, enorme, che cela un segreto. Copia di un vecchio documento (o meglio un disegno) edito da un giornale francese che qui riproduciamo (vedi foto 35) ce lo mostra anche se non molto chiaramente, essendo il documento abbastanza malridotto. Osservando il disegno, sulla sinistra le due tombe dei re merovingi, a destra l'enorme lapide che cela questo segreto, sotto invece il coperchio. Anche qui, daremmo chissà cosa soltanto per entrare e fare alcune foto. Continuiamo perciò la nostra visita ed arriviamo così al transetto nord, che noi abbiamo evidenziato con il numero 22. Qui, i segreti che cela Saint Sulpice sono al culmine. Sulle pareti del transetto, altri due dipinti di Signol. Quello sulla parete est ha la firma con la "N" diritta, quello invece sulla parete ovest ha la firma con la "N" rovesciata, esattamente in diagonale con quello del transetto sud. Osservando la pianta, con il numero 21 abbiamo evidenziato una delle caratteristiche più importanti di Saint Sulpice. Abbiamo già detto che questa chiesa è stata costruita esattamente sul Meridiano di Parigi, e questo meridiano è evidenziato da uno "gnomon", ossia da una specie di orologio solare astronomico, che segna le stagioni, con relativi equinozi e solstizi (vedi foto 36). Il sole, entrando dal transetto sud, segna esattamente la posizione del sole su una traccia metallica di rame posta sul pavimento della chiesa, con relativo centro (vedi foto 37). Comunque, per chi si volesse cimentare lo gnomon, rimandiamo ai testi che ne illustrano il funzionamento, in quanto non è questo ora che ci interessa di più. Lo gnonom di Saint Sulpice termina con una specie di piccolo obelisco, al centro del quale passa esattamente il Meridiano di Parigi (vedi foto 38). Ma quello che più ci interessa è quello che è scritto sul basamento dello gnomon, o meglio del piccolo obelisco. Come possiamo ben osservare (vedi foto 38) banchi e sedie sono stati ammonticchiati proprio addosso a questo basamento, come a non permettere di avvicinarsi ad esso. Ma noi, al solito, siamo riusciti, aggirando l'ostacolo, a portarci accanto ad un confessionale che è posto proprio accanto al basamento, sempre seguiti a vista dai "custodi", il cui volto ora da torvo era divenuto rabbioso. Infischiandocene, abbiamo continuato i rilievi. Come appare evidente (vedi foto 39), una parte delle incisioni, precisamente sulla parte destra sul basamento sono state cancellate, così come due stemmi o sigilli sono stati rimossi. Questo è molto curioso ed estremamente importante, perché se certe parole e non tutte sono state cancellate, dovevano nascondere qualcosa, diciamo indizi importanti. Avendo così un testo incompleto, non si arriva a nulla o a molto poco. Il testo, come si è potuto osservare, è in latino. Noi già sapevamo, ancora prima di arrivare a Saint Sulpice, che c'era questo "segreto" sullo gnomon, ossia la cancellazione di parte del testo. Ma noi, come i nostri gentili lettori sapranno, siamo caparbi e testardi, cerchiamo dappertutto finché troviamo. E tanto abbiamo fatto che il testo integro è stato reperito in polverosi scaffali della Biblioteca Nazionale di Francia, da un vecchio disegno dello gnomon prima della cancellazione. Il testo, completo dei sigilli sottostanti rimossi, è visibile e leggibile. Ci stiamo lavorando alacremente, ed appena sarà stato interpretato e tradotto ve ne daremo tempestivamente informazione. Ma ora andiamo avanti con la nostra visita a Saint Sulpice, puntando sempre la nostra attenzione intorno allo gnomon. Sulla destra di questo c'è un confessionale, per la verità abbastanza malridotto, ma ciò che attira la nostra attenzione è il muro accanto al confessionale stesso. A circa 1,60 m. da terra, vi è una specie di sportello in legno, accuratamente chiuso, che assolutamente non fa parte del confessionale (vedi foto 40). Cela sicuramente qualcosa, ed ovviamente picchiando su di esso, suona vuoto. Poi abbassiamo lo sguardo, proprio accanto allo gnomon, dove stranamente una lastra di marmo del rivestimento è quasi divelta (vedi foto 41). Sopra ed accanto non vi sono altre lastre marmoree, quindi si potrebbe pensare ad un danneggiamento dovuto ad incuria o a qualche urto, ma così non è, perché sbirciando dietro alla lastra semidivelta si nota chiaramente un foro di grandezza notevole, che mette in comunicazione con chissà cosa. Sopra al confessionale, un altro dipinto di Signol, questo con la "N" maiuscola diritta, come per l'altro di fronte al confessionale di vetro nel transetto opposto. Proseguendo lungo il transetto, proprio di fronte al confessionale accanto allo gnomon, vi è una porta che il più delle volte è chiusa, che abbiamo contrassegnato con il numero 23. Conduce ai sotterranei di Saint Sulpice, perlomeno quelli aperti alle visite ufficiali ed ovviamente guidate (vedi foto 42). Sarebbero le fondamenta della chiesa, costruita su una basilica antichissima. Anche qui, ovviamente, della guida o di qualcuno che poteva condurci nei sotterranei, neanche l'ombra. Sempre seguiti dagli sguardi dei "guardiani", abbiamo così proseguito nella visita della chiesa. Passiamo accanto ad una cappella, che noi abbiamo contrassegnato con il numero 24. E' la cappella dedicata al Sacro Cuore di Gesù, nella quale è presente una statua, molto interessante a dire la verità. Andiamo avanti ed arriviamo alla cappella che abbiamo contrassegnato con il numero 25, e questa è molto più interessante. E' dedicata all'animatore di Saint Sulpice, ossia San Vincenzo de' Paoli. In questa cappella, è presente la sua statua (vedi foto 43). Fra le sue braccia ci sono dei bambini, che vogliono significare la comunità da lui fondata, appunto quella dei "Bambini di San Vincenzo", come l'altra delle "Dame di San Vincenzo". Infatti. oltre alla statua, alle pareti due dipinti, uno che rappresenta il santo che assiste nel momento del trapasso il Re di Francia Luigi XIII, l'altro rappresenta proprio le Dame di San Vincenzo. La cosa interessante sta nel fatto che Vincenzo de' Paoli ebbe molto a che fare, come sappiamo, con personaggi del Priorato di Sion ed altri ancora, ed essendo la statua di un santo, ci è apparso assai strano che non ardesse davanti a questa effigie neanche un misero cero. Andando avanti con la visita, passiamo davanti alla cappella che porta sulla nostra piantina il numero 26. E' dedicata a San Paolo, dove troviamo la statua del santo e dei dipinti sulla sua vita. Passiamo ora alla cappella che sulla nostra piantina corrisponde al numero 27. E' dedicata a San Francesco di Sales, dove troviamo dipinti sulla sua vita, ma nulla di interessante in più. Ultima cappella che visitiamo è quella contrassegnata con il numero 28. E' dedicata a San Francesco Xavier, dove ci sono due affreschi, il primo raffigurante il santoche resuscita un morto, il secondo la traslazione del duo corpo. Poi ci troviamo davanti ad una porta chiusa, che è una cappella proprio sotto ad uno dei due campanili, che è la Cappella dei Battesimi, ma anche questa porta è inesorabilmente chiusa a chiave e sprangata. Decidiamo così di continuare la visita nella navata centrale, dove troviamo, contrassegnate con i numeri 33 e 34, due acquasantiere. Quella con il numero 33 reca raffigurato un granchio (vedi foto 44), e questo è già strano. Ma quello che ci fa sobbalzare, è l'acquasantiera con il numero 34. Sul basamento, spicca una piovra (o un polipo) con i tentacoli spalancati (vedi foto 45). Come possiamo, improvvisamente, non pensare alla piovra (o al polipo) raffigurato sulla tomba della marchesa di Blanchefort a Rennes-Le-Chateau? Ci avviciniamo ed esaminiamo meglio questa raffigurazione (vedi foto 46). Ne contiamo i tentacoli, sono otto, come in natura in effetti è. Ricordiamo i tentacoli della piovra raffigurata sulla tomba a Rennes-Le-Chateau, e sono otto. Questa acquasantiera, poi, ha una particolarità: è esattamente di fronte alla Cappella degli Angeli dove sono i dipinti di Delacroix. Ne prendiamo diligentemente nota e proseguiamo nella nostra visita. Ci rechiamo al centro della navata, dove c'è un enorme pulpito (vedi foto 47). A parte la doppia scalinata, sotto ad esso vi una raffinatissima lavorazione in oro zecchino (vedi foto 48). Ma ecco, improvvisamente, una specie di illuminazione, quasi un miraggio. Guardando da sotto il pulpito verso il transetto nord, scorgiamo una lettera dell'alfabeto, su una delle vetrate superiori, quasi isolata: la P. Cosa vorrà dire? Ci viene l'idea di andare dalla parte opposta, quasi di corsa. Ebbene, nel transetto sud, su una delle vetrate dalla quale filtra la luce solare che fa "funzionare" lo gnomon, un'altra lettera quasi invisibile: la S. Il nostro pensiero corre immediatamente all'ormai famoso PS di Rennes-Le-Chateau. Febbrilmente ne prendiamo nota in quanto era impossibile fotografare le lettere, visto che erano lontane e piccolissime, e la nostra fotocamera non è dotata di zoom e ci dirigiamo verso il centro della chiesa, dove con il numero 31 abbiamo contrassegnato il coro. Riprendiamo con attenzione le distanze, prendendone nota. Quindi, gettiamo un'ultima occhiata ai dipinti di Delacroix ed usciamo da Saint Sulpice, sempre seguiti dai "guardiani", che si spingono fin sul sagrato, per vedere cosa facevamo. Ma noi ci siamo diretti verso la fermata del metrò, dove così, con appena una fermata, abbiamo potuto visitare l'altra chiesa famosissima del quartiere, ossia Saint Germain des Prés.

Terza fase: l'antichissima chiesa di Saint Germain des Prés

Questa chiesa è straordinaria e nel contempo molto più "sacra" di Saint Sulpice che, come abbiamo detto, non sembra neanche una chiesa, ed è anche molto più antica. Arriviamo di fronte all'entrata (vedi foto 49) e facciamo il nostro ingresso. La chiesa risale a prima dell'anno 1000, ed è stata una tappa fondamentale per la dinastia merovingia di Francia. E' in stile pre-gotico, tanto che in qualche parte ricorda molto la tecnica costruttiva della cattedrale di Chartres. Questa particolarità si nota anche dal corpo della chiesa (vedi foto 50) soprattutto nella facciata sud e nell'abside. Entrando in chiesa, notiamo immediatamente testimonianze chiaramente templari, come i capitelli con creature immaginarie (vedi foto 51) e l'Ultima Cena (vedi foto 52) scolpita in bassorilievo sull'architrave del portone d'ingresso. La nostra speranza, ma più che altro la nostra certezza, è esaminare le tombe merovingie che sappiamo essere nei sotterranei della chiesa. Entrando, la nostra attenzione viene attirata da un altro capitello molto curioso, raffigurante un segno dello Zodiaco, quello dei Pesci (vedi foto 53) e, di fronte a questo, un altro con una testa di donna circondata da uccelli (vedi foto 54). Cerchiamo subito l'entrata per i sotterranei, ma un corpulento signore ci dice che i sotterranei sono allagati e non si può accedere. Ovviamente non gli abbiamo creduto, ma la porta che conduce ai sotterranei, affiancata da una colonna sormontata da un capitello con una testa coronata (vedi foto 55) è irrimediabilmente chiusa. Allora abbiamo fatto un giro per la chiesa, alla ricerca di qualche tomba merovingia sperduta, e siamo riusciti a trovarne una sola (vedi foto 56), quella del re Childebert, oltretutto rimossa e non sul pavimento e, colmo dei colmi, abbiamo trovato soltanto la lastra tombale, neanche la tomba vera e propria. Strano ma vero, sembra un susseguirsi continuo di occultamenti e di gioco a nascondino. Il che non fa altro che avvalorare la nostra idea che deve per forza esserci qualcosa di troppo grosso da nascondere. Per non parlare poi dell'ultimo episodio accadutoci proprio a Saint Germain des Prés, dove sempre il corpulento signore ci informa candidamente, alla nostra domanda sulla presenza di tombe merovingie, che queste ultime in quella chiesa non esistono. Ci sarebbe da mettersi a ridere a crepapelle se non ci fosse invece da piangere: tutti a Parigi (e non solo) sanno che Saint Germain des Prés è la chiesa merovingia per eccellenza, e sostenere che non vi esistono tombe merovingie è semplicemente grottesco. Comunque, tanto per finire il giro, abbiamo trovato delle tombe, quelle di alcuni arcivescovi (vedi foto 57), poste lì solo perché furono abati della chiesa. Con un po' di scoramento e tanta rabbia in corpo decidiamo di concludere questa ricerca andando alla chiesa più templare di Parigi: Notre Dame.

Quarta fase: la nostra ricerca termina per il momento a Notre Dame

Dopo aver girovagato per Parigi ed avendo ben preso i nostri appunti, decidiamo quindi di concludere la nostra escursione parigina alla cattedrale di Notre Dame. Conosciuta in tutto il mondo, è semplicemente splendida, per la tecnica costruttiva e per la sua bellezza architettonica, che culmina nelle guglie, negli archi rampanti e nei contrafforti dell'abside (vedi foto 58). Ma più che questi, a noi interessavano i bassorilievi di cui la cattedrale è piena, insieme ai "garguilles" scolpiti ovunque, creature immaginarie (vedi foto 59) e mostruose messe lì con intenti certo molto seri. Abbiamo iniziato il nostro giro, puntando la nostra attenzione proprio su questi garguilles e sulle miriadi di statue che costellano la cattedrale. All'entrata, ecco che attira la nostra attenzione un gruppo scolpito nella pietra in cui, riconoscibilissima, terza da sinistra, c'è anche Maria Maddalena (vedi foto 60). Porta nella sua mano sinistra il Libro della Conoscenza chiuso e lo scettro nella destra, appeso porta invece un sacchetto: lo stesso che spicca sul "monte fiorito" nella chiesa di Rennes-Le-Chateau. Con una particolarità in più, che chi avrà la bontà di osservare meglio la statua, in direzione del ventre, noterà immediatamente. E' risaputo che tutte le chiese intitolate a Notre Dame non erano dedicate alla Vergine, bensì proprio a Maria Maddalena, che gli antichi Templari chiamavano appunto "Nostra Signora", senza nulla togliere alla devozione per la Vergine. Altre cose, che ci riportano a Rennes-Le-Chateau e non solo, le troviamo anche accanto al transetto nord della cattedrale, quello dove, secondo la tradizione e gli scritti di Fulcanelli, si riunivano gli alchimisti per parlare delle loro scoperte e dei loro lavori. Il particolare (vedi foto 61), consta in un bassorilievo raffigurante il trasporto dell'Arca dell'Alleanza da parte dei Profeti dell'Antico Testamento. In alto invece, fra le guglie, troviamo fra i tanti garguilles uno che davvero non ci si aspetterebbe: è detto "l'alchimista" (vedi foto 62). Con il suo cappello a punta e la sua fluente barba, rappresenta la filosofia pura e il suo sguardo è puntato verso il centro della cattedrale, cosa emblematica. Terminiamo la nostra visita con un'occhiata alle vetrate, che meriterebbero un discorso a parte, per la loro bellezza, ma soprattutto per il loro significato. Parleremo delle vetrate in un'altra occasione. Ora, giunge il momento di passare alle conclusioni.

Conclusioni

Le nostre conclusioni non possono che iniziare e finire, almeno per il momento, a Saint Sulpice, la chiesa nella quale le simbologie, le "stranezze" ed i riferimenti a Rennes-Le-Chateau ed al "Serpente Rosso" sono più che evidenti. Vorremmo iniziare, se i gentili lettori ce lo consentono, con l'affermare che il giorno 17 gennaio è la festa di Saint Sulpice e, guarda caso, proprio quel giorno la chiesa rimane chiusa al pubblico. E il 17 gennaio è morta la Dama di Blanchefort a Rennes-Le-Chateau, il 17 gennaio si sentì male Sauniére, il 17 gennaio è la data di pubblicazione del "Serpente Rosso", il 17 gennaio è il giorno dell'arrivo di Siegebert IV a Rennes-Le-Chateau, il 17 gennaio è ben citato nel "Serpente Rosso"... insomma questa data è incredibilmente presente. Riprenderemo poi questo discorso. Ora passiamo al famoso Meridiano di Parigi, anche perché vi è un rifermento preciso a questo meridiano proprio nel "Serpente Rosso". Come abbiamo veduto, questo meridiano passa esattamente per la chiesa di Saint Sulpice, ma non solo. Passa anche esattamente per la chiesa di Saint Germain des Prés. Abbiamo evidenziato questa cosa (vedi foto 63) su una piantina del quartiere. La linea nera evidenzia il Meridiano Zero di Parigi, che come si vede passa esattamente per la chiesa di Saint Germain des Prés (in alto) e Saint Sulpice (in basso). In merito a questo, abbiamo anche visto che c'è un qualcosa che si riferisce al famoso PS. Trovati a Saint Sulpice sia la P che la S, la stessa cosa, seppure in forma diversa, l'abbiamo trovata a Saint Germain des Prés, ma invertita (vedi foto 64) su una targa posta nella chiesa stessa. Ci vengono in mente i versetti del "Serpente Rosso", quelli nel capitolo dello Scorpione: "... Io ruoto su me stesso passando con lo sguardo la rosa del P a quella dell'S, poi dall'S al P...". Quindi, il tutto è senz'altro contenuto fra queste due chiese, o solo in Saint Sulpice, cui fa riferimento quella "rosa" posta a Saint Germain des Prés. Ma P ed S sono evidenziate dal Meridiano, quindi spostiamo di nuovo la nostra attenzione all'interno di Saint Sulpice. proprio nella zona di passaggio del Meridiano, che è delimitato nella chiesa dai due transetti, ove in quello nord è posto lo gnomon (vedi foto 65). Abbiamo però anche visto che le "strane" opere affrescate di Signol sono poste proprio nei lati dei due transetti, e due di queste opere recano la firma di Signol con la "N" rovesciata. Sappiamo anche che le due opere di Signol con la "N" rovesciata sono "La Resurrezione" (vedi foto 66) e "Il tradimento di Giuda" che non possiamo farvi vedere in quanto in restauro (tanto per fare una cosa nuova) e coperta da un telone. La "N" rovesciata sull'affresco rappresentante la Resurrezione (vedi foto 67) porta la data del 1876. Le altre due opere di Signol , sempre nei transetti, sono invece con le "N" diritte. Ma non finiscono qui le stranezze: nell'affresco raffigurante la Crocifissione (vedi foto 67 bis), che ha la "N" della firma di Signol diritta, l'iscrizione sul capo di Gesù è... completamente all'inverso (vedi foto 68) con la particolarità che è scritta in tre lingue: ebraico, greco e latino. E' proprio in questa zona, quella dei transetti, ed in pratica la parte centrale di Saint Sulpice che concentriamo la nostra attenzione. Abbiamo voluto evidenziare (vedi foto 69) in una pianta l'ubicazione dei particolari più interessanti. Come si può notare, abbiamo evidenziato nel transetto nord la base dello gnomon, al centro l'orologio solare con la piastra di rame ellittica, nel transetto sud la lastra di pietra che indica la partenza dell'orologio solare stesso. Nel transetto sud, verso est, l'affresco di Signol raffigurante la Resurrezione con la sua "N" rovesciata, e di fronte a questo l'affresco, sempre di Signol, raffigurante la Crocifissione con la sua "N" diritta ma con l'iscrizione sulla testa del Redentore scritta al rovescio. Più in basso, l'acquasantiera con la piovra, di cui abbiamo già parlato. Ci è venuto da chiederci il perché quelle opere di Signol sono così "raggruppate" nei transetti, proprio in corrispondenza del famoso Meridiano. Ovviamente, la risposta è stata che è nel centro della chiesa, o meglio nel sottosuolo della stessa che è celato qualcosa di molto, ma molto importante. Come abbiamo già raccontato, non ci è stato possibile scendere nei sotterranei, ma abbiamo comunque reperito delle foto, in mezzo alle quali una (vedi foto 70) ci è sembrata emblematica. Un triangolo, simbolo della perfezione e della divinità, ai cui vertici c'è il "Pater", il "Filius" e lo "Spirito Sancto", al centro un cerchio con la dicitura "Deus", e sui lati del triangolo le scritte "NON EST", mentre sulle bisettrici degli angoli la scritta "EST". Significato: il Padre non è il figlio, il Figlio non è il Padre, lo Spirito Santo non è il Figlio e non è il Padre, ma tutti e tre sono Dio. Una rappresentazione tipica della Trinità, ma che vuol anche dire che questo triangolo è tutto ed il contrario di tutto. Almeno a livello esoterico. A dire la verità, anche se a prima vista non sembra, questa rappresentazione lascia un po' perplessi. Anche perché ci vengono di nuovo in mente i versetti del "Serpente Rosso" nel capitolo dello Scorpione: "Visione celeste per colui che mi ricordano le quattro opere di Em. SIGNOL, intorno alla linea del Meridiano, nello stesso coro del santuario da dove irradia questa sorgente d'amore degli uni per gli altri...". Le quattro opere di Signol sono effettivamente a Saint Sulpice intorno alla linea del Meridiano, ed il coro del santuario è il centro. Già, il centro dello gnomon, dell'orologio solare che è tracciato dal Meridiano e dalla linea di rame che è incastonata nel pavimento della chiesa. Ma continuiamo, sempre dal Serpente Rosso, sempre dal segno dello Scorpione: "... nello stesso coro del santuario da dove irradia questa sorgente d'amore degli uni per gli altri. Io ruoto su me stesso passando con lo sguardo la rosa del P a quella dell'S, poi dall'S al P..." E poi continua ".... Quale strano mistero cela il nuovo Tempio di SALOMONE edificato dai bambini di Saint VINCENT?...". Ci viene spontaneo pensare, chissà perché, ad una costruzione geometrica, la rotazione, ad un cerchio. Allora, proviamo a vedere di adattare questa idea che ci è venuta in mente alla chiesa di Saint Sulpice (vedi foto 71). Beh, quello che ne viene fuori è semplicemente stupefacente. Dunque, tenendo presente quello che ci viene suggerito dal "Serpente Rosso" nel capitolo dedicato ad segno dei Gemelli: "... Il cerchio era l'anello e corona, ed esso era il diadema di questa Regina del castello" e pensando alla rotazione attorno al Meridiano, abbiamo tracciato un cerchio rosso con centro proprio sulla piastra in rame ellittica dello gnomon. Poi abbiamo preso alcuni punti "caldi" di Saint Sulpice, come la Cappella dei Matrimoni (quella sempre chiusa al pubblico di cui abbiamo parlato in precedenza), facendo perno su dove si trovano le tombe "misteriose" dei re merovingi; poi siamo arrivati all'altro punto misterioso, cioè la cappella dell'Assunzione da dove ci hanno beatamente cacciati. Pensando poi a Salomone, citato dal Serpente Rosso, sappiamo che per formare la sua "stella" occorrono 12 punti. Abbiamo quindi contato, nella navata centrale dei transetti, 12 colonne, 6 a nord e 6 a sud. Unendo questi punti, è uscito fuori un triangolo equilatero che abbiamo poi rovesciato, intersecandolo al precedente. Incredibile ma vero, è venuto fuori il sigillo o stella di Salomone (che abbiamo evidenziato in blu). Proprio come dice il Serpente Rosso nel capitolo dedicato al segno zodiacale dello Scorpione: "... Quale strano mistero cela il nuovo Tempio di SALOMONE edificato dai bambini di Saint VINCENT?". Ed in effetti i vertici di questa stella toccano proprio dei punti particolari in Saint Sulpice. Come si può evincere dal nostro studio (vedi foto 71) il punto contrassegnato con la lettera A corrisponde alle tombe merovingie nella Cappella dei Matrimoni; la lettera B corrisponde alla cappella dell'Assunzione dove è assolutamente vietato l'ingresso; la lettera C invece corrisponde alla Cappella del Sacro Cuore di Gesù dove come detto è presente la sua statua; la lettera D corrisponde proprio alla Cappella dedicata a San Giovanni Battista. Proseguendo nello studio, mentre una ridda di pensieri si affolla nella nostra mente, vediamo che la lettera E corrisponde al centro del coro, proprio ove è situata una tomba ignota, senza iscrizioni, dalla quale è stato divelto uno stemma (vedi foto 72), vista anche in precedenza. Per terminare, al punto F del nostro studio va a corrispondere una mattonella incastonata nel pavimento della chiesa, completamente diversa dalle altre, scavata al centro con dei simboli molto piccoli, dei quali non ci eravamo accorti prima. Tanto che abbiamo dovuto fotografarla da vicino con la nostra fotocamera digitale e poi togliere il colore per far risaltare meglio i particolari di questi simboli (vedi foto 73). Incredibile, ma quel piccolo simbolo centrale è... una ankh egizia, la croce ansata, ed i due simboli accanto sembrano tanto due serpenti, due cobra. Che cosa c'entrano una ankh egizia e due serpenti in una chiesa che dovrebbe essere cattolica? Comunque sia, è senza meno un punto significativo. Capiamo di essere sulla strada giusta e continuiamo. Tornando alla nostra pianta con la stella di Salomone, notiamo che i dipinti di Signol si trovano sulle bisettrici A-F, B-F, E-C, E-D. Quelli con la "N" rovesciata sono sulle direttrici B-F e C-E. Ci viene in mente un'idea: quella di sostituire alle lettere uguali, cioè la E e la F, come suggerito sempre dal Serpente Rosso, la lettera I e la lettera S, tralasciando quelle da noi scritte, cioè la A, la B, la C e la D. Vediamo: sulla direttrice C-E troviamo il dipinto di Signol con la "N" rovesciata, quindi a questa combinazione sostituiamo la lettera I. Sulla direttrice B-F troviamo l'altro dipinto di Signol con la "N" rovesciata, quindi a questa combinazione sostituiamo la lettera "S". Procedendo con la stessa tecnica, troviamo un'altra lettera "I" ed un'altra lettera "S". Prendiamo ora il testo del Serpente Rosso, nel capitolo dedicato al segno zodiacale della Vergine: "... Due volte IS, imbalsamatrice e imbalsamata, vaso miracoloso dell'eterna Dama Bianca delle Leggende.". Due volte IS, cioè ISIS, nome egizio di Iside, come ne parla sempre il Serpente Rosso nel capitolo dedicato al segno zodiacale del Leone: "Di colei che io desidero liberare, salgono verso di me gli effluvi del profumo che impregnano il sepolcro. Una volta alcuni l'avevano chiamata: ISIDE, regina delle sorgenti benefiche...". E poi presegue così: "VENITE A ME VOI TUTTI CHE SOFFRITE E CHE SIETE OPPRESSI E IO VI DARO' SOLLIEVO, altri MADDALENA, dal CELEBRE vaso colmo di balsamo guaritore...". Immediatamente il nostro pensiero va a Rennes-Le-Chateau, al "Monte Fiorito" sopra il confessionale della chiesa di Sauniére, dove è scritto "Venite a me tutti voi che soffrite e io vi darò sollievo". Veramente incredibile, se poi pensiamo a quello che ancora il Serpente Rosso ci dice nel capitolo dedicato al segno zodiacale dello Scorpione: "E' il passaggio, ma egli stesso facendo il bene, come xxxxxxxx QUELLO della tomba fiorita...". Il riferimento è chiaro: si parla del Conte di Fleury, sepolto nel cimitero di Rennes-Les-Bains, in una tomba assai strana, della quale abbiamo ampiamente riferito nel nostro reportage dei viaggi a Rennes-Le-Chateau e dintorni. Sulla sua tomba infatti è scritto: "Qui giace colui che è passato facendo del bene". E guarda caso la sa tomba è perfettamente allineata in modo geografico proprio con il "Monte Fiorito" nella chiesa di Rennes-Le-Chateau. Febbrilmente prendiamo questi appunti, mentre sempre più luce filtra nella nostra mente. Il centro della stella di Salomone da noi tracciata corrisponde esattamente al centro dei sotterranei di Saint Sulpice. Quindi, questi sotterranei, visto anche l'alone di mistero e di segretezza, oltre che di sorveglianza quasi maniacale che circondano la chiesa, devono contenere un segreto enorme. Un vero e proprio Sancta Sanctorum? E cosa, o chi è o sono sepolti in questi sotterranei? Perché una parte dei sotterranei (molto più in profondità di quelli "ufficiali") sono assolutamente impenetrabili? E perché proprio il 17 gennaio, festa di Saint Sulpice, la chiesa rimane chiusa al pubblico? Pensiamo che le risposte siano a portata di mano, noi a qualcosa abbiamo pensato, ma preferiamo che siano i nostri gentili lettori a formulare le ipotesi più disparate. Noi dei riferimenti li abbiamo dati. Ma non finirà qui, perché quella chiesa sarà da noi esplorata ancora più a fondo, fino ad arrivare nelle sue viscere, in un modo o nell'altro. E abbiamo capito che il mistero di Rennes-Le-Chateau ha in Saint Sulpice la sua logica conclusione. O forse è soltanto l'inizio. Indagheremo ancora, la prossima puntata sui dipinti di Delacroix sempre a Saint Sulpice, e porteremo le altre scoperte all'attenzione di tutti i nostri lettori.

Messaggio del 27-09-2004 alle ore 13:20:57
problemi mat?
Messaggio del 27-09-2004 alle ore 13:19:16
Altre rivelazioni sul terribile segreto di Rennes-Le-Chateau

Con tutti i rilevamenti che abbiamo effettuato a Rennes-Le-Chateau nel nostro ultimo viaggio, che tutti i gentili lettori del nostro sito possono trovare alla sezione del viaggio nel mistero, eravamo certi che qualcosa di molto importante avremmo in qualche modo trovato. E così è stato. Dopo un duro lavoro e mesi passati ad esaminare i vari reperti e le foto nei minimi particolari, anche con l'aiuto di attrezzature particolari, come uno spettrografo elettronico ad esempio, ci siamo accorti di alcuni particolari che ad una prima occhiata sembravano senza importanza o comunque non di grande rilevanza, però ad un esame più attento ci hanno riservato delle sorprese a dir poco interessanti, e vogliamo rendere partecipi di questo i gentili lettori.

Un appunto di Sauniére

Ecco un particolare che in verità avevamo notato subito, ma non gli avevamo dato la giusta importanza. Si tratta di un atlante che è esposto in una delle vetrinette del Museo Sauniére (vedi foto 1). Vi erano degli appunti di Sauniére, ma ad una prima occhiata non sembrava davvero esservi nulla di interessante. Poi, esaminando meglio la foto, abbiamo notato qualcosa in un'area specifica, che abbiamo evidenziato con del colore giallo (vedi foto 2). Con molta pazienza abbiamo ingrandito e ruotato l'area interessata dal colore giallo, e abbiamo notato con grossa sorpresa che è presente un appunto con la scrittura di Sauniére. Non sappiamo se sia sfuggito o se non se ne siano accorti, ma crediamo che non sia così (vedi foto 3). Si tratta senza meno di un messaggio criptico, ed è strano che sia scritto proprio su un atlante dove sulla pagina adiacente c'è un disegno dello stesso Sauniére, un giglio di Francia sormontato da una stella a sei punte, cioè il Sigillo di Salomone. Come si può notare, è una serie di lettere puntate ognuna sormontata da un numero, cioè sono numerate. Riportiamo qui il messaggio come è scritto:

Prima riga : T. P. J.R dove la T è sormontata dal numero 1, la P dal numero 2, le lettere J.R sono invece sormontate dal numero 3;

Seconda riga: D. M. S. E. O. dove la D è sormontata dal numero 4, la M dal numero 5, la S dal numero 6, la E dal numero 7 e la O dal numero 8;

Terza riga: NE REPONDEZ PAS, dove la parola NE è sormontata dal numero 9, la parola REPONDEZ dal numero 10, la parola PAS dal numero 11.

Segue un nome o una firma, "Etienne".

Letta così non ha alcun senso, ma questo abbinamento di lettere che non possono che essere iniziali, sormontate ognuna da un numero, ci ha fatto immediatamente pensare ad un messaggio criptico, conoscendo anche la passione che Sauniére aveva per le cose enigmistiche. Abbiamo iniziato a pensare cosa poteva significare questo crittogramma, e soprattutto quali parole potevano essere quelle puntate. Ovviamente bisognava pensare in lingua francese. Con un complesso quanto improbo lavoro di decodifica, usando la scacchiera di Polibio, il codice di Vigenere, alchimista, e la tecnica del "passo del cavallo", un processo davvero difficoltoso che non stiamo qui a spiegarvi altrimenti ci vorrebbe un elenco telefonico, siamo arrivati a questa frase che tradotta in italiano sembra davvero incredibile:

TUTTO SI PRESENTA INESTRICABILE ORMAI NORD SACRO EFFLUVI NON SI PUO' RISPONDERE PIU'

Frase stranissima che letta così non vuol dire nulla. Ma come detto, Saunière era anche un enigmista, quindi abbiamo cominciato un paziente quanto lungo lavoro di anagrammi e scarti, ma alla fine abbiamo ottenuto questa frase che è a dir poco illuminante:

"A destra di PS Nostra Regina ha perduto il suo punto ma lo detiene"

Il fatto del PS ci ha immediatamente riportato alla memoria il famoso PS di Praecum sia sulla tomba della Marchesa di Blanchefort che sulle pergamene, inoltre "Nostra Regina" ci ha fatto venire in mente quella che i Templari chiamavano la loro "Regina", cioè Maria Maddalena. Nella chiesa di Rennes-Le-Chateau ci sono diverse raffigurazioni di Maria Maddalena, una è una statua (vedi foto 4), una è nel bassorilievo sotto l'altare (vedi foto 5), un'altra è nel cosiddetto "Monte Fiorito", che si trova in alto nella direzione opposta all'altare, cioè ad ovest (vedi foto 6). Rifacendoci alla frase criptica appena trovata, si dice che "Nostra Regina ha perduto il suo punto". Che vorrà significare? E' chiaro che ci si riferisce ad una delle raffigurazioni di Maria Maddalena nella chiesa, ma quale? Rivedendo però la foto 4, notiamo che la statua ha nella mano sinistra un vaso (quello degli unguenti con i quali intendeva ungere il corpo di Gesù) e nella destra sostiene una croce. E la destra in questo caso corrisponde ad est, cioè all'oriente. Ma rimane il dilemma del PS. Abbiamo già detto nella sezione dedicata al segreto di Rennes che potrebbe significare "Priorato di Sion", ma a questo punto dobbiamo dire che non è più così. Deve significare necessariamente qualche altra cosa, legata strettamente al famoso Meridiano. E poi, alla fine della frase quel "ma lo detiene", significa che Nostra Regina ha perduto questo punto ma comunque lo detiene. Frase enigmatica ma comunque molto illuminante per il suo significato criptico. Insomma, questa Regina ha perduto una cosa importante ma la detiene, o la deteneva. Ma cosa? Diciamo che abbiamo poi osservato la disposizione delle statue nella chiesa, e la cosa che più salta all'occhio è la statua di Maria Maddalena, posta a ridosso della parete sud della chiesa (vedi foto 4). Nella sua mano destra, come detto, sostiene una croce mentre nella sinistra un vaso con il quale recava gli unguenti con i quali intendeva ungere il corpo di Gesù. Se nella sua mano destra sorregge una croce, più a destra ancora della statua vi è l'ingresso della famigerata sacrestia, quella nella quale non siamo riusciti, nonostante vari tentativi, ad entrare. Ma sappiamo che nella sacrestia stessa vi è una vetrata con un crocifisso e non solo. Vi è anche un armadio con un entrata segreta sul pavimento, una botola che porta nel sottosuolo, dove vi è un passaggio che porta proprio sotto alla chiesa, e di cui siamo caparbiamente riusciti ad avere una foto (vedi foto 7). Allora questo potrebbe significare che quello che è alla destra della Regina si trova, o perlomeno si trovava, nel sottosuolo della chiesa di Rennes. Ma rimane il mistero di "cosa" ha perso questa Regina. Altra folgorazione: nella chiesa di Rennes, sulla volta, troviamo un simbolo davvero eccezionale per farci intuire questo mistero (vedi foto 8). Si tratta di un affresco, dove appare a sinistra un vaso, al centro il monogramma di Maria Maddalena, e a destra una croce. Perché questa strana rappresentazione? A noi è apparso chiaro: il vaso rappresenta Maria Maddalena, vaso che conteneva i suoi unguenti con i quali come detto voleva ungere il corpo di Gesù, poi il monogramma di Maria Maddalena, e a destra la croce, cioè il Cristo. Se la Regina, cioè Maria Maddalena, guarda verso come è logico verso oriente, a sinistra avrà il vaso, e a destra ciò che ha perduto, cioè il Cristo. Simbologia criptica ovviamente, ma ormai chiarissima. Quindi qui, oltre che di Maria Maddalena, si parla del Cristo, non abbiamo più dubbi.

La Doppia Tomba

Ci trasferiamo ora al cimitero di Rennes-Les-Bains, del quale abbiamo diffusamente parlato nella sezione dedicata al viaggio nel mistero. In mezzo a tante tombe, fra cui quella della madre e della sorella di Boudet (vedi foto 9), ne troviamo una tutta particolare, e si trova precisamente nella zona adiacente all'ingresso del cimitero. E' la cosiddetta "doppia tomba", non perché siano due, ma perché vi sono delle iscrizioni assai strane. La tomba è quella del Conte di Fleury (vedi foto 10). Sulla lastra tombale orizzontale, una dicitura ormai mezza cancellata e consunta dal tempo, che recita: "Qui giace il conte di Fleury, morto nel 1836". Sulla lapide tombale verticale, solo una scritta che però ci fa sobbalzare: "Colui che è passato facendo del bene". La ragione del nostro moto di sorpresa ed emozione è perché nel libretto di cui parliamo in un'altra sezione di questo sito, il Serpente Rosso, proprio l'ultimo verso recita esattamente: "Colui che è passato facendo del bene". E tutto questo non può essere casuale, quindi abbiamo pensato che il conte di Fleury non può essere estraneo al segreto di Rennes-Le-Chateau, anche perché sappiamo che era un grande amico di Boudet. Ma andiamo avanti nell'esaminare questa tomba, perché ci aspettano altre sorprese. La tomba di Fleury ha la particolarità che ai piedi della lastra tombale orizzontale è presente una specie di parallelepipedo di pietra (vedi foto 11). Sulla faccia esterna di questo parallelepipedo di pietra sono riportate le stesse parole della lastra tombale ed anche questo è strano: che bisogno c'è di scrivere due volte la stessa cosa? Ma c'è una diversità stranissima fra le due frasi, cioè l'anno della morte. Se nella lastra tombale vi è scritto che il conte di Fleury è morto nel 1836, su questo parallelepipedo è invece scritto che è morto nel 1856, cioè vent'anni dopo (vedi foto 12). Ma si vede benissimo che prima vi era scritto un "3" al posto del "5" nell'anno di morte. Strano davvero, perché sappiamo benissimo che la tomba è stata costruita tutta nello stesso momento. Quindi, se è stato corretto l'anno di morte da 1836 a 1856, perché non è stato corretto anche sulla lastra tombale dove invece risulta ancora 1836? Ma le sorprese che doveva riservarci la tomba di Fleury non erano ancora finite. Presi da un moto di curiosità, abbiamo voluto prendere le misure esatte dello stranissimo parallelepipedo in pietra. Ebbene, anche qui una sorpresa. Le misure in centimetri, riportate in cubiti ebraici, danno le esatte misure dell'Arca dell'Alleanza, così come è descritta nella Bibbia. Inoltre, sulla faccia superiore di questo parallelepipedo è incisa, ormai consumata dal tempo, una linea che sembrava terminare con una freccia, come ad indicare una direzione. Immediatamente, visto questo, abbiamo controllato questo allineamento sulle carte. Ebbene, tirando idealmente una linea che prosegue lungo la direzione della freccia, intersechiamo esattamente la chiesa di Rennes-Le-Chateau. Ci è venuto da pensare che il "Monte Fiorito" della chiesa di Rennes potesse essere in qualche modo legato al nome di Fleury. Sempre più presi dall'eccitazione, abbiamo voluto fare un'altra prova, e forse questa è la più sensazionale di tutte. Abbiamo tirato fuori la nostra bussola meccanica e l'abbiamo posta sulla lastra di una tomba vicina a quella di Fleury, dove è sepolto tale Jaffus (vedi foto 13). L'allineamento con il nord magnetico era perfetto, quindi nulla di strano. Poi, nella medesima posizione e medesimo modo, aiutati dai nostri strumenti, abbiamo posto la bussola sulla lastra tombale di Fleury. Ed ecco la sensazionalità: l'ago della bussola, mentre sulla tomba adiacente era perfettamente allineato con il nord, questa volta ha uno scarto notevole di 5° verso nord-nord-est (vedi foto 14). Abbiamo riprovato per ben 4 volte la stessa cosa, temendo un nostro errore di posizionamento della bussola, ma così non era. Poi abbiamo tentato la stessa cosa non più sulla lastra tombale, ma sulla faccia superiore del parallelepipedo. Stesso risultato, nè più, nè meno. Incredibile ma vero, quindi abbiamo concluso che in quel punto vi fosse un campo magnetico di disturbo. Abbiamo provato lo stesso esperimento sulla tomba immediatamente seguente a quella di Fleury, ove è sepolto tale Denarnaud ma (vedi foto 15), l'ago è tornato normalmente verso il nord magnetico senza deviazioni. Provando con la nostra apparecchiatura elettronica, abbiamo constatato che il campo magnetico sulla tomba di Fleury era notevole, invece assolutamente assente sulle altre due tombe distanti non più di 1,5 metri. Per concludere, questo fenomeno si verificava soltanto sulla tomba di Fleury. Ultima sorpresa: controllando le carte, la tomba di Fleury si trova esattamente sul meridiano che passa diritto sul Monte Cardou. Quindi ecco un'altra traccia: il conte di Fleury conosceva il segreto di Rennes, e forse ne era partecipe in prima persona. Ora bisognerà capire il perché del campo magnetico sulla sua tomba, cosa senza meno affascinante. Un mistero nel mistero.

Una maiolica misteriosa

Torniamo quindi a Rennes-Le-Chateau, perché qui vogliamo esaminare attentamente il portale l'ingresso della chiesa di Sauniére. Avevamo già notato una certa diversità fra le stranissime maioliche gialle che fanno da contorno al tetto d'ingresso della chiesa (vedi foto 16) con quella della sommità, dove vi è un cuore con una croce. Abbiamo così voluto vedere meglio. E abbiamo fatto bene, perché a prima vista risulta diversa dalle altre, si vede benissimo che è stata sostituita ed il colore non è lo stesso, è leggermente più chiara ed il colore anziché brillante è patinato. Abbiamo pensato inizialmente che fosse stata sostituita perché quella originale era andata distrutta o avesse subito qualche danno. Ma il sospetto serpeggiava, tanto che abbiamo cominciato a fare ricerche negli archivi del Comune di Rennes-Le-Chateau (dobbiamo dire con molta difficoltà) e ad esaminare i vari libri della libreria esoterica "Atelier Empreinte" di proprietà di Sonia Moreu, libreria posta a pochi passi dalla chiesa. Finché abbiamo scovato un vecchio disegno (fatto molto bene), risalente al periodo della progettazione dei restauri della chiesa voluti da Sauniére, del portale con relative maioliche, che abbiamo immediatamente fotografato. E qui la sorpresa è stata eccezionale (vedi foto 17). Esaminando con estrema attenzione, vedremo che la maiolica della cuspide non è affatto quella attuale, ma era tutt'altra. Ma l'eccezionalità non consiste in questo: consiste nel fatto che la maiolica della cuspide rappresenta una cosa che con la religione cristiana non dovrebbe entrarci nulla. I nostri gentili lettori più attenti l'avranno già individuato. Difatti è la rappresentazione egizia dell'Occhio di Horus. Che c'entra l'Occhio di Horus in una chiesa cristiana cattolica? E che c'entra l'Egitto? Ecco perché la maiolica della cuspide è stata sostituita, appunto perché rappresentava una cosa che nulla avrebbe a che vedere con la religione cristiana. Però attenzione: occorre valutare una cosa. Nella mitologia egizia, Horus era il figlio di Osiride e di Iside. Osiride era il dio del Regno dei Morti, mentre Iside era considerata la Dea Madre, Madre Terra, Madre Universale, e dopo diverse vicissitudini che non stiamo qui a raccontare in quanto vi sono anche particolari macabri, ebbero questo figlio, Horus. In quanto dei, erano una specie di trinità egizia insomma. Ma allora cosa ha spinto Sauniére a mettere l'Occhio di Horus sulla sommità dell'entrata della sua chiesa? Noi avremmo forse una risposta, ma vogliamo lasciarla ai gentili lettori. Comunque, fatto sta che questa stranezza è a dir poco sensazionale ed in un certo qual modo anche imbarazzante.

Il segreto delle date e i quadri

Si è sempre discusso e si sono versati fiumi di inchiostro sul perché Sauniére avesse fatto capovolgere il pilastro visigoto dell'altare per porvi sopra l'immagine della Vergine Maria (vedi foto 18). Infatti la data impressa sul pilastro non era 1891, che era scritta come I89I, ma bensì 1681, scritta come I68I, usando al posto del numero 1 la cifra romana "I". Una ragione ci doveva essere. E in quanto se ne sono scritte tante, quindi vogliamo anche noi dire la nostra. Se rivediamo il vecchio disegno del portale della chiesa (vedi foto 19) nel quale abbiamo evidenziato i punti in giallo, ci accorgeremo che esistono delle date ben precise. Sauniére, nei lavori di restauro della chiesa, ha posto due date sui pilastri lateriali d'entrata, il 1891 ed il 1892. Più sotto, sul pilastro a sinistra c'è la scritta "IHS" chiaro criptogramma cristiano, anche se per noi non è soltanto così, ma si rifà a ciò che è scritto sull'acquasantiera all'entrata della chiesa, e che significherebbe "In Hoc Signo", mentre all'interno vi è una frase del genere ma in lingua francese. Sul pilastro a destra invece un'altra data, il 1646. Anche qui il numero "1" è sostituito dalla cifra romana "I". Come abbiamo detto, questo disegno era stato fatto in occasione dei restauri della chiesa voluti da Sauniére. Ma pensiamo al capovolgimento del pilastro visigoto che indica ora il I89I, ma che in realtà era il I68I. Infatti possiamo vedere questo pilastro nella sua versione originale, custodito nel Museo Sauniére (vedi foto 20). Qui compare il I68I, ma la scritta MISSION invece è capovolta, risultando NOISSIW. Ora ci è venuto da pensare alle pergamene ritrovate da Sauniére. In una di queste due, per la precisione la seconda (vedi foto 21). In basso sulla destra, possiamo leggere, in un simbolo particolare sormontato da una "N", proprio la scritta "NOIS", cioè le prime quattro lettere di quella scritta capovolta, "NOISSIW". Capovolgendo la scritta NOIS si ottiene "SION", cioè Gerusalemme. Quindi pensiamo sia esatto ciò che abbiamo sostenuto nella sezione dedicata al viaggio nel mistero, cioè che la scritta "MISSION", con le due "S" più marcate nel pilastro dei giardini di Sauniére deve avere un significato particolare, criptico. Tornando ora al capovolgimento delle date, vediamo che I68I è una data particolare se si toglie la prima cifra, rimanendo così 68I. E' particolare perché nell'anno 681 avviene l'arrivo di Dagoberto II a Rennes-Le-Chateau e non solo: il 681 è la cifra indicata, come abbiamo visto, dalla decrittazione delle pergamene e della lapide della Marchesa di Blanchefort. Ricordiamo la frase per intero, per tenerla a mente: "PASTORELLA NESSUNA TENTAZIONE CHE POUSSIN TENIERS TENGONO LA CHIAVE PACE 681 PER LA CROCE E QUESTO CAVALLO DI DIO FINISCO QUESTO DEMONIO DI GUARDIANO A MEZZOGIORNO POMI BLU". Allora il 68I potrebbe riferirsi alla scritta sul pilastro della porta della chiesa. La pastorella è senza meno quella presente nel quadro di Nicolas Poussin "I Pastordi in Arcadia" seconda versione (vedi foto 22). Infatti nella frase sono citati anche Poussin, l'autore del quadro, e Teniers, altro pittore che fece due interessanti tele, cioè "S.Antonio e S.Paolo" e "Le tentazione di di S.Antonio", che sono proprio i due quadri che Sauniére si andò a prendere in copia alla Biblioteca Nazionale di Francia a Parigi. Vediamoli questi due quadri, perché si dice che in essi sia celato un segreto. Poi torneremo sul quadro "I Pastori in Arcadia" di Poussin. La prima tela che esamineremo è "S.Antonio e S.Paolo" di Teniers (vedi foto 23). Il paesaggio del quadro è sconosciuto e forse di fantasia. Se ne sono dette tante su questa tela, si sono fatte le costruzioni geometriche più disparate e fantasiose, ma la soluzione, noi riteniamo, sia molto più semplice. Ricordiamo sempre che i Templari solevano dire "Se vuoi nascondere qualcosa mettila sotto gli occhi di tutti e non la vedrà nessuno". E avevano senz'altro ragione, tanto che noi adottiamo sempre questa tecnica per scoprire qualcosa: guardare bene dove tutti guardano ma nessuno vede. Difatti guardare è una cosa, vedere è un'altra. Tornando al quadro di Teniers, non sembra esservi nulla di strano o di occulto, ma non è così. E quello che i Templari dicevano qui traspare in tutta la sua pienezza. Abbiamo evidenziato con un cerchio l'area "incriminata" (vedi foto 24). E' la testa di un orso. Sembra non entrarci nulla con tutta la storia, ma non è così, in quanto in uno degli scritti di Sauniére (ormai introvabile ma che sappiamo esiste) troviamo: "In tutto quel paesaggio la cosa più importante è un orso bruno...". Cosa potrà significare? Noi siamo certi che si intende parlare di una costellazione, l'Orsa Maggiore, citata più volte negli scritti che riguardano il segreto di Rennes-Le-Chateau. Passiamo ora ad esaminare il secondo quadro di Teniers, ossia "Le tentazioni di S.Antonio" (vedi foto 25). Guardandolo soltanto, non traspare nulla di interessante, solo un paesaggio ai piedi di una grotta sulla destra, dove vi sono alcune persone ed animali, una donna in particolare che sembra essere una srega, indica al Santo proprio la caverna. Se invece lo "vediamo" e lo passiamo minuziosamente al nostro esame, scopriamo una cosa della quale, e di questo ne siamo certi, non si è mai accorto nessuno. Come per il quadro precedente, abbiamo evidenziato l'area interessata (vedi foto 26). Come si può ben notare, nell'area evidenziata compare, quasi graffito sulla roccia, un volto ammantato. Di chi è quel volto? Non certo dell'autore del quadro, perché conosciamo Teniers, esiste un suo autoritratto. Quindi, la donna che sembra essere una strega sembrerebbe indicare al Santo proprio quel volto graffito sulla roccia, che possiamo osservare in dettaglio (vedi foto 27). A prima vista potrebbe sembrare il volto di una donna, che senza meno deve avere un significato particolare e rivelatore anche per un altro fatto: noi abbiamo cercato di esaminare profondamente quel volto ma soprattutto il velo che lo ammanta, ed è risultato essere proprio un velo tipico delle donne in Medioriente. Anche ammettendo che quello fosse il volto di Maddalena, siamo certi che ha un significato geografico, una vera e propria indicazione. Comunque, fatto sta che qui di segreti ne siamo pieni. Ma non è finita. Come detto torniamo al quadro "I Pastori in Arcadia", seconda versione, di Nicolas Poussin (vedi foto 22). Anche questo, a parte che esaminandolo con estrema attenzione abbiamo notato che il paesaggio sullo sfondo è quello di Rennes-Le-Chateau, è anche un'altra indicazione geografica precisa (vedi foto 28). Tracciando le linee fra i gomiti e le teste dei personaggi raffigurati nel quadro, ricaviamo (linee gialle) la costellazione della Vergine, ed alle stelle della costellazione corrispondono esattamente le grandi cattedrali volute dai Templari. Ma non solo. Unendo con due diagonali le Cattedrali di Amiens e Chartres, e quelle di Bayeux e di Reims (vedi foto 29), al centro delle diagonali troveremo esattamente una località storica e nello stesso tempo tragica per i Templari. La cittadina di Gisors. E' la stessa cittadina dove sorge il Castello di Gisors e dove furono tenuti prigionieri i Templari che lasciarono i loro famosi graffiti, e dove un giardiniere, tale Lhomoy (vedi foto 30), sostiene di aver trovato nei sotterranei alcune tombe merovinge e alcuni cofani misteriosi che, secondo lui, contenevano tesori inestimabili. Abbiamo reperito un paio di disegni di questi sotterranei ed una foto del punto dove Lhomoy scavò, o meglio il punto da scavare, ove secondo Lhomoy si trova la cripta. La prima (vedi foto 31) indica la dislocazione del punto esterno, mentre la seconda (vedi foto 32) è un disegno della cripta. La terza (vedi foto 33) è la pianta della cripta secondo Lhomoy.

La Quattordicesima Stazione della Via Crucis

Questa secondo noi è una delle scoperte più importanti che abbiamo fatto a Rennes. A parte che se ne parla nel Serpente Rosso, quando parla della "quattordicesima pietra, la più grande con i suoi 35 cm" e può fare riferimento solo a questa, visto che è alta proprio 35 cm, ma quello che abbiamo "visto" e non "guardato" è l'incredibile "coincidenza" di alcune cose. Prima di tutto (vedi foto 34) iniziamo ad osservarla con estrema attenzione. Rappresenta ovviamente la deposizione di Gesù nel Sepolcro, effettuata da alcuni personaggi, che sarebbero, partendo da sinistra a destra, i seguenti: il giovane Giovanni, che sorregge sulla sua spalla la testa dell'affranta Vergine Maria, accucciata ai piedi di Gesù vi è Maria Maddalena, poi un uomo di spalle, e per finire Giuseppe d'Arimatea. Abbiamo esaminato centinaia di volte questa Stazione, e non trovavamo nulla di strano, quando improvvisamente ci è apparso un particolare illuminante che, come al solito, a prima vista sfugge. Sappiamo che in tutte le raffigurazioni di Gesù, almeno quelle templari e di chi sa bene le cose, la ferita al costato del Cristo era stata inferta dalla lancia sulla sua parte destra. Invece guardando la raffigurazione si nota che qui corrisponde al sua parte sinistra. Il che non è possibile, conoscendo quanto Saunière era legato ai Templari. Quindi vi era o un errore, oppure vi era un'operazione da compiere. Siccome in questi casi un errore è quasi impossibile, tutto ciò che abbiamo dovuto fare è stato capovolgere l'immagine, cioè come se la si vedesse in uno specchio. E' quello che abbiamo fatto (vedi foto 35). Alcuni particolari sono immediatamente saltati ai nostri occhi. Abbiamo subito visto, ormai ben conoscendo il paesaggio, come lo sfondo sia quello appena ad est di Rennes-Le-Chateau, ossia fra Rennes-Les-Bains, il fiume che scorre nella valle e la cosiddetta "Foresta Misteriosa" di cui abbiamo parlato nel rapporto del viaggio nel mistero, cioè la foresta sopra Rennes-Les-Bains. Sullo sfondo a sinistra in alto si notano le rocce di Blanchefort, di fronte la stessa sagoma che è quella del Monte Cardou. Più avanti, in prospettiva, appena dietro i personaggisi nota, e non l'avevano vista prima, una testa di serpente di colore rossastro, sulla destra una specie di fonte battesimale in pietra. Tutto questo lo abbiamo riportato sulla stessa foto riflessa della quattordicesima stazione (vedi foto 36). Ma fosse tutto qui, sarebbe niente, o quasi. Colti da una specie di eccitazione febbrile, abbiamo voluto vedere sulle carte della zona di Rennes-Les-Bains e Rennes-Le-Chateau questi "punti" che abbiamo pensato di aver trovato. Ebbene è stato incredibile, perché come si evidenzia (vedi foto 36 bis), queste sono zone ben definite e precise. Le abbiamo anche riportate (vedi foto 37) sulla carta geografica e vediamo le zone di Blanchefort e del Cardou a nord, e quelle della Poltrona del Diavolo (il serpente) e della Fonte della Maddalena (il fonte battesimale) corrispondono con quelle "puntate" sulla XIV stazione della Via Crucis. E "dulcis in fundo", la località corrispondente con quella "puntata" sulla XIV stazione si chiama.... l'Homme Mort, cioè l'Uomo Morto. Ma non finisce ancora qui. Abbiamo anche notato una cosa ancora più incredibile: ponendo la XIV stazione come se fosse riflessa in uno specchio, il numero romano che contrassegna la stazione, cioè "XIV", diventa la parola latina "VIX" e, ricordando i famosi "1" oppure "I" delle date viste in precedenza, aggiungendo proprio questa "I" alla parola latina "VIX", questa diventa "VIXI", cioè "VISSUTO" oppure "MORTO". Appunto che corrisponde alla località dell'Uomo Morto. Tutto ciò è davvero eccezionale e che ovviamente, non può essere casuale. E non dimentichiamo che più a sud di questa zona, c'è una roccia che vista appunto da nord, ha la forma della testa di un cavallo... il Cavallo di Dio posto proprio nella Valdieu, cioè nella Valle di Dio. E a proposito di cavalli, parliamone un attimo.

I Cavalli di Dio, del Demonio e le Ombre

Abbiamo parlato proprio ora di cavalli. A sud, nella Valdieu, come detto, esiste una roccia a forma di testa di cavallo (vedi foto 38). Ricordiamo un momento le parole del Serpente Rosso, nel capitoletto della Bilancia: "Eccomi dunque a mia volta cavaliere sul destriero divino che cavalcava l'abisso". E questa roccia è vicino ad un profondo baratro. Ma le storie dei cavalli non terminano qui. Difatti abbiamo scoperto anche dell'altro riguardo ai cavalli, o meglio alle teste dei cavalli. E' nostra convinzione che tutto il Segreto di Rennes-Le-Chateau ruoti intorno ad una partita a scacchi. Tanto che nel Serpente Rosso si citano le "sessantaquattro pietre", e nella chiesa di Rennes vi era una scacchiera, cioè propro 64 caselle, bianche e nere; si cita la Regina Bianca e la Regina Nera, vi sono le Torri (quella di Magdala e quella di Vetro) edora anche i Cavalli, che negli scacchi sono ritratti proprio solo con la testa... se abbiamo scoperto il Cavallo di Dio, allora ci deve essere anche quello del Diavolo. Ma dove sarà? Eccolo, il Cavallo del Demonio, ed è proprio celato nella chiesa di Rennes-Le-Chateau (vedi foto 39). Del Demonio perché fa parte di Asmodeus, o meglio è la sua forma del contorno. Ma esiste ancora un cavallo, o meglio sempre una testa di cavallo, ed è celata stavolta ancora meglio. Eccola, come si può ben notare (vedi foto 40) è nascosta nel dipinto di Poussin, quello dei "Pastori d'Arcadia", vista ruotata di 180°.

Queste sono le altre rivelazioni che abbiamo trovato nel nostro studio continuo sul segreto di Rennes. Ve ne sono altre in serbo, e vi assicuriamo, mentre lasciamo i nostri gentili lettori alle loro conclusioni ed elucubrazioni, che ve le renderemo note non appena sviscerate e comprese.. ma abbiamo l'impressione che la prossima puntata riguarderà qualcosa a Parigi, legato a doppio filo con Rennes-Le-Chateau.

Messaggio del 27-09-2004 alle ore 13:19:03
Messaggio del 27-09-2004 alle ore 13:14:52
eja la cupola di S.Pietro!
Messaggio del 27-09-2004 alle ore 13:12:50
Il terribile segreto di Rennes-Le-Chateau

Gerusalemme, Anno del Signore 1160. Quartier generale dell'Ordine dei Cavalieri Templari, sulla spianata di Al-Aqsa (vedi foto 1), dove sorgeva il Tempio di Salomone. E' notte, mentre le sentinelle sono sempre all'erta, le torce rischiarano con la loro luce rossastra i vari camminamenti ed i corridoi interni del palazzo fortificato. L'ora è tarda, e quei corridoi di solito sono deserti. Ma quella notte non era così: si udiva un ritmico e regolare rumore di passi, ma non frettolosi, piuttosto sembravano passi di qualcuno che stesse passeggiando avanti e indietro. E così era. Nella grande stanza dove avvenivano le riunioni, riservata agli Ufficiali, il Gran Maestro dell'Ordine dei Cavalieri Templari, Bertrand de Blanchefort, misurava a grandi passi, avanti e indietro, il pavimento di pietra, con aria insieme pensosa e preoccupata. Non era solo: con lui, il Maresciallo del Tempio, Alain de Montdidier. Il Gran Maestro sembrava avesse grossi pensieri: le mani dietro la schiena, espressione assorta. Il Maresciallo del Tempio non era meno preoccupato: aveva un piccolo pugnale tra le mani che agitava nervosamente. Ma cosa stava succedendo? Forse la preparazione ad una battaglia imminente? Forse l'ansia di un prossimo attacco musulmano? No… niente di tutto questo. Ad un tratto, il Gran Maestro aprì un piccolo scrigno dal quale prese una chiave e fece cenno al suo Maresciallo di seguirlo. I due si incamminarono silenziosamente verso la parte più nascosta del quartier generale, presero ognuno una torcia e scesero una scala a chiocciola di pietra che portava nel sottosuolo. Dopo diversi giri viziosi seguendo alcuni corridoi sotterranei, i due arrivarono davanti ad una pesante porta di legno, che era sorvegliata da due uomini armati. Ad un gesto del Gran Maestro, le sentinelle si spostarono, e lui infilò così la chiave nella toppa: diede ordine ai due armati di allontanarsi, quindi fece fare due giri alla chiave e la pesante porta di legno si aprì. Il Gran Maestro ed il suo Maresciallo entrarono, richiudendo la porta dietro di loro. Usando le loro torce, accesero quelle che erano sui muri di questa stanza sotterranea; quando la luce dissolse le tenebre, apparì ai loro occhi il più grande tesoro di tutti i tempi: suppellettili, vasi d'oro e di bronzo, pezzi di colonne e trabeazioni, ma soprattutto tanti, tantissimi documenti, in papiro o in fogli di rame, antichissimi. Ma c'era dell'altro in quella grande stanza, qualcosa che era di capitale importanza per le religioni del luogo e che aveva fatto la storia del mondo: la Sacra Sindone, contenuta in una scatola di legno di cedro finemente lavorata a mano; l'Arca dell'Alleanza, con i suoi cherubini d'oro sul coperchio; la Menorah, il candeliere a sette braccia completamente in oro, simbolo principe della religione ebraica; il Graal, la coppa dove Gesù Cristo bevve durante l'Ultima Cena e dove Giuseppe d'Arimatea raccolse, non facendolo però apposta, il sangue di Gesù morente; la Vera Croce, lo strumento di morte a cui fu affisso Gesù. Ma come i Templari erano giunti in possesso di queste reliquie così importanti? Erano oltre trent'anni che i cavalieri dal bianco mantello avevano intrapreso ricerche archeologiche, effettuando scavi importanti, proprio sotto al Tempio di Salomone, ritrovando nei sotterranei, più precisamente in una stanza segreta, detta "Sancta Sanctorum", ossia il Santo dei Santi, tutte le reliquie che erano state poi portate in quella stanza. Perciò, quello che era racchiuso là dentro aveva un valore immenso, più di qualsiasi tesoro al mondo. Il Gran Maestro era consapevole di questo, e si rendeva anche conto che tali reliquie, se fossero cadute in mano ai musulmani, sarebbero state distrutte, ma che ugualmente, se fossero state preda degli ebrei, non avrebbero avuto miglior sorte. Da qui la sua grande preoccupazione e quella del suo fido Maresciallo, amico di mille battaglie sugli ardenti deserti della Palestina. In quel periodo, Gerusalemme era continuamente sotto attacco musulmano, e più di una volta i soldati islamici si erano pericolosamente avvicinati, con le loro pattuglie, al quartier generale templare. Quindi, per evitare problemi, come fare a portare in salvo quelle reliquie di vitale importanza, soprattutto per la cristianità? All'improvviso, la soluzione illuminò gli occhi di Bertrand de Blanchefort: l'unica cosa da fare, seppure pericolosa, era di portare in Europa tutto. Così, dopo un rapido consulto con il suo Maresciallo, fu deciso di trasportare in Europa, per nave, tutto ciò che era possibile portare via, per sottrarlo così alla furia islamica e per poter mettere a disposizione e all'adorazione di tutti i fedeli cristiani queste reliquie, trovate e rimosse con tanta fatica e con immenso amore. Si era deciso di non trasportare le reliquie via terra, per evitare eventuali attacchi sia delle truppe islamiche, sia di bande di briganti che infestavano le zone intorno a Gerusalemme. Il porto d'imbarco delle reliquie sarebbe stato San Giovanni d'Acri. Così, su dei carri, scortati dai migliori cavalieri del Tempio, furono caricate queste reliquie, assieme ad una consistente parte del Tesoro del Tempio, che sarebbe servito in Europa per le spese di costruzione di edifici adatti alla conservazione delle reliquie. Le tecniche costruttive di tali edifici furono estratte dai tantissimi documenti trovati assieme alle reliquie, documenti in papiro di importanza capitale e sui quali erano scritti segreti di natura immensa. Caricate su una nave, assieme al Gran Maestro Bertrand de Blanchefort ed al suo Maresciallo, le reliquie presero la via dell'Europa, scortate da altre due navi del Tempio, cariche di uomini armati fino ai denti: la preoccupazione maggiore era data dai pirati saraceni, ma essi si tenevano sempre lontani dalle navi che battevano le bandiere dell'Ordine del Tempio, essi sapevano che erano praticamente inattaccabili. Ma la prudenza faceva parte delle virtù di ogni templare, quindi furono prese tutte le precauzioni necessarie. L'unica reliquia che non fu caricata e portata via, fu la Vera Croce, in quanto fu deciso di trasportarla in un secondo tempo, ed anche perché troppo grande e troppo vistosa, e certo non si poteva smontarla, sarebbe stato sacrilegio. Questo fu un errore, perché la Vera Croce non venne più trasportata in Europa e, molti anni più tardi, sarebbe stata distrutta da Saladino. Queste navi, dopo una lunga traversata, arrivarono in Francia, per la precisione in Provenza, nel porto di Marsiglia, dove vennero caricate nottetempo su altri carri fatti venire appositamente dalla Precettoria Templare di Marsiglia. Forse sarebbe stato logico portare le reliquie a Parigi, alla Precettoria Generale dell'Ordine del Tempio, ma il Gran Maestro, con mossa saggia, decise di non farlo. Questo perché un tesoro simile poteva far gola a chiunque, e sarebbe stato ben difficile poi poterlo proteggere adeguatamente. Betrand de Blanchefort pensò allora che la cosa migliore era trasportare questo tesoro nelle sue terre, o meglio nel suo feudo, nel sud della Francia, in Linguadoca, quasi al confine con la Spagna, davanti ai Pirenei. E così fece. Tutto quello che i carri trasportavano fu scaricato nel suo castello, a poca distanza da Rennes-Les-Bains ed Arques. Esso impartì severissime disposizioni su come conservare e soprattutto nascondere le reliquie, ed anche dove, in posti conosciuti solo ai Templari e da poterci arrivare solo sapendo determinati codici ed altro ancora. Fatto ciò, Blanchefort tornò in Terrasanta, e da qui si perdono le tracce del favoloso tesoro religioso da esso riportato in Europa. Ma sempre da qui comincia il mistero, un mistero ancora insoluto, sul destino di queste reliquie: l'unica che è stata trovata e poi resa pubblica è la Sacra Sindone; delle altre, non vi è traccia, se non nei codici miniati dell'epoca che non dicono che fine abbiano fatto le altre cose. Ed assieme a queste reliquie, si dice che Blanchefort abbia riportato anche dell'altro dalla Terrasanta, qualcosa di talmente importante che ancor oggi, chi solo intuisce cosa sia, evita accuratamente di parlarne.

Proprio da qui, da quest'ultima cosa così importante, si inserisce un mistero ancora più fitto ed oscuro. Nel sud della Francia, quasi al confine con i Pirenei, nel dipartimento dell’Aude, precisamente nella regione della Linguadoca, ad appena 30 Km. a sud di Carcassonne, si erge una collina abbastanza elevata, sulla quale è abbarbicato un minuscolo paese, di poche case e poche anime. Questo paesino si chiama Rennes-Le-Chateau (vedi foto 2). Questo paesino faceva parte del feudo dei Blanchefort, che avevano il loro castello a pochi chilometri; ma nelle frazioni vicine, la famiglia Blanchefort aveva una serie di fabbricati e palazzetti. Intorno all'anno 1780, era abate di Rennes-Le-Chateau un tale Antoine Bigou, che curava anche la parrocchia del piccolo paese sottostante, Couiza. Un giorno, esso fu chiamato d'urgenza al palazzetto di Maria d'Arles Haupoul, dama di Blanchefort, ultima discendente diretta del Gran Maestro dei Cavalieri Templari, perché gli venne detto che la marchesa era in punto di morte. Bigou si precipitò dalla marchesa, ma essa non era ancora in condizioni critiche, anche se gravi. Allora Bigou si meravigliò, ma la marchesa gli disse che lo aveva convocato perché doveva confidare a lui un segreto, segreto che prima di lui conoscevano soltanto alcuni membri della famiglia Blanchefort e gli altri preti alternatisi a Rennes-Le-Chateau, segreto che tutti si erano portati nella tomba. Il segreto che la marchesa rivelò a Bigou doveva essere terribile, in quanto per un buon periodo di tempo, il prete fu visto "parlare da solo". Quindi, arrivò il tempo della morte della marchesa di Blanchefort, il 17 gennaio 1781. Con grande meraviglia, invece di essere sepolta nella cripta di famiglia, che è nella chiesa di Rennes-Le-Chateau, la marchesa venne tumulata in una tomba nel cimitero esterno alla chiesa, sotto alla torre campanaria, e in una tomba con iscrizioni assai strane, che vedremo tra poco. Passa ora un bel po' di tempo, e verso la fine del 1800, un sacerdote, tale Berengèr Saunière (vedi foto 3), di umili origini contadine, era parroco nella piccola cittadina di Arques, poco lontano da Rennes-Le-Chateau. Essendo deceduto il prete in quest’ultimo paese, Saunière viene trasferito dall’autorità ecclesiastica a Rennes-Le-Chateau, ma chiede e ottiene di poter continuare ad amministrare anche i suoi parrocchiani di Arques. Il prete era estremamente povero, ma molto motivato e voglioso di far bene il suo uffizio. Appena giunto a Rennes-Le-Chateau, Saunière si rese conto di aver a che fare con una realtà assai dura e con una assoluta povertà dei suoi nuovi e schivi parrocchiani. Il paese era piccolo ed assolutamente fuori da ogni traffico commerciale, ma era molto antico. Difatti, prima di assumere l’attuale nome, il paese era chiamato Haereda, ed era nientemeno che una roccaforte dei Visigoti, i barbari di Francia. La piccola chiesa del paese (vedi foto 4), risalente al X secolo, fatta costruire da Dagoberto II, era in condizioni assolutamente pietose, ed aveva bisogno di urgenti restauri. Non avendo certo il vescovado la possibilità economica per far fronte ai lavori, Saunière cercò attraverso diverse collette dei suoi parrocchiani e mettendoci anche denaro suo di avere una somma iniziale per far dare almeno il via ai lavori di restauro della chiesa. Riuscì nell’intento, ed i lavori poterono così iniziare. Vennero smantellate alcune pareti per rifarle e venne smontato il tetto. I lavori fervevano alacremente, ed il prete era assai contento di come procedeva il restauro delle varie parti. Ma il momento che doveva sconvolgere la vita di Saunière (e non solo la sua) arrivò quando l’attenzione del prete e dei suoi operai si rivolse verso l’altare maggiore della chiesa, una lastra di marmo del XII secolo posta su una colonna di base di altrettanta vetustà. Quando Saunière diede ordine agli operai di rimuovere la lastra di marmo, si accorse che la colonna di base (vedi foto 5) non era piena, ma cava, e che l’interno di essa non era vuoto. Avvicinatosi, Saunière trovò con sua somma sorpresa alcuni piccoli e lunghi contenitori cilindrici di legno, stretti e lunghi. Su ognuno di questi cilindri, era impressa la croce dell’Ordine del Cavalieri Templari, e le date del 1270 e 1274 ed i sigilli di Bianca di Castiglia. Il prete era ovviamente emozionato, anche perché aveva già sentito in giro alcuni racconti nei quali si favoleggiava dei cavalieri templari e di un tesoro nascosto in quella zona: ma stavolta non era una semplice storia, ora vi erano prove concrete. Raccolti con molta circospezione i cilindri, Saunière li portò nella sua canonica per esaminarne il contenuto, dopo aver rimosso con molta cura i sigilli dell’Ordine Templare e di Bianca di Castiglia. Sperava di trovare dentro i cilindri oro e gemme, che avrebbero portato ricchezza a lui ed a tutto il paese, il che avrebbe così consentito di terminare i lavori alla chiesa e di avere una vita un po’ più agiata, sia lui, che i suoi parrocchiani. Ma la delusione fu forte quando si accorse che dentro i cilindri di legno c’erano soltanto delle pergamene raggrinzite dal tempo, ma comunque ancora perfettamente leggibili, redatte in lingua latina, e nient’altro. La delusione fu ancora più forte quando si accorse che su una pergamena, particolarmente la prima (vedi foto 6), fosse solo scritto un passo del Vangelo, quello nel quale i farisei chiedono a Gesù lumi sul fatto che i discepoli mangiavano durante il sabato (lo "shabbat" ebraico). Anche questa pergamena era completamente redatta in latino. Ma una domanda iniziava a farsi strada nella mente di Saunière: se quelle pergamene contenevano soltanto brani del Vangelo, come sembrava, perché erano state chiuse in cilindri di legno e nascoste in una colonna cava di un altare? Allora non erano forse semplici pergamene? E se non lo erano, cosa stavano a significare? Esaminando meglio il documento, Saunière trasalì: aveva scoperto un segreto sulla pergamena, lo stesso che ora vi faremo vedere anche noi. Come detto, si può osservare che la pergamena, narra in lingua latina un passo del Vangelo di Luca. Ma quello che è sorprendente non è il contenuto della pergamena, cioè il racconto evangelico, ma come lo stesso è stato vergato sulla carta della pergamena! Se iniziamo una minuziosa analisi dalla seconda riga del racconto, noteremo che alcune lettere sono volutamente scritte più alte delle altre sulla riga immaginaria di scrittura. Per esempio, nella parola "sabbato", notiamo che la seconda "a" è rialzata rispetto alle altre lettere della parola stessa. In definitiva, è scritta "sabbato". Esaminiamo che anche la parola seguente è scritta "secundo", e dopo la parola "primo" c’è la "a" rialzata. Andando avanti così su tutto il documento, vediamo che queste lettere rialzate, posta una dietro l’altra, formano una sequela di lettere che sembrano non avere alcun significato, o almeno nessun senso logico : adagobertiiroietasionestcetresoretilestlamort. Abbiamo detto che sembrano senza senso, senza una successione logica, lessicale ed ortografica, ma se noi le scomponiamo arriveremo a leggere : A DAGOBERT II ROI ET A SION EST CE TRESOR ET IL EST LA MORT. E’ una frase francese, che significa "A DAGOBERTO II RE E A SION C’È IL TESORO, DOVE È LA MORTE". Saunière sobbalzò, e capì che aveva in mano qualcosa di grosso. Ma cosa? La mappa del tesoro dei templari? No, o almeno non sembrava. Forse l’indicazione di dove il tesoro era sepolto? O cos’altro? Così, il prete iniziò anni di dura decifrazione di queste pergamene, che dovevano poi portarlo molto più oltre di quanto lui stesso non avrebbe mai immaginato. Queste pergamene, soprattutto le uniche due giunte sino a noi, sono piene di segreti e di rivelazioni esoteriche. Osserviamo ora un particolare della pergamena, particolare che, chissà per quale recondito motivo, è sfuggito a moltissimi ricercatori, compreso Saunière, che non ha riportato nessun appunto su questo particolare, invece così interessante (vedi foto 7). Come si può vedere, sembrano due lettere, ed in effetti è proprio così.. Le lettere in questione sono una "P" ed una "S" dentro una specie di aura circolare. Cosa staranno a significare? La firma dell’autore della pergamena? Non lo crediamo, anche perché ritroveremo questo strano criptogramma da tutt’altra parte. La stessa parola "criptogramma" deriva dal greco, e significa in modo letterale "cryptos", cioè nascosto e "grammas" cioè "derivato da scrittura". Quindi è un codice, o qualcosa del genere. Potrebbe essere una specie di firma, con due iniziali, ed in effetti pensiamo sia proprio così. E' chiaro che dobbiamo considerare la lingua latina, od al massimo quella greca come base, per ricalcare l’intera pergamena. Allora, P come Prioratus ed ed ed S come Sion. Proprio così, il Priorato di Sion, organizzazione potente e segreta, che sembra ancora oggi esista. Ma ora riesaminiamo ancora la pergamena che finora abbiamo avuto sotto i nostri occhi (vedi foto 8). E' stupefacente. Osserviamo con molta attenzione la pergamena: abbiamo segnato alcune particolarità. La casellina in basso sta a mette in evidenza le quattro lettere della parola SION, cioè sempre Gerusalemme; la linea A-B, che passa attraverso due piccole croci, interseca le lettera S-I-O-N, cioè sempre SION, Gerusalemme. In basso a sinistra, c’è un’altra parola molto significativa, evidenziata dalla cornicetta: CUMERAN, cioè Qumran, il sito culla degli Esseni, il luogo dove sono stati ritrovati i rotoli del Mar Morto. "Esseno", in lingua arcaica, significa "santo". E la seconda pergamena (vedi foto 9) doveva riservare sorprese ancora più grosse: anch'essa contiene un passo del Vangelo, ma, fra una lettera e l'altra del testo ve ne sono alcune che non c'entrano nulla. Tutte queste lettere, unite insieme, non stanno ad indicare proprio nulla, né sono disposte in modo da formare una o più frasi come nel caso della prima pergamena, che abbiamo visto. Anche però a questo si è trovata la soluzione. Il messaggio della seconda pergamena, perché di messaggio si tratta, è crittografato, cioè nascosto, ed occorre quindi un codice di decrittazione per leggerlo. Tale codice è quello che si ricava da una tabella, detta tabella di Vigenere, alchimista del XIV secolo, il cui funzionamento non è semplicissimo, ed anche per questo, vi rimandiamo a fra poco tempo, quando nel nostro sito saranno aperte delle pagine specifiche per le decrittazioni. Fatto sta che alla fine, dalla decifrazione di questa pergamena, esce questa frase a dir poco enigmatica: "BERGERE PAS DE TENTATION QUE POUSSIN TENIERS GARDENT LA CLEF PAX DCLXXXI PAR LA CROIX ET LE CHEVAL DE DIEU J'ACHEVE CE DAEMON DE GARDIEN A MIDI POMMES BLEUES". E' ovviamente una frase in francese, che più o meno suona così: "Pastorella nessuna tentazione che Poussin Teniers tengono la chiave pace 681 per la croce questo cavallo di Dio finisco questo demonio di guardiano a mezzogiorno pomi blu". E' un'espressione a dir poco enigmatica, ma la soluzione, lampante, la vedremo poi. Dopo il rinvenimento delle pergamene, stranamente, Saunière cominciò ad avere a disposizione somme ingentissime, assolutamente in distonia con la vita di un povero prete di campagna. Questo denaro era sempre di più, sembrava inesauribile. Tanto che i lavori di restauro che Saunière aveva iniziato nella chiesa non solo furono rinvigoriti, ma divennero addirittura sfarzosi, quasi principeschi: cosa assai strana per una piccola parrocchia sperduta nelle brulle colline del sud della Francia, quasi al confine con i Pirenei. Per rendere meglio l’idea, immaginiamo di essere turisti non poi così sprovveduti, come noi abbiamo fatto, ed iniziamo il giro di visita della canonica e dintorni, con occhio attento. Arrivando al portale della chiesa, dedicata a Santa Maria Maddalena, alzando gli occhi, ci colpisce immediatamente un particolare macabro ed inquietante. Sull’architrave del piccolo portale si può leggere una frase non certo allegra: "Terribilis est locus iste". E’ una frase latina, che significa "questo è un luogo terribile" (vedi foto 10). Poco sopra la scritta, una raffigurazione di Maria Maddalena. Entrando in chiesa, sembra veramente di entrare in una specie di festival delle stranezze e delle cose insolite, almeno per una chiesa, e cercheremo di esaminare queste stranezze per dare loro una spiegazione logica, o che almeno si avvicini alla verità. Un particolare che chiamare insolito è veramente poco ci colpisce immediatamente: sulla sinistra, vi è una acquasantiera, molto ben fatta, ma la cosa strana è che la colonna che sorregge la conca in pietra che contiene l’acqua santa è…un diavolo (vedi foto 11). Già, proprio così, è un demonio, identificato come Asmodeus, di cui si racconta la leggenda nella quale il re Salomone, il "rex mundi", avendolo catturato, lo costrinse a fare da guardia, per sempre, all’oro ed alle ricchezze contenute nel Tempio di Gerusalemme. Chissà, forse Saunière voleva intendere questo con il "luogo terribile" cui accennava all’ingresso della chiesa? Comunque, il fatto certo è che una acquasantiera sorretta da un diavolo non è presente in nessun’altra chiesa cattolica o di altro culto in tutto il mondo. Sopra all’acquasantiera, vi sono quattro angeli (vedi foto 12), ed ognuno fa una parte del segno della croce, e sovrastano una frase scolpita, stavolta in lingua francese: "Par ce signe tu le vaincras", cioè "con questo segno lo vincerai". Una vittoria contro il diavolo, quindi. Ma ora che siamo arrivati in chiesa, osserviamola molto attentamente (vedi foto 13): è abbastanza piccola, con il soffitto di colore blu con dipinte delle stelle, e fino a qui tutto normale, ma osserviamo bene le pareti. Appunto lungo le pareti, vi è una originalissima Via Crucis, che particolare curioso, è posta in senso antiorario. Stranezza numero tre: nella citata Via Crucis, vi sono particolari curiosi, ed uno è nella III stazione, ove è raffigurato un negro, ed un altro, forse particolare ancora più curioso, è nella VIII stazione (vedi foto 14), dove si nota fra i personaggi un bimbo con un gonnellino scozzese ed una donna con veli da vedova. Volgendo il nostro sguardo in giro, notiamo che esistono nella chiesa alcune statue di santi, della Vergine, di Gesù, di S.Giovanni Battista e, da un lato, un bassorilievo che raffigura Maria Maddalena. Le statue raffigurano Santa Germana, San Rocco, Sant’Antonio da Padova, Sant’Antonio l’Eremita e San Luca. Sotto l'altare maggiore esiste un bassorilievo bellissimo che riproduce Maria Maddalena (vedi foto 15). La santa così controversa nelle cronache ecclesiastiche ed evangeliche è raffigurata in ginocchio, mentre prega davanti ad una croce. Entrando in chiesa, ci sono le statue di Gesù e di Giovanni Battista. La statua di Gesù guarda la pavimentazione della Chiesa, fatta in quel punto di 64 caselle bianche e nere, come appunto una scacchiera. Passiamo ora ad esaminare più concretamente queste stranezze, cercando di dar loro una spiegazione logica. La prima riguarda la presenza di un diavolo, e nientemeno che Asmodeus, nella chiesa. La spiegazione forse sta, come detto, nella vittoria contro il diavolo che il Re Salomone ebbe, costringendo, secondo la leggenda, lo stesso Asmodeus a far da guardiano al tesoro del Tempio di Salomone. Gli angeli sovrastanti indicano che con il segno della croce il diavolo verrà vinto, come in tempi antichi l’imperatore Costantino, primo imperatore cristiano nella storia di Roma, nella battaglia su Ponte Milvio contro Massenzio, vide la croce in cielo con scritto "In hoc signo vinces", cioè "con questo segno vincerai". Ma, per tornare ad Asmodeus, egli era guardiano del tesoro del Tempio a Gerusalemme, proprio dove erano poi acquartierati i Cavalieri Templari. Poi abbiamo visto la stranezza della Via Crucis, estremamente policroma e posta, a differenza delle altre chiese, in senso antiorario. Il perché, ed è una ragione prettamente religiosa, è presto spiegato: Saunière non ha fatto altro che ricalcare le orme degli antichi templari, che ponevano in quel modo le loro Via Crucis, in modo che si partisse da una parte della chiesa (la parete verso nord) che simboleggiava la mancanza di luce e la tenebra, fino ad arrivare, passando per la parete ovest, alla parete sud, ove il sole è più alto, e quindi dove c’è la maggior manifestazione di luce, perciò andare verso la luce. La stranezza della Via Crucis necessita di maggior attenzione: che ci fanno un negro, un bimbo vestito con un gonnellino scozzese ed una donna con veli da vedova nelle raffigurazioni della Via Crucis? La risposta è qui più articolata. Per ciò che riguarda il negro, la sua presenza è oscura, a meno che non si tratti della raffigurazione di uno degli apostoli, San Tommaso, che nei Vangeli gnostici di Nag-Hammadi (dalla località dove sono stati trovati) viene detto che era di pelle nera. Ma il bimbo e la vedova? Occorre sapere che Saunière era si un prete ma, da documenti storici inoppugnabili, si rileva che era anche un massone. Anche se le cose potevano sembrare antitetiche, questa è la verità. L’ineffabile parroco faceva parte della Loggia del Rito Scozzese Antico e Accettato (questo il nome), ed ecco spiegata la presenza di un bimbo con un gonnellino scozzese nella Via Crucis. Ma la vedova? Stessa risposta, infatti i massoni, soprattutto quelli che appartenevano alla Loggia Scozzese poc’anzi detta, amavano farsi chiamare "figli della vedova", ed ecco spiegata anche la presenza della donna in veli neri nella Via Crucis, che nulla ha a che vedere con le "pie donne" di evangelica memoria. La stranezza delle statue della chiesa, sta non tanto chi raffigurano, quanto come sono poste nella chiesa. Infatti, riportando la planimetria della chiesa (vedi foto 16), osserviamo la precisa disposizione delle statue. Disposte anch’esse in senso rigorosamente antiorario, sono: la statua di S.Germano, quindi quella di San Rocco, poi quella di S. Antonio Abate, poi quella di S. Antonio l’Eremita, e per ultima quella di S. Luca. Ora, unendole con un tratto di penna, viene fuori il pentacolo, noto a tutti gli esoteristi, ma non solo. Se noi uniamo tutte le iniziali dei santi, viene fuori la parola GRAAL. L’ultima stranezza di cui parleremo, è quella che riguarda il bassorilievo raffigurante la Maddalena (vedi foto 15). Lo stesso Saunière, che aveva una venerazione particolare per lei, eseguì gli ultimi ritocchi del bassorilievo. La Maddalena, detta anche Maria di Magdala, che viveva a Betania insieme alla sorella Marta ed al fratello Lazzaro, è ritratta in ginocchio, con accanto un teschio (raffigurazione tipica di Maria Maddalena), davanti ad una croce che però non è quella tradizionale, ma è ricavata da un albero, che esotericamente è fonte di vita, ma a parte il teschio accanto alla croce, che qui vuole simboleggiare il Golgota (monte del teschio)...è proprio il paesaggio sullo sfondo che sembra non c'entri assolutamente nulla con tutto il resto... Abbiamo già parlato di alcune delle particolarità o stranezze che dir si voglia della chiesa di Santa Maria Maddalena a Rennes-Le-Chateau, di cui Berenger Saunière era il curato, ma le abbiamo appena descritte e non in modo così preciso come meriterebbero. A nostro modesto avviso, riteniamo che prima ancora di parlare dell'annesso cimitero, per capire meglio come stanno le cose, sia il caso di tornare ad esaminare meglio l'interno della chiesa per focalizzare alcuni punti, che ci aiuteranno senz'altro a farci poi capire il senso di altre curiosità di questo luogo incredibile. Pensiamo che un posto importante lo rivestano le statue dei santi raffigurati nelle navate. Come abbiamo detto, oltre alle statue di Gesù con Giovanni Battista, ci sono quelle di Santa Germana, Santa Maria Maddalena, Sant'Antonio da Padova, Sant'Antonio l'Eremita, San Rocco e San Luca. Come detto, nella chiesa ci sono ben tre raffigurazioni diverse della Maddalena, il che fa già pensare qualcosa di strano, tanti richiami alla stessa santa in un luogo così piccolo. Nella statua in esame (vedi foto 17) vediamo che la santa è raffigurata con una croce che essa regge con il braccio destro, mentre nella mano sinistra regge un'anfora. Ai suoi piedi, ovviamente un teschio. Il motivo del teschio è ricorrente in tutte le raffigurazioni della Maddalena, sia in quelle scultoree che pittoriche. E' un palese richiamo al Calvario, il Monte della Crocifissione, che in ebraico si chiama "Golgota" che significa "monte del teschio". Ma è anche un monito ed un richiamo al mistero della morte. Una curiosità della statua della Maddalena è l'anfora che essa regge nella mano sinistra. Sembrerebbe non entrarci nulla con la sua figura di peccatrice redenta da Gesù, ma poi dai Vangeli apprendiamo che essa portò gli unguenti per cospargere il corpo di Gesù in un'anfora, simbolo che sta anche a significare vita e resurrezione. Come detto, le statue nella chiesa sono comunque tutte assai belle e policrome, come è policroma la Via Crucis... ma tutta la chiesa presenta delle curiosità che con un occhio attento, possiamo ben vedere. Ad esempio, a sud vi sono delle vetrate con raffigurate tre mele di un colore assolutamente inusuale, in quanto sono blu. L'abside della chiesa, posto rigorosamente ad est come tutte le chiese che hanno a che fare con i templari, nel soffitto è decorato con stelle su un cielo blu intenso, ma vi è raffigurato anche il sole…nero. Il pavimento della chiesa è formato da mattonelle bianche e nere alternate poste in modo del tutto strano per un pavimento di chiesa. Tutti i crocifissi della chiesa hanno inoltre la dicitura INRI (Iesus Nazarenus Rex Iudaeis, cioè Gesù Nazzareno Re dei Giudei) con la N rovesciata. Questo è tipico di molte raffigurazioni del Cristo, ma perché con la N rovesciata? Si potrebbe pensare ad un errore, ma non può essere, in quanto la lettera N era ben conosciuta e la sua scrittura altrettanto. Qui si innesta un discorso particolare: la N rovesciata era usata dai cosiddetti "cristiani gnostici" cioè cristiani che cercavano, con la loro ricerca, di svelare i misteri, e che avevano fatto una dottrina di questa ricerca, come ad esempio i Catari della Linguadoca, tacciati di eresia dalla Chiesa di Roma e quindi sterminati con una crociata cruenta e sanguinosa. Quando cadde la città di Albi, a poca distanza da Rennes-Le-Chateau e da Carcassonne, alla fine i Catari uccisi furono oltre diecimila, e quasi altrettanti finirono i loro giorni sotto le torture dell'Inquisizione. Tornando alla nostra N rovesciata, se letta diritta sta per NAZARETH rovesciata si deve leggere necessariamente HTERAZAN, che non è niente altri che una espressione antica ebraica, che sta a significare "CAMERA MISTERIOSA" ossia un chiaro riferimento al Sancta Sanctorum (come dice il Talmud ebraico) del Tempio di Salomone. E ora passiamo ad esaminare ancor meglio la chiesa e la sua struttura. Esiste un altro "pezzo forte" nella chiesa. Oltre alle statue dei santi, di Asmodeus e di Gesù con Giovanni Battista, del bassorilievo della Maddalena sotto l'altare, appena dopo l'entrata il pavimento non è uguale a quello che lo circonda, ma è posto in modo inverso, formando una vera e propria scacchiera di 64 caselle bianche e nere. Lo sguardo delle statue di Gesù e del diavolo Asmodeus guardano proprio questa scacchiera, come se dovessero giocare una partita. Negli appunti dell'abate Saunière troviamo scritto: "Quei due nella chiesa non fanno altro che giocare una partita senza fine, che però non è quella eterna fra il bene ed il male…". Una frase enigmatica riferita proprio alle statue suddette. Ma quale partita stanno giocando Gesù e il diavolo Asmodeus? Quella eterna del bene e del male? No, perché Saunière stesso ci dice che non è così. In tutta, e ripetiamo tutta la chiesa troviamo riferimenti ai templari, alle loro opere e soprattutto riferimenti alla cosiddetta "geometria sacra", quella geometria che i templari usarono per costruire le loro imponenti cattedrali gotiche. Ritornando alla geometria sacra, abbiamo pensato di provare questa sulla chiesa di Rennes-Le-Chateau. Abbiamo scoperto qualcosa di stupefacente. Abbiamo riportato qui il risultato di una parte dello studio (lungo e complesso) effettuato (vedi foto 18). Tirando le linee ed usando la geometria sacra, abbiamo scoperto che è possibile costruire la stella a sei punte, il sigillo di Salomone, trovando ad est un punto, che altri non è che l'ingresso di una cripta, della quale parleremo poi. Ma non solo. Effettuando ancora altro studio ed usando di nuovo la geometria sacra (vedi foto 19), si è rilevato che è possibile costruire un altro sigillo di Salomone, più grande del precedente, e che indica un altro punto, ben preciso ed importantissimo, di cui parleremo fra poco. Tornando ai festival delle stranezze e delle cose insolite, abbiamo lasciato il nostro Saunière alle prese con i lavori della chiesa: quando venne il momento della pavimentazione, proprio davanti all'altare, sollevando il pavimento, ci si accorse che quello che era stato tolto altro non era che una lastra tombale, che però era stata messa sul posto... rovesciata. Su questa pietra era raffigurato un cavaliere con lancia ed un'altra figura indistinta, posata in modo che questa scena potesse vedersi solo.. dal disotto (vedi foto 20). Questa lastra stava ad indicare l'ingresso di una cripta, quella dei Blanchefort. Rimuovendo inolre questa lastra, Saunière trovò sotto di essa uno strato di monete d'oro e d'argento, contenute in alcuni vasi di terracotta. Forse una parte del tesoro templare o di un tesoro visigoto, questo non lo sapremo probabilmente mai, visto che Saunière scrisse al suo vescovo, a tal proposito, che quello che aveva rinvenuto non era un tesoro, ma piccole medagliette con la Madonna di Lourdes, secondo il buon prete di nessun valore. Dopo poco tempo, Saunière iniziò il lavori nel piccolo cimitero annesso alla chiesa. E da qui cominciarono illazioni e manovre oscure. Prima di tutto, Saunière trovò che c'era una qualche attinenza fra le pergamene trovate nell'altare e la lastra tombale assieme alla lapide della marchesa di Blanchefort: entrambe furono distrutte da Saunière, che così cercò di far sparire ciò che era scolpito sulle due pietre della tomba: esso era sicuro della riuscita del suo tentativo, ma non poteva sapere che delle due pietre sacre erano stati fatti dei disegni dall'Istituto d'Arte di Carcassonne, quindi i suoi sforzi si rivelarono inutili. Inoltre Saunière, che intanto aveva assunto per la sua cura personale una perpetua, tale Marie Denarnaud, lavorava nel cimitero quasi soltanto di notte, scavando e distruggendo lapidi e lastre tombali. Questa cosa non mancò di suscitare proteste nella popolazione, che prima si rivolse al Prefetto, infine al Vescovo di Carcassonne, dal quale Saunière dipendeva. Questo ritardò i lavori nel cimitero, qualsiasi essi fossero: ma furono comunque terminati, con la sparizione completa della tomba della dama di Blanchefort. Ma cosa c'era scritto di tanto importante su queste pietre tombali? E perché Saunière le distrusse? Cerchiamo di capirlo. Osserviamo attentamente la lapide (vedi foto 21). Vi è scritto, in un modo assai impreciso, che "qui è sepolta la nobile Maria de Negre d'Arles dama d'Haupul di Blanchefort, di sessantasette anni, deceduta il 17 gennaio 1781, riposa in pace.". Vi sono alcuni errori sulla lapide, ma errori strani, anzi che avrebbero dovuto suscitare l'indignazione dei familiari della marchesa. Difatti, la parte in cui è scritto "DAME D'HAUPOUL" è errata, perché il marito era d'HAUTPUL, e l'espressione riportata sulla lapide era usata, in quei tempi, come contrazione di HAUTEPOULE, letteralmente "alta gallina", come venivano definite le prostitute di alto bordo. Ma quello che avrebbe dovuto scatenare le ire dei parenti della marchesa è scritto nelle ultime due righe, "REQUIES CATIN PACE". Ora, in francese la parola "catin" significa letteralmente, e ci si passi il termine, "puttana". E' pensabile ipotizzare un errore dello scalpellino, ma questa ipotesi cade quando sappiamo che l'abate Bigou era un fine latinista ed un uomo di grande cultura, che mai avrebbe permesso un errore simile, e se anche fosse avvenuto, sarebbe stato immediatamente corretto. Allora, è ipotizzabile che tale scrittura sia stata voluta. Ma perché? Cercheremo di spiegare anche questo. Secondo il metodo di decrittazione usato per la seconda pergamena, abbiamo visto quale enigmatica frase ne scaturisce; ebbene, la stessa frase in francese, è l'esatto anagramma della lapide della marchesa di cui abbiamo or ora parlato. Ora osserviamo la lastra tombale (vedi foto 22). Anche qui vi è qualcosa di estremamente strano: vi è la dicitura, mezza in latino e mezza in greco, che non vuol dire nulla: in pratica è scritto "ET IN ARCADIA EGO". Letteralmente significa "e in arcadia io", ma non vuol dire niente, perché manca in verbo: se ad esempio ci fosse stato il verbo essere, la frase corretta poteva essere formulata in questo modo: "ET IN ARCADIA EGO SUM", che vorrebbe dire "e io sono in Arcadia", che ha già un suo senso. Ma così non è, quindi vediamo la disposizione delle lettere: quello che colpisce è sulla parte destra, dove la prima è la lettera greca Alfa, e l'ultima è la lettera Omega: Alfa e Omega, inizio e fine, cioè quello che identifica Gesù Cristo, perché, come Lui disse, "io sono l'inizio e la fine". E le parole latine centrali: "REDDIS REGIS CELLIS ARCIS", che potrebbe significare "restituisci il regno ai sotterranei della fortezza", che anche qui sembra non avere significato. E anche qui il criptogramma PS…. Comunque noi siamo sicuri che le pietre tombali della marchesa nascondano ben altro, in quanto Saunière, se fosse stato solo questo, non si sarebbe affannato a cancellare e distruggere ogni cosa di queste lapide e lastra tombali. Ora, riallacciamoci al discorso della seconda pergamena dalla quale, dopo averla decifrata, ne scaturiva quella stranissima frase, che riportiamo: "PASTORELLA NESSUNA TENTAZIONE CHE POUSSIN TENIERS TENGONO LA CHIAVE PACE 681 PER LA CROCE E QUESTO CAVALLO DI DIO FINISCO QUESTO DEMONIO DI GUARDIANO A MEZZOGIORNO POMI BLU.". Occorre dire che Poussin e Teniers erano due pittori, di grande talento. Soprattutto il primo aveva dipinto due quadri, ambedue intitolati "I pastori di Arcadia", ed in questi quadri, soprattutto nel secondo, vi è raffigurata una pastorella. In tutti questi quadri, i pastori sono davanti ad una tomba, dove indicano con le dita dei punti precisi (vedi foto 23). Sta proprio qui la chiave del mistero: però occorre capire cosa è PACE 681 PER LA CROCE e tutto il resto. Qualcosa potrebbe stare sulla lapide della marchesa: difatti non è strano che le due ultime righe siano scritte in latino, ma quello che è strano è il fatto che l'ultima parola che dovrebbe essere scritta in latino PAX, è invece scritta come PACE; e due righe più sopra c'è scritto DCLXXXI, cioè 681, e la croce potrebbe essere quella della lapide, ultima in alto….. tutto è da considerare. Comunque, ripetiamo, la chiave del mistero è in questa indicazione, compresa quella dei pomi blu, che sono raffigurati sulle vetrate della chiesa, e che in un certo periodo dell'anno vengono proiettati dalla luce del sole. Fatto sta che, da questo punto, Saunière cominciò ad avere fra le mani soldi a profusione, una quantità incredibile per quei tempi, tanto che fece ultimare i lavori della chiesa in modo faraonico, fece costruire un serbatoio per l'acqua a beneficio di tutto il paese e, alla fine, fece costruire addirittura una strada moderna con manto asfaltato, una spesa folle per quei tempi e soprattutto per un prete di campagna. Convocato da suo vescovo, Saunière disse candidamente che tutti i soldi venivano dalle offerte per le Sante Messe, ma ovviamente non venne creduto. Cominciò anche a circondarsi di amici influenti, tra i quali la cantante Emma Calvè, che anzi qualcuno dice che divenne anche la sua amante; ma la sua opera più incredibile e faraonica fu quando commissionò la costruzione della sua biblioteca, che chiamò Villa Bethania, e che fece completare con una torre circolare che chiamò Torre di Magdala (vedi foto 24), sempre in onore di Maria Maddalena. La spesa della biblioteca e della torre si aggirò, in denaro odierno, intorno ai 3 miliardi di lire, una cifra per quei tempi che nemmeno la città di Carcassonne poteva permettersi di spendere a cuor leggero. Più volte convocato dal vescovo, Saunière rifiutò sempre di rivelare dove prendesse tutto quel denaro, tanto che fu sospeso "a divinis", per poi essere reintegrato poco prima della sua morte, che, guarda il caso, fu preceduta da un ictus cerebrale proprio il 17 gennaio, per poi morire il 21 dello stesso mese. Nel frattempo, Saunière aveva fatto intestare tutti i beni a Marie Denarnaud, proprio la sua perpetua, giacché essa, alla morte di lui, si trovasse ricca e benestante, cosa che avvenne puntualmente: ma anche lei non volle mai rivelare il segreto di cotanta ricchezza, e non volle mai vendere nulla, tranne che a un tale Noel Corbu, suo amico, al quale disse "Quando sarà il momento, vi rivelerò un segreto che vi farà così ricco da dover passare il resto dei vostri giorni a contare denaro". Ma non fece in tempo, in quanto una paralisi la rese muta e le provocò una demenza, che la portò alla morte, anche lei con il suo segreto. Corbu, che era divenuto proprietario, fece scavi ed altro, ma non trovò nulla. Ma anche lui, alla fine, morì in un tragico incidente stradale. Tutti e tre sono ora sepolti nel cimitero annesso alla chiesa, in terra consacrata (vedi foto 25), anche se Saunière, in punto di morte, si confessò con un altro prete, tale Rivière, che non gli diede però l'assoluzione. Ma allora, il segreto di Rennes-Le-Chateau in che cosa consiste? Si fanno ormai da anni una ridda di ipotesi, ma la più accreditata, anche perché suffragata da elementi obiettivi, è quella che nella tomba della dama di Blanchefort, sia invece stata sepolta nientemeno che Maria Maddalena. Proprio così, e tale ipotesi è supportata non solo dalle iscrizioni che sono sulle pietre tombali, che si richiamano ad una donna dai facili costumi, ma anche da ciò che si può ammirare nella straordinaria cattedrale di Chartres: in una delle vetrate policrome, risalente al 1200, si narra la storia di Maria Maddalena, ed in una scena è chiaramente raffigurato, oltre che scritto, il suo sbarco sulle coste francesi della Provenza, fino ad arrivare in Linguadoca, dove lei ha continuato a diffondere la parola di Cristo, come hanno fatto gli altri apostoli. Ma una domanda rimane: se nel sepolcro della dama di Blanchefort è sepolta Maria Maddalena, quale importanza può avere? E quale segreto possono nascondere solo povere ossa, se pure appartenute a colei che fu più vicina di tutti a Gesù? O piuttosto il segreto sta in qualcosa che è sepolto con lei, magari documenti di importanza eccezionale? Ricordiamo che, quando Saunière fu sospeso dal Vaticano, per parlare di questo problema proprio con Saunière intervenne sul posto il nunzio pontificio, che era nientemeno che Angelo Roncalli, poi divenuto Papa con il nome caro a tutti di Giovanni XXIII. Forse lui era a conoscenza di questo segreto? Qualcuno, che dice di essere bene informato, ha detto che il segreto è di tale portata che, se conosciuto, farebbe tremare la Chiesa di Roma dalle fondamenta, come in Francia, nel 1250, si disse che i Templari custodi di un segreto (probabilmente lo stesso) avrebbero messo a morte chiunque, compreso il re, se avesse visto o saputo il segreto in questione. Ora noi non sappiamo in cosa consista questo segreto, ma ci rendiamo conto che deve essere forzatamente qualcosa di grosso, troppo grosso, se addirittura la Chiesa non vuole parlarne e chi se ne interessa, se stimolato in tal senso, fa finta di non capire. Noi siamo stati a Rennes-Le-Chateau: possiamo dire che l'atmosfera è veramente strana, dappertutto, anche se il paese consta di poche anime. E' come se su tutto gravasse un peso, un mistero troppo pesante da portare, ma che occorre conservare a tutti i costi. Quando abbiamo tentato di parlare con la gente del luogo di questo, tutti si sono irrigiditi, altri non hanno risposto, altri ci hanno voltato le spalle e sono andati via, un comportamento certo non normale. Quello che possiamo dire è solo questo: i Templari erano custodi di un segreto che hanno trovato nelle viscere del Tempio di Salomone a Gerusalemme, un segreto così importante che nessuno, tranne gli Alti Ufficiali potevano saperlo, e che nessuno poteva vedere o toccare. Anche da qui, la storia dei Templari diviene leggenda e si ammanta di mistero: un arcano che noi, con caparbietà e con costanza tutta templare, cercheremo comunque di scoprire, sempre che il Padre Onnipotente ce ne dia forza e merito.

Messaggio del 27-09-2004 alle ore 13:09:51
E mica so finit
Messaggio del 27-09-2004 alle ore 08:54:08
ke palleeeeeeeee
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 21:47:48
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 21:42:08
solo 1 domanda... why?
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 19:14:46
Dean,hai letto il Codice da Vinci?
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 19:11:14
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 19:05:40
Dean.. carissimo devoto .. non dico il dono della sintesi, lo so che non è da tutti..

MA ALMENO QUALCHE CAPOVERSO! TE LO PAGO!
Me tè dulè l'ucchie
Ma di certo tu volevi rendere il sacrificio del sapiente dell'epoca che doveva leggere tomi dal carattere minuscolo e fitto

Messaggio del 24-09-2004 alle ore 17:46:05
cucciolo quando hai finito di leggere fammi un riassunto...
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 17:06:09
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 15:54:26
Dean, ma che le esalazione del vinello gia' stanno facendo effetto
oh, dobbiamo parlare di una ragazza che ho conosciuto, una tua ex compagna di classe... altro che templari, ok?
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 15:35:21









Messaggio del 24-09-2004 alle ore 15:31:55
Bravo Dean, solo tornando alle origini ritroverai la tua ispirazione...

... assecondatelo è in crisi mistica ...
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 15:25:16
Un processo farsa

Come abbiamo detto nella sezione dedicata ai templari alle Crociate la Terrasanta era ormai perduta. Dopo la caduta di San Giovanni d'Acri, i Cavalieri templari si erano rifugiati su un isolotto al largo della costa, chiamato Ruad, a due miglia in mare dirimpetto a Tortosa. I Templari rimasero sull'isolotto fino al 1303, quando si ritirarono definitivamente a Cipro, e da qui in Europa, e soprattutto nella terra dove l'Ordine era nato, in Francia. L'Ordine, nato per la difesa dei luoghi di Terrasanta, era divenuto di fatto inutile, ma ancora potentissimo per la sua forza economica e di armamento. Anche se non era più di utilità per la difesa dei luoghi santi, era comunque un potente braccio armato della Chiesa. Perse le antiche origini, i cavalieri templari non erano più umili come un tempo, e talvolta divenivano sprezzanti e pieni di alterigia, e proprio per questo erano malvisti da alcuni strati del clero e dalla gente comune. Riccardo Cuor di Leone, del quale possiamo leggere nella pagina dedicata ai templari alle Crociate , lasciò scritto nel suo testamento : "Lascio la mia avarizia ai monaci cistercensi, la mia lussuria ai Monaci Grigi, la mia superbia ai Templari". Da qui, proprio da questo progressivo lascivismo dell'Ordine, iniziò il suo lento ma inesorabile declino. Così, al principio dell'anno 1305, un tale Esquieu de Floryan, priore di Montfaucòn, nella regione di Tolosa, un bel giorno si presentò al castello di Lerida, davanti al Re Giacomo II d'Aragona, narrando al re rivelazioni terribili e sconvolgenti sui Templari, dicendo di averle sentite da un cavaliere cacciato dall'Ordine. Le accuse di questo Esquieu de Floryan erano gravissime: accusava i Templari di essere una sorta di setta di idolatri, di eretici e di sodomiti, che adoravano un idolo barbuto chiamato Bafometto e che sputavano sopra la croce in segno di disprezzo verso Cristo, oltre ad altre amenità di questo genere. Il re aragonese, dopo averlo ascoltato, lo cacciò in quanto non credette ad una sola parola. Esquieu de Floryan, non pago, ed anche perchè aveva i suoi motivi, soprattutto economici, si rivolse al re di Francia, Filippo IV detto "Il bello" (vedi foto 1). Costui era un re corrotto e dissipatore, e già più di una volta aveva dovuto svalutare la moneta francese per evitare la bancarotta, e più di una volta dovette ricorrere proprio ai Templari per chiedere prestiti onde evitare il tracollo finanziario di tutta la Francia. Dal racconto di Esquieu, Filippo IV capì che forse era giunto il momento di depredare i Templari di tutti i loro tesori, ed ovviamente non restituire i prestiti che aveva ottenuto dall'Ordine Templare stesso. Del resto tutta la Francia era sull'orlo del collasso economico, tanto che in Normandia vi era stata una specie di rivolta, e Filippo IV ordinò che venissero sciolti tutti gli assembramenti di più di cinque persone. Quindi, afferrando al volo l'occasione, Filippo IV nominò due consiglieri per "l'affare dei Templari" : Guglielmo di Nogaret, uno dei più insigni esperti francesi di legislazione e Guglielmo di Plaisans, esponente molto in vista dell'Inquisizione di Francia. Gugliemo di Nogaret era un uomo di personalità assai maligna: la sua principale occupazione era quella di inventare e portare avanti accuse contro prelati, qualsiasi essi fossero. Tanto che arrivò accusò ad accusare di eresia nientemeno che il Papa Bonifacio VIII, il famoso pontefice dello "schiaffo di Anagni". In quella occasione, Nogaret si presentò davanti a Bonifacio VIII, che era nel palazzo papale di Anagni, schiaffeggiandolo per le eresie. I Templari intervennero in difesa del Papa, mettendo alla fine in fuga la guarnigione francese. Per questo affronto, papa Bonifacio VIII scomunicò Nogaret. Proprio in forza a questa scomunica, Nogaret prese a stilare rapporti e note, a costruire ad arte prove inesistenti, a raccogliere delle testimonianze assolutamente false e tendenziose, fece infiltrare spie dell'Ordine del Tempio, con il compito preciso di "inchiodare" i templari a colpe che in effetti non esistevano. Ma Nogaret aveva anche suggerito a Filippo IV di chiedere al Papa Clemente V il ritiro della sua scomunica in cambio del silenzio sulle colpe inesistenti dei Templari: il Papa non volle sentire ragioni, ed alllora Nogaret pensò che era arrivato il momento di agire in modo violento e vessatorio. Durante il mese di giugno del 1307, il Gran Maestro dell'Ordine Templare, Jacques de Molay, presenziò un Capitolo Generale dell'Ordine a Parigi, al quale presenziarono anche Filippo IV e lo stesso Nogaret. Il Gran Maestro era appena giunto da Cipro con tutto il tesoro templare, che venne depositato nella Precettoria Generale del Tempio di Parigi. Ma il Gran Maestro fu prontamente informato delle mosse di Nogaret e delle sue trame: chiese quindi a Papa Clemente V che venisse aperta una rapida e seria inchiesta per dimostrare l'infondatezza di tutte le assurde accuse contro l'Ordine che Nogaret stava abilmente tessendo, per nome e per conto del re di Francia. Il papa, ascoltato de Molay, accetta di aprire questa inchiesta, ed il 24 agosto 1307 comunica al re di Francia l'apertura di una inchiesta sull'Ordine. A questo punto, Nogaret si vide perduto, in quanto aveva costruito tutte le sue accuse su fatti puramente immaginari e privi di fondamento. Filippo IV inoltre intravide la possibilità di perdere il tesoro templare e che l'Ordine stesso reclamasse il suo credito verso la corona francese: infine la guarnigione templare a Parigi, armata fino ai denti, era ben più forte ed attrezzata della stessa armata dell'esercito francese che era acquartierata proprio a Parigi. Quindi, con una mossa degna di un bandito, Filippo IV ordinò ai suoi siniscalchi che all'alba del 14 ottobre 1307 tutti i templari di Francia venissero in un sol colpo e contemporaneamente arrestati (vedi foto 2), cogliendoli nel sonno. La reazione dei templari fu immediata, ma Jacques De Molay intervenì, ordinando ai suoi cavalieri di deporre le armi e di lasciarsi arrestare, sicuro che il Papa sarebbe senza meno intervenuto in loro difesa. I cavalieri arrestati, fra cui lo stesso De Molay, furono tratti in catene nei sotterranei della Fortezza del Tempio di Parigi. Questa mossa suscitò le ire del Papa, che inviò al re una lettera di riprovazione con l'ordine di lasciare liberi i Templari, e nello stesso tempo i regnanti d'Europa, fra cui Edoardo II d'Inghilterra e Giacomo II d'Aragona presero le difese dei Templari, chiedendo con forza la liberazione dei Templari. Ma Filippo IV fu sordo a tutti i richiami, ed all'inizio di ottobre 1307 il re di Francia nomina Guglielmo Imbert Grande Inqusitore di Francia, ponendolo di fatto a capo assoluto del Tribunale dell'Inquisizione francese. Uomo di grandi doti e grande ingegno, era anche di una ferocia inaudita. Iniziò ad interrogare i cavalieri in carcere, sotto le più terribili torture e le più grandi sofferenze. Sotto queste torture, i cavalieri cominciarono a confessare le cose più inaudite, fra cui lo sputo sulla croce, l'apostasia, le pratiche sessuali e quant'altro era stato partorito dalla fervida mente di Nogaret. Difatti i cavalieri non stavano confessando quello che era verità, ma quello che veniva detto loro di confessare per avere salva la vita e non patire più sotto gli strumenti di tortura. Da verbali dell'epoca (i pochissimi che ci sono rimasti) possiamo leggere questo stralcio di interrogatorio (I=inquisitore C=cavaliere) :

I : E' vero che all'atto dell'iniziazione sputavi sulla croce? Se ammetti questo smetteremo di tenerti appeso per i tuoi testicoli!
C : Si, è vero, ma per pietà tiratemi giù!
I : E' vero che vi baciavate durante la notte?
C : Si, ma tiratemi giù!!
I : E' vero che non riconoscevi Cristo nell'uomo sulla croce?
C : .........................
I : E' morto, portatelo via.
Questo è solo un pezzo degli interrogatori che l'Inquisizione di Francia aveva in serbo per i Templari, una cosa abominevole. Venivano usate tutte le macchine di tortura più sofisticate, gli allungatoi (vedi foto 3), le sedie chiodate, gli stringigola, i rulli chiodati, gli stenditoi, acqua ed olio bollente e così via. Come potevano i cavalieri non ammettere, sotto queste torture quello che i loro aguzzini volevano? Moltissimi cavalieri, dotati di coraggio sovrumano, non parlarono e non ammisero mai quello che non era vero, e morirono sotto le torture, intonando con l'ultimo filo di voce il "Non nobis Domine", l'inno templare inneggiante a Dio. A queste atrocità fu sottoposto anche Jacques De Molay, al quale fu detto che se voleva salva la sua vita e quella dei cavalieri del suo Ordine, doveva ammettere quel che gli veniva chiesto. Molay, solo per salvare non lui, ma i suoi cavalieri, ammise le menzogne il 24 ottobre 1307, davanti alla commissione nominata dall'Università di Parigi (vedi foto 4). Questa pubblica confessione che De Molay fece, obbligò il Papa ad agire, anche se di controvoglia. Così, il 22 novembre 1307, Papa Clemente emette una bolla, la "Pastoralis Praeminentiae", nella quale si ordina l'arresto di tutti i cavalieri templari e che i loro beni fossero messi sotto sequestro e sotto tutela della Chiesa. Tale ordine era anche per gli altri sovrani d'Europa, non solo per la Francia. Quindi i regnanti europei, in conformità a quanto disposto dal Papa, procedettero agli arresti ad agli interrogatori ma, mentre in Francia continuavano a perpetrarsi orrori ai danni dei cavalieri, le cose negli altri regni d'Europa, nessuno escluso, andarono ben diversamente. Per fare un esempio, nel regno di Aragona i Templari si chiusero nei loro castelli e si difesero, mentre lo stesso re d'Aragona proclamava l'innocenza dell'Ordine. Anche a Cipro i Templari si difesero, e le truppe reali dovettero fare marcia indietro. In Germania tutti i cavalieri, dopo gli interrogatori, furono prosciolti dalle accuse e portati anzi agli onori delle folle, mentre in Portogallo in sovrano regnante, Dionigi detto "il giusto", fondò un nuovo Ordine, la Cavalleria di Cristo, di cui lui stesso fece parte e dove fece confluire tutti i Templari del regno. In Italia, nelle zone non controllate dal dominio francese, i Templari furono completamente scagionati e liberati. In Inghilterra il re non prese neanche in considerazione l'ipotesi di un arresto di massa. L'unica cosa che tutti i Precettori Templari d'Europa non comprendevano era perchè De Molay avesse ammesso accuse così infamanti per l'intero Ordine, accuse peraltro tutte inventate di sana pianta da Nogaret. Mentre a Parigi i cavalieri del Tempio continuavano a cadere l'uno dopo l'altro sotto le torture dell'Inquisizione, ammettendo colpe che non esistevano, solo per cercare di salvarsi, il Papa cominciò ad insospettirsi di questo comportamento, e così rimosse dal suo incarico Guglielmo Imbert, sostituendolo con un'apposita commissione pontificia di sua fiducia. Filippo IV, irritato per questo gesto del Papa, rispose subito con la convocazione degli Stati Generali (una specie di parlamento della nobiltà, del clero e dell'alta borghesia) a Tours, nel marzo del 1308. Terminati i lavori, il re, a capo di un consistente esercito di 10.000 uomini, si incontra con Clemente V, comunicandogli le decisioni adottate dagli stati generali, che si potevano riassumere in due punti salienti:

la condanna definitiva dei Templari e la soppressione dell'Ordine, confiscandone tutti i beni, castelli compresi, a favore del regno di Francia;
l'apertura di un processo canonico per eresia contro il predecessore di Clemente V, Papa Bonifacio VIII, lo stesso che ricevette il famoso "schiaffo di Anagni" che costò a Nogaret la scomunica.
Il Papa Clemente V ora ha paura: è praticamente prigioniero di Filippo IV (la sede del papato era stata portata ad Avignone) ed una condanna canonica di Bonifacio VIII avrebbe pregiudicato anche il suo pontificato, in quanto era stato lo stesso Bonifacio a conferire a Clemente V la porpora di cardinale. Il Papa era davanti ad una scelta terribile: sacrificare la Chiesa o sacrificare l'Ordine del Tempio. Era più che ovvio che optò per la seconda ipotesi. Così, il 27 giugno 1308, settantadue templari, che erano stati abilmente scelti da Nogaret fra le spie, i rinnegati e gli sfiniti dalle torture, ammisero, davanti al Papa, i loro rituali infami inventati dalla fertile mente di Nogaret stesso. Allora il Papa non ebbe scelta: fu suo malgrado costretto a richiamare Guglielmo Imbert a capo dell'Inquisizione, e con la bolla "Faciens Misericordiam" del 12 agosto 1308, nomina una commissione pontificia d'inchiesta, rinviando così la soppressione dell'Ordine ad un successivo concilio, mentre i beni dei Templari rimanevano, insieme ai suoi uomini, nelle mani di Filippo IV. Si andò avanti fra torture e quant'altro fino al novembre 1309, quando Jacques De Molay chiese ed ottenne di essere ascoltato dalla commissione pontificia. Il vecchio gran maestro respinse tutte le accuse, chiedendo di essere ricevuto direttamente dal Papa, ma questo suo buon diritto gli venne negato.Gli furono soltanto consegnati dei documenti sui quali avrebbe potuto dire qualcosa, ma tali documenti erano poco o nulla. Quindi la commissione pontificia sospende i lavori. Arriviamo così al 3 febbraio 1310, giorno in cui la commissione nominata da Clemente V riapre i lavori, e nelle aule della commissione, riservatissime, si aggirava indisturbato Guglielmo di Plaisans, uomo di fiducia e legato del re di Francia.Alla fine di febbraio, dopo che la commissione ebbe esaminati molti documenti, ben 546 cavalieri templari chiesero di essere ascoltati per difendere l'Ordine dalle accuse infamanti che erano state profferite. La commissione pontificia ovviamente non poteva ascoltarli tutti, quindi chiese di scegliere fra i cavalieri una rappresentanza, che fu ristretta a 4 cavalieri: Pietro da Bologna, cappellano templare e giurista; Rinaldo di Provins, cappellano; Betrand de Sartiges e Guglielmo di Chambonnet, cavalieri templari della provincia di Alvernia. Questi cavalieri espongono alla commissione pontificia il loro punto di vista, difendendo l'Ordine contro il re e gli Inquisitori, poi ribadendo la fedeltà dell'Ordine al Papa ed alla Chiesa. I vescovi della commissione riferiscono tutto al Papa, che decide di far slittare l'inizio del concilio per la soppressione dell'Ordine al 1312. Tutto questo suscitò le ire di Filippo IV, che dapprima si rivolse ad un teologo dell'università di Parigi che, prezzolato dallo stesso re, riuscì a dire questa enormità: "Difendere l'Ordine del Tempio significa che esso potrebbe essere innocente, ma dato che esso è colpevole, è inutile difenderlo." Pensiamo che commentare queste parole sia superfluo. Non solo: l'arcivescovo di Sens e Parigi era morto, quindi occorreva nominare un successore: Filippo IV riesce ad ottenere dal Papa la nomina di Filippo di Marigny, arcivescovo ma anche grande amico e fidatissimo del re di Francia. Senza colpo ferire, Marigny chiude a Parigi l'inchiesta sui templari rinchiusi nelle prigioni sulla Senna ancora prima che la commissione pontificia si pronunci, e con un atto insensato quanto feroce il 10 maggio 1310 condanna al rogo 54 templari della Precettoria di Parigi (vedi foto 5). Il 12 maggio, due giorni dopo, i 54 cavalieri muoiono a fuoco lento sulla Senna, dopo aver chiesto ed ottenuto di intonare il "Te Deum" e dopo aver respinto per l'ultima volta le accuse loro mosse.Il Papa, dopo le prime proteste, decide così di aprire il concilio per la soppressione dell'Ordine a Vienne, il 16 ottobre 1311, dove all'ordine del giorno ci sono tre punti da discutere: la questione dei Templari, una nuova Crociata e la riforma della Chiesa. Sulla questione dei Templari i vescovi del concilio sono divisi, in quanto la colpevolezza dell'Ordine non è provata da alcun fatto eclatante, a parte le confessioni estorte sotto tortura. Intanto, 2500 cavalieri templari provenienti dalla Francia e da altri regni europei si radunano nei boschi intorno a Vienne, armati fino ai denti e pronti alla battaglia, in attesa delle decisioni del concilio. Saputo questo, Filippo IV si spaventa, e piomba a Vienne alla testa di un esercito di 12.000 uomini fra divisioni di fanteria e squadroni di cavalleria. Visto questo il Papa, dopo aver ascoltato il concilio, per evitare ulteriori spargimenti di sangue ed altre guerre fratricide, emette la bolla "Vox in Excelso" anche detta "Vox Clamantis", dove sospende l'Ordine da qualsiasi attività, non dichiarando tuttavia lo scomunica definitiva dello stesso. Sulla bolla si legge che il concilio propone tutto ciò solo per "decisione apostolica", e non per eresia, apostasia e quant'altro, che avrebbero senza meno portato all'automatica scomunica dell'Ordine. Nel frattempo, nei boschi attorno a Vienne il numero dei Templari aveva raggiunto le 4000 unità, pronti alla battaglia, e l'esercito del re di Francia ben poco avrebbe potuto fare contro cavalieri abituati a combattere nel deserto della Palestina e che mai avrebbero indietreggiato di un passo davanti a qualsiasi nemico, come la Regola Templare prevedeva. Ma in questa Regola vi era un punto importante, che riportiamo come è scritto: "Perchè cristiano, mai la spada di un cavaliere del Tempio venga brandita contro un altro cristiano se non per ragioni di difesa del Luogo Santo". Questo non era il caso ed i cavalieri, in osservanza della Regola e ricevuto in tal senso un ordine preciso del Gran Maestro De Molay, languente in carcere, gettarono le armi e si inchinarono alla volontà del Papa. Così, i Templari, tranne qualcuno irriducibile, si lasciarono prendere prigionieri dalle truppe reali, e vennero portati nelle segrete di Parigi, di Amiens e di Sens. La bolla papale prevede anche che una parte dei beni dei Templari vengano donati agli Ospitalieri di San Giovanni (gli attuali Cavalieri di Malta), una parte vengano incamerati dalla Chiesa ed un'altra parte dati al regno di Francia. Ma ben poca cosa era rimasta del tesoro dei Templari, e di questo parliamo nella sezione dei misteri dei templari . In chiusura del concilio, il 6 maggio 1312, il Papa emette la bolla "Considerantes Dudum", che ridisegna la mappa dei ordini monastici ed avoca all'autorità papale il giudizio finale su De Molay e gli altri 3 alti dignitari dell'Ordine del Tempio, che erano Charney, Precettore di Normandia, Pairaud, siniscalco del Tempio e Gonneville, maresciallo del Tempio. Tale decisione deve essere presa da una commissione pontificia formata da 3 cardinali, presieduta, guarda caso, dal Marigny. I cavalieri furono convocati, e gli venne chiesto se le accuse loro mosse fossero vere o no: in caso di ammissione delle colpe loro ascritte, i cavalieri avrebbero avuta salva la vita e avrebbero passato il resto della stessa nelle prigioni della Senna, mentre se avessero negato le loro colpe, sarebbero stati dei "relapsi", cioè dei reietti e quindi andavano messi a morte. Alla domanda sulla veridicità delle accuse, tutti e quattro, sdegnosamente, respinsero ogni addebito, gridando la loro innocenza, pur sapendo che questo significava la loro morte. Ma davanti ad una reazione così violenta, la commissione rimandò ogni decisione al giorno successivo, informando nel contempo il Papa della cosa. Ma ne fu informato anche il re, dallo stesso Marigny. Filippo IV, che aveva avuto dal concilio di Vienne una consistente fetta del tesoro del Tempio, non volle sentire ragioni, e con un atto infame quanto assolutamente illegittimo ed arbitrario, ordinò che i quattro templari venissero messi a morte tramite supplizio sul rogo, la sera stessa. Era il 18 marzo 1314. De Molay ed i suoi tre sventurati compagni di pena vennero portati sull'isolotto di Pont Neuf, sulla Senna, dove furono legati ai pali del rogo. Il legato del re chiese loro se volevano parlare come si conviene per i condannati a morte. Dai verbali di quel giorno si legge che De Molay parlò a nome di tutti, rivolto verso il Papa, il Re ed il Nogaret, dicendo testualmente: "Desideriamo che i nostri volti siano rivolti alla Cattedrale di Notre Dame, e desideriamo cantare le lodi dell'Onnipotente con il Te Deum, mentre il fuoco farà massacro delle nostre carni. Quanto a voi, miserabili, indegni di essere chiamati uomini, che avete insozzato ed infangato un Ordine Sacro, ascoltate attentamente: tu, Filippo, re dell'inganno e della menzogna, e tu Clemente, fantoccio guascone che crede di essere degno del soglio pontificio, e tu, Nogaret, abile spia e concertatore dell'infamia e del disonore, ascoltate: sarete al cospetto del Santo Tribunale di Dio entro l'anno per rispondere delle vostre nefandezze.". Detto questo, volsero tutti il capo verso Notre Dame, intonarono il Te Deum e morirono fra atroci sofferenze nel fuoco lento. Ma la maledizione che il vecchio Gran Maestro del Tempio aveva gettato arrivò precisa: il 20 aprile 1314 Clemente V moriva a seguito di una infezione intestinale, ed il suo corpo, esposto nella cattedrale con indosso i paramenti pontifici, fu incenerito da un fulmine entrato da una delle vetrate; il 29 dicembre 1314 Filippo IV moriva in una battuta di caccia, cadendo da cavallo, ferendosi mortalmente e morendo tra atroci sofferenze; il 31 dicembre 1314 Nogaret moriva colpito da meningite fulminante in circostanze abbastanza oscure. Un anatema degno delle maledizioni egizie. Finiva così l'Ordine del Tempio. Ma ora noi lo stiamo facendo rinascere, anche consapevoli di essere indegni di cotanto coraggio e cotanta devozione a Colui che è il Re dei Re, ma sempre noi lavoreremo per Lui e per tutto ciò che ci ha insegnato e confidiamo sempre nella Sua Santa Misericordia. Noi non abbiamo astio verso l'odierna Chiesa Cattolica, noi non vogliamo nè cerchiamo risarcimenti, nè reclamiamo in alcun modo proprietà maltolte con l'inganno, la vessazione e la violenza: noi chiediamo soltanto che sia riconosciuta l'innocenza dell'Ordine, anche con un processo apostolico di revisione, fino a far ammettere alla Chiesa di Roma, come ha già fatto per altre cose, i suoi errori. E questo è infatti uno dei più grandi errori che la Chiesa di Roma abbia mai fatto nei duemila anni della sua esistenza. Noi cavalieri del Tempio rimaniamo comunque fedeli alla Chiesa, nonostante tutto il male ricevuto, non perchè la Chiesa sia un dogma incontrovertibile, non perchè le sia dovuto solo del rispetto per il suo nome, ma perchè in ogni caso, nel bene e nel male, rappresenta la forma di Cristo sulla Terra. Ma ribadiamo che questa Chiesa, come Cristo stesso ha sempre insegnato, deve essere capace di riconoscere il proprio errore, anzi in questo caso, il proprio "orrore", riabilitando l'Ordine del Tempio al posto che ad esso compete, un posto di umiltà accanto alla Croce di Cristo, ma anche di difensore del Figlio dell'Uomo e della Chiesa stessa, perchè la fratellanza e l'amore sono doni che Dio e Suo Figlio ci hanno insegnato e sono valori che nessuno potrà mai far venire meno
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 15:22:26























Messaggio del 24-09-2004 alle ore 15:20:39
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 15:18:50
numerose e, spesso fantasiose, sono le leggende fiorite circa questa misteriosa confraternita. Molte sono soprattutto le storie completamente inventate tuttavia questi monaci-guerrieri nonchè abilissimi "costruttori di cattedrali" (il rivoluzionario stile gotico fu importato in europa proprio grazie all'opera dei cavalieri del tempio), ma tuttavia essi restano un punto fermo della storia, che a distanza di secoli esercita tuttora un certo fascino seppur in pieno periodo materialista.
tra l'altro la triste fama del "venerdi 13" deriva direttamente dalla fine dei templari. Sembra, infatti, che fu proprio in un venerdi 13 ottobre 1306 che Filippo il Bellom, con il benestare del papa fantoccio Clemente V (era questo il periodo famoso detto della "cattività avignonese), diede il via all'arresto ed alla persecuzione di questa nobile ed antica confraternita. Sembrerebbe che furono arrestati, torturati e condannati al rogo (spesso senza nemmeno la minima traccia di un regolare processo) non meno di 30000 (terntamila!) uomini e donne appartenenti all'ordine in tutta europa (tranne che in Scozia e Portogallo)in un sol giorno, appunto il fatidico venerdi 13!
Tuttavia un piccolo gruppo riuscì a sfuggire alla trappola tesa del re francese e, fuggì con una piccola flotta alla volta proprio della scozia, ove trovarono riparo presso una mitica ed antichissima Loggia di Muratori (Loggia di Kilwinning).
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 15:12:57
Cucciolo, l'unico problema è trovare l'esplosivo... ho una idea migliore. Gli lasciamo davanti alla porta una teglia di bocconotti col cianuro, molto più discreto ed efficace.
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 15:09:34
no dico...se soltato ti viene il sospetto che io possa leggere questo coso, dimmelo...perchè così stanotte ti metto una bomba sotto casa
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 15:01:55
templari alle Crociate

La prima vera azione di guerra dei templari in Terrasanta risale al 1138, quando Gran Maestro era stato eletto Roberto di Craon. L'azione si svolse a Tecua, cittadina musulmana non lontana dall'attuale Ghaza. I crociati attaccarono e presero la cittadina, ed invece di ritirarsi subito, come consigliava Roberto di Craon, gli ufficiali crociati decisero di rimanere per saccheggiare la città. I musulmani, riorganizzatisi, attaccarono di sorpresa le truppe crociate, facendo un autentico massacro, ed anche molti templari rimasero sul terreno. Per l'intanto, la situazione politica dei possedimenti cristiani in Terrasanta (vedi foto 1) si faceva sempre più instabile e delicata: proprio nella città santa, Gerusalemme, il genero di Baldovino II, Folco d'Angiò, lasciò ai templari tutto l'edificio della moschea di Al-Aqsa e quello del monastero fortificato di Nostra Signora di Sion, in quando trasferì la sua residenza in un lugo più sicuro, nella Torre di Davide, vicino all'attuale Porta di Jaffa. Nel 1144, Folco d'Angiò muore, lasciando il regno di Gerusalemme in mano a Melisanda, figlia di Baldovino II e vedova di Folco, che deve regnare come reggente al posto del figlio tredicenne Baldovino III. Melisanda era una donna estremamente sensuale, molto bella e molto frivola, quindi poco adatta a reggere le sorti di un regno come quello di Gerusalemme, minato dalle lotte intestine dei vari baroni cristiani. A nord la contea di Edessa, letteralmente assediata dalle truppe musulmane, perde il suo signore, Jocelyn I di Courtenay. Il figlio Jocelyn II, era un tipo assai pigro e poco propenso alle dispute ed ai combattimenti, del tutto inadatto a governare l'avamposto più a nord dei Regni Latini d'Oriente. Intanto, nel Principato di Antiochia la situazione non era migliore, visto che Raimondo di Poitiers, che aveva sposato la principessa Costanza, era molto poco lungimirante. In tutto questo, un pericolo sorgeva all'orizzonte: un grande condottiero musulmano, Zengi. Riuscì in breve tempo a riorganizzare le file musulmane, creando quella coesione che mancava tra i vari sceiccati, mettendo assieme un formidabile esercito di oltre 100.000 uomini pronti a tutto pur di riconquistare le terre una volta loro. Zengi iniziò fra i musulmani la predicazione della "jihad" o guerra santa, incitandoli alla riconquista dell'intero Oriente. Alla testa del suo esercito, nel 1128 si impadronì di Aleppo, quindi conquistò alcune zone del Principato di Antiochia, minacciando la Contea di Tripoli e la città di Damasco. Durante la notte della vigilia di Natale del 1144, dopo un intero mese di durissimo assedio, Zengi conquistò Edessa e quasi tutta la sua contea. La sconfitta e la caduta di Edessa destò grande impressione nell'occidente cristiano, e Baldovino III, anche se giovanissimo, chiese al Papa Eugenio III di bandire un'altra crociata, cosa che avviene il primo dicembre 1145 con le relative bolle pontificie. Questa seconda crociata doveva essere solo sotto il comando francese, per evitare conflitti fra i vari ufficiali. San Bernardo di Chiaravalle gira tutta la Francia, pronunciando parole di fuoco, ed alla fine, il giorno di Pasqua del 1146 alza la Croce a Vezelay, davanti al re di Francia Luigi VII (vedi foto 2) ed a sua moglie Eleanor di Aquitania, che fecero voto di aderire alla crociata con tutta la nobiltà francese. L'imperatore Corrado III di Germania, intanto, non vuole saperne di partire, ma San Bernardo lo raggiunge ed in pratica, con i suoi discorsi che infiammavano le folle, lo costringe ad aderire alla crociata. Il giorno di Pasqua dell'anno successivo, il 1147, il Papa Eugenio III arriva a Parigi, ed assiste ad un Capitolo Generale dell'Ordine del Tempio, alla presenza del re di Francia e dell'Arcivescovo di Reims: 150 cavalieri templari sono con i loro mantelli bianchi stretti intorno al loro Gran Mestro, Everardo di Barres. Il Papa ne fu entusiasta, e diede l'assenso ufficiale ai cavalieri di portare sul loro mantello (anche se già l'avevano) la croce rosso vermiglio ad otto punte o, all'occorrenza, la croce cosiddetta "patente". La seconda crociata era pronta e, per evitare fastidiose noie tra francesi e tedeschi, le due armate partirono per la Terrasanta seaparatamente. Per primi partirono i tedeschi, passando per l'Ungheria ed arrivando a Bisanzio. Ma i crociati non furono visti di buon occhio da Manuele Comneno, imperatore di Costantinopoli, anche perchè i soldati tedeschi considerarono la città come fosse una conquista, rubando e saccheggiando. Finalmente, dopo qualche tempo, i tedeschi lasciarono Costantinopoli, dirigendosi a sud, attraversando l'Anatolia per poi poter raggiungere Efeso e poi la Terrasanta. Nel bel mezzo delle montagne, le truppe crociate tedesche furono attaccate e quasi completamente distrutte dall'esercito turco selgiuchida, tanto che i crociati persero i nove decimi degli effettivi, e si ritirarono fortunosamente a Nicea, dove attesero l'esercito francese condotto da Luigi VII. Il re di Francia arrivò a Nicea i primi giorni di novembre, e raccolse ciò che rimaneva dell'esercito tedesco a Lapodion, nei pressi del lago di Apollonia, un po' più a sud. Corrado III, ascoltando di consigli di Everardo di Barres, Gran Maestro Templare, arrivò per mare in Terrasanta nel 1148. Intanto, l'esercito crociato francese era costretto a difendersi dai continui attacchi dei Turchi, con i quali ingaggiarono battaglia ad Antiochia in Pisidia, e riuscorono ad arrivare a Laodicea, ma in condizioni pietose. La città era stata sgomberata per le violenze dei crociati contro la popolazione civile, e la carestia stava facendo numerose vittime. I crociati francesi erano allo stremo ed ormai molti disertavano e si ribellavano ai loro ufficiali: solo i Templari rimanevano nei ranghi compatti e disciplinati. Mentre l'esercito crociato attraversava i Monti Cadmus, Goffredo di Rancon, comandante dell'avanguardia, incurante dei consigli dei Templari, attraversò le gole invece di accamparsi sui monti per la notte: era l'errore atteso dai Turchi, che attaccarono l'esercito crociato nella sua retroguardia, e solo lo scendere della notte salvò i crociati dalla più completa disfatta (vedi foto 3). A questo punto Everardo di Barres, dopo un colloquio con il re di Francia, prese il comando dell'esercito, riorganizzandolo, ponendo a capo di ciascun gruppo di 100 soldati un templare, che ben sapeva cosa fare. Così, i francesi comandati dai templari riuscirono a passare le montagne ed arrivarono ad Attalia, dove però trovarono una brutta sorpresa: le navi promesse dai Bizantini erano poche e malmesse, quindi una parte dei crociati partì con le navi, un'altra parte, ivi compresi i templari, proseguirono per terra. Con le navi, Luigi VII sbarca ad Antiochia il 19 marzo 1148, ospite del principe Raimondo, che chiede al re di aiutarlo a respingere gli attacchi contro il suo Principato da parte delle truppe musulmane, ma Luigi VII rifiutò, dicendo che il suo voto sarebbe stato sciolto solo a Gerusalemme, e non nella città di Antiochia. Raimondo si offese e rifiutò ogni appoggio alla crociata. Intanto, Corrado III di Germania era sbarcato ad Acri e da qui era entrato a Gerusalemme, perciò Luigi VII si affrettò a raggiungere la Città Santa. Il 24 giugno 1148 si tenne a Sion una grande assemblea alla quale parteciparono Corrado III, Luigi VII, Everardo di Barres, il Maestro degli Ospitalieri e quello dei Cavalieri Teutonici. In questa assemblea fu presa una decisione a dir poco sciagurata: attaccare e conquistare Damasco. Ma l'emiro di Damasco, Unur, era un buon amico dei cristiani, ed era in netto disaccordo con Nur-Ed-Din, comandante in capo dell'esercito musulmano, il successore di Zengi. Ma i cristiani, accecati dai tesori che avrebbero potuto trovare a Damasco, attaccarono lo stesso il territorio siriano. Così, l'emiro di Damasco fu costretto a chiedere l'aiuto delle truppe musulmane, e i cristiani, che intanto litigavano su come spartirsi Damasco prima ancora di averla conquistata, furono inaspettatamente attaccati: la cavalleria araba prima attaccò le retroguardie cristiane, e poi la fanteria musulmana attaccò e distrusse gli assedianti di Damasco, che furono ricacciati verso la Galilea. Finiva in questa umiliazione la seconda crociata, ed i re di Francia e di Germania si affrettarono a lasciare la Terrasanta per far ritorno nei rispettivi paesi. Il Gran Maestro del Tempio, Everardo di Barres, tornò a Parigi con re Luigi VII, dove presiedette un Capitolo Generale del Tempio nel 1150. Nel frattempo, Nur-Ed-Din si era impadronito di Antiochia e lo stesso principe Raimondo, lo stesso al quale il re di Francia aveva rifiutato aiuto, era stato ucciso. La contea di Edessa era sotto pressione delle truppe musulmane, che conquistarono la città nell'aprile del 1150. Jocelyn II, conte di Edessa, fu prima accecato e poi imprigionato nelle carceri di Aleppo, dove morì nove anni più tardi. Nel 1151, la situazione era che la conte di Edessa era completamente perduta, e il Principato di Antiochia era ridotto ad una piccola striscia costiera, mentre il Regno di Gerusalemme e la Contea di Tripoli erano per il momento salvi. Proprio a Gerusalemme, era salito al trono Baldovino III, che si mostrò assai abile, stringendo di nuovo un patto di non aggressione con Damasco e di alleò con Unur, l'emiro, contro Nur-Ed-Din e così, avendo le spalle coperte, si rivolse alla conquista dell'ultima piazzaforte musulmana in Palestina, Ascalona. Nel 1150, Baldovino III aveva fatto fortificare la città di Gaza e l'aveva donata ai Templari, perchè la difendessero e perchè facessero sentinella al sud della Palestina; nel frattempo, Everardo di Barres si era ritirato a Citeaux, nel monastero cistercense fondato da San Bernardo in meditazione, ed al suo posto era stato eletto Bernardo di Tremelay. Il 25 gennaio 1153, l'intero esercito cristiano si accampò ad assedio ad Ascalona, ma dopo quattro mesi, ancora nulla era stato concluso, ogni attacco veniva sistematicamente respinto. Verso la fine di luglio 1153, una torre mobile dell'esercito cristiano prese fuoco, e venne scagliata contro le mura della città: l'intenso calore aprì una breccia, dove si trovavano i Templari. Bernardo di Tremelay, molto ingenuamente, per prendere tutto il merito della vittoria, si lanciò con quaranta cavalieri dentro la breccia: i musulmani, vdendo solo quaranta uomini, contrattaccarono, massacrando i cavalieri e lo stesso Tremelay. I corpi del templari furono appesi per i piedi fuori dalle mura, e le loro teste lanciate sul campo cristiano con delle piccole catapulte. La furia dei cristiani a questo spettacolo fu tale che il 19 agosto 1153, dopo un formidabile ed intenso bombardamento, la città fu presa e messa a ferro e fuoco. La signoria di Ascalona fu affidata al fratello del Re di Gerusalemme, ad Amalrico, conte di Jaffa. Seguì così un periodo di relativa calma in Terrasanta, tolto il fatto che Nur-Ed-Din aveva nel frattempo conquistato Damasco. Baldovino III tentò di riallacciare i rapporti con Costantinopoli, sposando la nipote di Manuele Comneno, Teodora. Così facendo le frontiere, a nord, anche con la conquista di damasco da parte di Nur-Ed-Din, si erano in qualche modo stabilizzate. Ma nel 1162 muore Baldovino III, sembra avvelenato dal suo stesso medico personale, tale Barac, già medico personale del conte di Tripoli. I Maestri del Tempio nel frattempo si susseguivano, passando da Andrea di Montbar e poi a Bertrand di Blanchefort. L'attenzione dei cristiani si era ora rivolta verso l'Egitto, dove volevano instaurare un protettorato, e diverse campagne furono intraprese, fino al 1167, quando i soldati cristiani riuscirono a conquistare l'antica Pelusio. Ma una minaccia si vedeva all'orizzonte: un grande condottiero arabo, Sal-Hal-Din, più noto come Saladino (vedi foto 4). Questo giovane ma valente soldato riorganizzò l'esercito musulmano, portandolo ad oltre 200.000 uomini, con i quali attaccò il Cairo, sbarazzandosi del visir Shawar, ormai amico dei cristiani, e rivolgendosi direttamente contro Gerusalemme. Tutto il mondo musulmano ormai era unito dal giovane Saladino contro i cristiani, e tutta l'unità si ebbe nel 1174. alla morte di Nur-Ed-Din, che si dice fu fatto avvelenare dallo stesso Saladino. Il 3 ottobre 1170 moriva Bertrand di Blanchfort, che fu seguito da Oddone di Saint Amand, gran coppiere del Regno e vecchio capitano di Gerusalemme. Al trono di Gerusalemme era intanto salito Amalrico I, fratello di Baldovino III, già signore di Ascalona. Improvvisamente, l'11 luglio 1174, Amalrico muore, all'età di 38 anni. Amalrico lasciava il regno a suo figlio, Baldovino IV, colpito però precocemente dalla lebbra, tanto che passò alla storia come il "re lebbroso" (vedi foto 5). La reggenza su affidata a Raimondo III di Tripoli, in attesa che Baldovino IV compisse 16 anni. Intanto, Saladino si muoveva con il suo grande esercito su tutto lo scacchiere della Palestina e del Medio Oriente. Nel novembre 1174 Saladino entrava a Damasco, ed il 9 dicembre dello stesso anno entrava ad Homs, per poi proseguire per Aleppo, che venne assediata il 30 dicembre. L'esercito cristiano affrontò Saladino e lo fece desistere, ma nel 1176 tornò all'attacco, senza risultati. Ma nel frattempo arrivò a Gerusalemme, per disgrazia dei cristiani, un nuovo crociato, Filippo di Alsazia, parente di Baldovino, il quale ebbe la terribile idea di attaccare la Siria del Nord, tenuta saldamente da Saladino, il quale contrattaccò in modo violentissimo, attaccando poi la Siria del Sud, puntando direttamente su Gerusalemme. Ma Baldovino, il povero "re lebbroso", si mostrò grande stratega: fece credere a Saladino di un suo ritiro a sud. verso Ascalona, ma in realtà attese i musulmani presso Mongisard, dovev attaccò e fece indietreggiare Saladino, il 23 novembre 1177. Nel 1178, Baldovino fece costruire una fortezza, chiamata "Guado di Giacobbe", che fu affidata ai templari. Tutto sembrava calmo, ma nel febbraio del 1179 Saladino attaccò ed invase la Galilea, senza però tener conto della resistenza della fortezza templare del "Guado di Giacobbe", che non cadde, ed impedì a Saladino di raggiungere Gerusalemme. Ma non era finita qui: il 10 giugno 1179, presso Mesaphat, l'esercito cristiano di Raimondo III ed i Templari si scontrarono con i 200.000 uomini dell'esercito musulmano. Fu un massacro, tanto che Saladino poi conquistò il Guado di Giacobbe, giustiziando tutti i templari di stanza nella fortezza, e prendendo prigioniero il Gran Maestro, Oddone di Saint Amand, che però non volle che fosse pagato nulla per il suo riscatto, e finì i suoi giorni morendo di fame e di stenti nel carcere di Damasco. A Oddone successe Arnaldo di Torroga, portoghese, un vecchio cavaliere che morirà quattro anni più tardi. Dopo una serie di successi, Saladino strinse delle tregue con i cristiani, e si era ormai nel 1180. Il regno di Gerusalemme era ormai allo sfascio, e nel 1185 morì Baldovino IV e l'anno seguente, nel 1186, morì suo figlio, il piccolo Baldovino V. La successione venne abilmente pilotata dalla famiglia dei Lusignano, di cui Guido aveva sposato Sibilla, sorella di Baldovino IV, ma era stato messo da parte dallo stesso re per inettitudine. Con un colpo di stato, il Patriarca di Gerusalemme incoronò re Guido e Sibilla regina al Santo Sepolcro, scatenando le ire dei Cavalieri Teutonici e non solo. L'artefice di questo colpo di stato fu il traditore Gerardo di Ridefort, Gran Maestro dei Templari. Era arrivato in Terrasanta come cavaliere errante, ma si era ammalato di colera. Si fece curare dai Templari, pronunciò i voti ed entrò nell'ordine. Grazie alle sue abili manovre politiche ed ai suoi raggiri, nel 1183 è nominato siniscalco, e nel 1185, alla morte di Torroga, viene eletto Gran Maestro. Nel 1187, successe un fatto gravissimo: Rinaldo di Chatillon, con una atto assolutamente irresponsabile e folle, marcia verso Medina e La Mecca, con l'intento di appropriarsi della "pietra nera", simbolo sacro musulmano. Quest'atto di pirateria scatena le ire degli arabi, e Saladino raduna ed organizza il più grande esercito che si sia mai visto: fra cavalieri, arcieri e fanti, oltre 300.000 uomini erano agli ordini del condottiero musulmano. Il primo giorno di maggio i soldati cristiani fra cui i Templari e gli Ospitalieri si imbattono nelle avangurdie dell'esercito di Saladino a Cresson, proprio vicino a Nazareth. Il Maestro degli Ospitalieri, Ruggero di Les Moulins ed il suo Maresciallo, Giacomo di Mailly, sconsigliarono al Maestro dei Templari, per l'appunto Ridefort, di attaccare, ma lui, sprezzante, disse al Maresciallo degli Ospitalieri. "Amate troppo la vostra bionda testa per temere di perderla in battaglia". Il cavaliere di San Giovanni rispose: "Io morirò in battaglia da uomo coraggioso, ma sarete voi a scappare come un coniglio ed un traditore". E così fu. La truppa cristiana attaccò e si fece massacrare. Si salvarono solo in tre, fra i quali Ridefort, che scappò verso Nazareth. A quel punto, Saladino stringe d'assedio Tiberiade e la comanderia templare di stanza della zona. Raimondo III si trova a Seforia, e la sua decisione di rimanere là, in una zona ricca di acqua e viveri si rivela saggia, e la sua speranza era che l'esercito di Saladino si disperdesse, in quanto era stata troppo a lungo mobilitata. Ridefort, di nuovo lui, fa visita al re, e accusa Raimondo di tradimento, consigliando al re di attaccare Saladino per costringerlo a togliere l'assedio a Tiberiade. Il 3 luglio, l'esercito cristiano si mette in marcia, sotto il sole cocente del deserto e sotto le tempeste di sabbia ed anche sotto i nugoli di frecce degli arcieri musulmani. Dopo due giorni di cammino, senza viveri e senza acqua, i crociati devono fermarsi nemmeno a metà del percorso previsto. La cavalleria araba punzecchiava senza pietà le avanguardie dell'esercito cristiano, mentre la retroguardia, che era forte anche dei templari, nulla poteva contro gli arcieri a cavallo di Saladino. I cristiani, decimati ed allo stremo, si rifugiano sopra una collina, chiamata Corni di Hattin, dove prima la cavalleria e poi la fanteria musulmana ne fa scempio. L'esercito cristiano è distrutto, Rinaldo di Chatillon viene immediatamente ucciso proprio da Saladino, mentre i templari ed ospitalieri vengono consegnati ai carnefici arabi. Vengono risparmiati il re, i baroni di Terrasanta e Gerardo di Ridefort, che vengono inviati alle carceri di Damasco. Una dopo l'altra, cadono in mano araba Tiberiade, Acri, Nablus, Giaffa, Sidone ed Ascalona. Rimaneva Gerusalemme. Dopo alcune settimane di assedio, il 2 ottobre 1187 la Città Santa cade nelle mani di Saladino. Era il 27 di Rajab, giorno che secondo il calendario islamico è quello in cui il Profeta (Maometto), compì il viaggio notturno e da dove venne trasportato in cielo, come racconta il Mira'i, il libro sacro islamico. Contrariamente a quanto fecero i cristiani 88 anni prima, gli abitanti di Gerusalemme non furono massacrati, ma furono lasciati liberi in cambio di un congruo e corposo riscatto. In un atto di magnanimità, Saladino lasciò libero anche i Patriarca di Gerusalemme, Eraclio. La lunga fila di profughi che andavano verso il mare non venne molestata dai musulmani. Gli uomini validi furono ospitati ad Antiochia, mentre Saladino faceva abbattere la croce sulla cupola d'oro della Moschea della Roccia (vedi foto 6), facendola sostituire con la mezza luna, e ripristinò dappertutto i simboli del culto islamico, distruggendo tutto quello che rimaneva del culto cristiano. Ma non tutte le piazzaforti cristiane erano cadute: resistevano ancora Antiochia, Tripoli, Markab, il Krak dei Cavalieri e Tiro.Tutta l'Europa fu percorsa da un brivido di terrore alla notizia della caduta della Città Santa. Papa Gregorio VIII inviò subito a tutti i sovrani d'occidente una circolare per bandire una nuova crociata a cui tutti aderirono, in prima linea Filippo Augusto, re di Francia, Enrico II, re d'Inghilterra con suo figlio Riccardo, e l'imperatore di Germania, Federico Barbarossa. Venne così bandita la Terza Crociata. Purtroppo la crociata dell'imperatore Federico Barbarossa durò assai poco: dopo aver sconfitto i turchi a Qunya, nell'Anatolia Centrale, morì annegato mentre attraversava il fiume Selef, nella piana di Seleucia, il 10 giugno 1190. L'esercito tedesco, composto da oltre 100.000 uomini, si disperse e solo 40.000 raggiunsero la Terrasanta. Enrico II d'Inghilterra morì ancor prima di partire, ed al suo posto partì il figlio, Riccardo Cuor di Leone. Dopo un viaggio avventuroso e pieno di rischi, dopo comunque aver conquistato Cipro, Riccardo con il re di Francia sbarcarono davanti ad Acri nella primavera del 1191, quattro anni dopo la battaglia di Hattin. In attesa della crociata, il residuo esercito cristiano stava assediando Acri fin da lunga data, dal 28 luglio 1189. Guido di Lusignano, liberato da Saladino assieme a Gerardo di Ridefort , aveva tentato di rientrare a Tiro, ma i marchese Guido di Monferrato, signore di Tiro, gli rifiutò l'accoglienza. Questa era la politica intelligente del Saladino: far leva sulla rivalità dei cristiani per metterli l'uno contro l'altro. Guido di Lusignano, comunque, saputo dell'arrivo di nuovi contingenti cristiani, alla fine di agosto tolse il campo a Tiro e pose l'assedio ad Acri. Dopo aver ricevuto altri rinforzi, soprattutto navali, Guido attaccò le linee musulmane e riuscì a sfondarle, attaccando direttamente il campo di Saladino, ed entrando nella sua tenda. Ma del condottiero arabo nessuna traccia. Era ben nascosto e stava già organizzando la riscossa, tanto che l'esercito musulmano ricacciò indietro i cristiani, infliggendo sia alla fanteria che ai contingenti templari gravi perdite. Gerardo di Ridefort fu di nuovo catturato e stavolta giustiziato da Saladino (vedi foto 7). Poi la situazione rimase in stallo fino all'arrivo dell'esercito crociato di Riccardo Cuor di Leone e di Filippo Augusto. Il 12 luglio 1191 Acri cade. In segno di resa Riccardo Cuor di Leone pretese la liberazione di tutti i prigionieri cristiani e la restituzione della Vera Croce. I musulmani sconfitti di Acri liberarono solo 1.500 prigionieri cristiani, e la Vera Croce non fu restituita. A questo punto, con molta ferocia e ricordando il massacro di Hattin, Riccardo Cuor di Leone fece uccidere 2.700 musulmani di Acri, compresi donne e bambini. I templari, a cui Riccardo si era rivolto perchè facessero da garanti all'accordo, avendo subodorato le intenzioni di Riccardo, rifiutarono la loro mediazione. Dopo la morte di Ridefort, il magistero templare rimase vacante per alcuni mesi, fino all'elezione di Robert de Sablè, amico personale del re d'Inghilterra. Il 31 luglio, due settimane dopo la conquista di Acri, Filippo Augusto si reimbarcò per tornare in Francia, lasciando Riccardo Cuor di Leone in Terrasanta. Gerusalemme non era stata comunque riconquistata, e Riccardo capì che anche dopo al sua riconquista, sarebbe stato difficilissimo tenerla in mano cristiana, vista la distanza dall'Europa e l'esiguità del numero dell'esercito cristiano. Allora venne stipulato un accordo con Saladino: ai cristiani andò la fascia costiera, compresa da Tiro a Giaffa, ma Gerusalemme rimaneva sotto dominio musulmano. Tuttavia Saladino si impegnava a lasciare libero accesso per tre anni a tutti i pellegrini provenienti dall'Europa. Firmata così la pace con Saladino, Riccardo Cuor di Leone ripartì. La crociata si concluse così con un nulla di fatto: solo una stretta fascia costiera era sotto egida cristiana, ma Sion rimaneva in mani musulmane. Comunque, l'avanzata di Saladino era stata fermata, più per sua volontà che per bravura dei cristiani: gli arabi erano stanchi delle lunghe guerre, e l'unico desiderio era la pace. Quindi il piccolo regno cristiano non correva per il momento più rischi. Saladino, ancora giovane, morì il 3 marzo 1193, di malaria. lasciando diciotto figli ed una pesantissima eredità militare e politica da gestire. Per qualche anno, dopo varie peripezie politiche, la pace regnò su Gerusalemme e dintorni, finchè nel 1198 saliva al Soglio Pontificio Papa Innocenzo III, uomo di grande cultura, il quale, per riaffermare la supremazia del mondo cristiano su quello islamico, bandì una nuova crociata, contro l'Egitto e gli arabi in generale. La quarta crociata doveva partire per mare, tanto che la Repubblica di Venezia, la Serenissima, mise a disposizione le sue navi, ma dietro un compenso incredibile: la metà di quello che sarebbe stato saccheggiato in Oriente, più la bellezza di 85.000 marchi d'argento solo per 50 navi. I preparativi furono portati a termine e la crociata partì nel 1202, ma i crociati non arrivarono mai in Terrasanta: orchestrati dai Veneziani, i crociati prima si impadronirono di Zara,e poi addirittura di Costantinopoli. In pratica fu una crociata di cristiani contro altri cristiani, il tutto dovuto alla rapacità dell'allora doge di Venezia. Ormai, la caduta definitiva del Regno Latino d'Oriente era solo rimandato di poco. Intanto, nel 1211 una spedizione delle navi templari contro l'Egitto non aveva dato alcun frutto. Morto il Papa Innocenzo III, venne eletto Onorio III, che bandì una nuova crociata, per riprendere Gerusalemme e conquistare l'Egitto, per distruggere così l'integrità musulmana. Nel 1217 i crociati arrivarono in Terrasanta, agli ordini del re di Ungheria Andrea II, di Leopoldo VI d'Austria, Ugo I re di Cipro e Federico II di Hohenstaufen imperatore di Germania. I crociati, comandati da Giovanni di Brienne, un sessantenne cadetto sempre al verde, sposo di Maria di Gerusalemme, cercarono di conquistare la valle del Nilo, strategicamente importante, in quanto la flotta araba era di stanza in Egitto ed un attacco da nord e da sud a Gerusalemme sarebbe stato irresistibile per i musulmani. Il giorno dell'Ascensione, il 24 maggio 1218, l'esercito cristiano attaccava Damietta, al delta del Nilo (vedi foto 8). Era il 27 maggio quando le navi cristiane giunsero in vista del porto egiziano. Un primo attacco fu respinto, ed altri ne seguirono, sempre più violenti. L'accesso al porto di Damietta era protetto da una grossa catena a pelo d'acqua che impediva il passaggio delle navi: questa catena era protetta da una torre, detta "Torre Cosbaria". Era pressochè impossibile avvicinarsi alla torre, protetta dalle sue merlature e dai difensori che gettavano sulle navi cristiane che tentavano di forzare il blocco sia fuoco greco che altro. Quaranta templari con una loro nave ed un centinaio di altri crociati tentarono di rompere la catena, ma furono affondati ed uccisi. Comunque sia, dopo reiterati tentativi, il giorno 25 agosto la torre cadde e le navi cristiane arrivarono fino sotto alle mura della città, ma decisero, invece di attaccare, di attendere rinforzi. Questa attesa fu fatale, visto che il sultano d'Egitto aveva ottenuto rinforzi. Ma un altro colpo mortale alla spedizione crociata fu dato dagli elementi. Alla fine di novembre una forte corrente ed un vento impetuoso da nord spinsero una marea di acqua nel campo cristiano, portando via una infinità di vettovaglie e di altri generi di prima necessità. La situazione ristagnava e l'inverno arrivò, rigido come non mai. Ma poi, sempre con le navi cristiane ormai sotto le mura, arrivò l'estate, torrida come sanno esserlo solo le estati africane. Nel campo cristiano, allestito fra naiv, spiaggia ed acqua mancava tutto, e lo scorbuto ed altre malattie, fra cui anche una epidemia di colera, mieteva moltissime vittime. Intanto il 26 agosto 1219 moriva il Gran Maestro del Tempio Guglielmo di Chartres, al quale seguì Pietro di Montaigu, Maestro di Provenza e Spagna. Nell'estate 1219 arrivò al campo crociato anche San Francesco d'Assisi, che provò a predicare pace e fratellanza, ma rimase del tutto inascoltato. Ma anche i musulmani non stavano meglio, quindi il sultano propose una tregua e fece una proposta per porre fine ai combattimenti: se i crociati avessero lasciato l'Egitto, i musulmani avrebbero restuito loro la Vera Croce, tutta la Palestina Centrale, la Galilea e Gerusalemme. I musulmani avrebbero conservato solo i castelli oltre il Giordano, pagando per essi un tributo. L'offerta era straordinaria, e subito accettata dai re di Ungheria, d'Austria, di Francia, d'Inghilterra e di Cipro, ma fu seccamente rifiutata dall'inviato del Papa e dal Patriarca di Gerusalemme,i quali pensavano che fosse peccato scendere a patti con gli infedeli. Anche l'Ordine Templare, quello degli Ospitalieri ed i Teutonici rifiutarono, pensando che sarebbe stato impossibile difendere poi la Città Santa senza i castelli d'Oltregiordano. L'arroganza dell'inviato del Papa, il cardinale Pelagio ebbe il sopravvento, e la proposta fu rifiutata. Solo il 5 novembre 1219 i crociati riuscirono ad entrare a Damietta, trovando soltanto la popolazione civile stremata dalla fame e falcidiata dalle malattie. In tutto ciò, la situazione si aggravò, perchè il comandante della crociata ed il legato pontificio litigavano in continuazione, finchè il cardinale Pelagio, dopo ben due anni di attesa, il 12 luglio 1221, nonostante il parere contrario di Giovanni di Brienne, ordinò di marciare sul Cairo. Brienne disse che occorreva fermarsi perchè si avvicinava il tempo delle piene del Nilo, ma il cardinale fi sordo a tutto e ordinò di proseguire. Il Nilo straripò, e l'esercito cristiano si ritrovò impantanato nel fango, attaccato da ogni parte dalla cavalleria musulmana e dalla fanteria egiziana. Fu un vero massacro, e ad aggravare la situazione, il cardinale pernsò bene di fuggire con la scorta dei viveri e dei medicinali. Fu concordata una tregua di otto anni, ed i crociati lasciarono Damietta e l'Egitto. Anche la quinta crociata si era conclusa con una disfatta. Un regnante importante non aveva partecipato alla quinta crociata, anche se aveva detto che lo avrebbe fatto: Federico II di Germania. Il Papa Onorio III, nel 1223, combinò per lui il matrimonio con Isabella, figlia di Giovanni di Brienne ed erede al trono di Gerusalemme. Nello stesso tempo, bandì un'altra crociata, che sarebbe dovuta partire nel 1225. L'imperatore di Germania iniziò i preparativi, ma l'arruolamento era scarso, e la partenza fu rinviata al 1227. Dopo essere partiti, solo 40.000 uomini, Federico II si ammalò e si fece sbarcare ad Otranto, mentre le sue truppe arrivavano ad Acri. Intanto Onorio III era morto ed era stato eletto Papa Gregorio IX, che era un acerrimo nemico di Federico II. Credendo che l'imperatore di Germania stesse facendo il doppio gioco per non andare in Terrasanta, il papa lo scomunicò. Questo non fermò Federico II, che arrivò comunque a Cipro e se ne impossessò, poi arrivò ad Acri, dove i baroni cristiani gli riconobbero la sovranità, ma gli ordini militari come i templari e gli ospitalieri si rifiutarono di obbedirgli, non volendo parlare con uno scomunicato. Comunque Federico ottenne ugualmente ciò che voleva: stipulò un trattato con il sultano, il trattato di Giaffa, nel quale il regno di Gerusalemme otteneva la Città Santa, Nazareth e tutta la Galilea Occidentale. Sotto il dominio musulmano però rimanevano l'area del Tempio, la moschea della Roccia e quella di Al-Aqsa (vedi foto 9), alle quali gli arabi dovevano avere libero accesso e culto. Furono poi liberati tutti i prigionieri e doveva essere osservata la pace per dieci anni. Questo accordo scandalizzò tutti: i musulmani, i cristiani e soprattutto i templari, visto che l'area del Tempio rimaneva sotto dominio musulmano. Inoltre, l'imperatore era uno scomunicato, e non poteva prendere decisioni di alcun genere su Gerusalemme. Il Patriarca di Gerusalemme lo bandì dalla Città Santa, diffidandolo ad entrarvi, ma Federico II, il 18 marzo 1229, in barba a qualsiasi autorità, si autoproclamava Re di Gerusalemme nella Chiesa del Santo Sepolcro. Questo scatenò le ire del Papa, il quale mandò un suo esercito contro la Germania. Avuto notizia di questo, Federico II ripartì in fretta e furia, lasciando dietro di sè polemiche e gravi problemi. Il Re di Cipro, Giovanni d'Ibelin, riprese con la forza l'isola, sconfiggendo poi nel 1232 la flotta imperiale comandata dall'ammiraglio Filangieri, riprese Beirut e pose fine a tutte le influenze imperiali in Terrasanta. Alla fine della sua vita, vecchio e stanco, Giovanni d'Ibelin chiese ed ottenne il mantello templare. Giovanni morì nel 1236 per una caduta da cavallo. Così, l'ultimo barone cristiano con un certo carisma veniva a mancare. Nel frattempo, l'Ordine del Tempio rinserrava le fila, fortificando gli avamposti, ricostruendo le mura delle città e stringendo alleanza con il sultano di Damasco, ricostruendo anche i castelli distrutti. Tutto ciò doveva comunque tornare utile, visto che stavano arrivando i Mongoli di Gengis Khan. Nel 1243 i Mongoli con le loro orde ri riversarono in Europa, travolgendo a Leibnitz il duca di Polonia, la cavalleria tedesca e poi i Templari di Riga. Poi toccò ai Templari di Ungheria e Slavonia, quindi cadde anche il regno di Ungheria. Solo per poco tempo la morte di Gengis Khan fermò le orde mongole, che ben presto ripresero l'avanzata proprio nel Medio Oriente, prima conquistando Damasco, poi Tiberiade e tutta la Galilea. L'11 luglio 1244 le orde mongole entrarono a Gerusalemme, che venne difesa strenuamente dai Templari e dagli Ospitalieri, che cercarono un alleato nelle truppe musulmane, le quali intervennero, ma intanto i mongoli si erano alleati con gli egiziani, vogliosi di vendetta contro i cristiani. Il 17 ottobre 1244 a La Forbie, vicino Gaza, tutto l'esercito cristiano e quello mongolo-egiziano vennero a contatto. I mongoli erano bravissimi con la loro cavalleria, e gli egiziani abilissimi con i loro arcieri: per l'esercito cristiano fu la disfatta totale. I mongoli non facevano prigionieri, e difatti morirono tutti, dal Gran Maestro del Tempio e quello degli Ospitalieri, e di oltre 500 cavalieri templari, se ne salvarono solo 33, assieme a 26 Ospitalieri e 3 Teutonici. Una dopo l'altra, tutte le città cristiane caddero in mano mongola. Le notizie dei disastri fecero rapidamente il giro dell'Europa, la quale non rispose al richiamo del Papa Innocenzo III, che bandiva una nuova crociata. Di tutti i regnanti, uno solo rispose, il re di Francia Luigi IX, detto il Santo. Minato da una grave malattia, Luigi IX aveva fatto voto di liberare Gerusalemme se fosse stato guarito. Successe, ed allora organizzò, da solo, la crociata. Raccolse un gran numero di macchine da guerra e circa 80.000 uomini, che vennero fatti partire con navi adibite alla bisogna. Il 4 novembre 1249 l'esercito crociato sbarca a Damietta, che stavolta viene conquistata senza difficoltà, ma poi i cristiani si dirigono verso Mansourah, città strategica. Per molte settimane l'esercito crociato e quello musulmano si fronteggiarono, poi, all'inizio di febbraio 1250, i Templari riuscirono a trovare un passaggio ed attaccarono le colonne arabe che difendevano gli ingressi della città. Invece di attendere il grosso delle truppe, Roberto di Artois, fratello del re di Francia, comandò ai Templari, che erano con lui, di attaccare la città. Nonostante molte perplessità, ed il parere contrario del Gran Maestro del Tempio, i cavalieri dal bianco mantello obbedirono, ma essi non sapevano che i musulmani avevano preparato una trappola mortale: lasciarono aperte le porte della città, e non appena i cristiani entrarono, vennero chiuse. I templari caddero uno dopo l'altro nelle vie della città, mentre Roberto di Artois fu massacrato mentre tentava di barricarsi in una casa. Su 290 templari, se ne salvarono solo 5. Luigi IX, visto ciò che era successo, cercò di attaccare la città, ma intanto i musulmani avevano tagliato tutti i rifornimenti, mentre le piene del Nilo avanzavano. Per non creare altri disastri, re Luigi accettò la resa senza condizioni il 6 aprile 1250. Il prezzo fu pesantissimo, e lo stesso re fu umiliato davanti ai notabili arabi. I cristiani dovettero restituire Damietta e pagare 800.000 bisanti d'oro, un prezzo elevatissimo per quei tempi. Alla fine, re Luigi se ne andò ad Acri, dove risiedette fino al 1254, partendo da lì dopo la morte di sua madre, Bianca di Castiglia, il 24 aprile.Re Luigi IX, detto il Santo, era stato umiliato dagli infedeli. Era uno smacco terribile per la dignità del re francese, che non perse l'occasione per rimproverare pubblicamente tutto l'Ordine del Tempio per alcune trattative che essi avevano con il sultano di Damasco. Il Gran Maestro dell'Ordine, Rinaldo di Vichiers, disse al re che i Templari dovevano obbedienza e rendere conto del loro operato solo al Papa, quindi i suoi rimproveri erano rifiutati e fu invitato a tornarsene in Francia. Il re, offesissimo, incassò il colpo, ma se ne tenne conto 60 anni più tardi, quando fu inscenato il processo ai templari . Ma ormai la fine di tutto era vicinissima: i musulmani capirono che era arrivato il momento di dare il colpo finale al regno cristiano d'oriente. Dopo la caduta di Gerusalemme e di tutto il regno, il 6 aprile 1291 Acri (vedi foto 10) fu assediata da oltre 50.000 uomini. La guarnigione templare tenne duro: il 18 maggio tutta Acri era in mano musulmana, tranne la fortezza dove si erano arroccati gli ultimi 150 templari. Tennero testa a tutti gli attacchi per dieci giorni, fino a quando i genieri arabi riuscirono a far saltare l'intera fortezza con tutti i templari dentro. Morirono tutti quanti, tranne una decina che scamparono e si trasferirono a Cipro, per rifondare e perpetuare l'Ordine. L'avventura cristiana in Terrasanta era definitivamente terminata. In due secoli i Templari avevano lasciato sul terreno dei regni cristiani oltre 12.000 cavalieri.

Messaggio del 24-09-2004 alle ore 14:56:39








Messaggio del 24-09-2004 alle ore 14:49:52
Dopo la conquista nel 1099 da parte dei Crociati di Gerusalemme, la città era quasi deserta: la sua popolazione, un tempo ricca e numerosa, era stata in gran parte massacrata, prima dall'esercito musulmano in fuga, poi dalle scorrerie che anche i Crociati fecero. Le campagne intorno alla città erano assai insicure, piene di soldati sbandati alla macchia e di briganti che assaltavano, depredavano ed uccidevano i pellegrini che si recavano in Terrasanta, provenienti dall'Europa. La guarnigione militare crociata di Gerusalemme era di fatto assai ridotta, in quanto i soldati ed i cavalieri, assolto il voto di liberare il Santo Sepolcro, si erano rimbarcati per i rispettivi Paesi in Europa. I regni cristiani formatisi dopo la conquista della Città Santa, cioè il Regno di Gerusalemme, la Contea di Edessa, il Principato di Antiochia e la Contea di Tripoli, più che fondarsi sulla loro reale potenza militare, si reggevano su una vera mancanza di unione delle varie tribù dell'Islam. Intanto, i pellegrini sulle strade polverose che conducevano a Gerusalemme continuavano a morire vittime delle aggressioni delle bande armate senza controllo nella regione. A quanto ci narrano le cronache, attorno all'anno 1102, un gruppo di nove cavalieri francesi con il loro seguito, capitanati da un certo Hugues di Payns, conte della Champagne, si presentò al Re di Gerusalemme, Baldovino II, mettendosi subito a disposizione del regno per la protezione dei pellegrini ed il pattugliamento delle strade a Gerusalemme e dintorni. Questi cavalieri, a differenza di tanti altri, non si presentarono al re vestiti in maniera sfarzosa, con i mantelli pieni di colori e con le gualdrappe dei loro cavalli pieni di frange dorate e multicolori, ma erano coperti da un semplice mantello bianco senza nessun altro fregio o armatura luccicante. Hugues di Payns sostenne, davanti al re, che non erano le vesti che facevano i buoni e coraggiosi cavalieri, ma il cuore. Dopo averli ascoltati, Baldovino II concesse loro come quartier generale un'ala del monastero fortificato di Nostra Signora di Sion, accanto a quello che era stato il Tempio di Salomone. (vedi foto 1). Qui i nove cavalieri, Hugues di Payns, Bysol de Saint Omer, Andrè de Montbard (zio di San Bernardo di Chiaravalle), Archambaud de Saint Aignan, Gondemar, Rossal, Jacques de Montignac, Philippe de Bordeaux e Nivar de Montdidier stabilirono il loro quartier generale, assieme al loro seguito, formato dai loro "sergenti" e servitori vari, detti "turcopoli". Questi cavalieri avevano fatto voto di non tornare in Francia se non dopo aver sistemato le cose in Terrasanta, rendendo le strade sicure cosicchè i pellegrini non dovessero correre rischi. Unitisi in un Ordine, all'inizio furono chiamati "I Poveri Cavalieri di Cristo", in quanto al momento dell'entrata nell'Ordine, tutti i loro beni personali passavano di fatto all'Ordine stesso, il quale provvedeva al loro totale sostentamento ed a tutto ciò che poteva servire ai cavalieri combattenti, lasciando gli stessi in povertà. I cavalieri cominciarono così a pattugliare le strade come promesso al re, il quale fu entusiasta del loro operato. Dopo poco tempo, il numero dei cavalieri aumentò, cosicchè dovettero trasferirsi a pochi metri, andando ad occupare tutta l'area di quella che era la spianata del Tempio di Salomone, ossia l'area fra la Moschea della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa. A questo punto il loro nome fu cambiato in "Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Gerusalemme", e furono più semplicemente riconosciuti come "templari". Oltre a difendere le strade ed i pellegrini, i templari iniziarono nel 1104 importanti scavi proprio sotto la Moschea della Roccia, ossia dove sorgeva il Tempio di Salomone, facendo ritrovamenti di grandissima importanza religiosa, e non solo.
I templari nascevano come un Ordine contemporaneamente monastico e militare: i monaci cosiddetti tradizionali pronunciavano tre voti, ossia obbedienza, povertà e castità: i templari, oltre a questi tre voti, ne pronunciavano anche un quarto, cioè lo "stare in armi", quindi il combattimento armato. Erano così dei veri e propri monaci guerrieri. Questo stato di cose era abbastanza inusuale per la Chiesa, in quanto il voto dello "stare in armi" mal si conciliava con gli altri tre. Era un problema non di poco conto, ma che fu brillantemente risolto da San Bernardo di Chiaravalle, (vedi foto 2) grande teologo e fondatore dell'Ordine Cistercense, dal quale i Templari derivano direttamente. San Bernardo, riprendendo il concetto della "guerra giusta" espresso da Sant'Agostino, considerò il voto templare dell'uso delle armi contro gli infedeli non una intenzione di "omicidio", ma una vera e propria azione contro il Male, ossia un "malicidio", come si può leggere nel "De Laude Novae Militiae Christi", scritta di suo pugno come l'intera Regola Templare. A questo punto, l'Ordine aveva bisogno di un "imprimatur" ufficiale da parte della Chiesa, ed anche a questo pensò San Bernardo, facendo convocare dal Papa Onorio II un Concilio a Troyes, in Francia, nel quale fu presentato l'Ordine e la sua Regola. Erano presenti, oltre al Papa ed allo stesso San Bernardo, anche gli arcivescovi di Reims e Sens, oltre ai vescovi di Auxerre, Troyes e Payns. Erano presenti anche gli arcivescovi di Chartres, Amiens e Tolosa. Tutti gli Statuti dell'Ordine furono approvati e la Regola Templare in blocco fu sottoscritta da tutti e vi fu apposto il sigillo papale, mentre Hugues di Payns, anch'egli presente al Concilio, venne nominato Gran Maestro dell'Ordine. Dopo questa approvazione ecclesiastica ufficiale, la fama dell'Ordine del Tempio crebbe rapidamente ed in modo vertiginoso, con essa crescendo anche la potenza e la ricchezza dell'Ordine stesso, che ricevette elargizioni e donazioni spontanee praticamente da ogni strato sociale. Difatti ogni elargizione e/o donazione veniva usata per il finanziamento della campagna di guerra in Terrasanta, e tutti, pur non partecipando direttamente alla guerra, potevano però dare il loro contributo: in pratica, donare ai Templari significava contribuire materialmente alla liberazione dei "Possessi di Dio" come veniva chiamata spesso la Terrasanta. L'Ordine crebbe anche in prestigio, tanto che i cadetti delle famiglie nobili facevano a gara per entrare nell'Ordine, sia per la loro sistemazione (non essendo i primogeniti avevano ben pochi diritti in famiglia) sia per avere un baluardo cristiano in Terrasanta. La massa delle donazioni ed elargizioni tu tale che Hugues di Payns dovette lasciare in Francia parecchi confratelli che fossero in grado di amministrare l'enorme patrimonio acquisito, onde far fronte alle grosse spese delle campagne di guerra in Terrasanta. Hugues tornò invece a Gerusalemme con un gran numero di reclute, che divennero perfetti cavalieri templari combattenti. Il 24 maggio 1136 Hugues di Payns morì, e gli successe Roberto di Craon, saggio ed oculato amministratore, oltre che grande combattente. Sotto di lui, l'Ordine consolidò le sue basi economiche e la sua potenza militare, tanto che Papa Innocenzo II, con la bolla "Omne datum optimum" concesse all'Ordine la totale indipendenza, compreso l'esonero dal pagamento di tasse e gabelle, oltre alla direttiva secondo la quale l'Ordine non doveva rendere conto a nessuno del suo operato, tranne che direttamente al Papa.
La Regola dell'Ordine, scritta di proprio pugno da San Bernardo, era formata da 72 articoli, che trattavano tutto ciò che poteva essere utile alla vita quotidiana, sia in Occidente che in Terrasanta: i primi 7 articoli riguardavano l'aspetto monacale dell'Ordine, mentre gli 11 successivi trattavano la vita quotidiana. Dall'articolo 20 al 29 si trattava l'aspetto dell'abbigliamento e del regime alimentare, con nette distinzioni fra chi era di stanza in Europa e chi in Terrasanta. Parleremo dopo di questo. Dall'articolo 30 in poi si affrontava l'aspetto militare, l'assistenza agli infermi, tutti i vari e numerosissimi divieti, le penitenze per chi infrangeva la Regola e così via. Questa Regola, scritta sulla falsariga di quella cistercense, era in verità durissima, sia per regolare i cavalieri secondo gli usi locali ed igienici (soprattutto in Terrasanta), sia per mantenere una ferrea disciplina (vedi foto 3). Tanto per fare alcuni esempi, portiamo qualche estratto dalla Regola: "...che sia fatto divieto a chiunque di abbracciare o baciare una donna, fosse anche madre, sorella o parente. Se è madre, che essa venga tenuta a distanza e che il cavaliere saluti compostamente chinando il capo. Se è altra donna, che venga allontanata senza esitazione...". Un'altra molto dura "...che durante il sonno venga tenuta accesa una torcia per rischiarare tutto l'ambiente e che il cavaliere dorma vestito di tutto punto per essere sempre pronto alla battaglia...che il cavaliere dorma su un pagliericcio che dovrà stallare da solo il mattino successivo...". Esaminiamo quest'altra: "...che sia fatto divieto a chiunque di andare a caccia, di ridere scompostamente, di parlare troppo o di gridare senza motivo...che sia fatto divieto del gioco dei dadi, delle carte e di qualsiasi altro...che essi aborriscano i mimi, i giocolieri e tutto ciò che è gioco e divertimento...che tengano i capelli corti o rasi, perchè il capello lungo si addice più a femmina che non a monaco combattente...". E leggiamo ancora: "...che il cavaliere si desti ogni mattino invernale alla quarta ora dopo la mezzanotte, ed ogni mattino estivo alla seconda ora dopo la mezzanotte, per partecipare agli uffizi religiosi...chi è infermo o ferito dovrà essere portato agli uffizi dai propri confratelli su lettiga...". E per quanto riguarda il regime alimentare: "...che il cavaliere mangi due volte al giorno, zuppa di verdure e legumi...che sia fatto divieto della carne di maiale...che il cavaliere mangi carne due volte la settimana...che venga osservato il digiuno ogni venerdì...che il cavaliere, durante la Settimana Santa, venga messo a pane ed acqua...". Ed altro ancora. Come si può vedere da questo, la Regola era veramente durissima. In Terrasanta, grazie anche a questa ferrea Regola, l'Ordine Templare divenne in assoluto il più potente e temuto: già nel 1150, l'Ordine poteva mettere in campo, entro pochissimo tempo, oltre 5000 uomini fra cavalieri, sergenti, turcopoli e altra milizia. L'Ordine, sempre attraverso la sua Regola, si diede una organizzazione interna verticistica e formidabile: un Gran Maestro che aveva la responsabilità totale del comando e di tutto l'Ordine; un Maresciallo, che aveva la responsabilità delle armi e dei vettovagliamenti dei cavalieri; un Gran Siniscalco, che aveva la responsabilità amministrativa e politica dell'Ordine. Dopo di questi, sia i possedimenti che le donazioni terriere venivano suddivise in Gran Priorati, che equivalevano agli Stati; i Priorati, che equivalevano ad un gruppo di regioni nello stesso stato; i Balivati, che equivalevano ad una provincia; i Precettorati, che equivalevano alle nostre città piccole e grandi. Così esistevano i Precettori, i Balivi, i Priori, i Gran Priori. Era una organizzazione perfetta, visto che ognuno per la gestione interna era totalmente indipendente dall'altro, e ognuno doveva rendere conto al suo superiore diretto, fino ad arrivare al Gran Maestro. Una cosa interessante: se ad esempio il Gran Maestro voleva fare visita ad una Precettoria di città, ma il Precettore non era d'accordo per motivi validi, lo stesso Gran Maestro non poteva entrare: questo per far comprendere quanto ognuno fosse responsabile della parte a lui affidata. Per ciò che riguardava la parte economica, ogni Precettoria doveva mantenersi da sola, facendo lavorare sia i cavalieri che altro personale: ogni Precettoria aveva i suoi orti, i suoi animali da allevamento e quant'altro necessario al sostentamento dei cavalieri. Alla fine di ogni mese, la Precettoria doveva inviare al Gran Siniscalco, che fungeva anche da Tesoriere, la decima parte del guadagno incamerato, mentre il resto rimaneva alla Precettoria per i costi di gestione. Come possiamo vedere, anche una organizzazione commerciale perfetta. Così i Templari, sia in Terrasanta che in Europa, divennero un costante riferimento per le truppe ed anche per i pellegrini, che consideravano le Precettorie, ossia le caserme, veri punti di ristoro ed eventualmente anche rifugi inattaccabili dalle scorrerie dei briganti. I cavalieri templari, sempre nell'ambito del Concilio di Troyes, adottarono un motto che tutt'ora è in uso, cioè "Non nobis Domine, non nobis, sed nomini Tuo da gloriam", ossia "Non a noi, Signore, non a noi, ma al Tuo nome sia gloria".
Ma i templari, oltre che straordinari combattenti, si rivelarono anche degli ottimi amministratori. Molti pellegrini che si recavano in Terrasanta depositavano presso le casse dell'Ordine i loro averi, per poi ritirarli al loro ritorno, aumentati degli interessi relativi al deposito. Questi fondi depositati nelle casse dell'Ordine venivano impiegati per l'acquisto di armamenti e per operazioni commerciali per le quali i fondi stessi, alla fine, rientravano nelle casse dell'Ordine ben più di quanto non fossero usciti. I templari erano, insomma, degli ottimi affaristi e commercianti, sempre, beninteso, per il bene dell'Ordine. E' da notare che la parte maggiore, ossia la quasi totalità del tesoro dell'Ordine, chiamato anche Tesoro del Tempio, era custodito a Gerusalemme, e il Gran Siniscalco e Tesoriere ne aveva la piena responsabilità, assieme al Gran Maestro. Ma come abbiamo detto, le Precettorie templari erano diffuse in tutta Europa e, tranne le quotidiane spese che servivano al sostentamento ed al buon andamento delle Precettorie, e che erano sostenuite dalle stesse, tutti i costi per il vettovagliamento e l'equipaggiamento dei cavalieri ed il loro seguito erano sostenute direttamente dall'Ordine. Significava quindi, quando la situazione lo richiedeva, spostare ingenti somme di denaro dalla Terrasanta in Europa, a bordo nelle navi del Tempio. Ciò non sarebbe stato un problema, dato che la flotta templare era di fatto inattaccabile, ed i pirati saraceni nel Mediterraneo si tenevano ben lontani dalle navi battenti le bandiere dell'Ordine, ma i templari erano, oltre che saggi, anche assai prudenti. Quindi il dilemma era su come inviare danaro in Europa senza rischi. Come fare? La risposta è semplice: fu inventata la lettera di credito, o se preferite l'assegno. Quando occorreva in Europa una somma di denaro, il Gran Siniscalco ed il Gran Maestro a Gerusalemme firmavano una lettera che ordinava al Siniscalco del Tempio in Europa di versare a chi di dovere la somma richiesta, prelevandola direttamente dalle casse dell'Ordine in Europa. Così, non era necessario spostare materialmente per mare somme di denaro che comunque potevano far gola a chiunque.
I rituali templari erano complessi e nel contempo densi di suggestivo fascino: ad esempio, quando moriva il Gran Maestro, nel lutto generale tutti erano tenuti a recitare cinquanta volte il Padre Nostro al mattino ed altre cinquanta volte alla sera, si manteneva un regime di quasi digiuno, tranne che per i feriti e gli infermi. Il Gran Maestro veniva sepolto con il suo mantello e la sua spada, mentre i guanti bianchi venivano bruciati. Ai poveri veniva dato doppio pasto al giorno, mentre il giustacuore, la cotta e l'elmo del Gran Maestro veniva donato ai lebbrosi. L'elezione del nuovo Gran Maestro era particolarmente suggestiva: il Maresciallo del Tempio nominava due cavalieri, fra i più valorosi, che passavano una notte di preghiera nella Cappella del Santo Sepolcro dove, assieme all'Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro, vi era in essere un acquartieramento templare formidabile, armato fino ai denti, con sorveglianza giorno e notte, visto che la Regola così recitava: "...il demonio colpisce di giorno e di notte, quindi che si difenda il Sacro Sepolcro dall'alba all'alba successiva sempre in armi...". Al mattino successivo, essi nominavano altri due cavalieri; così in numero di quattro, si ritiravano di nuovo nella Cappella la notte successiva, e ne eleggevano altri due. Via via, essi raggiungevano il numero di dodici, che stavano a rappresentare in modo allegorico i dodici apostoli, e questi dodici nominavano a loro volta un tredicesimo cavaliere, detto "cappellano" che rappresentava simbolicamentre Gesù. Quindi si riunivano in conclave (come si fa oggi per l'elezione del nuovo Pontefice) ed alla fine eleggevano il Gran Maestro: la loro decisione era inappellabile e definitiva e veniva poi sottoposta, solo per ratifica, al Capitolo Generale, ossia l'adunanza di tutti i cavalieri. Una figura che non era certo di secondaria importanza era quella delle donne nell'Ordine. Come abbiamo visto, i cavalieri non potevano in alcun modo avvicinare donne, ma esisteva una piccola comunità femminile, e queste donne o per lo più ragazze, venivano chiamate "ancelle templari". Ognuna di esse era addetta alle cure di un cavaliere, come il lavaggio delle vesti, il rammendo delle stesse sdrucite, la manutenzione dei mantelli e quant'altro rappresentava lavoro muliebre, quindi non adatto ad un uomo. Erano anche addette alle cure dei feriti nelle battaglie in aiuto ai cerusici (vedi foto 4). I cavalieri non potevano vedere mai queste loro ancelle, neanche sentirne la voce e, non sempre, conoscerne il nome. Insomma la Spianata del Tempio (vedi foto 5) era divenuta il centro più importante per tutto l'Ordine.
Dopo aver parlato diffusamente dell'Ordine nelle sue linee generali, dovremmo ora parlare della partecipazione del templari alle Crociate, sulle battaglie da loro condotte, vinte e perse. Poi dovremmo parlare della fine dell'Ordine in un processo farsa, costruito ed architettato appositamente dal re di Francia Filippo IV detto "il bello" e dal Papa Clemente V per appropriarsi dei beni dell'Ordine e delle loro grandi acquisite conoscenze di scienza e tecnologia, come ad esempio la tecnica della costruzione delle grandi cattedrali gotiche. Per quello che riguarda la pagina storica, rimandiamo la gentilezza di chi legge alla pagina le Crociate e i Templari , mentre per le accuse ed il piano architettato contro l'Ordine, rimandiamo alla pagina dedicata al processo ai templari . Inoltre, se siete attratti dal fascino del mistero e dell'arcano, potrete trovare altri argomenti interessanti e molto stimolanti nel nostro sito, nella pagina dedicata ai misteri dei templari dove realtà e leggenda si confondono in una affascinante ricerca dell'ignoto.

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