La Piazza
Oggi, 4 luglio
Messaggio del 04-07-2005 alle ore 16:41:17
Il 4 luglio l'America si ferma per celebrare se stessa. E' un giorno che gli europei ed, in particolare, gli italiani fanno spesso fatica a comprendere fino in fondo. Non è un semplice giorno di festa, non si tratta di "un giorno in più di vacanza" come, invece, è spesso per noi il 25 aprile. E' un giorno che ogni americano è orgoglioso di celebrare. E notate che si dice "celebrare" la festa del 4 luglio e non semplicemente "festeggiare" il 4 luglio, in quanto il verbo "celebrare" porta con se tutta una serie di significati profondi, quasi un alone di sacralità, che, invece, la semplice parola "festeggiare" non riesce ad evocare.
Il 4 luglio l'America si ferma per celebrare se stessa. E' un giorno che gli europei ed, in particolare, gli italiani fanno spesso fatica a comprendere fino in fondo. Non è un semplice giorno di festa, non si tratta di "un giorno in più di vacanza" come, invece, è spesso per noi il 25 aprile. E' un giorno che ogni americano è orgoglioso di celebrare. E notate che si dice "celebrare" la festa del 4 luglio e non semplicemente "festeggiare" il 4 luglio, in quanto il verbo "celebrare" porta con se tutta una serie di significati profondi, quasi un alone di sacralità, che, invece, la semplice parola "festeggiare" non riesce ad evocare.
Messaggio del 04-07-2005 alle ore 16:45:41
e con ciò?........
e con ciò?........
Messaggio del 04-07-2005 alle ore 16:46:05
Gli aspetti ideologici e le dichiarazioni che hanno aperto la Guerra d'Indipendenza: gli atti del Congresso e la celebre Dichiarazione d'Indipendenza del 1776.
Nonostante al Primo Congresso Continentale, riunito a Filadelfia nel settembre 1774, fossero prevalse le posizioni moderate, di fatto gli eventi presto degenerarono e in pratica fin da subito nelle diverse colonie si iniziarono a raccogliere uomini e armi per l'opposizione alle imposizioni della madrepatria, cercando di costituire un "esercito di liberazione". Quando l'esercito inglese cercò di fermare e di contrastare questi "preparativi" si arrivò all'aperto scontro armato.
Formalmente, l'apertura della Guerra d'Indipendenza e l'entrata in guerra ufficiale si ebbe il 10 maggio 1775, con un atto del secondo Congresso Continentale, riunito sempre a Filadelfia, il quale affidò il comando dell'esercito coloniale al generale George Washington. Di fatto, però, questo secondo Congresso, pur sancendo l'entrata in guerra contro l'Inghilterra, non dichiarò esplicitamente l'obiettivo dell'indipendenza dalla madrepatria. La reazione del re d'Inghilterra Giorgio III fu durissima: con il "Proclamation of Rebellion" ribadì le rigide posizioni inglesi in materia politica, sociale ed economica e dichiarò ribelli i patrioti americani. Con questo atto anche i coloni più moderati si decisero ad unirsi all'"esercito di liberazione americano".
La risposta americana alla "Proclamation of Rebellion" inglese arrivò nello storico 1776. Nel giugno di quell'anno, il Congresso costituì una sorta di comitato per stilare un atto formale che riepilogasse le posizioni delle colonie e la loro dichiarazioni di intenti per questa guerra. All'interno di questo comitato vi erano nomi quali Thomas Jefferson e Robert Livingston. Il documento che venne elaborato fu discusso ed approvato dal Congresso il 2 luglio 1776 e promulgato il 4 luglio 1776. Era la famosissima "Declaration of Independence", che diventerà uno dei più importanti documenti di tutta la storia americana e del mondo occidentale. Alle 18.00 della sera del 4 luglio 1776 il generale Washington lesse pubblicamente parte della dichiarazione alle truppe, le quali accolsero questo atto con grande entusiasmo ed euforia. Il punto storicamente più importante è il principio per cui ogni governo è formato e deve operare per l'esclusivo beneficio delle genti governate. Quando il governo non è più di beneficio per le genti governate, allora queste hanno il diritto di sostituirlo con un nuovo governo. Inoltre, in questa dichiarazione non mancavano i principi di uguaglianza e di libertà. Celebre è la frase "tutti gli uomini sono stati creati uguali e il Creatore li ha investiti di alcuni diritti inalienabili".
Se vuoi leggere il testo originale ed integrale della Dichiarazione d'Indipendenza, clicca qui.
A questo punto gli obiettivi e i principi ispiratori erano stati espressi e la guerra era stata dichiarata. Si trattava di combatterla e vincerla in nome di questi principi.
L'esercito coloniale, affidato a George Washington, contava circa 8-9 mila uomini, senza uniformi, mal pagati, poco armati, poco nutriti, prevalentemente volontari (cioè disoccupati e sbandati, senza famiglia e senza casa). La più grande difficoltà era inoltre quella di far prevalere l'interesse globale del Congresso rispetto ai singoli interessi delle Colonie e dei singoli gruppi di volontari combattenti.
Davanti a questa situazione, non sorprende la convinzione degli inglesi di poter facilmente e rapidamente sbaragliare l'esercito americano, infliggendo una "sonora lezione" a questi "coloni ribelli e arroganti".
L'esercito inglese riportò nel corso del 1776 una serie di preannunciate vittorie, le più clamorose furono l'occupazione inglese di New York e di Filadelfia. Tuttavia, Washington cambiò presto tattica e con un'accorta ed oculata tecnica fatta di imboscate e piccoli attacchi a sorpresa, riuscì a disorientare l'esercito avversario e, il 13 ottobre 1777, circondando 5000 inglesi a Saratoga, riuscì a sconfiggerli e a costringerli alla resa.
Questa prima inaspettata vittoria servì a sbloccare la situazione, a ridare coraggio alle truppe americane e, soprattutto, a convincere alcune potenze europee dell'importanza di questo conflitto dall'esito tutt'altro che scontato.
Dopo pochi mesi, infatti, la Francia entrò in guerra contro gli inglesi, sostenendo le posizioni degli americani. Le ragioni di questa mossa francese vanno ricercate da un lato nel desiderio di rivendicare la sconfitta della guerra dei Sette Anni, dall'altro dalla pressione degli intellettuali illuministi francesi che vedevano per la prima volta le loro idee di libertà e uguaglianza concretamente in via di realizzazione. La flotta francese riuscì a tenere "occupata" la flotta inglese, impedendo di fatto a quest'ultima di applicare il minacciato e temutissimo "embargo", cioè il blocco dei porti e di ogni sorta di commercio nelle Colonie. Se la Francia non fosse entrata in guerra, molto probabilmente le Colonie non avrebbero potuto resistere molto a lungo isolate e private di ogni possibilità di commercio con il resto del mondo.
L'anno seguente (1779) dichiarò guerra agli inglesi anche la Spagna e, nel 1780, l'Olanda. Questa "coalizione europea" a favore degli americani decretò senza ombra di dubbio l'esito finale della guerra. L'esercito di Washington ebbe infatti in questo modo la possibilità ed il tempo per organizzarsi meglio e migliorarsi. La storica battaglia finale di Yorktown (16-19 ottobre 1781) vide la vittoria definitiva dell'esercito americano di Washington, sostenuto dalle truppe francesi comandate dal generale La Fayette. Gli inglesi si arresero e si ritirarono.
Due anni dopo, il 3 settembre 1783, venne firmata la pace, nota come "Pace di Versailles" o "Treaty of Paris", in cui l'Inghilterra riconosceva l'indipendenza delle Colonie dalla costa atlantica fino al confine del Mississippi. Alla Francia andarono i possedimenti nelle Antille e il controllo della costa del Senegal, mentre la Spagna ottenne la Florida e Minorca.
La guerra era vinta, l'indipendenza ottenuta, ma ora si presentava un problema ancora più difficile: come organizzare e come gestire la tanto desiderata libertà?
Gli aspetti ideologici e le dichiarazioni che hanno aperto la Guerra d'Indipendenza: gli atti del Congresso e la celebre Dichiarazione d'Indipendenza del 1776.
Nonostante al Primo Congresso Continentale, riunito a Filadelfia nel settembre 1774, fossero prevalse le posizioni moderate, di fatto gli eventi presto degenerarono e in pratica fin da subito nelle diverse colonie si iniziarono a raccogliere uomini e armi per l'opposizione alle imposizioni della madrepatria, cercando di costituire un "esercito di liberazione". Quando l'esercito inglese cercò di fermare e di contrastare questi "preparativi" si arrivò all'aperto scontro armato.
Formalmente, l'apertura della Guerra d'Indipendenza e l'entrata in guerra ufficiale si ebbe il 10 maggio 1775, con un atto del secondo Congresso Continentale, riunito sempre a Filadelfia, il quale affidò il comando dell'esercito coloniale al generale George Washington. Di fatto, però, questo secondo Congresso, pur sancendo l'entrata in guerra contro l'Inghilterra, non dichiarò esplicitamente l'obiettivo dell'indipendenza dalla madrepatria. La reazione del re d'Inghilterra Giorgio III fu durissima: con il "Proclamation of Rebellion" ribadì le rigide posizioni inglesi in materia politica, sociale ed economica e dichiarò ribelli i patrioti americani. Con questo atto anche i coloni più moderati si decisero ad unirsi all'"esercito di liberazione americano".
La risposta americana alla "Proclamation of Rebellion" inglese arrivò nello storico 1776. Nel giugno di quell'anno, il Congresso costituì una sorta di comitato per stilare un atto formale che riepilogasse le posizioni delle colonie e la loro dichiarazioni di intenti per questa guerra. All'interno di questo comitato vi erano nomi quali Thomas Jefferson e Robert Livingston. Il documento che venne elaborato fu discusso ed approvato dal Congresso il 2 luglio 1776 e promulgato il 4 luglio 1776. Era la famosissima "Declaration of Independence", che diventerà uno dei più importanti documenti di tutta la storia americana e del mondo occidentale. Alle 18.00 della sera del 4 luglio 1776 il generale Washington lesse pubblicamente parte della dichiarazione alle truppe, le quali accolsero questo atto con grande entusiasmo ed euforia. Il punto storicamente più importante è il principio per cui ogni governo è formato e deve operare per l'esclusivo beneficio delle genti governate. Quando il governo non è più di beneficio per le genti governate, allora queste hanno il diritto di sostituirlo con un nuovo governo. Inoltre, in questa dichiarazione non mancavano i principi di uguaglianza e di libertà. Celebre è la frase "tutti gli uomini sono stati creati uguali e il Creatore li ha investiti di alcuni diritti inalienabili".
Se vuoi leggere il testo originale ed integrale della Dichiarazione d'Indipendenza, clicca qui.
A questo punto gli obiettivi e i principi ispiratori erano stati espressi e la guerra era stata dichiarata. Si trattava di combatterla e vincerla in nome di questi principi.
L'esercito coloniale, affidato a George Washington, contava circa 8-9 mila uomini, senza uniformi, mal pagati, poco armati, poco nutriti, prevalentemente volontari (cioè disoccupati e sbandati, senza famiglia e senza casa). La più grande difficoltà era inoltre quella di far prevalere l'interesse globale del Congresso rispetto ai singoli interessi delle Colonie e dei singoli gruppi di volontari combattenti.
Davanti a questa situazione, non sorprende la convinzione degli inglesi di poter facilmente e rapidamente sbaragliare l'esercito americano, infliggendo una "sonora lezione" a questi "coloni ribelli e arroganti".
L'esercito inglese riportò nel corso del 1776 una serie di preannunciate vittorie, le più clamorose furono l'occupazione inglese di New York e di Filadelfia. Tuttavia, Washington cambiò presto tattica e con un'accorta ed oculata tecnica fatta di imboscate e piccoli attacchi a sorpresa, riuscì a disorientare l'esercito avversario e, il 13 ottobre 1777, circondando 5000 inglesi a Saratoga, riuscì a sconfiggerli e a costringerli alla resa.
Questa prima inaspettata vittoria servì a sbloccare la situazione, a ridare coraggio alle truppe americane e, soprattutto, a convincere alcune potenze europee dell'importanza di questo conflitto dall'esito tutt'altro che scontato.
Dopo pochi mesi, infatti, la Francia entrò in guerra contro gli inglesi, sostenendo le posizioni degli americani. Le ragioni di questa mossa francese vanno ricercate da un lato nel desiderio di rivendicare la sconfitta della guerra dei Sette Anni, dall'altro dalla pressione degli intellettuali illuministi francesi che vedevano per la prima volta le loro idee di libertà e uguaglianza concretamente in via di realizzazione. La flotta francese riuscì a tenere "occupata" la flotta inglese, impedendo di fatto a quest'ultima di applicare il minacciato e temutissimo "embargo", cioè il blocco dei porti e di ogni sorta di commercio nelle Colonie. Se la Francia non fosse entrata in guerra, molto probabilmente le Colonie non avrebbero potuto resistere molto a lungo isolate e private di ogni possibilità di commercio con il resto del mondo.
L'anno seguente (1779) dichiarò guerra agli inglesi anche la Spagna e, nel 1780, l'Olanda. Questa "coalizione europea" a favore degli americani decretò senza ombra di dubbio l'esito finale della guerra. L'esercito di Washington ebbe infatti in questo modo la possibilità ed il tempo per organizzarsi meglio e migliorarsi. La storica battaglia finale di Yorktown (16-19 ottobre 1781) vide la vittoria definitiva dell'esercito americano di Washington, sostenuto dalle truppe francesi comandate dal generale La Fayette. Gli inglesi si arresero e si ritirarono.
Due anni dopo, il 3 settembre 1783, venne firmata la pace, nota come "Pace di Versailles" o "Treaty of Paris", in cui l'Inghilterra riconosceva l'indipendenza delle Colonie dalla costa atlantica fino al confine del Mississippi. Alla Francia andarono i possedimenti nelle Antille e il controllo della costa del Senegal, mentre la Spagna ottenne la Florida e Minorca.
La guerra era vinta, l'indipendenza ottenuta, ma ora si presentava un problema ancora più difficile: come organizzare e come gestire la tanto desiderata libertà?
Messaggio del 04-07-2005 alle ore 16:47:36
nathan ha scritto 1 cosa tutt'altro che banale
nathan ha scritto 1 cosa tutt'altro che banale
Messaggio del 04-07-2005 alle ore 16:47:45
posso aprire i post che voglio o devo chiedere il permesso a qualcuno?
posso aprire i post che voglio o devo chiedere il permesso a qualcuno?
Messaggio del 04-07-2005 alle ore 16:49:44
in ke poeto fu firnmata la dikiarazione d'indipendenza?
in fondo, a destra
in ke poeto fu firnmata la dikiarazione d'indipendenza?
in fondo, a destra
Messaggio del 04-07-2005 alle ore 16:53:53
(ANSA) - WASHINGTON, 27 GIU - La notte del 4 luglio, festa dell'Indipendenza negli Stati Uniti, i cieli d'America si illuminano con i fuochi d'artificio. Ma quest'anno i fuochi, grazie alla sonda Deep Impact, pioveranno anche dallo spazio. Se tutto andra' come previsto, un proiettile di 362 kg grande come una botte di vino sparato da Deep Impact colpira' la cometa Tempel 1 creando un'esplosione di ghiaccio e detriti, simile alla cascata luminosa di un fuoco artificiale.
(ANSA) - WASHINGTON, 27 GIU - La notte del 4 luglio, festa dell'Indipendenza negli Stati Uniti, i cieli d'America si illuminano con i fuochi d'artificio. Ma quest'anno i fuochi, grazie alla sonda Deep Impact, pioveranno anche dallo spazio. Se tutto andra' come previsto, un proiettile di 362 kg grande come una botte di vino sparato da Deep Impact colpira' la cometa Tempel 1 creando un'esplosione di ghiaccio e detriti, simile alla cascata luminosa di un fuoco artificiale.
Messaggio del 04-07-2005 alle ore 16:56:22
Bak dove cazzo vuoi che la firmassero?
Nessun paese è mai stato tanto fortunato da avere così tanti geni a crerne le basi, da Thomas Jefferson a Benjamin Franklin, il più scemop della compagnia era Washinghton
STI CAZZIIIIIIIIIIIIIIIIIII
Bak dove cazzo vuoi che la firmassero?
Nessun paese è mai stato tanto fortunato da avere così tanti geni a crerne le basi, da Thomas Jefferson a Benjamin Franklin, il più scemop della compagnia era Washinghton
STI CAZZIIIIIIIIIIIIIIIIIII
Messaggio del 04-07-2005 alle ore 17:00:59
perchè noi non siamo contenti di celebrare il 25 aprile? chi è che ha detto che è una semplice festa??
perchè noi non siamo contenti di celebrare il 25 aprile? chi è che ha detto che è una semplice festa??
Messaggio del 04-07-2005 alle ore 17:02:47
La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America è il documento che segna la nascita di quella nazione. In esso, tredici colonie britanniche sulla costa atlantica dell'America settentrionale dichiararono la propria indipendenza dalla madrepatria, esponendo le motivazioni che le spingevano a questo atto.
La dichiarazione fu redatta per la maggior parte da Thomas Jefferson, coadiuvato da una commissione composta da John Adams, Benjamin Franklin, Robert R. Livingston e Roger Sherman. Fu ratificata a Philadelphia dal cosiddetto Congresso continentale il 4 luglio 1776, durante la rivoluzione americana.
La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d'America è il documento che segna la nascita di quella nazione. In esso, tredici colonie britanniche sulla costa atlantica dell'America settentrionale dichiararono la propria indipendenza dalla madrepatria, esponendo le motivazioni che le spingevano a questo atto.
La dichiarazione fu redatta per la maggior parte da Thomas Jefferson, coadiuvato da una commissione composta da John Adams, Benjamin Franklin, Robert R. Livingston e Roger Sherman. Fu ratificata a Philadelphia dal cosiddetto Congresso continentale il 4 luglio 1776, durante la rivoluzione americana.
Messaggio del 04-07-2005 alle ore 17:05:10
scusate oggi sto polemico, non volevo banalizzare il post.....
Però non è che il 4 luglio lo dobbiamo "celebrare" noi, vogliamo importare pure questo dall'america come la festa di Halloween
scusate oggi sto polemico, non volevo banalizzare il post.....
Però non è che il 4 luglio lo dobbiamo "celebrare" noi, vogliamo importare pure questo dall'america come la festa di Halloween
Messaggio del 04-07-2005 alle ore 17:06:44
Messaggio del 04-07-2005 alle ore 17:07:19
Se un popolo, nel corso degli eventi umani, è costretto a spezzare i vincoli politici, ond'era legato ad un altro, e prendere, tra le potenze della terra, quel posto separato ed equipollente, a
cui lo francino il diritto di natura e la Divinità, un giusto riguardo alle opinioni del mondo gli
impone di indicare i motivi, che lo costringono al distacco. Noi riteniamo come indubitabili queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che sono dal Creatore dotati di certi diritti inalienabili, per esempio, di vita, libertà e della propensione alla felicità. Per assicurare questi
tti sono istituiti, fra gli uomini, dei Governi, che derivano la loro legale autorità dal consenso
i governati. Ove: un qualsiasi regime politico ponga in pericolo il conseguimento di questi
ttuoT il popolo ha il diritto di modificarlo, o di abolirlo formando un nuovo Governo, che si fondi su tali principi, e di ordi narne il potere in quella maniera che sembri ad esso più adatta a procurargli sicurezza e felicità. In effetto la prudenza esigerà che i Governi, esistenti da lungo tempo non si mutino per cagioni futili e passeggere; e, conforme a ciò, l'esperienza ha dimostrato che l'umanità è più disposta a soffrire, finché il male è sopportabile, che a farsi giustizia con l'abbattimento delle istituzioni a cui è abituata. Ma se una lunga serie di abusi e di oppressioni, sempre col medesimo scopo, rivelano l'intento di curvare un popolo sotto un illimitato dispotismo, quel popolo ha il diritto, il dovere di abbattere un simile Governo, e di provvedersi nuove guarentigie per la sua futura sicurezza. Tale è stata la paziente tribolazione di queste colonie, e tale è ora la necessità chi e obbliga *.mutare il loro sistema politico. La storia dell'attuale Re d'Inghilterra è una storia di ripetute violenze e oppressioni, tutte con lo scopo immediato di stabilire una illimitata tirannia tra questi Stati. A riprova di ciò, si possono sottoporre al giudizio degli uomini di buona fede dei fatti. Egli ha rifiutato la sua sanzione alle leggi più sante e necessarie per il pubblico bene. Egli ha proibito ai suoi governatori di lasciar passar leggi di importanza immediata e urgente, salvo non n venisse sospesa la applicazione, finché non fosse giunta la sua sanzione; e, quand'esso in tal modo, erano sospese, ha trascurato fino all'ultimo di prenderle in considerazione. Egli ha respinto altre leggi, miranti al vantaggio dei grandi distretti, salvo che questa popolazione non rinunziasse al diritto di rappresentanza nella legislazione, diritto inestimabile per essa, e solo temibile per i tiranni. Egli ha convocato delle assemblee legislative in luoghi inconsueti scomodi, lontano dagli archivi dei loro atti pubblici, esclusivamente con l'intento di stancarle per piegarle ai suoi provvedimenti. Egli ha, più volte, sciolto rappresentanze popolari, legalmente sedenti, perchè si opponevano con virile energia alle sue violazioni dei diritti del popolo. Egli ha per lungo tempo, dopo lo scioglimento di quelle, rifiutato di far indire nuove elezioni; per il che l'esercizio del potere legislativo, il quale non può annullarsi, è ritornato alla collettività popolare, mentre lo Stato rimaneva esposto a tutti i pericoli di una irruzione dal di fuori, e a torbidi interni. Egli ha cercato di impedire l'accrescimento della popolazione di questi Stati ; per il qual motivo, s'oppose alle leggi per la naturalizzazione degli stranieri, non ne lasci passare altre, che incoraggiavano l'immigrazione, e inasprì le condizioni per l'acquisto di nuove terre. Egli ha messo ostacoli all'amministrazione della I giustizia rifiutando di sancire leggi, e dovevano creare dei poteri giudiziari. Egli ha nominato giudici, che nelle funzioni, nella d& ità e nel pagamento del loro stipendio, dipendevano soltanto dalla sua volontà. Egli ha istituito una folla di nuovi uffici, e ha mandato qua frotte di impiegati ad opprimere il nostro p polo e a vivere alle sue spalle. Egli ha mantenuto nel paese, in tempo di pace, eserciti permanenti, senza l'approvazione del potere legislativo. Egli si è adoprato a rendere il potere militare indipendente da quello civile, e ad innalzarlo al disopra di esso. Egli ha con altri cooperato ad assoggettarci ad una giurisdizione, estranea alla nostra costituzione, e non riconosciuta dalle nostre leggi; egli ha dato la sanzione agli atti della sua illegale legislazione: inoltre all'accantonamento di grandi masse di truppe nel nostro paese; a un simulacro di procedura per proteggerle dal castigo per gli omicidi, che possono commettere contro gli abitanti di questi Stati; all'imposizione di tasse, senza il nostro consenso; alla privazione, in molti casi, del beneficio della corte d'assise; al trasporto per mare per esser puniti di pretesi delitti; all'abrogazione, in una provincia a noi limitrofa, del libero sistema di leggi inglesi, sostituite da un regime arbitrario, allargandone i confini, per averlo, ad un tempo, come esempio e come opportuno strumento a introdurre la medesima dominazione assoluta in queste Colonie; alla abolizione delle nostre patenti; all'annullamento delle nostre leggi più preziose, e alla radicale mutazione del nostro reggimento politico; alla sospensione della nostra speciale legislazione, e alla dichiarazione che egli è rivestito del potere di emanare per noi leggi in ogni caso. Egli ha rinunciato al nostro Governo, in quanto ci ha dichiarato fuori della sua protezione, e ha tramato la guerra contro di noi. Egli ha predato le nostre acque, devastato le nostre coste, bruciate le nostre città, e ucciso dei nostri compatrioti. Adesso egli fa trasportare grandi eserciti di mercenari stranieri per completare l'opera di morte, di distruzione, di servaggio, che già è cominciata, con atti di crudeltà e di slealtà, che appena se ne rintracciano dei simili nei tempi più barbarici, e sono affatto indegni del capo supremo di una nazione civile. Egli ha costretto nostri concittadini, presi in alto mare o a impugnare le armi contro la loro patria, e a diventare i carcerieri dei loro amici e fratelli, o ad uccidersi. Egli ha suscitato rivolte interne fra noi, e si è sforzato di far muovere gli abitanti alle nostre frontiere, gli spietati selvaggi indiani, il sistema ben noto dei quali nel guerreggiare consiste nell'indifferente distruzione di ogni età, di ogni stirpe e di quanto esiste. In ogni stadio di queste oppressioni noi abbiamo, con le espressioni più ossequiose, supplicato che esse cessassero; alle nostre ripetute preghiere fu risposto con ripetute offese. Un principe il carattere del quale assunse cotale figura, per tutte quelle azioni che dell'uomo fanno un tiranno, non è adatto a capo supremo di un popolo libero. Nè abbiamo mancato di informarne i nostri fratelli britannici. D: tanto in tanto li abbiamo avvertiti di smettere l'idea di estendere, mediante la loro legislazione, una giurisdizione ingiustificata sopra di noi, ed abbiamo richiamato alla memoria loro le cause, che c'indussero ai emigrare e stabilirci qui. Ci siamo richiamati ai sentimenti di giustizia e di generosità in loro innati, come pure ai legami della nostra comune origine, scongiurandoli di desistere dalle loro usurpazioni, che avrebbero avuto inevitabilmente per effetto di spezzare la nostra unione e i nostri rapporti. Essi però sono rimasti sordi alla voce della giustizia e della consanguineità; perciò dobbiamo rassegnarci alla necessità, che impone la nostra separazione, considerandoli, come consideriamo il rimanente del genere umano, nemici in tempo di guerra, in tempo di pace, amici. Noi, i rappresentanti degli Stati Uniti di America, radunati in congresso generale, invocando a testimone delle nostre rette intenzioni il supremo Giudice del mondo, nel nome e per l'autorità del buon popolo di queste colonie, notifichiamo solennemente e dichiariamo che queste colonie unite sono e debbono essere Stati liberi e indipendenti; che esse sono sciolte e libere da ogni obbligo e fedeltà verso la corona britannica; che tutti i legami statali fra esse e la Granbrettagna sono e debbono essere, una volta per sempre, spezzati; che esse, come Stati liberi ed indipendenti hanno pieni poteri di far guerra, concluder pace, combinale alleanze, di regolare il commercio e di porre mano a tutte quelle cose ed azioni, che Stati indipendenti sono autorizzati a compiere. Per il mantenimento di questa dichiarazione impegnamo reciprocamente, con piena fiducia nella protezione della divina Provvidenza, la nostra vita, le nostre sostanze il nostro sacrosanto onore. (firme)
Se un popolo, nel corso degli eventi umani, è costretto a spezzare i vincoli politici, ond'era legato ad un altro, e prendere, tra le potenze della terra, quel posto separato ed equipollente, a
cui lo francino il diritto di natura e la Divinità, un giusto riguardo alle opinioni del mondo gli
impone di indicare i motivi, che lo costringono al distacco. Noi riteniamo come indubitabili queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che sono dal Creatore dotati di certi diritti inalienabili, per esempio, di vita, libertà e della propensione alla felicità. Per assicurare questi
tti sono istituiti, fra gli uomini, dei Governi, che derivano la loro legale autorità dal consenso
i governati. Ove: un qualsiasi regime politico ponga in pericolo il conseguimento di questi
ttuoT il popolo ha il diritto di modificarlo, o di abolirlo formando un nuovo Governo, che si fondi su tali principi, e di ordi narne il potere in quella maniera che sembri ad esso più adatta a procurargli sicurezza e felicità. In effetto la prudenza esigerà che i Governi, esistenti da lungo tempo non si mutino per cagioni futili e passeggere; e, conforme a ciò, l'esperienza ha dimostrato che l'umanità è più disposta a soffrire, finché il male è sopportabile, che a farsi giustizia con l'abbattimento delle istituzioni a cui è abituata. Ma se una lunga serie di abusi e di oppressioni, sempre col medesimo scopo, rivelano l'intento di curvare un popolo sotto un illimitato dispotismo, quel popolo ha il diritto, il dovere di abbattere un simile Governo, e di provvedersi nuove guarentigie per la sua futura sicurezza. Tale è stata la paziente tribolazione di queste colonie, e tale è ora la necessità chi e obbliga *.mutare il loro sistema politico. La storia dell'attuale Re d'Inghilterra è una storia di ripetute violenze e oppressioni, tutte con lo scopo immediato di stabilire una illimitata tirannia tra questi Stati. A riprova di ciò, si possono sottoporre al giudizio degli uomini di buona fede dei fatti. Egli ha rifiutato la sua sanzione alle leggi più sante e necessarie per il pubblico bene. Egli ha proibito ai suoi governatori di lasciar passar leggi di importanza immediata e urgente, salvo non n venisse sospesa la applicazione, finché non fosse giunta la sua sanzione; e, quand'esso in tal modo, erano sospese, ha trascurato fino all'ultimo di prenderle in considerazione. Egli ha respinto altre leggi, miranti al vantaggio dei grandi distretti, salvo che questa popolazione non rinunziasse al diritto di rappresentanza nella legislazione, diritto inestimabile per essa, e solo temibile per i tiranni. Egli ha convocato delle assemblee legislative in luoghi inconsueti scomodi, lontano dagli archivi dei loro atti pubblici, esclusivamente con l'intento di stancarle per piegarle ai suoi provvedimenti. Egli ha, più volte, sciolto rappresentanze popolari, legalmente sedenti, perchè si opponevano con virile energia alle sue violazioni dei diritti del popolo. Egli ha per lungo tempo, dopo lo scioglimento di quelle, rifiutato di far indire nuove elezioni; per il che l'esercizio del potere legislativo, il quale non può annullarsi, è ritornato alla collettività popolare, mentre lo Stato rimaneva esposto a tutti i pericoli di una irruzione dal di fuori, e a torbidi interni. Egli ha cercato di impedire l'accrescimento della popolazione di questi Stati ; per il qual motivo, s'oppose alle leggi per la naturalizzazione degli stranieri, non ne lasci passare altre, che incoraggiavano l'immigrazione, e inasprì le condizioni per l'acquisto di nuove terre. Egli ha messo ostacoli all'amministrazione della I giustizia rifiutando di sancire leggi, e dovevano creare dei poteri giudiziari. Egli ha nominato giudici, che nelle funzioni, nella d& ità e nel pagamento del loro stipendio, dipendevano soltanto dalla sua volontà. Egli ha istituito una folla di nuovi uffici, e ha mandato qua frotte di impiegati ad opprimere il nostro p polo e a vivere alle sue spalle. Egli ha mantenuto nel paese, in tempo di pace, eserciti permanenti, senza l'approvazione del potere legislativo. Egli si è adoprato a rendere il potere militare indipendente da quello civile, e ad innalzarlo al disopra di esso. Egli ha con altri cooperato ad assoggettarci ad una giurisdizione, estranea alla nostra costituzione, e non riconosciuta dalle nostre leggi; egli ha dato la sanzione agli atti della sua illegale legislazione: inoltre all'accantonamento di grandi masse di truppe nel nostro paese; a un simulacro di procedura per proteggerle dal castigo per gli omicidi, che possono commettere contro gli abitanti di questi Stati; all'imposizione di tasse, senza il nostro consenso; alla privazione, in molti casi, del beneficio della corte d'assise; al trasporto per mare per esser puniti di pretesi delitti; all'abrogazione, in una provincia a noi limitrofa, del libero sistema di leggi inglesi, sostituite da un regime arbitrario, allargandone i confini, per averlo, ad un tempo, come esempio e come opportuno strumento a introdurre la medesima dominazione assoluta in queste Colonie; alla abolizione delle nostre patenti; all'annullamento delle nostre leggi più preziose, e alla radicale mutazione del nostro reggimento politico; alla sospensione della nostra speciale legislazione, e alla dichiarazione che egli è rivestito del potere di emanare per noi leggi in ogni caso. Egli ha rinunciato al nostro Governo, in quanto ci ha dichiarato fuori della sua protezione, e ha tramato la guerra contro di noi. Egli ha predato le nostre acque, devastato le nostre coste, bruciate le nostre città, e ucciso dei nostri compatrioti. Adesso egli fa trasportare grandi eserciti di mercenari stranieri per completare l'opera di morte, di distruzione, di servaggio, che già è cominciata, con atti di crudeltà e di slealtà, che appena se ne rintracciano dei simili nei tempi più barbarici, e sono affatto indegni del capo supremo di una nazione civile. Egli ha costretto nostri concittadini, presi in alto mare o a impugnare le armi contro la loro patria, e a diventare i carcerieri dei loro amici e fratelli, o ad uccidersi. Egli ha suscitato rivolte interne fra noi, e si è sforzato di far muovere gli abitanti alle nostre frontiere, gli spietati selvaggi indiani, il sistema ben noto dei quali nel guerreggiare consiste nell'indifferente distruzione di ogni età, di ogni stirpe e di quanto esiste. In ogni stadio di queste oppressioni noi abbiamo, con le espressioni più ossequiose, supplicato che esse cessassero; alle nostre ripetute preghiere fu risposto con ripetute offese. Un principe il carattere del quale assunse cotale figura, per tutte quelle azioni che dell'uomo fanno un tiranno, non è adatto a capo supremo di un popolo libero. Nè abbiamo mancato di informarne i nostri fratelli britannici. D: tanto in tanto li abbiamo avvertiti di smettere l'idea di estendere, mediante la loro legislazione, una giurisdizione ingiustificata sopra di noi, ed abbiamo richiamato alla memoria loro le cause, che c'indussero ai emigrare e stabilirci qui. Ci siamo richiamati ai sentimenti di giustizia e di generosità in loro innati, come pure ai legami della nostra comune origine, scongiurandoli di desistere dalle loro usurpazioni, che avrebbero avuto inevitabilmente per effetto di spezzare la nostra unione e i nostri rapporti. Essi però sono rimasti sordi alla voce della giustizia e della consanguineità; perciò dobbiamo rassegnarci alla necessità, che impone la nostra separazione, considerandoli, come consideriamo il rimanente del genere umano, nemici in tempo di guerra, in tempo di pace, amici. Noi, i rappresentanti degli Stati Uniti di America, radunati in congresso generale, invocando a testimone delle nostre rette intenzioni il supremo Giudice del mondo, nel nome e per l'autorità del buon popolo di queste colonie, notifichiamo solennemente e dichiariamo che queste colonie unite sono e debbono essere Stati liberi e indipendenti; che esse sono sciolte e libere da ogni obbligo e fedeltà verso la corona britannica; che tutti i legami statali fra esse e la Granbrettagna sono e debbono essere, una volta per sempre, spezzati; che esse, come Stati liberi ed indipendenti hanno pieni poteri di far guerra, concluder pace, combinale alleanze, di regolare il commercio e di porre mano a tutte quelle cose ed azioni, che Stati indipendenti sono autorizzati a compiere. Per il mantenimento di questa dichiarazione impegnamo reciprocamente, con piena fiducia nella protezione della divina Provvidenza, la nostra vita, le nostre sostanze il nostro sacrosanto onore. (firme)
Messaggio del 04-07-2005 alle ore 18:27:55
e ti pareva che Dean non papireggiava
mbarete l'uso della sintesi
e dei capoversi.. ti leggerei anche ma mi fi passà la vulije
(e mi riferisco al tuo primo intervento)
per il resto.. penso che il patriottismo sia un'arma a doppio taglio. Troppo vicina al nazionalismo, a un orgoglio molte volte ingiustificato, a una categorizzazione che porta spesso a dire "Nu seme meje dell'etre".
Non mi convince fino in fondo come valore. e con ciò non voglio togliere prestigio e importanza a chi ha lottato per un unità nazionale. Mi pongo solo il dubbio etico.
Per quanto riguarda il fattore linguistico della parola Celebrate.. l'anglofono la usa anche per dire che sta festeggiando la sua laurea o la prima volta che ha levato le rotelle alla bicicletta quindi la tua analisi etimologica perde peso.
e ti pareva che Dean non papireggiava
mbarete l'uso della sintesi
e dei capoversi.. ti leggerei anche ma mi fi passà la vulije
(e mi riferisco al tuo primo intervento)
per il resto.. penso che il patriottismo sia un'arma a doppio taglio. Troppo vicina al nazionalismo, a un orgoglio molte volte ingiustificato, a una categorizzazione che porta spesso a dire "Nu seme meje dell'etre".
Non mi convince fino in fondo come valore. e con ciò non voglio togliere prestigio e importanza a chi ha lottato per un unità nazionale. Mi pongo solo il dubbio etico.
Per quanto riguarda il fattore linguistico della parola Celebrate.. l'anglofono la usa anche per dire che sta festeggiando la sua laurea o la prima volta che ha levato le rotelle alla bicicletta quindi la tua analisi etimologica perde peso.
Messaggio del 04-07-2005 alle ore 20:03:52
Informatevi su chi è Filippo Mazzei
Informatevi su chi è Filippo Mazzei
Nuova reply all'argomento:
Oggi, 4 luglio
Registrati
Mi so scurdate la password
Hai problemi ad effettuare il login?
segui le istruzioni qui








