Messaggio del 11-10-2007 alle ore 18:01:41
Caro Roberto io riporto solo la cruda realta dei fatti!
Io sono sincero so poco e niente del Che.., visto che nn rientra tanto nel mio stile di vita, però mi fanno ridere quelle persone che si fanno vedere con la bandiera del che, e se poi domandi loro.."Oh MA CHI ERA IL CHE? CHE COSA HA FATTO? " nn ti sanno risponde.
RIpeto..bob..se portassi determinate cose inerenti ad una persona, tatuandomi la sua faccia sul mio corpo e quant'altro, dovrei essere coscente di quello che ha fatto, di quello che era. ecc ecc.!
nn trovi?
Messaggio del 11-10-2007 alle ore 13:56:24
Molta gente parla del CHE, si mette le magliette con la faccia del CHE, si fa i tatuaggi che rappresentano il CHE, Comprano bandiere che portano le sue Immagini..ma soprattutto CHE..NN SANNO UN EMIRITO BIP DELLA SUA VITA di ciò che ha fatto , Sbagliato o giusto che sia.
Messaggio del 10-10-2007 alle ore 13:00:45
mai. non riconoscerò mai l'uomo baccà, un uomo lo fanno le sue opere. allora il 5 maggio onoriamo anche napoleone....
Messaggio del 09-10-2007 alle ore 21:33:42
il Che...un grande rivoluzionario...e di certo non lo è stato a parole...ma bensì con l'uso anche lui di armi...la mia non è una provocazione o cosa...ma è la realtà dei fatti...e solo che rimango sbigottito quando vedo questi cortei, o sento parlare alcuni esponenti politici di "pace" inneggiano alla non violenza e poi invece li vedo con le bandiere al vento del "Che" e quelle raffiguranti "falce e martello" tutto qui...
semplicemente ha usato l'unica soluzione possibile in questi casi...RIVOLUZIONE!!!
Messaggio del 09-10-2007 alle ore 18:09:19
I comunisti sono uomini piccoli piccoli. Se non possono vincere sparano e la chiamano "rivoluzione". Se non possono sparare insultano e la chiamano "satira".
Messaggio del 09-10-2007 alle ore 17:51:20
Hai ragione penè,molti non sanno chi è veramente....come molti non sanno chi è quello che sta dalla parte opposta....
Messaggio del 09-10-2007 alle ore 12:43:08
ecco cosa mi dispiace..
che sia diventata una icona svuotata di significato , da "sbattere" sulle bandiere, le borse e le magliette di tanti ragazzini che non sanno neppure indicare Cuba sulla cartina.
comunque sia, pace all'anima sua.
Messaggio del 08-10-2007 alle ore 16:05:14
GRANDE CHE!! ...nonostante tutto,rimarrà x sempre un personaggio mitico...un uomo come pochi e come nn credo ce ne saranno più...un uomo di cultura e grande combattente e perseguitore dei propri ideali!! ...un grande...!!!
Messaggio del 08-10-2007 alle ore 13:51:46
negli ultimi tempi c stava anche un post in cui si parlava male di gandhi m pare....
pieno zeppo di "Uomini Contro"
Messaggio del 08-10-2007 alle ore 13:49:48
mi sto sulle palle come qualsiasi altro mito religioso...
Un idolo pagano dei giorni nostri, chi lo critica al rogo...peggio dei nazisti.
Messaggio del 08-10-2007 alle ore 13:44:14
In realtà Ki, il cannibalismo rituale è una caratteristica della cultura orintale ed in particolare cinese, in cina lo scontro politico era soprattutto scontro tra villaggi: se il villaggio nemico era rosso, il nostro diventava nero e in questa situazione il cannibalismo o la simpatica abitudine di bollire i nemici venivano non dagli ordini di partito, ma da una tradizione ancestrale.
Il libro nero del comunismo dice questo, anche se non lo evidenzia lasciando capire che si tratti di una pratica tipica dei comunisti.
Per quanto riguarda il Che, è ovvio che il mito del Che superi di molto le reali benemerenze di Ernesto Guevara de la Serna e che come in ogni uomo lati positivi e lati oscuri si mischiano tra di loro, ma francamente dargli del criminale mi sembra esagerato, molto peggio ad esempio Togliatti in Spagna, si fa sempre l'esempio del ragazzo fucilato perchè aveva rubato del cibo, ma vi ricordo che la pena di morte nel nostro ordinamento militare in stato di gtuerra è stata abolita solo pochi anni fa. Un gruppo, poco numeroso, isolato sulla Sierra Maestra può continuare a combattere solo se retto da una disciplina ferrea.
Nella sua azione politica in seguito alla vittoria della rivoluzione è costellata di una sacco di errori, di cui, tra l'altro, si rese conto egli stesso, abbandonando Cuba e la poltrona da ministro.
Messaggio del 08-10-2007 alle ore 02:01:21
nessuno si masturba just ... e cmq mauri' attendevo risposta ... nn l'ho avuta eppure prima c'eri ... vabbuo'
Secondo Il libro nero del comunismo, dal quale sono tratte queste informazioni
Ma questo libro di rigore storico non ha proprio niente. E' solo propaganda. Bugie.
Per fare un'esempio, un capitolo intero è dedicato a come i comunisti cinesi cucinavano e mangiavano i bambini(sic!).
Messaggio del 07-10-2007 alle ore 20:52:19
un moderno Garibaldi...fino all'ultimo ha inseguito i suoi ideali, nonostante la dura realtà che stava vivendo. Forse l'idealismo limita il potere d'iniziativa dell'uomo, lo rende ambiguo, meno accattivante (se non post-mortem), lo riveste di una patina di leggera diffidenza.
I suoi ultimi giorni, quelli che si respirano tra le pagine dei suoi diari boliviani testimoniano una crepa nel suo mirabile muro degli ideali.
Il Che era stato lasciato solo. Non solo dai campesinos che non lo seguivano e stupisce come un uomo della sua intelligenza era riuscito a ficcarsi in una situazione ormai senza uscita.
Purtroppo neanche la versione sulla sua morte è ancora chiara, come pure l'autenticità che sia suo il corpo riesumato a Vallegrande.
Aldilà delle idee politiche, è difficile non ammirarlo, per come aveva messo in gioco la sua stessa vita e sono grato a Baccano per il ricordo.
Messaggio del 07-10-2007 alle ore 20:13:28
e cmq esto post nn voleva giungere a questo ... l'ho scritto nell'aprirlo l'argomento ... si voleva solo ricordare una data, il ricordo di una persona andata via ....
Messaggio del 07-10-2007 alle ore 20:11:09
ah Mauri' .... ma invece di fare questi cazzo di copia e incolla perchè non provi a sostenere la tua tesi ( se ne hai una ) scrivendo qualcosa di tuo .... i tuoi interventi qui sopra sono assolutamente finti ... hai voluto solo far sentire: "Guardate che io la penso in un altro modo poveri stolti che non capite una cippa, la verità è un'altra" ... e allora documentami la tua idea invece di usare lo stampino .... cosi' sono bravissimo anch'io a parlare di energia nucleare o della scissione dell'atomo o della coltura della barbabietole da zucchero....
Messaggio del 07-10-2007 alle ore 16:32:08
Di buona famiglia, nasce a Buenos Aires nel 1928, Ernesto Guevara De La Serna detto "CHE". Appassionato di viaggi in motocicletta, gira in lungo e in largo per l'America Latina, conosce luoghi e realtà diverse. E' affetto da asma cronica, ma ciò non gli impedisce di laurearsi in medicina agli inizi degli anni '50. In Guatemala viene a conoscenza delle precarie condizioni di fame e miseria delle popolazioni sottoposte al Regime di Dittatura Comunista di Jacobo Arbenz. A causa dei forti interessi economici degli Stati Uniti in Guatemala, viene inviato un contingente militare statunitense a rovesciare il dittatore. Comincia così un odio smisurato da parte del "CHE" verso gli Stati Uniti. In una notte del 1955, Guevara incontra in Messico un giovane avvocato cubano in esilio che si prepara a rientrare a Cuba, Fidel Castro. Subito entrano in sintonia, condividendo gli ideali, il culto dei "guerriglieri" e la volontà di espropriare il dittatore Batista dal territorio cubano. Il CHE sbarcherà a Cuba insieme a Fidel e altri guerriglieri in esilio. Nel 1956, autonominatosi comandante di una colonna di partigiani, si fa notare per la sua crudeltà e determinazione. Un ragazzo non ancora ventenne, un guerrigliero della sua unità, rubò per fame un pezzo di pane ad un compagno. Senza processo o interrogatorio, Guevara lo fece legare ad un palo e giustiziare mediante fucilazione. Nel 1958 riporta la prima "vittoria" sui miliziani del regime di Batista a SANTA CLARA. Un treno carico d'armi viene intercettato e bloccato dalla sua unità armata, facendo prigionieri una cinquantina di soldati; in seguito a questa operazione, il dittatore Batista fugge sconfitto e Guevara fu nominato "procuratore" (boia) della prigione della CABANA. La popolazione cubana era in festa, non sapevano che i successori di Batista avrebbero portato molto più morti e disperazione che la speranza di una vita migliore! L'ufficio in cui esercita Guevara, diventa teatro di torture e omicidi tra i più efferati. Secondo alcune stime, sarebbero stati uccisi oltre 20.000 persone, per lo più ex compagni d'armi che si rifiutavano di obbedire e che si conservavano, al contrario del "CHE", democratici e non violenti. Nel 1960 il "pacifista" GUEVARA, istituisce un "campo di concentramento" sulla penisola di GUANAHA, dove trovarono la morte oltre 50.000 persone colpevoli soltanto di non condividere i suoi ideali di "PACE E FRATELLANZA"!! Ma non sarà il solo campo, altri ne sorgeranno come a Santiago di Las Vegas dove c'è il campo Arco Iris, nel sud'est dell'isola sorge il campo Nueva Vida, nella zona di Palos si istituisce il campo Capitolo, quest'ultimo è un campo speciale per bambini sotto i 10 anni! Se una persona si era resa colpevole di reato a sfondo politico veniva arrestata insieme a tutta la famiglia. La maggior parte degli internati veniva lasciata con indosso le sole mutande, le celle non erano mai pulite, si lasciavano a marcire per anni nei propri escrementi in attesa di fucilazione o torture indicibili. Successivamente gli fu conferito l'incarico di Ministro dell'Industria e presidente del BANCO NACIONAL, la Banca centrale di Cuba.
Guevara non perde tempo a mettere in pratica il suo"modello sovietico".
Elogia l'odio per le proprietà e per lo "sporco" denaro ma sceglie di abitare in una grande e lussuosa casa colonica in un quartiere residenziale a l'AVANA. Impone la povertà forzata alla popolazione mentre lui vive nel lusso più abominevole in cui si possa trovare un COMUNISTA.
Pratica sport impensabili per l'economia di Cuba, sia allora che oggi. La vita "comoda" e l'ozio ammorbidiscono il guerrigliero Guevara; mette su qualche chilo e passa il tempo tra un party e le gare di tiro a volo, ma non disdegna la caccia grossa e la pesca d'altura.
In omaggio a Lenin, chiama il suo primogenito Vladimir. Nel suo testamento, da buon
allievo della scuola Maoista-Leninista del Terrore, scrive:
"AMO L'ODIO, BISOGNA CREAREL'ODIO E L'INTOLLERANZA TRA GLI UOMINI, PERCHE' QUESTO RENDE GLI UOMINI FREDDI, SELETTIVI E LI TRASFORMA IN UNA PERFETTA MACCHINA PER UCCIDERE".
Queste parole non vengono da Heinrich Himmler, il fondatore e ideatore delle SS germaniche, bensì dall'uomo che per oltre 30 anni è stato falsamente mitizzato come simbolo di pace e uguaglianza, di amore per il prossimo e di fratellanza. Guevara si adopera a diffondere sistematicamente la guerriglia in giro per il mondo, il suo motto: "Creare due, tre, mille Vietnam!" Nel 1963 è in Algeria dove si unisce a Dèsirè Kabila, un marxista, grande sterminatore di popolazioni civili. Il suo continuo desiderio di diffusione per la lotta armata, lo porta del 1967 in Bolivia dove si allea col Partito Comunista Boliviano ma non riceve alcun appoggio da parte della popolazione locale, nessuno di loro si unisce alla sua unità di guerriglieri.
Isolato e braccato, Ernesto Guevara De La Serna detto "CHE", venne catturato dai
miliziani locali boliviani e giustiziato il 9 ottobre 1967.
Molti lati di questa vicenda non furono mai chiariti come non si saprà mai quali responsabilità ha avuto Fidel Castro nella morte del "CHE".
Milioni di cubani si riversarono nella locale Ambasciata del Perù chiedendo asilo politico per la vita durissima imposta loro dal Regime Dittatoriale Comunista.
Castro concesse a solo 125.000 persone il permesso di lasciare l'isola, permesso dato solo a chi conveniva a lui... Fu concesso l'asilo politico agli internati dei manicomi criminali, ai peggiori individui, ai mutilati, ai delinquenti comuni, ai poveri senza fissa dimora, ai barboni, a gente che Castro non considerava esseri umani, a gente a cui diceva di interessarsi molto! Castro approfittò della situazione per liberarsi definitivamente di questi rifiuti umani (diceva lui) scaricandoli alla tanto odiata America.
Oggi, tutto questo orrore continua indisturbato, prima con il "CHE" e ora con Fidel.
Le torture, i campi di sterminio, le fughe in massa da CUBA, sono all'ordine del giorno!
A Cuba si giustiziano con la fucilazione persone indiziate di reato senza un regolare processo!
Messaggio del 07-10-2007 alle ore 16:26:52
"Soprattutto siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo;è la qualità più bella di un rivoluzionario." IL CHE.
Messaggio del 07-10-2007 alle ore 16:16:54
Spietato e crudele. Responsabile del sistema di repressione di migliaia di dissidenti e oppositori. Ecco quel che non si sa, o non si vuol dire, di Che Guevara, compagno di lotta del dittatore comunista Fidel Castro e idolo di tanti pacifisti cattolici.
Il comandante Ernesto Che Guevara Lynch, detto il Che, medico argentino, con decreto governativo del 9 febbraio 1959, è stato naturalizzato cubano per servizi resi alla Rivoluzione. Da allora prese corpo la sentita e appassionante leggenda di un autentico santo laico.
"Dalle migliaia di foto, posters, magliette, dischi, video, cartoline, ritratti, riviste, libri, frasi, testimonianze, fantasmi di questa società industriale, il Che ci guarda attento. La sua immagine attraversa le generazioni, il suo mito passa di corsa in mezzo ai deliri di grandezza del neoliberismo. Irriverente, beffardo, moralmente ostinato, indimenticabile", scrive in un libro, edito in italiano nel 1997 con il titolo "Senza perdere la tenerezza", Paco Ignacio Taibo II. Lo scrittore, nato a Gijon in Spagna, coglie drammaticamente il vero.
La figura assieme virile e dolce del Che Guevara, il cui motto è appunto: "Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza", attraversa come un lampo la storia del secolo da poco passato: dalla nascita in una famiglia della buona borghesia alla giovinezza nomade e ribelle dall’epica avventura sulla Sierra Maestra con l’amico Fidel Castro, alle responsabilità nelle istituzioni di "Cuba libera ma assediata dall’embargo statunitense", fino al tragico eccidio sui monti della Bolivia ed alla immediata nascita di un mito eroico, unico nei nostri tempi. Lui è sempre al fianco di Fidel, sempre con un itinerario ideale diverso, cioè più organicamente comunista, come è stato osservato, nel 1967, dallo scrittore Carolos Franqui che abbandonerà Castro: "Doveva essere accecante se anche i più opachi, al suo passaggio, erano illuminati". Regis Debray, l’intellettuale francese oggi vivente che lo raggiunse in Bolivia, ha scritto molto su di lui e sulla sua condotta nel libro "Révolution dans la révolution" e "Loués saient nos seigneurs le Che", edito a Parigi da Gallimard nel 1996. Egli ha tracciato un disincantato e veritiero affresco sulle incarnazioni del castrismo, come "lunga marcia dell’America Latina" e sulle sue diverse varianti. Che Guevara materializza quella più irriducibile, severa, spietata e crudele. A mezza strada tra la violenza proto-bolscevica della Ceka e della GPU e la ferocia primordiale perpetrata nelle campagne cinesi dal maoismo. Per Debray, egli è "il più austero tra i praticanti del socialismo". È un medico, afflitto sin dal 1930 (era nato il 14 luglio del 1928 nella città di Rosario) da un inguaribile asma che lo farà soffrire nelle sue trasferte guerrigliere in Africa e in America Latina. Forse anche per questo egli è in grado di conoscere le tecniche più dolorose della punizione e segregazione per i dissidenti detenuti. Un’inflessibile ideologia con il corredo di una raffinata metodologia di persecuzione fisica.
Il Che, sin dalla clandestinità, polemizza duramente con i combattenti del "Llano", la pianura, contrapponendo alla loro malleabilità la durezza di condotta osservata in montagna, nella Sierra. Attacca Castro per lo scarso rigore e lo definisce per un pezzo, sprezzantemente, come "il leader radicale della borghesia di sinistra", sensibile alle sirene del politicantismo. Egli è in linea pregiudiziale sempre "favorevole ai processi sommari" e di lui si ricorda l’ingiunzione perentoria ai ribelli venezuelani: "Prendete un fucile e sparate alla testa di ogni imperialista che abbia più di quindici anni". Al punto che Debray, riassumendo, lo caratterizza come un "dogmatico, freddo, intollerante che non ha nulla da spartire con la natura calorosa e aperta dei cubani". Intelligente e risoluto, generoso ed egualitario con i suoi, inflessibile con i nemici, comanda energicamente il secondo Fronte di Las Villas nella conquista dell’esercito ribelle a Cuba. Durante l’avanzata, nel 1957, si distingue per l’efferatezza con la quale interpreta il suo modo di essere rivoluzionario e di liquidare nemici e presunti traditori. Eutimio Guerra, un guerrigliero, viene accusato di avere avuto una collusione con il nemico, cioè con l’esercito del dittatore Fulgencio Batista, e immediatamente deferito ad un’improvvisata Corte marziale. Il Che anticipa il verdetto. Raccontò successivamente un suo commilitone detto "Universo": "io avevo un fucile e in quel momento il Che tira fuori una pistola calibro 22 e pac, gli pianta una pallottola qui. Che hai fatto? Lo hai ucciso. Eutimio cadde a pancia in su, boccheggiando".
Nell’anno della "liberazione" di Cuba che è il 1959, il Che viene convocato da Castro e il 7 settembre riceve l’incarico provvisorio di Procuratore militare. È una convulsa ma intensa fase della nuova Cuba che ne prefigura i caratteri sociali e civili, che deve giudicare i collaborazionisti con il passato regime, processarli e soprattutto toglierli dalla circolazione. L’anno dopo, ai primi di gennaio, si apre a Cuba il primo "Campo di lavoro correzionale" (ossia di lavoro forzato). È il Che che lo dispone preventivamente e lo organizza nella penisola di Guanaha. Trecento ottantuno prigionieri, arresisi alle truppe castriste sull’Escambray, vengono radunati, incarcerati a Loma de los Coches e tutti fucilati.
Jesus Carrera, anticastrista che è stato ferito negli scontri, chiede la grazia. Il Che gliela rifiuta ritenendolo un antagonista personale del capo Fidel. La stessa sanguinosa procedura viene riservata a Humberto Sori Marin per il quale aveva chiesto misericordia la madre. Sotto l’impegnativa e organica inclinazione del Che, prende corpo la "DSE". Il Dipartimento della Sicurezza di Stato, noto anche con il nome di "Direcciòn general de contra-intelligencia". Un dettagliato regolamento elaborato puntigliosamente dal medico argentino, fissa le punizioni corporali per i dissidenti recidivi e "pericolosi" incarcerati: salire le scale delle varie prigioni con scarpe zavorrate di piombo; tagliare l’erba con i denti; essere impiegati nudi nelle "quadrillas" di lavori agricoli; venire immersi nei pozzi neri.
Marta Frayde, già rappresentante di Cuba all’Unesco e, dopo i primi anni, incarcerata, ha descritto le celle riservate ai "corrigendi": sei metri per cinque, ventidue brandine sovrapposte, in tutto quarantadue persone in una cella. Le accuse nei Tribunali sommari rivolte ai controrivoluzionari vengono accuratamente selezionate e applicate con severità: religiosi, fra i quali l’Arcivescovo dell’Avana, Monsignor Jaime Ortega; adolescenti e bambini; omosessuali. La fortezza La Cabana di Santiago viene utilizzata come centro di smistamento. Il procuratore Guevara Lynch illustra a Fidel Castro e applica un "Piano generale del carcere", definendone anche la specializzazione. Vengono così organizzate le case di detenzione "Kilo 5,5" a Pinar del Rio. Esse contengono celle disciplinari definite "tostadoras", ossia tostapane, per il calore che emanavano. La prigione "Kilo 7" viene frettolosamente fatta sorgere a Camaguey: una rissa nata dalla condizioni atroci procurerà la morte di quaranta prigionieri. Il campo di concentramento La Cabanas ospita le "ratoneras", buchi di topi, per la loro angustia. La prigione Boniato comprende celle con le grate chiamate "tapiades", nelle quali il poeta Jorge Valls trascorrerà migliaia di giorni di prigione. Il carcere "Tres Racios de Oriente" include celle larghe un metro, alte un metro e ottanta centimetri e lunghe dieci metri, chiamate "gavetas". La prigione di Santiago "Nueva Vida" ospita cinquecento adolescenti. Quella "Palos", bambini di dieci anni; quella "Nueva Carceral de la Habana del Est", omosessuali dichiarati o sospettai. Ne parla il film su Reinaldo Arenas "Prima che sia notte", di Julian Schnabel uscito nel 2000.
Il Che lavora con strategia rivolta non solo al presente ma al futuro Stato ditattoriale. Nel corso dei due anni passati come responsabile della Seguridad del Estado, avendo come collaboratore Osvaldo Sanchez che era esperto principale comunista, si materializza la persecuzione contro la Chiesa. Pascal Fontanie, nel suo libro "America Latina alla prova", calcola che centotreuntuno sacerdoti hanno perduto la vita fino al 1961 nel periodo in cui Guevara era artefice massimo del sistema segregazionista dell’isola. Viene definito "il macellaio del carcere - mattatoio di La Cabana". Si oppone con forza alla proposta di sospendere le fucilazioni dei "criminali di guerra". Più che da Danton discende dall’incorruttibile, l’"incorruttibile" Robespierre. Quando ai primi del 1960 a lui viene assegnata la carica di Presidente del Banco Nacional, Fidel lo ringrazia con calore per la sua opera repressiva. Egli ne generalizza ancor più i metodi per cui ai propri nuovi collaboratori, per ogni minima mancanza, minaccia "una vacanza nei campi di lavoro di Guanahacabibes". Il medico argentino, il più coerente leninista dell’America Latina, il meno reticente delle proprie idee e propositi pratici, è l’autentico motore di una ideologia totalitaria e di una macchina penitenziaria statale. La sua azione, esplicitamente ispirata ad una concezione coercitiva, impersona, come egli scrisse: "l’odio distruttivo che fa dell’uomo un’efficace, violenta, selettiva, fredda macchina per uccidere".
Cronologia
14 luglio 1928. Nasce Ernesto Guevara Lynch, detto Che.
26 luglio 1953. Un gruppo di studenti attacca la caserma della Moncada. Uno dei capi, Fidel Castro, viene arrestato e condannato a 15 anni di prigione. Ben presto libero, raggiunge il Messico.
1955. In Messico, Che Guevara incontra Fidel Castro che si sta preparando a rientrare a Cuba.
Dicembre 1956. Fidel e Che Guevara sbarcano a Cuba. Guevara si fa subito notare per la sua durezza: un ragazzo, guerrigliero della sua unità, che ha rubato un po’ di cibo viene fucilato senza alcun processo.
7 Novembre 1958. A capo di una colonna di guerriglieri, Ernesto Che Guevara intraprende una marcia su L’Avana.
1 gennaio 1959. Il dittatore Fulgencio Batista si dà alla fuga.
8 gennaio 1959. Fidel Castro e i suoi barbudos entrano a L’Avana. Che Guevara riceve l’incarico di "procuratore" ed è lui a decidere delle domande di grazia. Subito le prigioni della Cabana, all’Avana dove esercita Che Guevara, e di Santa Clara diventano teatro di esecuzioni di massa. Vengono uccisi soprattutto ex-compagni d’arme, che si erano conservati democratici, di Fidel Castro e del Che. Si instaura la dittatura comunista.
Maggio 1961. Vengono chiusi tutti i collegi religiosi e le loro sedi confiscate. Secondo Il libro nero del comunismo, dal quale sono tratte queste informazioni, scritto da storici di sinistra, negli anni Sessanta, a Cuba sono state eliminate da 7.000 a 10.000 persone e altre 30.000 incarcerate.
17 settembre 1961. Vengono espulsi da Cuba 131 sacerdoti diocesani e religiosi.
9 ottobre 1967. Recatosi in Bolivia, Che Guevara non riceve alcun appoggio da parte dei contadini. Isolato e braccato, viene catturato e giustiziato.
Messaggio del 07-10-2007 alle ore 16:13:17
rispiarmiateci questi commenti perfavore....sono da immaturi..
Nel più profondo di voi stessi siate capaci di sentire ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo. È la qualità più bella di un rivoluzionario.....
Messaggio del 07-10-2007 alle ore 14:18:41
sono sempre stato curioso di conoscere la sua storia,per potermi giustificare la mitizzazione popolare,considerando la violenza e le morti fatte a dispetto di chi si professa pacificista e ne fa'appunto un totem di valori.
Messaggio del 07-10-2007 alle ore 14:13:26
Anvedi chiedo venia, ma ti sembrano interventi degni di una persona ormai non più diciottenne da secoli? Dai su...
Messaggio del 07-10-2007 alle ore 13:00:37
Non conosco Baccano e non ho idea se sia di destra o di sinistra.
Quando vedo rosso faccio come il toro, carico a testa bassa...
Vi prego rispettate l'uomo e non la vostra idea ... rispettate la morte e evitate commenti spiacevoli ... vuol essere il ricordo di un uomo, niente di più ... grazie!!!
Messaggio del 07-10-2007 alle ore 11:30:20
Camerata Anvedi, Parlate proprio voi...
Che del rispetto degli avversari...avevate fatto la vostra bandiera!!!!
Messaggio del 06-10-2007 alle ore 21:47:27
Nel 1951 ,con il suo amico Granado, il "Che" partì per un viaggio in moto attraverso l'America.Dall'Argentina al Venezuela, questo scrisse nel suo diario di viaggio : "Il personaggio che ha scritto questi appunti è morto quando è tornato a posare i piedi sulla terra d' Argentina,e colui che li riordina e li ripulisce,io,non sono più io;per lo meno non si tratta dello stesso io interiore. Quel vagare senza meta per la nostra "Maiuscola America" mi ha cambiato più di quanto credessi." Il padre racconta "Sentiva la necessità di conoscere a fondo i bisogni della gente povera e sapeva che , per riuscirvi, doveva viaggiare ,non come turista,scattando foto a paesaggi o dettagli, ma per immergersi nella miseria umana incontrata lungo i sentieri che avrebbe percorso,cercando di capire le cause di quella miseria. I suoi sarebbero stati i viaggi di un ricercatore sociale che si mette in cammino per verificare il più possibile il dolore umano".
Messaggio del 06-10-2007 alle ore 21:42:25
Ernesto Rafael Guevara De la Serna più noto come Che Guevara (Rosario, 14 giugno 1928 – La Higuera, 9 ottobre 1967) è stato un rivoluzionario argentino.
Il soprannome di "Che", o per esteso "Che Guevara", gli venne attribuito dai suoi compagni di lotta cubani in Messico, e deriva dal fatto che Guevara, come tutti gli argentini, pronunciava spesso l'allocuzione "che". La parola deriva dalla lingua Mapuche e significa "uomo", "persona", e venne ripresa nello spagnolo parlato in Argentina e Uruguay, per chiamare l'attenzione di un interlocutore, o più in generale, come un'esclamazione simile a "hey". Curiosamente la parola spagnola "che" (che si pronuncia "ce") ha lo stesso significato della parola italiana "ciò", che si usa come intercalare sia in Veneto che in Romagna.
Guevara fu membro del Movimento del 26 di luglio e, dopo il successo della rivoluzione cubana, assunse un ruolo nel nuovo governo, secondo per importanza al solo Fidel Castro. Nella prima metà del 1959 (fra gennaio e giugno), fu il responsabile, il procuratore generale della fortezza militare di La Habana in cui vennero svolti i processi a carico dei militari del regime accusati di crimini di guerra, mentre rivestiva tale ruolo decise la condanna alla pena capitale tramite fucilazione di circa 55 prigionieri. Secondo Orlando Borrego [1] Guevara fece osservare tutte le regole processuali e fu accusato da alcuni di rallentare i processi per "esigere eccesso di elementi probatori". Secondo Tony Saunois [2] vennero condannati coloro che si erano resi responsabili di torture e assassinii durante la dittatura di Batista.
Dopo il 1965, lasciò Cuba per "esportare la rivoluzione", prima nell'ex Congo Belga (ora Repubblica Democratica del Congo), poi in Bolivia. L'8 ottobre 1967 venne ferito e catturato da un reparto anti-guerriglia dell'esercito boliviano - assistito da forze speciali statunitensi ossia agenti speciali della CIA - a La Higuera, nella provincia di Vallegrande (dipartimento di Santa Cruz). Il giorno successivo venne ucciso nella scuola del villaggio. Il suo cadavere - dopo essere stato esposto al pubblico a Vallegrande - fu sepolto in un luogo segreto e ritrovato da una missione di antropologi forensi argentini e cubani, autorizzata dal governo boliviano di Sanchez de Lozada, nel 1997. Da allora i suoi resti si trovano nel Mausoleo di Santa Clara de Cuba.
Messaggio del 06-10-2007 alle ore 21:41:09
L'assassino cieco del Che «miracolato» dai cubani
Di quell'uomo che dovevano operare, i medici cubani, non sapevano praticamente nulla. Né il nome, né tanto meno la storia. Sapevano però che quel vecchietto di cui si dovevano occupare era praticamente cieco. Un caso difficile, certo, ma come tanti altri che avevano trattato lì nel centro oftalmico di Santa Cruz, in Bolivia. Mai, però, quei medici avrebbero minimamente sospettato di aver ridato la vista a Mario Teran, l'uomo che 40 anni fa assassinò Ernesto Che Guevara. E la cosa più curiosa è che quell'operazione fu eseguita gratuitamente. Perché - come racconta il giornale di Santa Cruz, "El Deber" - l'ex sergente boliviano che su ordine della Cia tolse la vita ad uno dei leader più amati della rivoluzione castrista ha beneficiato di un programma di Cuba, che offre gratuitamente interventi chirurgici agli occhi in diversi paesi dell'America Latina.
Messaggio del 06-10-2007 alle ore 21:15:28
... 40 anni fa moriva il comandante ...
Hasta siempre comandante ...
Vi prego rispettate l'uomo e non la vostra idea ... rispettate la morte e evitate commenti spiacevoli ... vuol essere il ricordo di un uomo, niente di più ... grazie!!!