La Piazza

amore ed incomunicabilità
Messaggio del 13-01-2006 alle ore 16:36:46
Affermo con forza la fondamentale incomunicabilità dell’essere. Affermo questo non per distruggere, bensì per costruire.
Intendo, partendo da questo assioma, parlare del rapporto tra partners (dico partners per includere tutti i rapporti, etero e omo, che implicano la presenza di almeno 2 caratteristiche fondamentali: relazione sessuale e coinvolgimento emotivo). Non intendo essere prescrittivo o dispoticamente oggettivo nel far ciò. Tutt’altro. Si sa bene che é impossibile per definizione fare un discorso “oggettivo”. È ben chiaro che parlo “dalla” mia esperienza (vista e vissuta).
Spero solo in realtà che questo possa essere un “punto di vista” utile alla riflessione di chi voglia prendersi la briga di perdere tempo a leggere queste poche righe…

Ammiro coloro che pensano, che credono in una totale “fusione” tra due esseri che si amano. In loro evidentemente è forte la necessità di non sentirsi soli; in loro probabilmente la paura del “nulla” dell’essere è più forte che in altri soggetti.
Io purtroppo non faccio parte di quella categoria di soggetti; per me la separazione tra un essere e l’altro è incolmabile. Per me la credenza, che ritengo puramente metafisica, dell’identificazione con “l’altro” (the Other in inglese, Atrui in francese e der/die/das Andere in tedesco) è una chimera che nasconde un atteggiamento dispotico verso l’altro.
Tale atteggiamento dispotico si rivela nella credenza che si possa “possedere” l’altro (la “mia” donna, il “mio” uomo); gli aggettivi possessivi che il nostro linguaggio comune utilizza tradiscono questa tendenza dispotica dell’”esserci”(Dasein) (uso questo termine heideggeriano per distinguerlo dal piano ontologico di tradizione aristotelica).
Un’altra dimostrazione linguistica di questa irriducibilità si rivela nella frase “l’amore è un compromesso”. Se l’unione, l’identificazione con l’altro fosse totale, non ci sarebbe bisogno di un compromesso…spero che questo sia limpido, almeno per coloro che non credono che il linguaggio si muova in maniera autonoma ed incosciente rispetto all’essere.

Fin qui la pars destruens…

Credo piuttosto che il rendersi conto dell’irriducibilità dell’altro al “proprio” possa essere un buon trampolino di lancio per costruire un nuovo tipo di rapporto basato su di un reale rispetto tra gli esseri.
Si fa la figura dell’ingenuo se si pensa che si possano superare, grazie all’amore, tutte le riserve mentali che caratterizzano l’essere dell’essere umano. Mai si riuscirà a comunicarsi (divertente in questo senso il senso religioso del termine comunicarsi…quella impossibile e totale unione dell’umano col divino…sic!) totalmente…non si avrà mai quel coraggio sovrumano (o disumano che dir si voglia… è lo stesso) di rendere partecipe l’altro di tutto ciò che è proprio del singolo. Solo il folle è capace di comunicare ad un livello superiore (ma mai totale) la propria essenza…ma qui, evidentemente, non si parla di folli…

La mia teoria è che bisognerebbe completamente cambiare il modo “tradito” di intendere il rapporto tra gli amanti. Ci si dovrebbe rendere conto ad esempio che il tradimento (parolone-gorgone par excellence) non è il bug del sistema…bensì l’esatto contrario…esso è il normale che è stato capovolto nel suo contrario. La fedeltà è la cosa più disumana che ci si sia potuti inventare…ma la comprendo…in un tempo in cui la barbarie dominava (molto di più di oggi) la società, si aveva bisogno di un principio regolatore e legislativamente sancito per garantire una certa qual stabilità dei nuclei minimi della società.
Oggi l’insufficienza antropologica e sociale di tale principio si rivela in tutta la sua portata distruttiva. Nella società della libertà delle costumanze sessuali, esso è solo un rimasuglio storico utile a coloro che non vogliono accettare il naturale evolversi della stessa. A parte si dovrebbe indagare la capacità della società di accettare tale libertà di costumanza…ma questo non è il luogo.
Il numero esorbitante di divorzi che la nostra società esperisce può essere intesa come una vera e propria “fenomenologia” di questo capovolgimento.
Di quella parte (maschile) della società che pensa ed agisce nella seguente maniera: “io sono uomo; posso fare quello che voglio. Mia moglie stà a casa ed io mi scopo chi cazzo voglio; se parla la prendo pure a mazzate”…non voglio nemmeno parlare…la loro autoinsufficienza etica, oltre che mentale, è chiara e palese a tutti ( forse a loro no…ma questo è il circulus vitiosus che dall’autoinsufficienza riporta all’autoinsufficienza).

Bisognerebbe cominciare a capire il valore fondamentale della proposizione “bisogna saper lasciar perdere l’altro”; si dovrebbe capire, in fondo, una cosa molto semplice: non si può pretendere di entrare totalmente nella vita dell’altro…non si può avere questa fascista e dispotica pretesa, altrimenti tutti i discorsi sulla libertà del singolo all’interno della coppia andrebbero a farsi benedire (come di fatto succede nella stragrande maggioranza dei casi).
SI può però ipotizzare che, a partire da questo presupposto tutt’altro che nichilista, il singolo all’interno della coppia abbia un nuovo spazio ed una nuova fiducia nell’altro…una fiducia basata sulla reciproca comprensione e sulla reciproca libertà.

Sia detto per inciso…credo che l’esclusività nel rapporto sia un presupposto fondamentale per la continuazione della vita della coppia stessa; non credo che però tale esclusività sia da raggiungere attraverso le armi che tradizionalmente i singoli hanno: la gelosia, l’asfissia, la becera convinzione che si possa evitare un eventuale tradimento con il controllo assoluto sull’altro…la storia dimostra che il “proibizionismo” sortisce sempre l’effetto contrario a quello desiderato.
L’esclusività “deve” essere raggiunta attraverso la libertà esistenziale dei partners.

Con ciò ho concluso questo sconclusionato scritto (mi si perdoni il gioco di parole); da aggiungere a questa congerie di parole e teorie ho solo questo…un consiglio pratico:
Entrambi i partners devono avere degli interessi (+ o – culturali); se tali interessi poi siano identici o meno, questo è da affidare al caso.
L’esistenza di interessi può aiutare a creare degli spazi esterni al semplice ambito del rapporto; interessi che aiutino i singoli a poter meglio respirare nel di per sé asfissiante rapporto di coppia…la possibilità, tutto sommato, di ritagliare(-rsi) spazi in cui la personalità del singolo possa librarsi al di là della mera quotidianità e sfuggire quindi alla logica deleteria della totale fusione delle anime dei partners…

Firma, evento, contesto:

Ivan, degenza post-operatoria, fine di 9 anni di rapporto
Messaggio del 13-01-2006 alle ore 16:43:08
amo'????
Messaggio del 13-01-2006 alle ore 16:43:11


:clap:
Messaggio del 13-01-2006 alle ore 16:43:34
Passi per l'incomunicabilità di cui parli e l'impossibilità di fare un discorso "oggettivo"(dati i tuoi studi sono sicuro che hai letto Tullio De Mauro)...
Ti dirò che, nonostante tutto questo, si può anche non tradire il partner (anche per lunghi anni)...
Ma nulla dura per sempre...è una legge inevitabile
Messaggio del 13-01-2006 alle ore 16:52:03
9 anni?

pensavo di meno...
Messaggio del 13-01-2006 alle ore 16:55:34
però, se mi permetti, caro lo zio, mi sembra di scorgere una leggera vena di pessimismo in quel che dici....o no? onofrio!
Messaggio del 13-01-2006 alle ore 17:19:57
non si può pretendere di entrare totalmente nella vita dell’altro…

poco ma sicuro

anche perchè non vorrei mai che il mio partner entrasse totalmente nella mia vita...non l'ho mai permesso e mai ci riuscirò, è impossibile...

incomunicabilità in una coppia???
verissimo...

poi con me è ancora più complicato....non riesco a comunicare su cose importanti con nessuno... con nessuno che mi sta veramente a cuore quali familiari e un eventuale partner...

lo so è assurdo...una laureata in scienze della comunicazione che ha problemi di comunicazione....eppure è così...

cmq fatto sta delè.... che hai reso la mia pausa studio altro motivo di lettura....

io quando me lo riposo sto cervello???





mah cmq nn credo sia pessimismo il suo

a me sembra pura realtà dei fatti

Messaggio del 13-01-2006 alle ore 17:48:46

il “proibizionismo” sortisce sempre l’effetto contrario a quello desiderato



Partendo dal fatto che ti quoto completamente...io penso che solo riuscendo a contemperare la propria vita con il partner con la propria vita, tua e basta, sia nell'una che nell'altra persona, in modo intelligente, senza pretendere quel di più di troppo ma nemmeno troppo meno () trovando il giusto equilibrio tra le 3 vite: quella di coppia, e le 2 singole, allora è possibile mandare avanti un rapporto...ma questo discorso vale anche in amicizia.
Messaggio del 13-01-2006 alle ore 17:56:33
... non mi dispiace il tuo sproloquio, ma non lo condivido al 100%! Certo hai esordito sottolineando la soggettività del tuo discorso e quindi nun fa una grinza.

Mi permetto di quotare pero' alcune frasi che ritengo molto vicine al mio modo di pensare e altre no!


Ammiro coloro che pensano, che credono in una totale “fusione” tra due esseri che si amano



Probabilmente è utopico, non lo metto in dubbio. Però il partire dal presupposto che la cosa sia, permettimi la ripetizione, utopica è come partire svantaggiati. Cosa voglio dire? Non so come spiegarlo in effetti. ... emh ... emhh ... Diciamo che io vivo al minuto, diciamo che nella mia vita l'idea di trovar un qualcosa di simile, un sentimento vero,forte,duraturo e fiabesco c'è. Non vivo nella speranza che un giorno questo possa accadermi, ma credo che questo possa esistere. Qual'è il luogo comune più sputtanato del mondo??? "Una sola cosa è sicura nella vita .... morire". E allora perchè non credere nel "e tutti vissero felici, innamorati e contenti"?
Concordo sul fatto che tutto questo possa scaturire dalla paura del "nulla" (come dici tu), dalla paura della solitudine, ma non solo. Non mi dilungo ...


Se l’unione, l’identificazione con l’altro fosse totale, non ci sarebbe bisogno di un compromesso…



Su questo non ci piove. E' un punto fermo del mio pensiero sulla coppia. Basti pensare che continuo a ripetere che non credo nella farsa del matrimonio. Se voglio stare con qualcuno, se amo qualcuno, uomo,donna o animale che sia, non devo andarlo a dire a nessuno. Non devo giurarle amore davanti a Dio, davanti al sindaco di sto ciufolo e davanti a nessuno. Sei la persona con cui voglio passare la mia vita? Lo dico a te ... e basta!!!


La fedeltà è la cosa più disumana che ci si sia potuti inventare…ma la comprendo…in un tempo in cui la barbarie dominava (molto di più di oggi) la società, si aveva bisogno di un principio regolatore e legislativamente sancito per garantire una certa qual stabilità dei nuclei minimi della società.



Detta così potrebbe anche essere letta e confermata la tua idea. Ma non la seguo molto. Dicevamo che il rapporto di coppia non è un compromesso. Non ci sono regole da rispettare. Ok... va beneeeeeee ... pero' (e saro' romantico,all'antica o come vuoi chiamrmi) son convinto di una cosa, anzi non ne son convinto, sono proprio sicurissimo... ti spiego .... Io parto anche dal presupposto che il sentimento "amore" non ci appartiene essendo uomini e quindi animali! Il sentimento "amore", quello che comprende anche tutte le diramazioni tra le quali troviamo la fedeltà, ce lo siamo inventati perchè non fa parte della nostra ragione. Non nasciamo col "sentimento amore" nel DNA. La storia della nostra vita però ci porta a conoscere e ad esplorare questo "fiume". Poi ognuno lo naviga come meglio crede. Io lo discendo come credo sia giusto per me. Io scendo il torrente lasciandomi trasportare dalla mia barchetta e se la stessa mi regge e mi fa navigar in pace e col sorriso sulla bocca vado fino in fondo. Non mi passa neanche per la capa il pensiero di fermarmi su qualche porticciolo che trovo per la via. Capisci cosa voglio dire ??? E' banale lo so ... è proprio banale, ma continuo a pensarla così ... fin quando la barca che amo e che ho conquistato con fatica non affonderà io non la tradiro' ... non ne sento il bisogno, non ne voglio un'altra!


non si può pretendere di entrare totalmente nella vita dell’altro…non si può avere questa fascista e dispotica pretesa, altrimenti tutti i discorsi sulla libertà del singolo all’interno della coppia andrebbero a farsi benedire (come di fatto succede nella stragrande maggioranza dei casi).



BINGO!!!!!! Perfetto ... manco una grinza ... e ti rispondo con le tue parole ... SI può però ipotizzare che, a partire da questo presupposto tutt’altro che nichilista, il singolo all’interno della coppia abbia un nuovo spazio ed una nuova fiducia nell’altro…una fiducia basata sulla reciproca comprensione e sulla reciproca libertà.



Sia detto per inciso…credo che l’esclusività nel rapporto sia un presupposto fondamentale per la continuazione della vita della coppia stessa; non credo che però tale esclusività sia da raggiungere attraverso le armi che tradizionalmente i singoli hanno: la gelosia, l’asfissia, la becera convinzione che si possa evitare un eventuale tradimento con il controllo assoluto sull’altro…la storia dimostra che il “proibizionismo” sortisce sempre l’effetto contrario a quello desiderato.
L’esclusività “deve” essere raggiunta attraverso la libertà esistenziale dei partners.



Anche qui sottolinerei tutto, ma non è così semplice. Non parlo di "proibizionismo", e ci mancherebbe, pero' mi permetto di farti un appunto. Il rapporto idilliaco, come tu affermi, deve rispettare alcuni modi di comportamento. La """"libertà"""" (non trovo un sinonimo più preciso per l'argomento) del compagno/a non dev'essere intaccata dalle forme di gelosia o di asfissia ecc ecc. Giusto! D'altra parte sta al singolo parter capire che nella "libertà" d'espressione o nella "libertà" di vivere determinate circostanze del rapporto l'altro possa incappare in comportamenti non perfettamente idonei ma che fanno comunque parte della sua "libertà". Oddio ... forse non è chiarissimo ... Quello che sto cercando di dire è che se io e te stiamo insieme Deleuze, dobbiamo vivere una vita il più vicino possibile (se non al 100%) al nostro modo di vedere la vita. Dobbiamo essere noi stessi sempre. E questo essere noi stessi (con tutti i difetti che comporta) deve a suo modo, essere capito e accettato dall'altro proprio perchè è una libertà di vivere personale. Naturalmente parlo di comportamenti che rientrano in un rango di comprensione.



Con tutto questo cosa voglio dire???? Non lo so ma c'ho raGGGione e i fatti mi cosano!!!!

Ivan Ti Amo.


Firma Baccano The Pelvis ...
Messaggio del 13-01-2006 alle ore 18:12:55
io penzo che invece non si deve mettere le corna, e una cosa bruttisima che non fa rispettare la persona che si a vicini!




Jenny
Messaggio del 13-01-2006 alle ore 18:34:01
Quote:
in coloro che credono in una totale “fusione” tra due esseri che si amano c'è la necessità di non sentirsi soli;


vero...lo stare con qualcuno tanto per non rimanere soli è poi la più crudele aspirazione di far propria una persona che per definizione non si ama nè si rispetta.

per quanto attiene al trauma dell'incomunicabilità, trovo che la stessa sia radicata nell'assodato limite strutturale delle nostre espressioni. tutte quelle parole, quei gesti e quant'altro di convenzionale esprimiamo non servono a dialogare costruttivamente. non sono neanche capaci di comunicare la stessa eterogeneità di significati che soggettivamente riferiamo ai medesimi oggetti dei nostri discorsi...

se io parlo di un albero, quante sono al mondo le persone che intendono la stessa cosa cui sto riferendomi ora con il concetto di albero??

terribile è poi il caso dei sentimenti. se parlo di amore chi mai potrà capire quello che sento??? nessuno, spero...(sic!) altrimenti devo dedurre che quanto più riesco a far capire le mie emozioni, tanto più queste saranno miseramente convenzionali, merceologicamente standardizzate, così fallimentosamente limitate per la loro banale definizione...

e quanto più una persona si lascerà uniformare a dei dispotici modi di fare figli delle inesprimibili emozioni, degli incomunicabili desideri, tanto più questa sarà miserabilmente vuota di ogni contenuto, di ogni valore...

a maggior ragione, poi, se stà con qualcuno solo perchè non ha voglia di stare da solo

Quote:
Mai si riuscirà a comunicarsi totalmente…mai si avrà quel coraggio di rendere partecipe l’altro di tutto ciò che è proprio del singolo


penso che sia un traguardo completamente irraggiungibile, ma già il
Quote:
non pretendere di entrare totalmente nella vita dell’altro

è un comportamento onesto e parecchio più edificante di milioni di rapporti-custodiacautelareincarcere che mi chiedo come la gente riesca a tollerare anche per moltissimo tempo

evidentemente l'uomo gode comunque nel mancare di rispetto. agli altri e a sè stesso, anche se poi s'incazza sempre quando glielo fanno notare...

Quote:
Il giudice chiede ad una signora: "Dunque, lei è qui per una causa di divorzio. Cosa l'ha portata a questo?". "Sono venuta con il taxi!".
"No, signora, non volevo sapere come è arrivata qui. Vorrei sapere
quali sono le cause!". "Allora, se non sbaglio, ci sono le cause civili e le cause penali...".
"Forse non mi sono spiegato bene signora... perché vuole divorziare?". "Ah... perché io e mio marito non rusciamo a comunicare..."



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Editato da Imperator il 13/01/2006 alle 18:41:29
Messaggio del 13-01-2006 alle ore 19:20:49
professor deleuze mi permetto un paio di precisazioni...

1 ahi l'amore! ahi l'amore!
a volte nn magne cchiu' e nne dorm cchiuuu'!!!!!!
che pecundrija!

2w la figa
e che dio la benedica

3 -amore ti ho TRADITO!

- cooosaaa????? come hai potuto?

- si si ti ho TRADITO!, ha scopato con un'altro!!!!!

- aaah ... chissa che mi pensavo!

la parola "TRADIMENTO" e' un cazzo di parolone!!!!,cioe' parola grossa, sproporzionata e per nulla esplicativa, ti fa pensa' a na congiura



4 ahh AHHH aaaahhhh aaaAAAAANDERSTEEEEND???????

5 e' inutile che fai ssi discorsi ...tant le sapem tutti che jamme truvenn!!
Messaggio del 14-01-2006 alle ore 11:40:22




comunque ti fai più pippe mentali di una femmina
Messaggio del 14-01-2006 alle ore 11:46:09
Devi cogliere l'attimo, ad esempio, se vedi un lanciafiamme abbandonato in un parco, prendilo ed inizia a bruciare tutti i passanti.....
.......non ti curar di chi prende fuoco..........brucia.....brucia... ....
e dopo non iniziare ad intripparti sulla marca del lanciafiamme, perchè spara così e perchè non arriva la fiamma sul prete a 20 metri di distanza.........sulla possibilità di usare un'accetta od un machete

hai ragione......... le granate sono più comode (converrà con me l'illustre DEKKARD) ed allora............................perchè non usare il Napalm?
così è scritto, io mi ritiro per deliberare
Messaggio del 14-01-2006 alle ore 13:10:00
x ulisses:

de mauro? anche...ma perché non levinas, o wittgenstein o...beckett???

x pinolatrino:

la cosa non era rivolta a te perché, come tutti sanno, io e te stiamo insieme ed il nostro non é assolutamente un rapporto asfissiante
Messaggio del 14-01-2006 alle ore 13:17:36
Deleuze, non ho letto il tuo papiro, pure perchè sai bene che non leggo i filosofi, perchè mi fanno venire il sonno, ma ho letto gli altri interventi, e essendo io superintelligente ho capito cosa hai scritto.Lascia perdere, si riduce tutto a una semplice Nzakkata, quando lei o lui, nel tuo caso lui, non ti tira, più se ne va tutto a puttane
Messaggio del 14-01-2006 alle ore 13:18:11
caro dele,
anticipandoti che la mia conoscenza in materia è banale e riduttiva, ti rispondo su una base tanto personale ( come del resto è la tua ) quanto, forse, anemica.
non voglio passare per un maniaco o feticista del possesso, ma ho sempre inteso ilapporto di coppia come un A che tende al B e viceversa, fermo restando che un paragone simil-matematico come questo riduce e banalizza i sentimenti, le passioni, ecc. cosa che certamente, e chi mi conosce lo può confermare, non voglio fare e mai vorrei. forse questa mia concezione è dettata dall'aver avuto l'unico rapporto stabile in età a dir poco matura per la portata dell'argomento, in cui il possesso era un qualcosa da portare a braccetto e di cui vantarsi cn gli amici: ripeto, fermo restando che non voglio mettere in secondo piano il sentimento che mi legava. ecco perchè a suo tempo non riuscivo a concepire il tradimento come una forma di incomunicabilità o quant'altro, come hai invece ben esposto te, ma semplicemente come una mancanza di rispetto o come il simbolo finale, causa e conseguenza allo stesso tempo, di un rapporto allo sbando o già finito che si trascina a mo' di cadavere.
ti do ben ragione ora, oggi, invece sul discorso della fedeltà come necessario collante precostruito, e sul fatto che inteso come proibizionismo, produce l'esatto contrario. ma allo stesso tempo, rischiando di essere accusato di provincialismo o di morale piccolo-borghese, sono ben convinto che mai riuscirei a sopportarne uno di tradimento, che passerei anni ed anni ad analizzare i perchè e i per-come senza trovare una via d'uscita razionale o che si rifaccia con intelligenza a quanto da te detto.
ripeto, mi scuso ancora per il carattere banale e forse troppo personale-"esperienzale" ( passatemi il termine ) di quanto scritto.
Messaggio del 14-01-2006 alle ore 13:41:10

quando lei o lui, nel tuo caso lui, non ti tira, più se ne va tutto a puttane



Grande pharlap

Cmq volevo dire ad Atelkin: quello che era il tuo modo di pensare, ovvero rapporto di coppia come A che tende a B e viceversa, non è che fosse sbagliato, anzi, più che giusto dato che altrimenti non avrebbe senso proprio la parola "coppia". Sapendo più o meno ciò che ti passa per la testa, in questo periodo, che il punto è riuscire a mantenere la propria individualità...anche se hai la fortuna di trovare una persona con cui riesci davvero ad essere migliore e anche più felice, non bisogna mai dimenticare di avere qualità che ti portano ad essere una persona altrettanto felice anche senza il tuo partner. Noi abbiamo bisogno di saper stare da soli, di sentire, almeno per qualche periodo della nostra vita, di poter essere migliori se presi individualmente, è una conferma a cui nessuno dovrebbe sottrarsi, altrimenti ognuno cadrebbe nel rischio di rifugiarsi in persone solo per il gusto di non rimanere soli.

Messaggio del 14-01-2006 alle ore 13:45:35

non bisogna mai dimenticare di avere qualità che ti portano ad essere una persona altrettanto felice anche senza il tuo partner



quanto più uno sta bene con sè stesso tanto più potrà star bene con gli altri...
Messaggio del 14-01-2006 alle ore 13:49:37
Ecco imperator, forse l'ho impostato male il discorso, diciamo che la priorità è il saper stare da soli...poi se si sà stare con gli altri ben venga...ma l'individualità non è accessoria, ma obbligatoria.
Messaggio del 14-01-2006 alle ore 13:54:29
assolutamente d'accordo. non solo, ma quanto più si saprà essere individualisti tanto più si saprà dar senso alle proprie relazioni, ai propri rapporti.
Messaggio del 14-01-2006 alle ore 13:58:54
concordo con pinolatrino che dice che deleuze si fa più pippe mentali di na femmina
e concordo con tata(incredibile)

se nn si sta bene con se stessi...non si riuscirà mai a stare bene con un eventuasle partner...

se non si è soddisfatti di quel che si ha....non si riesce ad essere soddisfatti di quel che il partner tenta di darci...per quanto quest'ultimo possa essere d'oro...di platino e tutto il corredo dei metalli di valore....se nn si è felici a priori da soli, cn se stessi...non lo saremo mai cn qcn al nostro fianco

anche vero pèerò è che per completare la nostra felicità, il nostro status di benessere è necessaria una figura al nostro fianco....

per quanto bene si possa stare con se stessi...arriviamo sempre a quel punto in cui necessitiamo della presenza di qcn con cui condividere quello che siamo diventati...
Messaggio del 14-01-2006 alle ore 14:05:08
Dele...alle volte mi fai paura!

Dunque: "COMPENETRAZIONE TOTALE DI DUE ESSERI!"
Beh, siamo figli della cultura stilnovistica, del romanticismo e siamo tutti uomini, quindi la possibilità di ritrovarsi da soli in una stanza vuota con uno specchio che ci riflette ci terrorizza. E' normale, io ho paura di restare sola ma questa è una paura che non potrò mai dominare, posso però razionalizzarla. In cuore dico "M. è il MIO uomo!" la ragione mi fa dire e vivere con l'affermazione "M. e io siamo due persone che stanno insieme!" Finchè il possesso non si manifesta in forme maniacali, non ci trovo nulla di male.

"SPAZI PRIVATI" ...per fortuna che ci sono, senza saremmo come due mucche sotto lo stesso giogo...deprimente e faticoso!

"INCOMUNICABILITA'!", si è vero c'è innegabilmente, ma dipende dalla diversità di registri linguistici usati. Come sempre basta un pò di ragionevolezza anche in questo. Mi viene spesso da pensare che vorrei sapere tutto di M. ma dura un secondo, perchè io non sarei mai in grado di fare lo stesso. Infatti più che di mio e tuo un rapporto secondo me si fonda in primis, sull'equità. La cultura popolare insegna che :" A la casa mè lu sitacce fa llà 'nguà!", quindi chiedo sempre solo quanto e cosa sono disposta a dare ad uguale richiesta.

"FEDELTA'"
Qui mi rifaccio all'evoluzione naturale. Non voglio essere la solita riduzionista ma la fedeltà non ce la siamo inventata è una risposta naturale a precise spinte evoluzionistiche. La specie umana ha optato per una strategia riproduttiva che vede un grosso investimento dei genitori nelle cure parentali. In termini evolutivi non è affatto altruismo, ma "Il gene egoista" insegna che è il solo modo che ognuno di noi ha per perpetuare il suo genoma! ora, la cura delle prole ha dei costi in termini energetici dovuti ai tempi e all'energia spesa per procacciare il cibo, per educare, difendere (queste sono attività che mettono in gioco la vita stessa del genitore) la prole.
Allora; la femmina porta in giro il marmocchio per 9 mesi nel suo utero, poi lo allatta, poi lo nutre e lo cura fino a quando il pargolo non diventa autosufficiente. Cioè la femmina spende un sacco di energia!
Il maschio a questo punto può scegliere...andare a fighe e fregarsene del pargolo in forno, oppure restare accando alla femmina e farsi il mazzo e crescere il figlio...il chè in termini fattuali gli impone la fedeltà! Naturalmente anni fa, l'uomo a scelto la fedeltà perchè così era sicuro che la femmina avrebbe portato avanti solo il suo genoma (legi non lo avrebbe cornificato) e con un successo proporzionale alla capacità di fornire cure parentali! Così nacque la fedeltà!
Anche molti animali la seguono e finora non si sono mai lamentati.
L'uomo però si lamenta...è normale, quando la fedeltà è stata scelta i tempi biologici erano molto corti, (quindi l'età fertile) e gli scombussolamenti ormonali erano superabili. Oggi la fedeltà è difficile percè viviamo di più, perchè il nostro pensiero si è affinato e l'istinto non è più governato da orologi biologici.
Ovviamente quanto sopra detto vale anche nel caso di inversione dei sessi, io ho parlato da donna!

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Editato da Lunabo il 14/01/2006 alle 14:07:39
Messaggio del 15-01-2006 alle ore 13:30:03
L'amore stesso è una pippa mentale,o sbaglio?
Messaggio del 15-01-2006 alle ore 16:18:33

..mmh...mmh....mmh.....molto ...ma molto interessante....mmh..mmh...

Messaggio del 15-01-2006 alle ore 18:46:55
Non so, ma ho appena finito di fare l'amore... mi brucia ancora il culo.
Messaggio del 15-01-2006 alle ore 18:55:08






vedi che cosa brutta l'amore???
Messaggio del 15-01-2006 alle ore 19:29:47
allora amorino mio ke dire???posso parlare banalmente della mia esperienza o preferisci che commenti con un semplice ????
posso dire che vivo tranquillamente nella pacifica consapevolezza che quasi tutto quello che dici è vero?e vivo la vita molto meglio ora...davvero...mi sento un essere unico nel senso che mi sento sola, sebbene parlo e straparlo, sebbene io sia molto estroversa all'apparenza, sto bene con me stessa, sto bene nella solitudine e nel silenzio, sto bene anche se mi rendo conto che l'amore non è eterno e che l'amicizia non esiste, basta saper cercare il compromesso che rende i tuoi ideali adatti alla terra e agli uomini...ho i miei ideali, che però sulla terra prendono altre forme...se poi riusciamo a conciliare, ideali e vita di tutti i giorni si va a meraviglia
non credo e non cerco la fusione con un'altra persona nè con la sua vita
io sono io e la mia vita è la mia vita
per rapporto immagino due individui ben distinti, cresciuti, che non hanno particolari mancanze, nella carenza si accetta di tutto, penso a due individui ricchi e diversi, speciali...che per una serie di eventi fortuiti si incontrano, si conoscono, si cercano e si trovano...stanno bene per un periodo + o meno lungo, si cammina fianco a fianco, la strada è la stessa, ma ognuno la percorre al fianco dell'altro (per dare appoggio, consigli, critiche magari) ma indipendentemente dall'altro
non vedo dispotismo nel cercare un'appartenenza, una compenetrazione, forse perchè son sicura di appartenere unicamente a me stessa, ma mi piace sentirmi dire che son solo sua
sul compromesso ne ho parlato prima, ma qui dico anche che mi spaventa molto la cosa, pensare alla vita con un altro come un continuo abbozzamento, un continuo cercare di venirsi incontro, cercare il compromesso che ti spappola meno il fegato (c'è da dire che sono un po' orgogliosa e testarda)ma credo anche che con l'amore si va avanti, e credo anche che l'amore, come energia, si trasformi, può diventare stima, affetto, quello che ti pare, io personalmente non cerco + l'amore eterno, almeno non quello che pensiamo tutti, quello che vivo ora, ci spero tanto, ma se dovesse diventare altro, mi va bene lo stesso...sempre amore è e poter stare accanto a una bella persona per affrontare la vita non mi sembra male
con questo non intendo dire che cerco una vita accanto a una persona che deve sapere tutto di me, nè io voglio sapere tutto di lui, mi basta (dico nulla) che si continui a trovarsi bene camminando fianco a fianco, molte volte le parole son inutili e beffarde...quindi no grazie a discorsi infiniti
sul tradimento intervengono tante e tante altre condizioni mentali, temperamento, carattere, educazione...di natura non sono gelosa, nè possessiva, non sopporto che lo è con me, quando son abbastanza sicura di dare e ricevere abbastanza amore son tranquillissima, se ciò non avviene divento un tantino rompiballequindi se il lui della situazione ha la fortuna, il coraggio e la forza di avere anche + di una persona a fianco basta che non mi faccia mancare nulla, e soprattutto basta che io non lo venga a sapere (ma è difficile:spiderweb insegna) io parto dal presupposto che chi amo non deve aver bisogno di tradire (ovviamente stando con una persona che ha un po' di coccia e non ha bisogno di andare a sfogare semplici istinti) nè tantomeno io devo avere bisogno di qualcosa o qualcuno esterno alla coppia
il numero di divorzi lo attribuisco all'incoscienza con cui si costruisce e si distrugge (in un'epoca in cui siamo abituati a prendere usare e buttare), all'incoscienza con cui si affronta qualcosa per cui non siamo educati come una volta(le donne di una volta non esistono +, questo lo dovete capire, parlo con quelli ke dicono che fanno quello ke vogliono e ke pretendono ke la moglie stia a casa cornuta e mazziata)
bella la frase "bisogna saper lasciar perdere l'altro" davvero, per quanto mi riguarda mi aspetto dalla persona con cui decido di vivere una vita abbastanza interessante di cui parlare, con cui confrontarsi e magari da condividere, se facciamo le stesse cose, si parla delle stesse cose, si conosce e si frequenta la stessa gente, sai che noia
io sono io e tu sei tu
presentami altra gente, parlami di quello che fai, poi ti racconto la mia vita insomma, se poi vogliamo stare zitti ancora meglio
non trovo interessante una vita di cui so tuttouna persona di cui so tuttoinsomma insegnami, spiegami, raccontami, io sono una spugna verso chi mi interessa...spero di essere abbastanza interessante a mia volta, altrimenti diventa di stimolo diventarlo


credo che l’esclusività nel rapporto sia un presupposto fondamentale per la continuazione della vita della coppia stessa;

sottoscrivo
fiducia e lealtà, come assodate e basilari

L’esclusività “deve” essere raggiunta attraverso la libertà esistenziale dei partners.



bene tesoruccio, se ti può consolare, un rapporto così io l'ho trovato e incrocio sempre le dita
ammetto che sono una scassapalle piena di trip a volte, ma succede quando ho poco da fare
ammetto anche che lui dice ke se lo dovessi tradire mi uccide

Messaggio del 15-01-2006 alle ore 19:35:56
e mica lo sapevo troppo che ariel faceva un bel papiro

Messaggio del 15-01-2006 alle ore 19:38:13
animaleeeeee
Messaggio del 16-01-2006 alle ore 12:46:34
incuriosito/stuzzicato dal post ho fatto una breve ricerca del mio background di studio, recuperando un paio di pezzi che vi voglio proporre:
punto 1.gli esseri umani nell'interagire tra loro devono tenere reciprocamente conto di quello che l'altro sta facendo o sta per fare; sono costretti a dirigere il proprio comportamento o a gestire la loro situazione nei termini di quello che prendono in considerazione. [H.Blumer, 1969]
punto 2....ciascuno dei partner solitamente lascia cadere i progetti che non può portare a termine da solo, ma che prevedibilmente nemmeno il partner può realizzare oppure li attua tramite altri mezzi. perchè si verifichino emozioni positive tout court, è necessario che ciascuno continui a formulare nuovi progetti che non può portare a termine da soo, ma che prevedibilmente nemmeno il partner può attuare. [K.Weick, 1979]
questi primi due punti li voglio portare a difesa di quanto sostenuto prima, del fatto che il vedere una relazione sentimentale A che va a B e viceversa, non è un modo di sminuirla e soprattutto che il possesso che ne deriva non è un frutto feticista/perverso della relazione stessa.

andando su un piano diverso, ma con possibilità di traslare nel rapporto di coppia, riporto:
punto 1.mantenere una comunità consiste in parte nel mantenere l'accordo a non parlare o domandare come il suo linguaggio significhi cose diverse per i diversi membri [H.White, 1990] questo a proposito dell'incomunicabilità di cui sopra, prendendo atto che per comunità possiamo anche intendere il rapporto a due ( la comunità numericamente minore ).
Messaggio del 23-01-2006 alle ore 00:22:42
ho fatto il log in per dire qualcosa e invece non so che dire.
Io, con due esperienze importanti e una in corso, non ho ancora capito nè cosa voglio di preciso e nè quali sono per me i parametri entro i quali parlo davvero di "amore".
Messaggio del 23-01-2006 alle ore 01:26:07
Messaggio del 25-02-2006 alle ore 17:21:30
pretendere di definire "l'amore" è la cosa più assurda che si possa fare...ognuno lo vive a suo modo...credo che ciò che esista davvero sia il "desiderio"...cosa è il desiderio se non bisogno di possedere qualcosa?
trovare in vita qualcuno con cui condividerlo senza disistruzione...arduo...la fede credo serva a credere di riuscire...un rapporto poco distruttivo crede solo nel fatto di volersi salvare...e la salvezza la trova nell'accettazione...volere è potere...quasi sempre...
Messaggio del 25-02-2006 alle ore 18:01:06
Deleuze, non ho letto tutto il papiro che hai scritto, pero' in amore vale il detto:CHI SI ASSOMIGLIA SI PIGLIA!Due persone opposte, non possono mai andare in sintonia perchè hanno idee, modi di vita diverse, possono durare un anno, due, dieci anni...ma poi finiscono per scoppiare. Io penso comunque che rimanere fidanzati per piu' di tre anni non ne vale la pena anche perchè non si finisce mai di conoscere l'altra parte ed allora è meglio sposarsi.....a cosa serve fare 10 anni di fidanzamento per poi troncare?Dopo, appena se ne trova un altro, arriva il matrimonio in men che non si dicaDeleuze...oggi dalla vita si pretende troppo c'è invadenza e prepotenza.....ngi penza'
Messaggio del 25-02-2006 alle ore 20:20:06
..se non si legge per intiero un concetto..come si fa a controbattere ed essere credibile?

Nuova reply all'argomento:

amore ed incomunicabilità

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