Messaggio del 02-03-2006 alle ore 14:55:18
...lord Dean, il pil della Gran Bretagna krésce xké gl'inglesi RUBANO... rubano petrolio, oro e diamanti in Kenya, Nigeria, Sudafrika... il bilancio dei PIRATI è sempre attivo!...
Messaggio del 02-03-2006 alle ore 14:23:52
Eh e che ti devo rispondere? hai ragione
Il problema è che non c'è mercato, che la francia non rinuncerà mai al controllo statale sull'economia e noi non siamo in grado di contrastarla ed essendo più deboli ce la prendiamo sempre in saccoccia, le liberalizzazioni, quelle vere, nonostante le favolette avvantaggiano i più piccoli.
Altro elemento: avete visto i dati sul PIL, si quello dove noi cresciamo del +0% (chi cazzo è ill genio che ci mette il +?), in europa i paesi che crescono di più sono la Gran Bretagna +1.8% cioè il doppio della germania (sono 10 anni che la GB cresce il doppi della germania) e la Spagna addirittura +3.4%, ora diciamo che il PIL della Spagna è ancora ridotto quindi il 3.4% è meno del 1.8 degli inglesi, ma zapatero è stato l'unioco che nell'incontro economico di Helsinki ha appoggiato le proposte di deregolamentazione proposte da Blair ed affossate da Germania e Francia con il solito nicchiare dell'Italia
Messaggio del 28-02-2006 alle ore 11:40:42
La geopolitica è una scienza prettamente tedesca
ed infatti guidò la campagna di Hitler in russia ed ilperseguimento dell'Operazione Oriente, l'incontro delle armate del Reich e di quelle nipponiche.
Progetto tramontato solo all'ultimo minuto a causa del disastro tedesco di stalingrado e la controffensiva angloamericana in India.
Hafis prendi una cartina dell'Asia, parti dal mar mediterraneo e prosegui verso i confini cinesi, cosa trovi? una serie, quasi continua di basi, avamposti e roccaforti americane.
La rivoluzione arancione ovviaemnte fa parte di questapolitica, Yushenko non è saldo? e chi se ne importa, intanto ora mosca ha perso il controllo e deve impegnarsi in unaprova di forza.
A questo aggiungici il gioco che si sta sviluppando nelle repubbliche ex sovietiche dell'asia centrale, il golpe filo occidnetale con conseguente arrivo di forze americane in Georgia, cioè nello scacchiere caucasico, dove i russi sono impegnati nel conflitto ceceno (La gerogia rappresenta la porta di ingresso e la via di fuga dei guerriglieri indipendentisti).
La più grande base americana all'estero è esattamente alla confluenza dei confini Sino-indo-russo.
Dall'altro lato si assiste al riarmo del giappone e all'alleanza surreale, ma indicativa tra gli USA e la loro nemesi, il Vietnam i rapporti economici tra washington e Hanoi sono ottimi e clinton a suo tempo è stato accolto calorosamente.
Messaggio del 28-02-2006 alle ore 11:27:57
Dean Corso, tornando al discorso iniziale... non ritengo affatto un male le acquisizioni, anzi. Ma nn credi che il problema sussista quando un'azienda italiana non viene venduta all'estero, ma piuttosto svenduta? Punto secondo, le acquisizioni da noi sono a senso unico. Noi all'estero non acquistiamo mai nulla, ma vendiamo tutto. Una globalizzazione un po anomala.
Messaggio del 28-02-2006 alle ore 11:14:58
Adona' finalmente scrivi qualcosa di logico e sensato...Heartland e' il fulcro attorno cui ruota il tutto...In piu' per il famoso detto 2 piccions con una fava si asseta anche il futuro competitors cinese....
Messaggio del 28-02-2006 alle ore 02:04:18
...pènso di aver kapìto ciò a kui si riferìsce... ...è una di kuelle teorie tipikamènte BRITANNIKE kagiòne di tànte guerre e tànti lùtti... véde, sìr, piazzàre mìssili e basi militàri NON signifika kontrollàre il territorio... non più... forse un tempo...ma nemméno... il kaso dell'Ukràina è sintomatiko di kuanto ormài i mìssili sìano solo uno stùpido giòko x generàli e impéri allo sfàscio... si può anke finanziàre un kòlpo di stato e piazzàre un imbecìlle kome Yushenko a Kiev... Yushenko rimarrà sempre AL DI LA' dell'oceano!!! a 13.000 km di distànza, preda dell'inverno rùsso e della sua dipendènza INELUDIBILE da Moska... kosa fànno, gli pòrtano il gas kon le bòmbole??? o bombàrdano Moska...? né l'uno né l'altro... e Yushenko... a Kanossa...
Messaggio del 28-02-2006 alle ore 01:38:39
diciamo che ocncordo, tranno sul fatto della Gran Bretagna ovviamente (per inciso io sono filo americano, non filo britannico)
Per quanto riguarda la geopolitica, non è un discorso che si può afforntare a quest'ora, prima o poi ci aprirò un post,
in breve chi controlla il cuore del mondo, controlla il mondo, più o meno il cuore del mondo corrisponde all'asia centrale
Messaggio del 28-02-2006 alle ore 01:34:12
...ke l'obbiettìvo di kuesta ed ALTRE guerre fosse kuello di far salìre il prezzo del petrolio, x la verità lo sapévo, dàto ke la Gran Bretagna, paese ESPORTATORE di petrolio, è il vero artefice dell'operazione... ma era altresì vera l'analisi monetaria del Conte; l'Euro, in kuesto kaso, è il PRINCIPALE nemiko del dollaro "E" della sterlina, affondàre l'Euro e, se possibile, l'Europa, è il PRINCIPALE obbiettìvo angloamerikano, anke se kuesto dovesse kostare un aumènto del deficit statunitènse, x il resto NON m'intendo di geopolitika e NON so kos'è l'heartland... kos'è ???
Messaggio del 28-02-2006 alle ore 01:24:08
Ora non sno d'accordo... secondo me basta vedere la cartina geografica per capire per quale motivo c'è stata la guerra in Irak
Messaggio del 28-02-2006 alle ore 01:22:40
hafis tu sei la mia gioia di vivere, quasi quanto adonai
Uno degli obiettivi questa guerra, non il principale, era far crescere il prezzo del petrolio. Il problema non era la scarsità, ma l'abbondanza e direi che ci sono riusciti (il petrolio nel 2001 era a 18 dollari al barile e gli analisti lo davano in ulteriore diminuzione, forse fino a meno di 10 dollari al barile, ora siamo mediamente poco al di sotto dei 60).
Ripeto questo è un obiettivo secondario, il principale è di carattere geostrategico, non so se ti intendi di Geopolitca, se è così saprai cos'è l'Heartland, il cuore del mondo
Messaggio del 28-02-2006 alle ore 01:12:21
...ke le avévo détto, sìr ... kuesto forum ormai x me è 1 INFERNO ... sciccìse a'mmé e la Cìne...!! ------------ Editato da Hafis il 28/02/2006 alle 01:22:25
Messaggio del 27-02-2006 alle ore 23:29:01
Quell'intervento è una delle più grosse cazzate mai scritte.
Per ora il debito americano lo paghiamo noi europei.
L'intervento in Irak ha ben altri motivi che non quello del petrolio
Messaggio del 27-02-2006 alle ore 23:10:58
...lord Dean, io nn mi azzàrdo neppùre a risponderle (...ormai in kuesto forum sono TALLONATO da mastini implakabili...), ma la invito a leggersi l'intervento del Conte ne "IN IRAK"... mi pare un'ottima ed esauriente risposta
Messaggio del 27-02-2006 alle ore 13:42:48
Dopo il caso EnelNiente mercato, siamo europei Febbre protezionista: economie a rischio
di Francesco Giavazzi
In un'Europa che non cresce tutto è più incerto, a cominciare dal lavoro. I «posti» di una volta non ci sono più, i lavori che si trovano durano 6, 12 mesi al massimo. L'ansia del domani colpisce soprattutto i giovani: non bastano bonus bebè e asili nido per convincerli a formare una famiglia. In un'economia che ristagna ogni novità fa paura. L'Europa non cresce, ma ci impone di liberalizzare i mercati, abbattere le barriere, eliminare le protezioni dei molti settori che vivono al riparo dalla concorrenza: non è sorprendente che i cittadini non capiscano e chiedano di essere difesi dagli effetti di questa ventata di liberismo. Il voto di francesi e olandesi contro la nuova Costituzione è stato anche un voto contro un'Europa che ci chiede di non aver paura del cambiamento ma poi non riesce a dare una prospettiva a 14 milioni di disoccupati. Anziché avere il coraggio di affrontare le vere cause del ristagno, i governi cercano di rassicurare gli elettori. Hanno evirato la direttiva Bolkestein che liberalizzava i servizi escludendone medici, notai, la finanza, i servizi sociali.
Parigi ha deciso di nazionalizzare Suez pur di evitare il rischio che finisse all'Enel; qualche settimana fa Francia e Lussemburgo si erano opposti all'acquisto di Acelor, un grande gruppo siderurgico europeo da parte di un efficiente imprenditore indiano. Madrid si appresta ad approvare norme che impediranno a E.on, un'azienda elettrica tedesca, di acquisire la spagnola Endesa per creare il maggior gruppo al mondo nell'elettricità e nel gas. E' come curare un malato grave con l'aspirina: il male e la paura temporaneamente si dissolvono, ma intanto la malattia procede e si acutizza. Il paradosso, come ha scritto una settimana fa l'ex ministro dell'Economia, Domenico Siniscalco, in un bell'articolo su La Stampa, è che l'Europa non cresce proprio perché vi è troppo poca concorrenza, troppe protezioni, un'eccessiva interferenza dello Stato nell'economia. Per riprendere a crescere occorre aver il coraggio di liberare l'economia e spiegare agli elettori che ogni protezione dei produttori corrisponde a uno sfruttamento dei consumatori.
Si viaggiava forse meglio da Brescia a Roma quando Alitalia aveva il monopolio dei cieli e Ryanair non poteva volare da Montichiari a Ciampino? E non è neppur vero che la liberalizzazione favorisce i consumatori a danno dei lavoratori. Da quando il Nuovo Pignone è stato ceduto alla General Electric l'azienda è cresciuta perché gli americani si sono accorti che pochi sanno costruire turbine come l'azienda fiorentina e lì hanno trasferito produzioni che prima svolgevano altrove nel mondo. «I giudici hanno regalato Antonveneta agli stranieri», ha detto il premier Silvio Berlusconi: chiedete ai dipendenti e ai clienti della banca patavina se avrebbero preferito essere amministrati da Fiorani.
E che errore, come giustamente scrive il senatore Franco Debenedetti, insistere sulla reciprocità. Se la concorrenza è la chiave della crescita, e Parigi si arrocca, aprendoci cresceremo più dei francesi. La Gran Bretagna, il Paese più dinamico d'Europa, non si è mai sognata di bloccare un'acquisizione, neppure quando Finmeccanica ha acquistato un'azienda militare, la Westland. L'unica azienda europea che valeva la pena difendere era Skype, l'operatore telefonico via Internet che metterà in ginocchio le telecom tradizionali. Proteggiamo l'acciaio ma nessuno ha scritto un rigo quando l'americana eBay ha comprato Skype. Se vogliamo ricominciare a crescere dobbiamo innanzitutto liberarci delle nostre paure
27 febbraio 2006