Cultura & Attualità
Per forza che l'occidente si sta impoverendo con dei fancazzisti come voi in circolazione
in Cina sareste già finiti in un lagoai
Anima lo fucilavano proprio

Mi sa che mi trasferisco in cina
assssssd Hafis,
non difendo l'attuale modello di sviluppo occidentale. Mi sono permesso solo di far notare che il comunismo non produce ricchezza, ma miseria unita all'illibertà.
Nè mi risulta che il grande progresso economico che sta vivendo la Cina derivi da politiche economiche comuniste
Cinghialone le kiakkiere se le porte lu vente... l'Occidente è povero perké la rikkezza, koncentrata nelle taskocce di uno o di poki, semplicemente NON VALE NULLA... la stessa logika ke muove la makkina finanziaria del kapitalismo porterà gli ultimi spiccioli ke restano nelle taske del popolo in quelle di poke banke e finanziarie nel giro di poki anni, e a quel punto quel danaro varrà meno di nulla... è il PRINCIPIO ke è malsano; favorire il leone a danno della gazzella porta alla morte delle gazzelle ma alla fine anke dei leoni...
Come già ha portato al sud del mondo....
E' l'iniquo, immorale Liberismo che porterà la gente dell'Occidente alla miseria.

Hafis,
tutta questa ricchezza che produceva l'Unione Sovietica negli ultimi decenni di esistenza non mi risulta. Nè mi risulta che il grande progresso economico che sta vivendo la Cina derivi da politiche economiche comuniste. Direi tutto il contratio. Nel Paese dei Panda di comunismo è rimasta solo il Partito unico e l'assenza di qualsiasi libertà politica, religiosa e civile. IL turbo capitalismo lì è di casa.
Il consumismo come il comunismo?
il komunismo ha reso rikke le nazioni (Russia, Cina) ke oggi spaventano il "povero" Occidente kapitalista; nel quale Occidente tutta la rikkezza è finita per le sue stesse leggi nelle taske di poki...
il Berlusca, che si è messo in politica quando era già ricco
e quindi... NON VALE PIù NULLA... se la gente non può pagare i mutui la stessa rikkezza del palazzinaro Berluskoni vale kome i kapelli ke ha in testa... è FINTA...
...a tutto ciò si aggiunga la fine forzata delle razzìe soprattutto energetike ke il "libero" Occidente kompiva in Venezuela, Bolivia, Nigeria et similia, e si ha il quadro kompleto del futuro prossimo del "rikko" Occidente...
Meno male che in America non c'è l'Euro, altrimenti qualche destrorso avrebbe potuto dire che l'impoverimento dei cittadini americani era causato dalla moneta europea e non dalla iniqua distribuzione dei redditi e da una pessima politica economica...
Non ci vuole più tempo...già è qui!!!!
Il consumismo some il comunismo?
Si, solo che ci vuole piu' tempo
A parte il Berlusca, che si è messo in politica quando era già ricco, tutti gli altri sono i cosìdetti "parassiti"
Il "problema italiano":
Si perdono competenze tecnologiche e intellettuali, scientifiche e sociali (il funzionamento dello Stato e dei suoi organi tecnici di servizio peggiora).
Del resto, studiare e conseguire eccellenze in aree dove i posti di lavoro sono emigrati in Cina, non ha più alcun senso.
Stiamo ridiventando incivilizzati o come in Italia, incivili.
Questo i nostri politici lo sanno.
Ma fanno i pesci in barile.
E hanno una sola cura: tenersi i loro privilegi e costosi emolumenti.
In Italia, abbiamo un problema in più.
I super-ricchi in Francia e in USA sono per lo più imprenditori, esportatori d’eccellenza e d’alta tecnologia e finanzieri di successo, in ogni caso lanciati nel privato, esposti alla competizione e alla concorrenza globale.
I super ricchi italiani sono Berlusconi, Tremonti, Calderoli, Mastella, D’Alema, Draghi, i governatori di Regione a 300-500 mila euro annui, i senatori a vita, i «consulenti» e gli alti imboscati dei settori pubblici stratificati: gente che non ha da temere alcuna concorrenza estera, gente che s’è messa al sicuro dalla competizione globale.
In un mondo senza frontiere per «uomini, merci a capitali», è inevitabile che trovi applicazione la «legge ferrea dei salari di Ricardo»: già secondo questo economista (1772-1823), in un sistema di totale liberalizzazione del mercato, i salari sarebbero scesi fino al livello minimo di sussistenza (il necessario per mantenere in vita il lavoratore), essendo la manodopera la sola entità davvero abbondante, intercambiabile e rimpiazzabile a piacere.
Si sapeva da secoli.
E’ esattamente ciò che sta avvenendo.
In Francia, scrive Le Monde.
Là il potere d’acquisto è cresciuto vivacemente dal 1959 al primo choc petrolifero del 1975 (5,7% l’anno), e da allora sempre meno: da 3,4% fra il 1998 e il 2002, e solo l’1,9 per cento dal 2003 ad oggi.
Ma questa crescita statistica inganna.
Ad aumentare sono solo gli alti redditi.
Le 3500 famiglie francesi che dichiarano un reddito di 1,8 milioni di euro l’anno hanno visto crescere il loro reddito del 42 per cento negli ultimi otto anni.
Tutti gli altri 35 milioni di francesi fiscalmente attivi, più del 90%, in quegli stessi otto anni hanno avuto una crescita del potere d’acquisto del 4,6%.
Meno dello 0,60 per cento annuo.
E da ultimo, c’è stato una specie di tracollo, tutto a danno dei salari più modesti.
La Francia ha un «salario minimo di primo impiego» (sic) obbligatorio per legge, residuo di un sistema sociale più umano.
Ebbene: sempre più francesi guadagnano questo esile salario minimo, che oggi ammonta (lordo) a 1280 euro mensili.
Nel 1991 erano solo l’8,6 per cento, oggi sono il 15,1.
E ben il 27% dei lavoratori a tempo pieno, del settore privato e semi-pubblico e a posto fisso, oggi hanno uno stipendio pari al massimo a 1,3 salari minimi di legge (1600 euro mensili).
E questi sono i privilegiati, con impiego stabile.
Ci si aggiungano i precari, quelli a tempo parziale, i CDD (i nostri CoCoCo), e i francesi che lavorano a salario da fame sono quasi il 40 per cento.
E nei mesi recenti, con estrema rapidità (rincari generalizzati), i salari hanno toccato un punto di non ritorno.
I salari più bassi sono divorati dalle grosse spese fisse e obbligatorie: l’affitto o il mutuo, le spese condominiali, le assicurazioni auto assorbono il 75% del reddito disponibile.
Ancora nel 2006, queste spese «grosse» e improcrastinabili assorbivano il 45% del potere d’acquisto dei poveri.
Nel 1960, soltanto il 22%: era più facile essere poveri mezzo secolo fa, dopotutto restava in tasca alle famiglie il 78 per cento della modesta busta-paga.
Ed ancora:
Ma anche negli Stati Uniti la Associated Press nota lo stesso fenomeno: sempre meno gente che lavora e ha lo stipendio non arriva alla quarta settimana.
Enti caritativi che distribuiscono cibo, come la Regional Food Bank of Northeastern New York che serve 23 contee (province) newyorkesi, ha calcolato che la fila per il pane gratis e i «buoni-pasto» è aumentata del 30 per cento negli ultimi otto mesi.
Lo stesso allarme lancia la Red Cross di Boston, la città più chic degli States.
E nella fila, aumentano le persone che possono dire di avere «un buon salario» (35 mila dollari l’anno).
In USA le spese fisse e grosse non inferiori alle italiane, ma per mancanza di reti sociali, le mazzate sono più impreviste e crudeli.
I prezzi stanno aumentando.
Il professor John Vogel, docente al Dartmouth College, teme che la situazione porti a forme di denutrizione occulta e riduzione delle cure e della vita dei bambini in una crescente parte della popolazione.
Ma anche lui sorvola sull’effetto più fatale a lungo termine: la discesa dell’Occidente verso attitudini vitali e culturali da Terzo Mondo.
Con il salario minimo da 1300 euro, il 40 per cento dei francesi dovrà rinunciare, ad esempio, ad ambizioni di istruzione superiore per i figli, e perfino a cure dentarie all’altezza dei tempi; forse dovrà mandare a lavorare i più giovani presto, dopo poche e sommarie scuole d’obbligo.
Nuova reply all'argomento:
"Occidente" ricco? Non più.
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