Cultura & Attualità

Notizie dal Kenya
Messaggio del 29-01-2008 alle ore 17:59:43
Ho letto che oggi son "cadute" mitragliate dal cielo di Nairobi!



Messaggio del 29-01-2008 alle ore 13:33:15
avrà pure studiato dove gli pare ma appena apre bocca ti fa cadere le braccia

Messaggio del 29-01-2008 alle ore 10:13:00




Messaggio del 28-01-2008 alle ore 23:50:52

quello scimmione ignorante





...makome mikemio, Emilio STANLEY Mwai Kibaki ha studiato nei migliori kòllegeseses del Regnunito, in mezzo ai "lòrds" e ai "sìrs" e ai "gèntlemens" della "miglior" Londontàun... è LA' ke ha imparato ciò ke sa...

Mwai Kibaki, il vincitore
Stile british e due mogli

NAIROBI - Stile molto 'british', riservato, Mwai Kibaki, 76 anni, rieletto oggi alla presidenza del Kenya, è stato il primo africano a laurearsi con il massimo punteggio alla London School of Economics.
Economista dunque, di formazione, ma da sempre nel cuore della politica.

Deputato fin dalla prima legislatura (1963), lo è sempre rimasto. Più volte ministro, con portafogli di primissimo piano, è stato per 10 anni vicepresidente di Daniel arap Moi, dal quale poi si allontanò. Rimase relativamente in disparte fino a quando fu chiamato alla trionfale vittoria della fine del 2002: in quell'anno divenne presidente alla testa della coalizione 'Arcobaleno' che pose fine ai 26 anni di 'regno' di Moi.
[...] Sotto la sua guida le colonne portanti dell'economia del Paese sono sensibilmente migliorate, ma non sono diminuite la corruzione né la povertà dilagante.

qualke statistika...

qualke statistika più AMPIA

...o forse ora è diventato uno fantoccio "skomodo" kome lo era diventato Saddam Hussein?

Messaggio del 28-01-2008 alle ore 22:55:41
appunto, quello volevo dire: fai attenzione.
Delinquenza comune o disordini politici il risultato non cambia...
Messaggio del 28-01-2008 alle ore 21:53:31
KI grazie mille..sto attenta sto attenta
Messaggio del 28-01-2008 alle ore 21:52:27
insomma stai attenta alla salute!



Messaggio del 28-01-2008 alle ore 21:44:07
TOM tutti gli uomini bianchi amici miei??? ??


credo che l'episodio sia frutto di delinquenza comune non collegato ai disordini di natura politica
Messaggio del 28-01-2008 alle ore 19:00:37
fonte
Messaggio del 28-01-2008 alle ore 18:58:50
mikemì, stati accorta, tu tutti gli uomini bianchi amici tuoi!

Uomini armati di machete hanno ucciso due cittadini tedeschi. La due vuttime, un uomo d'affari residente in kenia e un turista, sono stati aggrediti domenica sera a casa di un amico, nella regione turistica Diani, 50 km a sud di Mobasa.
"Un gruppo di più di 8 persone li ha seguiti. In casa c'è stato uno scontro e gli aggressori li hanno uccisi a colpi di machete." dice Lemai, il capo della polizia.

Messaggio del 28-01-2008 alle ore 15:36:14
NAIROBI: dite quello che vi pare ma io ho lasciato nairobi sabato notte, fino ad allora machete bastoni archi e frecce non ne ho visti e dalla periferia al centro la vita proseguiva senza problemi, o meglio, con i pro blemi di sempre.

per quanto riguarda la rift valley e eldoret non saprei dirvi con precisione, so che ci sono stati altri disordini e spargimenti di sangue ma in ogni caso non c'è l'apocalisse che i media ci prospettano, come sempre.

per quanto concerne quello scimmione ignorante molti sperano che qualcuno gli spari
Messaggio del 27-01-2008 alle ore 17:09:55
Un po' di storia: "Cuore di tenebra" di Joseph Conrad

«Un lieve tintinnio dietro di me mi fece volgere il capo. Sei neri in fila si inerpicavano su per il sentiero. Camminavano rigidi e lenti, tenendo in equilibrio sulla testa delle ceste piene di terra, e il tintinnio segnava il tempo dei loro passi.
Sui loro fianchi erano annodati degli stracci neri, le cui corte estremità si
agitavano dietro la schiena come delle code. Le loro costole si distinguevano una a una, le giunture delle loro membra sembravano i nodi di una corda; ciascuno aveva un collare di ferro intorno al collo e tutti erano legati a una catena i cui anelli, dondolando assieme, tintinnavano ritmicamente. Una nuova esplosione nella rupe mi richiamò improvvisamente alla memoria quella nave da guerra che avevo visto far fuoco su un continente. Era la stessa voce sinistra, ma neanche con uno sforzo di immaginazione questi uomini si potevano chiamare nemici. Qui li chiamavano criminali, e la legge oltraggiata, come le cannonate, si era abbattuta su di loro, un mistero insolubile, venuto dal mare. I magri petti ansimanti, le narici frementi, violentemente dilatate, gli occhi pietrificati, fissi sulla collina, mi passarono accanto, quasi sfiorandomi, senza uno sguardo, con quella totale, mortale indifferenza dei selvaggi infelici. Dietro quella materia prima, uno dei redenti, il prodotto delle nuove forze all'opera, veniva avanti ciondolando con aria smarrita, tenendo una carabina per la canna. Aveva indosso una giubba d'uniforme senza un bottone. Scorgendo un bianco sul sentiero, issò l'arma alla spalla con grande alacrità. Un'elementare misura di precauzione, perché da lontano non poteva riconoscermi, visto che i bianchi si assomigliano tutti. Si sentì presto rassicurato e con un'ampia smorfia da furfante, che gli scoprì i denti bianchi, strizzò l'occhio verso il suo gregge, come per associarmi all'alta missione che compiva. Dopo tutto, anch'io facevo parte della grande causa da cui derivavano queste nobili e giuste misure.
«Invece di continuare a salire, girai a sinistra e incominciai a scendere.
Volevo lasciare il tempo a quella squadra incatenata di sparire dalla mia vista
prima di riprendere la salita. Sapete che non sono particolarmente tenero; ho
dovuto dare e parare molti colpi; difendermi e qualche volta attaccare - anche
questo è un modo di difendersi - senza valutarne esattamente il costo, secondo le esigenze del genere di vita in cui mi ero andato a cacciare. Ho visto il demone della violenza e il demone della cupidigia, e quello della passione; ma, numi del cielo!, questi erano demoni in carne e ossa, forti e robusti, gli occhi iniettati di sangue, che trascinavano e dominavano degli uomini..., degli uomini, capite. In piedi sul fianco di quella collina, ebbi il presentimento che sotto il sole accecante di quel paese, avrei imparato a conoscere il demone flaccido, finto, dalla vista corta, di una follia rapace e spietata. E anche quanto potesse essere insidioso, dovevo scoprirlo solo molti mesi più tardi e a qualche migliaio di chilometri da lì.
Rimasi sgomento per un attimo, come da una premonizione. Infine discesi la
collina, trasversalmente, verso gli alberi che avevo visto.
«Evitai una vasta fossa artificiale che era stata scavata nel pendio, a quale
scopo mi fu impossibile indovinare. Non era sicuramente una cava, né di pietra
né di sabbia. Era soltanto una fossa. Forse aveva qualche nesso col desiderio
filantropico di dare qualcosa da fare ai criminali. Chissà. Poi stavo quasi per
cadere in una forra, poco più di una ferita sul fianco della collina. Scoprii che un mucchio di tubi di scolo, importati a uso della colonia, erano stati fatti ruzzolare là dentro. Non ce n'era uno che non fosse rotto. Puro vandalismo. Finalmente arrivai sotto gli alberi. La mia intenzione era di gironzolare all'ombra per un po', ma non appena fui lì dentro mi parve di essere entrato in un girone dell'Inferno.
Le rapide erano vicine, e un fragore ininterrotto, uniforme, irruente, precipitoso, riempiva la lugubre quiete di quel boschetto - dove non un soffio di vento alitava, non una foglia si muoveva - di un suono misterioso, come se il movimento vorticoso della terra nello spazio vi fosse subitamente divenuto percettibile.
«Delle forme nere stavano accovacciate, sdraiate o sedute fra gli alberi,
appoggiate ai tronchi, incollate alla terra; per metà in risalto, per metà nascoste entro la luce incerta, in tutte le pose del dolore, dell'abbandono e della disperazione. Scoppiò una nuova mina nella rupe, seguita da un leggero fremito della terra sotto i miei piedi. Il lavoro procedeva. Il lavoro! E questo era il luogo in cui alcuni dei suoi servi si erano ritirati a morire.
«Che stessero morendo, e di morte lenta, era chiarissimo. Non erano
nemici, non erano criminali, non erano niente di terreno ormai, niente se non
nere ombre di malattia e di fame, che giacevano alla rinfusa nella penombra
verdastra. Portati dai luoghi più nascosti della costa, con tutta la legalità dei
contratti a termine, perduti in un ambiente non congeniale, nutriti con cibo non
familiare, si ammalavano, diventavano inservibili, e allora gli si concedeva di
trascinarsi là, a riposare. Queste forme moribonde erano libere come l'aria e
altrettanto leggere. Incominciai a distinguere il bagliore degli occhi sotto gli alberi.
Poi, abbassando lo sguardo, vidi una faccia vicino alla mia mano. La nera
ossatura era distesa in tutta la sua lunghezza, la spalla contro l'albero. Con
lentezza, le palpebre si sollevarono; gli occhi incavati mi guardarono, enormi e
vuoti; nella profondità delle orbite ci fu una specie di scintilla bianca, cieca, che si spense lentamente. L'uomo sembrava giovane, quasi un ragazzo, ma, sapete, con loro non si può mai dire. Non trovai niente di meglio da fare che dargli una di quelle gallette che avevo in tasca, prese dalla nave del mio buon svedese. Le dita si richiusero lentamente e la trattennero, senza nessun altro movimento né un altro sguardo. Si era legato un filo bianco, di lana o di cotone, attorno al collo.
Perché? Dove l'aveva trovato? Era un distintivo, un ornamento, un amuleto, un
atto propiziatorio? C'era connessa una qualche idea? Era sorprendente, attorno al suo collo nero, quel pezzetto di filo bianco venuto d'oltremare.
«Presso lo stesso albero altri due fagotti ad angoli acuti erano seduti con le gambe ripiegate contro il corpo. Uno dei due, il mento puntellato alle ginocchia, guardava nel vuoto, in modo intollerabile, spaventoso; suo fratello fantasma si sosteneva la fronte, come se fosse schiacciato da una grande spossatezza; e tutt'intorno altri ancora erano dispersi nelle più varie e contorte pose di prostrazione e abbandono, come nei quadri di massacri o di peste. Mentre io restavo immobile, paralizzato dall'orrore, una di quelle creature si sollevò sulle mani e sulle ginocchia, e si diresse carponi verso il fiume per bere. Sorbì l'acqua dal cavo della mano, poi si sedette al sole, incrociando gli stinchi davanti a sé, e dopo poco lasciò cadere la testa lanosa sul petto.
«Mi era passata la voglia di passeggiare all'ombra, e ripresi in fretta il
cammino verso la stazione. Vicino agli edifici incontrai un bianco, di un'eleganza così inaspettata che al primo momento lo presi per una visione. Vidi un alto colletto inamidato, polsini bianchi, una leggera giacca di alpaca, pantaloni candidi, una cravatta chiara e stivaletti di vernice. Senza cappello. I capelli divisi dalla riga, ben spazzolati, impomatati, sotto un parasole bordato di verde, sorretto da una grossa mano bianca. Era stupefacente, e dietro l'orecchio aveva un penna.
«Strinsi la mano a quel miracolo, e venni a sapere che era il capo contabile della Compagnia, e che tutta la contabilità si teneva in quella stazione. Era uscito un momento, disse, "a prendere una boccata d'aria fresca." L'espressione mi parve singolarmente sorprendente, perché lasciava intravvedere una vita sedentaria in un ufficio. Non vi avrei nemmeno parlato di costui, ma è dalle sue labbra che per la prima volta è uscito il nome di quell'uomo che è indissolubilmente legato ai ricordi di quel periodo. E in più sentivo del rispetto per quel tale. Sì, del rispetto per i suoi colletti, i suoi ampi polsini, i suoi capelli ben pettinati. Il suo aspetto non era diverso da quello di un manichino, ma nel generale sfacelo di quella terra, lui rispettava le apparenze. Questo significa avere spina dorsale. I suoi colletti inamidati, i rigidi sparati erano prove di carattere.
Era lì da quasi tre anni e, più tardi, non potei fare a meno di chiedergli come
riuscisse a far sfoggio di una simile biancheria. Arrossì impercettibilmente e con modestia disse: "Ho istruito una delle indigene della stazione. È stato molto
difficile. Aveva un'avversione per il lavoro." Così quell'uomo aveva realmente
realizzato qualcosa. E si dedicava anche ai suoi libri, che erano tenuti in modo
esemplare.
«Nella stazione tutto il resto era solo confusione: nelle teste, nelle cose, negli edifici. File di neri impolverati e con i piedi piatti che arrivavano e ripartivano; un profluvio di manufatti, tessuti di cotone di scarto, perline e grani di vetro, filo di ottone, spedito nel cuore delle tenebre, da dove, in cambio, sgorgava un prezioso rivolo d'avorio.
«Dovetti aspettare dieci giorni in quella stazione: un'eternità. Alloggiavo in una capanna nel cortile, ma per sfuggire al caos, qualche volta, andavo a
rifugiarmi dal contabile. Il suo ufficio era costruito con assi orizzontali, così
sconnesse che, stando chino sul suo alto scrittoio, era zebrato dalla testa ai piedi da sottili strisce di sole. Non c'era bisogno di aprire la grande imposta per vederci.
E che caldo là dentro! Delle grosse mosche facevano un ronzio infernale e non
pungevano: trafiggevano. Generalmente mi sedevo per terra, mentre lui,
appollaiato su un alto sgabello, impeccabile (e anche leggermente profumato),
scriveva e scriveva. Ogni tanto si alzava per sgranchirsi. Quando portarono lì
dentro una branda con un ammalato - un agente dell'interno che veniva
rimpatriato - manifestò, educatamente, una certa insofferenza. "I gemiti del
malato", disse, "potrebbero distrarre la mia attenzione. E senza attenzione, con
questo clima, è già molto difficile evitare gli errori materiali."
«Un giorno, senza alzare il capo, osservò: "Nell'interno incontrerà
certamente il signor Kurtz." Siccome gli chiesi chi era il signor Kurtz disse che era un agente di prima classe e, percependo la mia delusione alla sua risposta,
aggiunse lentamente, posando la penna: "È una persona veramente notevole."
Incalzato da altre domande, aggiunse che il signor Kurtz attualmente dirigeva un posto commerciale, un posto importantissimo, nel vero paese dell'avorio, "al limite estremo. Ci manda più avorio lui di tutti gli altri messi insieme..." Ricominciò a scrivere. Il malato stava troppo male per lamentarsi. Le mosche ronzavano in una gran quiete .

Messaggio del 27-01-2008 alle ore 16:30:21
repubblica

Kenya, ormai è guerra etnica
Cento morti in quattro giorni

NAIROBI - Con il machete, con i bastoni o con gli archi e le frecce avvelenate. Ogni arma è buona per uccidere il rivale politico in Kenya. La competizione elettorale si è trasformata in una guerra etnica.



...è sempre la solita storia... quando un pezzo di kommonwealth si avvia a stakkarsi dalle lunghe mani pelose di sua maestà, IMMANKABILMENTE skoppia una guerra civile... kome in Somalia... immankabilmente "qualkuno" (il figlio della Thatcher lo hanno tanato kon le armi nel bagagliaio), si kura di soffiare sul fuoko delle divisioni etnike, perké di almeno un pezzetto il sovrano-pirata possa mantenere il kontrollo... vedi somaliland...
Messaggio del 25-01-2008 alle ore 13:52:46
phar lap carissimo che ti riporto? qua tutto ok per ora, l'incontro di ieri e' servito forse a tamponare un po' la situazione, ma siamo ancora lontani dalla soluzione vera e propria. ribadisco comunque che non ci si ammazza ad ogni angolo di strada, non c'e' la guerra e la vita prosegue come sempre, certo non c'e garanzia di stabilita'.

perche' sara' che non hanno nulla o quasi e' un discorso lungo

TOM volevo solo dire che non corriamo pericoli e che non ci tolgono lo scalpo appena ci vedono, sono felici del lavoro e delle risorse che portiamo, molti turisti una volta stati qui non possono fare a meno di tornare o di aiutare a distanza, fosse anche mandando pochi euro ad una scuola per far studiare un bambino....

ripeto: e' un discorso lungo e sono convinta che i politici locali abbiamo il 90% della responsabilita' della condizione del paese
Messaggio del 25-01-2008 alle ore 10:30:24

per quanto riguarda i bianchi sono una risorsa insostituibile, danno lavoro a migliaia di persone che non avrebbero nulla.




perchè sarà che non hanno nulla???

Messaggio del 25-01-2008 alle ore 10:25:48

noi mzungu (uomini bianchi) come sempre veniamo trattati con mille riguardi

o mio dio...
Messaggio del 25-01-2008 alle ore 10:20:49
Mikemio,che mi riporti?
Messaggio del 25-01-2008 alle ore 09:56:39
..per quanto mi riguarda mi muovo in spazi non protetti..fino ad eldored che ho visitato di recente...

la polizia ha avuto ordine di sparare da quel gran bastardo ignorante che e' al potere e che sta distruggendo il kenya
Messaggio del 25-01-2008 alle ore 09:54:02
da diversi giorni mi muovo in kenya tra mombasa e nairobi e posso garantire che per il momento non ci sono grossi problemi e quello che riporta la stampa e' amplificato all'ennesima potenza.

per quanto riguarda i bianchi sono una risorsa insostituibile, danno lavor a migliaia di persone che non avebbero nulla. a causa dei disordini recenti molti alberghi ristoranti e attivita' correlate al turismo stanno licenziando i dipendenti e chiudendo i battenti fino a data da stabilirsi, si presume ottobre, se non ci saranno altri problemi e i mzungu torneranno in vacanza in questa terra meravigliosa.

Messaggio del 24-01-2008 alle ore 14:13:42
ansa
Kenya: violenze e morti a colpi di machete
NAIROBI - Un pesante bilancio di 12 morti per le violenze tra gruppi rivali, legate alla rielezione del presidente keniano Mwai Kibaki, ha contrassegnato la scorsa notte in diverse città del Kenya. Otto persone sono state uccise a colpi di machete in scontri violenti scoppiati a Kaptembwa e a Bahati, nei dintorni della città di Nakuru (ovest) ha detto la polizia. La polizia stessa ha ucciso due uomini a Limuru (centro) quando membri dell'etnia kikuyu del presidente Kibaki hanno cominciato a cacciare dalle abitazioni persone delle altre etnie.

...è il quadro TIPIKO di una kolonia inglese... i bianki si muovono all'interno di spazi protetti, cirkondati da altri bianki ke kucinano, animano, ballano, kantano e intrattengono... i neri aspettano fuori del "RESORT" di poter portare le valigie fino all'aeroporto per qualke spicciolo...
la redditizia industria del turismo rende solo ai bianki e alle loro agenzie, mentre il tasso di povertà in Kenya è uguale o addirittura superiore ai Paesi del terzo mondo ke cirkondano questo pezzo di commonwealth...
Messaggio del 24-01-2008 alle ore 08:46:53
non so cosa i media raccontino al riguardo in questi giorni in italia, ma per quanto sto avendo modo di verificare di persona a nairobi e" tutto pacifico e tranquillo, non ci sono disordini e problemi di alcun genere. idem a mombasa e sulla costa. inolltre noi mzungu (uomini bianchi) come sempre veniamo trattati con mille riguardi. non e' il caso di aver paura e chi vuol venire in vacanza puo' farlo serenamente. le orribili notizie giunte in europa uccideranno questo paese se i turisti non verranno piu'. non e' giusto, ci sono migliaia di persone che vivono grazie al turismo e milioni di bambini che necessitano di tanto aiuto.

hakuna matata

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