Cultura & Attualità
Governata da destra o da sinistra, negli ultimi 12 anni è cresciuta a un ritmo triplo
CARLO BASTASIN
Negli ultimi dodici anni, governata sia da destra sia da sinistra, la Spagna è cresciuta a un ritmo superiore a quello americano, doppio di quello tedesco e quasi triplo di quello italiano. Se l’Italia fosse cresciuta altrettanto, ogni cittadino in media disporrebbe di oltre seimila euro in più all'anno. Le famiglie, con oltre ventimila euro in più in tasca, avrebbero esperienza e al contempo prospettiva di un benessere che cresce e non che declina: fiducia nel futuro e senso di coinvolgimento nello sviluppo del Paese, anziché paura del declino e antipolitica. Il sorpasso spagnolo non è arrivato imprevisto, né solitario. Il reddito pro capite degli sloveni, che vent’anni fa era meno di un terzo della media italiana, è ora superiore a quello di metà delle nostre regioni. Le poverissime Lettonia e Lituania hanno già raggiunto Sicilia e Puglia, l'Estonia le ha superate di molto.
La Grecia arriverà al livello italiano entro pochi anni, probabilmente ci supererà entro il 2012. Paesi a democrazia più recente, con minore esperienza di economia di mercato, testimoniano il fallimento italiano che nei giorni scorsi è stato descritto come «un inverno di infelicità» dal New York Times. Purtroppo non è un male di stagione. Secondo un economista americano, che ha definito «morali» le conseguenze della crescita, «una lunga tradizione democratica non è garanzia che i cittadini di un Paese che non sa più crescere non si irrigidiscano, incapaci di guardare in avanti, e non diventino preda dell'intolleranza», trasformando il proprio Paese in quella che Alexander Gerschenkron, uno dei primi teorici della crescita, definiva «una democrazia priva di democratici». C’è una storica diffidenza nei confronti dello sviluppo economico, come se ciò che materialmente accresce, moralmente impoverisse. Al contrario, tra le economie già sviluppate, sono quelle dei Paesi in cui maggiore è la libertà e più diffusa l’istruzione a prevalere anche materialmente. Gli indicatori di felicità rispettano questa regola: la Spagna sale e l’Italia è in fondo. Possiamo ancora aggrapparci all’economia sommersa, ma non potremo mai sostenere che sia una fonte di felicità o di fiducia nella collettività. La Spagna è più di altri un guanto in faccia all'Italia, perché non è un Paese che può vantare qualità tecnologica o capitale umano. Negli ultimi dieci anni la produttività spagnola è calata anziché aumentare ed è tra le più basse d'Europa, l'uso delle nuove tecnologie nelle imprese è basso e l’innovazione poco sviluppata.
Eppure la disoccupazione è scesa dal 22% all’8%, il Paese è cresciuto quest’anno il doppio dell’Italia e continuerà a farlo se la bolla immobiliare non si sgonfierà troppo violentemente. Intanto tra il 1996 e il 2006 il debito pubblico è sceso dal 70% al 40% del Pil. Lo sviluppo tardivo ha saltato l’industria e puntato sui servizi, senza dolorose trasformazioni. Tutti abbiamo in mente l’acquisto di Telecom da parte di Telefonica o il ruolo delle banche e delle imprese di costruzioni, ma l’esempio più drammatico è quello del turismo: nel ‘95 i turisti stranieri trascorrevano più giorni di vacanza in Italia che in Spagna, ma nel 2005 i pernottamenti negli hotel spagnoli erano 210mila e quelli in Italia 148mila. La differenza nei ricavi è pari al 2,3% del Pil. Sufficiente, statisticamente, a spiegare il sorpasso. Ciò che in Italia si vive come problema, in Spagna è fattore di successo. Tra il 2002 e il 2005 sono entrati ogni anno oltre mezzo milione di immigrati (dei quali l'11% romeni), l’1,3% della popolazione spagnola e oltre un terzo di tutti gli immigrati che entravano nella zona euro. L’effetto sulla crescita demografica ed economica è stato una molla allo sviluppo. Tra il 1994 e il 2006 il numero di ore lavorate in Spagna è aumentato del 50% grazie anche alla partecipazione delle donne, la cui disoccupazione in Spagna è metà di quella italiana (12,8% contro 26,1%). Tra il 1990 e il 2004 la Spagna ha avuto il più forte incremento di scolarità dei paesi Ocse. Quasi il 40% dei giovani spagnoli entra nel lavoro con una laurea, più del doppio degli italiani. L’apertura dell’economia è forse l’elemento più impressionante. L’abbattimento delle barriere necessario a partecipare all’Ue ha ispirato lo stile di business. Nel 2006 gli investimenti diretti esteri in Spagna erano pari a un terzo del Pil, tripli di quelli italiani.
Il codice fiscale molto complesso e un forte onere burocratico frenano l’attrattiva spagnola, ma una commissione per la competitività sta discutendo le riforme e nuove deregolamentazioni. L’apertura infatti consente all’economia di non soffrire dei ritardi tecnologici, che vengono compensati proprio importando tecnologia attraverso gli investimenti stranieri in Spagna. Non a caso il 13% dei giovani spagnoli si laurea in materie scientifiche o ingegneria, preparandosi a un futuro da Paese moderno.
MADRID - Definisce un «risultato storico» il sorpasso dell'Italia da parte della Spagna. E stuzzica Romano Prodi: «glielo avevo detto». Il primo ministro spagnolo, José Luis Rodríguez Zapatero, non nasconde la propria soddisfazione per i dati Eurostat sul Pil dei Paesi europei e durante un incontro con i giornalisti nel corso di un ricevimento natalizio dichiara che «il problema dell'Italia è il grande indebitamento pubblico». Zapatero sottolinea poi che dall'inizio degli anni '80, mentre l'economia italiana è sostanzialmente ferma, quella spagnola è in rapida crescita. Il premier spagnolo aggiunge che i risultati del 2007 saranno ancora migliori di quelli del 2006 e assicura che adesso la Spagna va alla rincorsa di Francia e Germania.
Insomma... altro che la Cina... la Grecia è vicina
qual è la soluzione ?

io ce l'avrei jena...
jena quando apre post come questo sfiora l'orgasmo

sono divo 

la spagna sta avanti n l'avete capito
zapatero
natalia estrada


sta davanti, nel senso che ha qualcuno dietro?
in che senso sta avanti?
noi stiamo dietro sicuramente..
frentania nel senso che io la amo..

vabbò, è stata dietro per tanto tempo mo a do vuless ji, l'aricchiappeme a la salite.
Sci Crasso, nghe du piatti di polende nello stomaco
da www.corriere.it
La Banca Mondiale: nessun sorpasso
L'ultimo rapporto dell'Ente economico ci vede davanti alla Spagna, con tutti i metodi di valutazione
NEW YORK – Ma allora chi dei due aveva ragione, Zapatero che annunciava orgoglioso il sorpasso della Spagna rispetto all’Italia come reddito pro-capite o il metodico Prodi che lo guardava con aria sorniona rispondendo al focoso collega «mah, staremo a vedere»?
L’indagine più aggiornata della Banca Mondiale, che ha appena pubblicato un estratto con le prime elaborazioni di un nuovo rapporto annuale denominato «International Comparison Program», oltre a
La sede della Banca Mondiale a Washington D.C (Lapresse)
ridimensionare sulla base di criteri più aggiornati di calcolo, l’ascesa economica della Cina (il valore della produzione cinese non risulta pari al 14 per cento del Pil mondiale, ma soltanto del 9%) e dell’India (che dal 6 viene retrocessa al 4 per cento), sembra dare ragione all’approccio attendista del primo ministro italiano. Secondo la nuova metologia - che utilizza due diversi sistemi di misurazione del reddito: quello classico delle «parità di potere d’acquisto» e quello degli indicatori del World Economic Atlas, messi a punto per evitare le distorsioni e rendere più accurato il confronto dei redditi di 209 paesi, dal Lussemburgo al Burundi – la verità è che, come nota in un commento anche il Financial Times, «Cina e India sono più povere di quanto si riteneva, mentre i paesi ricchi producono più del previsto». A livello globale, osserva il nuovo rapporto che si basa su dati aggiornati al 17 settembre 2007, le nazioni più industrializzate dell’Occidente (Italia compresa) continuano ad avere un peso economico preponderante, anche se le economie emergenti e in particolare i due giganti dell’Asia corrono molto di più.
DAVANTI ALLA SPAGNA - Per quanto riguarda l’Italia, per quanto Zapatero abbia senz’altro ragioni da vendere quando afferma che la crescita del Pil italiano è insoddisfacente e e che il debito pubblico continua a soffocare l’Italia, dalle cifre della Banca Mondiale il quadro che emerge risulta in realtà un po’ meno nero di quello dipinto dal premier spagnolo. Secondo la metodologia dell’Atlante 2007 della Banca Mondiale l’Italia occuperebbe infatti il 28esimo posto della classifica con 32.020 dollari annuali pro-capite dopo la Francia, il Canada e l’Australia ma davanti al Kuwait, a Singapore, alla Cina e alla Spagna, che risulta 33esima con 27.570 dollari. Anche se il confronto viene fatto con il metodo tradizionale delle parità di potere d’acquisto il risultato non cambia di molto. Applicando questo criterio l’Italia occupa la posizione numero 30, con 30.550 dollari annuali di reddito e si trova quindi alle spalle di Singapore, Germania e Giappone, mentre la Spagna è 33esima con 28.030 dollari.
IL VALORE DEGLI INDICATORI -Queste comunque, sono cifre che per misurare il tenore di vita reale all’interno dei vari paesi possono avere soltanto un valore approssimativo. Qualunque sia la procedura usata per rendere il più possibile significativo il confronto, si tratta sempre di «termometri» economici che servono solo come indicatori di massima. Per esempio, salendo al vertice della classifica, si nota che ai primi posti vengono sempre, qualunque sia il criterio statistico, il Lussemburgo e il Liechtenstein, seguiti dalla Svizzera e dai Paesi scandinavi, mentre gli Stati Uniti non sono, come spesso si pensa, la nazione con il più alto tenore di vita del mondo, anche se occupano sempre una posizione di tutto rispetto (dal quarto al decimo posto, a seconda dei criteri di calcolo).
MA IL DECLINO E' INNEGABILE - Quanto all’Italia, però, che il declino si sia accentuato con l’inizio del terzo millennio, con o senza il sorpasso spagnolo, rimane innegabile. Basta fare il confronto con i risultati raggiunti dalla Gran Bretagna, che alla fine del secolo scorso era stata a sua volta vittima dell’assai sbandierato (ma effimero) sorpasso italiano. Oggi l’economia britannica, come reddito pro-capite, è più ricca di un 20-30% rispetto a quella italiana. Ancora più umiliante è poi il confronto con un’economia europea che appena quindici anni fa era quasi sottosviluppata come l’Irlanda. Oggi l’Irlanda,che ha saputo sfruttare con intelligenza le sovvenzioni dell’Unione Europea e si è inserita con successo nel mercato globale, per esempio nell’elettronica, nell’industria farmaceutica e nel trasporto aereo, come reddito ha superato la Gran Bretagna e perfino, secondo alcuni, gli Stati Uniti. L’Italia invece continua a perdere tempo: non è capace neppure di risolvere in tempi non biblici la rovinosa questione di quel grande buco nero volante che è l’Alitalia.
jena sei il solito disfattista



divo, a me interessa soprattutto l'ultimo paragrafo.
per esperienze di studio e lavoro posso dire che, in alcuni settori (soprattutto quelli ad alto contenuto tecnologico), la spagna ha davvero una marcia in più, non solo in termini di prodotti e innovazioni, ma in primis di normativa.
infatti l'ultimo paragrafo volevo tagliarlo

cmq io dico che la spagna sta avanti a noi da anni, ma non lo dico col sorriso in bocca
[OFF TOPIC]
Irlanda

Ci so stato e non è stato difficile intuire che "va alla grande".
Offerte di lavoro ovunque, di tutti i tipi e per tutti i gusti.
Ovunque vai cercano lavoratori... e li pagano pure bene...
Sarà la mia prossima "terra" ???
Chissà...
sci , tu vuoi andare solo x la birra!
jena ma pinz aì a nzakkà a la spagn che te freca se ce sorpassa o meno
evviva la porchetta evviva lu nzakkament

Nuova reply all'argomento:
La Spagna sorpassa l'Italia
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