Cultura & Attualità

essere assolutamente anti-moderni
Messaggio del 01-11-2004 alle ore 16:20:32
Ho ancora sulla pelle il velo di salsedine che lascia l’abbraccio del mare e ritardo il getto d’acqua dolce che laverà il sapore dell’incontro con acque tanto care. O forse lascerò che questa notte dorma avvolta negli odori sottili della sabbia e dei suoi universi di fossili sbriciolati che si tengono sul palmo di una mano: mi chiuderò nel sonno come dentro una conchiglia che mi canti l’agitarsi e l’acquietarsi delle onde, sperando in un sogno di acque mescolate, di sciabordii segreti, di tonfi improvvisi dentro scogli d’altomare, di rapide risalite al cielo e agili rituffi nel fondo delle acque, mentre un aquilone, forse, traccerà un percorso invisibile tra le stelle, congiungendo punti che si ignorano…

Kundera, in una delle tante altalene fra racconto e riflessione, si sofferma in un suo libro sull’incitamento di Rimbaud nell’ “essere assolutamente moderni”. E lo fa mettendo in parallelo la storia di due personaggi creati dalla sua stessa penna: uno è antico, il Jaromil de “ La vita è altrove”, l’altro è Paul, il protagonista dello stesso romanzo che va svolgendosi.
Entrambi hanno fatto loro il motto di Rimbaud: Jaromil, innamorato della poesia moderna, immerso nella Praga del 1948, quando “essere moderni” significava sposare la rivoluzione, arriverà a rinnegare se stesso e tutto ciò che ama (Rimbaud, Breton, Desnos, ecc.) in nome della sua cieca fede nella modernità, appena che il socialismo ripudierà l’arte moderna . Paul, invece, è destinato ad altre barricate…quelle del maggio francese vent’anni dopo, modulando però la stessa voce su slogan che inneggiano a contrastare il mondo così come veniva stagliandosi, quello della pubblicità, della cultura di massa, del commercio…anche lui pronto a rinnegare se stesso, qualche anno dopo, in nome dell’ “essere assolutamente moderni” che gli farà abbracciare lo sguardo di sua figlia, una ragazza perfettamente in simbiosi col mondo della pubblicità, della cultura di massa, dei cantanti, delle automobili, delle star della televisione…
Jaromil e Paul condividono la stessa sorte, quella che li vedrà “spiritosi alleati dei propri becchini”…Jaromil, nel terrore delle persecuzioni e degli arresti, vedrà morire la propria innocenza e il proprio antico amore nella bellezza della poesia; mentre Paul si vedrà cacciato via dalla radio in cui lavora, proprio da quei pubblicitari e artisti dell’immagine che tanto spalleggia.

Oggi, cos’è moderno?…cosa vuol dire “essere assolutamente moderni”?
Forse potrebbe voler dire essere perfettamente immersi in questo flusso ininterrotto ed assordante. Essere presenti e pronti allorquando il flash brillerà, restandone accecati e rapiti in questa luce rapida e spedita, colpiti e soddisfatti nella propria sindrome dell’apparire a tutti i costi.
Resta quantunque il fascino discreto di un sentiero percorso ancora una volta a ritroso…una lunga e tormentata rincorsa all’essenzialità nuda delle cose, oltre il lampo che attraversa rapido, scagliato da qualche misteriosa camera oscura, da un segreto opificio cinematografico pieno di inverosimili fuochi d’artificio e strepitosi effetti speciali… lampo grazie a dio finito nel silenzioso e magico sferragliare della locomotiva dei Lumière, che ormai so bene…non c’è da averne paura…è solo un’altra, ennesima e primordiale illusione ottica, un altro incentivo a perseguire solo il nostro personale sogno e sempre più lontano dalle scorie impazzite di un mondo deflagrato.

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Editato da Walkabout il 25/10/2006 alle 22:02:34
Messaggio del 01-11-2004 alle ore 16:48:40
La mia domanda (e convinzione personale) é:

Perché non essere inattuali...piuttosto?

(inattuale tradotto dal tedesco Unzeitgemäss)
Messaggio del 01-11-2004 alle ore 19:23:25
bisogna essere moderni e nn moderni, oppure nn bisogna essere moderni e nn moderni...

a volte sei moderno essendo antiquato, a volte essendo alla moda...

cmq sono felice di leggere delle riflessioni su uno dei miei brani preferiti
Messaggio del 01-11-2004 alle ore 23:29:20
Il sofista è colui il quale, basandosi sulla propria abilità oratoria e sul suo ampio bagaglio nozionistico, tenta di far valere la propria tesi e, contemporaneamente, di screditare politicamente le tesi dell’avversario in un contesto pubblico.
Di conseguenza la parola assurge a “tecnica delle tecniche” permettendo a chiunque ne sia abile nell’uso, di affermarsi in ogni occasione difendendo il suo rango e la sua indipendenza ed imponendosi quindi nella città in particolare e nel mondo degli uomini in generale.
Protagora afferma: “l’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono”, ovvero che l’uomo non può appropriarsi, nel processo conoscitivo, di qualità e relazioni oggettive tra i fatti (che sono dunque inconoscibili secondo Protagora): ciascun individuo dunque, nella molteplicità dei suoi stati determina le cose nel loro essere. Pertanto il vero interesse dell’uomo deve essere volto al mondo delle vicende umane, alla quotidianità e ai comportamenti da assumere nei confronti delle più svariate circostanze della vita.
Protagora, come tutti sofisti, ritiene in ultima analisi, che la sapienza consista nella capacità di rendere gli uomini quanto più possibile adatti a vivere in società e a condurre in modo pratico e redditizio le varie e mutevoli circostanze che ognuno si trova ad affrontare.
Egli pone pertanto una equivalenza assoluta di valori: il vero, il bello ed il bene non sono eterni ma soggetti a mutamenti anche per la singola persona cosicchè della medesima cosa si potrà dire tutto ed il suo contrario e, pertanto, soltanto l’abilità oratoria assicura e procura il successo inteso come sapienza.
In questo “ mondo nuovo” immaginato e realizzato dai sofisti ateniesi del V secolo a.C. vengono aperte scuole a pagamento le quali hanno una influenza considerevole e nelle quali i maestri insegnano ai loro allievi a ben parlare di tutto e di qualsiasi cosa e a difendere in modo persuasivo qualsiasi causa.
Questo insegnamento è purtuttavia privo di contenuto (se non il fine utilitaristico) e non impone null’altro che un ingegnoso “enciclopedismo”.
Scusatemi ma sapendo che tutto ciò accadeva circa 2500 anni fa, secondo voi ha ancora senso parlare di modernità?
Messaggio del 02-11-2004 alle ore 01:16:57
in fondo noi conosciamo i sofisti attraverso il giudizio negativo dei loro avversari, e in quanto tali nn attendibili

a me piace pensare ke essi predicavano il relativismo e quindi la sostanziale vacuità delle opinioni, e che ciò nn andasse a genio a chi come platone voleva imporre la Verità Assoluta, perkè con le verità assolute si dominano le genti, con le doxai no ..e ankje qs è molto moderno, credo

ah! o anthropos metron estì panton ton chrematon... quanti ricordi
Messaggio del 02-11-2004 alle ore 07:51:18
ho citato l'esempio del confronto sofisti/idealisti nell'atene del V secolo a.C. perchè credo che in realtà non è possibile parlare di modernità in senso generale.
Bak non credo proprio che Socrate e/o Platone volessero imporre una Verità Assoluta "modernamente" intesa.
Stando a quanto ci tramanda lo stesso Platone, Socrate percorreva le strade di Atene parlando con chiunque di qualsiasi cosa, alla stregua dei sofisti ma diveraamente da questi, egli non fà tutto ciò per denaro o per scopi utilitaristici né tantomeno pretende di insegnare aprendo scuole di qualsiasi tipo.
Socrate propone la necessità di una verità certa, universale, condivisa da tutti e a cui tutti abbiano accesso tramite l’educazione, il dialogo e la discussione: la ricerca interiore della conoscenza di sé.
La verità non si compra al mercato nè tantomeno si impone dall'alto.
Cosa c'è di più moderno di ciò?

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Editato il 07:58:13 02/11/2004 da animamundi

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