Messaggio del 12-09-2007 alle ore 22:02:51
Conservatori o liberali si nasce:
dipende dalla corteccia cingolata del cervello.
Rigidi, dogmatici e intolleranti gli uni, flessibili, aperti all'ambiguità e al cambiamento gli altri, le differenze comportamentali di conservatori e liberal potrebbero trovare una spiegazione nel modo di funzionare del loro cervello.
E' quanto suggerisce uno studio diretto dallo scienziato italo-americano David Amodio, dell'Università di New York, nel quale si dimostra anche che, di fronte a cambiamenti improvvisi, le persone con tendenze liberal sono più rapide a rispondere e ad adattarsi alla novità.
Secondo quanto riferito sulla rivista "Nature neuroscience", alla base di queste differenze c'è la differente attività di un'area del cervello coinvolta, guarda caso, nell'elaborazione di soluzioni a situazioni conflittuali, la corteccia cingolata anteriore, posta in una regione tra i due emisferi cerebrali.
Sono numerosi gli studi che hanno messo in evidenza tratti tipici della personalità di un conservatore e di un liberale. Tra questi, ha ricordato Amodio, quello di John Jost, della Stanford University, che nel 2003 tratteggiava sulla rivista "sychological bulletin" i tratti psicologici associabili all'uomo "conservatore".
Rigidità mentale, autoritarismo, chiusura al cambiamento e all'ambiguità, questi gli aspetti centrali dell'ideologia conservatrice.
Ma dove affondano? Amodio ha affrontato l'argomento sotto il profilo neurale, così ha coinvolto un gruppo di persone che si erano autodefinite liberali o conservatori e ha chiesto loro di partecipare a una specie di test. I volontari dovevano premere un tasto in risposta a un dato stimolo o astenersi dal premerlo in risposta ad uno stimolo differente. Lo stimolo legato alla pressione del pulsante era il più frequente dei due, tanto da indurre nei soggetti una risposta abituale ad esso: i volontari alla fine premevano il pulsante talmente tante volte da farlo in modo quasi automatico.
Quando arrivava improvviso l'altro stimolo, quindi, poteva capitare che i volontari sbagliassero, premendo il bottone anche se lo stimolo diceva di fare il contrario.
Però, ha spiegato Amodio, di fronte al cambiamento improvviso dello stimolo abituale, i soggetti che avevano dichiarato le proprie tendenze
liberali erano più reattivi e sbagliavano meno dei conservatori, astenendosi dal premere il bottone quando non dovevano.
I ricercatori, che nel frattempo analizzavano l'attività cerebrale dei partecipanti con l'elettroencefalogramma, hanno riscontrato che al cambio di stimolo si accende la corteccia cingolata anteriore, una regione "sentinella" che avverte le situazioni di conflitto, come quelle, ha spiegato Amodio, che possono essere scatenate da un cambiamento inopinato.
Nel cervello dei liberal la corteccia si accende più intensamente che non in quello dei conservatori, ha proseguito l'esperto, cosa coerente con la loro maggiore reattività al cambiamento.
«Nel nostro studio - ha raccontato l'esperto - i liberali sono più bravi dei conservatori nell'inibire la risposta abituale (la pressione del pulsante). Quando arriva il comando di farlo, inoltre, la loro corteccia cingolata è più attiva in questa situazione. Questi risultati suggeriscono che le tendenze politiche potrebbero essere legate a differenze fondamentali nel modo in cui ciascuno elabora le informazioni a livello cerebrale e regola i propri comportamenti».
In pratica, ha concluso l'esperto, lo studio fornisce una spiegazione neurale alle differenze comportamentali di liberal e conservatori e va a sostegno di precedenti evidenze secondo cui l'orientamento politico potrebbe riflettere almeno in parte differenze nei meccanismi cognitivi.