Cultura & Attualità
come funziona l'Auditel
Messaggio del 09-11-2004 alle ore 21:52:13
Più persone guardano un programma e più la pubblicità paga in termini economici, seguendo la logica perversa e deleteria dell’audience!
In termini pubblicitari l’audience è l’insieme della popolazione che viene raggiunta dalla TV in un determinato periodo di tempo: quindi, una vera e propria unità di misura (spettatori per tempo) messa a disposizione dai pubblicitari per i loro intrallazzi commerciali.
In passato la “tivù” di Stato usufruiva di un “Servizio Opinioni” che aveva la funzione di stabilire il gradimento e la partecipazione degli spettatori, in pratica si occupava di controllare la qualità stessa degli spettacoli trasmessi. La forte pressione economica delle pubblicità, delle “tivù” private (Fininvest in primis), e la concorrenza a volte sleale di queste ultime, hanno profondamente cambiato tale sistema, passando dall’indice qualitativo a quello quantitativo.
Da quel momento in poi non è importante se alla gente piace o meno un programma, è importante che lo si guardi e basta!
Nasce il più ridicolo e fittizio sistema di controllo nelle mani del potere economico: l’Auditel®. Una società privata «in regime di monopolio».
I numeri che trasmette vengono interpretati con devozione quasi avessero facoltà divine, e infatti è proprio così: possono creare una carriera o distruggerla, modificare un intero palinsesto e muovere miliardi e miliardi di euro!
Un potere enorme.
Il problema è che abbiamo a che fare non con dati reali ma con banali ed erronee proiezioni statistiche.
I dati dell’Auditel® vengono raccolti su un campione di 5.101 famiglie (consapevoli ovviamente di esserlo), distribuite nell’intero paese, a cui sono stati consegnati dei telecomandi particolari e un meter.
Con questi telecomandi (più o meno uno per ogni componente), e attraverso il meter, è possibile sapere cosa effettivamente stanno guardando in televisione in ogni momento, e da questo carpire le preferenze di ogni telecomando.
Tali preferenze, o meglio pseudo-preferenze, sono del tutto approssimative e imprecise, perché non è possibile impedire a una persona l’uso di più telecomandi (il papà, per esempio, potrebbe usare quello del figlio di notte e viceversa), falsando di conseguenza i risultati; per non parlare poi degli errori grossolani da parte della stessa Auditel®: canali sintonizzati e orari di utilizzo errati.
Quando, allora, gli addetti ai lavori si gongolano parlando di un programma che ha fatto il 50% di share si riferiscono - e nessuno lo sottolinea - non a decine di milioni di televisioni, ma semplicemente alla metà del campione Auditel®, e quindi a poco più di 2.500 famiglie!
E’ una bella differenza paragonare 15.000.000 di televisioni a 2.500, o sbaglio?
Si usa un insignificante campione di poche migliaia di persone per farlo diventare statisticamente rappresentativo dell’Italia intera. E tutti ci cascano come degli allocchi, noi spettatori e soprattutto le aziende che investono miliardi in pubblicità televisiva. Si spendono fiumi di soldi in funzione di un dato irreale e sicuramente manipolabile: chi, infatti, può garantire l’onestà di questi dati così importanti?
passo di Marcello Pamio in "Manifesto contro la Televisione"
Più persone guardano un programma e più la pubblicità paga in termini economici, seguendo la logica perversa e deleteria dell’audience!
In termini pubblicitari l’audience è l’insieme della popolazione che viene raggiunta dalla TV in un determinato periodo di tempo: quindi, una vera e propria unità di misura (spettatori per tempo) messa a disposizione dai pubblicitari per i loro intrallazzi commerciali.
In passato la “tivù” di Stato usufruiva di un “Servizio Opinioni” che aveva la funzione di stabilire il gradimento e la partecipazione degli spettatori, in pratica si occupava di controllare la qualità stessa degli spettacoli trasmessi. La forte pressione economica delle pubblicità, delle “tivù” private (Fininvest in primis), e la concorrenza a volte sleale di queste ultime, hanno profondamente cambiato tale sistema, passando dall’indice qualitativo a quello quantitativo.
Da quel momento in poi non è importante se alla gente piace o meno un programma, è importante che lo si guardi e basta!
Nasce il più ridicolo e fittizio sistema di controllo nelle mani del potere economico: l’Auditel®. Una società privata «in regime di monopolio».
I numeri che trasmette vengono interpretati con devozione quasi avessero facoltà divine, e infatti è proprio così: possono creare una carriera o distruggerla, modificare un intero palinsesto e muovere miliardi e miliardi di euro!
Un potere enorme.
Il problema è che abbiamo a che fare non con dati reali ma con banali ed erronee proiezioni statistiche.
I dati dell’Auditel® vengono raccolti su un campione di 5.101 famiglie (consapevoli ovviamente di esserlo), distribuite nell’intero paese, a cui sono stati consegnati dei telecomandi particolari e un meter.
Con questi telecomandi (più o meno uno per ogni componente), e attraverso il meter, è possibile sapere cosa effettivamente stanno guardando in televisione in ogni momento, e da questo carpire le preferenze di ogni telecomando.
Tali preferenze, o meglio pseudo-preferenze, sono del tutto approssimative e imprecise, perché non è possibile impedire a una persona l’uso di più telecomandi (il papà, per esempio, potrebbe usare quello del figlio di notte e viceversa), falsando di conseguenza i risultati; per non parlare poi degli errori grossolani da parte della stessa Auditel®: canali sintonizzati e orari di utilizzo errati.
Quando, allora, gli addetti ai lavori si gongolano parlando di un programma che ha fatto il 50% di share si riferiscono - e nessuno lo sottolinea - non a decine di milioni di televisioni, ma semplicemente alla metà del campione Auditel®, e quindi a poco più di 2.500 famiglie!
E’ una bella differenza paragonare 15.000.000 di televisioni a 2.500, o sbaglio?
Si usa un insignificante campione di poche migliaia di persone per farlo diventare statisticamente rappresentativo dell’Italia intera. E tutti ci cascano come degli allocchi, noi spettatori e soprattutto le aziende che investono miliardi in pubblicità televisiva. Si spendono fiumi di soldi in funzione di un dato irreale e sicuramente manipolabile: chi, infatti, può garantire l’onestà di questi dati così importanti?
passo di Marcello Pamio in "Manifesto contro la Televisione"
Messaggio del 10-11-2004 alle ore 10:39:33
Nessuno..hai ragione cucciolo..Complimenti per il post è molto interessante..Ci ho pensato molte volte pure io a questo argomento..
Nessuno..hai ragione cucciolo..Complimenti per il post è molto interessante..Ci ho pensato molte volte pure io a questo argomento..
Messaggio del 14-11-2004 alle ore 01:54:28
hanno fatto un servizio a striscia la notizia, dove hanno spiegato che il sistema è altamente impreciso, perchè è difficile dimostare la verità su quante persone seguono un determinato programma, infatti è l'utente stesso ad inserire il numero di spettatori.
hanno fatto un servizio a striscia la notizia, dove hanno spiegato che il sistema è altamente impreciso, perchè è difficile dimostare la verità su quante persone seguono un determinato programma, infatti è l'utente stesso ad inserire il numero di spettatori.
Messaggio del 19-11-2004 alle ore 13:09:46
La definizione di ascolto adottata x l'elaborazione delle stime fa riferimento alle persone che, durante il minuto oggetto di indagine, sono state all'ascolto x almeno 31 secondi.
La formazione del panel(campione la cui composizione rimane invariata) è articolata in 2 fasi:
1) una ricerca su base sul pubblico dei telespoettatori condotta su 1 campione a più stadi di 41.000 famiglie, in cui le unità di primo stadio sono i comuni stratificati x dimensione demografica e quelle di secondo stadio le famiglie;
2) sono successiavamente selezionate circa 5000 famiglie presso le quali viene rilevata la continuazione continuativa dell'ascolto.
Vi ricordo cmq ke l'audience è semplicemente 1 strumento di marketing e serve essenzialmente alle aziende ke investono in pubblicità, allo scopo di trovare il numero desiderato di esposizioni al pubblico.
La soluzione viene offerta dalla statistica, xkè l'auditel è 1 sistema di rilevazione statistica. E la statistica è 1 scienza, ke studia e analizza i fenomeni di massa, al fine di comprendere le leggi ke stanno alla base della collettività. Si tengono conto degli errori campionari e nn campionari... nn mi riducete la statistica a 1 opinione, xkè gli esami di statistica generale e di statistica aziendale mi hanno levato 10 anni di vita.
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Editato il 13:12:07 19/11/2004 da skin
La definizione di ascolto adottata x l'elaborazione delle stime fa riferimento alle persone che, durante il minuto oggetto di indagine, sono state all'ascolto x almeno 31 secondi.
La formazione del panel(campione la cui composizione rimane invariata) è articolata in 2 fasi:
1) una ricerca su base sul pubblico dei telespoettatori condotta su 1 campione a più stadi di 41.000 famiglie, in cui le unità di primo stadio sono i comuni stratificati x dimensione demografica e quelle di secondo stadio le famiglie;
2) sono successiavamente selezionate circa 5000 famiglie presso le quali viene rilevata la continuazione continuativa dell'ascolto.
Vi ricordo cmq ke l'audience è semplicemente 1 strumento di marketing e serve essenzialmente alle aziende ke investono in pubblicità, allo scopo di trovare il numero desiderato di esposizioni al pubblico.
La soluzione viene offerta dalla statistica, xkè l'auditel è 1 sistema di rilevazione statistica. E la statistica è 1 scienza, ke studia e analizza i fenomeni di massa, al fine di comprendere le leggi ke stanno alla base della collettività. Si tengono conto degli errori campionari e nn campionari... nn mi riducete la statistica a 1 opinione, xkè gli esami di statistica generale e di statistica aziendale mi hanno levato 10 anni di vita.
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Editato il 13:12:07 19/11/2004 da skin
Messaggio del 19-11-2004 alle ore 13:17:02
tanto x continuare, l'auditel è 1 società cui partecipano:
1) l'emittenza pubblica
2) le principali ocietà televisive private
3) l'associazione delle maggiori imprese utenti della pubblicita
4) le principali associazioni di agenzie di pubblicità e di centrali media
5) la federazione italiana editori giornali.
Pamio, vatta a fa nu sonne.
tanto x continuare, l'auditel è 1 società cui partecipano:
1) l'emittenza pubblica
2) le principali ocietà televisive private
3) l'associazione delle maggiori imprese utenti della pubblicita
4) le principali associazioni di agenzie di pubblicità e di centrali media
5) la federazione italiana editori giornali.
Pamio, vatta a fa nu sonne.
Messaggio del 19-11-2004 alle ore 13:26:59
Tra l'altro, l'unità statistica nel caso dell'audience è la famiglia, e nn l'individuo... inoltre x famiglia viene distribuito 1 solo telecomado, il cui pulsante deve essere premuto dai singoli componenti e da eventuali ospiti.
Tra l'altro, l'unità statistica nel caso dell'audience è la famiglia, e nn l'individuo... inoltre x famiglia viene distribuito 1 solo telecomado, il cui pulsante deve essere premuto dai singoli componenti e da eventuali ospiti.
Messaggio del 20-04-2005 alle ore 09:10:58
Bloccata la diffusione dei dati sulle singole reti satellitari
"Metodo di misurazione non attendibile". La società: andiamo avanti
Il giudice stronca il dominio Auditel
"E' uno strumento del duopolio tv"
di ALDO FONTANAROSA
ROMA - Un'ordinanza della Corte di Appello di Milano lancia due siluri contro l'Auditel, società che misura (in totale solitudine, in esclusiva) il successo dei programmi della nostra tv. Il primo siluro si concentra sui difetti antichi dell'Auditel. Sottolinea così, ad esempio, una bizzarria solo italiana. L'Auditel è controllata dagli stessi gruppi (leggi: Rai e Mediaset) di cui verifica il gradimento presso le famiglie. Il secondo siluro prende di mira il sistema che Auditel sta mettendo in campo per misurare gli ascolti dei nuovi canali, i satellitari. Sistema che può sottovalutarne il successo, a vantaggio di Rai e Mediaset.
L'esposto - L'ordinanza risponde a un esposto della Sitcom, società guidata da Valter La Tona che produce 4 canali satellitari oggi visibili su Sky (sono Alice, Leonardo, Marcopolo e Nuvolari). Da mesi, i sondaggi della società Eurisko decretavano la popolarità di questi canali, autorizzati così a sperare in un pieno di spot. Poi, però, è scesa in campo l'Auditel misurando gli ascolti, sia pure in via sperimentale. Il metodo è quello dei meter - speciali apparecchi di rilevamento - sistemati sui televisori di un campione rappresentativo di famiglie, 5101. A giudicare dalle prime indiscrezioni sugli ascolti Auditel, subito il gradimento dei 4 canali satellitari di Sitcom si è prosciugato. Sitcom, a quel punto, ha bussato alla Corte di Appello di Milano, scortata dai legali Bassan, Venturini e Rescigno.
Il passato - Nella sua ordinanza, il giudice Lamanna fa propri molti dei dubbi che l'ormai ex presidente dell'Antitrust Tesauro ha espresso nella sua indagine conoscitiva sulla tv. Quando a novembre Tesauro scriveva che Auditel ha una "posizione dominante" nel settore del rilevemento degli ascolti, arrivava ad una conclusione che ora il giudice Lamanna considera "oggettiva e incontestabile". Lo stesso giudice ricorda poi che il 60% di Auditel è ancora in mano a Rai e Mediaset, "una rilevante anomalia che non può smettere di stupire". Certo, il giudice non esclude che Auditel conduca la sua attività in modo "corretto", ma rilancia tutti i dubbi sulla sua "neutralità", a cascata sulla "attendibilità" dei dati che sforna.
Il futuro - Auditel, ad esempio, potrebbe "sovrastimare" il numero di italiani che guarda la televisione gratuita, penalizzando le nuove reti via satellite. Come mai - si chiede il giudice - la società Eurisko assegna alla televisione satellitare ascolti medi anche del 6 per cento, mentre Auditel si ferma (a volte) all'1,75? Il giudice si accorge, poi, che l'Auditel misura il successo delle reti satellitari presso le solite 5101 famiglie oggetto delle sue stime per la televisione tradizionale, gratuita. E questo è un errore: Auditel dovrebbe tenere d'occhio un campione di famiglie diverso, visto che la televisione satellitare e quella gratuita attecchiscono presso pubblici non coincidenti (anche per ricchezza e cultura). Non solo: Auditel ha avuto difficoltà a collegare le sue "macchinette" di rilevamento ai decoder di Sky. Se anche questo problema si fosse verificato solo per il 7% dei decoder (come Auditel ammette), la circostanza può compromettere l'attendibilità dei rilevamenti.
II verdetto - L'ordinanza vieta ad Auditel di diffondere i dati sugli ascolti dei canali via satellite. Il divieto varrà fino a quando l'Autorità per le Comunicazioni avrà completato l'indagine che ha avviato sulla credibilità del sistema di misurazione degli ascolti. Esulta per l'ordinanza il diessino Rognoni (che aveva scritto del caso sul Secolo XIX), a ruota anche il verde Pecoraro Scanio e l'associazione Aeranti-Corallo. Dall'Auditel, invece, il direttore Pancini assicura che la sperimentazione continuerà "perché è lo stesso giudice a chiederlo".
Bloccata la diffusione dei dati sulle singole reti satellitari
"Metodo di misurazione non attendibile". La società: andiamo avanti
Il giudice stronca il dominio Auditel
"E' uno strumento del duopolio tv"
di ALDO FONTANAROSA
ROMA - Un'ordinanza della Corte di Appello di Milano lancia due siluri contro l'Auditel, società che misura (in totale solitudine, in esclusiva) il successo dei programmi della nostra tv. Il primo siluro si concentra sui difetti antichi dell'Auditel. Sottolinea così, ad esempio, una bizzarria solo italiana. L'Auditel è controllata dagli stessi gruppi (leggi: Rai e Mediaset) di cui verifica il gradimento presso le famiglie. Il secondo siluro prende di mira il sistema che Auditel sta mettendo in campo per misurare gli ascolti dei nuovi canali, i satellitari. Sistema che può sottovalutarne il successo, a vantaggio di Rai e Mediaset.
L'esposto - L'ordinanza risponde a un esposto della Sitcom, società guidata da Valter La Tona che produce 4 canali satellitari oggi visibili su Sky (sono Alice, Leonardo, Marcopolo e Nuvolari). Da mesi, i sondaggi della società Eurisko decretavano la popolarità di questi canali, autorizzati così a sperare in un pieno di spot. Poi, però, è scesa in campo l'Auditel misurando gli ascolti, sia pure in via sperimentale. Il metodo è quello dei meter - speciali apparecchi di rilevamento - sistemati sui televisori di un campione rappresentativo di famiglie, 5101. A giudicare dalle prime indiscrezioni sugli ascolti Auditel, subito il gradimento dei 4 canali satellitari di Sitcom si è prosciugato. Sitcom, a quel punto, ha bussato alla Corte di Appello di Milano, scortata dai legali Bassan, Venturini e Rescigno.
Il passato - Nella sua ordinanza, il giudice Lamanna fa propri molti dei dubbi che l'ormai ex presidente dell'Antitrust Tesauro ha espresso nella sua indagine conoscitiva sulla tv. Quando a novembre Tesauro scriveva che Auditel ha una "posizione dominante" nel settore del rilevemento degli ascolti, arrivava ad una conclusione che ora il giudice Lamanna considera "oggettiva e incontestabile". Lo stesso giudice ricorda poi che il 60% di Auditel è ancora in mano a Rai e Mediaset, "una rilevante anomalia che non può smettere di stupire". Certo, il giudice non esclude che Auditel conduca la sua attività in modo "corretto", ma rilancia tutti i dubbi sulla sua "neutralità", a cascata sulla "attendibilità" dei dati che sforna.
Il futuro - Auditel, ad esempio, potrebbe "sovrastimare" il numero di italiani che guarda la televisione gratuita, penalizzando le nuove reti via satellite. Come mai - si chiede il giudice - la società Eurisko assegna alla televisione satellitare ascolti medi anche del 6 per cento, mentre Auditel si ferma (a volte) all'1,75? Il giudice si accorge, poi, che l'Auditel misura il successo delle reti satellitari presso le solite 5101 famiglie oggetto delle sue stime per la televisione tradizionale, gratuita. E questo è un errore: Auditel dovrebbe tenere d'occhio un campione di famiglie diverso, visto che la televisione satellitare e quella gratuita attecchiscono presso pubblici non coincidenti (anche per ricchezza e cultura). Non solo: Auditel ha avuto difficoltà a collegare le sue "macchinette" di rilevamento ai decoder di Sky. Se anche questo problema si fosse verificato solo per il 7% dei decoder (come Auditel ammette), la circostanza può compromettere l'attendibilità dei rilevamenti.
II verdetto - L'ordinanza vieta ad Auditel di diffondere i dati sugli ascolti dei canali via satellite. Il divieto varrà fino a quando l'Autorità per le Comunicazioni avrà completato l'indagine che ha avviato sulla credibilità del sistema di misurazione degli ascolti. Esulta per l'ordinanza il diessino Rognoni (che aveva scritto del caso sul Secolo XIX), a ruota anche il verde Pecoraro Scanio e l'associazione Aeranti-Corallo. Dall'Auditel, invece, il direttore Pancini assicura che la sperimentazione continuerà "perché è lo stesso giudice a chiederlo".
Messaggio del 21-04-2005 alle ore 13:02:24
molto interessante. bravo cucciolo!
ma mi sorge spontanea una domanda. e la società Eurisko,a sua volta, come ha fatto la stima? cioè quali mezzi ha usato per rilevare il gradimento delle reti della Sitcom, e dire che gli ascolti medi erano del 6%??? del 6% di cosa...?
molto interessante. bravo cucciolo!
ma mi sorge spontanea una domanda. e la società Eurisko,a sua volta, come ha fatto la stima? cioè quali mezzi ha usato per rilevare il gradimento delle reti della Sitcom, e dire che gli ascolti medi erano del 6%??? del 6% di cosa...?
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