Cultura & Attualità
«Un genocidio culturale»: dopo i cento morti in Tibet, il leader spirituale dei monaci, il Dalai Lama, racconta l’inferno che da giorni non fa dormire Lhasa e le altre città del Tibet. Domenica sulla capitale è sceso il coprifuoco e non si registrano più le drammatiche scene di violenza che sabato hanno fatto il giro del mondo, dopo che anche i turisti stranieri descrivevano una città fantasma, percorsa solo dai mezzi cingolati della polizia militare e dove, per il secondo giorno consecutivo, testimoni affermavano di aver visto delle persone in borghese sparare dalle auto sui passati.
Domani scade l’ultimatum della Cina: tutti i rivoltosi accusati di aver dato alle fiamme scuole, ospedali, negozi, case e di aver ucciso almeno 10 persone devono consegnarsi alle autorità «entro la mezzanotte di lunedì. Sarà garantito un giudizio mite e clemente».
Ma il Dalai Lama chiede aiuto: «Qualche organizzazione internazionale rispettata – ha detto – potrebbe accertare quale sia la situazione in Tibet e quali le cause dei disordini. Che il governo cinese lo ammetta oppure no – ha concluso – esiste un problema: un'antica tradizione culturale è in serio pericolo. Intenzionalmente o no, è in corso una sorta di genocidio culturale».
Condanne e richieste di mettere la parola fine alle violenze sono arrivate dall’Italia, dove il ministro degli Esteri Massimo D'Alema ha chiesto «alla Cina di avviare un dialogo con i rappresentanti del popolo tibetano, a cominciare dal Dalai Lama. Veramente lo chiediamo alla Cina da molti anni – ha aggiunto – non è qualcosa che ci muova ora di fronte a questi episodi drammatici di repressione. È una richiesta che torniamo ad avanzare con molto forza».
Anche il ministro degli Esteri tedesco Frank Walter Steinmeier ha telefonato al suo omologo cinese Yang Jiechi, invitandolo «alla massima trasparenza sui fatti accaduti nella regione», mentre il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice, ha chiesto al governo cinese di dare «prova di moderazione» nella sua reazione alle manifestazioni anti-cinesi in Tibet e «di rilasciare tutti i monaci e gli altri che sono imprigionati unicamente per aver espresso la propria opinione».
Nessun accenno invece nell’angelus domenicale di Papa Benedetto XVI che ha detto invece «basta con l’odio in Iraq»

pacifisti VERI, questi tibetani... religione di tolleranza e amore...
e questo filmato chi l'ha postato, un cinese?
...immagino di sì... sai kom'è, nei NOSTRI liberi filmati occidentali, si vede solo la polizia ke arresta e spara lakrimogeni... non si vedono i cinesi ammazzati, dieci civili, dodici poliziotti, i merkati incendiati, i negozi sakkeggiati, l'ospedale dato alle fiamme... oltretutto è tanto poco buddista e tanto poco tibetano, tutto ciò, ke ci si mette poko a kapire ki è ke ha organizzato questa volgare gazzarra a poki giorni dalle Olimpiadi...
e che dobbiamo fa, la par condicio pure per gli esteri?! e così il giornale dura tre ore e mezza! cmq se vuoi possiamo aspettare un mese prima di commentare quello che succede in tibet.
cho yon leggi leggi,sperando che mentre leggi qualche cosa cambi,vediti la prima pagina del corsera di oggi
Secondo la Cina sono solo 13 i civili uccisi nei disordini a Lhasa, secondo altre voci (il Parlamento dei tibetani in esilio) sarebbero oltre i cento.
in ogni caso bisogna vedere se la scadenza dell'ultimatum cinese avrà conseguenze "cruenti" nei prossimi giorni.
scusa jo ma la Cina ti sembra interlocutore affidabile??
Come chiedere a Bush se è andato in Irak per filantropia.......
e che c'entra l'affidabilità? e soprattutto bush?

io rispondevo a hafis, che mi pare sostenga che la ribellione sia tutta una farsa e che il governo cinese venga dipinto come malvagio, mentre i veri cattivi sono i ribelli.
p.s. x hafis: la cosa divertente è che spesso si pretende un mondo laico, nel quale relgione e valori vengano messi in secondo piano. allo stesso tempo, quando i tibetani si incacchiano, tu li etichetti come "buddisti", non considerando il carattere "nazionale/nazionalista" e loro proteste. perchè?
"della" loro protesta
...Joyhasgone, sinceramente, 'NTE TENG'A KAPì... ma kittiddì... mi metti in bokka qiello ke dici tu, ke non ho nemmeno kapito ke vuol dire...
io ho postato un video KE PARLA DA Sé...! non è ke improvvisamente il governo cinese è impazzito e ha mandato i karriarmati a Lhasa... i tibetani hanno kominciato a bruciare auto e ospedali, ad ammazzare Cinesi per strada... kosa doveva fare il governo di Pechino? stare a guardare?
Kosa farebbe il NOSTRO governo, se qualkuno facesse lo stesso? KOSA ha fatto la polizia italiana quando i black block hanno spakkato mezza Genova?
...se poi mi dite ke nei paesi liberi si può bruciare un kommissariato di polizia e la polizia non interviene, io DOMANI MATTINA esko kon due bottiglie di benzina...
Cruccolone, se avessi voluto scrivere di pudenda avrei scritto, semplicemente, coglioni.
Così non fai altro che dimostrare una voragine d'ignoranza sul problema del Tibet... al contrario, sull'altro post ti vantavi di seguire da sempre e con passione le vicende Tibetane.
La tua posizione non è sincera, ed è sostenuta solamente dall'estrema destra fascista.
Informati e studia il significato di "cho yon".


Ha ragione Hafis,come osano i Tibetani ammazzare i loro benefattori cinesi e addirittura bruciare le loro auto ed ospedali(dove a loro non è permesso essere curati)?Gli ingrati Tibetani,dopo che il governo cinese li ha costretti a vendere il loro bestiame a 4 soldi e li sta deportando in campi di concentramento, riempiendo il Tibet di coloni cinesi,si arrabbiano per cosi' poco,con le olimpiadi alle porte?Dovrebbero essere piu' tolleranti e farsi derubare e deportare senza ammazzare nessuno.
Ki dopo ti lamenti nei post che ti si offende sul personale gratuitamente
non io chiaramente,altra gente.indubbiamente non posso che trovarmi in sintonia con il noto estremista della destra fascista Cappellini
se la penso come lui vuol dire che lo e' anche lui........e non e' volere imbarcare Cappellini sulla mia barca,navigo benissimo anche in solitario,solo che la penso esattamente come lui.Siccome non cambiera' nulla come sempre da buon fascista mi asterro' dalle repliche e ti auguro una buona e felice Pasqua.
Eiii! Mica ti ho detto che sei scemo, rubi oppure che sei uno scansafatiche? Non te la prendere...io ho stima di te!

Ho solo voluto dire come la posizione sul boicottaggio sia sostenuta solamente dall'estrema destra fascista!
Cappellini, sono con te per quanto riguarda il Tibet! A quando una posizione simile, da parte dei radicali, sulla Palestina?
Non ti sembra ancora più grave e sanguinosa la situazione in quella terra maledetta?
Certo che si Ki,la disinformazione sui radicali ha fatto credere che loro siano a favore dei massacri compiuti in Palestina dagli Israeliani,la stessa disinformazione nasconde le proteste ufficiali dei radicali nei confronti del governo israeliano( al quale chi ie ne freche dei radicali).Sono piccolezze comunque,tempo fa hanno dichiarato che Pannella era corresponsabile dei morti per overdose,solo perchè dichiara che i consumatori non dovrebbero essere arrestati,quindi figurati.Per quanto riguarda il mio essere radicale,poichè mi accosti sempre a loro,questa volta non votero' Pannella,per la vicenda delle candidature. A volte sono d'accordo con i radicali , a volte no.Non ho le bende come i cavalli,come tanti(na freche proprie) altri.A proposito sull'essere d'accordo sul Tibet,perchè siamo in disaccordo su Cuba?
...storia di un PENOSO tentativo, fallito...
movisol
"La rivolta in Tibet
18 marzo 2008 – La rivolta in Tibet fa parte dello scenario per “la grande guerra eurasiatica”, regia britannica e partecipazione di un’Europa prigioniera del trattato di Lisbona. Da sottolineare il ruolo svolto da Marco Pannella e da altri dirigenti radicali nell’organizzare le azioni di protesta che sono sfociate nei disordini di Lhasa.
Alla fine di dicembre 2007, Pannella e Matteo Mecacci del Partito Radicale volarono a Dharamsala, in India, dove risiede il cosiddetto “governo in esilio” del Tibet, per incontrare il Dalai Lama, il capo del governo in esilio e il presidente del parlamento. In quell’occasione fu pianificata quella che Pannella chiama orwellianamente una “Satyagraha (marcia pacifica) mondiale”, in concomitanza con l’anno olimpico. La Satyagraha è cominciata ufficialmente il 10 marzo con una marcia guidata dal Mecacci in persona a Dharamsala, mentre Pannella cominciava lo sciopero della sete. Mentre le autorità bloccavano la marcia diretta verso il confine tibetano, iniziavano i disordini in Tibet."
...e non dimentikiamo Bjork, e Richard Gere... a kostoro non importa NULLA, dei tibetani, mandati allo sbaraglio dopo ke l'India e il Nepal hanno stronkato SUL NASCERE questa karnevalata...
Hafis nemmeno ame frega un caxxo di quello scemo americano e compagnia,ma me ne frega dei tuoi amici cinesi,quella massa di merde antidemocratiche che affligono e perseguitano un popolo da anni,quel che riporti sono le solite fandonie che utilizzano per non creare imbarazzi per le Olimpiadi,ma è indiscutibile che il rapporto con la libertà di stampa,di espressione dei cinesi è pari a ZERO
...non kapisko il russo, ma le immagini sono ELOQUENTI...
...il fatto ke noi occidentali da giorni e giorni NON RIUSCIAMO A MOSTRARLE, ma solo a riempire pagine e pagine di AGGETTIVI roboanti (mostruoso, dittatoriale, feroce, spietato...) mi fa pensare piuttosto ke il rapporto dei NOSTRI media kon la VERITà sia uguale a MENO di zero...
è andata male, konvincetevene... l'India? il Nepal? li mettiamo tutti in lista nera? kiudiamo i rapporti kol resto del Mondo? noi NON SIAMO PIù i padroni del Mondo, ci dobbiamo abituare all'idea, sennò korriamo il riskio di diventare RIDIKOLI, oltre ke fastidiosi...
up ...là
Hanno arrostito un bel po' di cinesi...

Poveri cinesi
...cinque ragazze bruciate vive nel negozio in kui lavoravano, dato alle fiamme...
ci vuole veramente la maskera di KARTONE di Pannella, o del suo kompare Da-Lie Lama, per kapovolgere in maniera kosì ignominiosa la realtà... kome Beslan...
Tibetani Vigliacchi!!!!!!!!
Attaccare a tradimento dei poveri cinesi indifesi solo perchè li sterminano da 58 anni.
Si avvicinano le olimpiadi e i cinesi si stanno già pentendo di averle volute organizzare
Corso, mister, un atto di onestà!
Dì la stessa cosa dei Palestinesi, please!
e tu ki?perchè su cuba,situazione per fortuna meno sanguinosa, non rispondi?
Sono contro qualsiasi crimine si compia all'Avana.
Non credo che sia, però, paragonabile al genocidio quotidiano dei palestinesi.
Infatti non ho fatto un paragone con la situazione palestinese o quella tibetana,sono situazioni diverse,l'ho detto. Non sei contro qualsiasi crimine compiuto a cuba ki.Arrestare o mandare in esilio gente per reati d'opinione è un crimine,solo che se lo fa mussolini è un dittatore,se lo fa castro è un benefattore,per te.
Come fai a dire ciò...se io e te non abbiamo mai discusso di questo argomento?
Per il semplice fatto che ,tempo fa ,hai aperto un post augurando buon compleanno a castro(la minuscola non è un errore di battitura,stesso discorso per mussolini,sono piccoli uomini,come tutti i dittatori,non meritano,quindi,la maiuscola).Se auguri buon compleanno a un capo di stato,non eletto,che sopprime la liberta' di stampa,arresta o esilia chi la pensa diversamente da lui,se non peggio,mi fai pensare che sei d'accordo con lui, o no?.Su quel post l'hai osannato,dipingendolo come la speranza di tutti gli oppressi ed i poveri del mondo.Frechete che speranza.
E' vero che ho aperto un post (ad agosto, mi sembra!)...ma Castro ha rappresentato per i diseredati e gli oppressi del sudamerica e del mondo l'idea della liberazione.
Mai ho detto di essere d'accordo con la repressione a cui sottoponeva gli oppositori.
Bisogna considerare, però, che una piccola nazione come Cuba resiste, da 45 anni, al totale isolamento economico a cui la costringono gli USA...adesso la situazione politica in sudamerica è in totale evoluzione e speriamo che si vada, ben presto, verso una "vera" democrazia!
Non credo che tu auspichi un ritorno a Batista e allo sfruttamento delle risorse del sudamerica da parte delle varie "Fruit Company", "Conoco" e "Compagnie di Gesù".
Perchè dovresti credere che,per me, l'alternativa a castro sia uno peggio di lui,come batista?Fai bene a dire "non credo".Esiste la terza via,libere elezioni,ma a cuba aspetteranno ancora per molto tempo,li' c'è la monarchia assoluta.Gli oppressi di tutto il mondo vedono in castro la liberta' perchè, appunto,essendo oppressi,hanno poche possibilita' di vedere meglio.Ritengo,inoltre, l'embargo nei confronti di cuba non solo disumano,ma anche stupido,castro mangia tutti i giorni l'aragosta e si fa arrivare ,comodamente,tutto cio' di cui ha bisogno,anche la pasta speciale di Cocco e di De Cecco.Chi ha deciso l'embargo è anche stupido oltre che disumano e figlio di puttana.L'embargo,la fruit company(un'associazione a delinquere) e tutte le altre compagnie nordamericane ed europee, che hanno derubato il sudamerica delle loro risorse,sono,pero',un'ottima scusa per castro e per i dittatori come lui per conservare il potere,incolpando solo gli altri dei guai del popolo e per continuare ad ingrassare sulla pelle della povera gente,alla stessa stregua dei ladroni ed assassini da te citati.
Attaccare a tradimento dei poveri cinesi indifesi solo perchè li sterminano da 58 anni.
...i Cinesi sono un miliardo e mezzo, i Tibetani un milione e mezzo... se avessero voluto sterminarli, oggi non ce ne sarebbe più traccia... una "STIMA" del Governo Tibetano in esilio del 1959 parlava di "UN MILIONE E 200.000" MORTI AMMAZZATI... fosse stato vero, la Regione sarebbe rimasta VUOTA... kosì non è, i Tibetani, una FRAGILE, pikkola minoranza, vivono da oltre mezzo sekolo kon le loro tradizioni e i loro usi e kostumi in un Paese multietniko ke NON li ha sterminati... vogliamo invece parlare di ke fine hanno fatto gli indigeni amerikani, australiani, neozelandesi?? Paesi kostruiti sul GENOCIDIO ke fanno la predika alla Cina... ma un minimo di PUDORE...
Giustissimo,che il governo cinese sia lasciato di sterminare e deportare chi vuole in santa pace,senza essere infastidito.Dopotutto nessuno ha infastidito gli Inglesi quando sterminavano e deportavano gli indiani nelle riserve,i quali Inglesi non avevano internet all'epoca,per decidere cosa far vedere e cosa non far vedere.Altrimenti avrebbero solo fatto vedere(pero' con i film cretini di J.Waine sugli indiani un po' hanno sostituito internet) indiani selvaggi cattivoni che ammazzavano nobilissimi uomini bianchi,i quali volevano solo appropriarsi con la violenza di terre e ricchezze dei nativi americani.
Per non parlare poi degli Italiani,Pannella,Veltroni,D'Alema,Fini.Hanno forse dimenticato che piu' di 2000 anni fa i loro connazionali hanno derubato e saccheggiato in tutto il mondo allora conosciuto?Oppure le campagne in Africa di mussolini?Che abbiano un po' di pudore e lascino in pace i Cinesi di ammazzare,rubare e deportare gli ingrati Tibetani,che addirittura osano ribellarsi.Che sfacciataggine.
Cappellini, ti quoto in toto!!!...
alicenews
TIBET/ INDIA, POLIZIA BLOCCA MARCIA CIRCA 500 TIBETANI IN ESILIO
...ma l'India? e il Nepal? feroci dittature pure loro??
ah, va bé, ma tanto i LIBERI media occidentali poi assemblano la realtà a vostro USO E KONSUMO, trasformando tutto in DITTATURA COMUNISTA...
...tanto per darvi un'idea del MONDO REALE, ke intanto, fuori del kastelletto-bunker occidentale "a informazione kontrollata", kontinua a vivere e vorrebbe godersi in santa Pace le Olimpiadi senza ke siano sporkate da rivendikazioni etnike, secessionismi ed odii razziali, ekko un dokumento dello SCO, Patto di Shanghai (...cerkate su internet... skoprirete ke il Mondo si estende oltre le kolonne d'Erkole della propaganda Nato...):
«Siamo contro tutti gli sfruttamenti malevoli degli eventi del Tibet alla luce dei prossimi giochi olimpici di Pechino – scrive il segretario generale dell’Ocs, Bolat Nourgaliev – Confidiamo nella capacità del governo e del popolo cinese di garantire lo svolgimento dei giochi al più alto livello, in particolare per quel che riguarda la sicurezza degli sportivi e degli invitati stranieri. Gli Stati membri dell’Ocs considerano il Tibet come una parte indissociabile della Repubblica popolare della Cina, e stimano che la regolamentazione della situazione nella regione autonoma del Tibet sia un affare interno della Cina»;
i Paesi ke lo firmano, oltre a quelli dello SCO (Cina, Russia, Kazakhstan, Uzbekistan, Tajikistan, Kirgizistan) sono India, Nepal, Bangladesh, Cambogia, Vietnam, Corea, Pakistan, Sierra Leone, Congo insomma all'incirka I TRE QUARTI DELL'UMANITà...

quoto:
Attaccare a tradimento dei poveri cinesi indifesi solo perchè li sterminano da 58 anni.
esatto. li lasciassero in pace.
kastelletto occidentale?
propaganda nato 
fuck the damn comunist
...eja ke MONOTONIA...
QUESTO è il kastelletto occidentale, Mikemio, QUESTO è l'effetto della propaganda Nato... all'EMORRAGIA di PROVE DOKUMENTALI sulla mistifikazione in Tibet, avete risposto kon un uniko cerottino-slogan, ripetuto e quotato ad infinitum...
(ke poi, skusate, è uno slogan di per sé strampalato e traballante: i tibetani sono AUMENTATI in 58 anni da 1275000 a 2500000 kontinuando a parlare la loro lingua in una regione AUTONOMA di kui non hanno MAI kiesto l'indipendenza, loro, ma forse voi questo neppure lo sapete, e pregando nei loro monasteri le variazioni sul tema buddista ke NESSUN governo komunista ha mai vietato o bandito... direi ke è uno STRANO, STRANISSIMO sterminio, somiglia un po' a quello del Kosovo... )
...ma io sono OSTINATO,
e konvinto ke un giorno VI SVEGLIERò da questa ipnosi mediatika... quindi vi offro di ke riflettere, perké farsi venire dei dubbi è SEMPRE una kosa produttiva; avere certezze monolitike, al kontrario, dovrebbe SEMPRE inquietarci...un interessante artikolo di tale Michael Parenti
FEUDALESIMO BONARIO: IL MITO DEL TIBET
DI MICHAEL PARENTI
Da un capo all’altro dei secoli è prevalsa una dolorosa simbiosi fra religione e violenza. Le storie della cristianità, del giudaismo, dell’induismo e dell’islamismo sono pesantemente legate a vendette micidiali e distruttive, persecuzioni e guerre. Più volte, gli appartenenti ad una confessione religiosa hanno rivendicato e vantato un mandato divino per terrorizzare e massacrare eretici, infedeli ed altri peccatori.
Alcuni hanno obiettato che il buddismo è diverso, che occupa una posizione antitetica rispetto alla violenza cronica delle altre confessioni religiose. In verità, così com’è praticato da molti negli Stati Uniti, il buddismo è più una disciplina “spirituale” e psicologica che non una teologia nel senso consueto del termine. Esso offre tecniche meditative e auto-terapie che si ritiene favoriscano l’ “illuminazione” e l’armonia dell’interiorità. Ma, come ogni altro sistema di valori, di convinzioni, il buddismo deve essere valutato non soltanto dalle sue dottrine, ma dall’effettivo comportamento dei suoi seguaci.
Eccezionalità del buddismo?
Un colpo d’occhio alla storia rivela che le organizzazioni buddiste non fanno eccezione alle persecuzioni violente che hanno così caratterizzato i gruppi religiosi nel corso delle epoche storiche. In Tibet, dall’inizio del diciassettesimo secolo e sino al secolo successivo inoltrato, sette buddiste in conflitto si impegnarono in ostilità armate ed esecuzioni sommarie. (1) Nel ventesimo secolo, dalla Thailandia alla Birmania alla Corea al Giappone, i buddisti si sono scontrati fra loro e con i non buddisti. In Sri Lanka, enormi battaglie in nome del buddismo sono parte integrante della storia cingalese. (2)
Soltanto pochi anni fa, in Corea del Sud, migliaia di monaci dell’ordine buddista Chogye – che, secondo l’opinione generale erano dedicati ad una ricerca meditativa alla ricerca dell’illuminazione spirituale – si combatterono con pugni, pietre, bombe incendiarie, e randelli, in battaglie campali che continuavano per settimane. Stavano rivaleggiando per il controllo dell’ordine monastico, il maggiore della Corea del Sud, con il suo budget annuo di 9.2 milioni di dollari, i suoi milioni di dollari aggiuntivi in proprietà, e il privilegio di nominare 1700 monaci per mansioni varie. Le risse distrussero in parte i principali santuari buddisti e lasciarono dozzine di monaci feriti, alcuni dei quali in maniera seria.
Entrambe le fazioni che lottavano per la supremazia ricercavano il sostegno della nazione. In effetti, i cittadini coreani sembravano disdegnare entrambe le parti, essendo dell’opinione che non aveva importanza quale consorteria avrebbe preso controllo di un ordine, poiché avrebbe comunque impiegato le donazioni dei fedeli per accumulare ricchezze, comprese case ed auto costose. Secondo un notiziario di cronaca, la confusione all’interno dell’ordine buddista Chogye (molta della quale portata sugli schermi televisivi coreani): “ha mandato in frantumi l’immagine dell’Illuminismo Buddista”. (3)
Ma molti buddisti odierni negli Stati Uniti farebbero obiezione, affermando che nulla di ciò si applicherebbe al caso del Dalai Lama e del Tibet da lui presieduto prima della spaccatura cinese del 1959. Il Tibet in cui credono, quello del Dalai Lama, era un mondo orientato verso un orizzonte spirituale, scevro da stili di vita egoistici, libero dal vuoto materialismo, da inutili ricerche e dai vizi corrotti che assediano la società moderna industrializzata. I media occidentali, insieme a uno stuolo di libri di viaggi, romanzi e film di Hollywood hanno dipinto la teocrazia tibetana come una vera Shangri-La e il Dalai Lama come un santo saggio, “il più grande essere umano vivente”, come lo ha descritto con grandissimo entusiasmo l’attore Richard Gere. (4)
Lo stesso Dalai Lama ha dato adito a tali immagini idealizzate sul Tibet, mediante affermazioni come: “La civiltà tibetana ha una ricca e lunga storia. L’influenza persuasiva del buddismo e le asperità di una vita fra gli ampi spazi aperti di un ambiente incorrotto, ha avuto come risultato una società dedicata alla pace e all’armonia. Provavamo diletto nella libertà e nella contentezza, nell’essere paghi.” (5)
Ma la storia del Tibet appare un po’ diversa. Nel tredicesimo secolo, l’imperatore Kublai Khan creò il primo Grande Lama, che avrebbe dovuto presiedere tutti gli altri Lama, così come farebbe un papa con i suoi vescovi. Parecchi secoli dopo, l’imperatore della Cina inviò un esercito in Tibet per sostenere il Grande Lama, un ambizioso venticinquenne che si autoconferì il titolo di Dalai (Oceano) Lama, signore di tutto il Tibet. Ecco un’ironia storica: il primo Dalai Lama fu investito della propria carica da un esercito cinese. Per elevare la sua autorità oltre la sfida mondana, temporale, il primo Dalai Lama confiscò monasteri che non appartenevano alla sua setta, e si crede anche che abbia distrutto scritti buddisti contrastanti con la sua pretesa di divinità.
Il Dalai Lama che gli successe ricercò una vita sibaritica (ndt: termine che indica un eccesso di lusso e mollezza, “degno di un sibarita”), da individuo raffinato e dedito ai piaceri, godendo di molte concubine, organizzando feste, scrivendo poesie erotiche e comportandosi in altri modi, che dovrebbero sembrare sconvenienti per una incarnazione degli dei.
Per questo la sua figura, in seguito è stata "oscurata" dai suoi monaci. In 170 anni, malgrado il loro stato riconosciuto come dei, cinque Lama di Dalai sono stato assassinati dai loro gran sacerdoti o da loro altri cortigiani non violenti buddistici. (7)
Shangri-La (per signori e Lama)
Le religioni hanno sempre avuto una stretta correlazione non soltanto con la violenza, ma anche con lo sfruttamento economico. In realtà, è spesso la strumentalizzazione economica che conduce necessariamente alla violenza. Tale è stato il caso della teocrazia tibetana. Fino al 1959, quando il Dalai Lama presiedette l’ultima volta il Tibet, la maggior parte della terra arabile era ancora organizzata attorno a proprietà feudali religiose o secolari lavorate da servi della gleba. Addirittura uno scrittore come Pradyumna Karan, solidale con il vecchio ordine, riconosce che “una grande quantità di proprietà apparteneva ai monasteri, la maggioranza di essi accumulava notevoli ricchezze… Inoltre, monaci e Lama riuscirono ad ammassare individualmente notevoli ricchezze tramite la partecipazione attiva negli affari, nel commercio e nell’usura.” (8)
Il monastero di Drepung era uno delle più estese proprietà terrestri del mondo, con i suoi 185 feudi, 25.000 servi della gleba, 300 grandi pascoli e 16.000 guardiani di gregge. La ricchezza dei monasteri andava ai Lama di più alto rango, molti dei quali rampolli di famiglie aristocratiche, mentre invece la maggior parte del clero più basso era povero come la classe contadina dalla quale discendeva. Questa disuguaglianza economica classista all’interno del clero tibetano, è strettamente paragonabile a quella del clero cristiano dell’Europa medievale. Insieme al clero superiore, i leaders secolari facevano la loro parte. Un esempio considerevole fu il comandante in capo dell’esercito tibetano, che possedeva 4.000 chilometri quadrati di terra e 3.500 servi. Egli era anche un membro del Consiglio terriero del Dalai Lama. (9) L’Antico Tibet è stato rappresentato da alcuni dei suoi ammiratori occidentali come “una nazione che non necessitava forze di polizia perché il suo popolo osservava spontaneamente le leggi del karma.” (10) In realtà era dotato di un esercito professionale, sebbene di piccole dimensioni, che era al servizio dei proprietari terrieri come gendarmeria, con l’incarico di mantenere l’ordine e catturare i servi della gleba fuggitivi. (11)
I ragazzini tibetani venivano regolarmente sottratti alle loro famiglie e condotti nei monasteri per essere educati come monaci. Una volta laggiù, erano vincolati per tutta la vita. Tashì-Tsering, un monaco, riferisce che era pratica comune per i bambini contadini essere abusati sessualmente nei monasteri. Egli stesso fu vittima di ripetute violenze sessuali perpetrate durante l’infanzia, non molto tempo dopo che fu introdotto nel monastero, all’età di nove anni. (12)
Nell’Antico Tibet vi era un piccolo numero di agricoltori il cui stato sociale era una sorta di contadino libero, e forse un numero aggiuntivo di 10.000 persone, le quali costituivano la “classe media”, famiglie di mercanti, bottegai e piccoli commercianti. Migliaia di altri erano mendicanti. Una piccola minoranza erano poi schiavi, di solito servi domestici, che non possedevano nulla. La loro prole nasceva già in condizioni di schiavitù. (13)
Nel 1953, la maggioranza della popolazione rurale – circa 700.000 su una popolazione totale stimata 1.250.000 – era composta da servi della gleba. Vincolati alla terra, veniva loro assegnata soltanto una piccola parcella fondiaria per poter coltivare il cibo atto al sostentamento. I servi della gleba e il resto dei contadini dovevano in genere fare a meno dell’istruzione e delle cure mediche. Trascorrevano la maggioranza del loro tempo sgobbando per i monasteri e per i singoli Lama di alto rango, e per un’aristocrazia secolare, laica, che non contava più di 200 famiglie. Essi erano in effetti proprietà dei loro signori, che gli comandavano quali prodotti della terra coltivare e quali animali allevare. Non si potevano sposare senza il consenso del loro signore o Lama. Se il suo signore lo avesse inviato in un luogo di lavoro lontano, un servo avrebbe potuto essere facilmente separato dalla sua famiglia. I servi potevano essere venduti dai loro padroni, o sottoposti a tortura e morte. (14)
Se dobbiamo dar credito al racconto di una donna ventiduenne, ella stessa serva fuggiasca, il signore tibetano era solito selezionare fra il meglio della popolazione femminile di servitù della gleba: “Tutte le ragazze graziose della servitù erano solitamente prese dal proprietario come domestiche e trattate come lui desiderava.” Esse “erano soltanto schiave senza alcun diritto.” (15) La servitù necessitava di un permesso per recarsi ovunque. I proprietari terrieri avevano l’autorità legale di catturare e impiegare metodi coercitivi, sino alla violenza, nei confronti di quelli che tentavano di fuggire, obbligandoli a tornare indietro. Un servo di ventiquattro anni, anch’egli fuggiasco, intervistato da Anna Louise Strong, accoglieva con favore l’intervento cinese come una “liberazione”. Nel corso del suo periodo di servitù sostiene di non avere ricevuto un trattamento molto diverso da un animale da traino, sottoposto a un incessante lavoro, fame e freddo, incapace di leggere o scrivere, senza conoscere nulla, né sapere nulla. Egli racconta il suo tentativo di fuga: la prima volta che [gli uomini del padrone] mi agguantarono mentre stavo cercando di sfuggire, ero molto piccolo, e mi diedero soltanto un buffetto imprecando contro di me. La seconda volta mi picchiarono. La terza volta avevo già quindici anni e mi diedero quindici frustate pesanti, violente, con due uomini seduti sopra di me, uno sulla mia testa e uno sui miei piedi. Il sangue mi uscì allora dal naso e dalla bocca. Il sorvegliante disse: “Questo è soltanto sangue dal naso; forse prenderai bastonate più forti, e perderai sangue dal cervello.” Mi picchiarono poi con bastonate più intense, versando alcool e acqua con soda caustica sulle ferite, per aumentare il dolore. Persi i sensi per due ore…” (16)
Oltre a ritrovarsi in un vincolo lavorativo che li obbligava a lavorare la terra del signore – oppure quella del monastero - per tutta la durata della vita e senza salario, i servi della gleba erano costretti a riparare le case del signore, trasportarne la messe e raccoglierne la legna da ardere. Si esigeva anche che provvedessero a trasportare gli animali e al trasporto su richiesta, a seconda delle pretese del padrone. “Era un efficiente sistema di sfruttamento economico, che assicurava alle élites laiche e religiose del paese una forza lavoro sicura e permanente per coltivare i loro appezzamenti di terreno, che li esonerava dall’accollarsi qualsiasi responsabilità quotidiana diretta circa la sussistenza del servo, e senza la necessità di competere per la manodopera in un contesto di mercato.” (17)
La gente comune sgobbava sotto il doppio fardello della corvée (lavoro forzato non retribuito in favore del padrone) e delle decime onerose. Ogni aspetto della vita era gravato da tributi: il matrimonio, la nascita di ogni figlio, ogni morte in famiglia. Erano soggetti a imposta per aver piantato un nuovo albero nel loro cortile, per tenere animali domestici o dell’aia, per il possesso di un vaso di fiori, o per l’aver messo un campanello ad un animale. C’erano tasse per le festività religiose, per cantare, ballare, far rullare il tamburo e suonare il campanello. La gente veniva tassata per quando veniva mandata in prigione e quando la si rilasciava. Addirittura i mendicanti erano soggetti alla pressione fiscale. Quelli che non riuscivano a trovare lavoro erano tassati a causa della loro disoccupazione, e se si spostavano in un altro villaggio nella loro ricerca di un’occupazione, pagavano una tassa di transito. Quando la gente non poteva pagare, i monasteri prestavano loro denaro ad un interesse oscillante fra il 20% e il 50%. Alcuni debiti venivano tramandati di padre in figlio sino al nipote. I debitori che non potevano evadere i loro debiti, rischiavano la riduzione in schiavitù per un periodo di tempo stabilito dal monastero, a volte per il resto delle loro vite. (18)
Le dottrine pedagogiche della teocrazia ne appoggiarono e rafforzarono l’ordine sociale classista. Si insegnava ai poveri e agli afflitti che i propri guai erano su di loro a causa del loro comportamento sciocco e immorale nel corso delle loro vite precedenti. Dovevano quindi accettare la miseria della loro esistenza presente come un’espiazione e in anticipo, solo così il loro destino, la loro sorte sarebbero migliorati se fossero rinati, se si fossero reincarnati. I ricchi e potenti consideravano naturalmente la loro buona fortuna come una ricompensa e una dimostrazione tangibile di virtù nelle vite passate e presenti.
Torture e mutilazioni in Shangri-La
Nel Tibet del Dalai Lama, la tortura e la mutilazione – comprese l’asportazione dell’occhio e della lingua, l’azzoppamento e l’amputazione delle braccia e delle gambe – erano le punizioni principali inflitte ai ladri, ai servi fuggiaschi, e ad altri “criminali”. Viaggiando attraverso il Tibet negli anni ’60, Stuart e Roma Gelder ebbero un colloquio con un antico servo, Tsereh Wang Tuei, che aveva rubato due pecore che appartenevano ad un monastero. Per questo ebbe entrambi gli occhi strappati e le mani mutilate. Spiega che non è più un buddista: “Quando un sacro Lama disse loro di accecarmi, pensai che non c’era alcun bene nella religione.” (19)
Alcuni visitatori occidentali nell’Antico Tibet hanno fatto notare l’elevato numero di amputati. Dato che è contro la dottrina buddista sottrarre la vita, alcuni delinquenti furono severamente frustati e poi “abbandonati a Dio” nella gelida notte a morire. “I paralleli fra il Tibet e l’Europa medievale sono impressionanti,” conclude Tom Grunfeld nel suo libro sul Tibet. (20)
Alcuni monasteri avevano le proprie prigioni private, riporta Anna Louise Strong. Nel 1959, visitò una mostra di apparecchiature da tortura che erano state impiegate dai signori feudatari tibetani. C’erano manette di tutte le taglie, comprese quelle di piccola misura per bambini, e strumenti per mozzare nasi e orecchie, e spezzare mani. Per strappare gli occhi, c’era uno speciale copricapo di pietra, provvisto di due fori, che veniva premuto sul capo, così che gli occhi potessero gonfiarsi e deformarsi fuoriuscendo dalle orbite, facilitandone l’asportazione. C’erano congegni per tagliare le rotule e i talloni, o per azzoppare. C’erano tizzoni ardenti, scudisci e strumenti speciali per sventrare. (21)
L’esposizione presentava fotografie e testimonianze di vittime che erano state accecate o storpiate o che avevano patito amputazioni per furto. C’era il pastore il cui padrone vantava un debito nei suoi confronti in denaro e grano, ma che si rifiutava di pagare. Così il pastore si impossessò di una delle mucche del padrone; e per questo gli furono troncate le mani. Ad un altro guardiano di gregge, che si opponeva al dover concedere la moglie al suo signore, furono staccate le mani. C’erano fotografie di attivisti comunisti dai nasi e dalle labbra superiori troncati, e una donna che era stata violentata e che poi ebbe il naso mozzato. (22)
Il dispotismo teocratico era stato per anni il principio informatore. Nel 1895, un visitatore inglese in Tibet, il dr. A. L. Waddell scrisse che i tibetani erano assoggettati all’ “intollerabile tirannia dei monaci” e alle superstizioni diaboliche che essi avevano modellato al fine di terrorizzare le persone. Perceval Landon descrisse nel 1904 la regola del Dalai Lama come una “macchina da sopraffazione” e un “ostacolo ad ogni progresso umano.” Più o meno a quel tempo, un altro viaggiatore inglese, il Capitano W.F.T. O’Connor notava che “i grandi proprietari terrieri e i sacerdoti… esercitano ciascuno all’interno del proprio dominio un potere dispotico dal quale non c’è appello,” mentre il popolo è “oppresso dalla più mostruosa crescita di monachesimo e clericalismo che il mondo abbia mai visto.” I governatori tibetani, come quelli europei durante il medioevo, “forgiarono innumerevoli armi per asservire il popolo, inventarono leggende umilianti e stimolarono uno spirito di superstizione” fra la gente comune. (23)
Nel 1937, un altro visitatore, Spencer Chapman, scrisse: “…il monaco buddista tibetano non trascorre il proprio tempo provvedendo alle persone o ad istruirle, e nemmeno i laici prendono parte ai servizi dei monasteri o li frequentano. Il mendicante sul ciglio della strada non è nulla per il monaco. La conoscenza è una prerogativa dei monasteri custodita gelosamente, ed è strumentalizzata per aumentare la loro influenza e ricchezza...” (24)
Occupazione e rivolta
I comunisti cinesi occuparono il Tibet nel 1951, rivendicando la sovranità sul paese. Il trattato del 1951 stabiliva un apparente autogoverno sotto l’autorità del Dalai Lama, ma conferiva di fatto alla Cina il controllo militare e il diritto esclusivo di condurre le relazioni estere. Si rilasciava anche ai cinesi un ruolo diretto nell’amministrazione interna “per promuovere le riforme sociali.” Inizialmente, procedevano cautamente facendo affidamento per lo più sulla persuasione, tentando di attuare processi di cambiamento. Tra le prime riforme varate ci fu quella che riduceva i tassi d’interesse da usuraio, e costruirono alcuni ospedali e strade.
Mao Tze Tung e i suoi quadri comunisti non intendevano semplicemente occupare il Tibet. Desideravano la cooperazione del Dalai Lama nel trasformare l’economia feudale del Tibet in conformità con gli obiettivi socialisti. Perfino Melvyn Goldstein, che è solidale con il Dalai Lama e con la causa dell’indipendenza tibetana, ammette che “contrariamente all’opinione corrente in Occidente”, i cinesi “perseguivano una politica moderata. Avevano cura di mostrare rispetto per la cultura e la religione tibetane” e “permettevano ai vecchi sistemi monastico e feudali di continuare immutati. Fra il 1951 e il 1959, non solo non venne confiscata alcuna proprietà aristocratica o monastica, ma venne permesso ai signori feudali di esercitare una continua autorità giudiziaria nei confronti dei contadini a loro vincolati ereditariamente.” (25) Non più tardi del 1957, Mao Tze Tung cercò ancora di rafforzare una politica progressiva. Ridusse il numero di quadri cinesi e delle truppe in Tibet, e promise al Dalai Lama che la Cina non avrebbe portato a termine riforme terriere in Tibet per i sei anni successivi e oltre, se le condizioni non fossero ancora maturate. (26)
Nondimeno però, l’autorità cinese in Tibet arrecava grandi disagi ai signori e ai Lama. Ciò che li infastidiva più di ogni altra cosa non era che gli intrusi fossero cinesi. Nel corso dei secoli avevano visto cinesi andare e venire, godendo di buone relazioni con il Generalissimo e il regime reazionario del Kuomintang in Cina. (27) Effettivamente, l’approvazione del governo reazionario del Kuomintang era necessaria, per ratificare la scelta dell’attuale Dalai Lama e del Lama Panchen. Quando il giovane Dalai Lama fu investito della sua carica a Lhasa, ciò avvenne con un scorta armata di truppe di Chiang Kaishek e di un ministro cinese in carica, in conformità con una tradizione secolare. (28) Quel che preoccupava i signori tibetani e i Lama era che questi cinesi recenti erano comunisti. Si sarebbe trattato soltanto di una questione di tempo, ne erano certi, poi i comunisti avrebbero iniziato ad imporre le loro soluzioni ugualitarie e collettiviste sulla loro teocrazia altamente privilegiata.
Nel 1956-57 bande armate tibetane tesero un’imboscata al convoglio dell’Esercito di Liberazione del Popolo cinese (EPL). La sommossa ricevette il sostegno esteso e materiale della CIA, comprendente armi, provviste e l'addestramento militare per le unità di commando del Tibet. È ormai di conoscenza pubblica che fu la CIA a impiantare le basi di sostegno in Nepal, compiendo numerosi ponti aerei per le operazioni di guerriglia condotte all’interno del Tibet. (29) Nel frattempo negli Stati Uniti, la Società Americana per un'Asia Libera, un ramo della CIA, propagandava in modo dispiegato la causa di resistenza del Tibet. Il fratello maggiore del Dalai Lama, Thubtan Norbu, ha giocato un notevole ruolo in questo gruppo. Molti dei commando del Tibet e gli agenti che la CIA aveva paracadutato nel paese, erano dei capi di clan aristocratici o i figli dei capi. Il novanta per cento di loro non li conosceva nessuno nel paese, secondo una relazione della CIA. (30)
La ridotta guarnigione dell’EPL in Tibet non avrebbe mai potuto catturare tutti loro, se non avesse ricevuto il sostegno dei tibetani che non sostennero la rivolta. Questo dimostra che la resistenza ha avuto una base piuttosto stretta dentro il Tibet. "Molti Lama e molti membri laici dell'elite e molti dell'esercito del Tibet hanno sostenuto la rivolta, ma la maggioranza della popolazione non l’ha fatto e questo ha sancito il suo fallimento," scrisse Hugh Deane. (31)
Nel loro libro sul Tibet, Ginsburg e Mathos raggiungono una conclusione simile: "Gli insorti del Tibet non sono mai riusciti a raccogliere nei loro ranghi anche solo una consistente parte della popolazione, per non dire niente della maggioranza di essa. Per quanto può essere constatato, la gran parte della popolazione di Lhasa e della campagna contigua, non aderirono nonostante il tentativo di unirle nella lotta contro il cinese..." (32)
Alla fine la resistenza si sgretolò.
I Comunisti rovesciano il Feudalesimo
Qualunque presunta ingiustizia e qualunque presunta nuova oppressione furono introdotte dai cinesi in Tibet dopo 1959, essi di fatto hanno abolito la schiavitù ed il sistema di servi della gleba e l’utilizzo di mano d'opera non pagata. Hanno eliminato il sistema delle tasse, creato piani di nuovi lavoro, ridotto in gran parte la disoccupazione e la miseria. Hanno costruito i soli ospedali che esistono nel paese, e un nuovo sistema educativo, rompendo perciò il monopolio educativo dei monasteri. Hanno costruito i sistemi d’irrigazione per l'acqua e portato l’energia elettrica a Lhasa. Abolito il sistema delle flagellazioni pubbliche, le mutilazioni e le amputazioni come criminali forme di punizione. (33)
Il governo cinese ha espropriato anche le proprietà terriere e ha riorganizzato i contadini in centinaia di comuni. Heinrich Harrer ha scritto un libro di successo sulle sue esperienze in Tibet, che è diventato un film di Hollywood. (Solo dopo si è saputo che Harrer era stato un sergente nazista sotto Hitler. (34)
Egli narra che i tibetani resisterono orgogliosamente contro i cinesi e "che hanno difeso nobilmente la loro indipendenza... Erano predominantemente i nobili, i proprietari ed i Lama; sono poi stati puniti utilizzandoli per eseguire i lavori più bassi, come lavorare alla costruzione di strade e ponti. Furono poi ulteriormente umiliati, essendo usati per la pulizia delle città prima dell’arrivo dei turisti..." Dovevano anche vivere in un accampamento originalmente abitato da mendicanti e vagabondi. (35)
Dal 1961 centinaia di migliaia di acri precedentemente posseduti dai signori e dai Lama furono distribuiti agli affittuarii ed ai contadini senza terra. Nelle zone pastorali, le greggi che erano state possedute una volta dai nobili furono date alle comuni dei poveri e dei pastori. Miglioramenti ed investimenti furono apportati nell'allevamento del bestiame e per le nuove coltivazioni di verdure e di frumento e orzo, che furono introdotti per la prima volta; fu pianificato il sistema di irrigazione, che hanno portato ad un notevole incremento della produzione contadina. (36)
Molti rimasero religiosi come sempre, e liberi di dare le elemosine al clero. Ma la gente non fu più costretta a omaggiare o fare regali obbligati ai monasteri ed ai signori. I molti monaci che erano stati costretti negli ordini religiosi da bambini senza poter scegliere ora erano liberi di rinunciare alla vita monastica e così migliaia di essi, particolarmente quelli più giovani, tornarono alla vita civile. Il clero restante può vivere contando su minimi stipendi governativi ed un reddito supplementare guadagnato officiando ai servizi di nozze ed ai funerali. (37)
Le denunce fatte dal Dalai Lama circa le sterilizzazioni di massa e la deportazione forzata dei tibetani, fatte dai cinesi non hanno mai trovato conferme da alcuna prova.
Sia il Dalai Lama che il suo fratello più giovane e consigliere, Tendzin Choegyal, hanno sostenuto che "più di 1.2 milioni di tibetani sarebbero morti come conseguenza dell’”occupazione cinese”.(38)
Ad essi non importa come spesso nelle loro dichiarazioni, che i numeri dati siano sconcertanti e lasciano completamente perplessi.
Il censimento ufficiale del 1953 sei anni prima dell’arrivo dei cinesi, aveva registrato l'intera popolazione del Tibet, stabilendo la cifra di 1.274.000 abitanti.
Altre valutazioni avevano conteggiato circa due milioni di tibetani abitanti il paese. (39)
Se i cinesi avessero ucciso 1.2 milioni, città intere dell'inizio degli anni 60 e parti enormi della campagna, effettivamente quasi tutto il Tibet, sarebbe stato spopolato, trasformato in un enorme campo di concentramento, pieno di fosse comuni e cimiteri, di cui però non abbiamo trovato prove. La forza militare cinese nel Tibet non era abbastanza grande come numero, non avrebbe potuto sterminare materialmente tutta quella gente anche se avesse speso tutto il proprio tempo e attività, senza fare nient’altro.
Le autorità cinesi ammettono "errori" nel passato, specialmente durante la rivoluzione culturale 1966-76, quando le persecuzioni religiose raggiunsero un alto livello sia in Cina che nel Tibet. Dopo la rivolta verso la fine degli anni 50, furono migliaia i tibetani incarcerati. Durante il “grande balzo in avanti”, la collettivizzazione dell’agricoltura, la coltivazione forzata del grano furono imposte ai contadini, a volte con effetti disastrosi. Verso la fine degli anni 70, la Cina aveva ottenuto la completa pacificazione della situazione nel Tibet" ed ha provato a modificare e correggere alcuni errori commessi durante i due decenni precedenti." (40)
Nel 1980 il governo cinese iniziava una serie di riforme destinate ad assegnare al Tibet un grado sempre più grande di autonomia e di auto amministrazione. Ai tibetani venne permesso di coltivare propri appezzamenti di terra, vendere le eccedenze della raccolta, scegliere le coltivazioni più adatte al proprio sostentamento e per mantenere il bestiame e le pecore. Vennero ripristinate le comunicazioni con il mondo esterno ed i controlli di frontiera furono facilitati per permettere ai tibetani di visitare i parenti in India e Nepal. (41)
Le Elites, gli Emigrati ed il denaro della CIA
Per i Lama dell’alta società tibetana ed i signori, l'intervento comunista fu una calamità. La maggior parte di loro fuggirono all'estero, come il Dalai Lama, che scappò in un'operazione organizzata direttamente dalla CIA. Alcuni scoprirono con orrore che avrebbero dovuto lavorare per vivere. Quelle elite feudali che rimasero in Tibet e decisero di cooperare col nuovo regime, si trovarono davanti a nuove situazioni di vita non certo facili.
Eccone alcuni esempi: nel 1959, la giornalista Anna Louise Strong visitò l'Istituto Centrale delle Minoranze Nazionali a Pechino, che addestrava le varie minoranze etniche per il servizio civile o preparava per l'entrata nelle scuole agricole e mediche. Dei 900 studenti del Tibet presenti, la maggior parte erano servi in fuga e ex schiavi. Ma circa 100 erano di famiglie agiate del Tibet, inviate dai loro genitori in modo che avrebbero potuto ottenere posti favorevoli nella nuova amministrazione. Il divario di classe che divideva tra questi due gruppi di studenti era fin troppo evidente. Una nota del direttore dell'istituto diceva: “Quelli provenienti dalle famiglie nobili ritengono che in tutte le cose essi sono superiori. Si risentono di dover portare le proprie valigie, fare i propri letti, badare alla propria stanza. Questo, pensano, è un incarico da schiavi; si ritengono insultati perché pretendiamo che facciano questo. Alcuni non l'accettano e tornano a casa; altri alla fine l'accettano.
Il servo all’inizio ha paura degli altri e non può sedere con facilità nella stessa stanza con essi. In periodi successivi prossimo cominciano ad avere meno paura ma tuttavia continuano a sentire differenze e non riescono a mescolarsi. Soltanto con il tempo e la discussione continua raggiungono il momento in cui si mescolano facilmente e si sentono come studenti e persone, criticandosi o aiutandosi l'un l'altro, con normalità. (42)
Intanto fu fatto un patto nauseante dagli emigrati tibetani con l’Occidente ed il sostegno sostanzioso di agenzie americane per il mantenimento di un mondo fondato sulla disuguaglianza economica.
Dall’inizio del 1960 la comunità tibetana in esilio ha intascato segretamente 1,7 milioni di dollari all'anno dalla CIA, come accertato dalla documentazione rilasciata dal Ministero degli Affari Esteri USA nel 1998. Quando questo fatto è stato pubblicizzato, l'organizzazione del Dalai Lama ha emesso un comunicato ammettendo che aveva ricevuto alcuni milioni di dollari dalla CIA durante gli anni 1960 per inviare squadre armate di esiliati in Tibet per contrastare la rivoluzione maoista. Il Dalai Lama riceveva per sé 186.000 dollari, rendendolo così di fatto un agente ufficiale pagato dalla CIA. Anche i servizi segreti indiani l'hanno finanziato e anche altri esiliati tibetani. (43)
Egli si è sempre rifiutato di dire se egli o suoi fratelli hanno lavorato per la CIA. Anche l'agenzia si è rifiutata di commentare. (44)
Nonostante abbia sempre presentato sé stesso come difensore dei diritti umani, e per questo vinse il Premio Nobel per la pace nel 1989, il Dalai Lama ha sempre continuato a frequentare e avuto come consiglieri l'émigrazione aristocratica ed ogni altro reazionario, durante il suo esilio. Nel 1995, il Raleigh, il N.C. News e Observer ha messo in prima pagina una fotografia a colori del Dalai Lama mentre abbracciava il famoso senatore reazionario Repubblicano Jesse Helms, sotto il titolo: "Buddista Affascina l'Eroe della Destra Religiosa." (45)
Nel mese di aprile del 1999, con Margaret Thatcher, il papa Giovanni Paolo II ed il primo George Bush, il Dalai Lama ha fatto appello al governo britannico per liberare Augusto Pinochet, l'ex dittatore fascista del Cile e cliente da molto tempo della CIA, arrestato mentre visitava l'Inghilterra. Ha sollecitato che a Pinochet sia permesso ritornare alla sua patria e non costringerlo ad andare in Spagna dove era ricercato dai giudici spagnoli per crimini contro umanità.
Oggi, principalmente attraverso il “Fondo per lo sviluppo della democrazia” ed altri canali che sono rami della CIA, il Congresso degli Stati Uniti continua ad assegnare i 2 milioni di dollari annuali per i tibetani in India, con altri milioni supplementari per "le attività di democrazia" all'interno della Comunità tibetana in esilio. Il Dalai Lama inoltre ottiene i soldi dal finanziere George Soros, che sovvenziona la creatura della CIA Radio Free Europa/ Radio Liberty e altri istituti. (46)
La questione culturale
Ci è stato detto che quando il Dalai Lama governava il Tibet, la gente viveva in simbiosi armoniosa con i loro signori monastici e secolari, in un ordine sociale costituito da una cultura profondamente spirituale e nonviolenta. La relazione profonda del contadino al sistema di credenza sacra avrebbe loro dato una tranquilla stabilità, ispirata da insegnamenti religiosi umanitari e pacifici. Uno di questi è paragonato, nell’immagine idealizzata dell’Europa feudale, come presentato dai cattolici conservatori quali G. K. Chesterton e Hilaire Belloc. Per loro, la cristianità medioevale era un mondo di contadini contenti che vivono nel legame profondo dello spirito con la loro chiesa, sotto la protezione del loro signori. (47)
Siamo invitati ancora ad accettare una cultura particolare relativamente alle proprie condizioni, che significa accettarla come presentata dalle classi dominanti, da coloro che da essa traggono i maggiori profitti.
L'immagine della Shangri-La del Tibet non ha nessuna rassomiglianza con la realtà storica, poi trasformata in un'immagine romanticizzata dell’Europa medioevale. Si potrebbe dire che come cittadini del mondo moderno non possiamo afferrare le equazioni di felicità e dolore, contentezza ed abitudini, che caratterizzano di più "lo spirituale" e le società "tradizionali". Ciò può essere comprensibile e può spiegare perchè alcuni di noi idealizzano tali società. Ma ancora, un occhio sgorbiato è un occhio sgorbiato; una fustigazione è una fustigazione; e lo sfruttamento opprimente dei servi e degli schiavi è ancora una brutale ingiustizia di classe, qualunque abbellimento culturale si tenti. C’è una differenza fra un legame spirituale e la schiavitù umana, anche quando entrambi esistono parallelamente.
Sicuramente ci sono molte cose da deplorare circa l’intervento cinese. Negli anni 90, l’etnia Han, il più grande gruppo etnico, che rappresenta oltre il 95 per cento della popolazione generale della Cina, ha cominciato a muoversi in numero notevole verso il Tibet e varie province occidentali. (48)
Questi riassestamenti demografici hanno avuto sicuramente effetti sulle culture indigene della Cina e del Tibet occidentali… Alcuni dirigenti cinesi nel Tibet hanno assunto troppo spesso un atteggiamento di superiorità verso la popolazione indigena. Alcuni osservano i loro vicini tibetani come retrogradi e pigri, necessitanti di sviluppo economico e "educazione patriottica."
… Durante gli anni 90 diversi tibetani secondo molte informazioni sono stati arrestati, per attività separatiste e legami con la "sovversione politica."... (49)
…. Nel frattempo, la storia, la cultura e la religione tibetane sono trascurate nelle scuole. I materiali didattici sono comunque ancora in tibetano, anche se molto è indirizzato verso la storia cinese e le sue culture…(50)
Il nuovo ordine ha molti sostenitori.
Un articolo del Washington Post del 1999 scriveva che il Dalai Lama continua ad essere riverito nel Tibet, ma. . . pochi tibetani accoglierebbero favorevolmente un ritorno dei clan aristocratici corrotti che sono fuggiti con lui nel 1959 e che compongono la massa dei suoi consiglieri. Molti contadini tibetani, per esempio, non hanno interesse nella cessione della terra che avevano ottenuto durante la riforma fondiaria della Cina, espropriata ai clan aristocratici feudali. Gli ex schiavi del Tibet dicono anche che non desiderano che i loro precedenti padroni tornino al potere.
"Già ho vissuto una volta quella vita prima," ha detto Wangchuk, un ex schiavo di 67 anni con indosso i suoi vestiti migliori per il suo pellegrinaggio annuale a Shigatse, uno dei luoghi più sacri del buddismo tibetano. Ha detto che adorava il Dalai Lama, ma ha aggiunto, "non posso essere libero sotto il comunismo cinese, ma la mia vita è migliore di quando ero uno schiavo."(51) Nel sostenere il rovesciamento cinese della teocrazia feudale del Dalai Lama non devo approvare ogni cosa fatta circa il ruolo cinese nel Tibet. Questo punto è capito raramente dagli odierni aderenti della Shangri-La nell'occidente.
Il contrario è inoltre allineare. Criticare l'invasione cinese non significa che dobbiamo romanticizzare il regime feudale precedente. Una protesta comune fra i seguaci buddisti nell'ovest è che la cultura religiosa del Tibet sta per essere distrutta dalle autorità cinesi. Questo potrebbe essere.
Ma ciò che tratto qui è la presunta natura spirituale, ammirevole e primitiva di quella cultura pre-invasione. In breve, possiamo sostenere la libertà e l'indipendenza religiose per il Tibet senza dovere abbracciare la mitologia di un paradiso perduto. Per concludere, vorrei sottolineare che la critica proposta qui non è intesa come attacco personale al Dalai Lama. Egli appare sempre come un individuo abbastanza piacevole, che parla spesso di pace, di amore e di nonviolenza.
Nel 1994, in un'intervista con Melvyn Goldstein, ha voluto ricordare che fin da giovane egli era sempre stato per la costruzione di scuole, "macchine" e strade nel suo paese. Sostenne che aveva pensato che gli obblighi e le tasse imposti ai contadini "siano stati estremamente difettosi." Ed ha provato antipatia per il fatto che la gente era stata strozzata con i vecchi debiti, a volte passati di generazione in generazione. (52)
Inoltre ha creato "un governo in esilio" con una Costituzione scritta, un'assemblea rappresentativa ed altri aspetti democratici. (53)
Come molti sovrani di un tempo, il Dalai Lama dà l’impressione di essere più più preparato a parlare di potere invece che di esercitarlo. Se si tiene conto che ci ha messo quarant’anni di esilio, un'occupazione cinese per arrivare a proporre la democrazia per il Tibet e a criticare l’autocrazia feudale di cui lui stesso era la massima apoteosi.
Ma la sua critica del vecchio ordine arriva troppo in ritardo per convincere i tibetani. Molti di loro desiderano che possa tornare nel paese, ma sembra che relativamente pochi desiderino un ritorno all'ordine sociale che lui ha rappresentato.
In un libro pubblicato nel 1996, il Dalai Lama profferì una clamorosa dichiarazione che fece venire i brividi alla Comunità dell’esilio. Si legge in un capitolo: di tutte le teorie economiche moderne, il sistema economico marxista è fondato su principi morali, mentre il capitalismo è interessato soltanto al guadagno e al profitto. Il marxismo è indirizzato alla distribuzione della ricchezza su una base uguale e alla giusta utilizzazione dei mezzi di produzione. Inoltre esso è anche concepito sugli interessi della classe lavoratrice che è la maggioranza della popolazione, così come per il destino degli sfruttati e di quelli che hanno più bisogno, inoltre si preoccupa del destino di chi non è privilegiato e per le vittime dello sfruttamento imposto dalla minoranza. Per questi motivi il sistema fa appello a me e mi sembra giusto... Per questo motivo penso a me come mezzo marxista e mezzo buddista. (54)
E più recentemente nel 2001, mentre visitava la California, ha sottolineato che "il Tibet, è materialmente molto, molto indietro. Spiritualmente è abbastanza ricco. Ma la spiritualità non può riempire i nostri stomaci."
Questo è un messaggio a cui dovrebbero fare attenzione i ricchi e benestanti proseliti occidentali del buddismo che ritengono che esso non può essere confuso con considerazioni materiali, mentre romanticizzano il Tibet feudale. Al di là del buddismo e del Dalai Lama, quello che ho provato a sfidare è il mito del Tibet, l'immagine di un paradiso perduto, un ordine sociale che era poco più di un teocrazia dispotica e retrograda, fondata sulla schiavitù e sulla povertà, danneggiando così lo spirito dell’uomo, dove le più grandi ricchezze sono state accumulate da pochi potenti che vivevano al di sopra degli altri, approfittando del lavoro, del sangue e del sudore della maggioranza.
Per la maggior parte degli aristocratici tibetani in esilio, quello è il mondo a cui vorrebbero ardentemente ritornare. Esso è molto lontano dallo Shangri-La.
Michael Parenti
Versione dal francese:
Fonte:www.michelcollon.info
Link: http://www.michelcollon.info/articles.php?dateaccess=2005-08-24%2011:39:05&log=invites
21.11.2005
Versione italiana:
Fonte: www.resistenze.org/
Traduzione di ENRICO VIGNA, revisione a cura AM
Note:
1. Melvyn C. Goldstein, The Snow Lion and the Dragon: China, Tibet, and the Dalai Lama (Berkeley: University of California Press, 1995), 6-16.
2. Mark Juergensmeyer, Terror in the Mind of God, (Berkeley: University of California Press, 2000), 113.
3. Kyong-Hwa Seok, "Korean monk gangs battle for temple turf," San Francisco Examiner, December 3, 1998.
4. Gere quoted in "Our Little Secret," CounterPunch, 1-15 November 1997.
5. Dalai Lama quoted in Donald Lopez Jr., Prisoners of Shangri-La: Tibetan Buddhism and the West (Chicago and London: Chicago University Press, 1998), 205.
6. Stuart Gelder and Roma Gelder, The Timely Rain: Travels in New Tibet (New York: Monthly Review Press, 1964), 119.
7. Gelder and Gelder, The Timely Rain, 123.
8. Pradyumna P. Karan, The Changing Face of Tibet: The Impact of Chinese Communist Ideology on the Landscape (Lexington, Kentucky: University Press of Kentucky, 1976), 64.
9. Gelder and Gelder, The Timely Rain, 62 and 174.
10. As skeptically noted by Lopez, Prisoners of Shangri-La, 9.
11. See the testimony of one serf who himself had been hunted down by Tibetan soldiers and returned to his master: Anna Louise Strong, Tibetan Interviews (Peking: New World Press, 1929), 29-30 90.
12. Melvyn Goldstein, William Siebenschuh, and Tashì-Tsering, The Struggle for Modern Tibet: The Autobiography of Tashì-Tsering (Armonk, N.Y.: M.E. Sharpe, 1997).
13. Gelder and Gelder, The Timely Rain, 110.
14. Strong, Tibetan Interviews, 15, 19-21, 24.
15. Quoted in Strong, Tibetan Interviews, 25.
16. Strong, Tibetan Interviews, 31.
17. Melvyn C. Goldstein, A History of Modern Tibet 1913-1951 (Berkeley: University of California Press, 1989), 5.
18. Gelder and Gelder, The Timely Rain, 175-176; and Strong, Tibetan Interviews, 25-26.
19. Gelder and Gelder, The Timely Rain, 113.
20. A. Tom Grunfeld, The Making of Modern Tibet rev. ed. (Armonk, N.Y. and London: 1996), 9 and 7-33 for a general discussion of feudal Tibet; see also Felix Greene, A Curtain of Ignorance (Garden City, N.Y.: Doubleday, 1961), 241-249; Goldstein, A History of Modern Tibet 1913-1951, 3-5; and Lopez, Prisoners of Shangri-La, passim.
21. Strong, Tibetan Interviews, 91-92.
22. Strong, Tibetan Interviews, 92-96.
23. Waddell, Landon, and O'Connor are quoted in Gelder and Gelder, The Timely Rain, 123-125.
24. Quoted in Gelder and Gelder, The Timely Rain, 125.
25. Goldstein, The Snow Lion and the Dragon, 52.
26. Goldstein, The Snow Lion and the Dragon, 54.
27. Heinrich Harrer, Return to Tibet (New York: Schocken, 1985), 29.
28. Strong, Tibetan Interview, 73.
29. See Kenneth Conboy and James Morrison, The CIA's Secret War in Tibet (Lawrence, Kansas: University of Kansas Press, 2002); and William Leary, "Secret Mission to Tibet," Air & Space, December 1997/January 1998.
30. Leary, "Secret Mission to Tibet."
31. Hugh Deane, "The Cold War in Tibet," CovertAction Quarterly (Winter 1987).
32. George Ginsburg and Michael Mathos Communist China and Tibet (1964), quoted in Deane, "The Cold War in Tibet." Deane notes that author Bina Roy reached a similar conclusion.
33. See Greene, A Curtain of Ignorance, 248 and passim; and Grunfeld, The Making of Modern Tibet, passim.
34. Los Angeles Times, 18 August 1997.
35. Harrer, Return to Tibet, 54.
36. Karan, The Changing Face of Tibet, 36-38, 41, 57-58; London Times, 4 July 1966.
37. Gelder and Gelder, The Timely Rain, 29 and 47-48.
38. Tendzin Choegyal, "The Truth about Tibet," Imprimis (publication of Hillsdale College, Michigan), April 1999.
39. Karan, The Changing Face of Tibet, 52-53.
40. Elaine Kurtenbach, Associate Press report, San Francisco Chronicle, 12 February 1998.
41. Goldstein, The Snow Lion and the Dragon, 47-48.
42. Strong, Tibetan Interviews, 15-16.
43. Jim Mann, "CIA Gave Aid to Tibetan Exiles in '60s, Files Show," Los Angeles Times, 15 September 1998; and New York Times, 1 October, 1998.
44. Reuters report, San Francisco Chronicle, 27 January 1997.
45. News & Observer, 6 September 1995, cited in Lopez, Prisoners of Shangri-La, 3.
46. Heather Cottin, "George Soros, Imperial Wizard," CovertAction Quarterly no. 74 (Fall 2002).
47. The Gelders draw this comparison, The Timely Rain, 64.
48. The Han have also moved into Xinjiang, a large northwest province about the size of Tibet, populated by Uighurs; see Peter Hessler, "The Middleman," New Yorker, 14 & 21 October 2002.
49. Report by the International Committee of Lawyers for Tibet, A Generation in Peril (Berkeley Calif.: 2001), passim.
50. International Committee of Lawyers for Tibet, A Generation in Peril, 66-68, 98.
51. John Pomfret, "Tibet Caught in China's Web," Washington Post, 23 July 1999.
52. Goldstein, The Snow Lion and the Dragon, 51.
53. Tendzin Choegyal, "The Truth about Tibet."
54. The Dalai Lama in Marianne Dresser (ed.), Beyond Dogma: Dialogues and Discourses (Berkeley, Calif.: North Atlantic Books, 1996). www.reseau-asie.com/publication_standard/martens_g.jpg
Non posso che quotare ciò che ha riportato Hafis!
Da parte mia mi sento buddista una volta al mese, quando voglio farmi i cazzi miei, quando la mio egoismo raggiunge il massimo, quando in me prevale al posto di "i care" il "me ne frego", quando il mio spirito solidaristico va a farsi fottere...faccio come i cantanti inglesi e gli attori americani e... raggiungo il "nirvana".
HAFIS io riassumo al massimo e dico semplicemente "ma perchè non li lasciano in pace a meditare'" ?
meditare

se i cinesi li lasciassero in pace..forse forse....
Roba da pazzi.
...e nel giorno dell'accensione della fiaccola della Pace Olimpica, i PACIFICI manifestanti tibetani estendono le loro "meditazioni"...
poliziotto cinese ucciso a coltellate
Roba da Wasp.
poveri poliziotti, come quelli del kenya..uguali uguali..pronti a sparare sui poveracci...
sob... sigh..
Anche a Genova
Tibetani assassini,ammazzano poliziotti di un Paese straniero,che si è impadronito del loro.
Mi auguro che i monaci tibetani, TUTTA LA POPOLAZIONE TIBETANA, faccia mangiare sangue e polvere ai porci cinesi. In questa rivolta c'è il senso di quanto schifo abbia accumulato il governo cinese in tutti questi anni di dittatura, adesso perfino i fautori di un pacifismo naturale e profondo come quello buddista, si sono visti costretti a usare la violenza per autodifesa e per garantire il poter tramandare la loro identità ai loro figli come popolo.Ma avete idea dello schifo che è in atto in Tibet da anni e anni? Come la dittatura cinese cerchi di anniettare usi e tradizioni tibetane per rendere il popolo servo omologato al regime? Assolutamente l'Italia dovrebbe boicottare le Olimpiadi e fare,almeno una volta, la parte di un paese civile e non collezionista di continue figure di mer........in ciò che sono i rapporti di politica internazionale! Ma poi, come cavolo è stato concesso ai cinesi di ospitare le Olimpiadi? Come non bastasse essere a conoscenza delle loro continue violazioni dei diritti umani,lo sfruttamento minorile,l'orrore degli orfanotrofi, la pena di morte, le violenze sugli animali, di tutto!!!! Ma certo, dimenticavo......l'interesse economico e il leccaggio dell'Occidente dove lo mettiamo!? Ingenua io a fare certe domande...........Come non sapessi che davanti agli interessi si chiudono entrambi gli occhi!!!!
Maravera vorrei solo farti notare la differenza tra ki deve sostenere una kausa INGIUSTA, ed è kostretto a rikorrere a parolacce, aggettivi, avverbi altisonanti, toni alterati, sarkastici, ironici, e soprattutto tante, TROPPE menzogne, e ki invece si può permettere di snocciolare DATI KONKRETI, fatti e numeri SENZA dover recitare un melodramma teatrale: i FATTI:
la provincia AUTONOMA del Tibet gode di uno Statuto speciale all'interno della Repubblica Popolare Cinese; la lingua ufficiale della regione è il tibetano; le skuole adottano testi in lingua tibetana, e nei monasteri tibetani si pregano tutte le lezioni tibetane del buddismo; dal 1951 ad oggi (e qui faccio ammenda di un errore ke però, ahimé, NON FARà piacere ai teorici del "genocidio") la popolazione tibetana è AUMENTATA da 1.275.000 a 6.500.000 (!) "santi" individui; i kontadini tibetani koltivano da 58 anni terre ke prima appartenevano al Klero ed alla Nobiltà oggi in esilio, e di kui erano prima "servi della gleba";
per konkludere, Pechino ha invitato giornalisti stranieri a rekarsi a Lhasa per verifikare di persona, intervistare i parenti delle vittime, filmare e fotografare gl'incendi e i sakkeggi della "PACIFIKA" e illuminata protesta tibetana: prova a cerkare in rete, tra le pagine della nostra "libera e demokratika" informazione occidentale non troverai nulla, se non tracce distorte e kapovolte, kome se Pechino avesse kiesto di NASKONDERE, invece ke di MOSTRARE...!
Ki è ke kiude gli okki, Maravera, e SU KE KOSA??
Leggete un po' qui...non sono io che lo scrivo...ignorantelli!
Vi fidate dei mainstream media occidentali... vi lasciate subito prendere dalla superficialità con cui affrontano gli argomenti senza conoscerli...e poi sparate cazzate su cazzate.
L'articolo di Pankaj Mishra (scrittore e commentatore per New York Times, Guardian e New Yorker) è apparso sul Corriere della Sera del 25.3.2008...è un giornale filocinese?
Dopo essersi tanto sforzati di spiegare i tumulti di Lhasa, non pochi commentatori occidentali si sono convinti che non occorre in fondo sforzarsi più di tanto.
In che modo dipingere i tibetani, se non come l'ultimo di una lunga serie di popoli coraggiosi e decisi a ribellarsi contro il totalitarismo comunista?
I puntelli retorici della Guerra Fredda sono sempre a portata di mano. Il Wall Street Journal ha sentenziato che il nodo principale è la libertà religiosa. Pazienza se i manifestanti di Lhasa si sono scagliati contro gli immigrati han (l'etnia maggioritaria cinese) e non contro lo Stato cinese, o se le autorità di Pechino hanno sinora dato prova di relativa sobrietà, facendo un prudente passo indietro rispetto agli umori del ceto medio (in larghissima parte ostile alla minoranza etnica tibetana).
Quanto alla libertà religiosa, poi, il popolo tibetano non ne ha mai goduto come in questi ultimi anni sin dalla rivoluzione culturale. Smaniosi di calamitare sempre più turisti in Tibet, le autorità cinesi hanno contribuito alla ricostruzione di buona parte dei monasteri distrutti dalle Guardie Rosse negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, trasformandoli in nuove Disneyland del buddhismo. Il Tibet e il buddhismo tibetano hanno persino ispirato una «controcultura» tra i cinesi oppressi dalla nuova ricchezza.
A dirla tutta, l'economia tibetana ha superato il tasso di crescita medio della Cina, grazie ai generosi finanziamenti di Pechino e al milione e passa di turisti che ogni anno si recano in Tibet. Lo sconfinato entroterra rurale dà pochi segni di tale sviluppo, ma Lhasa, con i suoi shopping mall, le costruzioni in vetro e acciaio zeppe di uffici, i centri benessere e i saloni di massaggi, somiglia a una città della provincia cinese in pieno rigoglio. Pechino è fiduciosa che il nuovo collegamento ferroviario con Lhasa, grazie al quale i costi di estrazione dell'uranio e del rame tibetano si riducono notevolmente, possa favorire un kuayueshi fazhan (il modello di sviluppo «a salto di rana») sul piano economico, sociale e culturale.
È indubbio che il Tibet sia agganciato al processo di modernizzazione più rapido e straordinario della Storia: lo sviluppo del Dragone sul modello del capitalismo dei consumi, osannato dal Wall Street Journal e altri media finanziari in Occidente che hanno intravisto nella Cina il Santo Graal dei prodotti a prezzo stracciato e dei profitti societari astronomici. Per quale ragione, dunque, essi aspirano all'indipendenza? Come mai, per dirla con l'Economist, «anni di rapida crescita economica che, negli auspici della Cina, avrebbero dovuto smorzare le istanze separatiste, hanno invece dato l'esito opposto»?
In primo luogo, i cinesi non si sono curati di interpellare i tibetani quanto al modello di crescita economica da essi auspicato. A tale riguardo, quanto meno, l'impotenza politica dei tibetani non si discosta molto da quella delle centinaia di milioni di poveri cinesi strappati alle loro radici dal patto faustiano tra il Dragone e il capitalismo dei consumi. (...) Va anche detto, tuttavia, che l'ordalia tibetana andava annunciandosi da tempo. Prima che la nuova linea ferroviaria desse un eccezionale impulso all'immigrazione han, la popolazione cinese «fluttuante» composta da lavoratori immigrati, criminali, avventurieri e prostitute ha rappresentato una maggioranza soverchiante in città tibetane come Lhasa, Gyantse e Shigatse.
La metà della popolazione di Lhasa, in particolare, è composta da cinesi han, proprietari della maggior parte dei negozi e attività commerciali della città.
Favorendo decisamente le aree urbane a scapito di quelle rurali, lo sviluppo secondo il modello cinese non può che esacerbare la sperequazione economica e mettere a repentaglio le tradizioni, tra cui lo stile di vita delle popolazioni nomadi.
Non sorprende, pertanto, che la scommessa post-Tienanmen di Deng Xiaoping (per cui gli individui, drogati dalla ricchezza, avrebbero cessato di invocare il cambiamento politico) sia fallita in Tibet. (...) La crescita della Cina, insistono i leader di Pechino, avverrà «in modo pacifico». Non è detto che non abbiano ragione, se il Paese saprà rinunciare alle invasioni e occupazioni cui fece ricorso il Giappone nel tentativo di modernizzarsi e tener testa alle potenze imperiali dell'Occidente. È abbastanza evidente, tuttavia, che la Cina ha in parte dispiegato — ieri nello Xinjiang e oggi in Tibet — gli stessi strumenti del colonialismo «interno» adottati dagli Stati Uniti durante l'espansione verso Ovest. Sospinta da un'insaziabile sete globale di mercati di consumo e risorse naturali, la Cina non ha fatto molto per placare i timori che i tibetani diventino ben presto gli emuli degli indiani d'America che languiscono nelle riserve. (...)
L'aspetto più sorprendente dell'esplosione della rabbia tibetana, in realtà, è che non sia avvenuta prima. Le cronache televisive di tibetani intenti ad aggredire gli immigrati han stanno ora rinfocolando il nazionalismo del ceto medio nelle città più ricche della Cina costiera. I cinesi benestanti sostengono la dura repressione degli «ingrati» tibetani. (...) Tuttavia, i tibetani hanno oramai capito di avere dinanzi a sé una modernità capitalista più distruttiva nei confronti della tradizione, e più spietatamente profittatrice delle terre sacre su cui essi vivono, di qualsiasi altro nemico che abbiano incontrato nella loro tormentata storia.

ki va fatje,oggi sono passato in biblioteca e non stavi lavorando,non perdere tempo a scrivere le caxxate,fatijjjjjjjjjjjjj speranzone

pof pof Hafis hai copiato un polpettone sul buddismo,sui servi della gleba ecc,sugli abitanti,1 milione,2 ,3, sui sopravvissuti e via dicendo,ma il discorso è un altro.La Cina ha invaso un Paese straniero,nel 1950,se ne tornasse a casa sua,per te cio' non è avvenuto,oppure ritieni legittimo che i Cinesi l'abbiano invasa,perchè,nel 1700 c'erano loro,tutto qua.Che c'entra il buddismo,pacifico o violento?Oppure le impressioni di un giornalista o di uno scrittore sulla religione o sulle liberta' religiose?Oppure la propaganda usa(che fa business con la Cina)?Il Tibet è dei Tibetani o dei Cinesi?Questo è il succo del discorso.
Oltre a boicottare le Olimpiadi, propongo che ognuno di noi boicotti tutto ciò che viene dalla Cina... :
Nike, Fiat, Opel, Fila, GM, Motorola, Volvo, Volkswagen, Adidas, Reebook, Nissan, Quasi tutte le marche di computer, American Hygienics Corporation ( i vasi del cesso), Sterling, Vivalux, Wal-Mart Stores , J.P. Morgan Chase & Co.,
Exxon Mobil, Berkshire Hathaway,
General Motors , Verizon Communications ,
Chevron, Hewlett-Packard,
ConocoPhillips, Intl. Business Machines,
General Electric , Valero Energy ,
Ford Motor, Home Depot ,
Citigroup, McKesson ,
Bank of America, Cardinal Health,
American Intl. Group , Morgan Stanley , Honda, Samsung, Toyota, Petronas, Mitsubishi, Sony, LG, Sinopec, Johnson & Johnson, Novartis, Roche Group, Merck...
e anche di altre centomila industrie e compagnie europee e mondiali che hanno impianti ed enormi interessi in Cina.
Il Tibet è dei Tibetani o dei Cinesi?
...ma perké su lancianoit i realisti devono essere sempre PIU' REALISTI del RE??
i Tibetani NON L'HANNO MAI KIESTA, l'indipendenza...! l'ho skritto anke sopra, i kommenti del "santo" Dalai Lama sono pieni di kiarimenti, su questo punto; NON VOGLIAMO LA SECESSIONE... kosa volete, dargliela per forza??
per una volta come non quotare ki?

Oltre a boicottare le Olimpiadi, propongo che ognuno di noi boicotti tutto ciò che viene dalla Cina... :
Nike, Fiat, Opel, Fila, GM, Motorola, Volvo, Volkswagen, Adidas, Reebook, Nissan, Quasi tutte le marche di computer, American Hygienics Corporation ( i vasi del cesso), Sterling, Vivalux, Wal-Mart Stores , J.P. Morgan Chase & Co.,
Exxon Mobil, Berkshire Hathaway,
General Motors , Verizon Communications ,
Chevron, Hewlett-Packard,
ConocoPhillips, Intl. Business Machines,
General Electric , Valero Energy ,
Ford Motor, Home Depot ,
Citigroup, McKesson ,
Bank of America, Cardinal Health,
American Intl. Group , Morgan Stanley , Honda, Samsung, Toyota, Petronas, Mitsubishi, Sony, LG, Sinopec, Johnson & Johnson, Novartis, Roche Group, Merck...
e anche di altre centomila industrie e compagnie europee e mondiali che hanno impianti ed enormi interessi in Cina.
Una settimana di rivolta in Tibet- provocata dal 49esimo anniversario della rivoluzione del '59,dalla decisione americana di depennare la Cina dalla lista dei 10 paesi ch calpestano i diritti umani- è finita con centinaia di morti e la sostanziale indifferenza del mondo. I cinesi invasero il Tibet nel '51 ,repressero col sangue la rivolta del '59 mandando in esilio il Dalai Lama e operarono subito secondo un metodo usuale e secolare : non semplicemente sottomettere ma anniettare il popolo conquistato. l'anniettamento avviene invadendo l paese cn migliaia di uomini di etnia Han(ossia il 95% dei cinesi che ,nei millenni, non si sono mai mescolati con nessuno), si annettono all'etnia Han i figli delle coppie miste si cancellano,per quanto possibile, i segni delle antiche tradizioni locali e si apre il paese agli apporti della cultura dominante.Per raggiungere il suo obiettivo,Pechino ha fatto investimenti imponenti e tutti in perdita: La ferrovia che ,per 5000 metri,si arrampica fino a Lhasa e che seve all'invasione dei coloni,le antenne TV portate finoai più sperduti villaggi in modo da inculcare la cinesizzazione pure nei pastori di pecore e di yak. Su sei millioni di tibetani Pechino ha sovrapposto otto millioni di coloni. Gli Han sono,oggi,la maggioranza ma le due etnie non si sono mescolate, i tibetani non parlano cinese e vivono in zone separate. Per contro gli invasori applicano al popolo sottomesso ogni forma di discriminazione. I rivoltosi hanno acceso i riflettori su questa situazione ben nota,speravano che,con le Olimpiadi in casa, Pechino non avrebbe avuto il coraggio di fare carneficine , speravano nell'appoggio del resto del mondo.Ma il mondo ha risposto facendo ben capire che la Cina è troppo potente, i vari Bush,Sarckozy,Solana saranno presenti all'inaugurazione e chi se ne frega se la Cina è brutta,sporca e cattiva! Non lo siamo un pò tutti?! Il Dalai Lama ha dichiarato che il suo popolo chiede solo maggiore autonomia e la fine del genocidio culturale, le sue parole hanno ,però, solo prodotto qualche colto articolo,qualche invettiva da parte dei pochi sensibili ai diritti umani . Niente di più,per il resto solo l'indifferenza i un occidente che ha bisogno del denaro asiatico. Insomma lo schifo dello schifo. Dici,Hafis,che questa è una causa ingiusta? Che pensare di te se la consideri tale? Pechino ha invitato i giornalisti stranieri per accertarsi di persona? Non mi sembra la prima volta che si fanno inviti del genere e si fà trovare, guardacaso, esattamente quello che si vuole far trovare,intervistare chi si vuole far intervistare, mostrare quello che si vuole mostrare......E' un arte antica comune a molti paesi che hanno rogne da nascondere. Adesso dimmi, chi chiude gli occhi e su cosa ?! I miei sono ben spalancati da molto tempo.......i tuoi sono ancora socchiusi a seconda di quello che conviene, un vero cinese,insomma!
E per quello che riguarda il boicottaggio, visto che è già stato fatto in tempi passati sempre alle Olimpiadi, sarebbe l'unico gesto degno di rispetto da parte di paesi, esempio il nostro, che si fregiano dell'orgoglio di far rispettare i diritti umani, paesi che hanno firmato documenti e che si battono pure per i diritti delle Balene!!!!!! Certo, sarebbe il massimo anche rinunciare a tutti quei prodotti che elencate, sarebbe veramente sperare troppo! sperare che ,finalmente, non ci sia più servilismo davanti al potere economico, sperare che ,prima di tutto, venga sempre l'uomo. Ma , ognuno nel suo piccolo, un gesto di boicottaggio lo si può fare, non compro le Nike, i vasi del gabinetto solo Ginori, non compro prodotti cinesi nei negozi cinesi, e non guarderò le Olimpiadi che , pure se cavolata, sarà il mio modo per dire no. Essere servili è unicamente una nostra scelta, si può sempre dire No e, finchè possiamo farlo liberamente, è un nostro dovere dirlo anzi URLARLO. Io scelgo.
Certe ca si fregne addavere Hafis, a parte che leggere tutti i tuoi polpettoni richiederebbe una volonta' che non ho ,altrimenti avrei 3 lauree.Stasera ho scoperto(prima no,perchè i tuoi precedenti interventi,sulla questione,erano troppo lunghi),grazie a te, che c'è un popolo che non vuole l'indipendenza da un altro,sulla propria terra,anzi vuole continuare ad essere amministrata per sempre da un governo straniero.Naturalmente qualche testa calda non è d'accordo e si fa manipolare da perfidi occidentali,come Pannella ,alla vigilia delle olimpiadi,per ammazzare poliziotti e coloni cinesi.Pannella,naturalmente, è corrotto dalle multinazionali,dagli Inglesi e dai nordamericani(complici a loro volta del Cinesi,pecunia non olet)che vogliono boicottare le olimpiadi,per farle svolgere a pozze paiare. Per te sono balle quello che dico io e per me sono balle quelle che dici tu.Che vu fa,lu monne ie varie.
Ma insomma, per finire, sono stati i Tibetani ad uccidere gli Han oppure gli Han i Tibetani?
Qui sta il busillis!
ma quali polpettoni? io ho postato solo UN artikolo di tale Michael Parenti, ke deskrive un Tibet medioevale kon 200.000 skarsi tra Nobili e Klero, PROPRIETARI dell'intera regione, e 1000000 cirka di SKIAVI, nel 1951, all'atto dell'invasione cinese, ke portò, tra i "dettagli", la redistribuzione delle terre e l'abolizione della skiavitù e della pratika delle mutilazioni... ovvero semplicemente una versione "un po' diversa" dalle melense POLPETTINE hollywoodiane di favoleske perdute Shangri La...
per il resto, ho postato solo VIDEO... video senza troppi kommenti, oltretutto, video KE PARLANO DA SE'...!
Il Dalai Lama ha piu volte detto di non volere l indipendenza del Tibet
...ma soprattutto...
Pannella,naturalmente, è corrotto dalle multinazionali,dagli Inglesi e dai nordamericani
nettamente, il resto... complici a loro volta del Cinesi,pecunia non olet
...PURTROPPO per i Wasp, non è vero; i Cinesi se li stanno KOMPRANDO, banka dopo banka, azienda dopo azienda, e l'unika via d'uscita ke hanno, i Wasp, è AGITARE KONFLITTI ETNICI e FOMENTARE ODII RAZZIALI... (kosovo, Cecenia, Tibet, Darfur, Somalia...)
Scusami Ki, mica tanto busillis! I cinesi sono queli che, con la propria superiorità numerica, hanno sogiogato un popolo che, comunque, guerrafondaio non è. La maggioranza pastori,coltivatori e monaci! Del resto la preoccupazione del governo cinese è sempre stata di non consentire al Tibet un contatto agevole con le aree più accessibili (stati Himalaiani e regione indiana) per non alimentare sentimenti autonomistici e indipendentisti, quindi anche commercialmente la popolazione tibetana subisce le decisioni governative. Insomma sembra chiaro chi uccide chi.......Pensa che anche l'accrescimento naturale è rallentato dalla maggioranza di giovani uomini che sono monaci! Non è un popolo dedito alla violenza e al sopruso ma, in piena ragione, ora dimostra di voler dire basta al sopruso del conquistatore e caccia le unghie.......mi sembra più che lecito! Visto poi che ,mai come in questo caso, aiutati che Dio ti aiuta ,considerando la completa indifferenza mondiale..........
considerando la completa indifferenza mondiale
...Maravera stavo quasi per risponderti argomentatamente ma, di fronte a quest'ultima frase, sinceramente, MI SONO ARRESO...
ma ti pagano?

gugolnius
...è un'ORGIA POLIFONIKA di sdegno, giornali telegiornali kapi di stato ke minacciano, centinaia, migliaia di artikoli TUTTI UGUALI, in ognuno dei quali si ripete ossessivamente ke "NESSUNO PARLA DEL TIBET"...
...insomma sarebbe ora di dire KE KOSA SI VUOLE... il ripristino della situazione antecedente al 1951?
rimozione delle rotaie e degli asfalti, smantellamento delle linee elettrike, fognature, acquedotti, ospedali;
restituzione delle terre ai LEGITTIMI PROPRIETARI in esilio da 50 anni, nobili ed alti prelati, cirka 30.000 persone, e riduzione degli oggi 6.500.000 di tibetani in kondizione di skiavitù;
PULIZIA ETNIKA della Regione kon deportazione dei tibetani non etnikamente puri in luoghi di gradimento del "perfetto"??
piu' o meno una kosa kosì?
No,non ho bisogno di essere pagata per non avere paraocchi e padroni, la mia mente è libera e invendibile.Tu,piuttosto, prendi soldi dai cinesi? Hai una fornitura a vita di involtini primavera? Ogni tanto rifletti sulle baggianate che scrivi e fatti un corso di storia e cultura . Magari si, smantellerei volentieri un pò di cose che non sono certo servite ai tibetani ma ai colonizzatori, perchè credo che nessuna rotaia valga la libertà di un popolo, la dignità umana, il diritto alle proprie tradizioni, alla propria lingua, al proprio posto nel mondo, soprattutto quando niente è stato chiesto ma tutto è stato imposto con la più bieca violenza.
baggianate che scrivi...fatti un corso di storia e cultura
...un aiutino? quali sono? 
Usa meno acca quando scrivi e fatti una bella letta di libri di storia,geografia, saggi, scegli autori diversi e fai un giro nei diversi punti di vista, poi fattene uno tuo basato sul sapere,sulla conoscenza dei fatti nudi e crudi anche se questo ti porterà a rinunciare a qualche involtino!
Pardon: Kappa, no acca.
...vabbò và, so kapìte... finiti gli argomenti, kominciano insulti e faccine...
è un gioko ke non m'interessa... buonanotte
Finito gli argomenti? Quali insulti? Mi sembra che sei tu a non sapere dove arrampicarti...............buonanotte.
Tu hai le tue fonti,io le mie Hafis.Le mie dicono che i wasp(antipaticissimi) fanno business con i Cinesi,le tue dicono che si stanno comprando banche ed aziende,sempre di business,comunque, si tratta.Perchè,inoltre ,paventi la situazione peggiore?Pulizia etnica,schiavitu',perchè non una democrazia?Le strutture restino dove sono,i Cinesi non le hanno costruite per magnanimita' nei confronti degli occupati,ma per i loro interessi.Allo stesso modo,i Romani,gli Inglesi,i nazisti,hanno costruito strutture ,nelle terre da loro conquistate e depredate e le hanno lasciate dov'erano,quando,finalmente,hanno dovuto sloggiare.A volte un avverbio omesso o aggiunto cambia il senso delle dichiarazioni.Se il Dalai Lama dichiara:vogliamo solo maggiore autonomia,ha un senso.Se invece dichiara:vogliamo,almeno,maggiore autonomia,ha un altro senso.Oppure puo' darsi,che lui, per adesso,si accontenti di maggiore autonomia,non potendo avere di meglio.Non sono il depositario della verita',ma nemmeno tu.Non comprendo la differenza che trovi sull'occupazione del Tibet da parte dei Cinesi e l'occupazione dell'India e di tanti altri Paesi,,da parte degli Inglesi(che tu biasimi,ed anch'io).Anche in quel caso gli Inglesi non volevano mollare l'India,perchè dicevano,l'India sarebbe andata distrutta dalle lotte di religione e di caste,e ,soprattutto, avrebbero dovuto abbandonare le strutture da loro costruite.Anche in India Gandhi non parlo' all'inizio di indipendenza,ma solo di maggiore autonomia,fino a quando non invito' apertamente gli Inglesi ad andarsene per sempre a fare in culo nella loro isola,che ai casi loro ci avrebbero pensato gli Indiani.Qual è la differenza per te?Io non ne vedo nessuna.
una ce ne vedo io...
che gli inglesi alla fine se ne sono andati dall'india...
mentre i cinesi il tibet non lo molleranno mai e poi mai...
waiting for taiwan...
A Taiwan trionfa il dialogo con Pechino
spiacente Celestini, è quello ke cerkavo di dire anke a Cappellini, ma sono stato frainteso... sono i CINESI, ke si stanno komprando l'Amerika, e i Wasp, per non sokkombere, fomentano odii razziali ed etnicismi, kome in Kosovo, Cecenia, Tibet... kol SOSTEGNO ATTIVO di Pannella e kompari sbraitanti...
...e a Taiwan la rikka e potente Cina komincia a piacere più dei lontani Stati Uniti e dei loro dollari svalutati...
No Hafis,non ti ho frainteso,la penso solo diversamente da te ,a quanto pare, o meglio ancora,abbiamo impressioni diverse su questa questione.Dopotutto possiamo avere solo delle impressioni,sia io che te, su certi argomenti.Le certezze le hanno solo i protagonisti principali delle vicende delle quali parliamo.
Questa è la Cina. Chiedo scusa per la dimensione della foto.
Cara Mara, volevo solamente risalire alla scintilla che ha provocato tutto questo caravanserraglio, che guarda caso avviene pochi mesi prima delle Olimpiadi.
Mi sembra che tutto sia stato organizzato bene e con precisione. Accendere la miccia e poi stare a vedere cosa succede!
Ti ricordi per quale motivo furono boicottate le Olimpiadi di Mosca?
Afghanistan! Che ipocrisia!
Se si misurasse con il metro dell'ipocrisia nessun Paese occidentale potrebbe mai più organizzare eventi sportivi e gli USA per primi...quanti crimini stanno commettendo ora, mentre noi discutiamo su questo forum!
Tutto, mentre io rimango dell'opinione che la Cina sia lo Stato che mostra, attualmente, più di tutti gli altri, la virulenza e la violenza del capitalismo.
Niente socialismo! E' profondamente sbagliato parlare di "socialismo" per la Cina. Ci vuole molta fantasia, opportunismo e malafede.
Di uno Stato che, in modo speculare agli USA, in quanto a crudeltà, amministra la giustizia con metodi medievali e violenti...può dirsi, solo ,che è "FASCISTA".
Sono d'accordissimo con te Ki,nel 1980 fu una grande ipocrisia boicottare le olimpiadi a Mosca e non basta,inoltre,aggiungere l'aggettivo democratico al nome di una nazione,per definirsi tale.La Cina dovrebbe chiamarsi repubblica popolare antidemocratica,non solo la Cina,ma tutti gli stati,che,pur avendo la democrazia dentro i loro confini,impongono la dittatura agli altri per i propri interessi,come fecero,per esempio, gli Usa nel Sudamerica.Molte volte si puo' essere fraintesi,se uno accusa la Cina di violazione di diritti umani,gli rispondono che è d'accordo invece sulle violazioni dei diritti umani in altre parti,con la complicita' degli Statunitensi.Niente di piu' errato,almeno per quanto mi riguarda.
Carissimo Ki, mi dispiace per te che cerchi sempre di ribattere sugli stessi argomenti, ma non puoi proprio paragonare il fascismo con la Cina. Stai facendo brutte figure peggio di Veltroni.
Comunque sia, la Cina vuole le Olimpiadi e il diritto di continuare ad ammazzare la gente come gli pare. Mi sembra che sia più che giusto che tutto questo succeda proprio prima dell'inizio delle Olimpiadi. Quale migliore occasione per mettere la Cina sotto pressione?
Anvedi hai smostrato un post per mostrare l'esekuzione di due donne... volendo se ne potrebbero postare OTTANTATRE...! tanti sono gli stati ke prevedono la pena di morte, kompresi gli Stati uniti, e il Vatikano... ma non mi pare ke sia questo l'argomento del post... qui si diskuteva di ki ha aggredito ki, e perké:
rivoltosi armati hanno ucciso civili bruciandoli e akkoltellandoli, in un Paese in kui vige la pena di morte, e molto probabilmente molti di loro saranno giustiziati, kome avviene in Arabia Saudita, Iraq, Iran, Stati Uniti e kompagnia bella... questi rivoltosi, per quanto siano riusciti ad esprimere per bokka dei loro sedicenti rappresentanti, NON kiedono la secessione, ma una non meglio precisata "identità kulturale"... kome se preokkupati della skomparsa del dialetto di Orgosolo, gli abitanti, "per protesta", assalissero ki non parla la loro lingua e li bruciassero nei loro negozi... io kredo ke nessuno stato del Mondo avrebbe reagito diversamente da kome ha reagito la Cina, mandando la polizia e arrestando e ricerkando i responsabili... è quello ke è avvenuto a Genova, kon abusi anke lì, ben dokumentati; Carlo Giuliani aveva aggredito kon una trave i militari armati e, si fosse stati a Baghdad, Singapore, Buenos Aires, Tokyo o Frankoforte, una pallottola in fronte era il MINIMO ke si potesse aspettare... non è un fatto di demokrazia, è un fatto di "BUON SENSO"...!!!! lo stesso buon senso ke io kiedo a VOI, molti dei quali sono sikuro stanno sostenendo emotivamente e moralmente questa kausa IN BUONA FEDE: a ki ha organizzato questa manifestazione VIOLENTA e ben programmatamente MOLTO SPETTAKOLARE, non interessa un beneamato del Tibet e dei tibetani... li ha solo usati per mettere in diffikoltà un rivale ekonomiko; NON KURANDOSI minimamente degli effetti ke una rivendikazione di tipo etniko, razzista, e portata avanti kon metodi violenti, può provokare in una zona del Mondo NON PROPRIAMENTE progredita; voi pensate di stare facendo del bene ai tibetani sostenendoli mentre bruciano Cinesi? Il vostro "BUON SENSO" non vi avverte ke MOLTO PROBABILMENTE state kontribuendo ad accendere un fuoko di odio etniko di kui NON SI GIOVERà NESSUNO, né cinesi né tibetani, e si finirà per akkoltellarsi tra poveracci per strada? Sporkando per di più un'Olimpiade? ...è molto triste, tutto ciò, un momento KUPO della Storia dell'umanità...
Il fascismo è l'essenza del male.
Ma vi rendete conto?! Il problema Tibet va avanti da secoli, non è storia di oggi, non si tratta di difendere un dialetto ma una identità sociale,religiosa, linguistica che è stata anniettata dal governo cinese. Se a un popolo togli la lingua già gli hai tolto il 90% di storia, se gli neghi il riconoscimento in quanto popolo con una identità rappresentata dalla lingua e dal proprio ordinamento sociale ,vuol dire che quel popolo non esiste più! Tutto questo è stato ottenuto con la violenza e il soppruso! Cosa vi serve di più! Non è storia uscita a caso prima delle olimpiadi, è storia che va avanti da sempre ma , i media, ne danno risalto quando fa comodo,certo che concordo, ma non significa che i fatti non esistono! Semplicemente escono fuori quando ci sono episodi più eclatanti, ma non dipende certo dal popolo tibetano che ,ogni giorno, combatte una sua battaglia per difendersi dall'orrore! Hafis,quanto sei immaturo e limitato! Mi fai rabbia! Primo, è assurdamente semplicistico parlare di un dialetto , a te non sarà ben chiaro il concetto di identità culturale, eppure sei tra quelli che aborrono lo studio del'inglese perchè " Bisogna prima conoscere la propria lingua!" La tua la difendi e non capisci chi difende la propria per poter esistere senza farsi cancellare? Sei assurdo! Anche per i fatti di Genova lo schifo non è certo venuto da chi ha,in modo sacrosanto,manifestato ma dalle forze dell'ordine serve dello stato.Ho sempre detto che, per me, fascismo e comunismo sono la stessa pianta. Dove c'è dittatura, soppruso, violenza e negazione dell'identità di un popolo, o lo chiami comunismo o fascismo il risultato non cambia. Questo sta succedendo in Tibet da 90 anni , vedetela come vi pare, ma la realtà è questa.
ma questi sono dei temi
mo me li stampo e me li leggo stanotte
Il problema Tibet va avanti da secoli
Questo sta succedendo in Tibet da 90 anni
I cinesi invasero il Tibet nel '51
...stampati soprattutto queste cifre INKONTROVERTIBILI, Crasso, incidile NEL MARMO...
fatti una bella letta di libri di storia,geografia
magari levassero le tende anche dall'italia!!!
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cho yon
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