Cultura & Attualità

Castel del Monte
Messaggio del 08-01-2005 alle ore 10:58:57
Ecco alcune delle caratteristiche particolari ed affascinanti di questo splendido monumento.
Il castello, che come tutti sanno era la residenza di Faderico II in puglia, è innanzitutto uno strutturato gnomone in cui la luce solare dei solstizi e degli equinozi foma ombre coincidenti con punti definiti dell'edificio.
Tali corrispondenze astronomiche risiedono nel calcolo puro e su precise corrispondenze geometrico/trigonometriche. Tale gioco di luci/ombre aveva inoltre il centro nella scomparsa vasca ottagonale che occupava il centro del cortile.
L'ottagono di quest'ultimo poi, ha tutti i lati disuguali e tali differenze sono collegabili al valore dell'inclinazione dell'asse terrestre per il fenomeno della precessione degli equinozi.
Calcoli, proporzioni matematiche, osservazioni astronomiche: tutto ricorda che i costruttori di Castel del monte avevano un disegno lucido e sofisticato, per il quale tra l'altro, il sole ai solstizi sull'orizzonte di Castel del Monte, viene a comporre un rettangolo i cui lati sono in rapporto aureo.
Tale rapporto è inoltre rilevabile in molti punti particolarmente significativi dell'edificio.
L'unità di misura impiegata nel progetto è il cubito sacro (circa 55 cm), derivante direttamente dal cubito di che i costruttori del tempio di Salomone utilizzarono in Gerusalemme.
Dato tutto ciò, si può ipotizzare che il castello ben lungi dall'essere una semplicissima "residenza di caccia" dell'imperatore (che tra l'altro è famoso per la sua cultura illuminata e le predilezioni per gli scritti di alchimia ed esoterismo), possa piuttosto essere stato concepito come sorta di tempio laico.
Tra l'altro ciò sembra essere confermato dal fatto che si entarva atraverso un portale, per disegno e per misure rappresentazione dell'uomo (come negli edifici sacri egiziani). Di qui si procedeva in un vero e proprio percorso iniziatico denso di suggestioni, con allusione al cosmo ed alla magia, per effettuare un viaggio tra i quattro elementi e culminante con la statua della Sophia, rappresentata in un rilievo scolpito, dove una dama in abito greco viene riverita da un gruppo di cavalieri (templari?).
Messaggio del 08-01-2005 alle ore 11:24:59
Analogie con Santa Maria Maggiore:
La chiesa doveva trovarsi in origine al centro di una regolare schacchiera di strade con un identico numero di vicoli a destra e a sinistra. Lo gnomone potrebbe essere identificato con la colonna che si trova davanti, anzi in mezzo alla scalinata del portale del Petrini (che all'epoca era però il retro della chiesa). L'intero quartiere, la civita nova, godeva di una serie di infrasrutture molto importanti, numerossimi pozzi per l'approvvigionamento idrico fosse da butto nei piani terreni che non erano destinati ad abitazione per i rifiuti solidi, e soprattutto "Le ruvelle" utilizzate per far defluire rapidamente le acque nere dal perimetro della città. Infatti mentre in tutte le altre città medievali i rifiuti venivano gettati per strada a Lanciano esse venivano fatte defluire verso l'esterno con degli appositi canali in declivio che erano scoperti in modo che le acque piovane potessero periodicamente ripulirli. Sembrerà un fatto secondario ma Lanciano ha avuto molte meno epidemie dei centri vicini.
Per quanto riguarda la chiesa il portale d'ingresso, quello laterale, è identico nel disegno a quello di Castel del Monte o meglio è vero il contario visto che quello di Lanciano è di una quarantina d'anni più vecchio.
L'altro portale laterale, quello piccolo che ora si trova sulla piazza ha il medesimo disegno dei finestroni interni di Castel del Monte.
La cupola della chiesa è ottagonale su base quadrata e presenta tecniche costruttive assai simili a quelle delle volte interne del castello. La pianta ottagonale deriva direttamente dal Tempio di Gerusalemme. Gli antichi credevano infatti che la Moschea di Omar, che sorge al centro della spianata di Gerusalemme, che ha appunto la pianta ottagonale, fosse un avanzo del Tempio di Salomone.
Per quanto riguarda l'apparato decorativo scarno in entrambi i monumenti.... salvo la presenza su entrambi del Bafometto.

Messaggio del 08-01-2005 alle ore 11:46:43
Le prime tracce della presenza di gruppi od organizzazioni di individui che si occupavano dell’arte edificatoria, risalgono ai tempi della Roma antica dove, difatti, è possibile risalire ai "Collegia" o "Corpora" romani e più specificatamente per le arti edili nei "Collegia Fabruorum"
Tali Collegia erano dei gruppi di persone, formatisi liberamente, unite da interessi o finalità comuni e caratterizzati da vincolo volontario.
Tali gruppi riunivano persone in possesso delle conoscenze necessarie all’arte edificatoria e la loro abilità era riconosciuta e stimata in ogni angolo dell’impero romano. Purtroppo le notizie circa tali collegia fabruorum romani sono scarse e frammentarie.
Tuttavia l’aspetto importante da sottolineare è appunto l’esistenza di ristretti gruppi o confraternite di individui dediti all’arte edificatoria sin dalle epoche più antiche.
Tale tradizione sarebbe proseguita, sempre all’interno dell’ Impero Romano, anche nei territori orientali ed in particolare nella zona di Bisanzio. Infatti dopo il crollo dell’impero romano in occidente in seguito alle invasioni delle popolazioni barbare provenienti dal nord europa, la tradizione edificatoria proseguì in oriente con i cosiddetti "samata" bizantini. Ciò è testimoniato dal cosiddetto "Libro del prefetto" che regolava le organizzazioni del lavoro a Costantinopoli fra il IX ed il X secolo. Tale libro prevedeva 22 corporazioni (samata) tra le quali appunto quella degli addetti alle arti edili o muratori in senso lato.
In occidente, invece, a farsi carico della conservazione dell’antica arte muratoria dopo il caotico e difficile periodo successivo alle invasioni e al conseguente dissolvimento dell’impero romano, furono i monaci della regola di S. Benedetto.
Eredi diretti di tale Tradizione muratoria furono i cosiddetti Maestri Comacini, una confraternita di costruttori provenienti dal territorio della città di Como, celeberrima nella storia dell’arte per il prezioso apporto da essi fornito allo stile preromanico e romanico.
Di essi si trova traccia ne l’Editto di Rotari del 643 d. C.("Si magister Commacinus cum colligantes suos cui cumque domus ad restaurandum vel fabricandum" e nella successiva Lex di Liutprando del 713-740 d. C. che concesse loro per intero e senza restrizioni, la cittadinanza longobarda, un privilegio che denota il prestigio di cui godevano presso i dominatori germanici.
Tali maestri comacini conoscevano e rispettavano i precetti relativi all’arte edificatoria degli antichi maestri romani, ed è significativo il fatto che nel VII secolo Benedetto, abate di Wiremuth, cercasse personale che sapesse edificare "alla maniera dei romani (iuxta romanorum more)"
Dai collegi dei Maestri comacini la tradizione muratoria passò in modo diretto ai collegi di costruttori del XII e XIII secolo, dando origine ai capolavori dell’arte gotica e non solo.
Tali Maestri lombardi erano attivi anche in abruzzo e numerose (oltre a S. Maria Maggiore) sono le tracce da essi lasciate nella nostra terra.
Addirittura nel paese di Anversa degli abruzzi si trova tutt'ora un borgo chiamato "quartiere dei Lombardi" edificato appunto da questi costruttori e nei quali un gruppo di loro risiedeva permanentemente. Ma questa è un'altra storia.

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