Messaggio del 21-06-2006 alle ore 14:35:55
(da megachip.info)
Il quotidiano dei vescovi attacca Fini : in An alligna il malcostume
Mercoledì, 21 giugno 2006
Il presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini "non può limitarsi all'autodifesa, pur legittima", di fronte al malcostume che alligna nel suo partito ed è emerso dall'affaire Savoia: è la posizione di Avvenire.
Il quotidiano dei vescovi dedica al leader di An un editoriale intitolato "La mossa del politico, questa manca a Fini". La reazione indignata di Fini alle intercettazioni che investono sua moglie e il suo portavoce, scrive Sergio Soave, è "comprensibile sul piano umano". Ma gli "manca ancora" una "riflessione su elementi innegabili di degenerazione nel costume e nel comportamento di dirigenti del suo partito, indipendentemente dal fatto che si configuri o meno come reato".
Messaggio del 21-06-2006 alle ore 10:34:15
P: "Prezioso Sottile sono Saluzzi!"
S: "Oh...!"
P: "Come una cavallettina, perché ti ho visto ieri... come vedi subito ti penso!"
S: "Guardi signora io l'ho vista ieri e... ho pensato, peccato che non è da sola perché, porca miseria... eh... (risata)"
P: "Lei è un uomo sposato, e ha una donna stupenda, sa... per cui..."
S: "Non ha importanza... perché io se la rivedo lo... lo ripenso di nuovo e io che pensavo.... e io che pensavo, guarda questa però, c'hanno ragione quelli che mi dicevano che è pure bona! Eh! Quello è stato il mio pensiero. Ieri poi, quando ti ho visto, ho detto porca miseria, questa la fermo"
P: "Io rientro il due maggio con Falon Selvaggio, ho bisogno di te, Salvo! Giletti si sta fottendo Unomattina!"
S: "Uno Mattina!"
P: "E questo è un'ingiustizia, si! Perché il frocione prima di andare via sistema... sistema la fidanzata, scusami i toni... Allora, Salvo, sono furibonda perché sono mesi che quelli... Massimo Cinque sta chiedendo di me, in continuazione, perché dai, dai risultati di mercato.. emerge solo il mio nome... E Del Noce vuol chiudere, portando la sua ragazza a condurre Unomattina. Allora Salvo (...) il problema è Giletti, cioè questo si va a conquistare un programma che, Salvo credimi non è il suo. E poi per parlare con te con quella concretezza che con altri non è possibile avere, Salvo!"
S: "Va bene, va bene!"
P: "Perché tu ci... esisti perché sei quello che sei e... altri vivacchiano e... partecipano più o meno alla mensa ma così, in maniera molto privata. Sappi Salvo che per l'estate, siccome io non ho più una lira, ma questo è un problema mio non deve essere tuo, sto chiedendo lavoro a Paolo Ruffini!"
S: "Se tu vuoi io glielo dico, eh! Siccome lo conosco... so che mi chiederà... mi chiederà di mandare di mandarci Fini... di mandare Fini a Ballarò"
Qualche minuto prima gli avvocati di Vittorio Emanuele avevano infatti affrontato l'argomento degli arresti domiciliari, prospettando come luogo dove scontare questa limitazione alla libertà la villa della contessa Gancia. Hanno trovato Vittorio Emanuele scontento: "Con questo caldo preferisco rimanere al fresco, in galera. Lì a villa Gancia manca l'aria condizionata", ha obiettato il principe. I magistrati si sono scambiati un'occhiata eloquente, noblesse oblige...
Messaggio del 19-06-2006 alle ore 19:41:31
...Duce! Ki vuol prèndere in gìro? Lei non li tolleràva pèggio di me, kuesti Savòia... ke spèzzino loro le réni, per benìno... AVE, Dux!
Messaggio del 19-06-2006 alle ore 14:40:54
...la dolce konsòrte di Gianfranko Fini parla al telefono kon Francesko Proietti, segretario partikolàre del marìto...
Di Sotto: «No, l'errore è stato fatto all'inizio, Checchì... lo vuoi sapere quale errore abbiamo fatto io e te? Eh?... quando io sono andata a (omissis) con Storace».
Proietti: «Eh».
Di Sotto: «Bisognava fare un'altra società a cui intestare le convenzioni della risonanza e della Tac».
Proietti: «Non lo potevi fare, purtroppo».
Di Sotto: «Perché?».
Proietti: «E perché non c'hai una... lo dovevi intestare per forza ad una società che già esisteva. Questo è tutto...».
Di Sotto: «Eh, lo so, lo so, non è quello... mica sto dicendo questo. Io sto dicendo un'altra cosa: che mi rode il culo che la gente, praticamente, si trova che si chiama Fini o si chiami Di Sotto, è uguale, si trova tutto quello che vuole... senza muovere il culo. Capito?».
In precedenza i due avevano parlato del comportamento di un'altra socia.
Proietti: «...lei vuole fare il doppio gioco. Lei si vuole tenere il Panigea perché ha detto che lo deve... hai visto lei sul Panigea c'ha dei grossi...».
Di Sotto: «E ti credo, il pozzo di San Patrizio diventa adesso. No?».
Proietti: «C'ha dei... c'ha dei gros... c'ha, c'ha una cosa, una grossa strategia. Chissà che cazzo vuole fare. Vuole diventare proprietaria di un terzo degli immobili perché non caccia una lira. Tanto c'ha pensato sto' testa di cazzo e tu. No? Noi, stronzi che abbiamo anticipato... pe... i soldi per non perdere un cazzo...».
Di Sotto: «È questo che io non voglio più permettere... ed è per questo che l'ho detto a Gianfranco... ho fatto vedere il foglio a Gianfranco, che ha fatto, dico: "Io ho tirato fuori 'sti soldi, gli ho tir... e a te non t'ho chiesto "a" perché tu mi hai detto: "Non mi mettete più in mezzo", ok. Però tu sappi che se tiri fuori mille lire per tuo fratello, andiamo a litigare io e te, primo. Secondo, mi sono rotta il c... che la gente c'ha le cose quando pagano gli altri...».
Proietti: «Perché io e te, comunque, facciamo la maggioranza e determiniamo, no?».
Messaggio del 19-06-2006 alle ore 14:16:11
http://www.lanciano.it/?action=ticket&id=8&idarg=33553&arg=Arrestato%20Vittorio%20Emanuele
~*~*~ Lanciano.it ~*~*~
Messaggio del 19-06-2006 alle ore 14:13:52
continuo a dire che trovo assolutamente ingiusta la divulgazione di intercettazioni telefoniche che dovrebbero servire esclusivamente alle indagini,e non a soddisfare la curiosità morbosa del popolino bramoso di vedere nelle polvere,nel fango,ricoperti di letame, coloro i quali,fino a pochi giorni fa, ammirava ed invidiava scorgendoli sulle pagine di gente e novella 2000...
Messaggio del 19-06-2006 alle ore 07:21:18
vi è un legame AN- SAVOIA niente male, è l'inizio della fine per Fini e company, dal piccolo comune passando per le regioni, fino a livello nazionale sta dando scandalo.....altro che destra, è una DC e PSI insieme.
scandaloso che si approprino del nome di destra.
Messaggio del 19-06-2006 alle ore 01:34:49
(da Telefree.it)
VISITA A BERLUSCONI
Il figlio del «re di maggio», però, vuole anche sbloccare la questione relativa all’eredità dei Savoia, per la quale è in atto una vertenza con lo Stato italiano. Per ottenere appoggi Vittorio Emanuele va a parlare con l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, e il 30 gennaio 2006 riferisce a tale Giudici, che i magistrati indicano come «persona da identificare».
V. Emanuele: «In tutto questo casino mi ha ricevuto subito, eh, Berlusconi, e allora ho detto, signor presidente, non possiamo permetterci il lusso di perdere queste elezioni».
Giudici: «Assolutamente».
V. Emanuele: «Tutti gli amici devono andare a votare, devono votare Forza Italia e la destra, se no siamo nel culo... (...) Bisogna che ci vadano tutti, perché le sinistre, loro figli di puttana ci vanno».
Giudici: «Vabbè, i bolscevichi vanno sempre».
V. Emanuele: «I bolscevichi (sorride) loro ci van sempre, capisci? E allora bisogna assolutamente che questa storia cambia, adesso... Ha detto sì, infatti è uscito su tutti i giornali Vittorio Emanuele prende posizione».
Messaggio del 19-06-2006 alle ore 01:05:35
(da La Repubblica)
Potenza, 20:47
VITTORIO EMANUELE: CONVERSAZIONI SOTTILE ANCHE CON MIMUN Le conversazioni telefoniche "sono indubbiamente sintomatiche da una parte, dell’autorevolezza che Salvatore Sottile ha assunto in seno alla Rai e, dall’altra, di un modus operandi ben lontano dal rispetto dei principi e, in particolare, da quella imparzialita’ e da quella trasparenza, che dovrebbero essere i canoni fondamentali ai quali deve ispirarsi un servizio pubblico". Cosi’ il gip descrive i rapporti del portavoce di Gianfranco Fini con i massimi vertici giornalisti della Rai. In una prima telefonata ricevuta da Bruno Vespa il 4 maggio del 2005, il conduttore di Porta a Porta comunica che le modalita’ di una trasmissione sull’Iraq. Riferendosi a Fini, che dovra’ parteciparvi, Vespa afferma: "Gliela strutturiamo, gliela confezioniamo addosso". Il popolare giornalista chiede a Sottile di scegliere tra Fassino e Rutelli come "contraddittore". Poi elenca un’altra serie di ospiti scelti dalla redazione, ma aggiunge: "...ma se li volete eh?". "Di tenore analogo, per toni e contenuti - si legge nell’ordinanza - e’ poi la conversazione intercorsa tra Sottile e Clemente Mimun, direttore del Tg1, durante la quale quest’ultimo prospetta un servizio giornalistico dai risvolti mediatici favorevoli all’on. Fini e all’intera coalizione di governo". Clemente Mimun comunica a Sottile di voler intervistare le prime due donne ambasciatrici, appena nominate dal ministero degli Esteri. "Non so se ci aiutano a individuarle o consentono loro di dire una cosa. A me pare carino. Se uno potesse - afferma Mimun - ne viene solo del bene al ministro ed alla coalizione, secondo me".
Messaggio del 18-06-2006 alle ore 20:23:43
...sono SKIANTATO da kotanta dovìzia, Mr Wayne... oltretutto dovrò rikorrere alle kure del dott. Angelo Squarti Perla, perké x leggere il suo papìro MI SONO CEKATO... ma
(da Il Giornale)
Parla lo storico: «L’ex re escluse il figlio dal trono» - di Redazione -
Gli occhi lungimiranti di un padre. E un tragico presentimento. Umberto II escluse dalla successione Vittorio Emanuele e di conseguenza anche suo figlio, Emanuele Filiberto. A dare questa notizia, che getta nuove ombre sulla figura del principe, è stato Aldo Mola, autorevole storico di casa Savoia. Raggiunto telefonicamente dall’agenzia radiofonica Grt per un commento su questa vicenda giudiziaria ha dichiarato: «Umberto II escluse dalla successione il figlio, Vittorio Emanuele e di consequenza anche il nipote, Emanuele Filiberto, perché non vide in lui una personalità rispondente alla tradizione di rigore e di rispetto delle norme, a cominciare dalle norme dinastiche, che devono essere la guida morale e intellettuale di un principe». Umberto di spense nel 1983, quando suo figlio Vittorio Emanuele aveva 46 anni.
...ci aveva già pensàto il babbo a INTERDIRE moralmente kuesta specie di satrapo avvinazzato...
------------ Editato da Hafis il 19/06/2006 alle 01:06:15
e allora adesso beccati questo!
(chi non è interessato può fare a meno di leggere)
Successione Real Casa di Savoia
all’Araldo Pompeo Brambilla.Forum del C.N.I. Circolo Giovanile.Settembre, 2003.
Spero mi consentirà di intervenire, gentile interlocutore dallo pseudonimo mai più appropriato ed evocativo, nel dibattito da Lei intrapreso, anche perché più volte chiamato in causa e citato per il mio modesto scritto imperniato sulla “Successione Dinastica nella Real Casa di Savoia”.
Premetto che condivido a pieno le Sue inoppugnabili argomentazioni e le conseguenti conclusioni (anche perché, in caso contrario, contraddirei me stesso, visto che le Sue argomentazioni, all’apparenza, pedissequamente ricalcano il mio scritto, al Suo, temporalmente precedente).
Ciò non ostante, mi è d’uopo segnalarLe quelle che, a mio avviso, possono essere considerate delle imprecisioni formali e sostanziali del Suo, pur pregevole, studio.
Ben comprendo quanto possa risultare ostico lo studio e l’interpretazione del Diritto Dinastico (vigente nell’ambito ristretto di una sola Famiglia, anche se Reale e se pur reso pubblico dalle norme che il Sovrano regnante ha voluto incardinare nelle leggi dello Stato), disciplina tutt’altro che assimilabile al Diritto Nobiliare (di più facile accesso in quanto di maggiore ed universale interesse, regolamenta da più di un metodico e puntiglioso Regio Decreto).
Ma questo non giustifica l’approssimazione storica o l’interpretazione individuale, proprio per l’automaticità di applicazione insita nelle norme di Successione Dinastica che sfuggono sinanco alla volontà del Re e non risultano ricomprese tra le Sovrane prerogative: dobbiamo limitarci, se studiosi corretti, alla semplice esegesi, arricchita da riferimenti documentati, purgata da asti o personalismi che, oltre risultare ininfluenti ai fini probatori o applicativi, ingenererebbero unicamente nel lettore dubbi di partigianeria, gettando, nel contempo, ombre di giustificata diffidenza ed opinabilità su contenuti e conclusioni.
Unico fine prefisso quello di giungere alle inevitabili, automatiche, oserei dire meccanicistiche, conclusioni.
Perché dunque, per iniziare questa mia bonaria critica sul Suo validissimo studio di cui condivido ogni passaggio e conclusione, riferendosi al figlio dell’ultimo Re d’Italia, non usare, come seppur occasionalmente ho avuto modo di rilevare, per Questi il titolo, la qualifica ed il trattamento che inoppugnabilmente spettano, considerato che la decadenza dall’ordine successorio non comporta la perdita di alcuno dei titoli legittimamente posseduti, se espressamente non revocati dal Sovrano al Quale, solo, attiene questa facoltà?
Nulla cambierebbe ai fini dell’autoesclusione volontaria del Principe Vittorio Emanuele dall’ordine di successione: di converso ne deriva unicamente mancanza di doveroso rispetto, se non verso il mancato legittimo Successore nelle pretese dinastiche e Capo della Real Casa di Savoia, quantomeno verso l’uomo che per nascita, nome e concessioni paterne mai revocate, non è, e non sarà mai, un borghese.
Perché, anche se in una sola occasione, si è riferito a Sua Maestà il Re Umberto II di Savoia, inopinatamente, appellandolo “ex Re”? Questo significa, anche se inconsciamente, non essere certi dei propri assurti e non aver ben chiaro il presupposto da cui parte la “debellatio” nei confronti di S.A.R. il Principe Vittorio Emanuele di Savoia e Sua discendenza. Il principio giuridico della “debellatio”, non risultò mai applicabile nella fattispecie del defunto, mai abdicatario,(1) Sovrano.(2)
Ben conscio di questo, Sua Maestà, pur di non rendere perfetta la “debellatio” nei Suoi confronti, emise l’ormai famoso “Proclama di protesta del Re”(3) e, sino a poco prima di spirare, si rivolse al Presidente della Repubblica Italiana, chiamandolo semplicemente Signore (a mio avviso, considerato il soggetto di riferimento, peccando della consueta, innata signorilità, caratteristica genetica propria di questo compianto Sovrano che al meglio rivestì la figura di Primo dei Gentiluomini).
Non conservò forse Sua Maestà il Re Umberto, come effetto internazionalmente riconosciuto della non avvenuta debellatio, lo Ius Gladii e lo Ius Honorum(4), oltre che naturalmente il Gran Magistero degli Ordini Dinastici, sino all’ultimo giorno della Sua vita(5)? Solo a seguito d’avvenuta detronizzazione e successiva “debellatio”, un Re può definirsi ex Re: o forse Le è capitato di imbattersi in attribuzioni di “ex” (ex Papa) per qualche Sovrana Santità del passato (perdonerà l’arcaismo, necessario però a ricordare la regia, sotto ogni aspetto ed effetto, figura di Monarca, seppur a carica d’origine elettiva), se non per Celestino V, unico Papa abdicatario(6), indi definitivamente debellato, con fisica prigionia, dal successore Bonifacio VIII?
Il prefisso “ex” dunque può essere correttamente usato o per un’alta carica istituzionalmente prevista a termine (Presidente della Repubblica, del Consiglio ecc.) o per un incarico da cui si decade per cause estranee alla propria volontà, magari violente o di giustizia, ma comunque giuridicamente ineccepibili, riconosciute come tali, ed accettate, dal soggetto interessato che semplicemente le subisce.
Sottigliezza non grave per l’innumerevole truppa di chi oggigiorno, armato unicamente di presuntuosa ed approssimativa cultura in campo nobiliare, magari confondendo la figura del Principe Ereditario, dei Principi con diritto di successione immediata alla Corona, dei Principi del Sangue, dei Bastardi del Re ovvero Principi legittimati, dei Principi della Chiesa e dei Principi Stranieri con la fiabesca figura del Principe azzurro, ha la pretesa di incrociare il proprio ferro, di cui non distingue l’elsa dal taglio, argomentando fendenti a destra e manca; ben diversa la Sua posizione, che continuo a reputare di valoroso e corretto studioso, per la quale risulterebbe inaccettabile una confusione tra ruoli e funzioni, tra posizioni rivestite nell’ambito della Real Casa, su indicazione del Re, e posizioni imposte nell’ordine successorio, per ineludibile indicazione dalle Leggi Dinastiche.
Lasciamo questa dizione inesatta e volgare agli spasimanti della Repubblica che, con guascone sprezzo del ridicolo, pari solo all’inane volontà di seppellire più rapidamente possibile ogni ricordo dell’Istituzione Monarchica e dei meriti di Casa Savoia nei confronti della nostra Patria, si beano chiamando “rosa” il set femminile di pallanuoto in contrapposizione all’”azzurro” maschile, come se l’azzurro derivasse ai nostri nazionali dal sesso e non dal ricordo del glorioso colore della Real Casa di Savoia indissolubilmente fusa, dall’Unità, con i destini della Nazione.
Alla luce di quanto sopra, Le sembra ancora appropriata, dal punto di vista della coerenza logica o della consonanza con le conclusioni discendenti dall’intelligenza dell’opera, tale dizione per il defunto Sovrano?
Perché, mi consenta, inopinatamente si abbandona ad inesattezze grossolane in un ambito in cui Ella dimostra, con disinvoltura ed agilità di penna e scienza, sapersi con maestria muovere?
Come è possibile affermare “S.A.R. Amedeo di Savoia, pur Capo designato delle Leggi Dinastiche della Sua Casa Reale, non ha mai sentito la necessità di concedere ulteriori titoli alla Sua seconda consorte… “ oppure “ Titolo di Principe di Piemonte…che Vittorio Emanuele provvide lui stesso a conferirlo al figlio” o ancora “ strani decreti di Vittorio Emanuele il quale si preoccupa di tappare le falle araldiche della sua famiglia conferendo e riconferendo a moglie e figlio strani duplicati di titoli nobiliari. Eh sì, Lei deve riconoscere che se Marina Doria segue la condizione nobiliare del consorte era già principessa di Napoli, Duchessa di Savoia, …. Perché un duplicato di concessione?”
1) Un titolo nobiliare, una qualifica, un trattamento o predicato, seguendo le Famiglie Regnanti norme diverse da quelle della comune successione nobiliare, anche se titolata, (non a caso l’argomento soggiace a Regi Decreti diversi e distinti) viene concesso, di volta in volta, figlio dopo figlio, appartenente per appartenente alla Famiglia Reale dal Sovrano Regnante o che abbia regnato.(7) Altrimenti Ella non potrebbe spiegare il perché nella tradizione sabauda postunitaria ad un Principe di Piemonte non succeda, conformemente alla trasmissione prevalentemente per maschi primogeniti invalsa nel Regno d’Italia e resa applicativa dalla Regia Consulta, un secondo Principe di Piemonte, ma bensì un Principe di Napoli.
2) Unica Fons Honorum rimane il Sovrano dalla cui volontà discende, per Regie Prerogative, ogni titolo ed onore(8). La qualità di Re, regnante o già regnante -come vede non di ex Re cioè di Sovrano deposto e per il quale sia compiuta debellatio o Sovrano abdicatario- da sola comunque non basta a far in modo che insista o permanga nelle mani del Sovrano lo Jus Honorum: seconda condizione è che questi goda, o abbia effettivamente goduto, di giurisdizione territoriale esercitandovi, come regia prerogativa, “Alta Giustizia”.
EccoLe spiegato perché Sua Maestà il Re Umberto abbia potuto, sino agli ultimi giorni di vita, concedere quanto in Suo Potere; eccoLe chiarito perché il Sovrano Gran Maestro dell’Ordine di Malta, Altezza Eminentissima e Sovrano a tutti gli effetti, abbia potuto concedere titoli, ma solo sino a quando poteva vantare, di fatto e di diritto, giurisdizione territoriale (non si era mai chiesto perché S.A. Eminentissima, il Sovrano Gran Maestro dell’Ordine, possa emettere oggi unicamente provvedimenti di “giustizia” e non di “grazia”?).(9)
Da qui discende che a) non avendo mai concesso Sua Maestà il Re Umberto il titolo di Duca di Savoia al proprio, unico, agnato, questi non possa vantarlo legittimamente; b) non avendo mai, lo Stesso, concesso il titolo di Principe di Piemonte al nipote ex filio, ed essendosi sempre rifiutato di farlo, anche in un secondo tempo, questi non possa legittimamente fregiarsene; certamente (ammesso che non fosse già stato estromesso dall’ordine successorio il padre e che questi, comunque, non avesse voluto completare l’opera rendendo perfetta e compiuta debellatio nei confronti propri e della discendenza), il Principe di Venezia Emanuele Filiberto risulta escluso dall’ordine dei successibili in quanto frutto di matrimonio dinasticamente invalido(10). c) non avendo mai Sua Maestà il Re Umberto II concesso il trattamento da Altezza Reale, il titolo di Principessa di Napoli e di Duchessa di Savoia alla consorte del Principe Vittorio Emanuele, la quale per quanto esposto non può neanche vedere il trapasso automatico della condizione nobiliare del consorte in suo favore, questa è, ed è destinata a rimanere, semplice borghese(11); d) Sua Altezza Reale Amedeo Duca d’Aosta, sebbene divenuto, grazie all’automatismo delle norme, il primo nell’ordine successorio della Famiglia e Capo della stessa, non può concedere alcunché; potrebbe invece, con pieno diritto, assurgere al Gran Magistero degli Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia, Ordine Supremo della Santissima Annunziata naturalmente escluso, e ben non si comprende il tanto riverente rispetto nei confronti del Cugino nel non rendere concretamente esecutivo quanto legittimamente spettante…. e) Sua Altezza Reale Vittorio Emanuele nulla può concedere(12), tanto meno duplicati di titoli(13); parimenti non avrebbe mai potuto detenere il Gran Magistero degli Ordini Dinastici, prerogativa familiare, di regola e diritto, gestita dal Capo della Famiglia, in quanto decaduto dal ruolo di Capo della Real Casa; in particolare ne discende un illecito reggimento del Gran Magistero dell’Ordine dinastico Supremo(14); 1a) perché derivante da illegittima detenzione; 1b) perché frutto di condotta moralmente riprovevole in quanto conquistato in spregio alle volontà testamentarie espresse dal defunto Sovrano, volontà, ricordo, vergate nella duplice veste di padre e di Capo della Real Casa.(15)
Perché, a sostegno delle Sue tesi, pur valide e ben argomentate, afferma, con leggerezza ed approssimazione mal conciliantesi con il ruolo di storico e rigoroso studioso qual La reputo, che: “L’Annunziata non si revoca mai, come insegna la storia e la pratica…”. Spero che non Le sia sfuggito che il Cavalierato dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata, fu invece oggetto di provvedimento di revoca per almeno otto insigniti, tra i quali spicca la figura di Sua Eccellenza Benito Mussolini, già Capo del Governo; e sono certo che Ella è a conoscenza che l’altissima onorificenza fu, anche se in un solo caso, oggetto di refuta, con restituzione nelle mani del Sovrano delle insegne e del Diploma Magistrale, da parte dell’insignito Carlo Sforza.(16)
Per la stima che nutro in Lei, non posso consentirLe di enunciare siffatte approssimative sciocchezze ponendosi così sullo stesso piano dell’avvocato Vittucci Righini, salito agli onori della cronaca per le barcollanti tesi antilegittimiste, aduso ad enunciare, con stentorea prosopopea, proporzionale solo alla approssimativa memoria storica che lo qualifica, che 1) il collare della Santissima Annunziata non venne concesso al Principe di Venezia dal Re Umberto per “non raggiunta età canonica”(17); 2) la successione in Casa Savoia è regolata unicamente dalla “legge Salica”.(18)
Come può affermare che “la continuità dinastica e la successione nella Real Casa è assicurata attualmente da Sua Altezza Reale il Principe Aimone, il Principe Amedeo e dalla Sua prima moglie Sua Altezza Reale la Principessa Claudia di Borbone Orleans…”.
Ma non rappresentava la “legge salica” la prima discriminante per la successione nella Real Casa di Savoia? Se qualche femmina potesse “assicurare la successione” non vedo proprio per quale motivo le sorelle di Sua Altezza Vittorio Emanuele non potrebbero essere ricompresse nell’ordine successorio!
Dopo questi rabbuffi, mi creda benevoli, mi consenta di offrirLe qualche nuova freccia per il Suo arco in modo tale da passare da “Araldo”, a “Moschettiere del Re”.
Considerato che nelle Famiglie Reali titoli e trattamenti non seguono la normale via successoria prevista dall’ordinamento nobiliare(19), ma normativa speciale, chi mai avrebbe concesso il titolo di Duca di Savoia al Principe Vittorio Emanuele e di Principe di Piemonte al Principe Emanuele Filiberto(20) considerato che l’ultimo legittimato a farlo, cioè Sua Maestà il Re Umberto II, mai ebbe nulla a concedere in tal senso finchè in vita?(21)
A chi Le oppone che le norme dinastiche nella Real Casa di Savoia, risalenti al XVIII secolo, non possono più ritenersi attuali ed attuabili, soprattutto alla luce dei matrimoni contratti da Principi di Sangue o Pretendenti o Ereditari di più Monarchie nordeuropee e scandinave, perché non propone come inoppugnabile esempio quello di S.A.R. Carlo d’Inghilterra che proprio in questi giorni, a ben 54 anni d’età, ha dovuto formalmente postulare, onde non venir escluso dall’ordine di successione, il “regio assenso” al Sovrano, in questo caso la madre, per le Sue nozze?(22)
E’ appena il caso di rammentare che l’esempio citato è ambientato nel XXI Secolo e che le norme di riferimento dinastico, tuttora vigenti e valide all’interno della Famiglia Reale Inglese, risalgono non al XVIII ma addirittura al secolo precedente!(23)
Varrebbe, nel caso di specie, ricordare che Sua Maestà la Regina Elisabetta trovasi sul trono proprio per l’esclusione dall’ordine successorio dinastico d’Eduardo VIII, pretendente legittimo, ovviamente primo nell’ordine successorio, al Trono d’Inghilterra che contrasse matrimonio (1937) dinasticamente invalido, in quanto privo dell’assenso regio alle nozze: trattatavasi di “…aspirante nubenda, di condizione inferiore…, donna avventuriera e di spettacolo…”.(24)
Circa i casi di matrimoni contratti da Principi Ereditari o Principi comunque del Sangue di Famiglie regnanti o già regnanti d’Europa con donne di ceto inferiore (25) ricorderei che, pur non potendo porre a paragone le millenarie tradizioni sabaude con quelle di altre, tutto sommato, recenti monarchie e le normative in merito al diritto successorio, necessariamente diverse da Famiglia a Famiglia reale, l’assenso alle nozze, se non nella diretta potestà del Re, viene costituzionalmente demandato alle Camere Legislative: in tutti i casi elencati in nota, comunque, il consenso è stato o direttamente concesso dal Sovrano o accordato dal Parlamento, registrato e quindi, controfirmato dal Re.
Chi in altri casi, volontariamente, ha contravvenuto alla volontà del Sovrano (o se del caso del Parlamento) semplicemente è stato, automaticamente, ma soprattutto sempre, estromesso dall’ordine successorio, in qualche caso perdendo anche titoli, qualifiche e prerogative familiari.(26)
Rari i casi, sempre di regia prerogativa, di reintegra nell’ordine successorio, da registrare.(27)
Ci sembra il caso di rammentare che nel 1639 Luigi XIII dichiarava, per mezzo di legislazione opportuna atta a moderare i decreti tridentini volti a tutelare nell’unione unicamente il mutuo consenso dei nubendi e non certo l’onore e l’interesse della Famiglia, che “ Un cattivo matrimonio turba la quiete della Famiglia e ne avvisce l’onore….. Il matrimonio, non solo di Principi Ereditari e del Sangue, ma anche di membri dell’alta Nobiltà, contratto senza il consenso del padre, viene fatto simile a ratto”.(28) E Sappiamo bene che per il diritto canonico il ratto rende nulla l’unione creando un impedimento dirimente.
Perché non approfondisce l’argomento del “reato di fellonia”? Reato non più contemplato dal nostro ordinamento ma tuttora vigente nell’ambito di più Famiglie Reali, nell’ordinamento legislativo della Monarchia inglese e degli Stati Uniti d’America.
Varrebbe comunque a porre nella luce morale che merita, il tentativo (invalido ed inefficace) di deposizione del Sovrano e Capo della Real Casa perpetrato con indelebile atto notarile da Sua Altezza Reale Vittorio Emanuele nei confronti del Re, nel caso specifico (in spregio al concetto della “pietas” insita in tutti noi per romana tradizione e cattolica civiltà) purtroppo anche Padre, vecchio e malato, del rogante.(29)
Pur risultando ininfluente il comportamento oggi assunto dal Principe Emanuele Filiberto – perché soggetto frutto di matrimonio(30) dinasticamente invalido ed attenendo pertanto l’unione alla sfera strettamente privata non più d’interesse dinastico, pubblicistico e familiare(31)-, perché non pone il seguente quesito ai suoi lettori: quali provvedimenti avrebbe adottato S.M. il Re Umberto II (Egli che sulla Sua pelle sperimentò i rigori del diniego paterno, giunto al rigido veto, di fronte alle più che calde simpatie dimostrate per la subrette Carla Mignone (32) e che disciplinatamente si piegò ad un matrimonio di Stato da tempo preparato) al cospetto dell’imminente matrimonio di S.A.R. Emanuele Filiberto con donna certamente di rango inferiore, femmina di spettacolo e per di più, a quanto si dice, già da tempo gravida e d’ideologia comunista?
Personalmente mi rifaccio a come ebbe, con la consuetudinaria sagacia ed intelligenza, a stigmatizzare similare evento Benedetto Croce: “sarebbe stato più dignitoso per la Famiglia, imparentarsi con la figlia del cittadino Robespierre” o, come meglio avrebbe qualificato l’unione Monsignor Lefebure, ai fini della perpetuanda tradizione cattolica e dinastica millenaria della Real Casa di Savoia, “Un colpo da maestro per Satana, perpetrato da ministri e successori di Cristo Re”.
Mai si finirà di lodare la lungimiranza dimostrata in vita dal defunto Re Umberto II nel negare il Regio Consenso alle nozze del figlio Principe Vittorio Emanuele con la borghese Marina Ricolfi Doria. Le Norme Dinastiche son state concepite (volute leggi dello Stato con la trasfusione nel Codice Civile, ricordo tuttora in uso, rese inderogabili e comunque, in perpetuo, sino all’estinzione di ogni ramo di sangue, vigenti nell’ambito della Famiglia Reale, ove il Sovrano rimane l’indiscusso Capo della Casa) solo ed unicamente come difesa interna verso eventuali assalti di avventuriere (o peggio) potenzialmente vulneranti la perpetuazione della Dinastia; nei confronti della Corona per offrire le maggiori garanzie ad ogni suddito da infiltrazioni nemiche virtualmente o cripticamente ostili alla Nazione. “La Dignità Principesca non può tollerare alcuna eccezione alla purezza della stirpe ed è questa una saggia precauzione che si svolge in un ambito di endogamia quanto mai ristretto. La precauzione, non certo ispirata alle teorie che propugnavano la difesa della purezza del sangue ma, bensì, discendente da certa tradizione comune collegata al senso dell’onore, rappresenta garanzia di prudente, calcolato, idoneo ed equanime reggimento della Corona”.(33)
Quale migliore garanzia di una Principessa Reale rispetto ad una borghese sconosciuta come nome, come tradizioni e parentele? “I matrimoni univano Famiglie di Dignità Principesca che avevano in parte un passato comune di onore e di servizio verso la Dinastia e la Nazione a cui si pregiavano di offrire i propri servigi e ciò rappresentava accorta garanzia, per tutti, di sano reggimento”.(34)
O non viene anche oggi, in tempi repubblicani ma con gli stessi fini, richiesto il consenso alle nozze al Capo dello Stato per gli alti funzionari della gerarchia statale?
Il matrimonio del Principe Emanuele Filiberto di Savoia non rappresenta altro che il logico, naturale, previsto frutto del fallimento della prima linea di difesa della Famiglia (Regio Assenso), che comunque si è tutelata, dichiarando estinto dal punto di vista successorio quel ramo, con i segnali dinasticamente inequivocabili voluti da Sua Maestà il Re Umberto e propri del Sovrano, (esclusione dall’ordine dei chiamati in successione).
Il peccato originale parte dal Principe Vittorio Emanuele che agendo contro la volontà paterna non si è semplicemente autoescluso dalla linea di successione con il dissolvimento della Sua linea di sangue, ma si è anche macchiato di più di una grave colpa: a) nei confronti della Corona e della Dinastia (la Dinastia, e conseguente pretendenza al Trono d’Italia, rischia, con l’affidamento all’unico ramo superstite, l’estinzione); b) nei confronti della conservazione della stima delle grandi Famiglie Dinastiche regnanti in Europa;(35) c) nei confronti dei fedelissimi sudditi (attuali monarchici italiani).
Concluderei con un commento sarcastico, anche se troppo amaro, originato(36) dalla tendenza di qualche Famiglia Principesca europea nei secoli XVI e XVII che, pur basando i matrimoni su sistema saldamente endogamico e trasmissione rigidamente patrilineare, eccezionalmente consentiva l’ipergamia delle femmine (cioè il Capo della Casa poteva lasciar entrare nella sua Famiglia tramite nozze di qualcuno dei suoi figli, delle donne venute da Famiglie di diverso ceto (comunque, di Nobiltà di Toga o Militare, ma considerata, ovviamente, condizione inferiore).(37)
Ebbene in riferimento a questi matrimoni, in parziale deroga alla rigida endogamia vigente e comunque autorizzati dal Capo della Casa (se non addirittura preconfezionati qualora la nubenda provenisse dal ceto dell’alta finanza) e, sottolineo comunque improponibili per il figlio primogenito, ricordo il detto fortunato di Madame de Sevignè: “ Bisogna pur dare letame alle proprie terre(38)!”.
Lascio immaginare cosa avrebbe potuto profferire la suddetta Gentildonna su di un matrimonio contratto da un Principe Ereditario - unico figlio del Re, quindi già primo nell’Ordine Successorio per genetica designazione, ma agente in barba alle Leggi Dinastiche, in palese contrasto con l’espressa volontà Sovrana e Paterna e dopo essersi macchiato del reato di fellonia - con donna di condizione infinitamente inferiore perché frutto d’oscura borghesia.
P.S. Si purghi del pur evocativo pseudonimo: si potrebbe essere indotti a pensare che, invece di essere animato da disinteressati, alti, ideali o cristallina sterilità storica, agisca unicamente per bassi scopi che occultano un vile vantaggio (che so.. magari editoriale, personale o comunque di bottega).
Angelo Squarti Perla
Note:
(1) Sua Maestà il Re Umberto, e questo risulta dato storicamente solare e mai da alcuno contestato, mai fu abdicatario. Il poco attendibile e commerciale “Almanac de Gotha” (Pike e Kennedy, Finlandia, 1988), onde poter indicare come legittimo successore, e quindi Principe ereditario, il Principe Vittorio Emanuele, ha dovuto fieramente mentire vergando una fantomatica diretta successione a seguito di “abdicazione” paterna del 9.5.1946.
(2) “I Sovrani che abbiano perduto il Trono a seguito di regolare “debellatio” ed i pretendenti che compiano regolare atto di rinuncia o comunque atto che contrasti con la volontà di conservare la figura di Pretendente, conservano all’infinito la sola Titolatura Sovrana, senza i diritti inerenti; cessa altresì ogni diritto alla eventuale riassunzione al Trono.
Per tornare alle conseguenze istituzionali della formale dichiarazione di fedeltà alla Costituzione repubblicana di Vittorio Emanuele di Savoia e del figlio, essa configura l’ipotesi della “debellatio” per se e per i discendenti, e comporta riflessi attuali di ordine giuridico che si dispiegano su diversi piani, interni ed esterni a Casa Savoia”.
“Quand’anche non si volesse considerare Vittorio Emanuele di Savoia già decaduto dal rango di Pretendente per effetto delle leggi dinastiche che regolano la successione al trono....pur volendo riconoscere al Principe, ex ante, la qualifica di pretendente al trono in virtù della mancata debellatio del padre, Re Umberto II, ciò non di meno la cessazione degli effetti della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione repubblicana comporta un duplice ordine di conseguenze: il primo aspetto è che viene reciso ogni legame tra l’ordinamento vigente, che nella sua massima espressione, indica indirettamente Casa Savoia come legittima pretendente al Trono.... e la Casa Stessa, in modo che, scomparendo dalle norme costituzionali ogni riferimento positivo all’ex Casa Regnante, si azzera ogni pretendenza giuridicamente fondata...”. Dottor Francesco Brugaletta, Giurista, Direttore di Diritto e Diritti. Dottore Roberto Merlo, Rivista Giuridica on line, portale giuridico, 2002.
(3) Sul: “Proclama di protesta del Re”. Prof. Aldo Pezzana Capranica del Grillo, Sulla XIII disposizione transitoria, pagg. 114-118; E. Santarelli, Dalla Monarchia alla Repubblica, pag. 199 e seg.
“Usualmente si ricomprende fra gli atti unilaterali la “Protesta” che suole definirsi come atto avente effetti opposti al riconoscimento, in quanto il soggetto agente dichiara di considerare illegittima una data situazione e si riserva ogni diritto nei casi in cui il silenzio potrebbe essere interpretato quale riconoscimento, oppure si precostituisce una prova del suo atteggiamento di fronte a determinate situazioni”. Da “Principi di Diritto internazionale. Fatti ed atti giuridici internazionali”, capitolo XI, pag 154, Prof. Mario Miele, Ordinario di Diritto Internazionale. Firenze, Barbera ed., 1953:
(4) “Con la “debellatio”, purchè essa non sia imposta e sia liberamente effettuata, il Sovrano e il Pretendente, rientrano nel novero dei privati cittadini, pur conservando i titoli sovrani con la qualifica di Altezza Reale.
Senza la “debellatio”, invece, i titoli sovrani spettano al Sovrano in quanto tale e ai suoi discendenti, e restano tali anche quando il Sovrano abbia perduta la effettiva sovranità su di un territorio: titolare ne è sempre il primogenito e la sovranità (sia pur priva dello Jus Imperii, cioè della potestà di comando; dello Jus gladii, vale a dire del diritto all’obbedienza da parte dei sudditi e dello Jus majestatis, ossia del diritto a ricevere difesa ed onorificenza) fa comunque parte del patrimonio della Famiglia. In altre parole, un Sovrano, potrà si essere privato del trono, e cioè essere spodestato, potrà anche essere bandito dal paese ma non potrà mai essere privato della sua qualità: in queste fattispecie, come detto, mancando la “debellatio”, ha origine il Pretendente al Trono, istituto anch’esso internazionalmente riconosciuto” Dottor Francesco Brugaletta, Giurista, Direttore di Diritto e Diritti. Dottore Roberto Merlo, Rivista Giuridica on line, portale giuridico, 2002..
5 Ne posso fornire diretta testimonianza essendo stato mio padre, ritengo ultimo, investito della Commenda della Corona d’Italia, da Cascais, in data 4.3.1983, con iscrizione al n. 1503
6 Ed anche qui sarebbe da discutere sulla volontarietà dell’opzione, tanto che per alcuni studiosi il termine cambia in detronizzato.
7 Carmelo Arnone, prefazione alla pubblicazione sugli ultimi riconoscimenti governativi italiani. Riv. Aral., guigno-luglio 1953. : “.. ho contemplato solamente le Famiglie private e non le Case sovrane perché nelle Famiglie di origine Sovrana, il conferimento di titoli ai membri di esse, non ha mai seguito le norme generali di successione”.
C.f.r. anche: A. Caracciolo, La formazione dello Stato Moderno, Firenze, 1967.
Da tale normativa speciale, che prevedeva per i Principi Reali trattamenti e titolature derivanti unicamente da Grazia Sovrana ed invariabilmente non trasmissibili, discende che, da mancata concessione del Re, anche il titolo di Duca di Savoia, di cui si fregia attualmente Vittorio Emanuele, risulta illegittimo. Cfr. ad esempio, la concessione personale del trattamento da Altezza Reale, ad Eugenio di Savoia, figlio di S.A.R. il Principe Tommaso di Savoia Genova e di S.A.R. la Principessa Maria Isabella di Baviera: “ E Sua Maestà il Re, per tratto di Sua speciale dilezione, gli ha conceduto il trattamento personale di Altezza Reale e di Duca di Ancona, riservandosi di modificare le vigenti disposizioni di cui nelle Regie Lettere Patenti, in data 11.12.1807” dal testo dell’atto di nascita, redatto in duplice copia, il 18.3.1806 da Presidente del Senato del Regno, Ufficiale dello Stato Civile della Real Famiglia e Gran Cordone dei S.S. Maurizio e Lazzaro, S.E. il Senatore Tancredi Canonico.
Stretta analogia con la concessione personale di Principe di Udine a Ferdinando; di Duca di Pistoia a Filiberto; di Duca di Rovigo ad Adalberto: tutti Principi Savoia Genova, concessione alle quali è seguito, per ogni singolo investito e con separato decreto, il trattamento, sempre personale, di Altezza Reale.
8 R.Boutruche, Signoria e Feudalesimo, Bologna, 1971.
9 “I Cavalieri si erano insediati a Malta, perché era stata data loro nel 1530 da Carlo V nella sua veste di Re di Aragona e Sovrano della Sicilia. La concessione dell’isola era avvenuta con annesso esercizio ”. Jean Pierre Labatut, Le Nobiltà europee, il Mulino, 1982.
10 Un ipotesi d’interpretazione adeguatrice della XIII disposizione costituzionale transitoria, Riv. Arald Salvatore Bordonali., anni 1996-1998
11 “a) La perdita dei diritti dinastici è automatica, se non interviene, con documento scritto, firmato e registrato, la volontà del Re.
b) Pertanto Vittorio Emanuele ha perduto i diritti dinastici, tutti, nessuno escluso.
c) La moglie, in un matrimonio dinasticamente non riconosciuto, non assume i titoli del marito, né questi ne può attribuire altri. Marina Ricolfi pertanto non è Duchessa di Savoia né Principessa di Napoli, (e non è neppure cittadina italiana, ma svizzera). Se ho torto, fuori i documenti che provino il contrario del mio asserto.
d) Marina Ricolfi non può godere del trattamento di Altezza Reale.
Tale trattamento, a chi entra in Famiglia Reale, deve essere conferito con atto scritto sovrano, registrato e pubblicato. Il matrimonio, da solo, non conferisce tale trattamento a chi non lo ha per nascita.
e) I figli di un matrimonio dinasticamente invalido, non hanno titoli e quindi tanto meno possono godere del trattamento di Altezza Reale, salvo disposizione scritta, registrata e pubblicata del Sovrano.
f) Nessuna disposizione testamenteria di Umberto II attribuisce il Collare dell’Annunziata ad Emanuele Filiberto. Se sbaglio, si esibisca il documento.
g) In base all art. II della citata Regia Patente di Vittorio Amedeo III del 13.9.1780, a Vittorio Emanuele, decaduto dal suo “status”, non spetta il trattamento di Altezza Reale, risulta decaduto da ogni diritto, qualifica, onore e prerogativa derivante dalla Famiglia originaria di appartenenza; non è più Principe di Napoli; non è, non è mai stato e mai sarà, Duca di Savoia. Non può attribuirsi titoli. Non può concederne alla moglie ed al figlio. Gli è preclusa la possibilità di stilare “Regi Decreti”.” Conte Professor Matteo de Nardelli, già Presidente della Commissione Centrale di Controllo dell’Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana (ex Consulta Araldica dello Stato).
12 “A parte il fatto che, se pure Vittorio Emanuele fosse l’attuale capo di Casa Savoia, non potrebbe in nessun modo, non essendo, e non essendo mai stato, Re, attribuire o attribuirsi titoli di sorta”. Conte Professor Matteo de Nardelli, già Presidente della Commissione Centrale di Controllo dell’Elenco Ufficiale della Nobiltà Italiana (ex Consulta Araldica dello Stato).
13 Concessione, invalida, di titolo di “ Duchessa di Sant’Anna di Valdieri” alla consorte Signora Marina, nata a Ginevra il 12.2.1935, cittadina svizzera, figlia di Renè Ricolfi Doria e Iris Benvenuti.
14 A personaggi certamente consci della situazione e quindi qualificabili più mondanamente arrampicatori che banalmente sciocchi.
15 Mi permetto di rammentare che dall’anno della fondazione dell’Ordine (1362) ad oggi, gli insigniti della Suprema Onorificenza Dinastica Sabauda (che godono del trattamento di Eccellenza, di qualità di “Cugini del Re” e particolarissimi riguardi, sanzionati dal “Regolamento delle precedenze a Corte ” nelle cerimonie ufficiali), sono solo 842. Durante il Regno d’Italia va ricordato che 114 Cavalierati furono concessi da Vittorio Emanuele II; 73 da Umberto I; 140 da Vittorio Emanuele III; 40 da Umberto II. Delle 842 concessioni ben 8 - di cui la prima al Principe Emanuele Filiberto il 22.6.1986 con l’evidente scopo di ricucire una falla dinastica e oscurare la ben diversa volontà del Capo della Real Casa - risultano invalide in quanto conferite dal Principe Vittorio Emanuele.
In merito sembra opportuno riportare quanto vergato dal Conte Professor Marino Bon di Valsassina e di Madrisio, Patrizio Veneto, Ordinario di Diritto, Presidente Nazionale U.M.I., 1987: “ Non vi è dunque rimedio ad una condizione di fatto e di diritto contraria alle leggi dinastiche e civili, tutte ostative per Vittorio Emanuele? A nulla valgono le dichiarazioni, le smentite, gli atteggiamenti assurdi e carnevaleschi, per cui s’inventano Re e Regine e Principini ereditari, ornati di Collari della Santissima Annunziata, che sono, tra l’altro, nonostante la diversa disposizione testamentaria del Re Umberto II, materialmente in possesso di Vittorio Emanuele.
Perchè non si è preso esempio dall’esilio dignitoso di Re Umberto II e dal comportamento serio e scrupoloso di Otto di Asburgo, del Conte di Parigi, degli Stessi Borboni di Napoli dopo Gaeta?”.
Sembra opportuno sottolineare che le concessioni venivano elargite in qualità di Gran Maestro dell’Ordine in quanto Capo della Real Casa, indipendentemente dall’esercizio effettivo della Corona. Con la volontà espressa da Umberto II, XXVII Gran Maestro dell’Ordine, di donare all’altare della Patria, unitamente al glorioso vessillo del Savoia Cavalleria, i Collari in Suo possesso, il ciclo del prestigioso Ordine Supremo della Santissima Annunziata, dopo oltre 600 anni di vita fastosa, è da ritenersi concluso.
16 Fabrizio Ferri, “Ordini Cavallereschi e Decorazioni in Italia”, Il Fiorino, Modena, 1995. Aldo A. Mola, Storia della Monarchia in Italia, Bompiani, Milano, 2002.
I Cavalieri della S.S. Annunziata creati da Vittorio Emanuele risultano: Emanuele Filiberto di Savoia il 22.6.1986; S.A.Eminentissima Frà Andrew Bertie, Gran Maestro dello S.M.O.M. il 15.10.1988; S.E. Reverendissima Cardinale Agostino Casaroli il 17.10.1988; S.A.Imperiale Granduca Georgj Michailovic di Russia il 31.3.1993; S.E. il Conte Carlo d’Amelio, Ministro della Real Casa il 20.11.1994; S.E. Giovanni de’ Giovanni Greuther, Duca di Santaseverina il 20.5.1996; S.M. il Re Alberto II del Belgio il 22.10.1997; S. Eminenza Reverendissima il Cardinale Sodano nel dicembre 2002.
17 Se l’esimio avvocato, al quale non auguro di perorare le sue cause nel mondo civile con lo stesso claudicante rigore con cui si applica al diritto nobiliare e dinastico, avesse avuto, prima di scrivere, la compiacenza di andarsi a leggere gli statuti dell’Ordine, dall’organica stesura operata da Vittorio Emanuele II il 7.4.1889 sino all’ultima, invalida, revisione messa in atto dal “suo” Vittorio Emanuele il 11.6.1985, avrebbe certamente notato che all’art. 1 (numero dei Cavalieri, scorporo dal numero del Sovrano, del Principe Ereditario, Principi del Sangue in linea paterna sino al quarto grado incluso, Principi della Chiesa e forestieri…) non esiste menzione di limitazioni di sorta, età minima compresa, essendo il conferimento demandato unicamente all’autorità insindacabile del Capo e Sovrano dell’Ordine.
18 Veramente singolare che proprio un avvocato consideri la “legge salica”, che semplicemente esclude le femmine dalla successione, come unica norma, e non come prima discriminante, da cui risulta regolato l’ordine successorio nella Real Casa di Savoia. Dove poniamo le norme dell’attuale Codice Civile che all’art. 92 delle disposizioni per lo Stato Civile (mai abrogate ma semplicemente sospese) prevedono il necessario Regio Assenso al matrimonio per il Principe Ereditario e per tutti i Principi del Sangue? Dove mettiamo le RR.LL.PP di amedeo III, sempre rimaste valide nell’ambito familiare? Dove mettiamo l’esplicita, inequivocabile volontà del Re (a cui oltretutto la Famiglia Vittucci Righini tanto deve) e del Capo della Real Casa? Come dobbiamo giudicare le dichiarazioni rese dallo stesso Principe Vittorio Emanuele: “Lo Statuto Albertino (nel quale risultano impiantate le Regie Lettere Patenti del 1780 e quindi le norme di successione dinastica, n.d.r.)... è ancora oggi la legge fondamentale, perpetua ed irrevocabile della Monarchia”. Dichiarazione testuale di Vittorio Emanuele di Savoia tratta dal documento, impropriamente definito I Decreto Reale, del 15.12.1969.
L’ineffabile avvocato dovrebbe aver compreso che il popolo può scegliere una Dinastia e non il Re (o il Principe Ereditario): una volta scelta la Famiglia è d’uopo rispettarne le regole interne. Chi pretende di scegliersi anche il Pretendente, alterando l’ordine successorio, verosimilmente ha bisogno di un Presidente della Repubblica e non di un Sovrano.
19 Durante il vigore dello Statuto Albertino la materia nobiliare non era disciplinata nè dal Codice Civile del 1865 nè da quello del 1942, ma demandata a normative speciali: dal primo Real Decreto N. 5318 del 10.10.1869, agli ultimi due, i NN. 651 e 652 del 7.6.1943.
20 Nei confronti del quale invece risulta solo un rifiuto opposto da Sua Maestà a concederne, dopo quello di Principe di Venezia, di ulteriori. Cfr.: Salvatore Bordonali, Un ipotesi d’interpretazione adeguatrice della XIII disposizione costituzionale transitoria, Riv. Arald., anni 1996-1998.
21 Se ho torto, fuori i documenti inerenti la concessione a firma del Sovrano!
22 Puntualizzo per gli appassionati di cronaca mondana, essendosi riservata la Sovrana sulla risposta, che questa, evidentemente non di scontata soluzione, a distanza di ben due mesi, non è stata ancora resa nota. Ricordo che l’assenso al matrimonio dalla stessa Sovrana fu negato a S.A.R. il Principe Andrea che intendeva unirsi a Koo Stark definita con disprezzo, dallo stesso popolo “la porno Koo”.
23 “Royal Marriages Act” del 1672.
24 Laslett, P., The World We Have Lost, London, 1965.
Stone, Lawrence, The Crisis of the Aristocracy (1558-1641) Oxford, 1965; trad. It., La crisi dell’aristocrazia. L’Inghilterra da Elisabetta a Cromwell, Torino, 1972.
Trevor Rooper, H. R., The Elizabethan Aristocracy, in (Economic History Review”, XXVIII, 1950.
25 S.A.R.il Principe (poi Re) Haakon di Norvegia con Mette Marit “la Regina già madre”; di S.M. Harald di Norvegia con Sonja Haraldsen “la camiciaia” (1968); di S. M. Carlo Gustavo di Svezia con Silvia Somerlath “l’emigrata”; S.M. Henri di Lussemburgo con Maria Teresa Mestre y Batista “la cubana” (1981); di S.A.R. Joachim di Danimarca con Alexandra Manley “la nuova ricca”; di S.A.R. Wjlem d’Olanda con Maxima Zorreguieta “l’hispanica”.
26 Il Conte d’Aquila, Principe della Real Casa di Borbone Due Sicilie, perse il suo status e le prerogative per aver ostinatamente voluto contrarre matrimonio impari; i Principi, primo e secondogenito, della Casa Hohenzollem Prussia, per aver contratto matrimonio diseguale persero ogni prerogativa, pretendenza naturalmente compresa, di Principi Reali, rispettivamente nel 1966 e 1967. Eduardo VIII, Principe Ereditario d’Inghilterra, già citato ecc.
27 S.A. R. Carol di Romania che nel 1919, che, rinsavito, fece annullare il precedente matrimonio, ottenendo provvedimento di reintegra; il Principe Eugenio di Carignano ottenne il reintegro nella Famiglia, pur senza riacquisire le prerogative ed i titoli, andati irreparabilmente persi, solo grazie a straordinaria “procedura di reintegro”, oggetto del Regio Viglietto 28.10.1780; Eugenio Maurizio di Savoia (2.5.1633 – 6.6.1673) ultimo Principe di Carignano, dopo nozze diseguali contratte con tale Olimpia Mancini nel marzo del 1657, ottenne il “reintegro” con attribuzione di titolo comitale, pur con la perdita del proprio cognome e l’assunzione di quello di Villafranca-Soissons, e ferma restando l’esclusione dalla Casa di Savoia e dal diritto successorio. Celebre l’assenso scritto dei Principi di Casa Genova, per il reintegro del primo Duca d’Aosta nell’ordine di successione al Trono, dal quale era uscito andando a regnare in Spagna e nel quale rientrava, condizionatamente ai predetti consensi, dopo aver colà abdicato.
28 Lassaigne, J. D., Les Assemblees de la noblesse de France aux XII et XIII sìecles, Paris, 1965.
29 Confronta il “Regio Decreto” datato 15.12.1969, depositato presso il notaio Duport E. Lucien, a Firma anche, oltre che da Vittorio Emanuele (per l’occasione, e vivente il Re Umberto, autodefinitosi Re d’Italia), dell’ex Gran Maestro della Massoneria Italiana Giordano Gamberini. Per puntualità si riporta quanto vergato al punto 6 del citato documento: “Per effetto dell’avvenuta successione, Ci competono anche i diritti di Capo legittimo della Dinastia Sabauda e tali diritti eserciteremo d’ora innanzi, solo temperati dalla discrezione che lo stato fisico e morale di S. M. l’ex Re Umberto II detta alla Nostra coscienza di figlio”. Da sottolineare che nell’atto, giuridicamente aberrante, e come tale inefficace, compare la dizione di “Ex Re”, che accostata alle improvvide parole di “coscienza di figlio”, suona nell’evidente contrasto morale, a dir poco oltraggiosa.
30 S. Bordonali, Il matrimonio tra pubblico e privato in riferimento al nuovo testo degli art. 84 e 90 del Codice Civile, negli studi in memoria di M. Condorelli, Milano, 1988, Vol. I, Tomo I.
31 “Pertanto, le nozze non consentite, incidendo sullo status personale della coppia, si riflettono anche sulla prole. Questa non potrebbe ricevere dai genitori più di quanto essi stessi abbiano, cioè non parteciperebbe della condizione familiare cui è connesso il diritto a succedere nella Corona, pur acquistando sul -solo- piano del diritto comune lo status proprio della filiazione legittima.”. Salvatore Bordonali, Un ipotesi adeguatrice della XIII disposizione costituzionale transitoria, Rivista Araldica, 1995-1998.
32 Nel 1928, anno in cui si profilava il fidanzamento ufficiale con la futura Regina avvenuto nel 1929.
33 La Roque, Traitè de la Noblesse et de toutes ses diffèrentes espècies, Rouen, 1734.
34 Saint-Simon, de Rouvroy, Duca di, Mémoires (ed. a cura di A. de Boislisle), Paris, 1879-1928 ; trad. it. Memorie, Torino, 1973.
35 “La dignità principesca non può tollerare alcuna eccezione alla purezza della stirpe ed è questa una saggia precauzione che deve essere presa sopratutto per conservare la stima delle grandi Famiglie dinastiche regnanti in Europa”. Meyer, J., Noblesses et pouvoirs dans l’Europe d’Ancien Règime, Paris, 1973.
36 Tendenza contestatissima nell’ambito della Famiglia dai Principi ereditari, dai Principi di Sangue, da tutta la Nobiltà più antica, dal popolo e sinanco dai bastardi di Corte.
37 La cosiddetta “Mesalliance”.
38 Billacois, F., La Crise de la Noblesse Europèenne, 1550-1650, in “Revue d’Histoire Moderne et contemporaine », XXIII, aprile-giugno 1976.
Messaggio del 18-06-2006 alle ore 15:32:36
Per le olive passi... ma i biscotti sono innocenti! Non hanno nessun vincolo di parentela con l'Irreal Casa.
Messaggio del 18-06-2006 alle ore 12:29:39
bah,andrò controcorrente,ma dico che andare a puttane non è reato (anche se io non ci andrei mai ) e che per il resto mi sembrano gli sproloqui di un vekkio bavoso e rincoglionito come ce ne sono tanti...
non so quanta gente avrà pensato della sgrena le stesse cose che ha pensato il re senza regno, almeno io ne conosco alcuni che si sono espressi in modo simile...
ma perchè questa triste usanza tutta italiana di diffondere a mezzo stampa delle intercettazioni telefoniche?
qual'è l'utilità alle indagini?
il solo fine è soddisfare la curiosità morbosa del popolino, sputtanare l'indagato in modo tale da creare per lui l'immagine di colpevolezza reale ed inconfutabile....
se non approvate cio' che dico,ripensate un attimo a quante caxxate vi capita di dire al cell... io ne dico tantissime ... ora pensate a come vi sentireste se le trovaste pubblicate sul centro...
la gente va processata e semmaii condannata in tribunale,non sui giornali... a meno che non vogliamo riesumare il triste rituale dei tempi dell'occupazione nazista,in cui si poteva venire giudicato colpevole per "volere del popolo", senza prove,solo perchè il sentimento popolare ti riteneva colpevole...
Quote:
«Mi fa pena ma è un credulone e il figlio è un arrivista, la moglie Marina è interessata al denaro, non le basta mai, venendo da una famiglia di imprenditori falliti voleva sempre di più..."
Messaggio del 18-06-2006 alle ore 01:46:12
Intercettazione tra Gian Nicolino Narducci (collaboratore del principe) e Vittorio Emanuele Savoia del 7 marzo del 2005, tre giorni dopo il rilascio di Giuliana Sgrena e la morte del funzionario del Sismi, Nicola Calipari.
GLI INSULTI A GIULIANA SGRENA I due cambiano discorso e cominciano a parlare del delitto Calipari VE.: senta: che casino che è venuto fuori, eh! N.: ma di che, di cosa? VE.: adesso guardi che quella lì. N.: uhm. VE.: è meglio che non si faccia vedere in giro, eh! Quella che.. N.: chi è? VE.: quella merda lì che è stata, ehm, che ha fatto morire il nostro capo dei servizi segreti. N.: ah sì! Quella lì è una merda! Comunista di merda quella lì! VE.: Le televisioni l’hanno distrutta! Le televisioni di Berlusconi e il TG 2 N.: sì,sì,sì. VE.: l’hanno distrutta! N.: ah sì? VE.: sì. N.: ah sì,ah sì, mi fà, mi fà ridere, mi fà ridere Emilio Fede che ha detto che lei guardava dal finestrino e contava le pallottole che sparavano gli Americani! ( ride) VE.: e poi è meglio che non vada ad abbracciar la vedova: no,no.Glielo sconsiglio! ( ride) N.: ( ride) comunque è una. Eh, ma guarda è una, sono merde quella gente lì! E’ gente che! Comunque non ci va più in Iraq, ha detto che non ci và più, eh! VE.: ma è meglio che ci andasse, così la fan fuori! N.: così la tolgono dai piedi, eh! Comunque! VE.: no, ma come si chiama quel giornale lì? N.: il Manifesto, il Manifesto. VE.: hanno detto che era un agguato fatto dagli Americani ! Ma figuriamoci! Quel pezzo di merda di quella vecchia troia N.: (ride) Bisognerebbe, bisognerebbe portarla in una caserma di alpini e poi darla agli alpini che se la sollazzino! VE.: no, ma poi dopo la buttano giù! La buttan giù dalla montagna, morta,a pezzetti!
Messaggio del 18-06-2006 alle ore 01:44:34
CRONACHE
LA PRINCIPESSA «E’ UNA VERGOGNA, MIO FRATELLO STA DISTRUGGENDO TUTTO QUELLO CHE NOSTRO PADRE HA FATTO IN TRENTASETTE ANNI DI ESILIO»
Maria Gabriella
«Lo sapevo che finiva così, è un credulone
vittima di una moglie interessata solo ai soldi»
A fine marzo Maria Pia, Maria Gabriella e Maria Beatrice di Savoia hanno mandato una lettera al principe Paolo Boncompagni Ludovisi, presidente del consiglio dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, con le loro dimissioni. La lettera diceva: non riconosciamo nella attuale conformazione dell’Ordine quello che era stato fondato dai nostri avi e tramandato da nostro padre il Re. Emanuele Filiberto commentò l’accaduto dicendo che le sue zie non partecipavano molto alle attività dell’Ordine e forse non sapevano quello che è stato fatto in questi anni. Conversando con la principessa Maria Gabriella, si può sentire nella sua voce un tono che va dall’indignato all’arrabbiato, dal triste allo sconcertato con in fondo un pizzico di quella signorile vergogna per le gravi notizie che riguardano la sua famiglia, suo fratello Vittorio Emanuele.
Si è dimessa perché aveva avuto qualche evidenza che gli affari condotti da suo fratello in nome dell’Ordine non erano del tutto rispettabili?
«Non mi aspettavo tanto, ma era prevedibile che sarebbe successo qualcosa perché frequentava gentaglia, la feccia. Se penso che mio padre, proprio in questi giorni, sessanta anni fa partì per l’esilio per il bene del Paese. E’ una vergogna che Vittorio Emanuele con la complicità di sua moglie, e di suo figlio Emanuele Filiberto, stia distruggendo tutto quello che mio padre ha fatto in trentasette anni di esilio».
Ma cosa esattamente stava succedendo nell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro?
Ha introdotto una quota associativa, attività come la vendita di oggetti con lo scudo sabaudo e la carta di credito dell’Ordine e in confronto alle accuse di oggi quell’uso improprio dell’Ordine sembra piccola cosa. Ma non lo è, perché è una volta di più una totale mancanza di rispetto per la sua storia, per quello che la nostra famiglia ha rappresentato per la storia d’Italia. Mi hanno insospettito anche le strane associazioni di beneficenza di mio fratello, di suo figlio, perché c’erano sempre in quei comitati dei mascalzoni, delle persone poco limpide. Oggi è scoppiato il bubbone».
Cosa realmente pensa sia passato per la mente di Vittorio e quale poteva essere lo scopo di quelle frequentazioni?
«Mi fa pena ma è un credulone e il figlio è un arrivista, la moglie Marina è interessata al denaro, non le basta mai, venendo da una famiglia di imprenditori falliti voleva sempre di più. In lei c’è una forma patologica. Io dicevo sempre che non potevano frequentare persone di terz’ordine e nulla altro, che non era possibile, che un giorno o l’altro sarebbe successo qualcosa. Vittorio si fa usare ed è lei che decide tutto».
Ai primi di maggio era stato arrestato un tale Achille De Luca, che pare li aveva accolti a Palermo e che si faceva passare per quello che non era. Imprudenza? Se guardiamo un po’ la storia di Vittorio, lo vediamo spesso in qualche situazione limite, perché?
«Da quando è nato non ha fatto che pasticci, incidenti di ogni genere, e si è fatto traviare da quelli che lo circondavano. E’ una forma di ingenuità per non dire di sciocchezza. Non ragiona. Si fa utilizzare perché ha un nome. Non sanno selezionare le persone. Ricordo che fui io a dare a mio padre la notizia della sparatoria di Cavallo. Ricordo ancora il tono della sua voce, era disperato. Quella storia ha accorciato la sua vita. Anche questa volta probabilmente c’è la solita faciloneria, e pressappochismo che lo rende facile preda di astuzie altrui. Che bisogno aveva di andare a quella penosa trasmissione di Porta a Porta con quella gente? Non c’era nulla di dignitoso, non era davvero all’altezza del nome che porta».
Emanuele Filiberto percorre la stessa strada?
«Lui è dedito alle sponsorizzazioni più estreme. Chi ha la responsabilità della memoria storica di questo Paese dovrebbe assumere una visione meno commerciale della propria storia. Tutto ciò è vergognoso e umiliante. Mi auguro che alla fine si ritirino tutti, non in Italia, in silenzio a coltivare fiori».
17/6/2006
Ludina Barzini su LA STAMPA
Messaggio del 18-06-2006 alle ore 01:41:09
(da La Repubblica)
CRONACA Il testo di alcune intercettazioni telefoniche nelle quali il principe chiede ai suoi collaboratori di procurargli delle ragazze
Prostitute, bambine e farmaci
Lo strano mondo del signor Savoia In una telefonata, i suoi collaboratori parlano di un traffico di farmaci Cossiga dubbioso sull’inchiesta, il gip: "Sentisse che dice sui sardi"
Vittorio Emanuele di Savoia ROMA - "Il ’capo’ avrebbe preferito una bionda e ha giudicato 200 euro eccessivi per la prestazione": è il commento che due collaboratori di Vittorio Emanuele di Savoia si scambiano dopo l’incontro fra il principe e una prostituta, che loro stessi avevano organizzato, a Milano.
E’ solo una delle tante intercettazioni telefoniche che sono tra gli elementi dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Vittorio Emanuele di Savoia e dei suoi presunti complici.
L’episodio si riferisce all’accusa - contestata a Vittorio Emanuele, Ugo Bonazza, Gian Nicolino Narducci e Giuseppe Rizzani - di aver favorito la prostituzione. Gli incontri, documentati nell’ordinanza di custodia cautelare, sarebbero avvenuti in Italia e all’estero: l’ accusa al principe è quella di aver sempre chiesto ai suoi collaboratori di trovargli una prostituta. Bonazza, Narducci e Rizzani si mettono all’opera: contattano le donne, chiedono a quanto ammonta "l’onorario" (in un’ occasione, 300 euro) e curano i dettagli dell’incontro, cioè l’ora e il luogo.
In un caso, la richiesta della prostituta (mille euro) viene giudicata troppo alta; in un altro l’incontro salta per iniziativa di un collaboratore di Vittorio Emanuele, "preoccupato dalle maldicenze che girano sul suo conto sull’ isola di Cavallo".
Le bambine. "Speriamo che ci sian delle belle bambine, così le s...", dice Gian Nicolino Narducci, stretto collaboratore di Vittorio Emanuele, al principe, che ribatte subito: "Subito, sì, urlando!".
E’ quanto emerge dall’intercettazione telefonica di un colloquio fra Narducci e il principe, che discutono della partecipazione di Vittorio Emanuele ad una manifestazione filantropica, nel settembre dello scorso anno. Durante l’evento, sarebbero stati raccolti fondi a favore di un’ associazione milanese che assiste minorenni vittime di abusi sessuali e maltrattamenti in famiglia.
I farmaci. Un avvocato torinese in vena di filantropia era disposto ad indicare a Vittorio Emanuele di Savoia persone pronte a spendere "cifre rilevanti" per l’ acquisto di farmaci da inviare in Eritrea, ma doveva trattarsi "non dico di roba tarocca, ma roba di basso costo in barba a qualsiasi brevetto".
La proposta viene fatta a Gian Nicolino Narducci, collaboratore del principe, che si dimostra subito "entusiasta dell’ affare" e pensa di coinvolgervi l’ imprenditore Pierpaolo Cerani, che ha un’ azienda farmaceutica con sede a Trieste.
Durante il colloquio, Narducci - che parla all’ interlocutore della possibilità di coinvolgere "il capo" - pensa all’ invio di flebo. L’ avvocato subito ribatte: "Però tieni conto che deve essere roba di bassissimo costo perchè è per il terzo mondo". Narducci acconsente: "Bassissimo costo! Quella è acqua! E’ acqua e zucchero".
I giudizi sui sardi. Il gip di Potenza, Alberto Iannuzzi, ha commentato una dichiarazione diffusa ieri dall’ex Presidente della Repubblica, Fracesco Cossiga, molto critica verso l’inchiesta e il pm che la coordina, Henry John Woodcock. "Se il senatore Cossiga avesse conosciuto il giudizio di Vittorio Emanuele di Savoia sui sardi sono sicuro che non avrebbe detto ciò che ha detto, ha detto Iannuzzi, che ha poi fatto riferimento a una conversazione telefonica, intercettata dagli investigatori, fra Vittorio Emanuele di Savoia e il suo assistente, Gian Nicolino Narducci.
Argomento di conversazione, il cattivo funzionamento di uno dei motori della barca del principe, il quale ritiene che il lavoro di riparazione sia stato fatto male o non sia stato eseguito affatto, per "derubarci e basta". I giudizi di Vittorio Emanuele sui sardi sono implacabili e alcuni sono irriferibili: "Puzzano e basta", dice ad un certo punto. Il suo assistente ribatte: "Sono figli di p... deficienti".
Quel fastidioso sito internet. Altra vicenda che emerge dalle intercettazioni coinvolge anche il cugino di Vittorio Emanuele, il leader politico bulgaro Simeone Saxe-Coburg-Gotha, e il figlio del principe, Emanuele Filiberto. Da Ginevra, dove è vicino alla moglie ormai quasi alla fine della gravidanza, ha saputo di essere indagato per accesso abusivo ad un sistema informatico.
Lui e il padre istigarono Massimo Pizza, Achille De Luca e Ciro Barca a "bombardare" un sito internet che pubblicava pagine sui Savoia e sui loro conoscenti "sgradite" alla famiglia. Sgraditi a Vittorio Emanuele erano anche alcuni articoli pubblicati da "Novella 2000". Nessun problema: secondo l’ accusa, il principe chiese ad un altro indagato ora detenuto di mandare una lettera minatoria al direttore del settimanale. Spedizione da Messina, testo su foglio di carta di quaderno di terza elementare: "Sei morto".
Gli insulti alla Sgrena. Poi ci sono i giudizi sulla giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena: "Quel pezzo di m... di quella vecchia t... malmestruata": questa la frase che Vittorio Emanuele di Savoia pronuncia mentre parla al telefono con Gian Nicolino Narducci dopo la tragedia avvenuta nei pressi dell’ aeroporto di Baghdad in cui perse la vita Nicola Calipari, su un’ auto con la cronista italiana appena liberata.
Narducci definisce la giornalista "comunista di m...": i toni del colloquio crescono quasi a dismisura, con espressioni, anche da parte del principe, fortissime e molto volgari: "Le parole e il tono utilizzati dal Savoia e dal Narducci - commenta il gip - appaiono emblematici della loro personalità ".
Messaggio del 17-06-2006 alle ore 15:03:17
...cìrk'e 'ddummànne, Just!!! ekko ke c'entra:
(da ANSA)
[...]ma due degli arrestati portano direttamente all’ indagine sulla "bande delle truffe", sgominata il 6 maggio scorso sempre da Woodock e da Iannuzzi dopo anni passati ad "alleggerire" diversi imprenditori di centinaia di migliaia di euro con il miraggio di investimenti in Somalia. Massimo Pizza (considerato il capo della banda) e il faccendiere Achille De Luca sono il "ponte" fra gli arresti di oggi e la banda delle truffe.
Messaggio del 17-06-2006 alle ore 14:38:06
mi spiegate che cazzo c'entra il gip di potenza con il casinò di campione d'italia??? tra tutte le procure che ci sono , proprio quella di potenza...
Messaggio del 17-06-2006 alle ore 14:18:16
io dico una cosa,a prescindere dal caso specifico perche' non voglio venire accusato di essere monarchico o di destra o di sinistra o di centro,io parlo in generale,... è possibile che in italia vieni sempre arrestato il venerdi notte,e l'interrogatorio è programmato per lunedi mattina???
devi per forza farti il weekend a regina coeli,quando magari l'avevi programmato a peschici?
se ci pensate,questa della custodia cautelare è una cosa giusta,ma perchè non ti arrestano il venerdi mattina per interrogarti il pomeriggio??
magari chiarisci la tua posizione e sei subito fuori...
no,la magistratura ha deciso che devi farti qualche giorno in carcere,per averti all'interrogatorio in situazione psicologica provata,e farti piangere come un agnellino confessando anche quello che non hai commesso...
infatti molti arresti di personaggi eccellenti avvengono in piena notte, buttando giu' dal letto l'arrestato e la sua famiglia, appunto per provocare uno shock nell'individuo e nei suoi familiari,quando sarebbe molto piu' logico procedere ad un arresto alle 9 di mattina...
lo sapete quanta gente si suicida appena messo piede in carcere per carcerazione preventiva?
sono tanti, e sono tutte persone che non sono delinquenti abituali,quelli al carcere si abituano presto...
ricordate il sindaco di roccaraso...
francamente mi chiedo perchè in italia sia tollerato questo abuso della carcerazione preventiva che si trasforma in una evidente privazione della libertà dell'uomo, situazione che mi ricorda tanto le dittature militari sudamericane degli anni 70...
a prescindere dal caso del supposto re d'italia vittorio emanuele,io vorrei avere una giustizia giusta,non una giustizia,o meglio una magistratura, che calpesta i diritti umani...
Messaggio del 17-06-2006 alle ore 14:01:48
Potenza, 17 giu . - (Adnkronos) - A quanto apprende l’ADNKRONOS, sarebbe coinvolto anche Emanuele Filiberto, nell’inchiesta, condotta dal pm John Woodcock, che ieri ha portato all’arresto del padre, Vittorio Emanuele di Savoia, sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Alberto Iannuzzi.
Messaggio del 17-06-2006 alle ore 13:48:54
(da Corriere Della Sera)
Cronache 17 giu 11:33 Scandalo Savoia: indagato anche Simeone di Bulgaria per tangenti POTENZA - L’inchiesta di Potenza su riciclaggio, giro di prostituzione e video-poker che ha portato all’arresto ieri di Vittorio Emanuele, coinvolge anche suo cugino, Simeone di Bulgaria. L’ex premier di Bulgaria e’ indagato per corruzione. Secondo i magistrati sarebbe coinvolto in una vicenda di tangenti che ruota attorno ad una vendita immobiliare da 200 milioni di euro.
Messaggio del 17-06-2006 alle ore 13:37:10
Benchè io odi i Re-Vigliacchi, tornati in Italia solo per rientrare in possesso dei beni confiscati nel 45, sono daccordo con Cappellini
Messaggio del 17-06-2006 alle ore 12:02:06
Con tutte le merde che stanno in Italia i Savoia non saranno certo il peggio... ne ho visti di peggiori seduti or ora alla Camera a ognuno lu se!
Messaggio del 17-06-2006 alle ore 11:37:27
Almeno!! Trovo finalmente un senso alla sua "RIENTRATA" in Italia. ARRESTARLO!
Adesso ridiamoli pure il Tesoro dei Savoia! Se lo merita!!!
Un altro grazie al governo Berlusconi!
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 23:21:45
(da Societacivile)
Storia del Signor Savoia 2. Traffici internazionali d’armi
Nel giro d’affari era coinvolta, oltre l’Agusta, anche la statunitense Bell, quella degli elicotteri d’assalto Cobra. Le armi giravano il mondo, Somalia, Congo, Zaire... A vederci chiaro provò anche un giovane giudice di Trento, Carlo Palermo, che aveva messo gli occhi su un doppio traffico: armi dall’Occidente verso Oriente, droga in direzione opposta. Anche Palermo fu bloccato, e in malo modo, probabilmente proprio perché questi traffici non si possono fare senza il consenso di poteri molto forti, che per certi lavori sporchi usano i servizi segreti e che comunque non gradiscono che si metta il naso nei loro affari e che si portino alla luce i loro traffici, dove ragioni di Stato si mischiano spesso a ragioni di soldi...
Comunque Vittorio Emanuele era attorniato e ben sostenuto da una compagnia di personaggi eccellenti, come si conviene nei commerci internazionali d’armi: faccendieri, politici, militari, uomini dell’intelligence. Tra gli altri, c’erano il colonnello Massimo Pugliese, fedelissimo di casa Savoia, già responsabile del centro di controspionaggio di Cagliari; il generale Giuseppe Santovito detto Bourbon per via dei suoi gusti alcolici, direttore nientemeno che del Sismi, il servizio segreto militare; l’ex attore Rossano Brazzi, massone, approdato dal cinema all’entourage di un altro attore che aveva cambiato mestiere, Ronald Reagan. Una bella compagnia di giro, variopinta ma potente. I servizi segreti vegliavano sugli affari. Barbe finte italiane, ma anche i loro padrini della Cia e dalla Nsa, le due massime agenzie spionistiche americane. Del resto l’amministratore dei beni di Casa Savoia, l’avvocato Carlo D’Amelio, era presidente del Cmc, una filiazione della Permindex, che secondo il giudice Palermo era una «creatura della Cia, istituita per coprire i finanziamenti dei servizi segreti americani Cia-Fbi in Italia per attività anticomuniste».
Molti dei soci di questa bella compagnia avevano, come si conviene, una comune appartenenza a un club: la loggia P2 di Licio Gelli, il circolo degli oltranzisti atlantici italiani. Alla lettera S dell’elenco sequestrato nel marzo 1981 dai magistrati milanesi Giuliano Turone e Gherardo Colombo nella ditta di Gelli a Castiglion Fibocchi, si legge: «Savoia Vittorio Emanuele, casella postale 842, Ginevra». La tessera era la numero 1621. In una delle cartellette allegate agli elenchi, sempre alla lettera S, accanto a «Sindona Michele, banchiere», «Stammati Gaetano, ministro», «Santovito Giuseppe» e tanti altri (Berlusconi Silvio no, era in un altro documento), compare il nome «Savoia Vittorio, numero 516».
Il principe, si seppe poi, aveva raggiunto il terzo grado della gerarchia massonica, quello di Maestro, e oltre alla loggia P2 aveva frequentato un altro esclusivo club massonico: la superloggia di Montecarlo. Almeno secondo quanto testimonia nell’ottobre 1987 Nara Lazzerini, amica molto intima di Gelli: «Licio mi disse che della loggia facevano parte anche Vittorio Emanuele di Savoia e il principe Ranieri». Chissà se è vero. Un rapporto del Sisde (il servizio segreto civile) del 1982 informa comunque che ai vertici della Loggia di Montecarlo, insieme a Gelli, vi era Enrico Frittoli, ragioniere, titolare di una società di import-export con sede nel Principato e «uomo di fiducia del trafficante internazionale d’armi Samuel Cummings, presidente della Inter Arms di Londra». Il solito cocktail forte di politica, affari e nobiltà.
Con le logge massoniche internazionali Vittorio Emanuele ebbe a che fare anche qualche anno dopo, alla fine degli anni Ottanta, quando cadde il Muro di Berlino e alcuni circoli massonici pensarono bene di progettare il ritorno sul trono di alcuni monarchi europei. I Paesi su cui puntavano erano la Romania e l’Ungheria, Paesi da cui il re era stato scacciato dai perfidi comunisti e in cui, collassato il blocco sovietico, si poteva dunque approfittare della situazione per tentare un ritorno alla grande. Ma era stata presa in considerazione anche la possibilità di un ritorno delle famiglie reali in Italia e in Grecia. I progetti, come al solito, mischiavano politica e affari: alla fine furono realizzati soltanto questi ultimi, nelle fragili democrazie dei Paesi ex comunisti.
Ma un rapporto riservato del ministero dell’Interno del 1993 riporta le dichiarazioni informali di un collaboratore di giustizia il quale racconta di una riunione avvenuta a Barcellona, con la partecipazione di emissari delle famiglie Villaverde, Orleans, Leida d’Aragona e Savoia. Anche in Italia, in fondo, tra il 1992 e il ’93 era caduto un Muro: Mani Pulite aveva fatto crollare il sistema dei partiti di Tangentopoli e per molti mesi alcune «menti raffinatissime» (come le chiamava Giovanni Falcone) avevano pensato a come approfittare della situazione. Nel calderone c’era anche qualcuno che aveva pensato di giocare la carta reale: per esempio il principe Giovanni Alliata di Montereale, siciliano, massone, piduista, legato a Cosa Nostra ma anche agli ambienti dell’intelligence Usa e dell’eversione di destra italiana, che dopo essere passato per più di un tentato golpe era stato uno dei registi della riunione di Barcellona con le famiglie reali.
Non se ne fece niente. La storia italiana prese un’altra strada, passando attraverso i momenti drammatici delle stragi del 1992 di Falcone e Borsellino e del 1993 a Firenze, Roma e Milano.
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 21:50:37
(da AGI)
"Spero che [il pm titolare dell'inkiesta, ndr] sia certo delle accuse che muove altrimenti sara’ l’ ultima volta che fara’ qualcosa", ha aggiunto Emanuele Filiberto... ...talis pater...
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 21:37:48
(da Il Corriere della Sera)
POTENZA - Non solo Vittorio Emanuele di Savoia. Nel mirino della Procura di Potenza altre dodici persone, tra le quali il portavoce di Gianfranco Fini, Salvatore Sottile, per il quale sono scattati gli arresti domiciliari. Fini è estraneo all’inchiesta.
Nell’inchiesta sono stati disposti gli arresti domiciliari anche per il sindaco di Campione d’Italia (Como) Roberto Salmoiraghi. Il gip, inoltre, ha deciso alcune misure interdittive.
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 21:25:37
(da ASCA)
Gia’ negli anni ’70, Vittorio Emanuele venne indagato sia dalla pretura di Venezia per traffico internazionale di armi dal giudice Carlo Mastelloni, sia dalla prefettura di Trento seguita dal giudice Carlo Palermo, caso poi trasferito alla pretura di Roma a causa del notevole peso politico che stava assumendo e che venne alla fine insabbiato. Il 18 agosto 1987, nell’Isola di Cavallo (Corsica), sotto gli effetti dell’alcol durante una lite con il miliardario Nicky Pende, sparo’ alcuni colpi di fucile, uno dei quali colpi’ lo studente tedesco di 19 anni Dirk Jeerd Hamer che stava dormendo in una barca vicina e che mori’ nel dicembre dello stesso anno dopo una lunga agonia. Nel dicembre del 1991 Vittorio Emanuele venne assolto dalla Camera d’accusa parigina dall’accusa di omicidio volontario e condanato a 6 mesi con la condizionale per porto abusivo d’arma da fuoco. E’ risultato iscritto alla loggia massonica P2 di Licio Gelli con la tessera numero 1621.
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 21:20:34
Arrestato Vittorio Emanuele di Savoia Le accuse: associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al falso e allo sfruttamento della prostituzione.