Cultura & Attualità

"Andate e convertite le genti":asd:
Messaggio del 10-04-2008 alle ore 21:17:35
Oh! Gesù!!!




Messaggio del 10-04-2008 alle ore 21:38:58
Roma, 10 apr. (Adnkronos) - "Andate e convertite le genti!". Con questa esortazione dal tono evangelico Silvio Berlusconi conclude il suo comizio davanti al Colosseo per la manifestazione di chiusura della campagna elettorale a Roma del Pdl. E ai militanti e simpatizzanti che applaudono e sventolano le bandiere, Berlusconi si congeda con un "Dio vi benedica".
Messaggio del 10-04-2008 alle ore 21:39:51
NO COMMENT
Messaggio del 10-04-2008 alle ore 21:43:12
Credevo, finora, che fosse "unto"...
La reincarnazione del Cristo...poi!!!



Messaggio del 10-04-2008 alle ore 22:02:09
Silvio
Messaggio del 10-04-2008 alle ore 22:17:07
ad ancona ha detto:"andate è diffondete il verbo"
Messaggio del 11-04-2008 alle ore 00:07:03
quanto cazzo è profeta!!!!!



Messaggio del 11-04-2008 alle ore 00:11:52
In parole povere voleva dire: andate a fanculo
Messaggio del 11-04-2008 alle ore 00:45:02
Quanto cazzo mi fa sangue
Messaggio del 11-04-2008 alle ore 01:34:42
Messaggio del 11-04-2008 alle ore 01:41:56
in pratica sopra c'è scritto tutto quello che ha fatto prodi
Messaggio del 11-04-2008 alle ore 07:43:22
Si Just, e Babbo Natale esiste.
Messaggio del 11-04-2008 alle ore 09:26:30
Certo che, tra San Silvio, Don Ghino e tutti gli altri miracolati dalla tarantola, il tema principale resta la Chiesa.
Messaggio del 11-04-2008 alle ore 13:33:14
Silvio porta la luce in questo mondo buio, offuscato dalle tenebre sinistre del comunismo!
Messaggio del 11-04-2008 alle ore 13:51:41
gesù, portati via adonai, offuscato dalle tenebre dell'idiozia.
Messaggio del 11-04-2008 alle ore 16:16:52
se ti "ammanti" le recchie, muori soffocato
Messaggio del 11-04-2008 alle ore 16:44:37
Sì, sso' offuscato da 'e tenebre de micolao
Messaggio del 11-04-2008 alle ore 17:55:14
A SILVIO

SilviO, rimembri ancora
Quel tempo della tua vita mortale,
Quando beltà splendea
Negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
E tu, lietO e pensosO, il limitare
Di gioventù salivi?

Sonavan le quiete
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo perpetuo canto,
Allor che all'opre MASCHILI intentO
Sedevi, assai contentO
Di quel vago avvenir che in mente avevi.
Era il maggio odoroso: e tu solevi
Così menare il giorno.

Io gli studi leggiadri
Talor lasciando e le sudate carte,
Ove il tempo mio primo
E di me si spendea la miglior parte,
D'in su i veroni del paterno ostello
Porgea gli orecchi al suon della tua voce,
Ed alla man veloce
Che percorrea la faticosa tela.
Mirava il ciel sereno,
Le vie dorate e gli orti,
E quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
Quel ch'io sentiva in seno.

Che pensieri soavi,
Che speranze, che cori, o SilviO miO!
Quale allor ci apparia
La vita umana e il fato!
Quando sovviemmi di cotanta speme,
Un affetto mi preme
Acerbo e sconsolato,
E tornami a doler di mia sventura.
O natura, o natura,
Perchè non rendi poi
Quel che prometti allor? perchè di tanto
Inganni i figli tuoi?

Tu pria che l'erbe inaridisse il verno,
Da chiuso morbo combattuta e vinta,
Perivi, o tenerella. E non vedevi
Il fior degli anni tuoi;
Non ti molceva il core
La dolce lode or delle negre chiome,
Or degli sguardi innamorati e schivi;
Nè teco le compagne ai dì festivi
Ragionavan d'amore

Anche peria fra poco
La speranza mia dolce: agli anni miei
Anche negaro i fati
La giovanezza. Ahi come,
Come passata sei,
CarO AMICO dell'età mia nova,
MiO lacrimatO speme!
Questo è quel mondo? questi
I diletti, l'amor, l'opre, gli eventi
Onde cotanto ragionammo insieme?
Questa la sorte dell'umane genti?
All'apparir del vero
Tu, GRANDIOSO, VINCEsti: e con la mano
La CALDA VITTORIA SU DI un PIEDISTALLO
Mostravi di lontano.
Messaggio del 11-04-2008 alle ore 18:05:43
A PRODI

O patria mia, vedo le mura e gli archi
E le colonne e i simulacri e l'erme
Torri degli avi nostri,
Ma la gloria non vedo,
Non vedo il lauro e il ferro ond'eran carchi
I nostri padri antichi. Or fatta inerme,
Nuda la fronte e nudo il petto mostri.
Oimè quante ferite,
Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio,
Formosissima donna! Io chiedo al cielo
E al mondo: dite dite;
Chi la ridusse a tale? E questo è peggio,
Che di catene ha carche ambe le braccia;
Sì che sparte le chiome e senza velo
Siede in terra negletta e sconsolata,
Nascondendo la faccia
Tra le ginocchia, e piange.
Piangi, che ben hai donde, Italia mia.

Messaggio del 11-04-2008 alle ore 18:08:14
a Boselli

D'in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finché non more il giorno;
Ed erra l'armonia per questa valle.
Primavera dintorno
Brilla nell'aria, e per li campi esulta,
Sì ch'a mirarla intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti;
Gli altri augelli contenti, a gara insieme
Per lo libero ciel fan mille giri,
Pur festeggiando il lor tempo migliore:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal d'allegria, schivi gli spassi;

Canti, e così trapassi
Dell'anno e di tua vita il più bel fiore.
Oimè, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo e riso,
Della novella età dolce famiglia,
E te german di giovinezza, amore,
Sospiro acerbo de' provetti giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito, e strano
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch'omai cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla,
Odi spesso un tonar di ferree canne,
Che rimbomba lontan di villa in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio in altro tempo: e intanto il guardo
Steso nell'aria aprica
Mi fere il Sol che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno.
Tu, solingo augellin, venuto a sera
Del viver che daranno a te le stelle,
Certo del tuo costume
Non ti dorrai; che di natura è frutto
Ogni vostra vaghezza.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro,
Quando muti questi occhi all'altrui core,
E lor fia vòto il mondo, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest'anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirommi, e spesso,
Ma sconsolato, volgerommi indietro.
Messaggio del 11-04-2008 alle ore 18:11:13
a Casini
Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così tra questa
immensità s’annega il pensier mio;
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Messaggio del 11-04-2008 alle ore 18:31:42
E forza italia....
Messaggio del 11-04-2008 alle ore 18:35:28
menomaleee che silviooooo c'èèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè

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