Cultura & Attualità

Alice nel paese delle meraviglie
Messaggio del 08-09-2005 alle ore 11:31:52
walk, chi è l'autore del papiro che hai postato?

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Editato da Mida29 il 08/09/2005 alle 11:42:14
Messaggio del 07-09-2005 alle ore 20:56:27
walk, anche quel parassita a volte può dire cose sensate. e questo è proprio quel caso...
Messaggio del 07-09-2005 alle ore 20:25:54
Messaggio del 07-09-2005 alle ore 15:23:32
Ho capito, deve far resuscitare Fellini perchè questi si riprenda gli studi di cinecittà attualmente occupati dai programmi spazzatura di costanzo&consorte

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Editato da Skin il 07/09/2005 alle 15:25:06
Messaggio del 07-09-2005 alle ore 11:28:46
Infatti è trai 5 sindaci più apprezzati al mondo..pensa te...
Messaggio del 07-09-2005 alle ore 10:46:37
Si si è proprio un mio clone
Messaggio del 07-09-2005 alle ore 01:12:03
Quote:
Ma che cazzo c’entra Veltroni?

bé Skin...Veltroni, col suo profluvio di buoni sentimenti che sciorina ad ogni esibizione, ha un che di irritante e fasullo. Non capisco se viva davvero tra di noi
Messaggio del 07-09-2005 alle ore 00:55:47
Ma che cazzo c'entra Veltroni?
Messaggio del 07-09-2005 alle ore 00:28:13
veltroni | 10.0 kB | 150x200
a dò cazz' vive custù?


Roma la capitale del mondo singhiozza, anzi incespica in una dilagante confusione ambientale, una tortuosa e congestionata viabilità, ma sopratutto regna sovrana la squallida deferenza alla cultura cialtronesca del sistema televisivo italiano. Roma se fosse veramente al centro di un progetto politico di rinascita culturale, dovrebbe farsi promotrice di uno scontro, anche violento, contro la cultura imperante abominevole che riduce la dignità umana e quella giovanile a un banchetto per gli inserzionisti pubblicitari. L’orrenda malversazione culturale della coppia Costanzo-De Filippi è uno degli acuti devastanti che aleggiano in Italia, una coppia di "mostri" che sciorina al pubblico di buoi e di caproni italiani una selvaggia orgia di negazioni esistenziali, in cui l’essere, la persona, sono ridotti ad hamburger gelatinosi, un manipolo di bellimbusti che fanno scempio della loro vita privata e dei profondi e segreti lati della loro meschinità. Una generazione che mostra il riflesso della cultura televisiva pensante, trash, miope, complessata, sadica e masochista allo stesso tempo, un urlo gutturale di scimmie deformi, che vedono all’apice della piramide dei sacrifici umani, il capo delle scimmie deformi, il Re o Giullare di Arcore.


La constatazione penosa e selvaggia è la preoccupante condizione giovanile asserragliata nel via vai notturno del centro storico, una sorta di limbo infernale in cui questa generazione di ballerini e melassa vomita la propria noia dell’esistenza, il vuoto mnemonico di qualsiasi valore culturale e di qualsiasi nuovo progetto che possa rapire la sua fantasia e diventare una motivazione convincente di una vita quotidiana diversa.

Roma è una città morta, che si muove artefatta, come una coda di una lucertola mozzata, in un liquame di senescenza culturale, in cui certo non è lo sviluppo dell’industria cinematografica da soap opera che potrà mai riaccendere i motori delle rivoluzoni culturali che nel corso del tempo hanno illuminato il cielo della cultura mondiale.

La noia di Roma è racchiusa in una generazione che Roberto D’Agostino tratteggia bene e cinicamente nella razza cafonal, niente di più appropriato come termine per definire i contorni del gossip mondano, dello squallore che incede tra deformi e principesse dal culo piatto e principi con il bastone nobiliare che gli è sceso di traverso. Roma si immagina un futuro diverso in cui non soltanto vi deve essere il recupero dei valori antichi, ma la rinascita ideologica e culturale di una generazione che guarda al futuro ricominciando a capire il valore delle sensazioni, l’energia che un salto di qualità sociale dovrebbe mescolare tra la folla del quotidiano.

Walter Veltroni è un bravo sindaco ma inadatto a raccoglire la sfida del nuovo millennio, lombrico ingrigito dietro le sottane di una industria cinematografica uguale a se stessa, replicante dei deformi del video, spiegatemi quale potrebbe essere la differenza tra un Carlo Verdone e una Maria De Filippi?

Roma Risorge in questo senso, risorge intorno al suo Colosseo, alla sua grande storia, alla volontà di progredire con dei programmi di espansione che possano incoraggiare la nuova generazione a evacuare le piazze del centro per affluire verso esperienze diverse da quelle del pallone giocato da Totti, che possa guadagnare confini diversi da quelli descritti e delineati dagli inserzionisti pubblicitari dei programmi spazzatura come l’Isola dei Famosi, dove altri deformi si agitano al vento mettendo al centro del teleschermo le loro infantili e vomitevoli meschinità quotidiane. Se la cultura moderna, se dalle avanguadie artistiche, se dai capolavori di Honore De Balzac, alle passeggiate dell’esistenzialismo sartriano, se dalla grande abbondanza di fantasia dei nostri predecessori la cultura moderna è divenuta un pentolone di allegri balletti di deformi che starnazzano come oche in un pollaio gelatinoso, allora credo che la società moderna, questa nuova generazione, è destinata a trascorrere la sua vita da un bar ad un altro, con una bottiglia in mano schiamazzando la propria impotenza davanti a un pallone che rotola. La cultura dei black block incede, incede la reazione alla cultura borghese liofilizzata che non lascia apparire sbocchi, che in qualità di istituzione vuole penetrare dentro i desideri dei consumi, costruirli per consumarli, sfruttarli.

Una città come Roma deve avere programmi precisi e diversi dalla ristrutturazone dei san pietrini di Piazza Di Spagna, un programma all’avanguardia che possa essere da esempio anche per altri governi di altre città europee.

Non ci sono idee e una città senza idee muore lentamente nelle sue metastasi e quelle culturali sono un abominio per la nostra dignità, come un abominio mi pare siano quei cadaveri della nomenclatura della televisione di Stato che ieri sera facevano bella mostra di loro ai premi del giornalismo. Un abominio che Roma deve combattere, un orrore metafisico che ci ricorda gli incubi peggiori delle involuzioni dittatoriali. Il motivo per cui oggi un Duce si aggira per l’Italia è anche conseguenza di una pochezza della nostra cultura sociale, la rinuncia e forse anche la sconfitta che ci tiriamo dietro da anni di incombente materialismo.


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