Cultura & Attualità

1° Maggio ......Per non dimenticare
Messaggio del 28-04-2008 alle ore 18:38:02
Il Primo maggio: storia e significato di una ricorrenza

Il 1° maggio nasce il 20 luglio 1889, a Parigi. A lanciare l'idea è il congresso della Seconda Internazionale, riunito in quei giorni nella capitale francese :
"Una grande manifestazione sarà organizzata per una data stabilita, in modo che simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, nello stesso giorno, i lavoratori chiederanno alle pubbliche autorità di ridurre per legge la giornata lavorativa a otto ore e di mandare ad effetto le altre risoluzioni del Congresso di Parigi".
Poi, quando si passa a decidere sulla data, la scelta cade sul 1° maggio. Una scelta simbolica: tre anni prima infatti, il 1° maggio 1886, una grande manifestazione operaia svoltasi a Chicago, era stata repressa nel sangue.

Man mano che ci si avvicina al 1° maggio 1890 le organizzazioni dei lavoratori intensificano l'opera di sensibilizzazione sul significato di quell'appuntamento.

"Lavoratori - si legge in un volantino diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 - ricordatevi il 1° maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare di fronte agli oziosi il posto che è dovuto a chi lavora. Viva la rivoluzione sociale! Viva l'Internazionale!".
Monta intanto un clima di tensione, alimentato da voci allarmistiche: la stampa conservatrice interpreta le paure della borghesia, consiglia a tutti di starsene tappati in casa, di fare provviste, perché non si sa quali gravi sconvolgimenti potranno accadere.

Da parte loro i governi, più o meno liberali o autoritari, allertano gli apparati repressivi.
In Italia il governo di Francesco Crispi usa la mano pesante, attuando drastiche misure di prevenzione e vietando qualsiasi manifestazione pubblica sia per la giornata del 1° maggio che per la domenica successiva, 4 maggio.

In diverse località, per incoraggiare la partecipazione del maggior numero di lavoratori, si è infatti deciso di far slittare la manifestazione alla giornata festiva.

Del resto si tratta di una scommessa dall'esito quanto mai incerto: la mancanza di un unico centro coordinatore a livello nazionale - il Partito socialista e la Confederazione generale del lavoro sono di là da venire - rappresenta un grave handicap dal punto di vista organizzativo. Non si sa poi in che misura i lavoratori saranno disposti a scendere in piazza per rivendicare un obiettivo, quello delle otto ore, considerato prematuro da gran parte dei dirigenti del movimento operaio italiano o per testimoniare semplicemente una solidarietà internazionale di classe.

Proprio per questo la riuscita del 1° maggio 1890 costituisce una felice sorpresa, un salto di qualità del movimento dei lavoratori,che per la prima volta dà vita ad una mobilitazione su scala nazionale, per di più collegata ad un'iniziativa di carattere internazionale.

In numerosi centri, grandi e piccoli, si svolgono manifestazioni, che fanno registrare quasi ovunque una vasta partecipazione di lavoratori. Un episodio significativo accade a Voghera, dove gli operai, costretti a recarsi al lavoro, ci vanno vestiti a festa.
"La manifestazione del 1° maggio - commenta a caldo Antonio Labriola - ha in ogni caso superato di molto tutte le speranze riposte in essa da socialisti e da operai progrediti. Ancora pochi giorni innanzi, la opinione di molti socialisti, che operano con la parola e con lo scritto, era alquanto pessimista".
Anche negli altri paesi il 1° maggio ha un'ottima riuscita:
"Il proletariato d'Europa e d'America - afferma compiaciuto Fiedrich Engels - passa in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta come un solo esercito. E lo spettacolo di questa giornata aprirà gli occhi ai capitalisti".
Visto il successo di quella che avrebbe dovuto essere una rappresentazione unica, viene deciso di replicarla per l'anno successivo.
Il 1° maggio 1891 conferma la straordinaria presa di quell'appuntamento e induce la Seconda Internazionale a rendere permanente quella che, da lì in avanti, dovrà essere la "festa dei lavoratori di tutti i paesi".


Tra Ottocento e Novecento

Inizia così la tradizione del 1° maggio, un appuntamento al quale il movimento dei lavoratori si prepara con sempre minore improvvisazione e maggiore consapevolezza. L'obiettivo originario delle otto ore viene messo da parte e lascia il posto ad altre rivendicazioni politiche e sociali considerate più impellenti. La protesta per le condizioni di miseria delle masse lavoratrici anima le manifestazioni di fine Ottocento.

Il 1° maggio 1898 coincide con la fase più acuta dei "moti per il pane", che investono tutta Italia e hanno il loro tragico epilogo a Milano. Nei primi anni del Novecento il 1° maggio si caratterizza anche per la rivendicazione del suffraggio universale e poi per la protesta contro l'impresa libica e contro la partecipazione dell'Italia alla guerra mondiale.

Si discute intanto sul significato di questa ricorrenza: giorno di festa, di svago e di divertimento oppure di mobilitazione e di lotta ?

Un binomio, questo di festa e lotta, che accompagna la celebrazione del 1° maggio nella sua evoluzione più che secolare, dividendo i fautori dell'una e dell'altra caratterizzazione.

Qualcuno ha inteso conciliare gli opposti, definendola una "festa ribelle", ma nei fatti il 1° maggio è l'una e l'altra cosa insieme, a seconda delle circostanze più lotta o più festa.

Il 1° maggio 1919 i metallurgici e altre categorie di lavoratori possono festeggiare il conseguimento dell'obiettivo originario della ricorrenza: le otto ore.



Il ventennio fascista

Nel volgere di due anni però la situazione muta radicalmente: Mussolini arriva al potere e proibisce la celebrazione del 1° maggio.

Durante il fascismo la festa del lavoro viene spostata al 21 aprile, giorno del cosiddetto Natale di Roma; così snaturata, essa non dice più niente ai lavoratori, mentre il 1° maggio assume una connotazione quanto mai "sovversiva", divenendo occasione per esprimere in forme diverse - dal garofano rosso all'occhiello alle scritte sui muri, dalla diffusione di volantini alle bevute in osteria - l'opposizione al regime.



Dal dopoguerra a oggi

All'indomani della Liberazione, il 1° maggio 1945, partigiani e lavoratori, anziani militanti e giovani che non hanno memoria della festa del lavoro, si ritrovano insieme nelle piazze d'Italia in un clima di entusiasmo.

Appena due anni dopo il 1° maggio è segnato dalla strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini del bandito Giuliano fanno fuoco contro i lavoratori che assistono al comizio.

Nel 1948 le piazze diventano lo scenario della profonda spaccatura che, di lì a poco, porterà alla scissione sindacale. Bisognerà attendere il 1970 per vedere di nuovo i lavoratori di ogni tendenza politica celebrare uniti la loro festa.

Le trasformazioni sociali, il mutamento delle abitudini ed anche il fatto che al movimento dei lavoratori si offrono altre occasioni per far sentire la propria presenza, hanno portato al progressivo abbandono delle tradizionali forme di celebrazione del 1° maggio.

Oggi un'unica grande manifestazione unitaria esaurisce il momento politico, mentre il concerto rock che da qualche anno Cgil, Cisl e Uil organizzano per i giovani sembra aderire perfettamente allo spirito del 1° maggio, come lo aveva colto nel lontano 1903 Ettore Ciccotti:
"Un giorno di riposo diventa naturalmente un giorno di festa, l'interruzione volontaria del lavoro cerca la sua corrispondenza in una festa de'sensi; e un'accolta di gente, chiamata ad acquistare la coscienza delle proprie forze, a gioire delle prospettive dell'avvenire, naturalmente è portata a quell'esuberanza di sentimento e a quel bisogno di gioire, che è causa ed effetto al tempo stesso di una festa".
Messaggio del 28-04-2008 alle ore 18:39:30
peccato sia diventata la festa di coloro che non avranno mai una pensione.
Messaggio del 30-04-2008 alle ore 06:59:32
Oggi e' semplicemente una festa come le altre. Non molta gente sa perchè il primo maggio e' diventato il giorno internazionale dei lavoratori e perche' noi dovremmo celebrarlo. Un pezzo in piu' della nostra storia che ci e' stato nascosto.

Tutto e' cominciato piu' di un secolo fa quando la Federazione Americana del Lavoro ha adottato una risoluzione storica che asseriva: " otto ore costituiranno la durata legale della giornata di lavoro dal 1 maggio 1886 ".

Nei mesi precedenti a questa data migliaia di operai avevano combattuto per la giornata piu' corta. Esperti e non qualificato, neri e bianchi, uomini e donne, nativi ed immigrati, tutti erano stati coinvolti nella causa.
CHICAGO

Nella sola Chicago in 400.000 erano in sciopero. Un giornale di quella città' riportava che «nessun fumo usciva dagli alti camini delle fabbriche e dei laminatoi, e le cose avevano assunto l'apparenza di un giorno di festa».

Questo era il centro principale delle agitazioni, e qui gli anarchici erano all'avanguardia del movimento dei lavoratori. E' anche merito dei loro attivisti se Chicago e' diventato un centro sindacale d'eccezione ed ha dato il piu' grande contributo al movimento per le otto ore.

Quando il primo maggio del 1886 gli scioperi per le otto ore paralizzarono la città', una meta' della manodopera della ditta McCormick usci'dalla fabbrica.

Due giorni dopo parteciparono ad una assemblea di massa seimila lavoratori del legno, anch'essi in sciopero.

I lavoratori stavano ascoltando un discorso dell'anarchico August Spies a cui era stato chiesto di organizzare la riunione dal'Unione Centrale del Lavoro. Mentre Spies stava parlando, invitando i lavoratori a rimanere uniti e a non cedere ai capi, i crumiri stavano cominciando a lasciare la McCormick.

Gli operai, aiutati dai lavoratori del legname, marciarono lungo la strada e spinsero i crumiri nuovamente dentro la fabbrica.

All'improvviso giunsero 200 poliziotti e senza alcun preavviso attaccarono la folla con manganelli e revolver. Uccisero uno scioperante, ne ferirono un numero indeterminato di cui cinque / sei seriamente.

Oltraggiato dai brutali assalti di cui era stato testimone, Spies ando' agli uffici dell'Arbeiter Zeitung (un quotidiano anarchico per gli operai immigrati tedeschi) e li' compose una circolare invitante i lavoratori di Chicago a partecipare ad un meeting di protesta per la notte seguente.

Il meeting di protesta ebbe luogo in Haymarket Square e fu tenuto da Spies e da altri due attivisti anarchici del movimento sindacale, Albert Parsons e Samuel Fielden.
L'ATTACCO DELLA POLIZIA

Durante i discorsi la folla rimase tranquilla.

Il sindaco Carter Harrison, che era presente dall'inizio della riunione, non aveva ravvisato nulla che richiedesse l'intervento della polizia.

Avviso' di questo il capitano della polizia John Bonfield e suggeri' che il grosso delle forze di polizia che attendevano alla Station House fossero mandate a casa.

Erano quasi le dieci di sera quando Fielden stava per dichiarare chiusa la riunione.

Stava piovendo molto forte e solo duecento persone circa erano rimaste nella piazza.

Improvvisamente una colonna di polizia di 180 uomini guidata da Bonfield entro' nella piazza ed ordino' alla gente di disperdersi immediatamente. Fielden protesto': «Siamo pacifici».
LA BOMBA

In quel momento una bomba venne gettata fra le file della polizia.

Una persona fu uccisa, 70 rimasero ferite di cui sei in maniera grave.

La polizia apri' il fuoco sulla folla.

Quante persone siano state ferite o uccise dalle pallottole della polizia non e' mai stato accertato esattamente.
CHICAGO NEL TERRORE

La stampa e i governanti chiedevano vendetta, insistendo che «la bomba era un lavoro di socialisti e anarchici».

Furono perquisiti luoghi di riunione, uffici del sindacato, stamperie e case private.

Tutti coloro che erano conosciuti come socialisti ed anarchici vennero portati dentro.

Anche molte persone ignare del significato di socialismo e anarchismo vennero arrestate e torturate.

«Prima le perquisizioni, poi il rispetto dei diritti di legge»: questa fu l'asserzione pubblica di Julius Grinnell, il procuratore di Stato.
IL PROCESSO

Otto uomini furono processati con l'accusa di essere assassini.

Questi erano: Spies, Fielden, Parsons e cinque altri anarchici coinvolti nel movimento dei lavoratori: Adolph Fischer, George Engel, Michael Schwab, Louis Lingg, Oscar Neebe.

Il processo inizio' il 21 giugno 1886 nella Corte di Cooke County.

I candidati della giuria non furono scelti nel modo usuale, cioe' ad estrazione. In questo caso il procuratore Grinnell nomino' un apposito funzionario per selezionare i candidati.

Alla difesa non fu consentito di presentare le prove che questo funzionario speciale aveva pubblicamente dichiarato: «sto gestendo questo caso e so di cosa parlo. Questi imputati stanno sicuramente andando alla forca».
LA GIURIA

La composizione finale della giuria era chiaramente di parte, essendo essa costituita da uomini d'affari, loro impiegati ed un parente di uno dei poliziotti morti.

Nessuna prova venne presentata dallo Stato che uno qualunque degli otto uomini davanti alla corte avesse tirato la bomba, e che fosse in qualche modo connesso col suo lancio o avesse persino approvato tali atti.

In effetti, solo tre degli otto uomini erano stati in Haymarket Square quella sera.

Nessuna prova venne offerta che uno qualunque degli oratori avesse incitato alla violenza.

Persino il sindaco Harrison nel suo intervento al processo descrisse i discorsi come «addomesticanti».

Nessuna prova venne offerta che qualunque violenza fosse prevista. In effetti, Parsons aveva portato i suoi due figli piccoli al comizio.
SENTENZA

Che gli otto fossero a processo per il loro credo anarchico e per le loro attivita' nel sindacato fu chiaro fin dall'inizio. Il processo si concluse cosi' com'era cominciato, com'e' testimoniato dalle parole finali del discorso alla giuria di Grinnell:

«La legge e' sotto processo. L'anarchia e' sotto processo. Questi uomini sono stati scelti, selezionati dal Gran Giuri' e indicati perche' essi erano capi. Non sono piu' colpevoli delle migliaia che li hanno seguiti. Signori della giuria, condannate questi uomini, fate di loro degli esempi, impiccateli e salvate le nostre istituzioni, la nostra societa'.».

Il 19 agosto sette degli imputati furono condannati a morte

e Neebe a 15 anni di prigione. Dopo una massiccia campagna internazionale per la loro liberazione, lo Stato commuto' le sentenze di Schwabb e Fielden nella prigione a vita. Lingg truffo' il boia suicidandosi nella sua cella il giorno prima dell'esecuzione. L'11 di novembre 1887 Parsons, Engel, Spies e Fischer furono impiccati.
PERDONO

Seicentomila lavoratori parteciparono al loro funerale. La campagna per liberare Neebe, Schwabb e Fielden continuo'. Il 26 giugno 1893 il governatore Altgeld li libero'. Egli chiari' che non stava concedendo il perdono perche' pensava che gli uomini avessero sofferto abbastanza, ma perche' essi erano innocenti del crimine per il quale erano stati processati. Essi e gli uomini impiccati erano stati vittime di «isteria, giurie impacchettate e un giudice di parte».

Le autorita' ai tempi del processo credettero che questa persecuzione interrompesse il movimento per le otto ore, invece in seguito emerse che la bomba poteva essere stata tirata da un agente di polizia che lavorava per il capitano Bonfield. Una cospirazione che coinvolgeva alcuni capi per screditare il movimento dei lavoratori.

Quando Spies parlo' alla corte dopo essere stato condannato a morte, egli affermo' di credere che questa cospirazione non avrebbe avuto successo. «Se pensate che impiccandoci potete fermare il movimento dei lavoratori, il movimento da cui milioni e milioni di persone che lavorano nella miseria vogliono e si attendono salvezza, allora impiccateci! Qui voi spegnete una scintilla, ma dovunque intorno a voi le fiamme divampano. E' un fuoco sotterraneo: non potete spegnerlo.».

E questo, il primo maggio, rappresentò per molti decenni successivi: una scadenza annuale comune a tutto il movimento dei lavoratori, in ogni parte del mondo.
UNA GIORNATA DI LOTTA E DI MEMORIA STORICA

E molto spesso, fu proprio da questa giornata che la mobilitazione di massa dei lavoratori segnò momenti storici particolari, durante le due guerre mondiali, durante la resistenza e l'antifascismo.

Oggi parlarne ha un senso non solo per conservarne la memoria storica, ma per il contenuto, il significato che essa rappresenta in termini di coscienza di classe e di lotta degli sfruttati dove, in tema di orario di lavoro, diritti, salari, emancipazione, cambiamento della società liberista imperante, c'è molto da fare, non solo per riconquistare diritti e dignità rubati, ma per gettare sullo scenario dello scontro di classe in atto, gestito solo dal padronato attualmente, la forza e l'utopia delle masse lavoratrici.
Messaggio del 30-04-2008 alle ore 07:45:54
ME NE FREGO
Messaggio del 30-04-2008 alle ore 08:27:51
Interessante...
Messaggio del 30-04-2008 alle ore 09:40:42
Attenti alle brigate rosse, che non vi piazzano qualche bomba sotto il sedere per aver mandato Bossi al governo
Messaggio del 30-04-2008 alle ore 09:51:56

Anche quest'anno come tutti i primi maggio dal 2001 la mayday coinvolgerà uomini e donne, precari e precarie, native e migranti, lavoratrici e lavoratori dei call center, degli aeroporti, dello spettacolo e della moda, dell’informazione e della formazione, delle ricerca, delle cooperative sociali, della distribuzione.
Agli operai e alle operaie, delle fabbriche e dei servizi, agli studenti, alle associazioni, ai centri sociali, la festa di strada in cui le vite di migliaia di persone si incrociano, ritrovandosi in un immaginario comune.
La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita.
Non è "sfiga". Non è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli altri nè un titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa proliferazione di contratti atipici nè un dazio che le giovani generazioni sono costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro. È il modo contemporaneo di produrre la ricchezza, di sfruttare il lavoro, di asservire ogni stilla della vita al profitto delle imprese.
La precarizzazione è la crisi della rappresentanza politica e sindacale del lavoro e nel sociale, è il punto da cui è necessario ripensare e sperimentare nuove forme e strategie di lotta; contro lo sfruttamento, le gerarchie e la povertà.
Negli ultimi anni, l’EuroMayDay ha costruito, in Italia e in Europa, uno spazio politico e sociale, condiviso, in cui la presa di parola e il protagonismo dei precari e delle precarie, senza mediazioni e mediatori, ha sperimentato forme inedite di visibilità, comunicazione e conflitto.
Ma la Mayday è un processo sociale che si evolve di anno in anno, per ntutto l’anno, e questa edizione, a Milano, rilancia a partire dal protagonismo dei migranti.
Il lavoro migrante rivela i segreti della precarizzazione. Il controllo dei confini produce gerarchie spesso razziste tra regolari e irregolari, tra buoni e cattivi, criminalizzati dalle retoriche della guerra e della sicurezza che servono solo a non parlare di coloro che di lavoro muoiono, senza nessuna sicurezza.
La specificità dei migranti è vivere una doppia precarietà. Dentro e fuori i luoghi di lavoro il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro li ricatta, i Cpt e le espulsioni li minacciano costantemente.
In questi anni il protagonismo dei migranti ha prodotto esperienze significative di lotta autonoma in nome della libertà di movimento. Il primo maggio, a Milano, si vuole condividere questa forza, amplificarla, congiungerla con quella degli altri precari, condividere esperienze che sono transnazionali e che arriveranno fino in Giappone per la Tokyo MayDay. Costruire una MayDay che sappia porre un confronto serrato e continuativo, fra tutte le realtà lavorative, sociali, sindacali che lottano, ogni giorno, in ogni dove, contro la precarizzazione, sulle tematiche che da sempre hanno caratterizzato l’idea del primo maggio precario, la precarizzazione picchia duro e segna una discontinuità profonda con il passato. E’ un equilibrio sapiente fra ricatto e consenso e agisce sul sociale in modo diverso, dividendoci e confondendoci. Atomizza le nostre vite e saccheggia i territori e le metropoli in cui viviamo.
Milano è fresca di nomina per l’Expo 2015. Le conseguenze inevitabili saranno le speculazioni e gli appalti che allestiranno il palcoscenico nascosto per lo sfruttamento del lavoro precario e migrante in un’oscena colata di cemento ieri a Torino domani a Milano.
Non ci sono dubbi, si è incompatibili con tutto ciò.
L'appuntamento è per giovedì 1 maggio alle 15.00 in Porta Ticinese
Messaggio del 30-04-2008 alle ore 10:06:38

Il primo maggio da festa dei Lavoratori si è trasformato in festa del Lavoro, festa dello sfruttamento intensivo di miliardi di esseri umani al mondo, in condizioni più o meno miserevoli. In Italia ci siamo beati per decenni di avere uno stato sociale forte, ma negli ultimi anni questo stato sociale, che non cancellava affatto l'abbrutimento dato dallo sfruttamento lavorativo ma che lo rendeva se non altro più sopportabile, è andato in frantumi: il precariato, difeso in nome dei
concetti di mobilità e fluidità della forza lavoro, si è diffuso sempre di più, andando a creare condizioni di sfruttamento anche all'interno dei lavori amministrativi.

La situazione all'interno delle fabbriche non è migliore: salari bassi e contratti a tempo determinato, sfruttamento di chi, come i clandestini, non ha mezzi di difesa legale o di chi, come gli immigrati regolari, vede la propria sopravvivenza in Italia vincolata al mantenimento del rapporto di lavoro.
Non è un caso che la ormai tradizionale parata milanese autorganizzata, la MayDay, quest'anno sia incentrata sul lavoro migrante:
una forma di lotta inedita per i sindacalismi classici, per rompere i confini e mettere in gioco le differenze che creano la ricchezza.

Poi i ci sono gli incidenti sul lavoro, a volte mortali, più spesso invalidanti: aumentano e continuano ad esistere nonostante le ipocrite dichiarazioni di sindacati confederati, politici e industriali, che vanno a formare una rete di connivenze estese su tutto il territorio nazionale, una rete con ben altri che la tutela dei lavoratori.
Morire di lavoro non significa morire per il progresso dell'umanità ma significa morire a causa dello sfruttamento che non guarda in faccia niente e nessuno, morire a causa del lavoro significa morire per l'utile dell'imprenditore. Anche qua, nella nostra regione, rossa oramai solo per la vergogna, la situazione non è migliore: 130.780 incidenti sul lavoro nel 2007 in tutta la regione, le cooperative sono diventate delle aziende vere e proprie e continuano a chiamarsi cooperative solo per pagare meno tasse, il lavoro nero è ben presente, lo sfruttamento della manodopera immigrata è pratica ben consolidata. Quest'anno la festa organizzata dai sindacati confederati, sul tema della sicurezza, si terrà proprio nella nostra regione, a Ravenna.
In questa città, scelta per rafforzare la memoria della più grande strage operaia del dopoguerra, le precarie condizioni di lavoro uccidono ancora e, come se non bastasse, i giovani a contratto temporaneo vengono assunti da un'agenzia interinale, la InTempo, che lega con un filo nero diverse morti operaie in tutta Italia come quella di Denis Zanon a Marghera e Luca Vertullo nella stessa Ravenna. Questa agenzia, gestita da ambienti legati alla CGIL, esprime tutta la mostruosità del mondo del lavoro, con i suoi interessi economici e politici che precedono la dignità dei lavoratori.

E' venuta l'ora di tornare a vivere la giornata del primo maggio, che deve essere una giornata di lotta, non ritualizzata e cristallizzata nella ricorrenza, di combattere ogni giorno questo sistema che condanna il 20% del mondo ad una sempre più finta opulenza che spesso maschera nevrosi dovute al sistema stesso e il restante 80% alla miseria nera.
E' questa l'ora di riprendersi il controllo delle proprie vite e di costruire una società libera e solidale.

Parma:
Riprendiamoci il primo maggio
Concentramento barriera Saffi (v.le Mentana) ore 10.30
A seguire in piazzale salvo d'acquisto FESTA POPOLARE
promuovono:
RdB-CUb e USI

Reggio Emilia:
1° maggio migrante 2008
promuovono:
Associazione Città Migrante
Lab. aq16
concentramento davanti alla stazione (Piazzale Marconi) ore 14.00
Messaggio del 30-04-2008 alle ore 10:18:45


Il primo maggio, vogliamo condividere questa forza, amplificarla, congiungerla con quella degli altri precari. Condividere esperienze che sono transnazionali, e che danno il segno di una May Day che attraversa l'Europa da Aachen/Aquisgrana a Berlino, Copenhagen, Hanau, Amburgo, Helsinki, Lisbona, Madrid, Malaga, Maribor, Napoli, Palermo, Terrassa, Vienna... e va oltre, perché passa per la Tokyo MayDay in Giappone, e si collega alla manifestazione dei migranti negli Stati Uniti del prossimo primo maggio.

Vogliamo costruire una long/larga/lunga MayDay che sappia porre un confronto serrato e continuativo, fra tutte le realtà lavorative, sociali, sindacali che lottano, ogni giorno, in ogni dove, contro la precarizzazione, sulle tematiche che da sempre hanno caratterizzato l'idea del primo maggio precario: la continuità di reddito intesa come un nuovo orizzonte delle politiche rivendicative, del welfare e la trasformazione del protagonismo precario e migrante in un conflitto nuovamente diffuso ed incisivo.

La precarizzazione, lo ripetiamo, picchia duro e segna una discontinuità profonda con il passato. E' un equilibrio sapiente fra ricatto e consenso e agisce sul sociale in modo diverso, dividendoci e confondendoci. Atomizza le nostre vite e saccheggia i territori e le metropoli in cui viviamo. Milano è fresca di nomina per l'Expo 2015. Tremiamo pensando alle conseguenze di ciò: l'orgia bipartisan dell'orgoglio nazionale di speculazioni ed appalti allestirà il palcoscenico nascosto per lo sfruttamento intensivo di lavoro precario e migrante in un'oscena colata di cemento.

Non ci sono dubbi, siamo incompatibili con tutto ciò: se questa è una vetrina che lo sia della nostra capacità di conflitto e di un'idea di valorizzazione delle nostre vite ben differente Di questo si discuterà nelle Fiere Precarie che precederanno, attraverseranno e seguiranno la parade mettendo a confronto esperienze di autoproduzione, di cooperazione e di condivisioni dei saperi.
Messaggio del 30-04-2008 alle ore 10:29:01


1 maggio: portuali statunitensi chiudono i porti per protestare contro la guerraMay 1, 2008


- "No Peace No Work" Per il primo maggio, che non è festa negli Stati Uniti, il sindacato dei lavoratori portuali della costa ovest, l'International Longshore and Warehouse Union, ha indetto uno sciopero per protestare contro le guerre in Iraq e Afghanistan [...]Longshore Workers to Shutdown West Coast Ports in Protest of the War Per il primo maggio, che non è festa negli Stati Uniti, il sindacato dei lavoratori portuali della costa ovest, l'International Longshore and Warehouse Union, ha indetto uno sciopero per protestare contro le guerre in Iraq e Afghanistan. Delusi con il continuo finanziamento bi-partisan delle guerre, i lavoratori hanno deciso di esercitare il loro potere politico nei porti, dichiarando quella del primo maggio giornata “No Peace, No Work”.

La risoluzione, con la quale è stato indetto lo sciopero, è stata approvata a larga maggioranza nell'ultima assemblea del sindacato, che rappresenta 42.000 operatori portuali. Determinanti sono stati gli interventi appassionati da parte dei veterani del Vietnam.

Ci saranno manifestazioni nei porti di San Francisco (California), Seattle e Olympia (Washington). L'azione dei portuali ha anche l'appoggio di altri sindacati, tra cui la federazione degli insegnanti della California e dei postini di New York, oltre a quello di associazioni del movimento contro la guerra, come CodePink e Answer.

Di seguito la traduzione della risoluzione approvata e gli indirizzi ai quali tutte e tutti sono invitati ad inviare messaggi di solidarietà.


Risoluzione presentata all'assemblea del sindacato dei lavoratori portuali (International Longshore and Warehouse Union - ILWU) a San Francisco, California l'8 febbraio 2008

PER AZIONI DEI LAVORATORI PER FERMARE LA GUERRA

Premesso che

- il 1 maggio 2003, in occasione del Congresso dell'ILWU a San Francisco, sono state approvate delle risoluzioni per esigere la fine della guerra e l'occupazione dell'Iraq;

- l'ILWU è stato in prima linea tra i sindacati ad opporsi a questa guerra e occupazione sanguinosa per il dominio imperiale;

- nonostante tanti sindacati e la stragrande maggioranza del popolo statunitense siano ora contro queste guerre bipartisan e ingiustficabili in Iraq e Afghanistan, i due principali partiti politici, Democratici e Republicani, continuano a finanziare la guerra;

- milioni di persone in tutto il mondo hanno marciato e manifestato contro le guerre in Iraq e Afghanistan senza riuscire a fermarle;

- azioni storiche dell'ILWU presso i porti si dimostrano essere esempi limitati ma significativi di come opporsi a queste guerre come:
1) il rifiuto dei lavoratori della sezione locale N. 10 a caricare bombe per la dittatura cilena nel 1978 e materiali militari per la dittatura salvadoregna nel 1981 e
2) il rispettare il picchetto contro la guerra organizzato dal sindacato degli insegnanti il 19 maggio 2007 nei confronti della società di operazioni portuali Stevedoring Services of America nel porto di Oakland, California;

- le minacce di bombadamenti aerei statunitensi contro l'Iran o possibili azioni militari in Syria e Pakistan rischiano di provocare l'allargamento della guerra in Medio Oriente;

CHE SIA QUINDI DELIBERATO CHE: È ora di alzare il livello della protesta del mondo sindacale invitando tutti i sindacati e i lavoratori negli Stati Uniti e nel mondo a mobilitarsi per una giornata “No Peace No Work” il 1 maggio 2008 per 24 ore per esigere la fine immediata delle guerre e delle occupazioni dell'Iraq e dell'Afghanistan e il ritiro delle truppe statunitensi dal Medio Oriente; e

CHE SIA INOLTRE DELIBERATO CHE: Un forte e urgente appello per l'unità di azione sia inviato dall'ILWU all'AFL-CIO, alla “Change to Win Coalition” e a tutte le organizzazioni sindacali internazionali a cui siamo affiliati per porre fine a questa guerra sanguinosa ora e per sempre.

Indirizzi per messaggi di solidarietà:

Bob McEllrath, ILWU International President
Fax: (415) 775-1302
Email: [email protected]

Melvin Mackay, ILWU Local 10 (Bay Area) President
Fax: (415) 441-0610
Email: [email protected]

Mike Mitre, ILWU Local 13 (L.A./Long Beach) President
Fax: (310) 830-5587
Email: [email protected]

Jeff Smith, ILWU Local 8 (Portland) President
Fax: (503) 224-9311
Email: [email protected]

Conrad Spell, ILWU Local 23 (Tacoma) President
Fax: (253) 383-5612
Email: [email protected]

Herald Ugles, ILWU Local 19 (Seattle) President
Fax: (206) 623-8136
Email: [email protected]

Jack Heyman, Clarence Thomas, Comitato Primo Maggio ILWU Local 10
[email protected]
[email protected]

On May 1, 2008, which is not a holiday in the US, the International Longshore and Warehouse Union, has called for a strike to protest the wars in Iraq and Afghanistan. Angry with the continues bi-partisan financing of the wars, the dockworkers have decided to exercise their poltical power at the ports, declaring May 1st a "No Peace, No Work" holiday.

Let's support these workers!

Read the resolution, and send messages of support.

More information at: maydayilwu.googlepages.com


FOR WORKERS' ACTION TO STOP THE WAR

WHEREAS: On May 1, 2003, at the ILWU Convention in San Francisco resolutions were passed calling for an end to the war and occupation in Iraq; and

WHEREAS: ILWU took the lead among labor unions in opposing this bloody war and occupation for imperial domination; and

WHEREAS: Many unions and the overwhelming majority of the American people now oppose this bipartisan and unjustifiable war in Iraq and Afghanistan but the two major political parties, Democrats and Republicans continue to fund the war; and

WHEREAS: Millions worldwide have marched and demonstrated against the wars in Iraq and Afghanistan but have been unable to stop the wars; and

WHEREAS: ILWU's historic dock actions,

1) like the refusal of Local 10 longshoremen to load bombs for the military dictatorship in Chile in 1978 and military cargo to the Salvadoran military dictatorship in 1981 and

2) the honoring of the teachers' union antiwar picket May 19, 2007 against SSA in the port of Oakland stand as a limited but shining example of how to oppose these wars; and

WHEREAS: The spread of war in the Middle East is threatened with U. S. air strikes in Iran or possible military intervention in Syria or the destabilized Pakistan;

THEREFORE BE IT RESOLVED:

That it is time to take labor's protest to a more powerful level of struggle by calling on unions and working people in the U. S. and internationally to mobilize for a "No Peace No Work Holiday" May 1, 2008 for 8 hours to demand an immediate end to the war and occupation in Iraq and Afghanistan and the withdrawal of U. S. troops from the Middle East; and

FURTHER BE IT RESOLVED:

That a clarion call from the ILWU be sent with an urgent appeal for unity of action to the AFL-CIO, the Change to Win Coalition and all of the international labor organizations to which we are affiliated to bring an end to this bloody war once and for all.



If you need any further information or wish to send messages of support and solidarity please contact Bob McEllrath, International President, ILWU, 1188 Franklin Street, San Francisco, California 94109.
Messaggio del 30-04-2008 alle ore 10:48:27
Messaggio del 30-04-2008 alle ore 11:22:46
ridi pagliaccio..
Messaggio del 02-05-2008 alle ore 07:50:21
Messaggio del 02-05-2008 alle ore 08:40:05
io preferisco il 4 maggio, four maggio, è la festa del formaggio

Messaggio del 02-05-2008 alle ore 08:50:36
cert Libertad che ti na capacita' di sintesi,ami non far leggere i post

Nuova reply all'argomento:

1° Maggio ......Per non dimenticare

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