Musica
The Twilight Singers - She loves you
Messaggio del 25-11-2004 alle ore 01:48:02
Quando una canzone rivive nella voce di qualcun altro che non sia l’autore della stessa, siamo tutti pronti con la stessa e patetica frase: “Ahh ma l’originale è molto più bella” oppure, “Non sarà mai come lui”, lanciando quell’occhiatina tra il patetico e l’autocompiaciuto, che vuol dir tutto oppure nulla. Invece possono succedere per ragioni astrali, che sfuggono lontano dalla nostra umana comprensione che tutto questo non avvenga…anzi paradossalmente può anche accadere che talvolta una cover, preferisco chiamarla re-interpretazione, sia di gran lunga superiore all’originale, in fondo la primogenitura di un pezzo può anche non esser per forza la migliore interpretazione che si dona ad una canzone. Tutto questo sembra essersi concretizzato in “She loves you”, ultima fatica musicale in ordine strettamente cronologico per quel gran “geniaccio” che è Greg Dulli ed i suoi Twilight Singers. Accantonato il progetto storico “Afghan Whigs”, Greg si è concentrato su tutt'altre rotte musicali, non più l’irruenza selvaggia degli Afghan, ma una svolta secca verso la musica d’autore (non che prima non lo fosse nda.) e “She loves You” ne è ormai la vivida prova concreta.
11 Pezzi totalmente re-interpretati da Greg, che per questa ennesima prova si è avvalso di fortunati compagni di viaggio nonché intimi amici, quali per esempio, un altro poeta triste della musica internazionale, ovvero quel Mister Mark Lanegan, che dopo l’esperienza Screaming Trees si è consacrato come uno dei più grandi interpreti della scena musicale mondiale. “She loves you” sembra esser creato su una totale eterogenia musicale, l’unico filo conduttore che unisce in modo inequivocabile tutte le canzoni sembra, anzi è, l’amore. Sentimento che Greg, con la sua voce sofferta volutamente alcolica sembra trasformare in tristezza, andando ad attingere all’altro lato di questo sentimento, il lato oscuro. Non fasulla o posticcia tristezza, dolore, ma intrisa sofferenza, quella che viene dal profondo, quella che ti lacera fino alle viscere, quella triste sofferenza, che solo i grandi autori portano dentro di sé, modellandola, comunicandola attraverso il proprio canto, intima crudezza. "Eterogenia nelle scelte, omogenea nel sentimento", ecco in queste poche parole potrei riassumervi ciò che ha suscitato in me “She loves you”, rosso (come il sangue, il cuore e l’amore), nero (come la pece infernale, scoramento e perdizione) sembrano i colori dominanti, che in una sorta di affresco sonoro si dipingono allo scorrere incessante delle canzoni; su tutte “Strange fruit”, profonda, toccante la triste poesia di Nina Simone, viene centuplicata da un duetto d’eccezione. La voce di Mark, così profonda e calda non fa altro che esaltare la prestazione di Greg che ci regala una versione sofferta, violentemente sensuale, in una sorta di dualismo tra sentimento e la sua naturale esternazione. “Feeling of Gaze” di Sandoval o la romanticissima “Hyperballad” di Bjork, trasmutano,diventando un qualcos'altro dalla germinale versione. “A love supreme” storico pezzo di John Coltrane, scheggia sonora di poco più di due minuti non delude, tutto sembra condensato in quei 124 secondi…è jazz, è canzone d’autore, è un sorriso dolce, è amore e sofferenza nel medesimo istante. Non dimentichiamoci di “Please stay (once you go away)” che porta la firma di un tale Marvin Gaye che la lanciò nel 73, e che sembra essersi scrollata da dosso, in questa nuova forma i 31anni che porta sulle spalle. Una perla dopo l’altra sembra esser la costante di questo album, l’immortale “Summertime” di George Gershwin, è l’ultmo in ordine numerale che s’incontra nello scorrere ipnotico di “She loves you”. Altri grandi ci hanno provato dalla celeberrima Billie Holiday a Janis Joplin, ma quando Drulli comincia a cantare tessendo un nuova veste oscura e straziantissima a questa canzone tutto si annulla, il magnetismo vocale di cui è capace Drulli sembra esser vivo più che mai e quando Agnelli comincia con il suo arpeggio di chitarra tutto mi appare chiaro, siamo di fronte ad una band che ha cambiato la storia (questo è assodato nda), ma che in questo album ha metabolizzato, masticato e poi sputato canzoni del tutto nuove alla faccia di chi considera il far cover fase crepuscolare di una band, Drulli è tornato, si salvi chi può.
Quando una canzone rivive nella voce di qualcun altro che non sia l’autore della stessa, siamo tutti pronti con la stessa e patetica frase: “Ahh ma l’originale è molto più bella” oppure, “Non sarà mai come lui”, lanciando quell’occhiatina tra il patetico e l’autocompiaciuto, che vuol dir tutto oppure nulla. Invece possono succedere per ragioni astrali, che sfuggono lontano dalla nostra umana comprensione che tutto questo non avvenga…anzi paradossalmente può anche accadere che talvolta una cover, preferisco chiamarla re-interpretazione, sia di gran lunga superiore all’originale, in fondo la primogenitura di un pezzo può anche non esser per forza la migliore interpretazione che si dona ad una canzone. Tutto questo sembra essersi concretizzato in “She loves you”, ultima fatica musicale in ordine strettamente cronologico per quel gran “geniaccio” che è Greg Dulli ed i suoi Twilight Singers. Accantonato il progetto storico “Afghan Whigs”, Greg si è concentrato su tutt'altre rotte musicali, non più l’irruenza selvaggia degli Afghan, ma una svolta secca verso la musica d’autore (non che prima non lo fosse nda.) e “She loves You” ne è ormai la vivida prova concreta.
11 Pezzi totalmente re-interpretati da Greg, che per questa ennesima prova si è avvalso di fortunati compagni di viaggio nonché intimi amici, quali per esempio, un altro poeta triste della musica internazionale, ovvero quel Mister Mark Lanegan, che dopo l’esperienza Screaming Trees si è consacrato come uno dei più grandi interpreti della scena musicale mondiale. “She loves you” sembra esser creato su una totale eterogenia musicale, l’unico filo conduttore che unisce in modo inequivocabile tutte le canzoni sembra, anzi è, l’amore. Sentimento che Greg, con la sua voce sofferta volutamente alcolica sembra trasformare in tristezza, andando ad attingere all’altro lato di questo sentimento, il lato oscuro. Non fasulla o posticcia tristezza, dolore, ma intrisa sofferenza, quella che viene dal profondo, quella che ti lacera fino alle viscere, quella triste sofferenza, che solo i grandi autori portano dentro di sé, modellandola, comunicandola attraverso il proprio canto, intima crudezza. "Eterogenia nelle scelte, omogenea nel sentimento", ecco in queste poche parole potrei riassumervi ciò che ha suscitato in me “She loves you”, rosso (come il sangue, il cuore e l’amore), nero (come la pece infernale, scoramento e perdizione) sembrano i colori dominanti, che in una sorta di affresco sonoro si dipingono allo scorrere incessante delle canzoni; su tutte “Strange fruit”, profonda, toccante la triste poesia di Nina Simone, viene centuplicata da un duetto d’eccezione. La voce di Mark, così profonda e calda non fa altro che esaltare la prestazione di Greg che ci regala una versione sofferta, violentemente sensuale, in una sorta di dualismo tra sentimento e la sua naturale esternazione. “Feeling of Gaze” di Sandoval o la romanticissima “Hyperballad” di Bjork, trasmutano,diventando un qualcos'altro dalla germinale versione. “A love supreme” storico pezzo di John Coltrane, scheggia sonora di poco più di due minuti non delude, tutto sembra condensato in quei 124 secondi…è jazz, è canzone d’autore, è un sorriso dolce, è amore e sofferenza nel medesimo istante. Non dimentichiamoci di “Please stay (once you go away)” che porta la firma di un tale Marvin Gaye che la lanciò nel 73, e che sembra essersi scrollata da dosso, in questa nuova forma i 31anni che porta sulle spalle. Una perla dopo l’altra sembra esser la costante di questo album, l’immortale “Summertime” di George Gershwin, è l’ultmo in ordine numerale che s’incontra nello scorrere ipnotico di “She loves you”. Altri grandi ci hanno provato dalla celeberrima Billie Holiday a Janis Joplin, ma quando Drulli comincia a cantare tessendo un nuova veste oscura e straziantissima a questa canzone tutto si annulla, il magnetismo vocale di cui è capace Drulli sembra esser vivo più che mai e quando Agnelli comincia con il suo arpeggio di chitarra tutto mi appare chiaro, siamo di fronte ad una band che ha cambiato la storia (questo è assodato nda), ma che in questo album ha metabolizzato, masticato e poi sputato canzoni del tutto nuove alla faccia di chi considera il far cover fase crepuscolare di una band, Drulli è tornato, si salvi chi può.
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