Messaggio del 16-07-2005 alle ore 12:25:15
non credo si possa negare l'aria di paraculismo che serpeggia tra gli srtisti che possono aderire ad una manifestazione di tale portata, ma è meglio che si faccia qualcosa con tali presupposti, piuttosto che non fare assolutamente nulla. Geldof e soci ci provano e credo ci riescano, dati i risultati del primo liveaid. Se poi vogliamo riportare la questione a fatti più generali, bisognerebbe domandarsi come si è arrivati a tutto questo, i macro e micro ingranaggi che fanno dell'africa un' "africa", ossia un insieme di stati gestiti da governi e sovrani che hanno a cuore lo sfruttamento delle proprie risorse umane e non solo per foderarsi il bagno di casa d'oro; e qui si potrebbe aprire una parentesi sulle guerre civili sponsorizzate dalle compagnie petrolifere, tese a contendersi il primato sui prezzi attraverso il sacrificio di vite umane, e cose del genere, come l'ignoranza, arma sicuramente efficace per mantenere i privilegi acquisiti tramite gli abusi! Se ne potrebbe parlare per ore... e il signor Anrdea del Castello che soluzione propone a tutto questo?
Messaggio del 15-07-2005 alle ore 14:43:10
Ennesimo, noiso e polemico articolo; luoghi comuni, si parla ovviamente delle apparecchiature costose e delle massaggiatrici di Mariah Carey: eh si, ke peccatori. Scusate lo sbadiglio.
Questo autore è illuminante, un genio,
un genio della paranoia e del pregiudizio.
alla fine, l'intelligente giornalista arriva alla soluzione ke suggerirebbe:
"Non basta elargire pesci. Anzi, questo può essere addirittura controproducente! Bisogna distribuire le reti ed insegnargli a pescare: annullare il debito senza dare concreti ausili, oppure senza far partecipare l’Africa al commercio, manterrebbe questo continente estraneo alla globalizzazione. "
Ke era esattamente il messaggio del Live8: (non raccogliere soldi ma sensibilizzare la gente) E proporre ai potenti di inglobare l'Africa nel commercio mondiale, dopo aver annullato il debito;
l'Africa non deve e non può riprendersi con la nostra elemosina, ma producendo. Ma per farlo, deve ripartire da zero, non da meno 100 milioni e bla bla bla.
Bono e la moglie Ali Ewson hanno aperto una linea di vestiti, Edun, fatti in Africa e gestita da gente del posto; purtroppo lui ha "la colpa" di essere diventato famoso, dunque non può ke apparire come un ipocrita, seguono dunque le solite polemike popolari del tipo "Perkè non li versa lui e la gente famosa come lui tutti quei soldi?"
Già, ma rapportato in scala di portafoglio, neanke noi versiamo 50 centesimi per la causa, dunque siamo ipocriti come loro.
Pensiamo a cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo, invece di additare Vip e cazzi vari. Non siamo così differenti da loro.
Neanke da Jovanotti, in fondo seguiamo le mode "anticonformiste" (controsenso, già): antiamericanismo, antivaticano, antiVips, antimultinazionali, antiBerlusconi. AntiSestessi. Proprio dei rivoluzionari, sissi.
Comunque sia, di questi articoli ne trovate quanti ne volete.
Benvenuti nell'epoca della diffidenza.
Messaggio del 15-07-2005 alle ore 14:01:39
ricordiamoci di JOVANOTTI....GRANDE PARACULO che negli anni 80 andava cantando GIMME FIVE....(yo yo AMERICA yo) ------------ Editato da The Marigold il 15/07/2005 alle 14:02:36
Messaggio del 15-07-2005 alle ore 12:42:19
non entro nel merito delle scelte "culturali" di eventi di questa portata.
però vorrei far notare che i paesi africani indebitati fino alle orecchie nei confronti degli occidentali, in realtà, lo sono per degli "aiuti" che loro non hanno mai visto...sono tutti investimenti, a carico dei paesi poveri, per finanziare strutture e infrastrutture di stampo tipicamente "occidentale" concepite per lo sviluppo....
in pratica gli africani si sono indebitati senza riuscire a svilupparsi...
inoltre anche il sistema degli scambi internazionali è dannoso per i paesi sottosviluppati...ancora noi tassiamo le merci provenienti dall'africa o dai paesi del terzo mondo se si tratta di merci con un minimo di lavorazione...
se la merce è grezza non ci sono dazi....se è lavorata è tassata. ed una politica del genere non favorisce certo il proliferare di industrie o altre strutture produttive in loco
Messaggio del 15-07-2005 alle ore 12:09:54
Il giorno dopoo il live sola 8, mi sono permesso di dire in chat che era una pagliacciata... mi hanno spolpato vivo sti zulù... Intanto qualche giorno dopo il buon Jovanotti (ricordiamoci chi era qualche anno fa por favor) era tra le star del.... FESTIVALBAR!!! i li manness a fatija se quattr vavouse, addirittura la maggior parte di loro ha alloggiato in alberghi super lusso!!! ed ora cosa dovrei dire a quei bifolchi che mi hanno dato dell'ignorante fascista? niente un salutone amichevole, picchè annenz a l'ucchie ce teneme le felle de prisutte
Messaggio del 15-07-2005 alle ore 12:09:25
Il giorno dopoo il live sola 8, mi sono permesso di dire in chat che era una pagliacciata... mi hanno spolpato vivo sti zulù... Intanto qualche giorno dopo il buon Jovanotti (ricordiamoci chi era qualche anno fa por favor) era tra le star del.... FESTIVALBAR!!! i li manness a fatija se quattr vavouse, addirittura la maggior parte di loro ha alloggiato in alberghi super lusso!!! ed ora cosa dovrei dire a quei bifolchi che mi hanno dato dell'ignorante fascista? niente un salutone amichevole, picchè annenz a l'ucchie ce teneme le felle de prisutte
Messaggio del 12-07-2005 alle ore 19:16:10
Certo! Se si fosse fatto in Africa avrebbe scritto che invece di spendere soldi per fare un concerto li avrebbero potuti spendere per aiutarla l'Africa!
E se avessero cantato solo cantanti africani avrebbe scritto che la proposta musicale non era adeguata o probabilmente avrebbe biasimato le tv per la non copertura dell'evento.
Poi bisogna anche dire, prima di parlare, che per andare in Africa bisogna fare un bel po' di vaccinazioni in anticipo. Bisogna trovare dei posti adatti con le infrastrutture adatte ad ospitare l'afflusso di pubblico.
Solo chi non fa niente non sbaglia, a criticà sono capaci tutti
Messaggio del 12-07-2005 alle ore 16:55:02
ARTICOLO di Andrea Del Castello
Tutti felici e contenti, eppure il boomerang di Bob Geldof spezza le reni al continente nero.
Eh si…questa volta i governanti del G8 potrebbero davvero tener conto dell’opinione della gente. Eh si…questa volta si potrebbe davvero andare oltre la già avvenuta parziale cancellazione del debito. Eh si…questa volta si è proprio capito che tutto può giovare alla causa, perfino la mobilitazione di Baglioni e McCartney.
Eh si… questa volta, per una giusta causa, appare chiaro come Nek e Shakira riescano a commuovere il mondo…o no?
A dire il vero gli effetti di questo evento mediatico andrebbero analizzati più a fondo considerandoli nel breve, medio e lungo termine: non bastano queste due righe, è ovvio! Comunque l’intento è perlomeno quello di far emergere alcuni aspetti non troppo positivi di questa manifestazione culturale (perché musica e spettacolo sono ancora cultura, giusto?). Dunque manifestazione culturale in favore dell’Africa. Ecco la prima contraddizione: e la cultura dell’Africa? Già interpellato a tal proposito, Geldof, il promotore, si è inizialmente giustificato affermando che solo i grandi nomi fanno audience, poi, in un secondo momento ha relegato parecchi musicisti africani nelle piazze minori.
Ma non è questo il vero senso della questione!
Infatti il problema fondamentale nasce dall’ignoranza diffusa: quanti tra i milioni di spettatori ed i miliardi di telespettatori sanno che la musica che è stata eseguita deriva da quella cultura? E quanti sanno che tutta la cultura “occidentale” (che termine odioso!) deriva dalla cultura africana? E quanti sanno che di origini africane è l’homo sapiens sapiens, cioè io, tu, Bob Geldof, ma anche i capi di governo che definiscono inferiori altre culture, i teorici del razzismo, insomma, per farla breve, miliardi di persone che popolano il globo.
Allora il vero senso della questione consiste nell’individuazione dei caratteri principali della solidarietà nei confronti dell’Africa: non una generosa quanto inutile elargizione (come nel Live Aid) e neanche un magnanimo quanto controproducente impegno aristocratico (come nel Live 8), bensì una presa di coscienza che rechi rispetto a chi è solo economicamente inferiore, ma non lo è culturalmente!
...a questo punto l’autore di questo articolo dovrebbe aspettarsi un’obiezione apparentemente sacrosanta, ma che in realtà è viziata dall’aristocratica forma mentis propria del mondo “occidentale”; l’obiezione sarebbe: “e chi ha mai considerato l’Africa in tal modo? Ed in particolare al Live 8… non sia mai!”.
Non sia mai! Però si rifletta su quanto osservato sui vari palchi…
…già la scenografia potrebbe costituire un esempio sufficiente: palchi megagalattici, luci estremamente appariscenti, effetti elettronici, vortici di fumi e colori degni delle più grandi (e miliardarie) superstar, il tutto realizzato con budgets mica troppo esigui. E, se da un lato gli schermi giganti potevano risultare utili con immagini pregnanti (il muro dei Pink Floyd – con la scritta “Poverty” – assumeva forti connotazioni), dall’altro i bambini africani (ad esempio durante il duetto Dido-Youssou Ndour) venivano letteralmente soggiogati da quel marasma policromo ed abbagliante che contraddiceva alla povertà palesata nel filmato. E Bono Vox, evocando il suo “Jesus” con quella scenografia alle spalle, non ne ricordava certo gli insegnamenti di povertà. Non meno incoerente lo sfarzo di Elton John, che in questa occasione non ha voluto rinunciare alla sua eccentricità.
E poi, cosa potrebbe importare ai bambini africani che stavano per esibirsi con Mariah Carey, se lei ha una massaggiatrice personale, come ha dichiarato in quel momento, oppure un’equipe di autisti? Per tacere dei senzatetto che non avranno chiuso occhio pensando al grave problema di Madonna: capricciosa più dell’insalata, ha rifiutato il camerino vicino alla rivale Mariah Carey! Perlomeno Gilmour e Waters hanno fatto ’sto sforzo! Vabbe’ che anche loro… si vociferava una cifra astronomica per i fuochi d’artificio che avrebbero dovuto coronare la loro esibizione e poi la notizia è rientrata.
Per non parlare della strumentalizzazione degli artisti africani: non è che ce l’abbia con la pur lodevole esibizione di Mariah Carey, ma in quel caso sul palco non c’erano solo adulti, c’erano anche i bambini: tutta la coreografia sembrava messa lì per porre in risalto la figura principale della star (ricordate il video di Michael Jackson girato tra le favelas di Rio? Lo stesso effetto)
Allora? Siete ancora convinti che in questo Live 8 l’immagine dell’Africa sia stata trattata al pari dell’immagine del mondo industrializzato? E sono stati citati solo alcuni esempi!
Dunque, ricapitolando, se si vuole dare una mano a quelle popolazioni, bisognerebbe modificare il sistema dalle radici, bisognerebbe operare all’interno delle nostre coscienze collettive per poterci protendere verso altre collettività, evitando di realizzare eventi troppo artificiali che diano effetti solo a breve e medio termine.
Ed anche se a Gleneagles i vertici della potenza economica mondiale daranno un contentino all’opinione pubblica, ciò non implicherà automaticamente un miglioramento della situazione dell’Africa: a cinque anni dalla Millennium Declaration diversi Stati africani hanno visto peggiorare le condizioni economiche!
Non basta elargire pesci. Anzi, questo può essere addirittura controproducente! Bisogna distribuire le reti ed insegnargli a pescare: annullare il debito senza dare concreti ausili, oppure senza far partecipare l’Africa al commercio, manterrebbe questo continente estraneo alla globalizzazione.
Ma allora, a cosa è servito il Live 8? Prima di tutto, tra gli effetti a breve e medio termine, a far vendere qualche disco in più a chi si è esibito su quei palchi, poi a favoreggiare inconsciamente il mercato economico dei paesi capitalisti ed infine, voglio sperare che non sia servito anche ai concessionari di pubblicità a raddoppiare i guadagni giornalieri. A lungo termine, invece, è prevedibile un rafforzamento del colonialismo culturale e della sua centrifuga manifestazione imperiale, nonché un rafforzamento del regime mediatico e della sua centripeta volontà di controllo.
Ad ogni modo, questo Live 8 lascia ancora una speranza: che alla prossima occasione i big internazionali non si esibiscano solo a due passi dal quartiere, ad un’ora in autostrada, oppure volando dal mirabile Palais de Versailles al nostrano Circo Massimo, ma calchino anche i palchi che potrebbero essere allestiti a Kampala, a Lagos o ad Addis Abeba; così, almeno, se non si cambia il mondo, perlomeno i soldi di qualche sfegatato fan accorso in Africa potrebbero finire nelle misere casse di un qualche indigente fittacamere africano, sempre che i fan accorsi dall’estero non gli preferiscano il personale rigorosamente bianco dell’unico lussuoso hotel costruito nel frattempo a N’Djamena da qualche ricco imprenditore occidentale…