Musica

intervista a Cesare Basile...
Messaggio del 17-12-2005 alle ore 16:09:54
Nella sezione MUSICA di lanciano.it si è parlato più volte di locali ...:

vi riporto una breve intervista fatta a CESARE BASILE, noto artista Siciliano che dopo anni di sbattimenti, emigrazione, miseri pagamenti si è fatto strada nel panorama musicale italiano...


...

In effetti è sempre più difficile suonare, pensa che una città come Parma non ha un locale dove potrebbe ospitarti e spesso vedi i cartelloni dei locali sia piccoli che grandi, pieni di cover band, come si può cambiare questo stato delle cose?

Fondamentalmente purtroppo è cambiato l’atteggiamento da parte di chi organizza serate nei locali. Una volta, quando ero più giovane, negli anni 80, c’era più curiosità sia da parte del pubblico sia da parte di chi apriva i locali. La cosa che ti interessava di più era creare un pubblico che venisse quotidianamente al locale a prescindere dal gruppo che suonava. Le persone andavano lì perché sapevano che il giovedì c’era il concerto. Quello che li spingeva era la curiosità nei confronti di chi veniva a suonare. Era un atteggiamento diffuso un po’ in tutta Italia. Oggi questa curiosità si è persa. Si va a vedere soltanto quello che viene imposto, quello che si ascolta in radio, quello che i giornali ti descrivono come il nuovo fenomeno del momento. Si è perso proprio il gusto dell’avventura. Andare ad un concerto è un avventura. Bisogna andare ai concerti anche quando non si conoscono i gruppi che suonano perché è là che vai a scoprire le cose interessanti. In quella maniera si crea un dialogo tra musicista e pubblico che consente ad entrambi di crescere e i proprietari dei locali dovrebbero cominciare a capire che è su questo che dovrebbero puntare mentre invece puntano soltanto su gruppi di cui sono sicuri. Sanno che se spendono seimila euro quei seimila euro rientreranno. Probabilmente poi si fanno delle paranoie per spenderne 400 per fare suonare un gruppetto che ha delle cose da dire e che grazie a quella serata, al fatto di avere suonato crescerà, farà della buona musica ed un giorno potrà anche riempirlo quel locale.

Io riguardo a questo, per esempio speravo molto nel lavoro del ToraTora a cui hai partecipato, come stimolo, ma alla fine per me non è servito come volano per altre emulazioni. Eppure l’idea di far incontrare pubblico e artisti non era male no? Cosa non ha funzionato?

Io non credo che il ToraTora non abbia funzionato. Io credo invece che sia stata una grande esperienza sia per chi tra i musicisti ha scelto di partecipare e sia per le persone che hanno avuto la possibilità di vedere i concerti. Da musicista l’ho vissuta molto bene. Sono convinto che probabilmente quello di cui avrebbe avuto bisogno il ToraTora era un eco più vasta perché un festival del genere fatto dall’impegno dei musicisti, da un etichetta come la Mescal e sponsorizzazioni veramente povere, poteva continuare ad esprimere il massimo di sé se avesse avuto un salto di notorietà. Invece credo sia stato snobbato o boicottato soprattutto da alcuni giornalisti che in qualche maniera l’hanno reso zoppicante. Io continuo a credere che il ToraTora sia stata e possa continuare ad essere una bellissima esperienza. Ha bisogno probabilmente di rimettersi in discussione ma dopo 5 edizioni penso sia normale.

Ma io penso che sia anche un problema di Cultura musicale. In Inghilterra puoi vedere primi in classifica i White Stripes o gruppi di etichette indipendenti che fanno musica che in Italia non e’ assolutamente di massa, musiche più particolari, qui no, perché? C’è un problema di Cultura?

Decisamente si. Comunque parliamo dell’Inghilterra o del suo esatto contraltare gli USA in cui chi fa musica può ancora contare su una diffusione, su una distribuzione, su un passaparola, su un circuito, cose che in Italia non esistono. Ce le inventiamo giorno per giorno e da una parte assistiamo al lancio di meteore che durano il tempo di una copertina, siano esse italiane, inglesi o americane e dall’altra allo stillicidio continuo di persone che continuano a provare a fare buona musica senza avere nessun tipo di feedback.

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mhmhmh
Messaggio del 17-12-2005 alle ore 16:16:43
P.S.:
Cesare Basile non è nato ieri e soprattutto è un grande artista...
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Editato da The Marigold il 17/12/2005 alle 16:24:34
Messaggio del 17-12-2005 alle ore 16:20:55
italiani, popoli di santi, navigatori ed inventori, compatrioti dei più grandi artisti di tutti i tempi ed ora ci siamo ridotti a beccamorti della nostra stessa cultura..

che culo

Messaggio del 21-12-2005 alle ore 16:51:51
ahah e bella fresca fresca...
intervista XABIER IRONDO (ex AFTERHOURS)

Come musicista italiano che ha avuto opportunità di suonare all’estero anche con altri artisti italiani – Zu, Bruno Dorella – qual è secondo te la differenza che c’è?

Non ho trovato grandi differenze. Forse c’è, in certi addetti ai lavori, una minore mediocrità. Per il resto il pubblico è uguale dappertutto. Mi è capitato di suonare un mese e mezzo la chitarra negli Zu con alla voce Domo Suzuki, voce dei Can (storica e seminale band degli anni ’70, NdR) in Francia, Paesi Bassi, Italia, e le risposte erano le stesse. Forse gli spazi dove abbiamo suonato erano meglio organizzati, più aperti, avevano una programmazione che contava artisti mainstream e anche realtà minori. Da noi invece i locali fanno o musica mainstream - e hanno paura di perdere 400 euro anche se in altre serate ne hanno guadagnato 4000 e non te lo dicono - oppure non possono permettersi grandi cifre e dunque si limitano agli indipendenti. All’estero poi c’è un maggior numero di piccoli festival locali, con però anche artisti internazionali. Da noi è rarissimo. Secondo me questo è sentore di apertura e possibilità di rischio che i promoter si permettono di avere. Ma non c’è una grande differenza, in realtà. Pensa che io ho visto Jon Spencer, che non è l’ultimo degli indipendenti in America, in un locale fuori New York di fronte a 30 persone.

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