Musica
Fred!
Messaggio del 23-10-2005 alle ore 20:08:43
La lettera di Louis Armstrong
Giancarlo Roncaglia ha portato alla nostra attenzione la lettera che Armstrong scrisse ad Alfredo Antonino dopo i trionfali concerti torinesi. È un documento prezioso, di cui proponiamo la trascrizione integrale anche dell'originale inglese, che rispecchia vividamente la parlata del grande Satchmo.
My address in Chicago (USA) is 29-35 South Parkway. "Yea, man" 'Am going home, "Gate" (sopra e attorno l'intestazione della carta da lettere).
Steamer Champlain, Jan 24th, 1935
Dear pal Alfredo,
I imagine this will be a big surprise to you when you receive this letter written by me out here in the middle of this Atlantic Ocean.
Yes –this means that I have at last decided to return home in dear ol' Chicago Illinois, USA.
Canetti (my manager) and I had a little disagreement (quarrel), and since we couldn't patch things up I thought is best to return to America. As I have stayed over in Europe long enough anyway.
So I'l say that Torino Italy was the last place that I played my trumpet, and had my biggest success in All Europe. And I'm tellin' you Pal, I am a real happy man to think about it. And I must thank you again for making it possible.
I may be able to do something real nice for you some day, you never can tell, maybe you'l come to America some time. Eh? (sottolineato due volte) I hope so. Just look me up if you do.
And you must say hello to all the "Hot" Fans in Torino.
My darling wife Alpha sends best regards to you and all the fans. She's thrilled highly over my success in good ol' Torino – "yea, man".
Pal, you must answer this letter right away, as I'l be home by the time you get this letter. Again, thanks a million Zillion times for making it possible for my success in Torino.
Good bye, "Gate". I am, SWINGINGLY yours,
Louis "Satchmo" Armstrong
Traduzione:
Il mio indirizzo a Chicago è 29-35 South Parkway. "Yea, man". Vado a casa, "Gate" (il nomignolo dato ad Antonino).
Transatlantico Champlain, 24 gennaio 1935,
Caro Alfredo, amico mio,
immagino che sarai molto sorpreso di ricevere questa lettera che ho scritto qui, nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico. Già – ciò vuol dire che finalmente ho deciso di tornarmene a casa, nella vecchia Chicago, Illinois, Stati Uniti.
Canetti (il mio impresario) ed io abbiamo avuto un disaccordo (abbiamo litigato) e siccome le cose non si potevano aggiustare ho pensato che la cosa migliore da fare fosse tornarmene in America. Anche perché comunque ero rimasto in Europa già abbastanza.
E ti dico che Torino, Italia, è stato l'ultimo posto in cui ho suonato la tromba in Europa, e anche quello in cui ho avuto il maggior successo. Amico mio, credimi, il solo pensiero mi riempie di felicità, e devo ringraziarti ancora per averlo reso possibile.
Chissà, magari un giorno riuscirò io a fare qualcosa di bello per te, forse verrai in America prima o poi. Eh? Lo spero. Se verrai, non avrai che da chiamarmi.
E salutami tutti i jazzofili torinesi. La mia diletta moglie Alpha manda i suoi saluti a te e a tutti i fans: è al settimo cielo per il mio successo nella "buona vecchia Torino" - "yea, man".
Addio, "Gate". Tuo, con swing,
Louis "Satchmo" Armstrong
Fungiadiminghia
La lettera di Louis Armstrong
Giancarlo Roncaglia ha portato alla nostra attenzione la lettera che Armstrong scrisse ad Alfredo Antonino dopo i trionfali concerti torinesi. È un documento prezioso, di cui proponiamo la trascrizione integrale anche dell'originale inglese, che rispecchia vividamente la parlata del grande Satchmo.
My address in Chicago (USA) is 29-35 South Parkway. "Yea, man" 'Am going home, "Gate" (sopra e attorno l'intestazione della carta da lettere).
Steamer Champlain, Jan 24th, 1935
Dear pal Alfredo,
I imagine this will be a big surprise to you when you receive this letter written by me out here in the middle of this Atlantic Ocean.
Yes –this means that I have at last decided to return home in dear ol' Chicago Illinois, USA.
Canetti (my manager) and I had a little disagreement (quarrel), and since we couldn't patch things up I thought is best to return to America. As I have stayed over in Europe long enough anyway.
So I'l say that Torino Italy was the last place that I played my trumpet, and had my biggest success in All Europe. And I'm tellin' you Pal, I am a real happy man to think about it. And I must thank you again for making it possible.
I may be able to do something real nice for you some day, you never can tell, maybe you'l come to America some time. Eh? (sottolineato due volte) I hope so. Just look me up if you do.
And you must say hello to all the "Hot" Fans in Torino.
My darling wife Alpha sends best regards to you and all the fans. She's thrilled highly over my success in good ol' Torino – "yea, man".
Pal, you must answer this letter right away, as I'l be home by the time you get this letter. Again, thanks a million Zillion times for making it possible for my success in Torino.
Good bye, "Gate". I am, SWINGINGLY yours,
Louis "Satchmo" Armstrong
Traduzione:
Il mio indirizzo a Chicago è 29-35 South Parkway. "Yea, man". Vado a casa, "Gate" (il nomignolo dato ad Antonino).
Transatlantico Champlain, 24 gennaio 1935,
Caro Alfredo, amico mio,
immagino che sarai molto sorpreso di ricevere questa lettera che ho scritto qui, nel bel mezzo dell'Oceano Atlantico. Già – ciò vuol dire che finalmente ho deciso di tornarmene a casa, nella vecchia Chicago, Illinois, Stati Uniti.
Canetti (il mio impresario) ed io abbiamo avuto un disaccordo (abbiamo litigato) e siccome le cose non si potevano aggiustare ho pensato che la cosa migliore da fare fosse tornarmene in America. Anche perché comunque ero rimasto in Europa già abbastanza.
E ti dico che Torino, Italia, è stato l'ultimo posto in cui ho suonato la tromba in Europa, e anche quello in cui ho avuto il maggior successo. Amico mio, credimi, il solo pensiero mi riempie di felicità, e devo ringraziarti ancora per averlo reso possibile.
Chissà, magari un giorno riuscirò io a fare qualcosa di bello per te, forse verrai in America prima o poi. Eh? Lo spero. Se verrai, non avrai che da chiamarmi.
E salutami tutti i jazzofili torinesi. La mia diletta moglie Alpha manda i suoi saluti a te e a tutti i fans: è al settimo cielo per il mio successo nella "buona vecchia Torino" - "yea, man".
Addio, "Gate". Tuo, con swing,
Louis "Satchmo" Armstrong
Fungiadiminghia
Messaggio del 12-10-2005 alle ore 14:07:51
Se c'è una cosa
che mi fa tanto male
è l'acqua minerale
...
Se c'è una cosa
che mi fa tanto male
è l'acqua minerale
...
Messaggio del 12-10-2005 alle ore 09:59:35
Sono Freddy....
dal whiskey facile
non sono un debole... son fatto così!
Sono Freddy....
dal whiskey facile
non sono un debole... son fatto così!
Messaggio del 11-10-2005 alle ore 22:07:01
Non sapete chi sono...
Non sapete chi sonooooo....
NON SAPETE CHI SONO!
uuuuaaaauuaaaaaahhhhhhhhhhh
Non sapete chi sono...
Non sapete chi sonooooo....
NON SAPETE CHI SONO!
uuuuaaaauuaaaaaahhhhhhhhhhh
Messaggio del 08-10-2005 alle ore 12:35:17
Nel 1932, grazie all'intraprendenza di un certo Alfredo Antonino, proprietario insieme al fratello di un negozio di macchine per l'ufficio, vide alla luce in maniera del tutto informale un sodalizio di amici del jazz denominato Hot Club, che all'inizio non era neppure dotato di sede. Alfredo Antonino fu il primo studioso torinese ad essersi dedicato al nuovo genere musicale...
Più tardi l'Hot Club ebbe una prima ed incerta sede, sebbene anch'essa informale e non ufficiale: il Circolo Canottieri Esperia di Torino. la vera sede fu quella presso la taverna Sobrero, dal 1939 in poi. Fu in questo Club che il genere Straight (dritto, sdolcinato, melenso e senza variazioni) allora in voga cominciò a barcollare sotto i colpi del genere Hot, caldo e ricco di improvvisazioni. Questi pionieri stavano scaraventando la Swing-Era in Italia!!!
Dice Renato Germonio, uno di quelli che ha avuto il merito di aver diffuso il jazz in Italia, oltre che grande fisarmonicista jazz: "In quel periodo, a Torino, non erano più di dieci le persone che suonavano il Jazz. Non so se la nostra città possa vantare un'assoluta primogenitura in materia: forse qualcosa di analogo si era verificato più o meno in contemporanea anche a Milano, Bologna e Roma ma, visto che i contatti con le altre città erano tutt'altro che agevoli, non si può dire con certezza in quale città d'Italia si sia iniziato a proporre seriamente il jazz. Credo però di potere asserire che il gruppo torinese sia stato il primo in assoluto ad essersi organizzato in pianta stabile in un club dedito sia alle esecuzioni che allo studio"
Nell'estate 1939, durante un'esercitazione militare che si teneva sotto il caldo solo del Valentino, Germonio, posato il fucile, si sdraiò per il meritato riposo all'ombra di una siepe. Ad un tratto, a pochi metri di distanza, avvertì qualcuno che stava inequivocabilmente fischiettando "Dinah", un classico del Jazz.
"Mi stupì non poco il fatto che un commilitone potesse conoscere così bene quello swing", dice Germonio, "e per questo gli chiesi dove l'avesse imparato". "L'ho ascoltato da un disco che mi hanno regalato! Sai, io ho studiato al conservatorio!" mi rispose. Al che gli dissi: "lo sai che io insegno jazz?". "perchè, si chiama così questo genere di musica?", fese lui. Fatto sta che, colpito dalla buona volontà e dalle capacità del giovane, gli proposi di venire a suonare a casa mia, dove gli affittai un contrabbasso".
Quello smilzo ragazzotto dalla faccia pulita si chiamava Ferdinando Buscaglione, e con lui, Renato Germonio diede vita al primo duo jazz torinese, che metteva insieme fisarmonica e contrabbasso sleppato.
Fu così che Buscaglione cominciò a muovere i primi passi nel fumoso mondo del jazz...
E ricordo quando disse Leo Chiosso, il paroliere di Buscaglione: "Stiamo parlando di un'epoca in cui furoreggiavano il tango, il paso doble ed il fox-trot... erano gli anni slow di Bambina Innamorata e delle sdolcinate melodie!"
[n.d.M.H: Fred studiò violino, ed era anche molto abile. Ma suonava molto bene quasi tutti gli strumenti, anche se diede il massimo col contrabbasso, che lui chiamava "il Merluzzo"]
Nel 1932, grazie all'intraprendenza di un certo Alfredo Antonino, proprietario insieme al fratello di un negozio di macchine per l'ufficio, vide alla luce in maniera del tutto informale un sodalizio di amici del jazz denominato Hot Club, che all'inizio non era neppure dotato di sede. Alfredo Antonino fu il primo studioso torinese ad essersi dedicato al nuovo genere musicale...
Più tardi l'Hot Club ebbe una prima ed incerta sede, sebbene anch'essa informale e non ufficiale: il Circolo Canottieri Esperia di Torino. la vera sede fu quella presso la taverna Sobrero, dal 1939 in poi. Fu in questo Club che il genere Straight (dritto, sdolcinato, melenso e senza variazioni) allora in voga cominciò a barcollare sotto i colpi del genere Hot, caldo e ricco di improvvisazioni. Questi pionieri stavano scaraventando la Swing-Era in Italia!!!
Dice Renato Germonio, uno di quelli che ha avuto il merito di aver diffuso il jazz in Italia, oltre che grande fisarmonicista jazz: "In quel periodo, a Torino, non erano più di dieci le persone che suonavano il Jazz. Non so se la nostra città possa vantare un'assoluta primogenitura in materia: forse qualcosa di analogo si era verificato più o meno in contemporanea anche a Milano, Bologna e Roma ma, visto che i contatti con le altre città erano tutt'altro che agevoli, non si può dire con certezza in quale città d'Italia si sia iniziato a proporre seriamente il jazz. Credo però di potere asserire che il gruppo torinese sia stato il primo in assoluto ad essersi organizzato in pianta stabile in un club dedito sia alle esecuzioni che allo studio"
Nell'estate 1939, durante un'esercitazione militare che si teneva sotto il caldo solo del Valentino, Germonio, posato il fucile, si sdraiò per il meritato riposo all'ombra di una siepe. Ad un tratto, a pochi metri di distanza, avvertì qualcuno che stava inequivocabilmente fischiettando "Dinah", un classico del Jazz.
"Mi stupì non poco il fatto che un commilitone potesse conoscere così bene quello swing", dice Germonio, "e per questo gli chiesi dove l'avesse imparato". "L'ho ascoltato da un disco che mi hanno regalato! Sai, io ho studiato al conservatorio!" mi rispose. Al che gli dissi: "lo sai che io insegno jazz?". "perchè, si chiama così questo genere di musica?", fese lui. Fatto sta che, colpito dalla buona volontà e dalle capacità del giovane, gli proposi di venire a suonare a casa mia, dove gli affittai un contrabbasso".
Quello smilzo ragazzotto dalla faccia pulita si chiamava Ferdinando Buscaglione, e con lui, Renato Germonio diede vita al primo duo jazz torinese, che metteva insieme fisarmonica e contrabbasso sleppato.
Fu così che Buscaglione cominciò a muovere i primi passi nel fumoso mondo del jazz...
E ricordo quando disse Leo Chiosso, il paroliere di Buscaglione: "Stiamo parlando di un'epoca in cui furoreggiavano il tango, il paso doble ed il fox-trot... erano gli anni slow di Bambina Innamorata e delle sdolcinate melodie!"
[n.d.M.H: Fred studiò violino, ed era anche molto abile. Ma suonava molto bene quasi tutti gli strumenti, anche se diede il massimo col contrabbasso, che lui chiamava "il Merluzzo"]
Messaggio del 08-10-2005 alle ore 12:22:54
Voglio scoprir l'America
Voglio scoprir l'America
Messaggio del 08-10-2005 alle ore 11:54:10
Il grande Ferdinando "Fred" Buscaglione, Fred dal whyskey facile, criminalmente avanti!!!



Noi duri
coi volti scuri scuri
proiettiamo ombre lunghe sui muri,
noi duri.
Le donne
amiamo strane donne
con assurde fasciatissime gonne
che donne!
Con l'abito rigato e la pistola nel gilet
ad ogni partita rischiamo la vita.
Chi vuole un po' di rogne sui due piedi ce l'avrà.
Prendila...
Noi duri
in fondo siam dei puri
ne facciamo un po' di tutti i colori,
noi duri.
Noi duri
non siamo sempre fuori
scivolando lungo vicoli scuri
torniamo da mammà
che a nanna ci metterà
noi duri.
Ma non era un duro, Fred.
Il grande Ferdinando "Fred" Buscaglione, Fred dal whyskey facile, criminalmente avanti!!!



Noi duri
coi volti scuri scuri
proiettiamo ombre lunghe sui muri,
noi duri.
Le donne
amiamo strane donne
con assurde fasciatissime gonne
che donne!
Con l'abito rigato e la pistola nel gilet
ad ogni partita rischiamo la vita.
Chi vuole un po' di rogne sui due piedi ce l'avrà.
Prendila...
Noi duri
in fondo siam dei puri
ne facciamo un po' di tutti i colori,
noi duri.
Noi duri
non siamo sempre fuori
scivolando lungo vicoli scuri
torniamo da mammà
che a nanna ci metterà
noi duri.
Ma non era un duro, Fred.
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