Musica

De Gregori a Roma, il Concerto
Messaggio del 03-09-2005 alle ore 13:33:12

Sarà un concerto speciale, da romano per i romani, in un luogo speciale («non siamo nel parcheggio di Dallas» aggiunge Francesco De Gregori scherzando). Siamo a Roma la sua città («che è una grande città» aggiunge) e siamo nel cuore di Villa Borghese («dove da ragazzo andavo a giocare e a passare le mattinate quando marinavo la scuola» aggiunge). Può essere sorprendente parlare con De Gregori e sentirlo sbilanciarsi, tradire la sua naturale riservatezza (così pronunciata da farlo considerare spesso un aristocratico), ammettere perfino l’inevitabilità delle «vibrazioni emotive». Arriva anche a definire, dopo trentacinque anni di militanza, il suo mestiere di cantautore, un mestiere bello, capace di non far sentire il peso di un tour che ti sballottola da una città all’altra (come quello che sta facendo, collegato al suo ultimo album Pezzi ).
Sballottolando, sballottolando, domani (domenica), Francesco sbarcherà a piazza di Siena per un altro di quegli appuntamenti gratuiti che caratterizzano l’Estate romana (la sera prima ci sarà Sir Elton John al Colosseo).
Sarà una serata speciale anche per il repertorio?
«Sarà più lungo degli altri concerti. Mi sembra giusto farlo per la mia città . Canterò una decina di canzoni in più rispetto al solito. Dopo i concerti c’è sempre chi si lamenta perché non ho fatto uno dei miei classici piuttosto che un altro. Cercherò di farle tutte o quasi tutte. Sicuramente non canterò Pablo ».
È una delle più amate.
«Ci ho provato, ma oggi la sento invecchiata».
Cosa la disturba?
«È che rischia perfino di apparire retorica e inadeguata. Eppure è una canzone che allora ho scritto con sincerità. Solo che è stata scavalcata da un altro tipo di emigrazione meno oleografica. Oggi parlare di un emigrante in Svizzera non ha più senso».
È così necessario che le canzoni scritte nel passato suonino ancora attuali?
«Per me sì. Ci sono pezzi fortunati che trascendono il momento in cui li hai scritti. Altri possono tornare attuali, dipende dal momento. La leva calcistica parla dell’adolescenza: per anni non sono riuscito a farla, adesso la canto volentie ri» .
C’è chi l’accusa di cambiare troppo i classici, rischiando di renderli irriconoscibili.
«Per me è naturale prendere Rimmel e reinventarla. Quando metto su una band per affrontare un tour parto dal ricordo che ho nella mia testa della canzone e la suono con la verve, con le sensazioni che ho in quel momento. D’altra parte ci sono gruppi che suonano mie cover stravolgendole, come hanno fatto i Modena City Ramblers con Viva l’Italia . Non vedo perché non possa farlo io. Eppoi, carta canta: se al pubblico non piace, può prendersela con me. Quello che non amo è l’artista che fa la fotocopia di se stesso. Un concerto non è un tabernacolo, la musica deve essere libera dalle gabbie del manierismo».
È un po’ il sistema del jazz.
«La musica è materia viva. Per questo motivo cambio sempre le mie band. Non posso dire al mio batterista attuale che ha 25 anni di suonare come si faceva nel ’75».
Cambiare è un modo per esorcizzar e la routi ne?
«Francamente, per me non ce ne è bisogno: questo è un bel mestiere che consente di muoverti mettendo in gioco la tua capacità espressiva».
Dopo tanti anni sulla strada neanche un po’ di stanchezza?
«No, anche se dopo 35 anni di lavoro potrei considerarmi vicino alla pensione. Io non ci penso proprio a smettere, a meno che non si spezzi il filo con il pubblico».
La sua fortuna è stata quella di non essersi fatto consumare dalla professione come tanti suoi colleghi.
«Ho sempre preso i miei tempi, anche la mia vita discografica è rarefatta».
È un ascoltatore di musica?
«Un ascoltatore casuale. Ho costruito nel passato un patrimonio di conoscenza e mi baso su quello. Preferisco leggere o guardare un film».
Colpa di quello che si ascolta in giro oggi?
«No, credo che la musica sia migliore del cinema o della letteratura attuali. Fra le arti è quella che resiste meglio. Spesso guardo i film del passato. Invece in giro c’è molta musica buona e spero che continui a esserci, nonostante la crisi della discografia».
Ultimamente ha dato alcuni segnali di distacco dalla politica.
«Da giovane ero più interessato. Leggevo i giornali, credevo di capire. Ora non riesco più a farmi affascinare dalle distinzioni fra Mastella e Follini. Ma resto un uomo di sinistra. Se dovesse accadere un cambiamento, e non credo proprio, ve lo farò sapere. Quanto alle mie canzoni, nonostante quello che si pensa, tranne poche eccezioni come Pablo , non sono schierate. Esprimono problemi, ma non sono dei manifesti. Anzi, nel passato ho anche sofferto per il modo in cui venivano giudicati alcuni miei pezzi tipo Buonanotte Fiorellino ».
Il successo l’ha cambiata?
«Sono consapevole di averne goduto in una certa misura, ma ho sempre cercato di condurre una vita normale».
Se non avesse fatto il musicista ha idea di cosa avrebbe fatto?
«Un mestiere che, comunque, avrebbe avuto a che fare con la parola. Forse addirittura proprio il giornalista».


da Il messaggero
-Taz-
Messaggio del 03-09-2005 alle ore 13:36:18
e io ci saròsolo, ma ci sarò-Taz-
Messaggio del 03-09-2005 alle ore 14:42:41
metti la sciarpa della juve

Nuova reply all'argomento:

De Gregori a Roma, il Concerto

Login




Registrati
Mi so scurdate la password
 
Hai problemi ad effettuare il login?
segui le istruzioni qui

© 2026 Lanciano.it network (Beta - Privacy & Cookies)