Massmedia

Scusatemi ma, qualcuno di voi...
Messaggio del 17-01-2008 alle ore 19:11:32
...HA FORSE SENTITO L'OPINIONE DEI PROFESSORI E DEGLI STUDENTI che hanno contestato il Papa alla Sapienza?

No dico: DECINE E DECINE DI PAGINE E TITOLO sul "Papa Perseguitato", InTERVISTE FIUME A RUINI & COMPAGNIA BRUTTA, "solidarieta' a carrettate" da parte di tutto e tutti CONTRO I BIECHI E CATTIVISSIMI ANTICLERICALI E ILLIBERALI contestatori della Sapienza, i "Talebani della laicita' " etc etc etc...

Ma qualcuno ha forse sentito come la pensano? ha provato ad intervistarli per sentire il loro parere? Quel che pensano?....

Sono sempre di piu' senza parole...
Messaggio del 17-01-2008 alle ore 19:51:34
Veramente il professor Cini è stato intervistato, io l'ho sentito un paio di volte e ieri sera era da Vespa
Messaggio del 18-01-2008 alle ore 08:41:14
anima , tu guardi i tg sbagliati
secopndo me segui solo il tg3
Messaggio del 20-01-2008 alle ore 09:46:27
Ne stavo parlando proprio ieri sera? Ma i TG che informazione fanno?

Per cercare di capire qualcosa ne devi sentire almeno 3 e cercare tra le righe di ricostruire le notizie.

Altrimenti si sentono solo titoli e poi commenti e dichiarazioni, ma poi effettivamente la notizia scompare.

Sono io che non capisco o credete anche voi che giocano a fotterci?
...scusate il francesismo...
Messaggio del 20-01-2008 alle ore 09:50:12
Anche senza sentire direttamente le opinioni dei prof, mi bastava sapere i motivi della contestazione al papa.

E ce n'erano, non era solo anticlericalismo a uffa.

Invece sembra che dei prof irrazionali si sono svegliati una mattina con l'obiettivo di imbavagliare il papa... quale scandalo in un paese libero...
Messaggio del 20-01-2008 alle ore 20:46:55


Invece sembra che dei prof irrazionali si sono svegliati una mattina con l'obiettivo di imbavagliare il papa... quale scandalo in un paese libero...



come se ora i professori di fisica fossero irrazionali, e chi crede nei dogmi sia razionale, mi sembra un LEGGERO paradosso
Messaggio del 21-01-2008 alle ore 16:38:20
Cmq tutta questa storia mette ancora in evidenza il fatto che gli scenziati siano degli ingenui incredibili, totalmente inadatti alla politica e infatti la chiesa che in quanto a cinismo, opportunismo, visione politica e machiavellismo non ha nulla da imparare, li ha fatti a pezzi
Messaggio del 21-01-2008 alle ore 21:18:54
quoto Dean...
Messaggio del 21-01-2008 alle ore 21:46:01
E' un po' lunga, ma forse a qualcuno interessa...


Sulla mancata visita del Papa alla Sapienza (17 gennaio 2008)
Proviamo a riepiologare i fatti
di Giorgio Parisi, Ordinario di Fisica,
Dipartimento di Fisica, Università La Sapienza, Roma

In questi ultimi giorni una lettera scritta a metà di novembre da 67 docenti dell’Università della Sapienza, fra cui il sottoscritto, in cui s’invitava il rettore a riconsiderare l’invito al Papa per parlare all’inaugurazione dell’anno accademico, è finita sulle prime pagine di tutti e giornali.
Non ho seguito, per (forse colpevole) abitudine i telegiornali, ma molti docenti mi hanno scritto per esprimere la loro solidarietà a me e agli altri colleghi “fatti oggetto di un indegno linciaggio mediatico”.
Si è arrivati al punto che con la scusa di difendere il diritto di parola del Papa, che non è stato mai messo in discussione, sono state avanzate proposte di provvedimenti di vario tipo contro noi, fra cui spicca quella di Gasparri, che dichiara ”dopo lo sconcio della Sapienza di Roma ci attendiamo che vengano assunte iniziative per allontanare dall'ateneo i professori ancora in servizio che hanno firmato quel vergognoso manifesto. Questa dimostrazione di intolleranza non può restare priva di conseguenze.” (Ovviamente quest’ultima proposta è del tutto incostituzionale).
Visto il coro di condanna proveniente da tutto il mondo politico, sono convinto che ci sia stata anche una mancanza di comunicazione da parte nostra e che sia opportuno riassumere tutta la vicenda e aggiungere degli elementi chiarificatori. Non vorrei che la scelta del Papa di annullare motu proprio la sua conferenza all’ultimo momento venisse collegata pretestuosamente con la nostra lettera che nasceva in un altro tempo e con altro scopo. Tuttavia non posso far a meno di notare che quando lo stato abdica al suo ruolo di garante della laicità si crea un vuoto, un vuoto in cui molti cittadini non si sentono rappresentati e corrono il rischio di contribuire al generarsi di polemiche come questa.
Il primo atto è stata una lettera di Marcello Cini pubblicata sul Manifesto il 15 Novembre scorso, reperibile su questo sito all’indirizzo http://www.sinistra-democratica.it/libert-diritti-etica/libert-0. Successivamente verso il 20 novembre (attenzione alla data) una sessantina di docenti della sapienza hanno scritto al proprio rettore la seguente lettera (che gli è stata consegnata fisicamente):
“Magnifico Rettore,
con queste poche righe desideriamo portarLa a conoscenza del fatto che condividiamo appieno la lettera di critica che il collega Marcello Cini Le ha indirizzato sulla stampa a proposito della sconcertante iniziativa che prevedeva l’intervento di papa Benedetto XVI all'Inaugurazione dell'Anno Accademico alla Sapienza.
Nulla da aggiungere agli argomenti di Cini, salvo un particolare. Il 15 marzo 1990, ancora cardinale, in un discorso nella citta di Parma, Joseph Ratzinger ha ripreso un'affermazione di Feyerabend: «All'epoca di Galileo la Chiesa rimase molto più fedele alla ragione dello stesso Galileo. Il processo contro Galileo fu ragionevole e giusto». Sono parole che, in quanto scienziati fedeli alla ragione e in quanto docenti che dedicano la loro vita all'avanzamento e alla diffusione delle conoscenze, ci offendono e ci umiliano.
In nome della laicità della scienza e della cultura e nel rispetto di questo nostro Ateneo aperto a docenti e studenti di ogni credo e di ogni ideologia, auspichiamo che l'incongruo evento possa ancora essere annullato.”
Il rettore non ci ha risposto e poco accortamente è andato avanti per la sua strada. A questo punto per noi (o almeno per la stragrande maggioranza dei firmatari) la questione era chiusa. La lettera è rispuntata fuori nei giorni recenti talmente all’improvviso che alcuni giornali hanno preso un abbaglio ed hanno pensato che fosse stata scritta il 10 gennaio. C’è stata una reazione popolare di un’ampiezza inaspettata (tremila interventi sul forum di Repubblica. La maggior parte a nostro favore) che a parer mio ha confermato il nostro giudizio che l’invito era incongruo.
La reazione dei lettori dei forum e quella di molti studenti romani mostra chiaramente che c’è una fortissima tensione politica intorno al problema della laicità e che la nostra lettera è stata una scintilla che ha fatto sviluppare un incendio in un bosco pieno di legna secca durante una libecciata.
Non c’è stata quindi dai 67 docenti nessuna forma di prevaricazione verso gli altri colleghi, ma semplicemente l’esposizione di una tesi culturale mediante una dichiarazione fatta nei dovuti modi e tempi. La riscoperta da parte della grande stampa di questa tesi, a ridosso della visita del Papa, ha aperto su scala nazionale un dibattito che si sarebbe potuto e dovuto fare con maggior calma e senza toni concitati nel mese di novembre. I problemi culturali devono essere discussi pacatemente e se arrivano in maniera clamorosa sui talk show televisivi o sulle prime pagine dei telegiornali, abbiamo un scontro frontale senza che per l’ascoltatore sia possibile afferrare il bandolo della matassa.
Come docente di un’università ritengo mio diritto e dovere interloquire col mio Rettore su chi far intervenire alla cerimonia di apertura dell’anno accademico, che è un momento simbolico per l'inizio del percorso formativo universitario. Mi pare che tutto ciò faccia parte normale della dialettica interna di un’università che deve scegliere chi far parlare all’inaugurazione dell’anno accademico in base a considerazioni di varia natura.
Sono in questo confortato dalle recenti dichiarazioni alla stampa del Direttore del Dipartimento di Fisica, professor Giancarlo Ruocco, che era uno dei destinatari (per conoscenza) della lettera, che afferma che “l’inaugurazione dell'anno accademico, cui partecipa un pubblico di docenti e studenti di diversa formazione politica e religiosa, non sembra essere il giusto contesto per una visita del Papa, o di qualsiasi altra autorità religiosa o politica che non si rapporti direttamente all’accademia. Infatti, insegnare ai giovani è una grande responsabilità che richiede di prescindere in ogni momento dalle proprie convinzioni religiose e ideologiche. La presenza del Papa alla cerimonia di inaugurazione dell'anno accademico propone invece un’interpretazione e lettura del mondo ben precisa, che pone la fede innanzi ad ogni percorso della conoscenza. Tale posizione può risultare, come troppo spesso è avvenuto in passato, fonte di censura della conoscenza e non di confronto libero del sapere.
In un altro, diverso contesto la visita del Papa alla Sapienza sarebbe benvenuta, come qualsiasi forma di dialogo e confronto fra culture diverse. Nessuno, tantomeno i docenti della Sapienza, vuole esercitare un arrogante diritto censorio sulla libertà di espressione del pensiero religioso, o politico che sia, in nome di un laicismo di stato.”
Dal punto di vista politico quest’articolo potrebbe finire qui. Tuttavia fatemi aggiungere un punto marginale, ma per me importante. Nella lettera facevamo riferimento ad una citazione del Cardinal Ratzinger e siamo stati accusati da varie parti (giornali, televisioni e uomini politici) di non aver letto (o di non aver saputo leggere) il testo originale. Questo non è vero. Il testo originale era il seguente:
“Nell'ultimo decennio, la resistenza della Creazione a farsi manipolare dall'uomo si è manifestata come elemento di novità nella situazione culturale complessiva. La domanda circa i limiti della scienza e i criteri cui essa deve attenersi si è fatta inevitabile.
Particolarmente significativo di tale cambiamento del clima intellettuale mi sembra il diverso modo con cui si giudica il caso Galileo.
Questo fatto, ancora poco considerato nel XVII secolo, venne - già nel secolo successivo - elevato a mito dell'illuminismo. Galileo appare come vittima di quell'oscurantismo medievale che permane nella Chiesa. Bene e male sono separati con un taglio netto. Da una parte troviamo l'Inquisizione: il potere che incarna la superstizione, l'avversario della libertà e della conoscenza. Dall'altra la scienza della natura, rappresentata da Galileo; ecco la forza del progresso e della liberazione dell'uomo dalle catene dell'ignoranza che lo mantengono impotente di fronte alla natura. La stella della Modernità brilla nella notte buia dell'oscuro Medioevo.(…).
Molto più drastico appare invece un giudizio sintetico del filosofo agnostico-scettico P. Feyerabend. Egli scrive: «La Chiesa dell'epoca di Galileo si attenne alla ragione più che lo stesso Galileo, e prese in considerazione anche le conseguenze etiche e sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per motivi di opportunità politica se ne può legittimare la revisione». (…)
Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande.”
Come si vede, il cardinale Ratzinger non si distanzia dall’affermazione di Feyerabend, anzi la utilizza per argomentare che Galileo non è stato vittima di dell'oscurantismo della Chiesa. Conclude dicendo di non voler usare questo testo per una “frettolosa apologetica”, ma non ne nega la validità.
Inoltre la citazione di Feyerabend, fatta senza far riferimento alle posizioni teoriche di Feyerabend, stravolge completamente il pensiero di questo filosofo della scienza. Al contrario di quello che sembra da questa citazione isolata, Feyerabend ha sempre esaltato la creatività e l'audacia intellettuale di Galileo; tuttavia si esprime per paradossi e tutta la sua visione è una critica della "ragione", quindi, nel dire che la Chiesa era da parte della ragione, non sta dando torto a Galileo ma alla Chiesa. Tuttavia un'analisi del pensiero di questo filosofo ci porterebbe troppo lontano.

Messaggio del 23-01-2008 alle ore 17:30:40
grazie iryise
Messaggio del 26-01-2008 alle ore 15:56:25
L’inaugurazione dell’anno accademico non è un pubblico dibattito nel quale si ascoltano diverse opinioni e le si dibatte. E’ un momento in cui vengono chiamate a parlare, senza possibilità di replica, alcune voci particolari, interne ed esterne all’Università. Quali sono le voci esterne all’Università che ha senso ascoltare?

Poiché la realtà sociale moderna è formata da infiniti gruppi in competizione fra di loro per i loro interessi particolari, mentre le istituzioni dello Stato dovrebbero rappresentare il momento dell’interesse generale, del bene comune, è chiaro che l’intervento autorevole, senza possibilità di replica, non può essere quello di chi rappresenta uno degli infiniti gruppi della “società civile”, italiana o mondiale, ma può essere solo quello di rappresentanti di altre istituzioni statali la cui sfera di azione si sovrappone in qualche modo con quella dell’Università. C’è un motivo prettamente logico per escludere il primo tipo di intervento: non esiste un criterio razionale di scelta. Perché il Papa e non, diciamo, l’ambasciatore cinese, che rappresenta un quarto o un quinto dell’umanità? Perché il Papa e non il Dalai Lama? Perché il Papa e non Bush o Putin, che rappresentano forze, anche spirituali, molto importanti al giorno d’oggi? Al contrario, la scelta di rappresentanti di altre istituzioni dello Stato ha un significato molto ovvio: conoscere opinioni e progetti dei rappresentanti di altre istituzioni statali che, sovrapponendosi la loro azione con quella dell’Università, devono necessariamente coordinarsi con essa per l’espletamento delle loro funzioni, in ogni caso indirizzate alla tutela dell’interesse collettivo, del bene comune.
Se tutto questo è corretto, ne discende il carattere improprio dell’invito rivolto a Benedetto XVI e la correttezza della protesta sollevata da parte del corpo docente
Non ci sarebbe molto altro da dire, se non fosse che l’immane tempesta di chiacchiere suscitata sui media ha creato una tale confusione da rendere necessaria qualche ulteriore precisazione. Una volta detto cosa secondo noi è rilevante nella vicenda, occorre anche indicare tutte le cose che non c’entrano nulla con l’essenza della questione.
Non c’entra nulla Galileo o il carattere dogmatico della teologia cattolica: abbiamo detto sopra che il problema è “perché il Papa e non chiunque altro?”. Lo stesso problema si sarebbe posto scegliendo “chiunque altro”, anche il rappresentante della religione o dell’ideologia più antidogmatica possibile. Il problema si sarebbe posto anche invitando il Dalai Lama, che, nel bene o nel male, non ha nulla a che fare con Galileo.

Non c’entra nulla la contrapposizione laici-credenti, né c’entra la laicità dell’Università. La contrapposizone fede-laicità quasi sempre, e sicuramente in questo caso, non fa che oscurare la natura dei problemi, e proprio per questo è prediletta dai media.

Non c’entra nulla il fatto che il professor Joseph Ratzinger sia oppure no un valido teologo e filosofo. Non è stato invitato per questo motivo. Anche qui, il problema rimane “perché lui e non uno dei tanti altri validi teologi e filosofi sparsi per l’universo?”.

Non c’entra nulla la libertà di parola del Papa. Quando dei baldi giovanotti di fanno riprendere imbavagliati per protestare contro la mancanza di libertà di parola del Papa, quando si taccia di intolleranza chi ha protestato contro l’invito al Papa, si cade nel ridicolo. Come ho detto sopra, l’inaugurazione dell’anno accademico non è un pubblico dibattito, nel quale chi ha il privilegio di avere la parola lo paga, secondo le regole della democrazia, con il dovere di rispondere alle domande e alle critiche del pubblico. L’inaugurazione dell’anno accademico è un momento autoritario e non democratico, nel quale chi ascolta non ha il diritto di replicare. Proprio per questo, per recuperare un minimo di democrazia, chi dovrà ascoltare senza replicare ha il diritto di dire prima se desidera ascoltare quel particolare intervento oppure no. E proprio per questo non ha senso invitare rappresentanti di interessi particolari (quale è il Papa, che rappresenta quel particolare che sono i cattolici) ma, per evitare ogni tipo di polemica, occorre far parlare i rappresentanti di istituzioni dello Stato democratico, che in quanto tali rappresentano non interessi particolari ma il bene comune.

Si rifletta poi sul fatto che tutti i giornali hanno pubblicato il discorso che il Papa avrebbe tenuto alla Sapienza, che da sempre in questo paese tutti i media “coprono” in ogni modo l’attività dei pontefici, che quasi tutti i media hanno in questa occasione solidarizzato col Papa e criticato i docenti che hanno protestato: di fronte a evidenze del genere, per mettersi a discutere della libertà di parola del Papa occorre davvero molta malafede.

E si rifletta sul fatto che, nei giorni più caldi delle polemiche, quando tutti i giornali dedicavano le prime (e le seconde e terze) pagine a queste polemiche, incursioni israeliane nella striscia di Gaza hanno ucciso una ventina di palestinesi: questa notizia è stata relegata in brevi trafiletti nelle pagine interne, mentre molti deputati di Hamas, liberamente eletti dal popolo palestinese, sono sequestrati nelle carceri israeliane, e nessun rappresentante di Hamas ha il diritto di venire in Europa a esporre le proprie ragioni: a chi è davvero negata la libertà di parola, in questo mondo?

Una volta chiarito ciò che il problema è, e ciò che non è, resta da trarre qualche conclusione non troppo allegra su ciò che la vicenda dice del nostro paese. Infatti, al di là della retorica di circostanza, qual è il motivo vero dell’invito al Papa, come pure, in generale, dell’ossequio davvero eccessivo che il mondo politico-mediatico italiano rende alla gerarchia cattolica, e che tanto fastidio genera nei laici? Il motivo vero è che la Chiesa cattolica (lo strato superiore della sua gerarchia, per la precisione) è un potere, in Italia anche piuttosto importante, e che politici e giornalisti in Italia sanno solo essere servi del potere, di qualsiasi potere. La vicenda della Sapienza ci dice che anche il mondo accademico, o almeno sue parti importanti, sta cominciando a pensare che sia bene rendere un appariscente omaggio a questo particolare potere. Non è un bel segnale. E non tanto per la Chiesa cattolica, in se stessa considerata. A differenza di tanti amici e conoscenti più o meno anticlericali, non penso che la Chiesa rappresenti oggi il problema principale: non certo per il mondo, ma neppure per l’Italia. C’è davvero di peggio, in giro per il mondo, e lo sanno bene a Gaza e a Bagdad, ma lo sanno anche i comitati No TAV e No Dal Molin, o i cittadini campani avvelenati dalle discariche abusive della camorra. No, non è la Chiesa il problema. Il problema è che i rappresentanti delle istituzioni dello Stato democratico, in quanto tali, devono tutelare l’interesse generale, e quindi essere indipendenti da ogni potere particolare, e soprattutto dai poteri più forti: proprio perché questi sono i più forti, hanno più capacità di piegare la realtà nella direzione del proprio interesse particolare, e quindi proprio loro dovrà in particolare contrastare chi tutela l’interesse generale.
Ma se i rappresentanti dell’interesse generale sono così pronti a piegare la schiena di fronte a quel potere particolare, neppure il più forte o il più pericoloso al giorno d’oggi, che è rappresentato dalla gerarchia cattolica, come possiamo sperare che la raddrizzino di fronte ai tanti altri poteri, più forti e più spietati, che stanno lentamente distruggendo questo paese.

Marino Badiale - Universita' di Torino

Nuova reply all'argomento:

Scusatemi ma, qualcuno di voi...

Login




Registrati
Mi so scurdate la password
 
Hai problemi ad effettuare il login?
segui le istruzioni qui

© 2024 Lanciano.it network (Beta - Privacy & Cookies)