La Piazza
UN PO' PER TUTTI, PER TUTTI UN PO'
Messaggio del 04-06-2005 alle ore 17:51:31
Tempo fa si discuteva sul vecchio tabbbbacchificio...
Dopo logoranti ricerche....non vi dico quanto sudore e quante vie traverse abbia dovuto affrontare, percorrere...ho trovato questo!!!!
mi scuserete la lunghezza del testo...ma è proprio la parte finale, alla quale si deve arrivare dopo aver elaborato il discorso (non fate i furbetti) che va sottolineata...
eccovi, quindi, una rara quanto preziosa dichiarazione...da valutare anche alla luce della recente sentenza...umh, mi sfugge...vediamo se mi aiutate voi!
RELAZIONE STORICA SULLA
AZIENDA TABACCHI LANCIANO ABRUZZI A.T.L.A.
L’Azienda Tabacchi Italiani, si costituì a Roma nel 1927, come struttura che consentisse al Monopolio dei Tabacchi di muoversi con maggiore dinamicità specie nei rapporti con l’estero e nell’approvvigionamento delle materie sussidiarie.
Assai tempestivamente, il 5 maggio 1928, il Comune di Lanciano sottoscrisse con l’A.T.I. una convezione per la concessione dei locali dell’ex Monastero di Santa Chiara, già adibiti a Caserma “Duca degli Abruzzi”, lasciati liberi per la soppressione del Distaccamento del 14° Fanteria.
L’Opificio per la raccolta, la lavorazione e la stagionatura dei tabacchi gialli da sigarette che si producevano nel territorio frentano, fu il secondo aperto in Italia dopo quello di Roma, e impiegò già all’inizio una cinquantina di operaie stagionali.
Nella zone si diffuse la coltivazione della Perustitza, dell’Erzegovina e della Xanti, tutti tabacchi di tipo orientale, che allora godevano dei favori del mercato.
L’insediamento dello stabilimento è da mettere in relazione con la diffusione della coltivazione specializzata del tabacco che, nell’area frentana era andata soppiantando, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del secolo successivo, la coltivazione specializzata della canapa, materia prima indispensabile per i celebri funai di Lanciano e per i numerosi opifici che producevano fiscoli per la spremitura delle olive. Le foglie lavorate a Lanciano appartenevano al tipo dei tabacchi orientali impiegati per la fabbricazione di una sigaretta che oggi non viene più richiesta: la “macedonia extra”. La foglia, conosciuta come “Lanciano valle”, dava un trinciato filoso e soffice, di gusto neutro e di leggero e gradevole aroma.
In breve tempo si crearono le condizioni favorevoli per il rapido sviluppo dell’azienda: il vantaggio dei contadini coltivatori che venivano immediatamente pagati alla consegna del prodotto ed erano incoraggiati a produrre molto e bene, l’ampia disponibilità di manodopera femminile a buon mercato, proveniente spesso dalla medesima classe dei coltivatori, nonché la diffusa richiesta di sigarette di tipo orientale,
Lo stabilimento industriale dell’Azienda Tabacchi Italiani di Lanciano sorse nel 1930 lungo il viale dei Cappuccini, in un lotto di terreno tra le proprietà delle famiglie Finamore e Priori.
La costruzione, progettata dall’Ing. Renzo Sippel dello Studio Tecnico dell’A.T.I., venne realizzata sotto la direzione dell’Ing. Brisi, in tempi record da una delle storiche imprese di costruzione lancianesi, la Contento & Paolini, che in quegli stessi anni aveva portato a termine con successo l’ardua impresa del completamento del Corso Trento e Trieste, verso la Piazza del Plebiscito, con l’edificazione dei palazzi nell’area della recente colmatura dell’ex – Valle della Pietrosa.
Il primo edificio era di dimensioni significative, anche se modeste se paragonate a quelle attuali. Esso era costituito, come si può rilevare dalla domanda di concessione edilizia conservata presso l’Archivio Storico del comune di Lanciano, di tre piani fuori terra, di un seminterrato e di un piano mansardato.
Il piano sotterraneo era adibito per circa metà a camera di inumidamento con impianto fisso di umidificazione “Radaelli” e metà a deposito di casse vuote, il pianterreno ospitava gli uffici ed era utilizzato per come deposito del materiale grezzo ritirato dai coltivatori, il primo piano serviva per l’essiccamento e la stivazione del tabacco con impianto fisso sulle pareti di un apparecchio per il riscaldamento e la umidificazione dell’aria. Era nel secondo piano che avveniva la lavorazione vera e propria della foglia di tabacco: le operaie si occupavano della cernita, con la selezione per qualità dimensione, colore etc., dello spianamento dei lembi accartocciati e della compressione delle foglie in appositi strettoi in modo da formare piccole balle le quali, dopo un congruo periodo di fermentazione, venivano spedite in altre sedi dell’AT.I. per la confezione delle sigarette.
L’ultimo piano era destinato a spogliatoio e refettorio delle maestranze.
La costruzione era considerata già all’epoca un vero modello per le tipologie di opificio industriale.
Già nel 1932 veniva sottoposto alla Commissione Edilizia il primo progetto di ampliamento che prevedeva la costruzione della nuova ala di destra, che si sviluppava per la considerevole lunghezza di 55 metri e per una larghezza di 15 sul retro dell’edificio.
L’aumentata coltivazione del tabacco in Abruzzo e il conseguente incremento dell’industria della lavorazione del tabacco indussero l’A.T.I. a promuovere la costruzione di un ulteriore corpo di fabbrica che venne realizzato nel 1939 e poteva dirsi concluso, nonostante la Guerra, nel 1942 quando ormai il numero delle operaie aveva toccato le 1600 unità.
Alle soglie della II Guerra Mondiale nello stabilimento di Lanciano si realizzava una produzione annua di un milione e cinquecentomila chilogrammi di tabacco:
Gli eventi bellici arrecarono danni al fabbricato, all’attrezzatura e agli uffici. Quasi metà dei locali erano a disposizione degli alleati, per una capienza di circa seimila soldati e circa 700 mq furono adibiti a magazzino dell’Ente Nazionale Soccorsi, ma il più forte contraccolpo venne dalla diminuzione dei terreni coltivabili a causa della permanenza del fronte per sette mesi nell’agro di Lanciano e in tutta l’area compresa tra le vallate del Moro e del Sangro, e dalle successive opere per lo sminamento che ancora per molti anni resero la coltivazione pericolosa, se non impossibile, su molte aree.
Nel 1945 l’A.T.I. dovette registrare una notevole contrazione dell’attività coltivatrice e produttrice, segno che non più del 25% dei primitivi coltivatori avevano aderito alla coltura per l’anno 1945.
Lo “Stralcio dal Piano del Comune di Lanciano per l’industrializzazione della zona tra l’Adriatico e le Vallate del Sangro, Aventino e Moro” dell’8 febbraio 1948 riguardo all’A.T.L.A. riporta: - Grandiosa industria per la preparazione del tabacco eminentemente pregiato raccolto nella nostra zona. Per le evenienze di guerra gli impianti e le attrezzature sono stati asportate, per cui il lavoro viene effettuato con una certa difficoltà e con minore impiego di manodopera. Prima dava lavoro a circa 1500 operai, ora a non più di 700 o 800. Per il ripristino occorre una spesa di circa 50 milioni. –
“Solo” 700 operai, basterebbe quest’affermazione per comprendere la portata sociale ed economica della Manifattura Tabacchi nella zona frentana durante il periodo di profonda crisi dell’economia locale negli anni successivisi alla fine della II Guerra Mondiale.
Nel maggio del 1948, con una spesa stimata in cento milioni di allora, l’A.T.I. ampliò il terzo piano dello stabilimento ricavandone locali per 11.800 metri cubi.
Durante gli anni ’50, lo stabilimento A.T.I. di Lanciano costituì una delle attività di maggiore rilievo nel panorama economico della zona frentana, considerato che il grado di industrializzazione nella Provincia di Chieti era pressoché insignificante, costituito solo da imprese di piccole dimensioni, quasi sempre di carattere artigianale.
L’azienda riuscì a garantire, sia pure con contratti stagionali (lo stabilimento funzionava mediamente 190 giorni all’anno) un’occupazione a circa milleottocento donne.
Riparati rapidamente i danni di guerra l’azienda rimise in funzione la mensa aziendale, le opere assistenziali, le rappresentazioni teatrali e cinematografiche, le gite, l’assistenza medica, farmaceutica, odontoiatrica e della Cassa Mutua.
Funzionavano tra l’altro anche i Consigli di Fabbrica.
I risvolti sociali, legati alla presenza di un’attività di tale portata, furono numerosi e significativi. Va considerato l’impatto che la possibilità di lavorare fuori dalle pareti domestiche ebbe sull’universo femminile, specie delle classi economicamente e culturalmente meno elevate. La presenza dell’A.T.L.A. determinò una accelerazione non trascurabile dei processi di emancipazione delle donne, alle quali l’occasione di un impiego, seppure stagionale ma ben retribuito, offriva l’occasione per rompere le dinamiche familiari legate alla cultura patriarcale, ancora dominante nelle nostre campagne, per collocarle per la prima volta su un piano paritetico rispetto all’uomo per ciò che riguardava il contributo offerto allo sviluppo della famiglia.
Non va sottovalutato, d’altra parte, come proprio l’A.T.L.A. si fece promotrice dei primi interventi di natura sociale legati al mondo femminile e come d’altro canto “le tabacchine” furono al centro di tutte le rivendicazione e lotte sindacali, e questo in un ambito geografico e culturale, com’è quello abruzzese, tradizionalmente considerato marginale e arretrato rispetto ai grandi fenomeni sociali nazionali.
Fu la presenza dell’A.T.L.A. a determinare la creazione, nel 1937, su progetto dell’Ing. Barbati, della Casa della Madre e del Bambino, proprio sul retro dello stabilimento, in Viale Marconi, in modo da consentire l’assistenza da parte dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia O.N.M.I. dei figli delle operaie fino a tre anni, ben oltre le prescrizioni di legge.
Allo stesso modo, l’A.T.L.A., intervenne con numerose elargizioni a favore dell’Asilo Infantile “Maria Vittoria”, situato anch’esso poco lontano dallo Stabilimento, dove le operaie ebbero la possibilità di lasciare in custodia i propri figli, dai tre anni in su. L’Asilo infatti effettuava un servizio speciale per i figli delle operaie, ricevendoli già alle ore 7.00 del mattino, anziché alle ore 9.00 e prolungando l’orario del sabato fino alle 16.30. Per dare un’idea delle dimensioni del fenomeno basti considerare che a metà degli anni ’50 i bambini iscritti, figli di dipendenti A.T.L.A., superava le cento unità.
Indiscutibilmente, dunque, l’insediamento della Manifattura Tabacchi ha prodotto una trasformazione profonda dell’economia, dell’organizzazione sociale, della cultura e del costume.
Lo stabilimento A.T.L.A. non può non essere considerato come strumento di studio e di valorizzazione del processo di industrializzazione inteso interdisciplinariamente tra tecnologia, scienza, economia ed effetti sulla società.
In conclusione, lo Stabilimento dell’Azienda Tabacchi Italiani di Lanciano, deve essere tutelato oltre che come“segno” lasciato dal processo storico di industrializzazione, anche in quanto significativo elemento di “comunicazione dei valori” e insostituibile fattore di “educazione permanente”.
---------------------------------------------------
il concetto...i concetti....non è questa "l'Italia dei trucchetti" che qualcuno voleva (a chiacchiere) eliminare ma in realtà ha fatto propria?
a vobis
Tempo fa si discuteva sul vecchio tabbbbacchificio...
Dopo logoranti ricerche....non vi dico quanto sudore e quante vie traverse abbia dovuto affrontare, percorrere...ho trovato questo!!!!
mi scuserete la lunghezza del testo...ma è proprio la parte finale, alla quale si deve arrivare dopo aver elaborato il discorso (non fate i furbetti) che va sottolineata...
eccovi, quindi, una rara quanto preziosa dichiarazione...da valutare anche alla luce della recente sentenza...umh, mi sfugge...vediamo se mi aiutate voi!
RELAZIONE STORICA SULLA
AZIENDA TABACCHI LANCIANO ABRUZZI A.T.L.A.
L’Azienda Tabacchi Italiani, si costituì a Roma nel 1927, come struttura che consentisse al Monopolio dei Tabacchi di muoversi con maggiore dinamicità specie nei rapporti con l’estero e nell’approvvigionamento delle materie sussidiarie.
Assai tempestivamente, il 5 maggio 1928, il Comune di Lanciano sottoscrisse con l’A.T.I. una convezione per la concessione dei locali dell’ex Monastero di Santa Chiara, già adibiti a Caserma “Duca degli Abruzzi”, lasciati liberi per la soppressione del Distaccamento del 14° Fanteria.
L’Opificio per la raccolta, la lavorazione e la stagionatura dei tabacchi gialli da sigarette che si producevano nel territorio frentano, fu il secondo aperto in Italia dopo quello di Roma, e impiegò già all’inizio una cinquantina di operaie stagionali.
Nella zone si diffuse la coltivazione della Perustitza, dell’Erzegovina e della Xanti, tutti tabacchi di tipo orientale, che allora godevano dei favori del mercato.
L’insediamento dello stabilimento è da mettere in relazione con la diffusione della coltivazione specializzata del tabacco che, nell’area frentana era andata soppiantando, tra la fine del XIX secolo e l’inizio del secolo successivo, la coltivazione specializzata della canapa, materia prima indispensabile per i celebri funai di Lanciano e per i numerosi opifici che producevano fiscoli per la spremitura delle olive. Le foglie lavorate a Lanciano appartenevano al tipo dei tabacchi orientali impiegati per la fabbricazione di una sigaretta che oggi non viene più richiesta: la “macedonia extra”. La foglia, conosciuta come “Lanciano valle”, dava un trinciato filoso e soffice, di gusto neutro e di leggero e gradevole aroma.
In breve tempo si crearono le condizioni favorevoli per il rapido sviluppo dell’azienda: il vantaggio dei contadini coltivatori che venivano immediatamente pagati alla consegna del prodotto ed erano incoraggiati a produrre molto e bene, l’ampia disponibilità di manodopera femminile a buon mercato, proveniente spesso dalla medesima classe dei coltivatori, nonché la diffusa richiesta di sigarette di tipo orientale,
Lo stabilimento industriale dell’Azienda Tabacchi Italiani di Lanciano sorse nel 1930 lungo il viale dei Cappuccini, in un lotto di terreno tra le proprietà delle famiglie Finamore e Priori.
La costruzione, progettata dall’Ing. Renzo Sippel dello Studio Tecnico dell’A.T.I., venne realizzata sotto la direzione dell’Ing. Brisi, in tempi record da una delle storiche imprese di costruzione lancianesi, la Contento & Paolini, che in quegli stessi anni aveva portato a termine con successo l’ardua impresa del completamento del Corso Trento e Trieste, verso la Piazza del Plebiscito, con l’edificazione dei palazzi nell’area della recente colmatura dell’ex – Valle della Pietrosa.
Il primo edificio era di dimensioni significative, anche se modeste se paragonate a quelle attuali. Esso era costituito, come si può rilevare dalla domanda di concessione edilizia conservata presso l’Archivio Storico del comune di Lanciano, di tre piani fuori terra, di un seminterrato e di un piano mansardato.
Il piano sotterraneo era adibito per circa metà a camera di inumidamento con impianto fisso di umidificazione “Radaelli” e metà a deposito di casse vuote, il pianterreno ospitava gli uffici ed era utilizzato per come deposito del materiale grezzo ritirato dai coltivatori, il primo piano serviva per l’essiccamento e la stivazione del tabacco con impianto fisso sulle pareti di un apparecchio per il riscaldamento e la umidificazione dell’aria. Era nel secondo piano che avveniva la lavorazione vera e propria della foglia di tabacco: le operaie si occupavano della cernita, con la selezione per qualità dimensione, colore etc., dello spianamento dei lembi accartocciati e della compressione delle foglie in appositi strettoi in modo da formare piccole balle le quali, dopo un congruo periodo di fermentazione, venivano spedite in altre sedi dell’AT.I. per la confezione delle sigarette.
L’ultimo piano era destinato a spogliatoio e refettorio delle maestranze.
La costruzione era considerata già all’epoca un vero modello per le tipologie di opificio industriale.
Già nel 1932 veniva sottoposto alla Commissione Edilizia il primo progetto di ampliamento che prevedeva la costruzione della nuova ala di destra, che si sviluppava per la considerevole lunghezza di 55 metri e per una larghezza di 15 sul retro dell’edificio.
L’aumentata coltivazione del tabacco in Abruzzo e il conseguente incremento dell’industria della lavorazione del tabacco indussero l’A.T.I. a promuovere la costruzione di un ulteriore corpo di fabbrica che venne realizzato nel 1939 e poteva dirsi concluso, nonostante la Guerra, nel 1942 quando ormai il numero delle operaie aveva toccato le 1600 unità.
Alle soglie della II Guerra Mondiale nello stabilimento di Lanciano si realizzava una produzione annua di un milione e cinquecentomila chilogrammi di tabacco:
Gli eventi bellici arrecarono danni al fabbricato, all’attrezzatura e agli uffici. Quasi metà dei locali erano a disposizione degli alleati, per una capienza di circa seimila soldati e circa 700 mq furono adibiti a magazzino dell’Ente Nazionale Soccorsi, ma il più forte contraccolpo venne dalla diminuzione dei terreni coltivabili a causa della permanenza del fronte per sette mesi nell’agro di Lanciano e in tutta l’area compresa tra le vallate del Moro e del Sangro, e dalle successive opere per lo sminamento che ancora per molti anni resero la coltivazione pericolosa, se non impossibile, su molte aree.
Nel 1945 l’A.T.I. dovette registrare una notevole contrazione dell’attività coltivatrice e produttrice, segno che non più del 25% dei primitivi coltivatori avevano aderito alla coltura per l’anno 1945.
Lo “Stralcio dal Piano del Comune di Lanciano per l’industrializzazione della zona tra l’Adriatico e le Vallate del Sangro, Aventino e Moro” dell’8 febbraio 1948 riguardo all’A.T.L.A. riporta: - Grandiosa industria per la preparazione del tabacco eminentemente pregiato raccolto nella nostra zona. Per le evenienze di guerra gli impianti e le attrezzature sono stati asportate, per cui il lavoro viene effettuato con una certa difficoltà e con minore impiego di manodopera. Prima dava lavoro a circa 1500 operai, ora a non più di 700 o 800. Per il ripristino occorre una spesa di circa 50 milioni. –
“Solo” 700 operai, basterebbe quest’affermazione per comprendere la portata sociale ed economica della Manifattura Tabacchi nella zona frentana durante il periodo di profonda crisi dell’economia locale negli anni successivisi alla fine della II Guerra Mondiale.
Nel maggio del 1948, con una spesa stimata in cento milioni di allora, l’A.T.I. ampliò il terzo piano dello stabilimento ricavandone locali per 11.800 metri cubi.
Durante gli anni ’50, lo stabilimento A.T.I. di Lanciano costituì una delle attività di maggiore rilievo nel panorama economico della zona frentana, considerato che il grado di industrializzazione nella Provincia di Chieti era pressoché insignificante, costituito solo da imprese di piccole dimensioni, quasi sempre di carattere artigianale.
L’azienda riuscì a garantire, sia pure con contratti stagionali (lo stabilimento funzionava mediamente 190 giorni all’anno) un’occupazione a circa milleottocento donne.
Riparati rapidamente i danni di guerra l’azienda rimise in funzione la mensa aziendale, le opere assistenziali, le rappresentazioni teatrali e cinematografiche, le gite, l’assistenza medica, farmaceutica, odontoiatrica e della Cassa Mutua.
Funzionavano tra l’altro anche i Consigli di Fabbrica.
I risvolti sociali, legati alla presenza di un’attività di tale portata, furono numerosi e significativi. Va considerato l’impatto che la possibilità di lavorare fuori dalle pareti domestiche ebbe sull’universo femminile, specie delle classi economicamente e culturalmente meno elevate. La presenza dell’A.T.L.A. determinò una accelerazione non trascurabile dei processi di emancipazione delle donne, alle quali l’occasione di un impiego, seppure stagionale ma ben retribuito, offriva l’occasione per rompere le dinamiche familiari legate alla cultura patriarcale, ancora dominante nelle nostre campagne, per collocarle per la prima volta su un piano paritetico rispetto all’uomo per ciò che riguardava il contributo offerto allo sviluppo della famiglia.
Non va sottovalutato, d’altra parte, come proprio l’A.T.L.A. si fece promotrice dei primi interventi di natura sociale legati al mondo femminile e come d’altro canto “le tabacchine” furono al centro di tutte le rivendicazione e lotte sindacali, e questo in un ambito geografico e culturale, com’è quello abruzzese, tradizionalmente considerato marginale e arretrato rispetto ai grandi fenomeni sociali nazionali.
Fu la presenza dell’A.T.L.A. a determinare la creazione, nel 1937, su progetto dell’Ing. Barbati, della Casa della Madre e del Bambino, proprio sul retro dello stabilimento, in Viale Marconi, in modo da consentire l’assistenza da parte dell’Opera Nazionale Maternità e Infanzia O.N.M.I. dei figli delle operaie fino a tre anni, ben oltre le prescrizioni di legge.
Allo stesso modo, l’A.T.L.A., intervenne con numerose elargizioni a favore dell’Asilo Infantile “Maria Vittoria”, situato anch’esso poco lontano dallo Stabilimento, dove le operaie ebbero la possibilità di lasciare in custodia i propri figli, dai tre anni in su. L’Asilo infatti effettuava un servizio speciale per i figli delle operaie, ricevendoli già alle ore 7.00 del mattino, anziché alle ore 9.00 e prolungando l’orario del sabato fino alle 16.30. Per dare un’idea delle dimensioni del fenomeno basti considerare che a metà degli anni ’50 i bambini iscritti, figli di dipendenti A.T.L.A., superava le cento unità.
Indiscutibilmente, dunque, l’insediamento della Manifattura Tabacchi ha prodotto una trasformazione profonda dell’economia, dell’organizzazione sociale, della cultura e del costume.
Lo stabilimento A.T.L.A. non può non essere considerato come strumento di studio e di valorizzazione del processo di industrializzazione inteso interdisciplinariamente tra tecnologia, scienza, economia ed effetti sulla società.
In conclusione, lo Stabilimento dell’Azienda Tabacchi Italiani di Lanciano, deve essere tutelato oltre che come“segno” lasciato dal processo storico di industrializzazione, anche in quanto significativo elemento di “comunicazione dei valori” e insostituibile fattore di “educazione permanente”.
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il concetto...i concetti....non è questa "l'Italia dei trucchetti" che qualcuno voleva (a chiacchiere) eliminare ma in realtà ha fatto propria?
a vobis
Messaggio del 05-06-2005 alle ore 00:44:41
io tutte queste cose non le sapevo...
grazie x le delucidazioni.
c'è da pensarci su
leggete(anche se è lungo)e commentate
io tutte queste cose non le sapevo...
grazie x le delucidazioni.
c'è da pensarci su
leggete(anche se è lungo)e commentate
Messaggio del 05-06-2005 alle ore 16:57:18



One comincio a pensare che il grande fratello esista!!!
E quei fraciconi di destra dov'erano?



One comincio a pensare che il grande fratello esista!!!
E quei fraciconi di destra dov'erano?
Messaggio del 05-06-2005 alle ore 23:15:44
forse non hai colto il senso della mia ultima affermazione...
qualche mese prima, il capo dei fraciconi era appena assurto a "principe del feudo", con la promessa di ripulire la città da questi clientelismi (non dimentichiamoci il periodo storico)...
e ti ripeto che questo è soltanto un assaggino.
forse non hai colto il senso della mia ultima affermazione...
qualche mese prima, il capo dei fraciconi era appena assurto a "principe del feudo", con la promessa di ripulire la città da questi clientelismi (non dimentichiamoci il periodo storico)...
e ti ripeto che questo è soltanto un assaggino.
Messaggio del 24-07-2007 alle ore 19:56:06
uppete
uppete
Messaggio del 24-07-2007 alle ore 20:23:54
Nuova reply all'argomento:
UN PO' PER TUTTI, PER TUTTI UN PO'
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