La Piazza
tortura si, tortura no...
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 16:46:21
E certo che parla de Territori tu mi hai chiesto le fonti delle mie affermazioni ed io te le ho date.
E certo che parla de Territori tu mi hai chiesto le fonti delle mie affermazioni ed io te le ho date.
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 16:43:23
Guarda che il rapporto parla solo dei Territori Palestinesi. Perchè non posti la situazione Israeliana? Il rapporto è molto lungo. Ho contribuito all'organizzazione di un convegno a febbraio di un anno fa sulla situazione dei detenuti palestinesi e i diritti umani (ci sono centinaia di bambini palestinesi dai 10 anni in su nelle carceri israeliane, insieme ai detenuti comuni). Nelle carceri palestinesi non sono mai stati detenuti gli israelinai e neppure torturati. Al convegno hanno partecipato Luisa Morgantini (europarlamentare PRC), Massimo Cipolla responsabile di Amnesty medio-oriente e Gretta Dusemberg, moglie del governatore della banca Europea (ex). Con la detenzione preventiva trattengono per tempi infiniti e senza prove centiania di palestinesi, quasi sempre presi nel cuore della notte dalle loro case, bendati e ammanettati (anche i bambini) non viene detto ai familiari dove vengono protati, di molti di loro non si sa più nulla. Vengono detenuti in condizioni disastrose (nel negev in tende), tipo Guantanamo. Torturati... e trattenuti a volte per anni senza accuse. Perchè la detenzione preventiva può essere protatta di 6 mesi in sei mesi...
Guarda che il rapporto parla solo dei Territori Palestinesi. Perchè non posti la situazione Israeliana? Il rapporto è molto lungo. Ho contribuito all'organizzazione di un convegno a febbraio di un anno fa sulla situazione dei detenuti palestinesi e i diritti umani (ci sono centinaia di bambini palestinesi dai 10 anni in su nelle carceri israeliane, insieme ai detenuti comuni). Nelle carceri palestinesi non sono mai stati detenuti gli israelinai e neppure torturati. Al convegno hanno partecipato Luisa Morgantini (europarlamentare PRC), Massimo Cipolla responsabile di Amnesty medio-oriente e Gretta Dusemberg, moglie del governatore della banca Europea (ex). Con la detenzione preventiva trattengono per tempi infiniti e senza prove centiania di palestinesi, quasi sempre presi nel cuore della notte dalle loro case, bendati e ammanettati (anche i bambini) non viene detto ai familiari dove vengono protati, di molti di loro non si sa più nulla. Vengono detenuti in condizioni disastrose (nel negev in tende), tipo Guantanamo. Torturati... e trattenuti a volte per anni senza accuse. Perchè la detenzione preventiva può essere protatta di 6 mesi in sei mesi...
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 16:30:19
Rapporto Annuale 2003
Palestinian Authority
Autorità Palestinese
Presidente: Yasser Arafat
Pena di morte: mantenitore
Decine di persone sono state arrestate per motivi politici. Tra queste, presunti membri di gruppi armati e persone sospettate di collaborazionismo con i servizi segreti israeliani. Almeno tredici persone sono state condannate a morte, tre di queste sono state “giustiziate”. La maggior parte delle persone condannate a morte erano accusate di collaborazionismo con i servizi segreti israeliani. Decine di sospetti collaborazionisti sono stati uccisi illegalmente da gruppi o individui armati.
Contesto
La al-Aqsa intifada (sollevazione), iniziata il 29 settembre 2000, è continuata. Più di 1.000 palestinesi sono stati uccisi dalle forze di sicurezza israeliane, la maggior parte in modo illegale.
Membri palestinesi di gruppi armati hanno attaccato soldati e civili israeliani. Essi hanno ucciso più di 415 israeliani, compresi circa 180 civili israeliani allinterno di Israele e più di 80 civili israeliani nei Territori Occupati, ferendo migliaia di altre persone. Il bersaglio deliberato di civili costituisce un crimine contro lumanità (si veda anche Israele e Territori Occupati).
I principali gruppi armati coinvolti negli attacchi sono stati: Le Brigate dei Martiri di al-Aqsa (una frangia di Fatah), le Brigate Izz al-Din al-Qassam (Hamas), la Jihad islamica e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Pflp).
Amministrazione della giustizia
Il presidente Yasser Arafat e altri esponenti dellAutorità Palestinese (AP) hanno regolarmente condannato gli attentati suicidi ed altri attacchi ed uccisioni contro israeliani, chiedendo ai gruppi armati palestinesi di porvi termine. Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi, coloro che avevano ordinato o progettato tali attacchi non sono starti portati in giudizio e non risultano indagini in questo senso. Rimane da chiarire fino a che punto lAP potesse effettivamente esercitare il controllo sui gruppi armati coinvolti in attacchi contro israeliani. I bombardamenti e i raid sistematici di quasi tutte le infrastrutture dellAP da parte dell'esercito israeliano, incluse prigioni e installazioni di sicurezza, hanno ridotto la capacità e la volontà dellAP di esercitare il controllo sui gruppi armati e di far fronte alla grave emergenza riguardante i diritti umani.
Quale risultato della distruzione e del bersaglio di prigioni e di centri di detenzione dellAP da parte delle Israeli Defence Forces (Idf), Forze di difesa israeliane, molti prigionieri sono stati trasferiti in centri di detenzione temporanei in località ignote (le cosiddette case sicure) per evitare bombardamenti, incursioni ed assassinii di prigionieri da parte delle Idf. In diverse occasioni, lAP ha rilasciato i prigionieri, o questi sono fuggiti, mentre le prigioni o le case sicure venivano attaccate dalle forze aeree israeliane. In altre occasioni, i prigionieri sono stati rilasciati mentre le case sicure o le prigioni venivano assaltate da gruppi di palestinesi. In almeno unoccasione, forze israeliane hanno fatto irruzione in una prigione palestinese e hanno rilasciato sospetti collaborazionisti. Durante le incursioni delle Idf sono stati inoltre distrutti o presi da installazioni di sicurezza e edifici amministrativi dellAP fascicoli relativi a detenuti e possibili imputati. Chiusure o coprifuoco prolungati hanno impedito o diminuito il funzionamento dei tribunali dellAP poiché giudici, avvocati e testimoni non potevano muoversi liberamente allinterno dei Territori Occupati.
Legisl’azione
A maggio il presidente Arafat ha ratificato la Basic Law (Legge fondamentale), che era stata approvata dal Consiglio legislativo palestinese nel 1996. La Basic Law afferma lindipendenza della magistratura e riconosce i diritti di tutte le persone che risiedono sotto la giurisdizione dellAP secondo le disposizioni contenute nei trattati internazionali sui diritti umani compreso il Patto internazionale sui diritti civili e politici e il Patto internazionale sui diritti economici sociali e culturali. La legge è entrata in vigore a luglio.
Detenzione arbitraria e processi iniqui
LAP ha arrestato decine di presunti membri di Hamas, della Jihad islamica e di altri gruppi armati oltre a persone sospettate di essere collaborazionisti dei servizi segreti israeliani. Alcuni di sono rimasti in detenzione senza accusa né processo in prigioni, centri di detenzione o case sicure dellAP. Ci sono state testimonianze di torture e maltrattamenti di detenuti da parte di varie forze di sicurezza palestinesi.
*Sei uomini sono stati tenuti in custodia dallAP in una prigione di Gerico, sotto il monitoraggio di osservatori britannici e statunitensi. Cinque di loro erano stati fermati in connessione con l'uccisione del ministro israeliano del Turismo, Rehavam Zeevi, avvenuta il 17 ottobre 2001, rivendicata dal Fplp. Ahmed Saadat, segretario generale del Fplp, è stato arrestato il 15 gennaio dai servizi segreti generali palestinesi. Il 3 giugno lAlta Corte di giustizia palestinese di Gaza ha ordinato il suo rilascio immediato dal momento che non era mai stato incriminato né portato davanti ad un giudice. Tuttavia, il giorno seguente, il gabinetto palestinese, mentre esprimeva rispetto per la decisione della corte, ha deciso che Ahmed Saadat non doveva essere rilasciato a causa delle minacce israeliane di assassinarlo. Gli altri quattro, Hamdi Qaran, Basel al-Asmar, Majdi al-Rimawi e Ahed Abu Ghalma, sono stati processati davanti ad uno speciale tribunale da campo, in procedimenti iniqui, e il 25 aprile sono stati condannati a pene detentive fino a 18 anni. Il sesto uomo, Fuad Shubaki, era detenuto perché sospettato di coinvolgimento in una spedizione di armi dallIran, ma non è mai stato processato. Il 10 dicembre lAlta Corte palestinese di Ramallah ne ha disposto il rilascio ma a fine anno era ancora detenuto.
Pena di morte
I tribunali della sicurezza di Stato palestinesi hanno condannato a morte almeno 13 persone al termine di processi iniqui e sommari. Tre di queste, che erano imputate di reati ordinari, sono state “giustiziate”. Unaltra persona è stata uccisa dalle forze di sicurezza, sembra mentre tentava di fuggire dal carcere. Nove delle persone condannate a morte erano accusate di tradimento e collaborazionismo con i servizi segreti israeliani. Le persone condannate a morte non hanno il diritto di ricorrere in appello e possono essere “giustiziati” quando la condanna viene ratificata dal Presidente dellAP. Nel corso dell'anno, il presidente Arafat non ha ratificato alcuna sentenza di morte nei confronti di presunti collaborazionisti.
*Khaidar Ghanem, un ex operatore trentanovenne dellassociazione per i diritti umani israeliana BTselem, è stato condannato a morte il 28 ottobre dal Tribunale della sicurezza di Stato a Gaza. Era stato accusato di collaborazionismo con i servizi segreti israeliani. Il suo processo sarebbe durato due ore e mezzo ed egli era rappresentato da un avvocato d’ufficio. Secondo le testimonianze, Khaidar Ghanem è stato condannato soprattutto per le sue ammissioni. Durante il processo egli avrebbe detto che non era a conoscenza del fatto che le informazioni che aveva dato agli agenti dei servizi segreti israeliani sarebbero state usate per uccidere delle persone.
*Faisal Ahmed Suleiman Abu Teilakh, di 26 anni e Said al-Barrawi Mohammed al-Najjar, di 29, sono stati fucilati da un plotone di esecuzione a Gaza il 6 giugno, soltanto 24 ore dopo la condanna a morte comminata dal Tribunale della sicurezza di Stato per aver stuprato ed ucciso una bambina di sette anni. Il processo non ha rispettato gli standard internazionali minimi per un equo processo. Il processo, infatti, è durato soltanto tre ore e al tribunale non è stato detto che uno degli imputati era mentalmente ritardato. Il caso era stato istruito presso il Tribunale della sicurezza di Stato sebbene i reati commessi avrebbero dovuto essere giudicati da un tribunale penale ordinario.
Uccisioni illegali
Decine di palestinesi sospettati di collaborazionismo con i servizi segreti israeliani sono stati uccisi illegalmente. La maggior parte di queste uccisioni sembrano essere state compiute da gruppi o individui armati. Alcune sono apparse come esecuzioni extragiudiziali compiute da membri delle forze di sicurezza palestinesi. LAP non ha mai condotto alcuna indagine sulle uccisioni e nessuno dei responsabili è stato assicurato alla giustizia.
*Il 14 marzo, Muhammad Dayfallah al-Khatib, sospettato di collaborazionismo, è stato ucciso da uomini armati palestinesi apparentemente non collegati alle forze di sicurezza palestinesi. Muhammad Dayfallah al-Khatib era stato condannato a morte dalla Corte Suprema della sicurezza di Stato a Betlemme il 13 gennaio 2001 per tradimento e collaborazionismo con Israele, al termine di un processo iniquo durato soltanto cinque ore. Secondo le testimonianze, egli ed altri prigionieri erano stati trasferiti in case sicure da una prigione di Betlemme che è stata in seguito bombardata da raid aerei israeliani.
*Mundher al-Hafnawi e Hussein Abu al-Uyun sono stati uccisi a Nablus il 15 marzo da palestinesi armati apparentemente non collegati con le forze di sicurezza palestinesi. I due erano fuggiti dalla prigione di Nablus il 9 marzo, dopo che i cancelli del complesso carcerario erano stati danneggiati dal fuoco di elicotteri israeliani. Entrambi erano stati condannati a morte nel 2001 al termine di processi iniqui per collaborazionismo con Israele.
*Il 14 luglio Abd al-Hay Diab Sababa, di 42 anni, è stato ucciso da uomini armati durante il processo a suo carico davanti al Tribunale della sicurezza di Stato palestinese a Khan Yunis. Era stato accusato di collaborazionismo con le forze di sicurezza israeliane e di avere fornito informazioni che avevano favorito lassassinio da parte delle Idf di quattro attivisti di Hamas. Più di 50 persone, compresi poliziotti e parenti delle vittime, stavano assistendo al processo. Durante una pausa, limputato era stato scortato in cella. Mentre la gente lasciava il tribunale si è sentita una forte esplosione, provocata da bombardamenti da parte di elicotteri israeliani. Durante la confusione, diversi uomini armati hanno sparato ad Abd al-Hay Diab Sababa nella sua cella, uccidendolo. Nessun provvedimento è stato preso contro i responsabili.
Nazioni Unite
A ottobre il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dellinfanzia ha raccomandato agli attori non statali di stabilire ed applicare rigide regole di reclutamento del personale militare e di altro tipo al fine di rispettare pienamente i diritti dei bambini secondo i principi sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sullinfanzia e secondo quanto stabilito dal diritto umanitario internazionale. Ha inoltre raccomandato di impedire limpiego o il bersaglio di bambini nel corso di conflitti armati e di conformarsi pienamente allart.38 della Convenzione e il più possibile al Protocollo opzionale sul coinvolgimento di bambini nei conflitti armati.
Rapporti e missioni di AI
Israel/Occupied Territories/Palestinian Authority: Without distinction attacks on civilians by Palestinian armed groups (AI Index: MDE 02/003/2002)
Israel/Occupied Territories/Palestinian Authority: Killing the future children in the line of fire (AI Index: MDE 02/005/2002)
Delegati di AI hanno visitato aree sotto la giurisdizione dellAutorità Palestinese nei mesi di gennaio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto e ottobre. La Segretaria Generale di AI ha visitato l'area tra aprile e maggio.
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Rapporto Annuale 2003
Palestinian Authority
Autorità Palestinese
Presidente: Yasser Arafat
Pena di morte: mantenitore
Decine di persone sono state arrestate per motivi politici. Tra queste, presunti membri di gruppi armati e persone sospettate di collaborazionismo con i servizi segreti israeliani. Almeno tredici persone sono state condannate a morte, tre di queste sono state “giustiziate”. La maggior parte delle persone condannate a morte erano accusate di collaborazionismo con i servizi segreti israeliani. Decine di sospetti collaborazionisti sono stati uccisi illegalmente da gruppi o individui armati.
Contesto
La al-Aqsa intifada (sollevazione), iniziata il 29 settembre 2000, è continuata. Più di 1.000 palestinesi sono stati uccisi dalle forze di sicurezza israeliane, la maggior parte in modo illegale.
Membri palestinesi di gruppi armati hanno attaccato soldati e civili israeliani. Essi hanno ucciso più di 415 israeliani, compresi circa 180 civili israeliani allinterno di Israele e più di 80 civili israeliani nei Territori Occupati, ferendo migliaia di altre persone. Il bersaglio deliberato di civili costituisce un crimine contro lumanità (si veda anche Israele e Territori Occupati).
I principali gruppi armati coinvolti negli attacchi sono stati: Le Brigate dei Martiri di al-Aqsa (una frangia di Fatah), le Brigate Izz al-Din al-Qassam (Hamas), la Jihad islamica e il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Pflp).
Amministrazione della giustizia
Il presidente Yasser Arafat e altri esponenti dellAutorità Palestinese (AP) hanno regolarmente condannato gli attentati suicidi ed altri attacchi ed uccisioni contro israeliani, chiedendo ai gruppi armati palestinesi di porvi termine. Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi, coloro che avevano ordinato o progettato tali attacchi non sono starti portati in giudizio e non risultano indagini in questo senso. Rimane da chiarire fino a che punto lAP potesse effettivamente esercitare il controllo sui gruppi armati coinvolti in attacchi contro israeliani. I bombardamenti e i raid sistematici di quasi tutte le infrastrutture dellAP da parte dell'esercito israeliano, incluse prigioni e installazioni di sicurezza, hanno ridotto la capacità e la volontà dellAP di esercitare il controllo sui gruppi armati e di far fronte alla grave emergenza riguardante i diritti umani.
Quale risultato della distruzione e del bersaglio di prigioni e di centri di detenzione dellAP da parte delle Israeli Defence Forces (Idf), Forze di difesa israeliane, molti prigionieri sono stati trasferiti in centri di detenzione temporanei in località ignote (le cosiddette case sicure) per evitare bombardamenti, incursioni ed assassinii di prigionieri da parte delle Idf. In diverse occasioni, lAP ha rilasciato i prigionieri, o questi sono fuggiti, mentre le prigioni o le case sicure venivano attaccate dalle forze aeree israeliane. In altre occasioni, i prigionieri sono stati rilasciati mentre le case sicure o le prigioni venivano assaltate da gruppi di palestinesi. In almeno unoccasione, forze israeliane hanno fatto irruzione in una prigione palestinese e hanno rilasciato sospetti collaborazionisti. Durante le incursioni delle Idf sono stati inoltre distrutti o presi da installazioni di sicurezza e edifici amministrativi dellAP fascicoli relativi a detenuti e possibili imputati. Chiusure o coprifuoco prolungati hanno impedito o diminuito il funzionamento dei tribunali dellAP poiché giudici, avvocati e testimoni non potevano muoversi liberamente allinterno dei Territori Occupati.
Legisl’azione
A maggio il presidente Arafat ha ratificato la Basic Law (Legge fondamentale), che era stata approvata dal Consiglio legislativo palestinese nel 1996. La Basic Law afferma lindipendenza della magistratura e riconosce i diritti di tutte le persone che risiedono sotto la giurisdizione dellAP secondo le disposizioni contenute nei trattati internazionali sui diritti umani compreso il Patto internazionale sui diritti civili e politici e il Patto internazionale sui diritti economici sociali e culturali. La legge è entrata in vigore a luglio.
Detenzione arbitraria e processi iniqui
LAP ha arrestato decine di presunti membri di Hamas, della Jihad islamica e di altri gruppi armati oltre a persone sospettate di essere collaborazionisti dei servizi segreti israeliani. Alcuni di sono rimasti in detenzione senza accusa né processo in prigioni, centri di detenzione o case sicure dellAP. Ci sono state testimonianze di torture e maltrattamenti di detenuti da parte di varie forze di sicurezza palestinesi.
*Sei uomini sono stati tenuti in custodia dallAP in una prigione di Gerico, sotto il monitoraggio di osservatori britannici e statunitensi. Cinque di loro erano stati fermati in connessione con l'uccisione del ministro israeliano del Turismo, Rehavam Zeevi, avvenuta il 17 ottobre 2001, rivendicata dal Fplp. Ahmed Saadat, segretario generale del Fplp, è stato arrestato il 15 gennaio dai servizi segreti generali palestinesi. Il 3 giugno lAlta Corte di giustizia palestinese di Gaza ha ordinato il suo rilascio immediato dal momento che non era mai stato incriminato né portato davanti ad un giudice. Tuttavia, il giorno seguente, il gabinetto palestinese, mentre esprimeva rispetto per la decisione della corte, ha deciso che Ahmed Saadat non doveva essere rilasciato a causa delle minacce israeliane di assassinarlo. Gli altri quattro, Hamdi Qaran, Basel al-Asmar, Majdi al-Rimawi e Ahed Abu Ghalma, sono stati processati davanti ad uno speciale tribunale da campo, in procedimenti iniqui, e il 25 aprile sono stati condannati a pene detentive fino a 18 anni. Il sesto uomo, Fuad Shubaki, era detenuto perché sospettato di coinvolgimento in una spedizione di armi dallIran, ma non è mai stato processato. Il 10 dicembre lAlta Corte palestinese di Ramallah ne ha disposto il rilascio ma a fine anno era ancora detenuto.
Pena di morte
I tribunali della sicurezza di Stato palestinesi hanno condannato a morte almeno 13 persone al termine di processi iniqui e sommari. Tre di queste, che erano imputate di reati ordinari, sono state “giustiziate”. Unaltra persona è stata uccisa dalle forze di sicurezza, sembra mentre tentava di fuggire dal carcere. Nove delle persone condannate a morte erano accusate di tradimento e collaborazionismo con i servizi segreti israeliani. Le persone condannate a morte non hanno il diritto di ricorrere in appello e possono essere “giustiziati” quando la condanna viene ratificata dal Presidente dellAP. Nel corso dell'anno, il presidente Arafat non ha ratificato alcuna sentenza di morte nei confronti di presunti collaborazionisti.
*Khaidar Ghanem, un ex operatore trentanovenne dellassociazione per i diritti umani israeliana BTselem, è stato condannato a morte il 28 ottobre dal Tribunale della sicurezza di Stato a Gaza. Era stato accusato di collaborazionismo con i servizi segreti israeliani. Il suo processo sarebbe durato due ore e mezzo ed egli era rappresentato da un avvocato d’ufficio. Secondo le testimonianze, Khaidar Ghanem è stato condannato soprattutto per le sue ammissioni. Durante il processo egli avrebbe detto che non era a conoscenza del fatto che le informazioni che aveva dato agli agenti dei servizi segreti israeliani sarebbero state usate per uccidere delle persone.
*Faisal Ahmed Suleiman Abu Teilakh, di 26 anni e Said al-Barrawi Mohammed al-Najjar, di 29, sono stati fucilati da un plotone di esecuzione a Gaza il 6 giugno, soltanto 24 ore dopo la condanna a morte comminata dal Tribunale della sicurezza di Stato per aver stuprato ed ucciso una bambina di sette anni. Il processo non ha rispettato gli standard internazionali minimi per un equo processo. Il processo, infatti, è durato soltanto tre ore e al tribunale non è stato detto che uno degli imputati era mentalmente ritardato. Il caso era stato istruito presso il Tribunale della sicurezza di Stato sebbene i reati commessi avrebbero dovuto essere giudicati da un tribunale penale ordinario.
Uccisioni illegali
Decine di palestinesi sospettati di collaborazionismo con i servizi segreti israeliani sono stati uccisi illegalmente. La maggior parte di queste uccisioni sembrano essere state compiute da gruppi o individui armati. Alcune sono apparse come esecuzioni extragiudiziali compiute da membri delle forze di sicurezza palestinesi. LAP non ha mai condotto alcuna indagine sulle uccisioni e nessuno dei responsabili è stato assicurato alla giustizia.
*Il 14 marzo, Muhammad Dayfallah al-Khatib, sospettato di collaborazionismo, è stato ucciso da uomini armati palestinesi apparentemente non collegati alle forze di sicurezza palestinesi. Muhammad Dayfallah al-Khatib era stato condannato a morte dalla Corte Suprema della sicurezza di Stato a Betlemme il 13 gennaio 2001 per tradimento e collaborazionismo con Israele, al termine di un processo iniquo durato soltanto cinque ore. Secondo le testimonianze, egli ed altri prigionieri erano stati trasferiti in case sicure da una prigione di Betlemme che è stata in seguito bombardata da raid aerei israeliani.
*Mundher al-Hafnawi e Hussein Abu al-Uyun sono stati uccisi a Nablus il 15 marzo da palestinesi armati apparentemente non collegati con le forze di sicurezza palestinesi. I due erano fuggiti dalla prigione di Nablus il 9 marzo, dopo che i cancelli del complesso carcerario erano stati danneggiati dal fuoco di elicotteri israeliani. Entrambi erano stati condannati a morte nel 2001 al termine di processi iniqui per collaborazionismo con Israele.
*Il 14 luglio Abd al-Hay Diab Sababa, di 42 anni, è stato ucciso da uomini armati durante il processo a suo carico davanti al Tribunale della sicurezza di Stato palestinese a Khan Yunis. Era stato accusato di collaborazionismo con le forze di sicurezza israeliane e di avere fornito informazioni che avevano favorito lassassinio da parte delle Idf di quattro attivisti di Hamas. Più di 50 persone, compresi poliziotti e parenti delle vittime, stavano assistendo al processo. Durante una pausa, limputato era stato scortato in cella. Mentre la gente lasciava il tribunale si è sentita una forte esplosione, provocata da bombardamenti da parte di elicotteri israeliani. Durante la confusione, diversi uomini armati hanno sparato ad Abd al-Hay Diab Sababa nella sua cella, uccidendolo. Nessun provvedimento è stato preso contro i responsabili.
Nazioni Unite
A ottobre il Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dellinfanzia ha raccomandato agli attori non statali di stabilire ed applicare rigide regole di reclutamento del personale militare e di altro tipo al fine di rispettare pienamente i diritti dei bambini secondo i principi sanciti dalla Convenzione delle Nazioni Unite sullinfanzia e secondo quanto stabilito dal diritto umanitario internazionale. Ha inoltre raccomandato di impedire limpiego o il bersaglio di bambini nel corso di conflitti armati e di conformarsi pienamente allart.38 della Convenzione e il più possibile al Protocollo opzionale sul coinvolgimento di bambini nei conflitti armati.
Rapporti e missioni di AI
Israel/Occupied Territories/Palestinian Authority: Without distinction attacks on civilians by Palestinian armed groups (AI Index: MDE 02/003/2002)
Israel/Occupied Territories/Palestinian Authority: Killing the future children in the line of fire (AI Index: MDE 02/005/2002)
Delegati di AI hanno visitato aree sotto la giurisdizione dellAutorità Palestinese nei mesi di gennaio, marzo, aprile, maggio, giugno, luglio, agosto e ottobre. La Segretaria Generale di AI ha visitato l'area tra aprile e maggio.
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Messaggio del 23-04-2004 alle ore 16:26:35
Rapporto Annuale 2002
Palestinian Authority (area under the jurisdiction of)
•*Capo di stato: Presidente Yasser ‘Arafat
•*Lingua ufficiale: arabo
•*Pena di morte: mantenitore
Durante il 2001 sono state arrestate per motivi politici centinaia di persone, fra cui prigionieri di coscienza. Fra questi ci sono sospetti ‘collaborazionisti’ con le autorità israeliane e sospetti membri di gruppi di opposizione armata. Le segnalazioni di tortura e maltrattamenti sono state numerose. Tre persone sono morte in detenzione. Dodici persone sono state condannate a morte, due di loro sono state ‘giustiziate’.
Contesto
L’Intifada al-Aqsa, cominciata il 29 settembre del 2000, è proseguita per tutto il 2001. Più di 460 palestinesi sono stati uccisi dalle forze di sicurezza israeliane, la maggior parte di loro illegalmente, quando non era in pericolo alcuna vita. 187 israeliani, di cui 154 civili, sono stati uccisi da gruppi armati palestinesi o singole persone armate. Migliaia di altre persone sono state ferite, riportando danni permanenti (vedi anche Israele e Territori occupati).
I membri di gruppi armati palestinesi hanno attaccato personale militare e civili israeliani, compresi bambini. Gruppi armati e singoli individui hanno ucciso arbitrariamente 65 civili israeliani nei Territori occupati e 89 civili israeliani all’interno di Israele.
I principali gruppi di opposizione armati coinvolti negli attacchi a Israele sono stati Fatah, Hamas e la Jihad islamica. Anche il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) e il Fronte democratico per la liberazione della Palestina (Fdlp) hanno compiuto attentati contro civili. Altri civili sono stati uccisi da nuovi gruppi la cui organizzazione politica è rimasta vaga, o da individui palestinesi non collegati a gruppi armati. Non è chiaro quanto controllo l’Autorità palestinese abbia su questi gruppi.
Arresti e detenzioni arbitrarie
Sono stati arrestati centinaia di sospetti ‘collaborazionisti’ con Israele. La maggior parte di loro è stata detenuta in incommunicado per lunghi periodi e sarebbe stata anche torturata. Decine di presunti membri di Hamas, Jihad islamica e Fatah sono stati arrestati. Dopo l’assassinio del ministro del Turismo Rehavam Ze’evi da parte di membri del Fplp il 17 ottobre, più di 60 sospetti appartenenti al Fplp sono stati arrestati. Alcuni degli arrestati potrebbero essere prigionieri di coscienza.
*Il 18 ottobre sono stati arrestati il procuratore Yunis al-Jarru, ex vice responsabile dell’Ordine degli avvocati di Gaza e il Rabah Muhanna, direttore per Gaza del sindacato Comitati degli operatori sanitari. Entrambi erano membri del Fplp. Il 27 ottobre l’Alta corte di giustizia palestinese ha affermato che essi erano detenuti sotto la giurisdizione delle Corti di sicurezza statali, con l’accusa di «danneggiare gli interessi dello stato». Il 7 novembre, l’Alta Corte di giustizia palestinese ha respinto questa imputazione e ha ordinato il loro immediato rilascio. Sono stati rilasciati il 15 novembre.
*Yusra Fayek, di 29 anni, madre di sei bambini, è stata arrestata il I giugno del 2001 dalla mukhabarat (servizi segreti) a Khan Younis. Era incinta di due mesi quando è stata arrestata e avrebbe avvertito della sua gravidanza a chi la interrogava. È stata picchiata, è svenuta e si è svegliata all’ospedale dove era stata portata per aver abortito. Sembra che la mukhabarat la volesse come testimone in un caso contro due presunti ‘collaboratori’ che erano anch’essi detenuti. Yusra Fayek era ancora in carcere alla fine del 2001.
*Ad aprile Jawid al-Ghussein, un imprenditore settantenne, è stato prelevato con la forza dagli Emirati Arabi Uniti e portato a Gaza, dove è stato detenuto in incommunicado in una foresteria presidenziale per molte settimane. Apparentemente era ricercato per essersi appropriato di 6,5 milioni di dollari nel 1991. Sebbene non sia mai stato accusato o processato AI ritiene che potrebbe essere stato arrestato per le sue precedenti critiche al leader dell’Autorità palestinese. A ottobre la sua salute è peggiorata ed è stato messo agli arresti domiciliari con la sua famiglia a Gaza. A novembre è stato trasferito all’ospedale del Cairo dove era ancora alla fine dell’anno, osservato a vista da una guardia palestinese armata, impossibilitato a viaggiare perché il suo passaporto era stato trattenuto dall’Autorità palestinese.
Tortura e maltrattamenti
Restano diffuse le segnalazioni di torture e maltrattamenti da parte di varie forze di sicurezza palestinesi. I metodi usati includono i pestaggi, la sospensione e la bruciatura di sigarette. Molte delle denunce di tortura riguardano le persone arrestate per sospetto di ‘collaborazione’ con le autorità israeliane.
*Mohammed Lahloh, di 25 anni, è stato arrestato il 3 settembre a Jenin e trattenuto in isolamento fino al 20 ottobre. Ha detto di essere stato torturato per tutta la sua detenzione. Sarebbe stato picchiato, bruciato con sigarette e gli sarebbero stati conficcati chiodi nelle ginocchia. Ha avuto la possibilità di vedere la famiglia, ma non è stato esaminato da un medico e gli è stato rifiutato l’accesso all’avvocato fino al 20 ottobre. È stato quindi rilasciato senza accuse il 7 novembre.
Decessi in detenzione
Tre uomini sono morti in detenzione in circostanze che indicano che la tortura o i maltrattamenti potrebbero aver causato o contribuito alla loro morte. Un palestinese condannato a morte è stato ucciso, sembra mentre tentava di scappare.
*Sulayman ‘Awad Muhammad Abu ‘Amra, 38nne di Deir al-Balah, padre di otto figli, è stato arrestato l’8 agosto a Gaza dalla istikhbarat (servizi segreti militari). È stato detenuto in incommunicado nel centro di detenzione dell’istikhbarat. La sua famiglia è stata informata il 15 agosto che era morto il giorno prima. Un’autopsia ha rivelato che il decesso era stato causato da «alcune ferite nelle zone più sensibili del corpo, come l’addome a lo scroto, causate da ripetuti colpi di un oggetto solido. Tutte le ferite erano recenti e avevano avuto luogo una settimana prima della morte». Il presidente ‘Arafat ha ordinato un’inchiesta ufficiale sulla sua morte. I risultati dell’indagine non erano ancora noti alla fine dell’anno e non vi era stato alcun arresto a riguardo.
Uccisioni illegali
Tre manifestanti, compreso un ragazzo di 14 anni, sono stati uccisi a Gaza l’8 ottobre dalla polizia palestinese, quando centinaia di manifestanti disarmati erano scesi in strada per dimostrare contro il bombardamento dell’Afghanistan da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati.
Esecuzioni extragiudiziali
Più di 20 palestinesi sospettati di ‘collaborare’ con le autorità israeliane sono stati feriti o uccisi in circostanze che suggeriscono siano stati ‘giustiziati’ in via extragiudiziale.
Alcune esecuzioni extragiudiziali sembra siano state eseguite da membri dei servizi di sicurezza palestinesi, altri da membri dei gruppi armati o da singoli individui.
L’Autorità palestinese è costantemente venuta meno al dovere di indagare in questi omicidi. Anche quando testimoni oculari hanno visto il presunto assassino, non si ritiene vi siano state indagini e nessuno è stato deferito alla giustizia.
*Il 27 gennaio Samir al-Bakri, un commerciante di 46 anni, è morto a causa di nove colpi di arma da fuoco sparati da persone non identificate che avevano bussato alla sua porta a Nablus alle 5 del mattino. È morto prima di raggiungere l’ospedale. Sembra fosse stato sospettato di ‘collaborare’ con Israele già in passato. Non si è a conoscenza di indagini svolte sulla sua morte.
Pena di morte
Dodici persone sono state condannate a morte dopo processi iniqui e sommari presso le Alte Corti per la sicurezza dello stato e tribunali militari. La maggior parte dei condannati a morte erano accusati di tradimento o ‘collaborazione’ con le autorità israeliane.
Due palestinesi sono stati ‘giustiziati’ a gennaio; uno tramite plotone di esecuzione, il giorno dopo il suo processo. I condannati a morte dalle corti di sicurezza di stato non hanno la possibilità di appellarsi contro la sentenza. Alla fine dell’anno le condanne non erano state ratificate dal presidente ‘Arafat.
*‘Alan Bani ‘Odeh è stato ‘giustiziato’ da un plotone di esecuzione a Nablus il 13 gennaio. Era stato condannato a morte dall’Alta Corte di sicurezza dello stato nel dicembre 2000 dopo un processo iniquo che era durato meno di tre ore. È stato accusato di ‘collaborazionismo’ con le autorità israeliane nell’omicidio di suo cugino, Ibrahim Bani ‘Odeh, ucciso da un’autobomba il 23 novembre 2000. Ad ‘Alan Bani ‘Odeh non è stata data la possibilità di fare appello a una corte di più alto livello contro la sua condanna a morte.
Rapporti e missioni di Amnesty International
Israel/Occupied Territories: Broken Lives — a year of Intifada (MDE 15/083/2001)
I delegati di Amnesty International hanno visitato le zone sotto la giurisdizione palestinese nei mesi di gennaio, marzo, luglio e settembre; nel corso di queste visite hanno incontrato il presidente ‘Arafat e altri rappresentanti ufficiali.
Rapporto Annuale 2002
Palestinian Authority (area under the jurisdiction of)
•*Capo di stato: Presidente Yasser ‘Arafat
•*Lingua ufficiale: arabo
•*Pena di morte: mantenitore
Durante il 2001 sono state arrestate per motivi politici centinaia di persone, fra cui prigionieri di coscienza. Fra questi ci sono sospetti ‘collaborazionisti’ con le autorità israeliane e sospetti membri di gruppi di opposizione armata. Le segnalazioni di tortura e maltrattamenti sono state numerose. Tre persone sono morte in detenzione. Dodici persone sono state condannate a morte, due di loro sono state ‘giustiziate’.
Contesto
L’Intifada al-Aqsa, cominciata il 29 settembre del 2000, è proseguita per tutto il 2001. Più di 460 palestinesi sono stati uccisi dalle forze di sicurezza israeliane, la maggior parte di loro illegalmente, quando non era in pericolo alcuna vita. 187 israeliani, di cui 154 civili, sono stati uccisi da gruppi armati palestinesi o singole persone armate. Migliaia di altre persone sono state ferite, riportando danni permanenti (vedi anche Israele e Territori occupati).
I membri di gruppi armati palestinesi hanno attaccato personale militare e civili israeliani, compresi bambini. Gruppi armati e singoli individui hanno ucciso arbitrariamente 65 civili israeliani nei Territori occupati e 89 civili israeliani all’interno di Israele.
I principali gruppi di opposizione armati coinvolti negli attacchi a Israele sono stati Fatah, Hamas e la Jihad islamica. Anche il Fronte popolare per la liberazione della Palestina (Fplp) e il Fronte democratico per la liberazione della Palestina (Fdlp) hanno compiuto attentati contro civili. Altri civili sono stati uccisi da nuovi gruppi la cui organizzazione politica è rimasta vaga, o da individui palestinesi non collegati a gruppi armati. Non è chiaro quanto controllo l’Autorità palestinese abbia su questi gruppi.
Arresti e detenzioni arbitrarie
Sono stati arrestati centinaia di sospetti ‘collaborazionisti’ con Israele. La maggior parte di loro è stata detenuta in incommunicado per lunghi periodi e sarebbe stata anche torturata. Decine di presunti membri di Hamas, Jihad islamica e Fatah sono stati arrestati. Dopo l’assassinio del ministro del Turismo Rehavam Ze’evi da parte di membri del Fplp il 17 ottobre, più di 60 sospetti appartenenti al Fplp sono stati arrestati. Alcuni degli arrestati potrebbero essere prigionieri di coscienza.
*Il 18 ottobre sono stati arrestati il procuratore Yunis al-Jarru, ex vice responsabile dell’Ordine degli avvocati di Gaza e il Rabah Muhanna, direttore per Gaza del sindacato Comitati degli operatori sanitari. Entrambi erano membri del Fplp. Il 27 ottobre l’Alta corte di giustizia palestinese ha affermato che essi erano detenuti sotto la giurisdizione delle Corti di sicurezza statali, con l’accusa di «danneggiare gli interessi dello stato». Il 7 novembre, l’Alta Corte di giustizia palestinese ha respinto questa imputazione e ha ordinato il loro immediato rilascio. Sono stati rilasciati il 15 novembre.
*Yusra Fayek, di 29 anni, madre di sei bambini, è stata arrestata il I giugno del 2001 dalla mukhabarat (servizi segreti) a Khan Younis. Era incinta di due mesi quando è stata arrestata e avrebbe avvertito della sua gravidanza a chi la interrogava. È stata picchiata, è svenuta e si è svegliata all’ospedale dove era stata portata per aver abortito. Sembra che la mukhabarat la volesse come testimone in un caso contro due presunti ‘collaboratori’ che erano anch’essi detenuti. Yusra Fayek era ancora in carcere alla fine del 2001.
*Ad aprile Jawid al-Ghussein, un imprenditore settantenne, è stato prelevato con la forza dagli Emirati Arabi Uniti e portato a Gaza, dove è stato detenuto in incommunicado in una foresteria presidenziale per molte settimane. Apparentemente era ricercato per essersi appropriato di 6,5 milioni di dollari nel 1991. Sebbene non sia mai stato accusato o processato AI ritiene che potrebbe essere stato arrestato per le sue precedenti critiche al leader dell’Autorità palestinese. A ottobre la sua salute è peggiorata ed è stato messo agli arresti domiciliari con la sua famiglia a Gaza. A novembre è stato trasferito all’ospedale del Cairo dove era ancora alla fine dell’anno, osservato a vista da una guardia palestinese armata, impossibilitato a viaggiare perché il suo passaporto era stato trattenuto dall’Autorità palestinese.
Tortura e maltrattamenti
Restano diffuse le segnalazioni di torture e maltrattamenti da parte di varie forze di sicurezza palestinesi. I metodi usati includono i pestaggi, la sospensione e la bruciatura di sigarette. Molte delle denunce di tortura riguardano le persone arrestate per sospetto di ‘collaborazione’ con le autorità israeliane.
*Mohammed Lahloh, di 25 anni, è stato arrestato il 3 settembre a Jenin e trattenuto in isolamento fino al 20 ottobre. Ha detto di essere stato torturato per tutta la sua detenzione. Sarebbe stato picchiato, bruciato con sigarette e gli sarebbero stati conficcati chiodi nelle ginocchia. Ha avuto la possibilità di vedere la famiglia, ma non è stato esaminato da un medico e gli è stato rifiutato l’accesso all’avvocato fino al 20 ottobre. È stato quindi rilasciato senza accuse il 7 novembre.
Decessi in detenzione
Tre uomini sono morti in detenzione in circostanze che indicano che la tortura o i maltrattamenti potrebbero aver causato o contribuito alla loro morte. Un palestinese condannato a morte è stato ucciso, sembra mentre tentava di scappare.
*Sulayman ‘Awad Muhammad Abu ‘Amra, 38nne di Deir al-Balah, padre di otto figli, è stato arrestato l’8 agosto a Gaza dalla istikhbarat (servizi segreti militari). È stato detenuto in incommunicado nel centro di detenzione dell’istikhbarat. La sua famiglia è stata informata il 15 agosto che era morto il giorno prima. Un’autopsia ha rivelato che il decesso era stato causato da «alcune ferite nelle zone più sensibili del corpo, come l’addome a lo scroto, causate da ripetuti colpi di un oggetto solido. Tutte le ferite erano recenti e avevano avuto luogo una settimana prima della morte». Il presidente ‘Arafat ha ordinato un’inchiesta ufficiale sulla sua morte. I risultati dell’indagine non erano ancora noti alla fine dell’anno e non vi era stato alcun arresto a riguardo.
Uccisioni illegali
Tre manifestanti, compreso un ragazzo di 14 anni, sono stati uccisi a Gaza l’8 ottobre dalla polizia palestinese, quando centinaia di manifestanti disarmati erano scesi in strada per dimostrare contro il bombardamento dell’Afghanistan da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati.
Esecuzioni extragiudiziali
Più di 20 palestinesi sospettati di ‘collaborare’ con le autorità israeliane sono stati feriti o uccisi in circostanze che suggeriscono siano stati ‘giustiziati’ in via extragiudiziale.
Alcune esecuzioni extragiudiziali sembra siano state eseguite da membri dei servizi di sicurezza palestinesi, altri da membri dei gruppi armati o da singoli individui.
L’Autorità palestinese è costantemente venuta meno al dovere di indagare in questi omicidi. Anche quando testimoni oculari hanno visto il presunto assassino, non si ritiene vi siano state indagini e nessuno è stato deferito alla giustizia.
*Il 27 gennaio Samir al-Bakri, un commerciante di 46 anni, è morto a causa di nove colpi di arma da fuoco sparati da persone non identificate che avevano bussato alla sua porta a Nablus alle 5 del mattino. È morto prima di raggiungere l’ospedale. Sembra fosse stato sospettato di ‘collaborare’ con Israele già in passato. Non si è a conoscenza di indagini svolte sulla sua morte.
Pena di morte
Dodici persone sono state condannate a morte dopo processi iniqui e sommari presso le Alte Corti per la sicurezza dello stato e tribunali militari. La maggior parte dei condannati a morte erano accusati di tradimento o ‘collaborazione’ con le autorità israeliane.
Due palestinesi sono stati ‘giustiziati’ a gennaio; uno tramite plotone di esecuzione, il giorno dopo il suo processo. I condannati a morte dalle corti di sicurezza di stato non hanno la possibilità di appellarsi contro la sentenza. Alla fine dell’anno le condanne non erano state ratificate dal presidente ‘Arafat.
*‘Alan Bani ‘Odeh è stato ‘giustiziato’ da un plotone di esecuzione a Nablus il 13 gennaio. Era stato condannato a morte dall’Alta Corte di sicurezza dello stato nel dicembre 2000 dopo un processo iniquo che era durato meno di tre ore. È stato accusato di ‘collaborazionismo’ con le autorità israeliane nell’omicidio di suo cugino, Ibrahim Bani ‘Odeh, ucciso da un’autobomba il 23 novembre 2000. Ad ‘Alan Bani ‘Odeh non è stata data la possibilità di fare appello a una corte di più alto livello contro la sua condanna a morte.
Rapporti e missioni di Amnesty International
Israel/Occupied Territories: Broken Lives — a year of Intifada (MDE 15/083/2001)
I delegati di Amnesty International hanno visitato le zone sotto la giurisdizione palestinese nei mesi di gennaio, marzo, luglio e settembre; nel corso di queste visite hanno incontrato il presidente ‘Arafat e altri rappresentanti ufficiali.
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 16:10:01
Ok. Conosco Massimo Cipolla che è il responsabile di Amnesty medio-oriente. Controllerò. I palestinesi hanno anche recentemente giustiziato collaborazionisti palestinesi che si erano venduti ai soldati israeliani e li hanno anche appesi in piazza (a Ramallah), è una cosa che non condivido, ma comprendo la rabbia. Comunque sia la torura la aborro da qualunque parte provenga.
Ok. Conosco Massimo Cipolla che è il responsabile di Amnesty medio-oriente. Controllerò. I palestinesi hanno anche recentemente giustiziato collaborazionisti palestinesi che si erano venduti ai soldati israeliani e li hanno anche appesi in piazza (a Ramallah), è una cosa che non condivido, ma comprendo la rabbia. Comunque sia la torura la aborro da qualunque parte provenga.
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 16:04:26
Devo ripetere? Amnesty international Annuario 2002.
Devo ripetere? Amnesty international Annuario 2002.
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 15:59:47
No. Secondo me non sono cose diverse. La tortura è abberrante in qualsiasi contesto venga fatta e verso chiunque venga fatta. La tua fonte sulle torture nelle carceri palestinesi? Puoi citarmela? DEAN
No. Secondo me non sono cose diverse. La tortura è abberrante in qualsiasi contesto venga fatta e verso chiunque venga fatta. La tua fonte sulle torture nelle carceri palestinesi? Puoi citarmela? DEAN
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 15:54:19
certo che lo so quando hanno rioccupato hanno distrutto carceri e stazione di polizia.
Credo l'annuario di Amnesty sia ben fornito, parlo di quello 2002, altrimenti Nessuno tocchi CAino.
Quello che volevo dire, anche se poi quando ti leggo, cara Peter PAn, mi scatta la vis polemica, che un conto sono le torture extragiudiziarie, condotte dai servizi segreti, immagino che il carcere di cui parliate sia gestito o dai servizi segreti militari o dallo Shin Bet il servizio informazioni per i territori occupati, un'altra è come nel caso dell'assurda proposta leghista una tortura legalizzata.
Certo per chi le subisce è la medesima cosa, ma converrai anche tu che sono 2 cose estremamente diverse
certo che lo so quando hanno rioccupato hanno distrutto carceri e stazione di polizia.
Credo l'annuario di Amnesty sia ben fornito, parlo di quello 2002, altrimenti Nessuno tocchi CAino.
Quello che volevo dire, anche se poi quando ti leggo, cara Peter PAn, mi scatta la vis polemica, che un conto sono le torture extragiudiziarie, condotte dai servizi segreti, immagino che il carcere di cui parliate sia gestito o dai servizi segreti militari o dallo Shin Bet il servizio informazioni per i territori occupati, un'altra è come nel caso dell'assurda proposta leghista una tortura legalizzata.
Certo per chi le subisce è la medesima cosa, ma converrai anche tu che sono 2 cose estremamente diverse
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 15:46:00
DEAN CORSO Ehm... le carceri palestinesi non esistono più. Le hanno distrutte gli israeliani. Non sto scherzando. Sono state distrutte tutte in questi ultimi 3 anni. Non sono a conoscenza di torture all'interno delle carceri palestinesi in ogni caso. Se mi citi una fonte dove io posso verificare lo faccio volentieri.
DEAN CORSO Ehm... le carceri palestinesi non esistono più. Le hanno distrutte gli israeliani. Non sto scherzando. Sono state distrutte tutte in questi ultimi 3 anni. Non sono a conoscenza di torture all'interno delle carceri palestinesi in ogni caso. Se mi citi una fonte dove io posso verificare lo faccio volentieri.
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 15:45:43
si alle pellicce di talpa!!
si alle pellicce di talpa!!
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 15:39:44
ASSOLUTAMENTE NO ALLA TORTURA!
un'atto contro l'umanità
ASSOLUTAMENTE NO ALLA TORTURA!
un'atto contro l'umanità
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 15:29:28
Si Mat facendomi ascoltare 2 conferenze filate di quei 2 geni di Gigio Strada e Giulietto Chiesa
Peter PAn parliamo allora della famigerate carceri palestinesi?
Dove la tortura è la norma?
Si Mat facendomi ascoltare 2 conferenze filate di quei 2 geni di Gigio Strada e Giulietto Chiesa
Peter PAn parliamo allora della famigerate carceri palestinesi?
Dove la tortura è la norma?
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 14:50:31
«Noi non stiamo dalla parte dei torturatori e, pur condividendo il principio della legge - prosegue la parlamentare leghista - non possiamo esimerci dal sottolineare che non stiamo neppure dalla parte di chi vuole criminalizzare le forze dell'ordine rendendo di fatto impossibile l'esercizio delle loro funzioni. Ci sentivamo in cuor nostro di presentare quest'emendamento - spiega ancora l'on. Lussana - e ci fa piacere che anche altre forze della Cdl, Forza Italia e An, ci abbiano seguito, perché abbiamo sentito l'obbligo morale di proteggere da ingiuste accuse le nostre forze dell'ordine. Ci fanno invece orrore le strumentalizzazioni irrispettose e assolutamente gravi dell'opposizione - conclude Lussana - nei confronti di chi a costo della vita contrasta fenomeni di criminalità».
Un altro deputato della Lega, Luciano Dussin, ribadisce che la proposta di legge di cui si parla, firmata dai diessini Violante e Ruzzante, «non ha nulla a che vedere con la tortura, reato per altro già previsto, ma è nata per contrastare l'attività investigativa delle forze dell ordine».
Dussin respinge al mittente «le offese subite in aula, senza per altro che siano state oggetto di alcun richiamo da parte della presidenza» e sottolinea che la proposta di legge discussa ieri, «è stata dettata contro le azioni compiute dalle forze dell'ordine a Genova e a Napoli per contrastare le devastazioni dei no global che certo non sono amici della Lega Nord».
da www.padania.com
«Noi non stiamo dalla parte dei torturatori e, pur condividendo il principio della legge - prosegue la parlamentare leghista - non possiamo esimerci dal sottolineare che non stiamo neppure dalla parte di chi vuole criminalizzare le forze dell'ordine rendendo di fatto impossibile l'esercizio delle loro funzioni. Ci sentivamo in cuor nostro di presentare quest'emendamento - spiega ancora l'on. Lussana - e ci fa piacere che anche altre forze della Cdl, Forza Italia e An, ci abbiano seguito, perché abbiamo sentito l'obbligo morale di proteggere da ingiuste accuse le nostre forze dell'ordine. Ci fanno invece orrore le strumentalizzazioni irrispettose e assolutamente gravi dell'opposizione - conclude Lussana - nei confronti di chi a costo della vita contrasta fenomeni di criminalità».
Un altro deputato della Lega, Luciano Dussin, ribadisce che la proposta di legge di cui si parla, firmata dai diessini Violante e Ruzzante, «non ha nulla a che vedere con la tortura, reato per altro già previsto, ma è nata per contrastare l'attività investigativa delle forze dell ordine».
Dussin respinge al mittente «le offese subite in aula, senza per altro che siano state oggetto di alcun richiamo da parte della presidenza» e sottolinea che la proposta di legge discussa ieri, «è stata dettata contro le azioni compiute dalle forze dell'ordine a Genova e a Napoli per contrastare le devastazioni dei no global che certo non sono amici della Lega Nord».
da www.padania.com
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 13:43:42
JANIS
- detenzione di Khiam nel sud del Libano, finché questo non è stato chiuso nel maggio del 2000 -
Io ho conosciuto personalmente un palestinese che ha passato in quel carcere 10 anni e ne è uscito solo con la sua chiusura. Gli hanno amputato una gamba da sveglio,ha subito ogni genere di torture. Quando era ancora sdraiato sulla lettiga lo hanno lasciato lì per giorni senza portarlo in bagno (immaginatevi le conseguenze)e dandogli ogni tanto da mangiare un uovo sodo o del pane. Lo hanno torturato per 10 anni.
JANIS
- detenzione di Khiam nel sud del Libano, finché questo non è stato chiuso nel maggio del 2000 -
Io ho conosciuto personalmente un palestinese che ha passato in quel carcere 10 anni e ne è uscito solo con la sua chiusura. Gli hanno amputato una gamba da sveglio,ha subito ogni genere di torture. Quando era ancora sdraiato sulla lettiga lo hanno lasciato lì per giorni senza portarlo in bagno (immaginatevi le conseguenze)e dandogli ogni tanto da mangiare un uovo sodo o del pane. Lo hanno torturato per 10 anni.
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 13:38:13
LEGA E SEGA
DUE MOVIMENTI DEL CAXXO
LEGA E SEGA
DUE MOVIMENTI DEL CAXXO
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 13:21:54
Dal Manifesto di oggi
MATTEO BARTOCCI
ROMA
Torturare una volta sola non è reato. E' l'incredibile posizione su cui la Lega è riuscita a portare con un voto granitico tutta la maggioranza di centrodestra e, di fatto, ad affossare l'introduzione nel nostro codice penale di un reato che l'Italia, governo Berlusconi compreso, condanna a livello internazionale. E' stata una seduta di fuoco quella di ieri a Montecitorio, che doveva decidere se mettere al bando la tortura. Una norma che era approdata in aula con un testo compiutamente «bipartisan» che ricalcava alla lettera i trattati internazionali firmati e sottoscritti dal nostro paese in sede Onu. Ultimo dei quali un protocollo che amplia i poteri ispettivi delle Nazioni Unite firmato in pompa magna dal governo del Cavaliere alla fine del 2002. Nel clima forcaiolo degli ultimi mesi, la Lega è riuscita a far approvare (201 sì, 176 no e due astensioni) un emendamento con cui si stabilisce che le violenze e le minacce devono essere «reiterate» per essere qualificate come tortura. Una definizione del tutto aliena dal diritto internazionale. L'opposizione è insorta e ha abbandonato l'aula. Il presidente della commissione giustizia di Montecitorio, il forzista Gaetano Pecorella, dopo il voto non ha nascosto il suo imbarazzo: «Devo dare atto - ha spiegato in aula Pecorella - che la scelta della commissione andava esattamente nel senso opposto e cioè di un parere contrario all'emendamento della Lega». E quindi? «Poi c'è stata una decisione politica all'interno della maggioranza, che purtroppo è intervenuta tardivamente, ma di cui non abbiamo potuto non prendere atto perché una coalizione deve avere, o dovrebbe avere, caratteristiche di compattezza...». Compattezza che dovrebbe far riflettere gli ex democristiani e gli sparuti «liberal» azzurri, docilmente naufragati nelle pulsioni leghiste.
Dalle associazioni parole di fuoco: «Neanche queste norme di civiltà - commenta il presidente di Antigone Stefano Anastasia - sono state sottratte alle diatribe sulla giustizia che inquinano il dibattito nel nostro paese». Anche Amnesty International, ovunque in prima fila in questa battaglia, si chiede con amarezza: «Quante volte occorrerà `torturare' prima che si possa parlare di `tortura'?». «Iniziamo male», dice il presidente di Amnesty Italia Marco Bertotto. Mentre Sergio Marelli, presidente dell'Associazione delle Ong italiane non si trattiene: «Provo un senso di orrore e di vergogna. E' un bell'esempio dell'Italia che vuole esportare la democrazia - dice Marelli - «dopo aver tradito l'Onu con la missione in Iraq, il nostro paese tradisce quei valori che si basano sul rispetto della dignità umana, della libertà e del diritto internazionale». Claudio Ciardullo, segretario del sindacato di polizia Silp-Cgil non esita a smarcarsi dalla propaganda leghista: «Respingiamo con sdegno l'idea che un qualsiasi atto di tortura, commesso anche solo una volta, possa aiutare le forze di polizia nell'esercizio delle loro funzioni. Chi intende fare passi indietro sul terreno della civiltà giuridica abbia almeno il buon gusto di non nascondersi dietro la polizia». E l'Unione camere penali parla di «offensiva sconsiderata e illiberale contro i diritti umani e i principi costituzionali».
Sconcerto, perfino genuina rabbia, dai banchi dell'opposizione. La diessina Anna Finocchiaro esplode di fronte a un'aula muta: «Dovreste vergognarvi. Non tanto perché avete mancato di rispetto agli accordi politici presi non solo tra di voi, ma anche con l'opposizione. Questo lo fate sempre. Ma dovreste vergognarvi perché con il voto di oggi mancate di rispetto alle migliaia di persone che ogni giorno vengono torturate. Vergognatevi per quello che siete e per quello che fate». «State con i torturatori - urla il Verde Paolo Cento - oggi la maggioranza di centrodestra ha imposto a questa camera una delle pagine più vergognose della sua storia». Cento attacca senza risparmio: «Non potevamo aspettarci di meglio dai leghisti che esprimono il ministro Castelli, che era a Bolzaneto e ha coperto le torture del G8». Secondo Giuliano Pisapia di Rifondazione se il testo diventasse legge, «si creerebbe addirittura un inaccettabile arretramento rispetto alle norme attuali».
Parole che testimoniano che la misura è colma, che al giustizialismo leghista bisogna mettere un argine. Che non tutto è sacrificabile per la propaganda di un partito allo sbando.
Secoli di diritto inceneriti da un emendamento dell'onorevole Carolina Lussana. La camera approva.
Dal Manifesto di oggi
MATTEO BARTOCCI
ROMA
Torturare una volta sola non è reato. E' l'incredibile posizione su cui la Lega è riuscita a portare con un voto granitico tutta la maggioranza di centrodestra e, di fatto, ad affossare l'introduzione nel nostro codice penale di un reato che l'Italia, governo Berlusconi compreso, condanna a livello internazionale. E' stata una seduta di fuoco quella di ieri a Montecitorio, che doveva decidere se mettere al bando la tortura. Una norma che era approdata in aula con un testo compiutamente «bipartisan» che ricalcava alla lettera i trattati internazionali firmati e sottoscritti dal nostro paese in sede Onu. Ultimo dei quali un protocollo che amplia i poteri ispettivi delle Nazioni Unite firmato in pompa magna dal governo del Cavaliere alla fine del 2002. Nel clima forcaiolo degli ultimi mesi, la Lega è riuscita a far approvare (201 sì, 176 no e due astensioni) un emendamento con cui si stabilisce che le violenze e le minacce devono essere «reiterate» per essere qualificate come tortura. Una definizione del tutto aliena dal diritto internazionale. L'opposizione è insorta e ha abbandonato l'aula. Il presidente della commissione giustizia di Montecitorio, il forzista Gaetano Pecorella, dopo il voto non ha nascosto il suo imbarazzo: «Devo dare atto - ha spiegato in aula Pecorella - che la scelta della commissione andava esattamente nel senso opposto e cioè di un parere contrario all'emendamento della Lega». E quindi? «Poi c'è stata una decisione politica all'interno della maggioranza, che purtroppo è intervenuta tardivamente, ma di cui non abbiamo potuto non prendere atto perché una coalizione deve avere, o dovrebbe avere, caratteristiche di compattezza...». Compattezza che dovrebbe far riflettere gli ex democristiani e gli sparuti «liberal» azzurri, docilmente naufragati nelle pulsioni leghiste.
Dalle associazioni parole di fuoco: «Neanche queste norme di civiltà - commenta il presidente di Antigone Stefano Anastasia - sono state sottratte alle diatribe sulla giustizia che inquinano il dibattito nel nostro paese». Anche Amnesty International, ovunque in prima fila in questa battaglia, si chiede con amarezza: «Quante volte occorrerà `torturare' prima che si possa parlare di `tortura'?». «Iniziamo male», dice il presidente di Amnesty Italia Marco Bertotto. Mentre Sergio Marelli, presidente dell'Associazione delle Ong italiane non si trattiene: «Provo un senso di orrore e di vergogna. E' un bell'esempio dell'Italia che vuole esportare la democrazia - dice Marelli - «dopo aver tradito l'Onu con la missione in Iraq, il nostro paese tradisce quei valori che si basano sul rispetto della dignità umana, della libertà e del diritto internazionale». Claudio Ciardullo, segretario del sindacato di polizia Silp-Cgil non esita a smarcarsi dalla propaganda leghista: «Respingiamo con sdegno l'idea che un qualsiasi atto di tortura, commesso anche solo una volta, possa aiutare le forze di polizia nell'esercizio delle loro funzioni. Chi intende fare passi indietro sul terreno della civiltà giuridica abbia almeno il buon gusto di non nascondersi dietro la polizia». E l'Unione camere penali parla di «offensiva sconsiderata e illiberale contro i diritti umani e i principi costituzionali».
Sconcerto, perfino genuina rabbia, dai banchi dell'opposizione. La diessina Anna Finocchiaro esplode di fronte a un'aula muta: «Dovreste vergognarvi. Non tanto perché avete mancato di rispetto agli accordi politici presi non solo tra di voi, ma anche con l'opposizione. Questo lo fate sempre. Ma dovreste vergognarvi perché con il voto di oggi mancate di rispetto alle migliaia di persone che ogni giorno vengono torturate. Vergognatevi per quello che siete e per quello che fate». «State con i torturatori - urla il Verde Paolo Cento - oggi la maggioranza di centrodestra ha imposto a questa camera una delle pagine più vergognose della sua storia». Cento attacca senza risparmio: «Non potevamo aspettarci di meglio dai leghisti che esprimono il ministro Castelli, che era a Bolzaneto e ha coperto le torture del G8». Secondo Giuliano Pisapia di Rifondazione se il testo diventasse legge, «si creerebbe addirittura un inaccettabile arretramento rispetto alle norme attuali».
Parole che testimoniano che la misura è colma, che al giustizialismo leghista bisogna mettere un argine. Che non tutto è sacrificabile per la propaganda di un partito allo sbando.
Secoli di diritto inceneriti da un emendamento dell'onorevole Carolina Lussana. La camera approva.
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 13:21:08
torturiamo dean... ho già in mente come
torturiamo dean... ho già in mente come
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 12:59:37
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 12:47:30
Quote:
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Il risultato della votazione
dell'emendamento leghista
ROMA - "Guardate che se non votate il nostro emendamento, ci saranno ripercussioni pesanti nella maggioranza". Il messaggio lanciato tra i banchi della Camera dai deputati leghisti ha messo sul chi va là gli alleati. Anche il capogruppo del Carroccio, Alessandro Cè, ripeteva più o meno le stesse parole ai suoi colleghi della Casa delle libertà. E quel riferimento alle "ripercussioni pesanti" aveva un solo significato: la legge Gasparri. La travagliata riforma tv, infatti, la prossima settimana approderà in aula al Senato. E un ennesimo incidente farebbe di fatto saltare il provvedimento lasciando a Rete4 il destino di tv satellitare.
Le incertezze e l'imbarazzo del centrodestra, prima del voto sull'emendamento, erano provocate proprio da questa preoccupazione. Il capogruppo di Forza Italia Vito si è consultato telefonicamente con Silvio Berlusconi. Gli ha spiegato cosa stesse accadendo e subito dopo ha scelto la linea "morbida". Il messaggio di Palazzo Chigi, del resto, era inequivocabile: non trasformare la vicenda in un'altra battuta d'arresto per la maggioranza. Basti pensare che il presidente forzista della commissione giustizia, Gaetano Pecorella, ha preferito non partecipare al voto per non irritare l'alleato e nello stesso tempo non tradire l'accordo raggiunto in commissione con l'opposizione. L'episodio preoccupa il Cavaliere anche per un altro motivo. I ripetuti scivoloni della maggioranza lo hanno messo in allarme. Il timore è che si imponga una fase di "paralisi" e di "irachizzazione" del Parlamento fino alle elezioni europee. In modo particolare Berlusconi inizia a seguire con ansia la parabola "anarchica" della Lega. Un'anarchia che rischia di diventare deflagrante se a giugno, quando si voterà per il prosieguo della missione in Iraq, dovesse avere la meglio la linea "pacifista" già avanzata dal numero due lumbard, Roberto Calderoli.
Nonostante i toni soft adottati ieri per superare l'impasse sul voto per il reato di tortura, alla fine il caso è comunque scoppiato. Al disagio di An e all'irritazione di Forza Italia si è associata la reazione furibonda dei centristi. Il segretario dell'Udc Follini ha parlato al telefono con il capogruppo centrista Volontè, facendogli un vero e proprio lisciabusso. Soprattutto Casini poi non ha digerito il voto imposto dai lumbard anche perché in prima persona si era esposto sull'argomento. Il 14 aprile aveva ricevuto a Montecitorio una delegazione italiana di Amnesty International che gli aveva consegnato 20 mila firme e gli aveva chiesto di "introdurre il reato di tortura nel codice penale". Il risultato si è visto poco dopo nella nota ufficiale di Volontè: "Il comportamento dei miei colleghi oggi in aula è stato dettato sicuramente ed esclusivamente dal momento di confusione venutosi a creare al momento della votazione dell'emendamento. Farò scudo con il mio corpo affinché o si tolga l'emendamento della Lega o la legge non trovi il voto favorevole dell'intero Parlamento". Una mina che rischia di non essere disinnescata con la mediazione proposta già ieri da Pecorella per modificare in commissione l'emendamento del Carroccio.
copio-incollo da "anima mundi"...
Quote:
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Il risultato della votazione
dell'emendamento leghista
ROMA - "Guardate che se non votate il nostro emendamento, ci saranno ripercussioni pesanti nella maggioranza". Il messaggio lanciato tra i banchi della Camera dai deputati leghisti ha messo sul chi va là gli alleati. Anche il capogruppo del Carroccio, Alessandro Cè, ripeteva più o meno le stesse parole ai suoi colleghi della Casa delle libertà. E quel riferimento alle "ripercussioni pesanti" aveva un solo significato: la legge Gasparri. La travagliata riforma tv, infatti, la prossima settimana approderà in aula al Senato. E un ennesimo incidente farebbe di fatto saltare il provvedimento lasciando a Rete4 il destino di tv satellitare.
Le incertezze e l'imbarazzo del centrodestra, prima del voto sull'emendamento, erano provocate proprio da questa preoccupazione. Il capogruppo di Forza Italia Vito si è consultato telefonicamente con Silvio Berlusconi. Gli ha spiegato cosa stesse accadendo e subito dopo ha scelto la linea "morbida". Il messaggio di Palazzo Chigi, del resto, era inequivocabile: non trasformare la vicenda in un'altra battuta d'arresto per la maggioranza. Basti pensare che il presidente forzista della commissione giustizia, Gaetano Pecorella, ha preferito non partecipare al voto per non irritare l'alleato e nello stesso tempo non tradire l'accordo raggiunto in commissione con l'opposizione. L'episodio preoccupa il Cavaliere anche per un altro motivo. I ripetuti scivoloni della maggioranza lo hanno messo in allarme. Il timore è che si imponga una fase di "paralisi" e di "irachizzazione" del Parlamento fino alle elezioni europee. In modo particolare Berlusconi inizia a seguire con ansia la parabola "anarchica" della Lega. Un'anarchia che rischia di diventare deflagrante se a giugno, quando si voterà per il prosieguo della missione in Iraq, dovesse avere la meglio la linea "pacifista" già avanzata dal numero due lumbard, Roberto Calderoli.
Nonostante i toni soft adottati ieri per superare l'impasse sul voto per il reato di tortura, alla fine il caso è comunque scoppiato. Al disagio di An e all'irritazione di Forza Italia si è associata la reazione furibonda dei centristi. Il segretario dell'Udc Follini ha parlato al telefono con il capogruppo centrista Volontè, facendogli un vero e proprio lisciabusso. Soprattutto Casini poi non ha digerito il voto imposto dai lumbard anche perché in prima persona si era esposto sull'argomento. Il 14 aprile aveva ricevuto a Montecitorio una delegazione italiana di Amnesty International che gli aveva consegnato 20 mila firme e gli aveva chiesto di "introdurre il reato di tortura nel codice penale". Il risultato si è visto poco dopo nella nota ufficiale di Volontè: "Il comportamento dei miei colleghi oggi in aula è stato dettato sicuramente ed esclusivamente dal momento di confusione venutosi a creare al momento della votazione dell'emendamento. Farò scudo con il mio corpo affinché o si tolga l'emendamento della Lega o la legge non trovi il voto favorevole dell'intero Parlamento". Una mina che rischia di non essere disinnescata con la mediazione proposta già ieri da Pecorella per modificare in commissione l'emendamento del Carroccio.
copio-incollo da "anima mundi"...
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 12:25:47
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Editato il 12:26:27 23/04/2004 da atelkin33
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Editato il 12:26:27 23/04/2004 da atelkin33
Messaggio del 23-04-2004 alle ore 11:31:08
La legge è un'idiozia e non passa, pure Casini ha detto che si impegnerà a modificarla o a non farla approvare.
Noto che Amnesty ha dei vuoti di memoria
La legge è un'idiozia e non passa, pure Casini ha detto che si impegnerà a modificarla o a non farla approvare.
Noto che Amnesty ha dei vuoti di memoria
Messaggio del 22-04-2004 alle ore 22:39:22
so già abbastanza grazie
so già abbastanza grazie
Messaggio del 22-04-2004 alle ore 22:38:20
janis....vuoi sapere qualcosa sul materiale utilizzato durante il g8 a genova....???
janis....vuoi sapere qualcosa sul materiale utilizzato durante il g8 a genova....???
Messaggio del 22-04-2004 alle ore 22:35:58
anche questo....:
Amnesty International ha presentato la settimana scorsa, in una conferenza stampa tenutasi a Washington, il rapporto "Fermare il commercio della tortura", che rivela come il commercio internazionale di scudi, bastoni, fucili e cinture, che provocano scariche elettriche ad alta tensione, si sia ampliato durante gli anni '90. Un immondo commercio che include i "tasers", che sparano sulle vittime fino a dieci metri di distanza dardi "ad amo" connessi a fili elettrici, e cinture elettriche, che vengono applicate ai detenuti e azionate per mezzo di telecomandi. E' noto che in alcuni casi queste cinture hanno scaricato per errore (?!?) sulle reni dei prigionieri scosse di 50mila volt, fino a otto secondi di durata. Questa tecnologia è stata introdotta negli Stati uniti e si è diffusa in Asia, Europa e Sudafrica.
"Negli anni '70 c'erano solo due aziende note per la commercializzazione di armi a scarica elettrica ad alta tensione, ora ce ne sono più di 150 in tutto il mondo", ha denunciato Amnesty international. "In assenza di controlli rigorosi e per impedire che queste attrezzature finiscano nelle mani di torturatori, i governi responsabili devono immediatamente proibire la loro esportazione". Ma vediamo più nel dettaglio i numeri di questa denuncia. Negli ultimi due anni oltre 150 società operanti in 22 paesi hanno prodotto o commercializzato armi a scarica elettrica. Oggi probabilmente le aziende taiwanesi, sudcoreane e cinesi producono più armi a scarica elettrica delle imprese americane. Fra i principali produttori ci sono però anche aziende tedesche, francesi, israeliane, polacche, russe, ceche, messicane, brasiliane e sudafricane. E i governi? Due esempi bastano per spiegarne la connivenza: quello tedesco non consente l'uso di queste armi alla propria polizia o nelle proprie carceri, ma permette alle società tedesche di commercializzarle e venderle all'estero; un'ipocrisia di cui non ha invece bisogno il governo sudafricano, che sta infatti promuovendo attivamente la vendita di cinture elettriche in Asia e le sta utilizzando in patria sui detenuti.
"Fermare il commercio della tortura" fa parte di una serie di rapporti che Amnesty international sta pubblicando nel corso della campagna "Non sopportiamo la tortura". Il rapporto mette poi in risalto il commercio, da parte di oltre 40 società, di dispositivi di sicurezza più convenzionali che possono essere utilizzati per commettere gravi abusi contro i diritti umani, come i sistemi di contenzione meccanica e gli spray chimici. Secondo Amnesty anche specifiche competenze in materia militare, di sicurezza e di polizia insegnate a livello internazionale sono state utilizzate per la tortura. Centinaia di diplomati della statunitense School of the Americas sono stati coinvolti in violazioni dei diritti umani in sud America. Questa scuola militare è solo una fra gli oltre 150 centri (negli Usa e all'estero) in cui vengono formati ufficiali non americani. Le informazioni pubbliche sulla loro formazione in tema di diritti umani sono minime. Il rapporto cita infine l'addestramento, mirato alla sicurezza, fornito dalla Francia e utilizzato in Togo a scopo di tortura e intimidazione della popolazione civile. A un alto ufficiale della gendarmeria locale, accusato dalla Commissione nazionale togolese per i diritti umani di aver ordinato la tortura di quattro persone nell'agosto del 1990, è stata conferita dal governo francese la decorazione dell'Ordine nazionale al merito. In un altro caso, agenti dei servizi di sicurezza israeliani hanno invece pagato e addestrato guardie e investigatori che interrogavano i prigionieri nel famigerato centro di detenzione di Khiam nel sud del Libano, finché questo non è stato chiuso nel maggio del 2000: gli agenti israeliani estorcevano informazioni sotto tortura.
"A meno che l'addestramento relativo alla sicurezza non sia strettamente controllato e monitorato da entità indipendenti, c'è sempre il pericolo che venga utilizzato per facilitare violazioni dei diritti umani", continua la denuncia di Amnesty. "C'è la pressante necessità di cambiamenti concreti nel modo in cui i governi autorizzano e tengono sotto controllo la produzione, il trasferimento e l'uso di attrezzature e 'know-how' relativi alla sicurezza." In particolare, il rapporto sollecita i governi a:
1) proibire l'utilizzazione di attrezzature di polizia e di sicurezza il cui uso sia intrinsecamente crudele, inumano o degradante. Proibire la produzione, la promozione e la vendita di queste attrezzature, anche ad altri paesi. Tale proibizione dovrebbe comprendere ceppi, cinture elettriche e dispositivi evidentemente dolorosi come le manette serrapollici;
2) sospendere il trasferimento internazionale di armi a scarica elettrica e a gas al pepe, ceppi, manette serrapollici e sedie di contenzione in attesa dell'esito di un riesame rigoroso e indipendente degli effetti di questi dispositivi. Sospendere il trasferimento di tali attrezzature ad altri paesi fino alla fine di questo riesame;
3) garantire che l'addestramento del personale militare, di polizia e di sicurezza di un altro paese non includa il trasferimento di specializzazioni, conoscenze e tecniche che possano verosimilmente prestarsi alla tortura.
anche questo....:
Amnesty International ha presentato la settimana scorsa, in una conferenza stampa tenutasi a Washington, il rapporto "Fermare il commercio della tortura", che rivela come il commercio internazionale di scudi, bastoni, fucili e cinture, che provocano scariche elettriche ad alta tensione, si sia ampliato durante gli anni '90. Un immondo commercio che include i "tasers", che sparano sulle vittime fino a dieci metri di distanza dardi "ad amo" connessi a fili elettrici, e cinture elettriche, che vengono applicate ai detenuti e azionate per mezzo di telecomandi. E' noto che in alcuni casi queste cinture hanno scaricato per errore (?!?) sulle reni dei prigionieri scosse di 50mila volt, fino a otto secondi di durata. Questa tecnologia è stata introdotta negli Stati uniti e si è diffusa in Asia, Europa e Sudafrica.
"Negli anni '70 c'erano solo due aziende note per la commercializzazione di armi a scarica elettrica ad alta tensione, ora ce ne sono più di 150 in tutto il mondo", ha denunciato Amnesty international. "In assenza di controlli rigorosi e per impedire che queste attrezzature finiscano nelle mani di torturatori, i governi responsabili devono immediatamente proibire la loro esportazione". Ma vediamo più nel dettaglio i numeri di questa denuncia. Negli ultimi due anni oltre 150 società operanti in 22 paesi hanno prodotto o commercializzato armi a scarica elettrica. Oggi probabilmente le aziende taiwanesi, sudcoreane e cinesi producono più armi a scarica elettrica delle imprese americane. Fra i principali produttori ci sono però anche aziende tedesche, francesi, israeliane, polacche, russe, ceche, messicane, brasiliane e sudafricane. E i governi? Due esempi bastano per spiegarne la connivenza: quello tedesco non consente l'uso di queste armi alla propria polizia o nelle proprie carceri, ma permette alle società tedesche di commercializzarle e venderle all'estero; un'ipocrisia di cui non ha invece bisogno il governo sudafricano, che sta infatti promuovendo attivamente la vendita di cinture elettriche in Asia e le sta utilizzando in patria sui detenuti.
"Fermare il commercio della tortura" fa parte di una serie di rapporti che Amnesty international sta pubblicando nel corso della campagna "Non sopportiamo la tortura". Il rapporto mette poi in risalto il commercio, da parte di oltre 40 società, di dispositivi di sicurezza più convenzionali che possono essere utilizzati per commettere gravi abusi contro i diritti umani, come i sistemi di contenzione meccanica e gli spray chimici. Secondo Amnesty anche specifiche competenze in materia militare, di sicurezza e di polizia insegnate a livello internazionale sono state utilizzate per la tortura. Centinaia di diplomati della statunitense School of the Americas sono stati coinvolti in violazioni dei diritti umani in sud America. Questa scuola militare è solo una fra gli oltre 150 centri (negli Usa e all'estero) in cui vengono formati ufficiali non americani. Le informazioni pubbliche sulla loro formazione in tema di diritti umani sono minime. Il rapporto cita infine l'addestramento, mirato alla sicurezza, fornito dalla Francia e utilizzato in Togo a scopo di tortura e intimidazione della popolazione civile. A un alto ufficiale della gendarmeria locale, accusato dalla Commissione nazionale togolese per i diritti umani di aver ordinato la tortura di quattro persone nell'agosto del 1990, è stata conferita dal governo francese la decorazione dell'Ordine nazionale al merito. In un altro caso, agenti dei servizi di sicurezza israeliani hanno invece pagato e addestrato guardie e investigatori che interrogavano i prigionieri nel famigerato centro di detenzione di Khiam nel sud del Libano, finché questo non è stato chiuso nel maggio del 2000: gli agenti israeliani estorcevano informazioni sotto tortura.
"A meno che l'addestramento relativo alla sicurezza non sia strettamente controllato e monitorato da entità indipendenti, c'è sempre il pericolo che venga utilizzato per facilitare violazioni dei diritti umani", continua la denuncia di Amnesty. "C'è la pressante necessità di cambiamenti concreti nel modo in cui i governi autorizzano e tengono sotto controllo la produzione, il trasferimento e l'uso di attrezzature e 'know-how' relativi alla sicurezza." In particolare, il rapporto sollecita i governi a:
1) proibire l'utilizzazione di attrezzature di polizia e di sicurezza il cui uso sia intrinsecamente crudele, inumano o degradante. Proibire la produzione, la promozione e la vendita di queste attrezzature, anche ad altri paesi. Tale proibizione dovrebbe comprendere ceppi, cinture elettriche e dispositivi evidentemente dolorosi come le manette serrapollici;
2) sospendere il trasferimento internazionale di armi a scarica elettrica e a gas al pepe, ceppi, manette serrapollici e sedie di contenzione in attesa dell'esito di un riesame rigoroso e indipendente degli effetti di questi dispositivi. Sospendere il trasferimento di tali attrezzature ad altri paesi fino alla fine di questo riesame;
3) garantire che l'addestramento del personale militare, di polizia e di sicurezza di un altro paese non includa il trasferimento di specializzazioni, conoscenze e tecniche che possano verosimilmente prestarsi alla tortura.
Messaggio del 22-04-2004 alle ore 22:33:31
questa l'ho presa da internet:
Torturatori non si nasce. La tortura è un mercato. Dietro chi commette le atrocità ci sono i finanziatori, i campi d'addestramento, il commercio delle armi. In molti paesi i responsabili sono appoggiati da governi stranieri che forniscono loro i mezzi e le tecniche per usarli. Alcuni governi sono direttamente coinvolti nel commercio della tortura, altri preferiscono tenere gli occhi chiusi per non vedere. Pochi hanno mostrato l'intenzione di porre fine a questo mercato, i cui profitti sono realizzati attraverso le infinite sofferenze inflitte alle vittime della tortura. Alcuni degli strumenti di tortura sembrano di origine medievale (ceppi, manette, serrapollici e fruste), ma negli ultimi anni c'è stata un'enorme espansione dell'addestramento e dell'uso di moderni strumenti da parte di forze di polizia e di sicurezza, come ad esempio l'elettroshock. Un tremendo business che è finito nel mirino di Amnesty international, che la settimana scorsa ha presentato un nuovo rapporto-denuncia nell'ambito della campagna mondiale per l'abolizione della tortura lanciata nell'ottobre 2000. Sotto accusa più di 150 aziende di 22 paesi (Usa ed Europa compresi) che producono e commerciano i cosiddetti "equipaggiamenti anti-crimine".
questa l'ho presa da internet:
Torturatori non si nasce. La tortura è un mercato. Dietro chi commette le atrocità ci sono i finanziatori, i campi d'addestramento, il commercio delle armi. In molti paesi i responsabili sono appoggiati da governi stranieri che forniscono loro i mezzi e le tecniche per usarli. Alcuni governi sono direttamente coinvolti nel commercio della tortura, altri preferiscono tenere gli occhi chiusi per non vedere. Pochi hanno mostrato l'intenzione di porre fine a questo mercato, i cui profitti sono realizzati attraverso le infinite sofferenze inflitte alle vittime della tortura. Alcuni degli strumenti di tortura sembrano di origine medievale (ceppi, manette, serrapollici e fruste), ma negli ultimi anni c'è stata un'enorme espansione dell'addestramento e dell'uso di moderni strumenti da parte di forze di polizia e di sicurezza, come ad esempio l'elettroshock. Un tremendo business che è finito nel mirino di Amnesty international, che la settimana scorsa ha presentato un nuovo rapporto-denuncia nell'ambito della campagna mondiale per l'abolizione della tortura lanciata nell'ottobre 2000. Sotto accusa più di 150 aziende di 22 paesi (Usa ed Europa compresi) che producono e commerciano i cosiddetti "equipaggiamenti anti-crimine".
Messaggio del 22-04-2004 alle ore 22:32:32
sci, ma la votata tutta la CASA DELLE LIBERTA'....
sci, ma la votata tutta la CASA DELLE LIBERTA'....
Messaggio del 22-04-2004 alle ore 22:31:08
..giusto janis..
..giusto janis..
Messaggio del 22-04-2004 alle ore 22:28:25
che cosa? ma stiamo scherzando...è da sadici,che è sta roba?solo la lega poteva fare una legge del genere...
che cosa? ma stiamo scherzando...è da sadici,che è sta roba?solo la lega poteva fare una legge del genere...
Messaggio del 22-04-2004 alle ore 22:25:46
passa un emendamento della lega alla camera, sulla nuova legge sulla tortura....un pubblico ufficiale potra' in pratica provocare danni volontari ad una persona fermata purche' non lo faccia in maniera reiterata...
per non essere accusato del soprascritto reato...
che dire??
passa un emendamento della lega alla camera, sulla nuova legge sulla tortura....un pubblico ufficiale potra' in pratica provocare danni volontari ad una persona fermata purche' non lo faccia in maniera reiterata...
per non essere accusato del soprascritto reato...
che dire??
Nuova reply all'argomento:
tortura si, tortura no...
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