La Piazza

TAR respinge ricorso CENTRO OLI
Messaggio del 23-09-2008 alle ore 14:41:59
"il guadagno che si ricava col petrolio è uguale o maggiore a quello ottenuto dall'agricoltura in quella zona".

Io non ho parole...
Messaggio del 23-09-2008 alle ore 14:43:06
merde
Messaggio del 23-09-2008 alle ore 14:43:18

petrolio...

Messaggio del 23-09-2008 alle ore 14:44:11

Tu lo chiami solo un vecchio imbroglio
ma è uno sbaglio
è petrolio.
Troppo furbo per non essere sincero
ma è davvero
oro nero.
Io perchè non dovei dirti tutto
quello che sento nel cuore
io perchè non dovrei parlarti di tutto,
anche di un nuovo mio amore
sei o non sei, sei o non sei al di sopra
di ogni mia grande passione
confusione
confusione
mi dispiace se sei figlia della solita illusione e se fai
confusione
confusione
tu vorresti imbalsamare anche la più piccola emozione.

Se tu credi che il carbone bruci meglio
è un abbaglio...
è il petrolio...
Comunque se ami più del fuoco il fumo di un cero
non usare l'oro nero.
Ma perchè non dovrei liberare
qualunque sentimento
per chiunque sia
tanto sai io non ti sentiro certamente
per questo meno mia
Ma chi mai, disse disse che si deve amar
come se stessi il prossimo con moderazione

Confusione
Confusione
mi piace se sei figlia della solita illusione e se fai
Confusione
Confusione

Messaggio del 23-09-2008 alle ore 14:45:17
Non credo che i giudici amministrativi fossero tenuti a valutare ciò.

Questa è una domanda politica a cui avrebbero dovuto rispondere in maniera diversa i 3 ministri dell'epoca che autorizzarono il Centro Oli, ossia Antonio Di Pietro, Alfonso Pecoraro Scanio e Pierluigi Bersani.
Messaggio del 23-09-2008 alle ore 14:48:21
che cazzo di risposta e'? allora piantiamo alberi di uranio, rendono di piu' dell'uva
Messaggio del 23-09-2008 alle ore 14:49:07

siiii alberi di uranio
Messaggio del 23-09-2008 alle ore 14:55:31
tutto quello che è stato fatto ora (proteste, manifestazioni e quant'altro)forse doveva andar fatto prima dell'approvazione del progetto.
Messaggio del 23-09-2008 alle ore 14:57:18
No, bisognava tagliare la mano ai tre ministri mentre si apprestavano a firmare l'autorizzazione.
Messaggio del 23-09-2008 alle ore 14:58:08
Messaggio del 23-09-2008 alle ore 14:59:49
ciao a tutti!
riporto un articolo apparso oggi sul sito internet
www.primadanoi.it



Il Tar ferma gli ambientalisti: «ricorso sbagliato e inammissibile»


ORTONA. I ricorsi al Tar delle associazioni ambientaliste, dei comuni e delle cantine dell'ortonese che si erano opposti all'iter per la costruzione del centro oli sono stati rigettati. Il tribunale amministrativo dell'Aquila non è entrato nel merito ma tecnicamente ha dichiarato inammissibile i ricorsi presentati.

D’ALFONSO: «IL COMUNE FARA’ RICORSO» E SCRIVE UNA LETTERA ALLA COMMISSIONE UE


Il tutto accade proprio nel giorno in cui un altro ricorso è partito per la commissione europea, ricorso che prova a guardare "dall'alto" l'intera procedura da un'ottica sovrastatale.
Il ricorso al Tar era stato presentato all'inizio dell'anno da Wwf, le cantine, il comitato Natura Verde, il Comune di Francavilla, il Comune di Pescara, quello di San Giovanni Teatino e di Orsogna.
Con il ricorso si chiedeva l'annullamento di tutti gli atti inerenti la procedura partendo dalla variante al piano regolatore che ha di fatto dato il via libera alla costruzione del centro oli di Ortona.
Si chiede in definitiva l'abolizione di tutti gli atti a partire dalla delibera Cipe del 2002 fino alla decisione del consiglio comunale del 4 ottobre 2007, ultimo atto della procedura.
A resistere dinanzi al Tar si sono costituiti ovviamente l'Eni, la Regione e tutti gli enti firmatari degli atti amministrativi (Arta, Comune di Ortona, Comune di Miglianico e Provincia di Chieti -non costituitisi-, Ministero).
Ieri sono state depositate in segreteria le motivazioni della sentenza emanata il 9 luglio scorso.
«Il ricorso è palesemente inammissibile», scrivono i giudici del Tar dell'Aquila, «è evidente che la legittimazione ad agire dinanzi al giudice amministrativo in favore delle associazioni va limitata alla lesione di beni ambientali in senso stretto».
Secondo il tribunale l'associazione ambientalista Wwf non avrebbe la facoltà di chiedere l'annullamento di atti amministrativi ma solo quello di proteggere effettivamente l'ambiente da eventuali danni.


«IL WWF NON PUO' CHIEDERE ANNULLAMENTO DI TUTTI GLI ATTI»

«Non si può ritenere che il Wwf abbia anche la facoltà di impugnare atti che potrebbero in astratto arrecare danni alle coltivazioni agricole anche sé di pregio».
Se fosse vero questo -argomentano i giudici- allora il Wwf sarebbe abilitato e impugnare «qualsiasi opera di carattere pubblico o privato che potesse eventualmente arrecare danni all'ambiente considerato in tutti i suoi aspetti anche di carattere urbanistico».
Altro punto fondamentale che rilevano i giudici è che il sito dove sta per nascere il centro oli non appartiene ad alcuna zona protetta (i cosiddetti siti di importanza comunitaria) rilevando come anche la ricerca degli idrocarburi sia dalla legge parimenti tutelata («se non di più») rispetto alle colture agricole.
Dunque, il Wwf non sarebbe legittimato a ricorrere contro tutti gli atti ma solo eventualmente contro quello che ha dato inizio alla procedura che gli stessi giudici individuano nel primo atto: quella delibera Cipe del 2002.

«IMPUGNATIVA FUORI DAI TERMINI»

Così stando le cose tuttavia tale documento, rilevano i giudici, «non solo non è stato impugnato nei termini ma non è stato fatto per nulla oggetto di impugnativa, neanche al momento dell'adozione della variante», un provvedimento «con mera valenza urbanistica che ha importato solo la diversa destinazione della zona».
E secondo i giudici pur annullando quella delibera di consiglio gli effetti non verrebbero meno.
La procedura amministrativa -secondo il Tar- si sarebbe svolta regolarmente e addirittura vi sarebbero stati atti superflui come la stessa variante urbanistica, adottato dal Comune, superflua perché il Ministero aveva deciso la localizzazione in quella zona ed il Comune non poteva opporsi.
«E' palese la inammissibilità del ricorso per mancata impugnativa degli atti lesivi relativi alla localizzazione dell'impianto (la delibera Cipe del 2002, ndr) e la carenza di legittimazione relativamente le censure di mero carattere urbanistico (la variante al Prg ndr), insuscettibili di creare una utilità sostanziale alle pretese della ricorrente».

TAR: «LEGGE REGIONALE INEFFICACE CONTRO IL CENTRO OLI»

Il Tar nelle sue motivazioni ha dovuto anche esaminare la legge regionale numero 2 del 21 marzo 2008 per stabilire se questa potesse in qualche modo impedire lo stesso ricorso.
Parliamo della legge che in qualche modo avrebbe sospeso l'iter di costruzione del centro oli e votata dal consiglio regionale tra le polemiche e le proteste.
Anche su questa legge il giudizio del Tar appare impietoso.
All'articolo 10 della stessa legge verrebbe prescritta la sospensione del rilascio di tutti i permessi a costruire nei territori previsti –tra cui anche quello di Ortona- nuove industrie insalubri.
Secondo i giudici, tuttavia, questa norma non influirebbe minimamente sulla procedura di costruzione del centro oli poiché potrebbe applicarsi solo ai nuovi insediamenti e non a quelli -come il centro
oli- la cui procedura era già conclusa.
Un sospetto che si era già palesato poco dopo l'approvazione di quel pastrocchio.
«La sentenza non fa altro che dichiarare come la procedura che abbiamo seguito sia regolare», ha commentato Remo Di Martino, presidente del consiglio di Ortona, «vengono fatti salvi tutti i pareri di tutti gli enti nel tempo rilasciati e si stabilisce che indietro non si torna.
Nel frattempo, però, si è criminalizzata una intera città e le persone, scatenando una guerra che nessuno si meritava. Il Tar, inoltre, dice chiaramente come il consiglio comunale aveva ragione quando diceva che l'iter era regolare e che non si potevano cancellare gli atti formatisi nelle conferenze di servizio».


D’ALFONSO: «IL COMUNE FARA’ RICORSO»

«Il Comune di Pescara farà appello al Consiglio di Stato contro la sentenza depositata ieri dal Tribunale Amministrativo dell’Aquila che ha respinto il ricorso dei Comuni, delle associazioni ambientaliste e delle cantine contro la realizzazione del Centro Olii di Ortona».
A comunicarlo è stato lo stesso sindaco Luciano D’Alfonso che ha spiegato: «nello specifico l’amministrazione chiederà l’impugnazione del pronunciamento, nella parte in cui dichiara inammissibile l’intervento del Comune di Pescara per carenza di interesse.
E’ un passo necessario per un problema che ci impegna profondamente, considerati i rischi connessi alla realizzazione del centro, rischi che non sarebbero peraltro limitati al solo territorio di Ortona e vista la grande preoccupazione suscitata nella comunità che vive e lavora lungo tutta la costa.
Un passo al quale si aggiungerà presto un esposto alla Comunità Europea a cui stanno già lavorando illustri esperti di diritto ambientale internazionale».



Messaggio del 23-09-2008 alle ore 15:04:03
Wwf non avrebbe la facoltà di chiedere l'annullamento di atti amministrativi ma solo quello di proteggere effettivamente l'ambiente da eventuali danni.
MA KE SI FUMA STà GENTE...???DOPO KE IL DANNO è FATTO IL WWF GLI Fà MMMM NN VOGLIO CADERE NELLA VOLGARITà MA è ASSURDO E INCONCEPIBILE NA COSA DEL GENERE....
QUESTA è LA PROSSIMA BANDIERA KE CI ASSEGNERANNO...
Messaggio del 23-09-2008 alle ore 15:19:40
sarà sulle etichette di tutti i "nostri" vini e prodotti agricoli alimentari

Messaggio del 23-09-2008 alle ore 18:41:40
è una risposta che spiega tutto.
Parla solo di ricavo e guadagno,
il resto non conta un cazzo evidentemente...

Messaggio del 23-09-2008 alle ore 21:02:56
Tutti giuristi senza aver letto la sentenza ma solo un articolo di giornale che riporta stralci della stessa.
Messaggio del 23-09-2008 alle ore 21:25:59
Picciò,ma quale sentenza,quisse la sentenza e tutte le autorizzazzioni,se non l'hai capito se la sono comprata a botte di mazzette


oh,se vi avanza qualcosa deteme nà mazzetta pure a me meje cà mi ci mette a ride,sennò poi divento sovversivo
Messaggio del 23-09-2008 alle ore 21:28:56
25 settembre, incontriamoci per stabilire le tappe della mobilitazione.

etna, ricorda tu l'orario, che non mi sovviene
Messaggio del 23-09-2008 alle ore 21:30:48
che schifo
Messaggio del 23-09-2008 alle ore 21:33:21

bisognava tagliare la mano ai tre ministri mentre si apprestavano a firmare l'autorizzazione.



Una buona scossetta, tranne che per Di Pietro l'hanno avuta alle ultime consultazioni.................... e non è finita così

Prima o poi imploderà anche il PD
Messaggio del 23-09-2008 alle ore 23:35:33
per chi crede ancora ai benefici che un centro oli può portare...

questo è un articolo apparso ieri sul sito www.corriere.it



In Val D'Agri si estrae l'80% della produzione italiana. Nei 47 pozzi 500 milioni di barili

Quel petrolio che non porta ricchezza

La Basilicata e l'«oro nero»: aumenta l'inquinamento, ma non i benefici. Pochi i lucani assunti nel comparto

VAL D'AGRI (Potenza) — Texas o Lucania Saudita, ormai i luoghi comuni si sprecano, per la Basilicata che galleggia sul più grande giacimento di petrolio dell'Europa continentale e sul gas. Qui, nel parco nazionale della Val d'Agri, dove non c'è la sabbia del deserto ma il verde degli orti e dei boschi, tutto è di primissima qualità: olio, vino, carne, fagioli, miele, nocciole. E anche il petrolio, che si estrae da quindici anni, è di ottima qualità. I 47 pozzi del giacimento della Val d'Agri custodiscono, dicono le stime ufficiali, circa 465 milioni di barili (finora ne sono stati estratti quasi 11 milioni), che al valore corrente di 90-100 dollari al barile formano un tesoro da quasi 50 miliardi di dollari.

Ma la Basilicata, che produce l'ottanta per cento del petrolio estratto in Italia, non si fermerà a quello della Val d'Agri, estratto dall'Eni. Dal 2011 comincerà a sfruttare — con Total, Esso e Shell — i giacimenti di Tempa Rossa, poco più a nord: altri 480 milioni di barili, altri 50 miliardi di dollari. Ed è pronta a far trivellare anche Monte Grosso, proprio a due passi da Potenza, dove c'è altro petrolio per 100 milioni di barili. E poi farà scavare nel Mare Jonio, nelle acque di Metaponto e di Scanzano, dove dai templi greci si vedranno spuntare piattaforme petrolifere come nel Mare del Nord.
Nessuno, ancora fino a qualche anno fa, e nonostante i giacimenti della Val d'Agri, avrebbe scommesso che nel sottosuolo lucano e nei fondali jonici fosse nascosta tutta questa ricchezza. Dopo l'intuizione di Enrico Mattei, che tra gli anni 50 e 60 venne qui a cercare petrolio e trovò «soltanto» gas, l'idea che la Basilicata potesse davvero essere un enorme serbatoio di petrolio era per lo più giudicata un volo della fantasia.

Invece i sondaggi e le trivelle si sono spinti fino nelle viscere della terra, a tre-quattromila
metri di profondità, e hanno trovato il mare nero che cercavano. Come non essere contenti? Sembrava l'annuncio dell'inizio di una nuova era, per la Basilicata e per il Mezzogiorno d'Italia, per la questione meridionale e per il federalismo fiscale, per il lavoro ai giovani e per la fine dell'emigrazione.
E infatti, all'inizio, tutti erano contenti.

Dicevano: «Pagheremo meno la benzina, come in Valle d'Aosta, dove costa la metà senza che si produca una goccia di petrolio. E pagheremo meno anche le bollette della luce e del gas». Dicevano: «Con le royalties del petrolio avremo strade e ferrovie, che qui sono ancora quelle di un secolo fa». Dicevano: «Finalmente non saremo più costretti a emigrare, avremo il lavoro a casa nostra». Dicevano: «Si metterà in moto un meccanismo virtuoso, da cui tutti trarremo vantaggi. Il petrolio è la nostra grande occasione». Dicevano tutte queste cose, i lucani. Che oggi non dicono più. La delusione ha frantumato i sogni, lo scetticismo ha svuotato la speranza. E il petrolio, da grande risorsa per la grande occasione, sta diventando sempre di più una maledizione.

E infatti. Il lavoro manca come prima. Le opere infrastrutturali nessuno le ha ancora viste. Mancano i fondi per i prestiti agevolati agli imprenditori, anche stranieri, che volessero investire in Basilicata. Il costo della benzina non ha subìto sconti. Il risparmio sulla bolletta del gas è solo apparente. La gente, soprattutto i più giovani, continua a emigrare: negli ultimi quindici anni a Grumento Nova, 2.500 abitanti, la popolazione è diminuita di un quarto, mentre da tutta la regione — che ha poco più di 570 mila abitanti — si continua a emigrare al ritmo di quattromila persone all'anno. E l'aria, l'acqua e persino il rinomato miele della Val d'Agri sono sempre più a rischio perché sempre più «ricchi» di idrocarburi.

Il petrolio puzza, e in tutta l'area del Centro olii di Viggiano l'odore è forte e si sente: è normale, sono gli idrocarburi policiclici aromatici e l'idrogeno solforato dovuti alla produzione e al trasporto del petrolio (che però adesso avviene attraverso un oleodotto di oltre cento chilometri che porta il greggio alle raffinerie di Taranto). Ciò che non è normale è che in Italia i limiti di emissione di idrogeno solforato siano diecimila volte superiori a quelli degli Stati Uniti e che il monitoraggio di queste sostanze in Val d'Agri avvenga solo due o tre volte l'anno. Ciò che non è normale è il valore altissimo delle «fragranze pericolose per l'uomo» (benzeni e alcoli) trovate nel miele prodotto dalle api della Val d'Agri, come sostiene una ricerca dell'università della Basilicata pubblicata dall'International
Journal of Food Science and Technology. Ciò che non è normale è che all'Arpab, l'Agenzia regionale di protezione ambientale, non crede più nessuno, tanto che c'è chi ha deciso di fare da solo. Come il Comune di Corleto Perticara, che l'anno scorso ha ceduto a Total per 99 anni, e per 1,4 milioni di euro, il diritto di superficie su un'area di 555 mila metri quadrati in cui realizzare il Centro olii, ma che si è dotato (finora unico comune fra i 30 interessati all'estrazione di petrolio) di un proprio sistema di monitoraggio ambientale.


L'accordo tra Eni e Basilicata prevede ben 11 progetti «compensativi», del valore di 180 milioni di euro, per la sostenibilità ambientale, la formazione e lo sviluppo culturale. E il vicedirettore generale dell'Eni, Claudio De Scalzi, vanta i seguenti risultati: «Royalties per 500 milioni di euro già versati, con un potenziale di 2 miliardi per i prossimi anni se si riuscirà ad arrivare a uno sviluppo completo dei campi della Vald'Agri. Centotrenta tecnici lucani assunti e altre 30 assunzioni in corso. Trecento ditte lucane dell'indotto in rapporto con l'Eni, di queste 60 lavorano in modo continuativo con la società».
Ma a guardare bene i numeri si fa presto a capire che si tratta di «piccoli numeri». A cominciare dalle royalties, il 7% (il 4% se il petrolio è estratto in mare), tra le più basse del mondo. Quando già nel 1958 Enrico Mattei considerava «un insulto» il 15% che le Sette Sorelle versavano ai Paesi produttori e parlava di «reminiscenze imperialistiche e colonialistiche della politica energetica». Tanto è vero che oggi — in Venezuela, Bolivia, Ecuador — i contratti vengono rinegoziati per portare le royalties oltre il 50%.
Più «vantaggioso», almeno in apparenza, l'accordo stipulato nel 2006 dalla Regione Basilicata con Total, Esso e Shell per i giacimenti di Tempa Rossa, che, tra le altre cose, dovrebbe consentire alla Regione di dotarsi di un sistema di monitoraggio ambientale da 33 milioni di euro (a riprova che finora su questo fronte non s'è fatto nulla) e di fornire gratuitamente tutto il gas naturale estratto (con un minimo garantito di 750 milioni di metri cubi) alla Società energetica lucana, interamente a capitale regionale. L'effetto immediato sarà una bolletta del gas meno cara, almeno di un buon 10%. Ma non per tutti lucani. Ne beneficeranno solo i pochi allacciati alla rete del metano. Già, perché il gas c'è, ma dove va se non ci sono le condotte?
Messaggio del 24-09-2008 alle ore 09:56:29
Toccherà emigrare anche a noi
Messaggio del 24-09-2008 alle ore 12:16:44
capito perchè l'investimento sul turismo è a 0 in questa regione?


Messaggio del 24-09-2008 alle ore 12:30:54
altro che centro oli, io voglio una mega raffineria stile Gela
Messaggio del 30-09-2008 alle ore 19:20:49

Nuova reply all'argomento:

TAR respinge ricorso CENTRO OLI

Login




Registrati
Mi so scurdate la password
 
Hai problemi ad effettuare il login?
segui le istruzioni qui

© 2026 Lanciano.it network (Beta - Privacy & Cookies)