Messaggio del 26-03-2008 alle ore 03:06:24
scusami , hai ragione ,
per questo ti dedicherò il mio ultimo monologo:
"storia triste di una vertenza depressa e elettrica di un suonatore di basso"
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Messaggio del 26-03-2008 alle ore 03:01:46
Ascanio Celestini a Pescara
mercoledì 26 marzo
ore 20,30 Cinema Massimo Pescara
proiezione straordinaria del film PAROLE SANTE di Ascanio Celestini
dopo la proiezione incontro con l'autore
"Un capolavoro che piacerà, finalmente, anche a Tarantino" Roberto Silvestri
ingresso. 5 €
info: 085/66788
organizza
Rifondazione Comunista - SinistraArcobaleno
in collaborazione con
Libreria Primo Moroni, Radio Città 97,8 mhz, Movimentazioni
prevendite: Rifondazione Comunista, via Tedesco 8 (Pe); Libreria Primo Moroni, Via E. De Amicis, 1/5 (Pe); Vini e Oli, via Corfinio 30 (Pe); Tabularasa, via Di Vestea 20 (Pe); Ecoteca, via Caboto 19 (Pe); Mate Infoshop - Interno 4, via Spaventa 24 (Chieti)
I precari vincenti di Ascanio Celestini di Roberto Silvestri (Il Manifesto del 20.10.07)
La vertenza del call center Atesia in forma di ballata atroce al centro di un film che racconta la lotta, con esito in parte positivo, di 4 mila lavoratori atipici. Solo un documentario? No, un capolavoro che piacerà anche a Tarantino
Si può aspettare il Titanic che affondi, danzando e suonando. Ma si può anche impedire che quel Titanic parta... È quello che cercheremo di fare tutti insieme oggi, a Roma, in questa manifestazione «che era nell'aria». E che raccoglie anche l'indicazione che viene non dai vertici o dalla base dei partiti e dei sindacati o dei quotidiani di classe, ma dai lavoratori «immateriali» incazzati. Per esempio quelli di Cinecittà. Anzi da Cinecittà due. Da quel gruppo di «eroi dei giorni nostri»
riconoscibili perché di loro nessuno parla. Da un mucchio selvaggio di anti divi che non sfileranno, in queste notti
romane, con Veltroni, sul tappeto rosso.Ascanio Celestini ha cucito su di loro un film straordinario, Parole sante, scoprendo che il buon senso e la lucidità abita di nuovo, come all'epoca del gatto selvaggio, nel pensiero e nell'azione di chi dice «quando è troppo è troppo», lottando e vincendo. Mentre, al centro, regna un «moderatissimo» istinto di morte.
E ha ripreso la loro strategia: «Sapere, far sapere, saper fare, fare». È la tattica e la strategia di Peppe, Marco, Cecilia, Gianluca, Emauela, Jimmy... i lavoratori qualunque di un call center. Guadagnavano, prima di essere licenziati, 550 euro al mese. Insomma comuni devoti a San Precario. Un certo giorno del 2005 il loro collettivo, «Precari Atesia», ha incrociato le braccia, dopo l'ennesima avida sopraffazione padronale (solito furto di qualche cent dai loro non-stipendi).
E, miracolo, tutti i loro colleghi li hanno seguiti. Hanno condotto uno sciopero duro e senza i sindacati al fianco. Hanno scritto un giornale satirico-politico. Infine hanno fatto una scoperta «scientifica» da Premio Nobel: che la legge 30, per quanto micidiale sia, permetteva di portare alla sbarra l'intera nostra economia portante (giro della coca esclusa) per rapina e malversazione continuata e aggravata.Così la Telecom avrebbe dovuto pagare oltre 200 milioni di euro di arretrati ai lavoratori, secondo le stime dell'ispettorato del lavoro. Ovvio che le ditte, i governi e i sindacati piangenti
utilizzarono tutti i trucchi che conoscevano e conosciamo per arrivare a un accordo «moderato». Via i pochi facinorosi e qualche briciola in più al grosso dei precari da spremere come limoni meglio di prima. Il film non ci racconta solo questo.
Insegna anche un po' d'educazione. Quando chiamano da un call center, prima di sbattere il telefono in faccia a Laura o Pino, qualunque «affare» ci offrano, aspettate almeno 20 secondi, se no chi vi chiama non avrà incassato neppure un cent. E non parlare più di due minuti e 45 secondi, tanto è inutile, più di 80-90 centesimi il nostro interlocutore non potrà
guadagnare (e niente chiamate notturne hard, ai numeri verdi, inoltre, se non velocissime...). Il film di Celestini racconta tutto questo in forma di ballata atroce e elettrizzante: la lotta, dal basso, dei 4000 precari dell'Atesia, che in due anni di vertenza dura hanno vinto, e sono riusciti a farsi risarcire (anche se solo in parte). Un capolavoro che piacerà, finalmente, anche a Tarantino. È un documentario? Non solo. Un film di finzione? Ma quale finzione! Tutto vero, è un micidiale
balletto grottesco, ma di allucinata concretezza.
altre recensioni:
Maurizio Porro dal Corriere della Sera, 1 febbraio 2008
http://www.mymovies.it/dizionario/critica.asp?id=269779
Boris Sollazzo da Liberazione, 1 febbraio 2008 http://www.mymovies.it/dizionario/critica.asp?id=269757
Roberto Nepoti da La Repubblica, 1 febbraio 2008 http://www.mymovies.it/dizionario/critica.asp?id=269755
il disco
http://www.mescalina.it/musica/recensioni/recensioni-musica.php?id=2172
Le sante parole di San Precario Intervista esclusiva ad Ascanio Celestini. http://www.mymovies.it/cinemanews/2008/2877/
Intervista ad Ascanio Celestini
Lavoro e 'incoscienza' di classe in Parole sante http://www.rassegna.it/2007/video/articoli/celestini02.htm
Le "Parole sante" dei precari all'orecchio del sindacalista Fausto
«La giustizia non è di questo mondo... sì vabbè, ma c'è chi non crede all'altro mondo» dice Maurizio. "Parole sante", che oltre a essere una risposta diretta è anche il titolo del film documentario di Ascanio Celestini nel quale Maurizio ha trovato diritto di parola, insieme ai compagni del Collettivo Precari Atesia. La proiezione avviene in un affollatissimo Cinema Moderno a Siena, tappa elettorale per il candidato premier della sinistra arcobaleno Fausto Bertinotti e occasione di dibattito sulla precarietà con Celestini.
«Conquistare il cielo? Già conquistare la consapevolezza della propria condizione è un passo in avanti». Celestini vola basso. «I protagonisti nel mio documentario sono persone che hanno preso conoscenza della propria condizione di precari, non coscienza. Ho voluto raccontare la parte positiva della loro storia, quella con la quale decidono di condurre una vera e propria battaglia per la propria dignità, i propri diritti». La battaglia si conclude con la decimazione quasi totale del Collettivo Precari Atesia: licenziati, con invalidità non riconosciute, insomma fatti fuori dall'azienda per la "colpa" di aver alzato la testa. Persone che nel film mantengono il sorriso, ironico e amaro, persone comunque deluse. «Ho sentito dire da un compagno di Rifondazione che molti dello stesso partito sono tentati dal non andare a votare - dice Celestini - e se non li recuperiamo con cose concrete rischiamo ulteriori spaccature...».
«Se oggi fosse vivo Charlie Chaplin, farebbe un film come quello di Ascanio sulla precarietà», è la prima reazione di Bertinotti. Come Chaplin parlava della parcellizzazione del lavoro nel senso di condizione generale, prevalente dei suoi tempi, così oggi si può parlare negli stessi termini della «malattia precarietà». Il candidato premier pesca a piene mani nella storia, la sua, quella del sindacato nelle lotte alla Fiat di Mirafiori. Parte dagli anni Cinquanta, quando l'arrivo in fabbrica dell'operaio comune di serie oscurò quello professionalizzato con le sue battaglie e la sua emancipazione. «Grandi lotte, grandi vittorie? Neanche per sogno». Anche Bertinotti vola basso parlando del passato. «Ci fu una divaricazione tra operai professionalizzati, che parlavano da pari a pari con l'ingegnere-padrone, erano socialisti o comunisti, avevano una superiorità che gli veniva dalla loro storia e dalla loro professione... Ci fu una divaricazione tra loro e gli operai comuni di serie che venivano visti come un po' incolti, un po' meridionali, servili, sottoposti al ricatto, non come il professionista che lavorava al tornio. Così nasce la sconfitta della Fiat negli anni Cinquanta». Bertinotti racconta dei licenziamenti individuali che seguirono «solo perché i diretti interessati erano iscritti alla Fiom». Proprio come i "duri" del precariato all'Atesia oggi. La differenza è che «i licenziati di allora diventavano dirigenti sindacali, non restavano soli». Ed è questo il nervo principale dei compiti della Sinistra Arcobaleno. «Dobbiamo riferirci a queste forme di insubordinazione e lotta nella società civile e dire ai protagonisti di queste lotte che la sinistra è casa loro». Ma la stessa sinistra deve muoversi: «Dobbiamo andare a casa loro e fare l'inchiesta, come Carlo Marx». Del resto, la ripresa delle lotte negli anni Sessanta in quella stessa Fiat di Mirafiori cominciò proprio con «l'inchiesta di Raniero Panzieri e i suoi quaderni rossi. Andare ai cancelli - incita Bertinotti - è parlare con i lavoratori». Il messaggio è: non lasciarsi prendere dal panico se all'inizio sono in pochi a partecipare al braccio di ferro con l'azienda. «Alla fine degli anni Sessanta, al primo sciopero a Mirafiori parteciparono solo 720 operai su 55mila dipendenti - ricorda Bertinotti - ma un anno e mezzo dopo scioperarono tutti e forse una festa così non la vedrò mai più». Festa, perché «per un momento si erano liberati: non contava l'obiettivo, ma l'atto di dignità e forza che erano riusciti a compiere».
Scontata la frecciata al partito democratico, sempre sullo stesso argomento, centrale in questa campagna elettorale. «E' la lotta di classe, bellezza! - evidenzia Bertinotti - La lotta di classe c'è, che tu la neghi o la affermi, c'è come dato di realtà e in questa lotta si vince o si perde». Nel ragionamento viene in aiuto una vecchia vignetta di Altan. «C'è uno che dice a Cipputi: "La lotta di classe non c'è più" - riporta Bertinotti - e Cipputi risponde: "Va bene, spiegalo tu ai padroni"».
Sala gremita, pubblico decisamente esigente. Non ci sono solo gli applausi ad una pungente frase sulla sinistra nel film di Celestini: «Nei quartieri proletari - dice un intervistato - trovi solo la destra, la sinistra è diventata troppo intellettuale, non sta più nel magma della società». C'è anche un ragazzo che all'improvviso si alza in piedi e interrompe il discorso di Bertinotti con veemenza: «Basta con la preistoria! Il film parlava di oggi, ci parli di come risolvere i problemi oggi!». «Mi dispiace, senza memoria della storia, non c'è futuro», risponde il candidato premier.