La Piazza
Piano Regolatore
Messaggio del 13-06-2006 alle ore 17:46:40
Il sindaco vorrebbe in periferia edifici più alti di 37 metri. La sinistra si divide
I comunisti spingono per palazzi alti, i Verdi sono contrari
Battaglia sui tetti di Parigi
Polemica sull'altezza dei palazzi
Battaglia sui tetti di Parigi Polemica sull'altezza dei palazzi
La Tour Montaparnasse a Parigi
PARIGI - C'è chi ama cullarsi nel sogno di Amélie Poulain e chi rimpiange il barone Haussmann, chi s'illude di ritrovare una Parigi forse mai esistita, paesana, gentile, educata, provinciale e chi invece guarda al futuro e pensa a una città in continuo movimento. Ci sono i fautori della città-museo e i paladini dell'innovazione, sempre pronti ad affrontarsi e a ripetere la polemica che da secoli affascina la Francia, quella fra "Anciens et Modernes".
La battaglia all'interno della sinistra sul nuovo piano regolatore della capitale e il dibattito sul futuro della città, aperto da mesi, non fanno eccezione: tra i conservatori che urlano alla devastazione non appena si tocca una pietra e i partigiani del cambiamento la lotta retorica è sempre la stessa. Ma in gioco c'è il destino di una delle grandi capitali del mondo, dei suoi due milioni di abitanti e degli altri nove milioni che vivono nelle sterminate periferie, dove le cittadine paradisiache si alternano all'inferno dei ghetti di immigrati.
Il braccio di ferro che ha opposto il sindaco della capitale, il socialista Bertrand Delanoe, ai suoi alleati Verdi è in fondo la riproposizione di un vecchio dibattito che tutte le grandi città affrontano a intervalli regolari: come organizzare lo spazio urbano, chi e cosa privilegiare, quale posto per l'auto, quale equilibrio tra abitazioni e uffici, tra spazi verdi e costruzioni. Con in più una specificità tutta parigina: bisogna costruire grattacieli in città? Nella metropoli che ospita uno dei più alti edifici d'Europa, la Tour Montparnasse, niente appassiona più di questo argomento. E la risposta dei parigini, secondo un sondaggio effettuato dal Comune, è senza appello: di grattacieli non vogliono proprio sentirne parlare. Le ferite degli anni Sessanta-Settanta, quando il cemento era sinonimo di miracolo economico, sono ancora aperte: i grandi edifici sulla Senna a sud della torre Eiffel, il quartiere della Place d'Italie o il gigantesco sventramento del quartiere di Montparnasse hanno traumatizzato gli abitanti. Come furono traumatizzati nell'Ottocento i loro antenati, quando il barone Haussmann decise di radere la città medievale per disegnare la "capitale del XIX secolo", un modello ancora oggetto di furiose polemiche tra gli specialisti: "La forma di una città cambia più in fretta del cuore di un mortale", constatò Baudelaire.
Il dibattito di questi giorni è meno decisivo. Non si tratta certo di ridisegnare le forme della capitale, ma di sapere come e quanti alloggi e uffici costruire, quante case popolari, a che altezza limitare gli edifici. Il sindaco vuole far costruire almeno 3500 appartamenti all'anno, indispensabili per evitare che Parigi continui a perdere abitanti, cacciati dal caro prezzi e dalla penuria di appartamenti per famiglie (gli alloggi di due-tre stanze rappresentano il 58% delle transazioni immobiliari). Per il momento, Delanoe vuol mantenere il limite per le altezze, fissato a 37 metri, salvo rare eccezioni.
Ma il primo cittadino è favorevole all'idea di costruire grattacieli negli arrondissements "esterni": con appena 105 chilometri quadrati, Parigi è una delle capitali più piccole del mondo. Chiusa dentro il tracciato delle vecchie fortificazioni militari del 1840, è separata dal suo hinterland, anche amministrativamente. Al contempo comune e provincia, vive in perenne conflitto con i comuni limitrofi, i cui problemi sono diversi da quelli del centro. E poi non bisogna dimenticare che Parigi perde posti di lavoro, ben 160 mila di meno in 15 anni. Ma i verdi non ci stanno.
Accusano i socialisti di cedere alle sirene dei costruttori edili, sempre pronti a costruire migliaia di metri quadri di uffici e quindi ad alimentare la speculazione. I comunisti invece, con l'aiuto di una decina di architetti di fama, spingono per i grattacieli.
Un dibattito che mette a fuoco le difficoltà della giunta municipale a due anni dalle elezioni. Se Delanoe resta un uomo popolare, la sua politica, soprattutto in materia di auto, lo è molto meno. E il sindaco non si è mai riavuto dallo smacco subito un anno fa, quando Londra è stata preferita a Parigi per l'organizzazione delle Olimpiadi 2012. Da allora Delanoe tenta di rilanciarsi, di dare un nuovo impulso alla sua amministrazione.
Finora, alla sua gestione è mancata una realizzazione simbolica. Ci tenta adesso con il piano regolatore valido fino al 2020, approvato con l'astensione dei Verdi, e nelle prossime settimane con il progetto per ridurre la circolazione nel centro storico, destinato a suscitare polemiche ancor più furiose.
(13 giugno 2006)dal nostro corrispondente
GIAMPIERO MARTINOTTI
Il sindaco vorrebbe in periferia edifici più alti di 37 metri. La sinistra si divide
I comunisti spingono per palazzi alti, i Verdi sono contrari
Battaglia sui tetti di Parigi
Polemica sull'altezza dei palazzi
Battaglia sui tetti di Parigi Polemica sull'altezza dei palazzi
La Tour Montaparnasse a Parigi
PARIGI - C'è chi ama cullarsi nel sogno di Amélie Poulain e chi rimpiange il barone Haussmann, chi s'illude di ritrovare una Parigi forse mai esistita, paesana, gentile, educata, provinciale e chi invece guarda al futuro e pensa a una città in continuo movimento. Ci sono i fautori della città-museo e i paladini dell'innovazione, sempre pronti ad affrontarsi e a ripetere la polemica che da secoli affascina la Francia, quella fra "Anciens et Modernes".
La battaglia all'interno della sinistra sul nuovo piano regolatore della capitale e il dibattito sul futuro della città, aperto da mesi, non fanno eccezione: tra i conservatori che urlano alla devastazione non appena si tocca una pietra e i partigiani del cambiamento la lotta retorica è sempre la stessa. Ma in gioco c'è il destino di una delle grandi capitali del mondo, dei suoi due milioni di abitanti e degli altri nove milioni che vivono nelle sterminate periferie, dove le cittadine paradisiache si alternano all'inferno dei ghetti di immigrati.
Il braccio di ferro che ha opposto il sindaco della capitale, il socialista Bertrand Delanoe, ai suoi alleati Verdi è in fondo la riproposizione di un vecchio dibattito che tutte le grandi città affrontano a intervalli regolari: come organizzare lo spazio urbano, chi e cosa privilegiare, quale posto per l'auto, quale equilibrio tra abitazioni e uffici, tra spazi verdi e costruzioni. Con in più una specificità tutta parigina: bisogna costruire grattacieli in città? Nella metropoli che ospita uno dei più alti edifici d'Europa, la Tour Montparnasse, niente appassiona più di questo argomento. E la risposta dei parigini, secondo un sondaggio effettuato dal Comune, è senza appello: di grattacieli non vogliono proprio sentirne parlare. Le ferite degli anni Sessanta-Settanta, quando il cemento era sinonimo di miracolo economico, sono ancora aperte: i grandi edifici sulla Senna a sud della torre Eiffel, il quartiere della Place d'Italie o il gigantesco sventramento del quartiere di Montparnasse hanno traumatizzato gli abitanti. Come furono traumatizzati nell'Ottocento i loro antenati, quando il barone Haussmann decise di radere la città medievale per disegnare la "capitale del XIX secolo", un modello ancora oggetto di furiose polemiche tra gli specialisti: "La forma di una città cambia più in fretta del cuore di un mortale", constatò Baudelaire.
Il dibattito di questi giorni è meno decisivo. Non si tratta certo di ridisegnare le forme della capitale, ma di sapere come e quanti alloggi e uffici costruire, quante case popolari, a che altezza limitare gli edifici. Il sindaco vuole far costruire almeno 3500 appartamenti all'anno, indispensabili per evitare che Parigi continui a perdere abitanti, cacciati dal caro prezzi e dalla penuria di appartamenti per famiglie (gli alloggi di due-tre stanze rappresentano il 58% delle transazioni immobiliari). Per il momento, Delanoe vuol mantenere il limite per le altezze, fissato a 37 metri, salvo rare eccezioni.
Ma il primo cittadino è favorevole all'idea di costruire grattacieli negli arrondissements "esterni": con appena 105 chilometri quadrati, Parigi è una delle capitali più piccole del mondo. Chiusa dentro il tracciato delle vecchie fortificazioni militari del 1840, è separata dal suo hinterland, anche amministrativamente. Al contempo comune e provincia, vive in perenne conflitto con i comuni limitrofi, i cui problemi sono diversi da quelli del centro. E poi non bisogna dimenticare che Parigi perde posti di lavoro, ben 160 mila di meno in 15 anni. Ma i verdi non ci stanno.
Accusano i socialisti di cedere alle sirene dei costruttori edili, sempre pronti a costruire migliaia di metri quadri di uffici e quindi ad alimentare la speculazione. I comunisti invece, con l'aiuto di una decina di architetti di fama, spingono per i grattacieli.
Un dibattito che mette a fuoco le difficoltà della giunta municipale a due anni dalle elezioni. Se Delanoe resta un uomo popolare, la sua politica, soprattutto in materia di auto, lo è molto meno. E il sindaco non si è mai riavuto dallo smacco subito un anno fa, quando Londra è stata preferita a Parigi per l'organizzazione delle Olimpiadi 2012. Da allora Delanoe tenta di rilanciarsi, di dare un nuovo impulso alla sua amministrazione.
Finora, alla sua gestione è mancata una realizzazione simbolica. Ci tenta adesso con il piano regolatore valido fino al 2020, approvato con l'astensione dei Verdi, e nelle prossime settimane con il progetto per ridurre la circolazione nel centro storico, destinato a suscitare polemiche ancor più furiose.
(13 giugno 2006)dal nostro corrispondente
GIAMPIERO MARTINOTTI
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