La Piazza
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Messaggio del 03-03-2006 alle ore 13:00:33
penso che le persone leggano sempre meno poesie, scrivendone invece tante e nello scriverle, sottovalutano gli insegnamenti del passato.
la caduta quantitativa e qualitativa di questo splendido mezzo di espressione, è secondo me dovuto ad un "fatto comunicativo": in epoca di multimedialità la poesia è quanto di più monomediatico possibile, ed è ovviamente destinato al declino.
penso che le persone leggano sempre meno poesie, scrivendone invece tante e nello scriverle, sottovalutano gli insegnamenti del passato.
la caduta quantitativa e qualitativa di questo splendido mezzo di espressione, è secondo me dovuto ad un "fatto comunicativo": in epoca di multimedialità la poesia è quanto di più monomediatico possibile, ed è ovviamente destinato al declino.
Messaggio del 03-03-2006 alle ore 10:48:56
La prima volta che mi chiesero cosa volessi fare nella vita, risposi, serio, il muratore.
Veramente volevo dire ‘fabbro’ ma quando l’intervistatrice arrivò al bambino prima di me, quel piccolo bastardo se ne uscì con un bel sorriso e disse, serio, fabbro.
Così ho detto muratore, anche se non volevo farlo, il muratore (ma nemmeno il fabbro).
Qualche anno più tardi me lo chiesero di nuovo e questa volta risposi come si deve, cioè giornalista, come Rory Gillmore. Non so perché dissi così. La notizia fece il giro dei parenti e per qualche anno tutti mi guardarono con occhi diversi. Però a me non interessava scrivere e non mi interessava raccontare i fatti. Non mi interessavano nemmeno i fatti. A dire il vero non mi interessava niente, mai.
Badavo soltanto a nascondermi nei cessi a fumare, perché sono sempre stato uomo di grandi ambizioni.
Ma ‘giornalista’ fu una buona risposta, per uno che va alle medie, e mi lasciarono in pace.
Al liceo, un amico di Smeriglia mi fece leggere dei suoi racconti e io rimasi folgorato: finalmente avevo trovato la risposta perfetta. Un lavoro insolito, difficile, stimabile, irraggiungibile: lo scrittore.
Il mio primo racconto autobiografico parlava di un tizio che si impiccava al lampadario. Dopo averlo scritto, lo rilessi soddisfatto, lo chiusi in un cassetto e cominciai a lamentarmi del sistema editoriale italiano.
Intorno ai vent’anni, però, la risposta perfetta cominciò a suscitare malcelata ilarità. Non perché fosse sbagliata in sé, ma perché, ironia della sorte, tutti continuavano a vedermi meglio come muratore. Chi non rideva, invece, diceva ‘sì, mi avevi già detto di voler fare il giornalista’.
Io mi sentivo profondamente offeso. ‘Ignoranti!’, pensavo, ‘ ma la vedrete! Oh, se la vedrete!’.
Non l’hanno vista.
Come sapete, infatti, non sono riuscito a diventare uno scrittore, a parte qui su Splinder (rumore di gabbiani in sottofondo).
Inoltre, la domanda è cambiata.
Adesso la gente non mi chiede più che cosa vorrei fare nella vita, ma cosa faccio realmente. E io non sono preparato al reale. Voglio dire: che volete che faccia? Niente. Studio, il che andrebbe ancora quasi bene, se solo studiassi medicina o ingegneria, ma non filosofia. Poco tempo fa risolvevo la questione con un trucco, rispondendo ‘sto facendo la seconda laurea’, evitando di precisare che ‘non ho mai conseguito la prima’. L’ho provata un paio di volte e funziona (le persone sembrano ammirate, e ti fanno un sacco di domande su cosa significa questa parola o come si scrive quell’altra. Il che è stupido, io credo, perché se la mia prima laurea fosse stata ingegneria e la seconda chimica, sarei plurilaureato ma comunque ignorante e semi-analfabeta e non saprei rispondere a niente, tranne ‘quale inclinazione deve avere quel tubo affinché l’acqua scorra alla rovescio?’ e ‘qual è la differenza tra credere nel bosone di Higgs e credere in Dio?’), ma poi ho pensato che un uomo non si deve vergognare di essere un fallito. Se non ci fossimo noi falliti (io e Alberto, intendo), infatti, non ci sarebbe nemmeno, che so, un Maurizio Costanzo (può darsi che abbia sbagliato esempio).
La massa è fondamentale e io voglio farne parte, anche se dirlo suona come un transessuale che è fiero di essere transessuale, il che suona come un vaso di fiori che è fiero di essere un vaso di fiori: prima uno è qualcosa e poi, guarda caso, ne va fiero. Quello che voglio dire non è che tutti vanno fieri di essere quello che sono, qualsiasi cosa siano, ma che bisognerebbe essere fieri a priori.
E poi, insomma, non è vero che non so fare niente. Diciamo che non so fare le cose giuste per questo sistema corrotto e occidentale (pare sia diventato un aggettivo dispregiativo):
- sono stato sei volte campione del mondo di Grand Prix 2, anche se per ‘mondo’ bisogna intendere ‘mio salotto’. Ho partecipato al campionato italiano online e sono arrivato terzo, peraltro. È vero che c’erano solo 11 concorrenti, ma non è colpa mia se nessuno conosceva quel sito.
- ho battuto 18-2 un candidato maestro di scacchi, una volta. È vero che è astemio e io gli avevo offerto tre vodka lemon con la scusa che era il mio compleanno ma, nel mio caso, l’alcool migliora il gioco e comunque ho interrotto la sfida nel momento in cui mi ha mangiato un pedone con il suo accendino nero.
- Sono molto paziente. E va bene, non esiste come lavoro. Non ancora, almeno. In un prossimo futuro potrei essere pagato dalla gente per andare a fare la coda agli sportelli o nelle sale d’attesa. Sapete quanti pensionati hanno le gambe in cancrena, oggigiorno?
- Sono alto. Non sto dicendo che sono il miglior alto del mondo. Diciamo che se ci fosse un campionato mondiale di altezza, non arriverei nei primi dieci, questo è sicuro. Però potrei partecipare, un po’ come i nostri atleti alle olimpiadi. Essere preso a calci dai giapponesi e poi dire che in fondo è bello partecipare. Esserci è un’altra cosa. Rispetto a vincere, volevano dire.
Mi fermo qui, perché non vorrei deprimere i lettori elencando tutte le mie buone qualità.
Rimane pur sempre il problema di quella domanda, però. Che cosa faccio nella vita. E la risposta, cioè nulla. Penso comunque che adotterò questa soluzione:
(tra parentesi le parti da omettere)
Tizio: che cosa fai nella vita?
Chinaski: faccio il pilota (di Gran Prix 2)
Tizio: davvero?
Chinaski: eccome.
Tizio: ma dove corri?
Chinaski: in un piccolo campionato (nel mio piccolo computer)
Tizio: Bello, cavoli! Ma che vetture?
Chinaski: monoposto (ma se aggiungi una sedia ci stiamo in due)
Tizio: Wow. E vanno forte?
Chinaski: Abbastanza, sì (360 km/h, ma ti sembra di essere fermo)
Tizio: non me l’aspettavo, davvero. E ti pagano?
Chinaski: insomma (no)
Tizio: be’, complimenti sinceri. Non è che mi prendi in giro?
Chinaski: no (sì)
(nota: saluto tutti i miei amici ingegneri. Ovviamente la battuta su di loro è soltanto retaggio di uno stupido cliché. Un po’ come dire che i filosofi sono dei buoni a nulla.
Ma forse ho sbagliato di nuovo esempio)
Una blogstar
La prima volta che mi chiesero cosa volessi fare nella vita, risposi, serio, il muratore.
Veramente volevo dire ‘fabbro’ ma quando l’intervistatrice arrivò al bambino prima di me, quel piccolo bastardo se ne uscì con un bel sorriso e disse, serio, fabbro.
Così ho detto muratore, anche se non volevo farlo, il muratore (ma nemmeno il fabbro).
Qualche anno più tardi me lo chiesero di nuovo e questa volta risposi come si deve, cioè giornalista, come Rory Gillmore. Non so perché dissi così. La notizia fece il giro dei parenti e per qualche anno tutti mi guardarono con occhi diversi. Però a me non interessava scrivere e non mi interessava raccontare i fatti. Non mi interessavano nemmeno i fatti. A dire il vero non mi interessava niente, mai.
Badavo soltanto a nascondermi nei cessi a fumare, perché sono sempre stato uomo di grandi ambizioni.
Ma ‘giornalista’ fu una buona risposta, per uno che va alle medie, e mi lasciarono in pace.
Al liceo, un amico di Smeriglia mi fece leggere dei suoi racconti e io rimasi folgorato: finalmente avevo trovato la risposta perfetta. Un lavoro insolito, difficile, stimabile, irraggiungibile: lo scrittore.
Il mio primo racconto autobiografico parlava di un tizio che si impiccava al lampadario. Dopo averlo scritto, lo rilessi soddisfatto, lo chiusi in un cassetto e cominciai a lamentarmi del sistema editoriale italiano.
Intorno ai vent’anni, però, la risposta perfetta cominciò a suscitare malcelata ilarità. Non perché fosse sbagliata in sé, ma perché, ironia della sorte, tutti continuavano a vedermi meglio come muratore. Chi non rideva, invece, diceva ‘sì, mi avevi già detto di voler fare il giornalista’.
Io mi sentivo profondamente offeso. ‘Ignoranti!’, pensavo, ‘ ma la vedrete! Oh, se la vedrete!’.
Non l’hanno vista.
Come sapete, infatti, non sono riuscito a diventare uno scrittore, a parte qui su Splinder (rumore di gabbiani in sottofondo).
Inoltre, la domanda è cambiata.
Adesso la gente non mi chiede più che cosa vorrei fare nella vita, ma cosa faccio realmente. E io non sono preparato al reale. Voglio dire: che volete che faccia? Niente. Studio, il che andrebbe ancora quasi bene, se solo studiassi medicina o ingegneria, ma non filosofia. Poco tempo fa risolvevo la questione con un trucco, rispondendo ‘sto facendo la seconda laurea’, evitando di precisare che ‘non ho mai conseguito la prima’. L’ho provata un paio di volte e funziona (le persone sembrano ammirate, e ti fanno un sacco di domande su cosa significa questa parola o come si scrive quell’altra. Il che è stupido, io credo, perché se la mia prima laurea fosse stata ingegneria e la seconda chimica, sarei plurilaureato ma comunque ignorante e semi-analfabeta e non saprei rispondere a niente, tranne ‘quale inclinazione deve avere quel tubo affinché l’acqua scorra alla rovescio?’ e ‘qual è la differenza tra credere nel bosone di Higgs e credere in Dio?’), ma poi ho pensato che un uomo non si deve vergognare di essere un fallito. Se non ci fossimo noi falliti (io e Alberto, intendo), infatti, non ci sarebbe nemmeno, che so, un Maurizio Costanzo (può darsi che abbia sbagliato esempio).
La massa è fondamentale e io voglio farne parte, anche se dirlo suona come un transessuale che è fiero di essere transessuale, il che suona come un vaso di fiori che è fiero di essere un vaso di fiori: prima uno è qualcosa e poi, guarda caso, ne va fiero. Quello che voglio dire non è che tutti vanno fieri di essere quello che sono, qualsiasi cosa siano, ma che bisognerebbe essere fieri a priori.
E poi, insomma, non è vero che non so fare niente. Diciamo che non so fare le cose giuste per questo sistema corrotto e occidentale (pare sia diventato un aggettivo dispregiativo):
- sono stato sei volte campione del mondo di Grand Prix 2, anche se per ‘mondo’ bisogna intendere ‘mio salotto’. Ho partecipato al campionato italiano online e sono arrivato terzo, peraltro. È vero che c’erano solo 11 concorrenti, ma non è colpa mia se nessuno conosceva quel sito.
- ho battuto 18-2 un candidato maestro di scacchi, una volta. È vero che è astemio e io gli avevo offerto tre vodka lemon con la scusa che era il mio compleanno ma, nel mio caso, l’alcool migliora il gioco e comunque ho interrotto la sfida nel momento in cui mi ha mangiato un pedone con il suo accendino nero.
- Sono molto paziente. E va bene, non esiste come lavoro. Non ancora, almeno. In un prossimo futuro potrei essere pagato dalla gente per andare a fare la coda agli sportelli o nelle sale d’attesa. Sapete quanti pensionati hanno le gambe in cancrena, oggigiorno?
- Sono alto. Non sto dicendo che sono il miglior alto del mondo. Diciamo che se ci fosse un campionato mondiale di altezza, non arriverei nei primi dieci, questo è sicuro. Però potrei partecipare, un po’ come i nostri atleti alle olimpiadi. Essere preso a calci dai giapponesi e poi dire che in fondo è bello partecipare. Esserci è un’altra cosa. Rispetto a vincere, volevano dire.
Mi fermo qui, perché non vorrei deprimere i lettori elencando tutte le mie buone qualità.
Rimane pur sempre il problema di quella domanda, però. Che cosa faccio nella vita. E la risposta, cioè nulla. Penso comunque che adotterò questa soluzione:
(tra parentesi le parti da omettere)
Tizio: che cosa fai nella vita?
Chinaski: faccio il pilota (di Gran Prix 2)
Tizio: davvero?
Chinaski: eccome.
Tizio: ma dove corri?
Chinaski: in un piccolo campionato (nel mio piccolo computer)
Tizio: Bello, cavoli! Ma che vetture?
Chinaski: monoposto (ma se aggiungi una sedia ci stiamo in due)
Tizio: Wow. E vanno forte?
Chinaski: Abbastanza, sì (360 km/h, ma ti sembra di essere fermo)
Tizio: non me l’aspettavo, davvero. E ti pagano?
Chinaski: insomma (no)
Tizio: be’, complimenti sinceri. Non è che mi prendi in giro?
Chinaski: no (sì)
(nota: saluto tutti i miei amici ingegneri. Ovviamente la battuta su di loro è soltanto retaggio di uno stupido cliché. Un po’ come dire che i filosofi sono dei buoni a nulla.
Ma forse ho sbagliato di nuovo esempio)
Una blogstar
Messaggio del 03-03-2006 alle ore 04:28:41
si...le poesie...belle intraprese...a me piaceva un autore russo, non ricordo il nome,cavolo, è di inizio secolo scorso...boh,belle proprio,peccato non ricordo chi sia,spero in una ricerca veloce su google....
si...le poesie...belle intraprese...a me piaceva un autore russo, non ricordo il nome,cavolo, è di inizio secolo scorso...boh,belle proprio,peccato non ricordo chi sia,spero in una ricerca veloce su google....
Messaggio del 03-03-2006 alle ore 02:01:57
..semplicemente perchè i siti ne son pieni di poesie di tutti gli autori immaginabili..
..semplicemente perchè i siti ne son pieni di poesie di tutti gli autori immaginabili..
Messaggio del 03-03-2006 alle ore 00:57:55
La poesia è la cosa più aberrante mai partorita dalla mente dell'uomo!
Molto meglio la Jihad
Otiop
La poesia è la cosa più aberrante mai partorita dalla mente dell'uomo!
Molto meglio la Jihad

Otiop
Messaggio del 03-03-2006 alle ore 00:16:14

Il tuo sorriso
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
Pablo Neruda

Il tuo sorriso
Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d'argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d'aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al mare, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.
Pablo Neruda
Messaggio del 03-03-2006 alle ore 00:08:11
Il più bello dei mari
Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.
-Nazim Hikmet-
Il più bello dei mari
Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l'ho ancora detto.
-Nazim Hikmet-
Messaggio del 02-03-2006 alle ore 23:51:57
... una poesia, c'è ancora qualcuno in questo mondo che le legge?
Qualche anno fa si postavano poesie sulla Piazza, e non erano di partiti o di fazioni, non erano forse neanche chissà cosa dal punto di vista formale, ma c'era il tempo per fermarsi e leggere. Fermarsi e riflettere. Fermarsi e scrivere. Ora i byte vanno veloci, ed anche il resto appresso.
Voglia del nulla
Triste mio spirito, un tempo innamorato della lotta, la
Speranza il cui sperone attizzava i tuoi ardori, non vuole
più cavalcarti! Giaciti dunque senza pudore, vecchio cavallo
il cui zoccolo incespica a ogni ostacolo.
Rassegnati, cuor mio: dormi il tuo sonno di bruto!
Spirito vinto e stremato! Per te, vecchio predone, l'amore
ha perduto il suo gusto, e l'ha perduto la disputa; addio,
canti di ottoni e sospiri di flauto! Piaceri, desistete dal
tentare un cuore cupo e corrucciato!
L'adorabile Primavera ha perduto il suo profumo.
Il Tempo m'inghiotte minuto per minuto come fa la neve
immensa d'un corpo irrigidito io contemplo dall'alto
il globo in tutta la sua circonferenza e non vi cerco più
l'asilo d'una capanna.
Valanga, vuoi tu portarmi via nella tua caduta?
--Charles Baudelaire--
... una poesia, c'è ancora qualcuno in questo mondo che le legge?
Qualche anno fa si postavano poesie sulla Piazza, e non erano di partiti o di fazioni, non erano forse neanche chissà cosa dal punto di vista formale, ma c'era il tempo per fermarsi e leggere. Fermarsi e riflettere. Fermarsi e scrivere. Ora i byte vanno veloci, ed anche il resto appresso.
Voglia del nulla
Triste mio spirito, un tempo innamorato della lotta, la
Speranza il cui sperone attizzava i tuoi ardori, non vuole
più cavalcarti! Giaciti dunque senza pudore, vecchio cavallo
il cui zoccolo incespica a ogni ostacolo.
Rassegnati, cuor mio: dormi il tuo sonno di bruto!
Spirito vinto e stremato! Per te, vecchio predone, l'amore
ha perduto il suo gusto, e l'ha perduto la disputa; addio,
canti di ottoni e sospiri di flauto! Piaceri, desistete dal
tentare un cuore cupo e corrucciato!
L'adorabile Primavera ha perduto il suo profumo.
Il Tempo m'inghiotte minuto per minuto come fa la neve
immensa d'un corpo irrigidito io contemplo dall'alto
il globo in tutta la sua circonferenza e non vi cerco più
l'asilo d'una capanna.
Valanga, vuoi tu portarmi via nella tua caduta?
--Charles Baudelaire--
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