Messaggio del 15-03-2006 alle ore 16:17:15
Sono passati alcuni mesi ma forse è il caso che qualcuno rilegga quanto scrissi in un'altra triste circostanza, e magari rifletta su quanto nella vita sia importante il rispetto, soprattutto il rispetto per il dolore.
Messaggio del 24-01-2006 alle ore 14:54:52
mi sono chiesto, se sono gli altri che non sanno leggerci in fondo al cuore o siamo noi che non siamo capaci di percepire il bene che gli altri ci vogliono?
me lo chiedo sempre anche io...
ma soprattutto mi permetto di sottolineare una parola che per me è importantissima
Messaggio del 24-01-2006 alle ore 14:31:55
Già, quel che ha detto Bruce è quantomai vero.
purtroppo, cose simili capitano spesso
all'improvviso qualcuno che conosciamo scompare così come ha fatto lui...e lì inizi a farti mille domande
mille se
mille ma
il buco nel cuore è proprio ciò che descrive quello che si porova in situazioni simili.
e dirgliele prima tutte ste belle cose? Quando era vivo?
la gente si ammazza quando si sente sola.
che almeno serva di lezione, ascoltare. Imparare ad ascoltare.
Caro/a Utopia,
come vedi apro un post a parte per esprimere le mie opinioni e sensazioni proprio perché non me la sento di farlo in un luogo riservato alla memoria di una persona da coloro che lo hanno conosciuto e gli hanno voluto bene.
Lo faccio qui, per rispetto a Paolo, al dolore della sua famiglia e dei suoi amici, di tutti quanti lo ebbero caro.
Tu accusi, Utopia, i suoi amici di non avergli detto il bene che gli volevano.
Tu accusi, Utopia, i suoi amici di averlo lasciato morire da solo.
Tu dai lezione Utopia.
E allora mi permetto di farne io una a te, me lo concederai, visto che tu hai già imparato ad ascoltare.
Io non conoscevo Paolo, ma conoscevo sua madre e suo padre, un mio cugino, che da poco tempo però, per una serie di circostanze ho avuto modo di conoscere.
Ho incontrato Paolo qualche volta lungo le scale della casa dove i suoi e miei abitano, non sapendo nemmeno chi fosse, eppure oggi mi chiedo se magari una presentazione, una stretta di mano, qualche chiacchiera, avrebbero potuto cambiare il suo destino.
Te lo dico perché non è la prima volta che mi capita.
Io non conoscevo Paolo, e per questo non ho scritto nulla sul post, anche se la sua morte mi ha profondamente toccato.
Il giorno del suo funerale è andato a coincidere, per una disgraziata coincidenza, con un altro, per me, triste anniversario: il compleanno di una persona che mi è stata carissima e che qualche anno fa ha compiuto la medesima scelta di Paolo.
Così quel giorno ho rivissuto con la nuova la vecchia tragedia.
Anche allora mi chiesi, “se avessi detto” “se avessi fatto”….
Sai ce lo si chiede sempre quando capitano queste cose.
Mi sono chiesto “Chi era Paolo?”
Ho cercato di scoprirlo guardandomi intorno e parlando con gli amici comuni.
Vedendo la chiesa piena di ragazzi e ragazze, di uomini e di donne, al suo funerale, mi sono reso conto che erano veramente tanti quelli che gli volevano bene e allora mi sono chiesto, se sono gli altri che non sanno leggerci in fondo al cuore o siamo noi che non siamo capaci di percepire il bene che gli altri ci vogliono?
Mi sono domandato come e perché a Paolo non sia venuto in mente nessuno di quei visi amici che al suo funerale lo piangevano e che avrebbero dato ciò che di più caro avevano pur di poter riportare indietro il tempo e riaverlo con loro.
Purtroppo non c’è una risposta.
Comunque posso assicurati che non c’era retorica nel ragazzo al quale ho stretto la mano in chiesa, e che stava tremando come una foglia.
Non c’era retorica negli occhi gonfi di pianto di tanti uomini presenti.
C’era solo dolore, tanto dolore e tanto amore.
Lo stesso dolore e amore che provo io da quando quella persone a me cara decise che ciò che l’attendeva di la era più importante di ciò che lasciava di qua.
E tu ti rendo conto che non puoi fare niente per trattenerlo, perchè ciò che lo chiama è troppo più forte di te.
Ho continuato a vivere, anche per lui, solo che mi è rimasto da allora “un buco nel cuore”.
Come se mi avessero sparato e invece di morire mi fosse rimasto un buco, il buco nel cuore come lo chiamo io, un buco col quale da quel giorno in poi ho dovuto imparare a convivere.
Quel giorno in chiesa ho visto tanti cuori bucati.
Dopo tutte queste riflessioni, forse un po’ disarticolate, quello che voglio dire è che nella vita ci vuole rispetto, rispetto per il dolore, per i fallimenti, per le debolezze degli altri. Quindi Utopia la prossima volta che sali in cattedra e fai lezioni ricordati che purtroppo non basta voler bene, e non basta dire di voler bene.
Dopo tutte queste riflessioni e domande e pensieri non posso dire chi era Paolo spero solo possa aver trovato ciò che cercava e spero che quanti l’amarono possano trovare consolazione per la sua perdita.