La Piazza

pensieri
Messaggio del 19-04-2006 alle ore 01:57:40
..perchè comunque sia..è sempre vita..merlyne..

nel bene e nel male..

Messaggio del 18-04-2006 alle ore 21:23:07
scusa Dimas, ma per me non sarebbe piacevole per niente la splendida crudeltà della vita!! in tutte le sue lussureggianti manifestazioni ed epifanie..
ma perchè devi apparire per forza così?
Messaggio del 18-04-2006 alle ore 14:34:56
diciamo che non è una delle mie preferite..ma la frase mi piaceva..rendeva bene l'idea della splendida crudeltà della vita a volte..che ti sorprende in una maniera struggente ma incantevole..sempre..
Messaggio del 18-04-2006 alle ore 14:32:54
è una delle mie canzoni preferite questa sai dimas??mi piace molto dolcenera.. e ti viene da prendere un trenooo andare a fanculooooooo lasciare tutto com'èèèè che qui non è facileeeee ti senti fragileeeeeeeeee........
Messaggio del 18-04-2006 alle ore 13:12:44
"Com'è straordinaria la vita..un giorno sei come in un sogno..e poi ti ritrovi all'inferno.."
Messaggio del 18-04-2006 alle ore 12:46:14
ti piacesse trinitàà..ma come dice sempre il rosso ntattocche niendeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
Messaggio del 18-04-2006 alle ore 11:24:07
"Perchè distruggersi per un amore che mai esisterà e sperare che esso sorgerà?! Un "no" secco non può essere rinnegato una volta dato ... e da me tanto odiato! Ti amo, sei la mia sorgente dalla quale si disseta la mia mente ormai dispersa a cercarti nel mondo dei sogni ... unico posto dove ti potrò realmente incontrare e liberamente amare!"

che parole!!!!!!!
Messaggio del 18-04-2006 alle ore 09:52:20
ti raggion merly!!!!!
ti propri arraggion!!!!!!

Messaggio del 18-04-2006 alle ore 07:28:23
pure certi sonni!!!
e pure certi sogni!!!
Messaggio del 16-04-2006 alle ore 16:42:40
..certe parole..

..certe sensazioni..

..certi silenzi..

..rimangono per sempre..
Messaggio del 16-04-2006 alle ore 16:07:01
[...] Forse semplicemente continuerei a non sapere niente dell'amore. E invece, qualcosa lo so. So che passa. So che finisce. Che si delude. Illude.Corrode. Che evapora. Che è una pozzanghera d'acqua limpida, e poi sporca. Che è un liquido fatto di umori corporei. Che è cattiveria. Dolcezza. Che credi sia finito e poi torna. Che è indistruttibile. Anche se si sfibra ogni secondo che passa. So che è imprendibile. E che non si può dire. [...] " SIMONA VINCI, "Stanza 411",

Messaggio del 09-04-2006 alle ore 21:56:52
Caro x,
come ci si innamora? Si casca? Si inciampa, si perde l’equilibrio e si cade sul marciapiedi, sbucciandosi un ginocchio, sbucciandosi il cuore? Ci si schianta per terra, sui sassi? O è come rimanere sospesi oltre l’orlo di un precipizio, per sempre?
So che ti amo quando ti vedo, lo so quando ho voglia di vederti. Non un muscolo si è mosso. Nessuna brezza agita le foglie. L’aria è ferma. Ho cominciato ad amarti senza fare un solo passo. Senza neanche un battito di ciglia. Non so neppure quando è successo.
Sto bruciando. E’ troppo banale per te? No, e lo sai. Vedrai. E’ quello che capita, è quello che importa. Sto bruciando.
Non mangio più, mi dimentico di mangiare, mi sembra una cosa sciocca, che non c’entra. Se ci bado. Ma non bado a niente.
Stanotte ho buttato il libro dalla finestra. Ho provato a dimenticare. Tu non vai bene per me, lo so, ma quello che penso non mi interessa più, a meno che non pensi a te. Quando sono accanto a te, davanti a te, sento i tuoi capelli che mi sfiorano la guancia anche se non è vero. Qualche volta guardo altrove. Poi ti guardo di nuovo.
Quando mi allaccio le scarpe, quando sbuccio un’arancia, quando guido la macchina, quando vado a dormire ogni notte senza di te, io resto,
come sempre
y

(Cathleen Schine)
Messaggio del 09-04-2006 alle ore 21:50:47
la vita ti cambia
le persone ti cambiano
le partenze i ritorni ti cambiano
ti guardi un giorno nello specchio e dici: ma questa chi è?
è la stessa che ha preso 100 treni
ha scritto cento lettere
ha pianto litri di lacrime?

è un'altra
dura
cinica
sfrontata
impudente
ma questa chi è?

la domanda è:
è cambiata perchè ha sofferto?
ha sofferto per cambiare?
Messaggio del 22-03-2006 alle ore 20:55:42
amen..
Messaggio del 22-03-2006 alle ore 20:53:29
fortunati coloro che si amano nonostante le avversità che si interpongono nel loro rapporto..

..anche se la fortuna non c'entra effettivamente granchè penso, in questi casi..parlerei più di voglia e coraggio di vivere propri sentimenti..
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Editato da Dimas il 22/03/2006 alle 20:56:41
Messaggio del 22-03-2006 alle ore 19:54:23
Jinx, l'avevamo capito tutti.

Dada..la questione è diversa..sono io che sto altrove, anzi altrovissimo!

Dimas, beata la tua donna..
Messaggio del 22-03-2006 alle ore 18:43:07
Per chi volesse saperlo quello che ho postato io è il De Amicitia
Messaggio del 22-03-2006 alle ore 18:41:48
I sentimenti non si scelgono in base alle distanze o i luoghi geografici, non si sceglie come, chi e dove amare..ma si ama e basta..così semplicemente..

..la distanza in fondo è solo un concetto geografico..

..in ogni caso preferisco amare anche se la mia lei dovesse risiedere in un altro emisfero..piuttosto che avere al mio fianco qualcuno che non sa farmi vibrare quanto lei ma accontentarmi per il quieto vivere..
Messaggio del 22-03-2006 alle ore 15:27:23
dadazz va a cac!!!!!
Messaggio del 22-03-2006 alle ore 15:01:43
merlyne non dare retta al rosso non capisce granchè..haah.. apparte gli scherzi la distanza all'inizio è sopportabile se c'è la conosapevolezza e la voglia di entrambi di andare avanti..però poi deve portare ad un punto d'incontro ossia..un cambiamento radicale di vita..un trasferimento e credo che tu per ora si ancora giovane per pensare a questo..perciò io ti dico di vivertela se davvero ci tieni potrebbe darti molto piu di una storia vissuta in vicinanza e cmq potrebbe insegnarti qualcosa... ti abbraccio
Messaggio del 22-03-2006 alle ore 13:23:15
Sono col Rosso!!!
Si torna a casa................
Messaggio del 22-03-2006 alle ore 10:12:47
questo passo è tratto da "io l'amavo" di anna Gavalda
Messaggio del 22-03-2006 alle ore 10:11:33
Ci ho pensato, non mi faccio illusioni, ti amo ma non ho fiducia in te. Poiché quello che stiamo vivendo non è reale, allora si tratta di un gioco. Poiché è un gioco, ci vogliono delle regole. Non voglio incontrarti più a Parigi. Ne a Parigi né in qualunque altro posto ti faccia paura. Quando sono con te, voglio poterti dare la mano per strada e baciarti al ristorante altrimenti non mi interessa. Non ho più l’età per giocare a nascondino. Quindi ci vedremo il più lontano possibile, in altri paesi. Quando conoscerai il luogo dove incontrarci, me lo scriverai a questo indirizzo, è quello di mia sorella a Londra, saprà dove rimandarmela. Non darti la pena di stare a scrivere parole gentili, avverti e basta. Di’ in quale hotel scendi e dove e quando. Se posso raggiungerti, verrò, altrimenti no. Non provare a chiamarmi, né a sapere dove mi trovo, né come vivo, credo che non sia questo il problema. Ci ho pensato, credo che sia la soluzione migliore, fare come te, vivere per conto mio amandoti molto ma da lontano. Non voglio aspettare le tue telefonate, non voglio impedirmi di innamorarmi, voglio poter andare a letto con chi voglio e quando voglio senza farmi scrupoli. Perché hai ragione tu, la vita senza scrupoli è... è more coiwenient. Prima non la pensavo cosI, ma perché no? Voglio provarci. Che ho da perdere, alla fine? Un uomo vigliacco? E da guadagnare? Ii piacere di dormire fra le tue braccia ogni tanto... Ci ho pensato e voglio provarci. Prendere o lasciare...
Messaggio del 22-03-2006 alle ore 10:08:25
L'amore è la sorpresa di scoprirti, di scoprire la dolcezza di una carezza e la gioia di starti vicino.Buona giornata, Un Bacione. rossooo
Messaggio del 22-03-2006 alle ore 08:52:50
... io posso solo dirvi che più passa il tempo e più penso al famoso detto:

"Donne e Buoi dei paesi tuoi!!!!" ....
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 22:01:20
Maledetta distanza anke io ho lasciato un pezzetto di me a Brescia.....vabbò andiamo avanti!
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 21:59:01
merilyne ti capisco sono stata fidanzata per 2 anni con un ragazzo di cuneo..800km distante da me.. ci siamo amati tantissimo nonostante la distanza..ora siamo ottimi amici..3 settimane fa è venuto a trovarmi si è fatto 1600 km per stare con me 2 giorni..è stata una storia bellissima la nostra..non mollare..credimi è difficile..ma se lo vuoi davvero non mollare e vai avanti..io spero davvero che tu possa essere serena!!un abbraccio
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 21:55:34

 


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Editato da Merlyne il 18/04/2006 alle 07:26:19
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 21:51:02
Spesso dite:
"Voglio donare, ma solo a chi merita".
Non così dicono
gli alberi del vostro frutteto,
né gli animali che portate al pascolo.
Danno per vivere perchè trattenere é perire.
Sicuramente l'uomo che è degno di ricevere
i suoi giorni e le sue notti
é degno di ricevere da voi qualsiasi altra cosa.

"Il Profeta" di Kahlil Gibran(il mio preferito )


Messaggio del 21-03-2006 alle ore 21:14:46
merlyne e io ti auguro di essere sempre felice... cmq i pensieri serali sono sempre quelli piu pericolosi..vengono poi riproposti nei sogni e cosi la mattina ti risvegli con la stessa voglia del giorno prima..
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 21:08:33
grazie .mile. me l'hai ricordata..
ed io e lui forse ce l'abbiamo.. o ce l'avremo..forse..
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 16:30:33
mmmmm ma sarà quel che sarà rosso tu rimani il mio sogno ricorrente!!!!
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 16:03:14
rosso
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:41:25
AMA!!!!!
Così sarai sempre vincitrice!!!
Comunque vadano le cose, l'amore non perde mai!...
... Perchè continui a custodirlo dentro di te,
... perchè continua ad essere la parte migliore di te,
...perchè sarà l'unica mano tesa verso di te quando il buio ti circonderà.
AMA, colui che riceverà il tuo amore, non si dimenticherà di te, comunque andranno le cose!!
Ama, e se non sarà la persona giusta,
voltati, e con amore... auguragli il meglio che c'è!!!
Per quella persona sarai sempre una stella nel suo cuore!
Si, perchè l'amore, anche se dura poco, lascia un segno indelebile nei cuori di chi lo vive!!
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:38:00


Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:37:19
si si.. peccato che tu dimentichi il tuo passato..heeheheh...
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:26:43


ragazzi non vi preoccupate per me ... sono in buone mani ...ahahahah

tanto è tutte chiacchiere e distinitivo!!!!!! .....
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:25:29
DOPO VEDIAMO CARO IL MIO ROSSO.. COMINCIA AD AVERE PAURA..DOVRESTI SAPERE DI COSA SONO CAPACE..HEHEHEEHEH
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:23:00
ahahahah per le feste tu a me!!!!!! ahahahahahah
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:21:19
e ora basta.. non voglio più tenerti lontano da me..mo che torni ti concio per le feste rusciulette....
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:13:35
ma che dici..lo so che non mi ami.. sei un falso..bugiardo!
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:10:26
no è lu ver ... li so ditt per farti incazzà!!!!! ..

....
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:09:49
anche io .... ....
.....
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:08:01
rosso lo sai che ti amo ma non corrispondi
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:07:07
... dadazz!!! ma che centro!!!! ....
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:05:47
grazie dimasss... fox lo quoti ad oltranza?ahah!!
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:04:12
io quoto il conte

Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:02:29
saggia decisione..

..lasciarsi andare all'imprevedibilità del fato
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 15:01:14
sto facendo l'ennesima riflessione.. e se invece lasciassi tutto al caso??e me la vivessi cosi come viene senza starci a pensare troppo???uhmmmmm chissààà..
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 14:43:44

Questo amore
-Jacques Prévert

Questo amore
Così violento
Così fragile
Così tenero
Così disperato
Questo amore
Bello come il giorno
Cattivo come il tempo
Quando il tempo e cattivo
Questo amore così vero
Questo amore così bello
Così felice
Così gioioso
Così irrisorio
Tremante di paura come un bambino quando e buio
Così sicuro dì sé
Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
Questo amore che faceva paura
Agli altri
E li faceva parlare e impallidire
Questo amore tenuto d'occhio
Perché noi lo tenevamo d'occhio
Braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Perché noi l'abbiamo braccato ferito calpestato fatto fuori negato cancellato
Questo amore tutt'intero
Così vivo ancora
E baciato dal sole
E' il tuo amore
E' il mio amore
E' quel che e stato
Questa cosa sempre nuova
Che non e mai cambiata
Vera come una pianta
Tremante come un uccello
Calda viva come l'estate
Sia tu che io possiamo
Andare e tornare possiamo
Dimenticare
E poi riaddormentarci
Svegliarci soffrire invecchiare
Addormentarci ancora
Sognarci della morte
Ringiovanire
E svegli sorridere ridere Il nostro amore non si muove
Testardo come un mulo
Vivo come il desiderio
Crudele come la memoria
Stupido come i rimpianti
Tenero come il ricordo
Freddo come il marmo
Bello come il giorno
Fragile come un bambino
Ci guarda sorridendo
Ci parla senza dire
E io l'ascolto tremando
E grido
Grido per te
Grido per me
Ti supplico
Per te per me per tutti quelli che si amano
E che si sono amati
Oh sì gli grido
Per te per me per tutti gli altri
Che non conosco
Resta dove sei
Non andartene via
Resta dov'eri un tempo
Resta dove sei
Non muoverti
Non te ne andare
Noi che siamo amati noi t'abbiamo
Dimenticato
Tu non dimenticarci
Non avevamo che te sulla terra
Non lasciarci morire assiderati
Lontano sempre più lontano
Dove tu vuoi
Dacci un segno di vita
Più tardi, più tardi, di notte
Nella foresta del ricordo
Sorgi improvviso
Tendici la mano
Portaci in salvo.
LA MIA POESIA PREFERITA
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 14:37:39
devo smettere di pensare... penso troppo e alla fine agisco la maggiorparte delle volte MALE!
ke palle oh.. hehehe..
il mio pensiero adesso è *ci capissi una volta qualcosa con te... quando inzia ad andare tutto bene deve sempre succedere qualcosa ke distrugge 7 mesi e il bello è ke non ne vuoi parla'....*
basta se no mi altero
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 14:36:34
merlyne grazie mille credo tu sia una di quelle belle persone che si trovano molto poco ingiro per il mondo... grazie davvero!!rosso io ti chiamerei anche ma sei tu la causa di questo post..e allora che ti chiamo a fare??ehheehehehhe...
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 14:31:47
La primavera colpisce ancora


Tjè beccateve stà bella canzone

clicca qui



Messaggio del 21-03-2006 alle ore 14:21:27
... dadazz!!! ma cosa ti è successo ... ti sei innamorata!!!!
ti do una dritta ....!!!!!

e poi fatti na bella ....

... ... e se poi proprio non ne puoi fare a meno chiamami che ci facciamo una bella .......!!!!
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 14:18:48
Come tutti...
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 13:58:16
sto incasinato sto periodo
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 13:55:05
Ti aspetto.
Ti ho aspettato per anni.
Ogni volta sei entrato da quella porta, un'altra porta, la stessa. [...]
Sei entrato senza bussare, hai bussato, hai sfondato il legno, l'hai preso a calci, picchiettato con le nocche.
Ti ho aperto, hai aperto da solo. Eri diverso. Lo stesso.Un altro ancora. Sempre un uomo. Eri alto. Eri basso. Avevi gli occhi azzurri, gli occhi scuri, la bocca carnosa, i denti bianchi, la dentiera, avevi 25 anni, ne avevi 50, 37. [...]
Eri un uomo.
E io ti amavo. Ti aspettavo, ti telefonavo, ti imploravo, ti mentivo. Ridevo di te. Ti prendevo per il culo in segreto. Contavo i tuoi difetti sulla punta della dita, non ci stavano sulle mani tutte le tue imperfezioni. Eri sempre sbagliato. Sempre giusto. Avevi ragione e avevi torto. Ogni volta, hai voluto mettermi in ginocchio e giocare al marito e alla moglie. Mi hai martoriata con le tue richieste mute, mi hai voluta diversa, uguale a un'altra, simile a un sogno, ragazza da pubblicità, donna in carriera [...] mi hai voluta santa o vestita da puttana. Mi hai travestita, sporcata. Ripulita.
Mi hai stancata.

( Simona Vinci, Stanza 411 )

Per te, Dadaaz, leggile bene, falle tue..E se almeno una volta le pronunciassimo, le pensassimo, se solo una volta le immaginassimo almeno..queste parole...
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 13:26:06
.... mi viene da

...
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 12:19:19
Io non lo so se è meglio amarti invano o non amarti per niente
Io non lo so se non smetterai mai di mancarmi
Ma io non lo so e non lo voglio sapere
ma sono condannata a pensarti per sempre

Mai più noi due
Mai più le tue labbra sulle mie
Mai più la forte intimità
e la sensualità
mai più

Oggi è un giorno qualunque, oggi si vive comunque e non so perchè
Il tempo impone distanze, il tempo è fatto di assenze e non c'è un perchè
Ma io non lo so se lo voglio sapere
ma sono condannata a pensarti per sempre

Mai più noi due
Mai più le tue paure con le mie
Mai più la forte intimità
e la sensualità
mai più
Mai più noi due
Mai più le tue promesse con le mie
Mai più la dolce ingenuità
e la complicità
mai più

si, lo so, lo so, lo so, che si vede che ho pianto
ma, non si vede quanto
E per sempre, dopo un addio
ti rimane dentro un leggero brusio

Mai più noi due
Mai più le tue paure con le mie
Mai più la forte intimità
e la sensualità
mai più
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:40:38
Avrei voluto donarti me stessa!
Avrei voluto sorridere al tuo sguardo!
Avrei voluto custodirti nel mio cuore...
quando in ogni luogo non ti fossi sentito
al sicuro...
e lì avrei curato le tue ferite!
Avrei voluto vivere con te...
gli eterni attimi della mia vita!
Avrei voluto essere la tua stella per illuminare i tuoi giorni tristi!
Avrei voluto essere l'alba dei tuoi sorrisi e il tramonto dei tuoi dolori.
Avrei voluto poterti amare...
ma il tuo sguardo non mi ha mai cercata...
e il tuo cuore non ha mai avuto un posto per me!
Sono contenta di averti potuto donare...
in quegli attimi ormai lontani...
una parte di me...
una parte della mia vita...
una parte del mio cuore!
Ora però devo andare:
non posso rimanere quì a sperare.
Se non sono importante per te...
lo sarò sicuramente per qualcun altro!
Addio dolce sogno!
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:37:24
jinx guarda ora che leggo tutto quello che hai scritto mi sa che non so manco piu innamorata..e so passata gia ad altro!!hahaahah
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:35:32
eh si misa che c'ho preso
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:35:22
I 1 Quinto Mucio l'augure raccontava spesso, a memoria e in modo piacevole, molti episodi della vita di Caio Lelio, suo suocero, e in ogni discorso non esitava a chiamarlo «il Saggio». A Scevola ero stato affidato da mio padre, quando presi la toga virile, perché non mi staccassi mai dal fianco del vecchio, nei limiti del possibile e del consentito. Perciò, fissavo nella mente molti dei suoi accorti ragionamenti e anche molte delle sue massime secche e gustose, e cercavo di migliorare la mia educazione facendo tesoro della sua esperienza di vita. Quando morì, passai alla scuola di Scevola il pontefice, l'uomo che oserei definire il più grande della nostra città per intelligenza e senso di giustizia. Ne parlerò un'altra volta: ora ritorno all'augure. 2 Di lui ricordo spesso molti episodi, ma in particolare uno: era a casa sua e sedeva, come al solito, nell'emiciclo: c'ero io pure e pochi intimi, quando gli capitò di raccontare un fatto che proprio allora era sulla bocca di molti. Ti ricordi certamente, Attico, tu che eri così vicino a Publio Sulpicio, quanta sorpresa o piuttosto quanta amarezza si diffuse tra la gente quando Sulpicio, tribuno della plebe, con odio mortale si staccò da Quinto Pompeo, allora console, insieme al quale era vissuto in un rapporto di grande intimità e affetto. 3 Quel giorno Scevola menzionò casualmente il fatto e ci riferì il discorso che Lelio aveva tenuto sull'amicizia in presenza dello stesso Scevola e dell'altro suo genero, Caio Fannio, figlio di Marco, pochi giorni dopo la morte dell'Africano. Ho fissato nella mente i punti principali della discussione e li ho riportati in questo libro a mio modo: per così dire, ho messo in scena i personaggi stessi per evitare di ripetere troppi «dico» o «dice» e per dar l'idea che il discorso si sviluppi tra persone presenti, qui davanti a noi.

4 Siccome, infatti, mi hai invitato spesso a scrivere qualcosa sull'amicizia, il discorso di Lelio mi è sembrato degno non solo di una divulgazione, ma soprattutto della nostra amicizia: così, ben volentieri ho cercato di esser utile a molti, su tua richiesta. Nel Catone il Vecchio, l'opera sulla vecchiaia a te dedicata, ho messo in scena un vecchio, Catone, perché a parlare della senilità nessun altro personaggio mi sembrava più adatto di colui che era stato vecchio per moltissimo tempo e proprio in vecchiaia era fiorito distinguendosi su tutti. Allo stesso modo, poiché so per tradizione avita che l'amicizia tra Scipione e Lelio fu più di ogni altra memorabile, il personaggio di Lelio mi è sembrato indicato a esporre, sull'amicizia, la conversazione che aveva già tenuto e di cui Scevola serbava il ricordo. Non so come, ma discorsi del genere, quando poggiano sull'autorità di uomini del passato, e per di più illustri, mi sembrano avere un peso maggiore. Così, nel leggere le mie parole ho talvolta l'impressione che sia Catone a parlare, non io. 5 Ma se allora, da vecchio, dedicavo a un vecchio un libro sulla vecchiaia, adesso, da vero amico, dedico a un amico questo trattato sull'amicizia. In quel libro era Catone a parlare, l'uomo più anziano e più ricco di esperienza dei suoi tempi, in questo sarà Lelio a esprimersi sull'amicizia, «il Saggio» - tale era considerato -, il più grande per la gloria della sua amicizia.

Per qualche minuto, te ne prego, non pensare più a me, ma immagina che sia proprio Lelio a raccontare. Caio Fannio e Quinto Mucio vanno a trovare il loro suocero dopo la morte dell'Africano. Da loro ha inizio la conversazione, Lelio risponde e sua è l'intera trattazione dell'amicizia. Leggendola, riconoscerai te stesso.

II 6 FANNIO. Sì, Lelio. Non ci fu uomo migliore dell'Africano, né più illustre. Devi tener presente, però, che gli occhi di tutti sono puntati su di te: sei l'unico che chiamino e giudichino saggio. Sino a poco tempo fa si attribuiva l'appellativo a Marco Catone e sappiamo che, all'epoca dei nostri padri, Lucio Acilio era chiamato «il Saggio». Ma entrambi in modo diverso da te: Acilio perché era considerato competente nel diritto civile, Catone perché aveva esperienza in molti campi ed era ricordato per il buon senso dei provvedimenti, per il coraggio delle azioni, per l'acutezza delle risposte di cui aveva dato prova più volte in senato o al foro. Perciò, in vecchiaia, il titolo di «Saggio» era diventato per lui una sorta di soprannome. 7 Ma, nel tuo caso, è diverso. Ti dicono saggio non solo per le tue qualità naturali e morali, ma anche per i tuoi studi e per la tua cultura, saggio, quindi, non come lo intende la gente, ma come lo intendono gli intellettuali. In tal senso sappiamo che non ci fu nessuno nel resto della Grecia (i critici più sottili non annoverano nella categoria i cosiddetti Sette Sapienti), tranne ad Atene uno solo: e fu lui a essere giudicato «il più saggio» anche dall'oracolo di Apollo. Si pensa che la tua saggezza consista nel saper considerare ogni tuo bene un fatto interiore e nel giudicare le vicende umane subordinate alla virtù. Ecco perché vengono a chiedere a me, e anche a Scevola, penso, come sopporti la morte dell'Africano, tanto più che, alle ultime none, quando ci siamo riuniti nei giardini dell'augure Decimo Bruto per l'abituale seduta, non sei venuto, mentre hai sempre rispettato scrupolosamente quella scadenza e quell'impegno.

8 SCEVOLA. Sì, Caio Lelio, molti mi rivolgono la domanda di cui parla Fannio. Ma io rispondo, sulla base di quanto ho osservato, che con equilibrio sopporti il dolore per la morte di un uomo così straordinario, soprattutto di un così caro amico. E aggiungo che non potevi rimanere indifferente, che sarebbe stato contrario alla tua sensibilità. La tua assenza nel nostro collegio delle none, quindi, dipese da ragioni di salute, così rispondo, non di lutto.

LELIO. La tua risposta è ottima e corretta, Scevola: una disgrazia privata non avrebbe dovuto impedirmi di adempiere al dovere di cui parli, da me sempre assolto quando stavo bene; del resto, in nessun caso, credo, può capitare a un uomo coerente di trascurare i propri doveri. 9 Quanto a te, Farinio, quando dici che mi attribuiscono meriti che non mi riconosco né pretendo di avere, ti comporti da amico, ma, a mio parere, sbagli nel giudicare Catone: infatti o nessuno è mai stato saggio - come credo più probabile - o, se ve n'è stato uno, quello fu Catone. Come ha saputo affrontare la morte del figlio, per tralasciare il resto! Mi ricordavo di Emilio Paolo, avevo visto Galo: ma essi persero dei figli in tenera età, Catone perse un uomo maturo e affermato. 10 Perciò non preferire a Catone neppure colui che, come dici, Apollo ha giudicato «il più saggio», perché dell'uno si lodano i fatti, dell'altro le parole. Quanto a me, per parlare ormai a tutt'e due, ecco cosa ne penso.

III Se dicessi di non soffrire per la morte di Scipione, giudichino i saggi quanto sia nel giusto. Ma mentirei, senza dubbio. Soffro, è vero, perché ho perso un amico che, come immagino, non avrà eguali in futuro, che, come posso dimostrare, non ne ha avuti in passato. Ma non ho bisogno di medicine. So consolarmi da solo, sostenuto in particolare dalla convinzione di non cadere nell'errore che fa soffrire i più quando muore un amico. Penso che nessun male si sia abbattuto su Scipione: se qualcuno ne è stato colpito, quello sono io. Ma affliggersi profondamente per le proprie disgrazie è tipico di chi ama se stesso, non l'amico. 11 Quanto a Scipione, chi può dire che la sorte non gli abbia arriso? A meno che non aspirasse all'immortalità, cosa a cui non pensava affatto, quali sono tra i desideri concessi all'uomo quelli che non è riuscito a realizzare? Appena adolescente, grazie al suo eccezionale valore, superò le enormi aspettative che i suoi concittadini avevano riposto in lui sin da bambino. Non si candidò mai al consolato, ma due volte fu eletto console, la prima quando non aveva ancora l'età prescritta, la seconda a tempo debito per lui, ma forse troppo tardi, ormai, per lo stato. Con la distruzione delle due città più ostili al nostro impero, pose fine alle guerre del suo tempo e scongiurò le future. E che dire della sua disponibilità, dell'amore per la madre, della generosità verso le sorelle, della benevolenza verso i suoi, del senso di giustizia verso tutti? Sapete di cosa parlo. Quanto poi fosse amato dalla città, lo si è visto dal pianto generale ai suoi funerali. A cosa gli sarebbe servito vivere qualche anno di più? A niente, perché la vecchiaia, sebbene non sia un peso (ricordo che Catone, un anno prima di morire, lo sostenne discutendo con me e Scipione), non di meno porta via quel vigore che Scipione aveva ancora. 12 Perciò la sua vita fu tale, quanto a fortuna e a gloria, che nulla di più le si poteva aggiungere. La morte, poi, arrivò così improvvisa da impedirgli di accorgersene. Come morì, è difficile dirlo: sapete quali sospetti circolano. Ma una cosa si può affermare con sicurezza: dei tanti giorni di grande festa e felicità che Scipione vide nella sua vita, il più bello fu quello in cui, dopo lo scioglimento della seduta senatoriale, venne accompagnato a casa, verso sera, dai padri coscritti, dal popolo romano, dagli alleati e dai Latini. Era il giorno precedente la sua morte. Sembrerebbe che da un così alto grado di dignità sia salito agli dèi superni piuttosto che sceso agli inferi. IV 13 No, non sono d'accordo con chi, da qualche tempo, si è messo a sostenere che l'anima muore insieme al corpo e tutto viene distrutto dalla morte. Per me vale di più l'autorità degli antichi: quella dei nostri antenati, che non avrebbero sicuramente tributato ai morti diritti così sacri se avessero pensato che i morti ne fossero indifferenti; oppure l'autorità di coloro che abitarono il nostro paese e diedero istituzioni e norme di vita alla Magna Grecia, che oggi è certamente distrutta, ma allora era fiorente; o l'autorità di colui che, giudicato «il più saggio» dall'oracolo di Apollo, non disse sull'argomento ora questo ora quello, come fanno i più, ma sempre la stessa cosa: l'anima dell'uomo è divina e, quando si stacca dal corpo, ha schiuso di fronte il ritorno al cielo, ritorno tanto più veloce quanto più si è buoni e giusti. 14 Ed era anche l'idea di Scipione. Egli, appunto, come se avesse un presentimento, pochissimi giorni prima di morire, in presenza di Filo, di Manilio, di molti altri e anche di te, Scevola, che mi avevi accompagnato, discusse per tre giorni sullo stato. Dedicò la parte finale del discorso essenzialmente al problema dell'immortalità dell'anima, raccontando quanto diceva di aver udito dall'Africano, apparsogli in sogno. Se è vero che, dopo morti, l'anima dei migliori vola via più facilmente come dalla prigione e dalle catene del corpo, chi, secondo noi, avrà avuto un cammino verso gli dèi più facile che Scipione? Ecco perché piangerne la sorte si addice piuttosto all'invidioso, temo, non all'amico. Se invece è più fondata la teoria secondo cui la morte è la stessa per l'anima e per il corpo e non sopravvive nessuna forma di sensibilità, allora come nella morte non c'è alcun bene, così certamente non c'è alcun male. Quando si perde la sensibilità, infatti, è come se non si fosse mai nati. Ma del fatto che Scipione sia nato ci rallegriamo noi e sempre esulterà, finché vive, la nostra città. 15 A lui, dunque, come ho appena detto, la sorte ha arriso. Non altrettanto a me che, entrato prima nella vita, prima avrei dovuto uscirne. Tuttavia mi sento così appagato nel ricordare la nostra amicizia che mi sembra di aver vissuto un'esistenza felice solo perché l'ho vissuta insieme a Scipione. Con lui ho condiviso l'impegno della politica e degli affari privati, con lui ho vissuto in tempo di pace e di guerra , con lui - ecco la vera essenza dell'amicizia - ho avuto un'intesa perfetta di intenzioni, di aspirazioni e di opinioni. Perciò, non mi compiaccio tanto della fama di saggezza, oltretutto falsa, cui Fannio ha appena accennato, quanto della speranza che il ricordo della nostra amicizia sarà eterno. È una speranza che mi sta a cuore perché, di tutti i secoli passati, si ricordano a mala pena tre o quattro coppie di amici. Ma credo di poter sperare che l'amicizia tra Scipione e Lelio sarà nota ai posteri come una di queste.

16 FANNIO. Non può essere altrimenti, Lelio. Ma, siccome hai menzionato l'amicizia e noi abbiamo del tempo libero, mi farai un grandissimo piacere - e anche a Scevola, spero - se vorrai parlarci dell'amicizia come sei solito discutere gli altri problemi che ti vengono proposti, dicendoci cosa ne pensi, quale essenza le attribuisci, che regole le assegni.

SCEVOLA. Sì, sarà per me un piacere. Anzi, stavo proprio per chiedertelo quando Fannio mi ha preceduto. Le tue parole, quindi, a entrambi saranno molto gradite.

V 17 LELIO. Da parte mia, non farei certo difficoltà se confidassi nelle mie forze: l'argomento è bellissimo e, come ha detto Fannio, abbiamo del tempo libero. Ma chi sono io? E quale capacità oratoria ho? È un'abitudine dei dotti, e più precisamente di quelli greci, improvvisare su un tema loro proposto: è una fatica notevole ed esige un addestramento non superficiale. Perciò, tutti i discorsi che si possono tenere sull'amicizia, andateli a chiedere, per favore, agli improvvisatori di professione. Io posso soltanto esortarvi ad anteporre l'amicizia a ogni altro valore umano, perché niente è tanto conveniente alla natura dell'uomo, niente così opportuno nella buona o nella cattiva sorte.

18 Innanzi tutto la mia opinione è questa: l'amicizia può sussistere solo tra persone virtuose. E non taglio la questione sul vivo, come fanno coloro che discutono con troppa sottigliezza. Forse hanno ragione, ma non forniscono un grande contributo all'utilità comune. Dicono che nessuno, tranne il saggio, è un uomo virtuoso. Ammettiamo pure che sia così. Ma per saggezza intendono quella che nessun mortale, finora, ha mai raggiunto. Noi, invece, dobbiamo guardare alla pratica e alla vita di tutti i giorni, non alle fantasticherie o ai desideri. Non potrei mai dire che Caio Fabrizio, Manlio Curio e Tiberio Coruncanio, considerati saggi dai nostri antenati, lo fossero secondo il parametro di costoro. Perciò si tengano pure il loro nome fastidioso e incomprensibile di sapienti; ammettano almeno che i nostri compatrioti sono stati virtuosi. Ma non faranno neppure questo. Diranno che tale concessione si può fare solo al filosofo. 19 Ragioniamo allora, come si dice, con l'aiuto della «grassa Minerva». Uomini che si comportano, che vivono dimostrando lealtà, integrità morale, senso di equità, generosità, senza nutrire passioni sfrenate, dissolutezza, temerarietà, ma possedendo invece una grande coerenza (come i personaggi ora nominati), sono reputati virtuosi. Allora diamo loro anche il nome di virtuosi, perché seguono, nei limiti delle possibilità umane, la migliore guida per vivere bene, la natura.

Mi sembra chiaro, infatti, che siamo nati perché si instauri tra tutti gli uomini un vincolo sociale, tanto più stretto quanto più si è vicini. Così agli stranieri preferiamo i concittadini, agli estranei i parenti. L'amicizia tra parenti, infatti, deriva dalla natura, ma difetta di sufficiente stabilità. Ecco perché l'amicizia è superiore alla parentela: dalla parentela può venir meno l'affetto, dall'amicizia no. Senza l'affetto, l'amicizia perde il suo nome, alla parentela rimane. 20 Tutta la forza dell'amicizia emerge soprattutto dal fatto che, a partire dall'infinita società del genere umano, messa insieme dalla stessa natura, il legame si fa così stretto e così chiuso che tutto l'affetto si concentra tra due o poche persone. VI L'amicizia non è altro che un'intesa sul divino e sull'umano congiunta a un profondo affetto. Eccetto la saggezza, forse è questo il dono più grande degli dèi all'uomo. C'è chi preferisce la ricchezza, chi la salute, chi il potere, chi ancora le cariche pubbliche, molti anche il piacere. Ma se i piaceri sono degni delle bestie, gli altri beni sono caduchi e incerti perché dipendono non tanto dalla nostra volontà quanto dai capricci della sorte. C'è poi chi ripone il bene supremo nella virtù: cosa meravigliosa, non c'è dubbio, ma è proprio la virtù a generare e a preservare l'amicizia e senza virtù l'amicizia è assolutamente impossibile.

21 Diamo allora alla virtù il significato che ha nella vita quotidiana e nel parlar comune, senza misurarla, come fanno alcuni filosofi, dalla sonorità delle parole. E annoveriamo tra i virtuosi chi è considerato tale, i Paoli, i Catoni, i Galo, gli Scipioni, i Filo, di cui la vita di tutti i giorni si accontenta. E mettiamo da parte le utopie.

22 Quando gli uomini sono tali, l'amicizia presenta vantaggi così grandi che a mala pena posso dirli. In primo luogo, come può essere «vivibile una vita», per usare le parole di Ennio, che non trovi sollievo nel reciproco affetto di un amico? Cosa c'è di più dolce che avere una persona cui confidare tutto, senza timori, come a te stesso? E quale frutto ci sarebbe nella prosperità se non avessi qualcuno capace di goderne al par tuo? Con difficoltà, poi, potresti affrontare le sventure senza un amico che ne soffra anche più di te. Infine, tutti gli altri beni a cui l'uomo aspira, se presi uno a uno, presentano un solo lato vantaggioso - la ricchezza per spenderla, la potenza per essere riveriti, le cariche per ricever lodi, i piaceri per goderne, la salute per non provar dolore e per disporre delle forze fisiche. L'amicizia, invece, comporta moltissimi vantaggi. Dovunque tu vada è a tua disposizione, non è esclusa da nessun luogo, non è mai inopportuna, non è mai un peso. Insomma, non sono l'acqua e il fuoco, come dicono, a esser utili in tante situazioni, è l'amicizia. E non mi sto riferendo all'amicizia volgare e mediocre, capace tuttavia di procurare diletto e utilità, ma all'amicizia vera e perfetta, come fu quella che legò quei pochi che ancor oggi sono ricordati. L'amicizia, infatti, conferisce più vivo splendore al successo e allevia il peso delle avversità, condividendole e partecipandovi. VII 23 L'amicizia, dunque, comporta moltissimi e grandissimi vantaggi, ma ne presenta uno nettamente superiore agli altri: alimenta buone speranze che rischiarano il futuro e non permette all'animo di deprimersi e di abbattersi. Chi guarda un vero amico, in realtà, è come se si guardasse in uno specchio. E così gli assenti diventano presenti, i poveri ricchi, i deboli forti e, quel che è più difficile a dirsi, i morti vivi; tanto intensamente ne prolunga l'esistenza il rispetto, la memoria e il rimpianto degli amici. Ecco perché degli uni sembra felice la morte, degli altri lodevole la vita. Se poi privi la natura dei legami affettivi, nessuna casa, nessuna città potrà restare in piedi, neppure l'agricoltura sopravviverà. Se il concetto non è chiaro, basta osservare dissensi e discordie per capire quanto sia grande la forza dell'amicizia e della concordia. Quale casa è così stabile, quale città è così resistente da impedire a odi e divisioni interne di sconvolgerla da cima a fondo? Dal che si può giudicare quanto ci sia di buono nell'amicizia. 24 Dicono che un filosofo di Agrigento abbia profetizzato, in versi greci, che tutte le cose immobili o in movimento nella natura e nell'universo debbano la loro coesione all'amicizia, la loro divisione alla discordia. È un'idea che tutti i mortali non solo intendono, ma anche comprovano nella realtà. Tant'è vero che, se talvolta si adempie al proprio dovere di amico affrontando o condividendo un pericolo, chi non è pronto a esaltare un simile gesto con le lodi più alte? Che applausi ha decretato, poco tempo fa, l'intero teatro al nuovo dramma di Marco Pacuvio, mio ospite e amico, nella scena in cui Pilade, davanti al re che ignorava l'identità di Oreste, si spacciava per Oreste, volendo morire al posto dell'amico, ma Oreste, ed era la verità, insisteva nel dire che Oreste era lui! In piedi gli spettatori applaudivano pur trattandosi di una finzione. Come pensiamo che si sarebbero comportati di fronte a una situazione reale? Certo, era la natura a rivelare la sua forza, perché degli uomini riconoscevano in altri il valore di un'azione di cui erano incapaci. Fin qui mi sembra di esser riuscito a esprimere il mio punto di vista. Se resta ancora qualcosa da dire, e penso che ne resti ancora molto, chiedetelo, se credete, ai filosofi di professione.

25 FANNIO. No, preferiamo chiederlo a te. Del resto, ho interrogato spesso anche questi «filosofi» e li ho ascoltati con un certo piacere, è vero, ma altra è la stoffa delle tue parole!

SCEVOLA. E lo diresti a maggior ragione, Fannio, se qualche tempo fa avessi assistito alla discussione sullo stato che si tenne nei giardini di Scipione. Che difensore della giustizia si dimostrò, allora, Lelio contro la forbita arringa di Filo!

FANNIO. È stato senz'altro facile per un uomo tanto giusto difendere la giustizia.

SCEVOLA. E allora? Non sarà facile parlare dell'amicizia per un uomo che si è guadagnato gloria immensa conservando un legame con tanta lealtà, coerenza e giustizia?

VIII 26 LELIO. Mi mettete proprio alle strette! Che importa con quali mezzi mi costringete? Certo è che lo fate. Ma resistere alle insistenze dei miei generi, specie se il motivo è valido, non solo è difficile, ma anche ingiusto.

Dunque: quando molto spesso rifletto sull'amicizia, mi sembra che occorra soffermarsi soprattutto su un punto: ricerchiamo forse l'amicizia spinti dalla debolezza o dal bisogno perché, seguendo la logica del dare e dell'avere, speriamo di ottenere dagli altri quel che da soli non riusciamo a procurarci per poi restituirlo a nostra volta? Oppure, fermo restando che questa sia una caratteristica dell'amicizia, la causa è un'altra, più nobile, più bella, più naturale? L'amore, infatti, da cui l'amicizia trae il nome, dà il primo impulso al legame affettivo. È vero che si ottengono spesso vantaggi anche da chi riceve l'onore di un'amicizia simulata e gli ossequi dell'opportunismo. Nella vera amicizia, al contrario, nulla è finto, nulla è simulato, tutto è vero e spontaneo. 27 Perciò, secondo me, l'amicizia deriva dalla natura più che dal bisogno, da un'inclinazione dell'animo mista a un sentimento di amore, più che da calcoli utilitaristici.

Che le cose stiano così lo si può vedere anche in alcuni animali: l'amore che, fino a un certo periodo, riversano sui loro piccoli e l'amore che da essi ricevono rivela chiaramente il loro sentimento. Nell'uomo è molto più evidente. Primo, nell'affetto tra genitori e figli, che solo un crimine abominevole può distruggere. Secondo, in un analogo sentimento di amore che ci nasce dentro quando incontriamo una persona simile a noi per abitudini e carattere, perché crediamo di vedere in lei, per così dire, una luce di onestà e di virtù. 28 Niente è più amabile della virtù, niente spinge di più a voler bene, se è vero che proprio per la loro virtù e moralità ci sono care, in un certo senso, anche persone che non abbiamo mai visto. Chi non si ricorda con stima e affetto di Caio Fabrizio e Manlio Curio, pur non avendoli mai visti? Chi, invece, non odia Tarquinio il Superbo, Spurio Cassio e Spurio Melio? Contro due condottieri abbiamo combattuto per la supremazia in Italia: Pirro e Annibale. Il primo, per la sua onestà, non lo detestiamo sino in fondo, ma il secondo, per la sua crudeltà, Roma lo odierà in eterno. IX 29 Se, dunque, tanta è la forza dell'onestà da venir apprezzata in chi non abbiamo mai visto o, cosa ancor più notevole, addirittura in un nemico, perché stupirsi se l'animo umano rimane turbato quando crede di scorgere virtù e bontà in persone con cui si può legare nei rapporti della vita? È pur vero che l'amore si rafforza quando riceviamo un beneficio o ci manifestano simpatia o quando ancora si instaura l'intimità. Se a ciò si accompagna un'immediata attrazione, ecco allora accendersi un meraviglioso e intenso affetto.

Se alcuni pensano che l'amicizia derivi dalla debolezza e dalla necessità di cercare qualcuno in grado di procurarci quel che ci manca, è perché attribuiscono all'amicizia, se così posso esprimermi, un'origine davvero bassa e ignobile, volendola figlia del bisogno e dell'indigenza. Se così fosse, quanto più uno si sentisse insicuro, tanto più sarebbe adatto all'amicizia. Ma la verità è un'altra! 30 Infatti quanto più uno ha fiducia in sé, quanto più è armato di virtù e di saggezza, in modo da non avere bisogno di nessuno e da considerare ogni suo bene un fatto interiore, tanto più eccelle nel cercare e nel coltivare le amicizie. Cosa? L'Africano aveva bisogno di me? Figuriamoci! E nemmeno io avevo bisogno di lui! Ma gli ho voluto bene perché ammiravo molto il suo valore, e lui, a sua volta, perché aveva una certa considerazione della mia persona. La confidenza accrebbe il nostro affetto. È vero, ne conseguirono molti e grandi vantaggi, ma la speranza di ottenerli non fu il presupposto del nostro attaccamento. 31 Come siamo generosi e liberali non per riscuotere una ricompensa - non diamo i nostri benefici a usura, ma per natura siamo propensi alla generosità -, così dobbiamo credere che si debba ricercare l'amicizia non nella speranza di un contraccambio, ma nella convinzione che il suo intero guadagno consista unicamente nell'amore. 32 Dissente radicalmente da tale opinione chi riporta tutto al piacere, come le bestie. Niente di strano, perché chi ha abbassato ogni pensiero a un livello così terra terra e spregevole non può levare lo sguardo a nulla di alto, di magnifico, di divino.

Perciò teniamo questa gente al di fuori dal nostro discorso e cerchiamo di capire, da parte nostra, che il sentimento di affetto e stima deriva dalla natura, ogni volta che appaia un segno di onestà. Chi vi aspira, si avvicina e si stringe sempre più per godere della presenza e del carattere di colui che ha iniziato ad amare: vuole rendere il proprio affetto in tutto reciproco, essere propenso a rendere servigi più che a richiederne, competere in una gara di virtù. Così l'amicizia procurerà i maggiori vantaggi e, derivando dalla natura e non dalla debolezza, avrà un'origine più nobile e più vera. Infatti, se fosse la convenienza il cemento delle amicizie, cambiati interessi il legame si scioglierebbe. Ma, dal momento che la natura è immutabile, ne consegue che le amicizie vere sono eterne. Ecco l'origine dell'amicizia, a meno che non abbiate qualche obiezione da fare.

FANNIO. No, continua tu, Lelio. A nome di Scevola, che è più giovane, rispondo io a buon diritto.

33 SCEVOLA. Certamente. Ascoltiamo, dunque.

X LELIO. Sì, ascoltate, uomini egregi, gli argomenti molte volte affrontati da me e Scipione nelle nostre discussioni sull'amicizia.

Nonostante tutto, diceva che nulla è più difficile che mantenere un'amicizia sino alla morte. Spesso si verificano o divergenze di interessi o disaccordi in politica; l'uomo, poi, non di rado cambia carattere sia nei momenti difficili sia per il peso degli anni. Come esempio di tali cambiamenti prendeva l'adolescenza, quando con la toga pretesta si accantonano spesso anche i profondissimi affetti dell'infanzia. 34 Se invece durano sino alla giovinezza, vengono infranti dalle rivalità per un partito matrimoniale oppure per un interesse che i due amici non possono ottenere nello stesso tempo. Ma se l'amicizia si spinge oltre, eccola vacillare quando si accende la lotta per le cariche pubbliche. La peste più esiziale dell'amicizia è, nella maggior parte degli uomini, la sete di denaro, nei migliori, la lotta per il potere e per la gloria. Ecco perché dagli amici più cari sorgono spesso gli odi più feroci. 35 Gravi disaccordi, e per lo più legittimi, nascono anche quando si chiede all'amico un favore immorale come, ad esempio, farsi strumento di piacere o complice in una violenza. Chi si rifiuta agisce con onore, ma dalla persona che non vuole compiacere è accusato di tradire il codice dell'amicizia. Invece chi osa chiedere all'amico qualsiasi favore, con la sua stessa richiesta ammette di esser pronto a tutto per l'altro. Di solito le sue recriminazioni non solo distruggono antiche amicizie, ma suscitano anche odi eterni. Ecco le tante, per così dire, fatalità che incombono sull'amicizia: secondo Scipione per evitarle tutte non basta la saggezza, occorre anche la fortuna.

XI 36 Perciò, se siete d'accordo, vediamo innanzi tutto fino a che punto deve spingersi l'amore per un amico. Gli amici di Coriolano, se mai ne ebbe, avrebbero dovuto impugnare le armi contro la patria insieme a lui? E quando Vecellino e Melio aspiravano alla tirannide, gli amici avrebbero dovuto seguirli? 37 Tiberio Gracco fomentava disordini contro lo stato: Quinto Tuberone e gli altri amici suoi coetanei lo abbandonarono, come si è visto. Invece Caio Blossio di Cuma, ospite della vostra famiglia, Scevola, quando venne da me a chiedere perdono, perché ero membro della commissione d'inchiesta con i consoli Lenate e Rupilio, per giustificarsi diceva di aver stimato tanto Tiberio Gracco da credere suo dovere l'esaudire ogni sua decisione. Allora io: «Anche se ti avesse chiesto di dare alle fiamme il Campidoglio?» «Non mi avrebbe mai chiesto una cosa simile!» rispose. «In quel caso, però, avrei ubbidito.» Vedete che parole infami! E, perdio, lo fece davvero. Anzi, superò quanto aveva detto: non obbedì alla temerarietà di Tiberio Gracco, ma la istigò, non si offrì come complice della sua follia, ma come guida. E così, persa completamente la testa, per paura dell'inchiesta straordinaria, riparò in Asia, passò al nemico e pagò allo stato una pena dura, ma giusta. Perciò, dire di aver commesso un reato per un amico non è un'attenuante. Se infatti è stata la tua fede nella virtù a conciliarti l'amicizia, difficilmente l'amicizia resisterà se rinunci alla virtù. 38 Se decidessimo che è giusto concedere agli amici qualsiasi cosa vogliano, oppure ottenere da loro qualsiasi cosa vogliamo, dovremmo essere proprio dei saggi provetti per riuscirvi senza inconvenienti! Ma mi sto riferendo agli amici che abbiamo sotto gli occhi, che vediamo o di cui ci è giunto il ricordo, che incontriamo nella vita quotidiana. È da loro che dobbiamo prendere esempio e, in particolare, da chi è più vicino alla saggezza. 39 Sappiamo che Emilio Papo fu intimo amico di Luscino - lo abbiamo appreso dai Padri. Furono due volte consoli insieme e colleghi nella censura. È stato tramandato, inoltre, che un'intima amicizia li legava a Manlio Curio e a Tiberio Coruncanio, anch'essi grandi amici. Ebbene, non possiamo neppure sospettare che uno di loro abbia preteso dall'amico un favore contrario alla parola data, al giuramento, allo stato. È inutile dire che, trattandosi di uomini simili, se lo avesse preteso non lo avrebbe ottenuto, perché erano persone della massima integrità morale, perché cedere a una richiesta del genere o avanzarla va comunque contro ogni legge. Invece, Tiberio Gracco trovò dei seguaci in Caio Carbone, in Caio Catone e in suo fratello Caio, che allora non era così violento come oggi. XII 40 Si stabilisca dunque la seguente legge dell'amicizia: non avanzare richieste immorali né esaudirle se richieste. È una scusa davvero vergognosa e assolutamente inaccettabile confessare di aver commesso un reato, specie contro lo stato, in nome dell'amicizia.

In verità, cari Fannio e Scevola, siamo arrivati a un punto che dobbiamo prevedere con largo anticipo quali mali si abbatteranno sullo stato. Ormai deviamo non poco dalla retta via tracciata dai Padri. 41 Tiberio Gracco ha cercato di arrogarsi un potere regale o, piuttosto, è stato re per pochi mesi. Il popolo romano aveva mai sentito o visto qualcosa del genere? Anche dopo la morte di Tiberio Gracco i suoi amici e parenti ne seguirono l'esempio: e quel che fecero a Publio Scipione non posso dirlo senza piangere. Quanto a Carbone lo abbiamo sopportato quanto ci è stato possibile solo perché da poco era stata inflitta una punizione a Tiberio Gracco. Che cosa mi aspetto poi dal tribunato di Caio Gracco, è meglio non prevederlo. Ormai serpeggia un male che, una volta risvegliato, scivola giù a seminar rovina. Vedete, a proposito delle norme di votazione, che marcio si è creato prima con la legge Gabinia e due anni dopo con la legge Cassia. Mi sembra già di vedere il popolo opporsi al senato e le più importanti questioni risolversi secondo i capricci della folla. E la gente imparerà a fomentar rivoluzioni piuttosto che a porvi rimedio. 42 Perché parlo così? Perché senza complici nessuno tenta simili imprese. Bisogna quindi esortare i virtuosi, se per caso e senza accorgersene si imbattono in amicizie del genere, a non credersi obbligati a non staccarsi da amici che si macchiano di gravi reati politici. Contro i corrotti si deve stabilire una pena non inferiore per i seguaci che per gli ideatori del crimine. Chi fu più illustre, in Grecia, di Temistocle? Chi più potente? Lui che, stratega della guerra contro i Persiani, aveva liberato la Grecia dalla servitù ed era stato esiliato per invidia, non seppe sopportare, come avrebbe dovuto, l'ingiustizia della sua patria ingrata. Compì lo stesso gesto che, vent'anni prima, da noi, era stato di Coriolano. Non trovarono nessuno che li aiutasse contro la patria: perciò, entrambi, si suicidarono.

43 Non solo non bisogna coprire con il pretesto dell'amicizia un simile complotto di gente corrotta, ma piuttosto punirlo con le sanzioni più gravi, perché nessuno si creda autorizzato a seguire l'amico anche quando attenta allo stato. E, da come vanno le cose, non è detto che un domani non accada. Nel mio caso, poi, il pensiero di come sarà la situazione politica dopo la mia morte desta in me preoccupazioni non meno gravi di quelle per il presente. XIII 44 Si stabilisca dunque la prima legge dell'amicizia: bisogna rivolgere agli amici solo richieste oneste, compiere per gli amici solo azioni oneste senza aspettare di esserne richiesti, mostrarsi sempre disponibili e mai esitanti, avere il coraggio di dare liberamente il proprio parere. Valga soprattutto nell'amicizia l'autorità degli amici che danno buoni consigli; tale autorità serva ad ammonire non solo con sincerità ma, se la situazione lo richiede, anche con asprezza e, in tal caso, le si obbedisca.

45 Alcuni che, a quanto sento dire, vennero considerati sapienti in Grecia, hanno sostenuto tesi a mio giudizio paradossali (ma non esiste argomento su cui non cavillino). Una parte afferma che dobbiamo rifuggire dalle amicizie eccessive, per evitare che uno solo si tormenti per molti; a ciascuno bastano e avanzano i propri problemi e farsi carico di quelli altrui è una bella noia. La cosa migliore, secondo loro, è allentare più che si può le briglie dell'amicizia, tirandole o lasciandole andare a proprio piacere; essenziale per vivere bene è la tranquillità, di cui l'animo non può godere se, per così dire, fosse uno solo a sopportare il travaglio per tutti. 46 Altri, invece, a quanto si dice, sostengono una tesi ancora più disumana; l'ho brevemente accennata poco fa: le amicizie andrebbero ricercate in vista di protezione e appoggi, non per un sentimento di affetto e stima; insomma, quanto meno uno è deciso e forte, tanto più aspira all'amicizia; ecco perché sono le donnicciole a chiedere la protezione dell'amicizia più degli uomini, i poveri più dei ricchi e gli sventurati più di chi è considerato felice. 47 Ma che bella saggezza! È come se privasse l'universo del sole chi priva la vita dell'amicizia: e niente di più bello, niente di più gradito dell'amicizia abbiamo ricevuto dagli dèi immortali. Allora, che cos'è mai questa tranquillità, in apparenza seducente, ma in realtà da ripudiare per molti aspetti? No, non ha senso rifiutarsi di intraprendere una cosa o un'azione onesta, oppure abbandonarla dopo averla intrapresa, per evitare noie. Ma se fuggiamo le preoccupazioni, dobbiamo fuggire la virtù che, all'inevitabile prezzo di qualche apprensione, ci porta a disprezzare e odiare il suo contrario, come fa la bontà con la cattiveria, la temperanza con le passioni, il coraggio con l'ignavia. Ecco perché si vedono soprattutto i giusti soffrire per le ingiustizie, i coraggiosi per la viltà, i moderati per gli eccessi. E proprio di un animo ben educato, quindi, rallegrarsi per il bene e affliggersi per il male. 48 Perciò, se anche l'animo del saggio è sensibile al dolore - e lo è di sicuro, se non vogliamo ammettere che gli è stata strappata l'umanità -, perché dovremmo sradicare dalla vita l'amicizia, per evitare di provar fastidi a causa sua? Se si elimina il sentimento, che differenza c'è non dico tra l'uomo e una bestia, ma tra l'uomo e un tronco o un sasso o qualcosa del genere? No, non bisogna dare ascolto a chi pretende che la virtù sia dura e, per così dire, di ferro, quando invece in molte circostanze, ma soprattutto nell'amicizia, è così tenera ed elastica da aprirsi, se posso esprimermi così, alla fortuna dell'amico e da chiudersi di fronte alle sue avversità. Ecco perché l'angoscia, che spesso si deve patire per un amico, non è così forte da escludere l'amicizia dalla vita, non più di quanto siamo disposti a rinunciare alle virtù perché comportano preoccupazioni e fastidi. XIV Poiché quello che induce a stringere un rapporto di amicizia, come ho detto prima, è il balenare di qualche segno di virtù, che induce un animo affine ad accostarsi e legarsi ad essa, quando ciò accade, allora sorge inevitabile l'amore. 49 Siamo appagati da molte cose vane: onori, gloria, casa, vestiti, forma fisica, ma non apprezziamo affatto l'animo virtuoso, capace di amare e, per così dire, di ricambiare l'amore. C'è follia più grande? Niente, infatti, è più piacevole del reciproco affetto e della corrispondenza di attenzioni e cortesie. 50 E se poi aggiungiamo - come si può fare a buon diritto - che niente affascina e attira qualcosa a sé quanto la somiglianza affascina e attira gli uomini all'amicizia, si finirà con l'ammettere che i buoni amano i buoni e li attraggono a sé come se li sentissero legati dalla parentela o dalla natura. Niente brama tanto il suo simile e ne è avido quanto la natura. Ecco perché possiamo ritenere certo, cari Fannio e Scevola, che i buoni hanno per i buoni un affetto in un certo senso ineluttabile: è la natura ad averlo posto come fonte dell'amicizia. Ma la bontà, in sé e per sé, può sussistere anche tra molte persone. La virtù, infatti, non è inumana, egoista e superba, ma suole proteggere interi popoli e provvedere nel modo migliore a essi. E non lo farebbe di sicuro se aborrisse dall'amore per la gente.

51 Anzi, a mio parere, chi basa l'amicizia sull'interesse distrugge tra i vincoli dell'amicizia quello che è più vicino all'amore. In realtà, non ci è caro tanto ricavare un guadagno dall'amico, quanto il suo stesso amore, e quel che ci proviene dall'amico risulta piacevole solo se accompagnato dall'affetto. E credere che le amicizie si coltivino per indigenza è tanto lontano dal vero che si rivelano più generose e magnanime proprio le persone che, forti del loro prestigio, delle loro ricchezze e soprattutto della loro virtù, nella quale trovano la maggiore risorsa, hanno meno bisogno degli altri. Anzi, sono portato a credere che non è neppure necessario che agli amici non manchi mai assolutamente nulla. Quando avrei potuto dimostrare tutto il mio affetto se Scipione non avesse avuto bisogno mai del mio consiglio, mai della mia collaborazione in pace o in guerra? Non è stata pertanto l'amicizia a seguire il vantaggio, ma è il vantaggio che si è accompagnato all'amicizia. XV 52 Non bisognerà allora dar retta a chi sguazza nei piaceri se talvolta discute sull'amicizia senza averla conosciuta né in teoria né in pratica. Chi, infatti, in nome degli dèi e degli uomini, vorrebbe annegare in un mare di ricchezze e vivere nella più grande abbondanza a patto di non amare nessuno e di non essere amato da nessuno? Non c'è dubbio: questa è la vita dei tiranni, vita che ignora completamente lealtà, affetto e fiducia in un legame durevole. Tutto desta sospetti e angosce, non vi è spazio per l'amicizia. 53 Chi, allora, potrebbe amare una persona di cui ha paura o a cui pensa di ispirarne? Eppure i tiranni sono riveriti, ma da chi finge, e solo per un tempo limitato. Se mai cadono, come succede generalmente, allora viene a galla quanto fossero poveri di amici. È quello che, secondo la tradizione, ammise Tarquinio il giorno dell'esilio: riconobbe gli amici fedeli e quelli infedeli solo nel momento in cui non poteva più ripagare né gli uni né gli altri. 54 È strano, comunque, che abbia potuto avere un solo amico, con la sua superbia e crudeltà! Ma se il suo carattere non poté procurargli veri amici, allo stesso modo le ricchezze impediscono a molti potenti di avere amicizie fedeli. La Fortuna, infatti, non solo è cieca, ma acceca spesso anche le persone cui ha concesso i propri favori. Ecco perché, di solito, si lasciano prendere dall'arroganza e dall'alterigia, e niente risulta più insopportabile di uno stupido fortunato. Si può poi osservare che uomini, il cui carattere era affabile, cambiano con un comando militare, una carica pubblica o un successo, disprezzano le vecchie amicizie e assecondano in tutto le nuove. 55 Ma la vera follia, quando dispongono di ricchezze, possibilità e prestigio, è che si procurano tutto ciò che il denaro può offrire - cavalli, servi, vestiti di lusso, vasi preziosi -, ma non gli amici, il migliore, per così dire il più prezioso corredo della vita. Quando acquistano tutti quei beni, non sanno né per chi li comprano, né per chi si danno tanto da fare. Sono oggetti, infatti, che appartengono al più forte, mentre il possesso dell'amicizia è in ogni uomo stabile e sicuro. Di conseguenza, anche se conservassero quei beni, che sono come doni della Fortuna, una vita di solitudine, priva di amicizie non potrebbe dar la felicità. Ma sull'argomento ho detto abbastanza.

XVI 56 Bisogna ora fissare i limiti dell'amicizia e, per così dire, la linea di confine dell'affetto. Vedo che sull'argomento circolano tre teorie, e nessuna mi sembra accettabile. La prima sostiene che dobbiamo nutrire per gli amici gli stessi sentimenti che proviamo per noi; la seconda che il nostro affetto per gli amici deve corrispondere in tutto e per tutto al loro affetto per noi; la terza che quanto uno stima se stesso, tanto deve essere stimato dagli amici. 57 Non sono affatto d'accordo con nessuna delle tre. Non è vera la prima, secondo cui si deve esser disposti verso l'amico come si è disposti verso se stessi. Quante cose che non faremmo mai per noi, le facciamo invece per gli amici! Pregare uomini indegni, supplicare, scagliarsi contro un altro con troppa durezza e con troppa veemenza attaccarlo, tutti comportamenti che, quando si tratta di noi, risultano poco dignitosi, ma quando si tratta degli amici, diventano il massimo della dignità. In numerose circostanze, poi, gli uomini virtuosi sacrificano molti dei propri privilegi o tollerano di sacrificarli perché siano gli amici a goderne più di loro stessi. 58 La seconda teoria considera l'amicizia come la reciprocità dei doveri e dei sentimenti. Ma significa ridurla a conti troppo gretti e meschini, per vedere se il bilancio è in pari! La vera amicizia, secondo me, è più ricca, più generosa e non bada con pignoleria a non rendere più di quanto abbia ricevuto. Non bisogna temere di perdere qualcosa, di lasciar cadere a terra una goccia o di fare troppo buon peso. 59 Eppure la peggiore di tutte è la terza definizione: quanto uno stima se stesso, tanto deve essere stimato dagli amici. Spesso alcuni si sentono troppo depressi oppure nutrono un'esigua speranza di migliorare il proprio destino. Non è dunque da amico essere verso l'altro come egli è verso se stesso, ma è da amico fare di tutto per dare una scrollata a chi si sente giù spingendolo a nutrire speranze e pensieri migliori. Bisogna quindi stabilire un diverso limite alla vera amicizia. Prima, però, voglio riferire a cosa, in particolare, si indirizzasse la condanna di Scipione. A suo dire, non si potevano trovare parole più ostili all'amicizia di quelle pronunciate da chi si espresse così: «Bisogna amare come se in futuro si dovesse odiare». Non riusciva a capacitarsi che l'autore, come generalmente si pensa, fosse Biante, dal momento che viene annoverato tra i Sette Sapienti. No, quella era l'affermazione di un immorale, di un arrivista, di chi subordina tutto al potere. Come possiamo essere amici di chi consideriamo un potenziale nemico? Ma allora sarà inevitabile desiderare e augurarci che l'amico commetta il maggior numero di colpe possibili per offrirci più occasioni di rimprovero; al contrario, le sue buone azioni e i suoi successi finiranno col destare in noi tensione, dolore e invidia. 60 Ecco perché tale precetto, di chiunque sia, serve solo a distruggere l'amicizia. Bisognerebbe piuttosto proporne un altro: quando stringiamo le amicizie, dobbiamo stare attenti a non iniziare ad amare chi, un giorno, potremmo odiare. Anzi, secondo Scipione, qualora la scelta degli amici non si rivelasse felice, dovremmo sopportarli piuttosto che pensare al momento giusto per aprire le ostilità.

XVII 61 Ecco, dunque, a mio giudizio, i limiti dell'amicizia: quando gli amici hanno un comportamento irreprensibile, allora mettiamo in comune ogni azione, pensiero, proposito senza eccezione alcuna. Se poi il caso vuole che dobbiamo assecondare gli amici in propositi non del tutto giusti, in cui siano in gioco la loro vita e la loro reputazione, allora si deve fare uno strappo alla regola, purché non ne consegua un gravissimo disonore. Sino a un certo limite, infatti, possiamo usare indulgenza all'amicizia, senza però trascurare la nostra reputazione o sottovalutare il favore dell'opinione pubblica come se fosse una piccola arma nella vita politica, benché accattivarselo con la lusinga e la piaggeria sia una vergogna; quanto alla virtù, da cui sorge l'affetto, non dobbiamo mai rinnegarla.

62 Ma Scipione - ritorno spesso a lui perché suo era l'intero discorso sull'amicizia - si lamentava che gli uomini in tutto usino più attenzione che nell'amicizia. Tutti sanno dirti quante capre o pecore possiedono, ma quanti amici no. Nel procurarsi un gregge usano ogni riguardo, ma nello scegliere gli amici sono distratti né hanno, per così dire, segni particolari e marchi che li aiutino a giudicare coloro che sono idonei all'amicizia.

Dobbiamo scegliere amici dotati di fermezza, stabilità e coerenza - e di tali caratteristiche vi è grande penuria! E giudicare una persona senza metterla alla prova è davvero difficile, ma la prova è fattibile solo se si è instaurato il legame. Così, l'amicizia precorre il giudizio e finisce con eliminare la possibilità di fare una verifica. 63 È indice di saggezza, quindi, saper frenare l'impeto dell'affetto come si frena un cocchio, per poter usare dell'amicizia solo dopo aver sperimentato, in qualche modo, il carattere degli amici, così come si provano i cavalli. Spesso alcuni rivelano tutta la loro leggerezza di fronte a pochi soldi; altri, invece, irremovibili davanti a una piccola somma, si tradiscono di fronte a una grande. Ma se pure troveremo chi si vergogna di preferire il denaro all'amicizia, dove troveremo chi non antepone all'amicizia onori, cariche pubbliche e militari, potere, prestigio, e chi, avendo la possibilità di scegliere tra tutti questi beni e le prerogative dell'amicizia, non preferisce di gran lunga i primi? La natura umana è troppo debole per disprezzare il potere; e se si raggiunge il potere a prezzo dell'amicizia, si pensa che su ciò calerà un'ombra, perché non senza una valida ragione l'amicizia è stata trascurata. 64 E così, è difficilissimo trovare vere amicizie in chi vede nella carriera politica una ragione di vita. Dove trovare chi preferisca alla propria affermazione quella dell'amico? E, per passare ad altro, come risulta gravoso e difficile, ai più, condividere gli insuccessi altrui! Non è facile trovare persone disposte ad abbassarsi a tanto. E benché Ennio abbia ragione nel dire:



L'amico certo si scopre nella sorte incerta

tuttavia due sono le situazioni che dimostrano la leggerezza e l'incostanza dei più: se disprezzano gli amici nel momento del successo o se li abbandonano nelle difficoltà. Chi, in entrambi i casi, si mostrerà amico serio, coerente e stabile, dobbiamo considerarlo di una stirpe umana rarissima, quasi divina! XVIII 65 Base della stabilità e della coerenza, che cerchiamo nell'amicizia, è la lealtà. Nulla è stabile senza lealtà. Conviene inoltre scegliere una persona semplice, socievole e di sensibilità affine, cioè che reagisca alle situazioni come noi. Tutto ciò contribuisce alla fedeltà. Non può essere leale un carattere complesso e tortuoso, e neppure chi non reagisce come noi e ha una sensibilità diversa può essere leale e stabile. Bisogna poi aggiungere che l'amico non deve provar gusto nel calunniare o nel prestar fede a calunnie mosse da altri. Tutto ciò contribuisce alla coerenza, di cui sto trattando già da un po'. Ed ecco avverarsi la premessa del mio discorso: l'amicizia può esistere solo tra i virtuosi. Solo l'uomo virtuoso, che si può chiamare anche saggio, sa osservare due norme dell'amicizia. Prima: evitare tutto ciò che è finto o simulato; persino l'odio dichiarato è più nobile che nascondere il proprio pensiero dietro un'espressione del volto. Seconda: non solo respingere le accuse lanciate da altri, ma neppure nutrire sospetti, supponendo che l'amico si sia comportato male. 66 Conviene aggiungere, infine, la dolcezza di parola e di modi, condimento per nulla trascurabile dell'amicizia. Il cattivo umore e la continua serietà comportano sì un tono di sostenutezza, ma l'amicizia deve essere più rilassata, più libera, più dolce, più incline a ogni forma di amabilità e di cortesia.

XIX 67 Sorge a questo punto un problema di una certa difficoltà: a volte, dobbiamo forse preferire i nuovi amici, purché degni della nostra amicizia, ai vecchi, così come di solito preferiamo ai cavalli di una certa età quelli giovani? Dubbio indegno di un uomo! Nell'amicizia non deve esistere sazietà come nelle altre cose! Quanto più un'amicizia è antica, tanto più deve piacere, come quei vini che reggono bene l'invecchiamento. Ed è vero il proverbio che dice: bisogna mangiare insieme molti moggi di sale perché si possa dire assolto il dovere di amico. 68 Quanto alle nuove amicizie, se lasciano sperare nella nascita di un frutto, come giovani piante che non ingannano l'attesa, non sono certo da rifiutare, ma l'anzianità deve rimanere al posto che le spetta, perché è grandissima la forza dell'anzianità e dell'intima conoscenza. Anzi, ritornando all'esempio del cavallo appena menzionato, se niente lo impedisce, non c'è nessuno che preferisca al cavallo cui è abituato uno mai montato e nuovo per lui. In realtà, è un'abitudine valida non solo per gli esseri animati, ma anche per quelli inanimati, tant'è vero che ci piacciono dei luoghi, anche se montuosi e selvaggi, se vi abbiamo dimorato per un certo periodo di tempo. 69 Ma il presupposto fondamentale dell'amicizia è mettersi al livello di chi è inferiore. Spesso ci sono uomini di levatura superiore, come Scipione nel nostro gruppo. Eppure non fece pesare mai la sua posizione a Filo, mai a Rupilio, mai a Mummio, mai agli amici di rango inferiore. Anzi, onorava come un superiore, perché più vecchio di lui, suo fratello Quinto Massimo, uomo sì di grandi capacità, ma non del suo livello, e voleva offrire a ogni amico la possibilità di innalzare la propria posizione. 70 Ecco cosa dovrebbero fare tutti, imitando Scipione: se sono riusciti a distinguersi per virtù, intelligenza e fortuna, rendano partecipi gli amici della propria superiorità, la condividano con chi hanno più vicino; se, per esempio, i loro genitori sono di umile condizione, se i loro parenti non sono molto dotati di spirito e di sostanze, ne accrescano le risorse e li aiutino a ottenere onori e dignità. È quel che accade in teatro, dove personaggi vissuti a lungo in stato di servitù, perché se ne ignorava la stirpe e l'origine, una volta riconosciuti come figli di dèi o re, mantengono intatto il loro affetto nei riguardi dei pastori che per molti anni hanno considerato loro padri. A maggior ragione bisogna comportarsi così nei confronti dei veri e sicuri genitori. Cogliamo infatti il maggior frutto dell'intelligenza, della virtù, di ogni tipo di superiorità quando ne diamo una parte a chi ci è più vicino. XX 71 Come, dunque, nei legami di amicizia o nelle relazioni vincolanti i superiori devono mettersi al livello degli inferiori, così gli inferiori non devono affliggersi nel vedersi superati per intelligenza, fortuna e dignità. Invece, la maggior parte di questi è sempre pronta a lamentarsi o a rinfacciare qualcosa, soprattutto se pensa di poter ricordare un favore reso che ne attesti la premura, l'amicizia e anche un certo disturbo. Che gente odiosa! È sempre pronta a rinfacciare quel che ha fatto, mentre dei favori dovrebbe ricordarsi chi li ha ricevuti e non parlarne chi li ha resi. 72 Perciò, nei rapporti di amicizia come coloro che sono superiori devono abbassarsi, così, in un certo senso, devono elevare gli inferiori. Ci sono persone, infatti, che tolgono il piacere dell'amicizia perché si credono disprezzate; capita generalmente solo a chi non si considera degno della stima altrui. È doveroso, quindi, liberarli di tale pregiudizio non solo a parole, ma anche con i fatti. 73 Devi inoltre dare all'amico in primo luogo quanto sei in grado di dare, in secondo luogo quanto la persona che ami e vuoi aiutare è in grado di sostenere. Per quanto tu stia in alto non potresti condurre gli amici ai vertici delle cariche pubbliche. Scipione, per esempio, riuscì a far eleggere console Publio Rupilio, ma non il fratello di costui, Lucio. Ma se anche potessi conferire a un altro una carica qualsiasi, devi sempre vedere se sia capace di sostenerla. 74 In generale, si devono giudicare le amicizie quando il carattere si è formato e l'età è matura. Se, da giovani, siamo stati appassionati di caccia o del gioco della palla, non dobbiamo considerare necessariamente amici i compagni che allora prediligevamo perché accomunati dalla stessa passione. In questo modo, nutrici e pedagoghi si sentiranno in dovere di esigere il massimo dell'affetto per diritto di anzianità! Noi non dobbiamo dimenticarli, ma amarli in un altro modo. Diversamente, le amicizie non possono durare in maniera stabile. Caratteri diversi comportano interessi diversi ed è questa diversità a separare gli amici; se i virtuosi non possono essere amici dei malvagi e i malvagi dei virtuosi è solo perché la loro differenza di carattere e di interessi è la più grande che ci sia. 75 A ragione si può prescrivere un'altra regola nell'amicizia: un affetto incontrollato non deve ostacolare l'amico, come molto spesso accade, nel conseguimento di importanti successi. Per ritornare ai drammi, Neottolemo non avrebbe potuto conquistare Troia se avesse voluto dar retta a Licomede, presso il quale era stato allevato, che piangendo a dirotto cercava di impedirne la partenza. Spesso, poi, capitano gravi eventi che impongono un distacco: chi vi si oppone, perché incapace di sopportare la mancanza dell'amico è debole, senza carattere, e, proprio per questo, ingiusto nei confronti dell'amico. 76 Insomma, in ogni circostanza devi valutare attentamente cosa chiedi all'amico e cosa sei disposto a concedergli. XXI Incombe sulle amicizie una calamità, e non sempre è possibile evitarla: la rottura. Il mio discorso si abbassa ormai dall'amicizia tra saggi alle amicizie comuni. I difetti degli amici, infatti, molte volte si manifestano all'improvviso, ora a danno degli stessi amici, ora degli estranei, ma in modo che il disonore ricada sempre sugli amici. Bisogna frequentare tali amicizie sempre meno, sino ad arrivare allo scioglimento definitivo. Come ho sentito dire da Catone, dobbiamo scucirle, non strapparle, a meno che non divampi un motivo di risentimento davvero insopportabile; in tal caso non sarebbe giusto, né dignitoso, né possibile non troncare una volta per tutte il rapporto. 77 Ma se il carattere o gli interessi cambieranno, come avviene di solito, o se il diverso orientamento politico diventerà motivo di contrasto (non mi sto riferendo, come ho appena detto, alle amicizie dei saggi, ma alle comuni), dovremo evitare di far credere che abbiamo fatto morire un'amicizia per concepire un odio. Niente è più indegno che aprire le ostilità contro la persona con cui hai vissuto in intimità. Scipione, lo sapete, a causa mia aveva rinunciato all'amicizia di Quinto Pompeo; per dissensi politici si staccò dal nostro collega Metello: in entrambi i casi agì dignitosamente, cioè con autorità, ma senza nutrire aspri rancori. 78 Per prima cosa, dunque, bisogna cercare di impedire tra amici le lacerazioni, ma, se si verificano, bisogna comportarsi in modo che la fiamma dell'amicizia sembri essersi consumata da sola, e non che sia stata soffocata. Occorre poi evitare che le amicizie si convertano in odi feroci, da cui nascono liti, maldicenze e insulti. Se però sono tollerabili, bisogna sopportarle e tributare questo onore all'amicizia di un tempo, in modo che la colpa ricada su chi commette il torto, non su chi lo subisce.

In generale, il solo mezzo per prevenire e impedire questi guai e queste molestie è non iniziare ad amare troppo presto o persone indegne. 79 Degno di amicizia è chi ha dentro di sé la ragione di essere amato. Specie rara! Davvero, tutto ciò che è bello è raro; niente è più difficile che trovare una cosa perfetta, nel suo genere, sotto ogni aspetto. Ma i più riconoscono come buono, nella vita umana, solo ciò che comporta un profitto e scelgono gli amici come le bestie, preferendo chi offre loro la speranza del massimo guadagno. 80 Si privano così dell'amicizia più bella e più naturale, quella che si ricerca in sé e per sé, e non imparano dalla diretta esperienza quale sia l'essenza e l'importanza dell'amicizia. Ciascuno, infatti, ama se stesso, non perché pretende di ricavare da sé il compenso del proprio affetto, ma perché amarsi è fine a se stesso. Se non si trasferisce tale mentalità nell'amicizia, non si troverà mai un vero amico. E il vero amico è come un altro te stesso. 81 Ora, se è evidente negli animali - dell'aria, dell'acqua, della terra, domestici e selvatici - che, primo, si amano (è un istinto «innato» in ogni essere vivente), e, secondo, cercano ardentemente un animale della stessa specie cui accoppiarsi (e lo fanno con slancio, con qualcosa che assomiglia all'amore umano), quanto tale sentimento è più naturale nell'uomo, che ama se stesso e cerca un altro con cui mescolare la sua anima, per farne di due quasi una sola! XXII 82 Ma i più assurdamente, per non dire con impudenza, vogliono avere amici come loro stessi non possono essere e quel che essi non danno agli amici lo pretendono da loro. Invece è giusto prima di tutto essere uomini virtuosi e poi cercare altri simili a noi. Solo tra virtuosi può rafforzarsi la stabilità dell'amicizia, di cui sto trattando già da un po', quando cioè gli uomini, legati dall'affetto, sapranno in primo luogo dominare le passioni, di cui gli altri sono schiavi, e poi ameranno l'equità e la giustizia, si sobbarcheranno a ogni sacrificio l'uno per l'altro, non chiederanno mai nulla che contravvenga alla morale e al diritto, e instaureranno così non solo un rapporto di stima e amore, ma anche di rispetto. In verità, priva l'amicizia del suo più bell'ornamento chi la priva del rispetto. 83 Ecco perché chi considera l'amicizia un terreno aperto a voglie e colpe di ogni sorta cade in un pernicioso errore. La natura, invece, ci ha dato l'amicizia come ausilio della virtù, non come complice dei vizi, e lo ha fatto perché la virtù, incapace da sola di raggiungere il bene supremo, vi pervenisse congiunta e associata a un'altra virtù. E se tra gli uomini c'è, c'è stata o ci sarà una simile unione, bisogna considerarla la migliore e la più felice alleanza sulla via del supremo bene naturale. 84 È un'unione, dico io, in cui risiedono tutti i beni che gli uomini considerano desiderabili: l'onore, la gloria, la serenità e la gioia interiore; se li possiedono la vita è felice, ma se non li hanno, non può esserlo. E siccome questo è il bene supremo, se vogliamo raggiungerlo dobbiamo consacrarci alla virtù, senza la quale non possiamo ottenere né l'amicizia né alcun bene desiderabile. Ma le persone che credono di avere degli amici pur calpestando la virtù, si accorgono alla fine di aver sbagliato, quando una grave circostanza li costringe a metterli alla prova. 85 Ecco perché, e non bisogna stancarsi di ripeterlo, prima devi giudicare, poi voler bene, e non il contrario.

Scontiamo la nostra negligenza in molte circostanze, ma soprattutto quando scegliamo e coltiviamo le amicizie. Questo perché prendiamo le decisioni quando ormai è troppo tardi e, benché ce lo vieti un antico proverbio, tentiamo di cambiar l'ineluttabile. Ci facciamo strettamente vincolare agli altri o da una lunga relazione o anche dagli obblighi; poi, all'improvviso, sorge un ostacolo e sfasciamo l'amicizia, nel bel mezzo della navigazione. XXIII 86 A maggior ragione, quindi, dobbiamo condannare tale indifferenza nei confronti di una cosa estremamente necessaria. Di tutti i beni della vita umana l'amicizia è l'unico sulla cui utilità gli uomini siano unanimemente d'accordo. È vero che molti disprezzano la virtù e la considerano uno sfoggio, un'ostentazione; molti, che si accontentano di poco e amano un tenore di vita semplice, spregiano invece le ricchezze; e le cariche politiche, il desiderio delle quali infiamma alcuni, quanto sono numerosi quelli che le disprezzano, al punto da considerarle il culmine della vanità e della frivolezza! Allo stesso modo, quel che per gli uni è meraviglioso, per moltissimi non vale niente. Ma sull'amicizia tutti, dal primo all'ultimo, sono d'accordo, da chi fa della politica una ragione di vita a chi si diletta di scienza e filosofia, da chi, al di fuori della vita pubblica, si occupa dei propri affari a chi, infine, si dà anima e corpo ai piaceri. Tutti sanno che la vita non è vita senza amicizia, se almeno in parte si vuole vivere da uomini liberi. 87 L'amicizia, infatti, si insinua, non so come, nella vita di tutti e non permette a nessuna esistenza di trascorrere senza di lei. Anzi, se un uomo fosse di indole tanto aspra e selvaggia da rifuggire da ogni contatto umano e da detestarlo - un certo Timone, ad Atene, dicono che fosse così -, non potrebbe tuttavia fare a meno di cercare qualcuno cui vomitare addosso il veleno della sua acredine. Giudicheremmo meglio un tale comportamento se ci capitasse una cosa del genere: un dio ci strappa dal consorzio umano e ci isola in qualche luogo; qui, fornendoci senza risparmio ogni cosa necessaria alla natura umana, ci priva completamente della possibilità di vedere un altro essere umano. Chi sarebbe così duro da sopportare una vita simile? A chi la solitudine non toglierebbe il frutto di ogni piacere? 88 Allora è vero quanto ripeteva, se non erro, Archita di Taranto (l'ho sentito ricordare dai nostri vecchi che, a loro volta, riportavano il racconto di altri vecchi): «Se un uomo salisse in cielo e contemplasse la natura dell'universo e la bellezza degli astri, la meraviglia di tale visione non gli darebbe la gioia più intensa, come dovrebbe, ma quasi un dispiacere, perché non avrebbe nessuno cui comunicarla.» Così la natura non ama affatto l'isolamento e cerca sempre di appoggiarsi, per così dire, a un sostegno, che è tanto più dolce quanto più caro è l'amico. XXIV È vero: la natura stessa ci dichiara con tanti segni cosa vuole, cosa ricerca ed esige, ma noi diventiamo sordi, chissà perché, e non diamo ascolto ai suoi avvertimenti. In realtà, i rapporti di amicizia sono vari e complessi e si presentano molti motivi di sospetto e di attrito; saperli ora evitare, ora attenuare, ora sopportare è indice di saggezza.

Un motivo di risentimento in particolare non va inasprito, per poter conservare nell'amicizia vantaggi e lealtà: bisogna avvertire e rimproverare spesso gli amici e, con spirito amichevole, bisogna accettare da loro gli stessi rimproveri se sono ispirati dall'affetto. 89 Invece, chissà perché, ha ragione il mio amico Terenzio quando dice nell'Andria:



L'ossequio genera amici, la verità odio.



Sgradita verità, se produce odio, il veleno dell'amicizia, ma molto più sgradito l'ossequio, perché, indulgente verso le colpe, non impedisce all'amico di cadervi! Ma è soprattutto colpevole chi rinnega la verità facendosi trascinare in inganno dall'ossequio. In tutto ciò bisogna usare raziocinio e accortezza, in primo luogo perché il monito non suoni aspro, in secondo luogo perché il rimprovero non risulti offensivo; si accompagni poi all'«ossequio» - mi piace usare il termine terenziano - la gentilezza, senza però far ricorso all'adulazione, complice dei vizi, indegna non solo di un amico, ma anche di un uomo libero. Perché in un modo si vive con il tiranno, in un altro si vive con l'amico. 90 Se poi uno ha le orecchie chiuse alla verità e non può ascoltare dall'amico il vero, è il caso di disperare della sua salvezza. Acuto, come molti altri, è un detto di Catone: «Talvolta fanno del bene più i nemici irriducibili degli amici che sembrano compiacenti: i primi dicono spesso il vero, i secondi mai.» Ed ecco un'altra assurdità: chi è rimproverato non prova il dispiacere che dovrebbe provare, ma si dispiace per quello che invece non dovrebbe toccarlo: infatti non si addolora per aver sbagliato, ma si irrita di venir ripreso. Invece dovrebbe provare il contrario: dolore per la colpa e gioia per la correzione. XXV 91 Se, dunque, è indice di vera amicizia ammonire ed essere ammoniti - e ammonire con sincerità, ma senza durezza, e accettare i rimproveri con pazienza, ma senza rancore -, allora dobbiamo ammettere che la peste più esiziale dell'amicizia è l'adulazione, la lusinga e il servilismo. Dàgli tutti i nomi che vuoi: sarà sempre un vizio da condannare, un vizio di chi è falso e bugiardo, di chi è sempre pronto a dire qualsiasi cosa per compiacere, ma la verità mai.

92 D'altronde, se la simulazione in ogni circostanza è un male, perché impedisce il giudizio del vero e lo adultera, allora è assolutamente incompatibile con l'amicizia. Cancella infatti la verità senza la quale non ha più senso la parola amicizia. Se infatti l'essenza dell'amicizia consiste, per così dire, nel fondere in una sola anima più anime, come sarà possibile se nemmeno nell'anima del singolo individuo ci sarà sempre unità e identità, ma diversità, mutevolezza e ambiguità? 93 Esiste qualcosa di tanto flessibile, di tanto sviato quanto l'anima di chi si trasforma non solo sulla base dell'umore e della volontà di un altro, ma anche della sua espressione o di un suo cenno?



Se dice no, io dico no. Se dice sì, io dico sì. Insomma, mi sono imposto di esser sempre d'accordo,



come afferma ancora Terenzio, ma per bocca di Gnatone. Avere un amico del genere è davvero indice di stoltezza! 94 Ma siccome molti sono gli Gnatoni, e spesso superiori per condizione sociale, fortuna e fama, la loro piaggeria è pericolosa, perché alla menzogna si aggiunge l'autorità.

95 Ma, stando bene attenti, è possibile distinguere e riconoscere l'amico adulatore dal vero amico, così come si riconosce ciò che è contraffatto e falso da ciò che è autentico e genuino. L'assemblea popolare, composta da persone molto ignoranti, è capace tuttavia di vedere, di solito, la differenza tra il demagogo, cioè il cittadino adulatore e infido, e il cittadino coerente, serio e ponderato. 96 Con quali lusinghe Caio Papirio cercava di insinuarsi nelle orecchie dell'assemblea popolare poco tempo fa, quando presentava il disegno di legge sulla rielezione dei tribuni della plebe! Ci siamo opposti alla sua proposta. Ma non è di me, è di Scipione che preferisco parlare. Dèi immortali, che solennità, che maestà risuonò nelle sue parole! Non avresti esitato a chiamarlo guida del popolo romano, non semplice cittadino! Ma eravate presenti ed è in circolazione il suo discorso. Così, una legge di ispirazione popolare è stata respinta dai voti dei popolo. E, per ritornare a me, vi ricordate senz'altro di quanto apparisse popolare la legge sui sacerdozi presentata da Caio Licinio Crasso nell'anno del consolato di Quinto Massimo, fratello di Scipione, e di Lucio Mancino! L'elezione dei membri dei collegi sacerdotali veniva trasferita al popolo. E fu lui il primo a parlare al popolo con la faccia rivolta al foro. Nonostante ciò, il rispetto degli dèi immortali, da me difeso, sconfisse senza difficoltà il suo discorso demagogico. L'episodio risale alla mia pretura, cinque anni prima del mio consolato. Così, fu il suo significato intrinseco la migliore difesa di quella causa, e non la suprema autorità del suo oratore. XXVI 97 Se, dunque, in quel teatro che è l'assemblea popolare, dove finzioni e apparenze giocano un ruolo di primo piano, il vero comunque prevale, purché sia svelato e messo nella giusta luce, che cosa deve accadere nell'amicizia, che si misura tutta sul metro della verità? Se nell'amicizia non vedessi, come si dice, che l'amico ti apre il suo cuore e tu gli mostri il tuo, non avresti nulla di cui fidarti, nulla di cui esser certo, neppure di amare e di essere amato, perché non sapresti quanto ci sia di vero in tutto ciò. Del resto l'adulazione, per quanto sia pericolosa, nuoce soltanto a chi l'ammette e se ne compiace. Ecco perché è proprio l'uomo pieno di sé e tutto preso dalla propria persona a spalancare le orecchie agli adulatori. 98 Certo, la virtù ama se stessa: si conosce alla perfezione e sa quanto sia amabile. Però, non mi sto riferendo alla virtù, ma all'apparenza di virtù. La maggior parte degli uomini, infatti, preferisce l'apparenza di virtù al reale possesso della stessa. E sono loro a compiacersi dell'adulazione: quando ci si rivolge a queste persone con parole dette ad arte per rispondere alle loro aspettative, vedono in quel vano discorso un'attestazione dei loro meriti. Perciò non esiste amicizia tra due uomini quando uno non vuole sentire il vero e l'altro è pronto a mentire. L'adulazione dei parassiti non risulterebbe comica, nelle commedie, se non ci fossero i soldati fanfaroni:



Davvero Taide mi manda mille grazie?



Bastava rispondere: «Sì, mille grazie.» Invece dice: «Milioni di grazie!». L'adulatore aumenta sempre, per compiacere, quei «molto» che l'altro vuol sentirsi dire. 99 Perciò, anche se le menzogne dettate dall'ossequio funzionano su chi le attira a sé e le provoca, bisogna ugualmente avvertire le persone serie e coerenti a non diventare vittime di un'adulazione ben congegnata. Tutti, tranne il perfetto imbecille, riconoscono l'adulatore smaccato. Ma è da quello astuto e coperto che dobbiamo guardarci perché non si insinui in noi. Non è molto facile riconoscerlo. Spesso, infatti, adula anche contraddicendo: per compiacere finge di litigare, ma alla fine si arrende, si dà per vinto regalando all'altro l'illusione, con l'inganno, di esser stato più intelligente di lui. Cosa c'è di più vergognoso che farsi ingannare? A maggior ragione dobbiamo evitare che accada.



Come mi hai raggirato e menato ben bene per il naso, oggi,

più di tutti gli stupidi vecchi delle commedie!



100 Anche a teatro il personaggio più stupido è quello dei vecchio sprovveduto e credulone. Non so come, ma il discorso è scivolato dalle amicizie tra uomini perfetti, cioè saggi ( mi riferisco alla saggezza che sembra accessibile all'uomo), alle amicizie di poco conto. Ritorniamo allora al punto di partenza e cerchiamo di concludere.

XXVII È la virtù, sì è la virtù, o Caio Fannio e tu, mio Quinto Mucio, a procurare e a conservare le amicizie. In essa c'è armonia, stabilità e coerenza. Quando sorge e mostra la sua luce, quando vede e riconosce la stessa luce in altri, vi si avvicina per ricevere, a sua volta, la luce che brilla nell'altro. Si accende così l'amore, o l'amicizia (entrambi i termini derivano infatti da amare). E amare altro non è che provare per chi si ama un affetto fine a se stesso, indipendente dal bisogno e dalla ricerca di vantaggi. I vantaggi, tuttavia, sbocciano dall'amicizia, anche se non sei andato a cercarli. 101 È l'affetto con cui abbiamo amato, da giovani, i vecchi di allora, Lucio Paolo, Marco Catone, Caio Galo, Publio Nasica, Tiberio Gracco, suocero del nostro Scipione. È l'affetto che rifulge più vivo tra noi coetanei, come tra me e Scipione, Lucio Furio, Publio Rupilio e Spurio Mummio. E adesso, a nostra volta, ormai vecchi, troviamo sollievo nell'affetto per i giovani, come voi e come Quinto Tuberone. Dal canto mio, mi compiaccio molto anche dell'amicizia con i giovani Publio Rutilio e Aulo Verginio. E poiché la legge della vita e della natura vuole che a una generazione ne segua un'altra, dobbiamo augurarci sopra ogni cosa di poter arrivare, come si dice, al traguardo insieme ai coetanei con cui ci siamo mossi dalla linea di partenza. 102 Ma dal momento che la fragilità e la caducità sono componenti della vita umana, dobbiamo sempre cercare persone a cui dare amore e da cui riceverne: senza amore e affetto la vita perde ogni gioia. Per me Scipione, anche se mi è stato strappato all'improvviso, vive ancora e sempre vivrà, perché ho amato in questo uomo eccezionale la virtù, che non si è spenta. Non sono l'unico a conservarne il ricordo, io che l'ho sempre avuta a portata di mano; anche per i posteri sarà un luminoso punto di riferimento. Nessuno potrà concepire ideali e speranze un po' elevate se non assumerà come modello il ricordo e l'immagine di lui. 103 Quanto a me, di tutti i beni ricevuti dalla sorte o dalla natura, nessuno è paragonabile all'amicizia di Scipione. In essa ho trovato un perfetto accordo di vedute politiche, consigli negli affari privati e una piacevolissima tranquillità. Non mi sono mai scontrato con lui, per quanto me ne sia accorto, neppure nelle minime cose; non ho mai sentito da lui una parola che non avessi voluto udire. Avevamo la stessa casa, lo stesso tenore di vita, e questo ci univa; eravamo sempre insieme non solo sotto le armi, ma anche in viaggio o in campagna. 104 E che dire della nostra passione di conoscere e di scoprire sempre qualcosa di nuovo, passione che ci allontanava dagli occhi della gente e divorava tutto il nostro tempo libero? Se il ricordo, se la memoria di quei tempi fossero scomparsi con lui, non potrei in alcun modo sopportare la perdita di un uomo che mi era così legato, che mi amava tanto. Ma il passato non è morto. Anzi, si alimenta ed è reso più vivo dal mio pensiero e dal mio ricordo, e, anche se ne fossi interamente privato, l'età mi garantirebbe ugualmente un grande conforto. Ormai non posso vivere ancora per molto con il mio rimpianto. Tutto ciò che è breve, del resto, anche se molto doloroso, è sopportabile.

Ecco cosa avevo da dire sull'amicizia. Vi esorto dunque a collocare tanto in alto la virtù, senza la quale l'amicizia non può esistere, da pensare che nulla è più nobile dell'amicizia, eccetto la virtù.
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:34:55
dean tu pensa alla sceneggiatura.. lasciami ai miei pensieri..ahahah
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:30:18
Eh si il sudario mi sa che ti ha avviluppato
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:27:59
voglio andarmene da te.. lasciarti vivere la vita che ti appartiene..sono solo di intralcio!!
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:24:42
Spesso non amiamo l'altra persona, ma amiamo lo struggimenti che avviluppa come un accogliente sudario
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:22:03
Is it getting better,
or do you feel the same
Will it make it easier on you now
You got someone to blame

You say one love, one life
When it's one need in the night
It's one love, we get to share it
It leaves you baby if you don't care for it

Did I disappoint you?
Or leave a bad taste in your mouth?
You act like never had love
And you want me to go without

Well it's too late tonight
To drag the past out into the light
We're one, but we're not the same
We get to carry each other... carry each other
One

Have you come here for forgivness
Have you come to raise the dead
Have you come here to play Jesus
To the lepers in your head

Did I ask too much, more than a lot
You gave me nothing, now it's all I got
We're one, but we're not the same
Well, we hurt each other, then we do it again

Love is a temple, love the higher law
You ask me to enter, but then you make me crawl
And I can't be holding on to what you got
When all you got is hurt

One love, one blood
One life, you got to do what you should
One life, with each other
Sisters, brothers
One life, but we're not the same, we get to
Carry each other, carry each other
One
One

Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:20:34
..quando adori una persona vivi sospeso, in bilico sull'orlo della follia..

..il reale si fonde con il sogno sublimandosi nel pensiero di ciò che desideri più di ogni altra cosa..
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Editato da Dimas il 21/03/2006 alle 11:22:07
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:18:05
... ... anche se li hai fatti anche a qualcun'altro!!!!!
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:17:42
grande merlyneeeee .... aspetto cosi poi me le reciclo.. sm@kete...
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:16:50
Eppure... eppure la comunicazione tra te e chi ami e hai amato non s'interrompe, puoi chiudere il telefono, far finta di niente... eppure... certi amori, certe persone non tornano.. ma c'è un tempo per tutto, anche per i grandi incontri... e non rimane che silenzio...
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:16:40
Eravamo insieme, tutto il resto del tempo l'ho scordato.
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:15:08
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:12:39

 


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Editato da Merlyne il 18/04/2006 alle 08:57:36
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:12:02
si gli uomini profondi mi fanno paura..potrei sprofondare e non trovare piu la via d'uscita!!
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:10:39
paura?

Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:10:24
dimas sei così profondo che mo trovi il petrolio
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:09:32
Rimpiango di averti dedicato mille pensieri... mille sogni... mille speranze! Io non appartengo al tuo cuore!
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:09:29
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:05:08
... donna meravigliosa!!!!
sei donna pericolosa!!!! .....
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:05:01
dimas??come sei profondo mi fai quasi paura!!ahhahaah
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:03:14
che post evole
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:01:59
allora non sono l'unica sta mattina...menomale mi sento gia meglio!
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 11:00:55
ti cerco..
tra le pieghe che sta prendendo questa mia vita
ti cerco..
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 10:59:45
approvo lo scambio
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 10:59:11
visto che non ho voglia di buttarmi e tu mi hai detto fossi in te..non ti va di fare uno scambio di personalità e ti butti tu al posto mio?
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 10:59:04
ma anche no

sto tanto bene io
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 10:58:55
..ti adoro..non so pensare altro da un pò di giorni
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 10:57:00
negroni rifletteva su se stesso
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 10:56:10
hahaah grande dean..per una come me il pensare è un optional...negroni tu si che sai dare conforto alle persone!!
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 10:55:33
fossi in te mi butterei direttamente
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 10:55:20
pensieri: già averli è un passo in avanti
Messaggio del 21-03-2006 alle ore 10:54:39
Perchè distruggersi per un amore che mai esisterà e sperare che esso sorgerà?! Un "no" secco non può essere rinnegato una volta dato ... e da me tanto odiato! Ti amo, sei la mia sorgente dalla quale si disseta la mia mente ormai dispersa a cercarti nel mondo dei sogni ... unico posto dove ti potrò realmente incontrare e liberamente amare!

bho oggi mi butta cosi!!!!

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