La Piazza
Onore Camerati! presente per.......
Messaggio del 24-06-2006 alle ore 14:16:44
ska p interventi + stupidi no nne avevi?
ska p interventi + stupidi no nne avevi?
Messaggio del 24-06-2006 alle ore 14:16:43
non meriti risposta
non meriti risposta
Messaggio del 24-06-2006 alle ore 14:15:24
ha bhe' ha parlato lu papato
ha bhe' ha parlato lu papato
Messaggio del 24-06-2006 alle ore 14:13:16
tu invece sei intelligente
tu invece sei intelligente
Messaggio del 24-06-2006 alle ore 14:09:02
ma chi e' sto coglione fascista di Lanciano? Ma ammazzati va' !!!
ma chi e' sto coglione fascista di Lanciano? Ma ammazzati va' !!!
Messaggio del 17-06-2006 alle ore 18:43:24
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Editato da Andyilmatto il 17/06/2006 alle 18:44:37
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Editato da Andyilmatto il 17/06/2006 alle 18:44:37
Messaggio del 17-06-2006 alle ore 15:56:59
lu pesà veramente ti fà tutt tu
lu pesà veramente ti fà tutt tu
Messaggio del 17-06-2006 alle ore 14:29:41
paz! credo che i miei cari camerati dopo aver letto i vostri ridicoli commenti siano rimasti senza parole
paz! credo che i miei cari camerati dopo aver letto i vostri ridicoli commenti siano rimasti senza parole
Messaggio del 17-06-2006 alle ore 02:31:07
si ma i camerati che avrebbero dovuto essere interessati a questo post dove sono? perchè non intervengono?
si ma i camerati che avrebbero dovuto essere interessati a questo post dove sono? perchè non intervengono?
Messaggio del 17-06-2006 alle ore 00:48:01
Padova, 17 giugno 1974, sono le 9,30 quando un gruppetto di cinque persone, tra cui una donna, raggiunge la sede del MSI, in via Zabarella. Due uomini aspettano in strada, la donna si ferma sulle scale, gli altri entrano nei locali della Federazione dove si trovano Graziano Giralucci, 29 anni, sposato e padre di una bimba di 3 anni, ex giocatore e allenatore di rugby, fondatore della squadra del CUS Padova e Giuseppe Mazzola, 60 anni, carabiniere in congedo, sposato e padre di quattro figli. I due uomini, armati di una P38 e di una 7,65 con silenziatore, puntano le armi contro i missini: vogliono farli inginocchiare e legarli con delle catene. Ma l'anziano ex-carabiniere non può piegarsi a causa del busto ortopedico che porta in conseguenza ad un'antica lesione alla colonna vertebrale. Forse reagisce, forse solo si rifiuta di inginocchiarsi, fatto sta che dalla 7,65 parte un colpo che lo ferisce all'addome. Allora reagisce anche Giralucci, ma un colpo di P38 lo ferisce alla spalla, poi, subito dopo, la stessa arma lo finisce con un colpo alla nuca. Mazzola è a terra supino: è inerme, ferito, eppure uno degli aggressori gli poggia l'arma sulla fronte e fa fuoco... Poche ore dopo un volantino, fatto ritrovare a Padova e a Milano, rivendica il duplice omicidio con queste parole: "Lunedì 17 giugno 1974, un nucleo armato delle Brigate Rosse ha occupato la sede provinciale del MSI in via Zabarella. I due fascisti presenti, avendo violentemente reagito, sono stati giustiziati".Nonostante questa rivendicazione, ecco cosa scrissero alcuni giornali del tempo, riportati da Raffaele Zanon e Roberto Merlo nel loro libro "Noi accusiamo Renato Curcio" (Edizioni del CIS, Padova, 1995): "Il quotidiano "Il Manifesto" accredita questa tesi: "Padova, due fascisti trovati uccisi nella sede del MSI. C'è il sospetto che si siano ammazzati tra loro". "L'Unità", a propria volta, parla di "sedicenti Brigate Rosse", mentre "l'Avanti" e "Il Giorno" si spingono oltre, fino ad affermare che "le fantomatiche Brigate Rosse altro non sono che la copertura delle Brigate Nere, un'etichetta in cui il contenuto umano viene fornito anche da gente iscritta al MSI"; "i mandanti del duplice omicidio alla sede della federazione missina - scrive "Il Giorno" - sono iscritti al partito di Almirante"..."!
Quel clima di menzogna, viltà e complicità venne ben descritto in una canzone scritta dal "Gruppo padovano di protesta nazionale" (che divenne poi la "Compagnia dell'Anello").
Solo 17 anni dopo, il 9 dicembre 1991, a seguito dei soliti "pentimenti" nell'ambito del più vasto processo contro le Brigate Rosse, si arrivò a dare un volto e a condannare gli assassini dei due missini. Si trattava di Roberto Ognibene e di Fabrizio Pelli (nel frattempo morto di leucemia); loro complici furono: Susanna Ronconi, Giorgio Semeria e Martino Serafini. Insomma il "gotha" delle Brigate Rosse, tanto è vero che anche Renato Curcio, Mario Moretti e Alberto Franceschini furono condannati come mandanti della spietata esecuzione.
Oggi il sacrificio dei due missini, vittime innocenti della barbarie comunista, è stato riconosciuto e ricordato anche dal Comune di Padova con l'intitolazione di due vie contigue, nel quartiere Altichiero.
Padova, 17 giugno 1974, sono le 9,30 quando un gruppetto di cinque persone, tra cui una donna, raggiunge la sede del MSI, in via Zabarella. Due uomini aspettano in strada, la donna si ferma sulle scale, gli altri entrano nei locali della Federazione dove si trovano Graziano Giralucci, 29 anni, sposato e padre di una bimba di 3 anni, ex giocatore e allenatore di rugby, fondatore della squadra del CUS Padova e Giuseppe Mazzola, 60 anni, carabiniere in congedo, sposato e padre di quattro figli. I due uomini, armati di una P38 e di una 7,65 con silenziatore, puntano le armi contro i missini: vogliono farli inginocchiare e legarli con delle catene. Ma l'anziano ex-carabiniere non può piegarsi a causa del busto ortopedico che porta in conseguenza ad un'antica lesione alla colonna vertebrale. Forse reagisce, forse solo si rifiuta di inginocchiarsi, fatto sta che dalla 7,65 parte un colpo che lo ferisce all'addome. Allora reagisce anche Giralucci, ma un colpo di P38 lo ferisce alla spalla, poi, subito dopo, la stessa arma lo finisce con un colpo alla nuca. Mazzola è a terra supino: è inerme, ferito, eppure uno degli aggressori gli poggia l'arma sulla fronte e fa fuoco... Poche ore dopo un volantino, fatto ritrovare a Padova e a Milano, rivendica il duplice omicidio con queste parole: "Lunedì 17 giugno 1974, un nucleo armato delle Brigate Rosse ha occupato la sede provinciale del MSI in via Zabarella. I due fascisti presenti, avendo violentemente reagito, sono stati giustiziati".Nonostante questa rivendicazione, ecco cosa scrissero alcuni giornali del tempo, riportati da Raffaele Zanon e Roberto Merlo nel loro libro "Noi accusiamo Renato Curcio" (Edizioni del CIS, Padova, 1995): "Il quotidiano "Il Manifesto" accredita questa tesi: "Padova, due fascisti trovati uccisi nella sede del MSI. C'è il sospetto che si siano ammazzati tra loro". "L'Unità", a propria volta, parla di "sedicenti Brigate Rosse", mentre "l'Avanti" e "Il Giorno" si spingono oltre, fino ad affermare che "le fantomatiche Brigate Rosse altro non sono che la copertura delle Brigate Nere, un'etichetta in cui il contenuto umano viene fornito anche da gente iscritta al MSI"; "i mandanti del duplice omicidio alla sede della federazione missina - scrive "Il Giorno" - sono iscritti al partito di Almirante"..."!
Quel clima di menzogna, viltà e complicità venne ben descritto in una canzone scritta dal "Gruppo padovano di protesta nazionale" (che divenne poi la "Compagnia dell'Anello").
Solo 17 anni dopo, il 9 dicembre 1991, a seguito dei soliti "pentimenti" nell'ambito del più vasto processo contro le Brigate Rosse, si arrivò a dare un volto e a condannare gli assassini dei due missini. Si trattava di Roberto Ognibene e di Fabrizio Pelli (nel frattempo morto di leucemia); loro complici furono: Susanna Ronconi, Giorgio Semeria e Martino Serafini. Insomma il "gotha" delle Brigate Rosse, tanto è vero che anche Renato Curcio, Mario Moretti e Alberto Franceschini furono condannati come mandanti della spietata esecuzione.
Oggi il sacrificio dei due missini, vittime innocenti della barbarie comunista, è stato riconosciuto e ricordato anche dal Comune di Padova con l'intitolazione di due vie contigue, nel quartiere Altichiero.
Messaggio del 17-06-2006 alle ore 00:44:36
Cittadino fermati, guarda di qua.
Fermo, non nasconderti, è la tua città.
Quella che stavolta si macchia di sangue
quando col silenzio ogni sogno infrange.
Tu borghese guardati, ecco cosa sei.
Guardati e vergognati, anche tu lo sai
che la vigliaccheria ti taglia le gambe
e la morte mia non è per te importante.
Cittadino fermati, ora stai zitto,
è il silenzio ipocrita di chi è sconfitto,
è il silenzio complice di chi spesso mente,
di chi per interesse o paura si vende.
E anche tu vigliacco, brigatista rosso
anche se il tuo nome io dire qui non posso,
anche se il tuo nome resterà sconosciuto,
anche se mi hai ucciso, io non sono muto
e resto qui a cantare questa mia canzone,
per chi come me ha un'opinione,
una santa idea abbastanza grande.
L'anima mia vive, questo è l'importante.
Cittadino fermati, guardami in faccia,
riesco a capire che non ti piaccia,
quei buchi che ti fanno abbassare la vista
sono i colpi esplosi dall'odio comunista.
Cittadino fermati, guarda di qua.
Ferma non nasconderti, è la tua città...
E' la tua città!
Cittadino fermati, guarda di qua.
Fermo, non nasconderti, è la tua città.
Quella che stavolta si macchia di sangue
quando col silenzio ogni sogno infrange.
Tu borghese guardati, ecco cosa sei.
Guardati e vergognati, anche tu lo sai
che la vigliaccheria ti taglia le gambe
e la morte mia non è per te importante.
Cittadino fermati, ora stai zitto,
è il silenzio ipocrita di chi è sconfitto,
è il silenzio complice di chi spesso mente,
di chi per interesse o paura si vende.
E anche tu vigliacco, brigatista rosso
anche se il tuo nome io dire qui non posso,
anche se il tuo nome resterà sconosciuto,
anche se mi hai ucciso, io non sono muto
e resto qui a cantare questa mia canzone,
per chi come me ha un'opinione,
una santa idea abbastanza grande.
L'anima mia vive, questo è l'importante.
Cittadino fermati, guardami in faccia,
riesco a capire che non ti piaccia,
quei buchi che ti fanno abbassare la vista
sono i colpi esplosi dall'odio comunista.
Cittadino fermati, guarda di qua.
Ferma non nasconderti, è la tua città...
E' la tua città!
Messaggio del 17-06-2006 alle ore 00:41:53
(cognome, nome e professione) Giuseppe Mazzola, appuntato in congedo dell’arma dei Carabinieri, impiegato presso la sede dell’ MSI-DN di Padova, si occupa di segreteria e contabilità.
(luogo e date di nascita) 1914
(luogo e date dell'attentato) Padova, 17 giugno 1974, ucciso insieme a Graziano Giralucci
(luogo e date di morte) Padova, 17 giugno 1974
(descrizione attentato) Nella sede di Padova dell’MSI-DN in via Zabarella 24, tra le 9.30 e le 10 del mattino, è assassinato a sangue freddo insieme a Graziano Giralucci da un commando delle Brigate Rosse composto da 5 persone. La confessione della brigatista Ronconi ricostruisce così l’assassinio: Serafini avrebbe fatto il 'palo', Semeria guidava l’auto, la Ronconi in attesa sulle scale con la borsa per prelevare i documenti dalla sede dell’MSI-DN, Ognibene e Pelli sarebbero entrati negli uffici e, dei due, solo il Pelli avrebbe sparato a fronte di un tentativo di reazione di Mazzola e Giralucci. Nel 1988, durante il processo in Corte d’Assise di Padova, la disposizione di una nuova perizia balistica in ordine alla ricostruzione attendibile della dinamica degli eventi darà l’unanime conclusione che si è trattato di una spietata esecuzione. Giuseppe Mazzola lascia la moglie Giuditta e 4 figli.
(biografia) Bergamasco, appuntato dell’arma dei Carabinieri. Partecipa alla guerra in Nord-Africa, fatto prigioniero, riesce a fuggire. Partecipa come carabiniere alla guerra di liberazione in Calabria e, dopo la guerra, svolge servizio in Italia meridionale. Riceve encomi, decorazioni e attestati. Ha la cittadinanza onoraria di Montebello Ionico.
(rivendicazione, autori) Le Brigate Rosse rivendicano la paternità dell’ assassinio il giorno dopo, con due volantini fatti ritrovare a Milano e Padova in una cabina telefonica, e a seguito di una telefonata alla redazione padovana de “Il Gazzettino”.
(stato processuale) 11 maggio 1990 (sono passati sedici anni dalla tragedia) i giudici della Corte d’Assise di Padova dichiarano gli imputati tutti colpevoli: dodici anni e otto mesi a Renato Curcio, Mario Moretti ed Alberto Franceschini per concorso morale in duplice omicidio; diciotto anni a Roberto Ognibene per omicidio volontario.
Susanna Ronconi e Giorgio Semeria sono condannati a nove anni e sei mesi, Martino Serafini a sei anni, un mese e dieci giorni perché dichiarati colpevoli di concorso anomalo cioè di fatto diverso da quello voluto.
Propongono appello contro la sentenza sia il PM perché nei confronti di Curcio, Moretti e Franceschini venga riconosciuta la responsabilità per concorso pieno,sia la difesa che sostiene che la cosiddetta direzione operativa delle Brigate Rosse all’epoca non era ancora stata costituita e che l’ operazione fu ideata e gestita autonomamente dalla colonna veneta.
Il processo di appello nel giugno 1991 viene rinviato per vizio di forma , ad agosto dello stesso anno Francesco Cossiga, Presidente della Repubblica, propone di concedere la grazia a Renato Curcio. Il 20 novembre 1991 si apre il processo di appello di fronte alla e il 9 dicembre dello stesso anno la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Venezia condanna sul presupposto che già nel 1974 esisteva un nucleo centrale operativo delle B.R. Renato Curcio e Mario Moretti a 16 anni e due di carcere, Alberto Franceschini a 18 anni, due mesi e sette giorni. Susanna Ronconi, Giorgio Semeria e Martino Serafini si vedono convertire la condanna in concorso pieno in duplice omicidio rispetto al concorso anomalo del primo grado. Semeria e Ronconi 12 anni di carcere, Serafini 7 anni e sei mesi, ad Ognibene viene confermata la pena a 18 anni: tutte le pene vengono inasprite rispetto al primo grado.
La sentenza è accolta con soddisfazione dal Prof. Mazzola, figlio di Giuseppe, che alla proposta di grazia a Curcio ha reagito con la richiesta di sospensione dello status di cittadinanza italiana suo, dei fratelli e della madre fino allo scadere del mandato del Presidente della Repubblica Cossiga.
Serafini nel luglio 1992 chiede la grazia. Ronconi e Semeria usufruiscono della semilibertà e anche Ognibene gode dei benefici dovuti alla legge sui dissociati. Il primo agosto 1992 Serafini viene arrestato per scontare due anni e mezzo di pena residui.
(status famigliari) -
(note) La Giunta Comunale di Padova con deliberazione n.3427 del 12 novembre1992 ha deciso di onorare la memoria di Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola con la denominazione di due vie contigue nella zona di Altichiero.
(cognome, nome e professione) Graziano Giralucci, agente di commercio in articoli sanitari.
(luogo e data di nascita) 1945
(luogo e data dell'attentato) Padova, 17 giugno 1974, ucciso insieme a Giuseppe Mazzola
(luogo e date di morte) Padova, 17 giugno 1974
(descrizione attentato) Nella sede dell’MSI-DN di Padova, in via Zabarella, 24 tra le 9.30 e le 10 del mattino è assassinato a sangue freddo insieme a Giuseppe Mazzola da un commando delle Brigate Rosse composto da 5 persone. La confessione della Ronconi ricostruisce così l’assassinio: Serafini avrebbe fatto il palo, Semeria guidava l’auto, la Ronconi in attesa sulle scale con la borsa per prelevare i documenti dalla sede dell’MSI-DN, Ognibene e Pelli sarebbero entrati nella sede e, dei due, solo il Pelli avrebbe sparato a fronte di un tentativo di reazione di Mazzola e Giralucci. Nel 1988, durante il processo in Corte d’Assise di Padova, la disposizione di una nuova perizia balistica in ordine alla ricostruzione attendibile della dinamica degli eventi darà l’unanime conclusione che si è trattato di una spietata esecuzione. Lascia la moglie Bruna Vettorato e la figlia Silvia di 3 anni.
(biografia) Agente di commercio in articoli sanitari e giovane militante dell'MSI-DN, appassionato di rugby e fondatore della società sportiva CUS Padova
(rivendicazione, autori) Le Brigate Rosse rivendicano la paternità dell’ assassinio con due volantini fatti ritrovare a Milano e Padova in una cabina telefonica il giorno dopo, a seguito di una telefonata alla redazione padovana de “Il Gazzettino”.
(stato processuale) 11 maggio 1990 (sono passati sedici anni dalla tragedia) i giudici della Corte d’Assise di Padova dichiarano gli imputati tutti colpevoli: dodici anni e otto mesi a Renato Curcio, Mario Moretti ed Alberto Franceschini per concorso morale in duplice omicidio; diciotto anni a Roberto Ognibene per omicidio volontario.
Susanna Ronconi e Giorgio Semeria sono condannati a nove anni e sei mesi, Martino Serafini a sei anni, un mese e dieci giorni perché dichiarati colpevoli di concorso anomalo cioè di fatto diverso da quello voluto.
Propongono appello contro la sentenza sia il PM, perché nei confronti di Curcio, Moretti e Franceschini venga riconosciuta la responsabilità per concorso pieno, sia la difesa che sostiene che la cosiddetta direzione operativa delle Brigate Rosse all’epoca non era ancora stata costituita e che l’ operazione fu ideata e gestita autonomamente dalla colonna veneta.
Il processo di appello nel giugno 1991 viene rinviato per vizio di forma, ad agosto dello stesso anno Francesco Cossiga, presidente della Repubblica, propone di concedere la grazia a Renato Curcio. La figlia di Giralucci, Silvia all'epoca ventenne, scrive a Cossiga: "La grazia è un'ingiustizia che ci offende, sia come famigliari delle vittime del terrorismo, che come privati cittadini. Mia madre ed io avevamo già espresso parere negativo alla grazia... La nostra vita è stata profondamente segnata da quell'episodio, è una vita non completa, non normale. Perché dobbiamo concedere una vita normale a chi non ha permesso che la nostra fosse tale? Hanno stroncato e segnato irreversibilmente troppe vite per avere il diritto di godersi la loro. Constatatone il fallimento, vorrebbero, e lei con loro, considerare la loro esperienza storicamente sorpassata, ma il dolore mio e della mia famiglia non è ancora storia, è vita". Il 20 novembre 1991 si apre il processo di appello di fronte alla Corte d’Assise di Venezia e il 9 dicembre dello stesso anno la Corte condanna, sul presupposto che già nel 1974 esisteva un nucleo centrale operativo delle B.R., Renato Curcio e Mario Moretti a 16 anni e due di carcere, Alberto Franceschini a 18 anni, due mesi e sette giorni. Susanna Ronconi, Giorgio Semeria e Martino Serafini si vedono convertire la condanna in concorso pieno in duplice omicidio, rispetto al concorso anomalo del primo grado. Semeria e Ronconi hanno 12 anni di carcere, Serafini 7 anni e sei mesi, ad Ognibene viene confermata la pena di 18 anni: tutte le pene vengono inasprite rispetto al primo grado.
La sentenza è accolta con soddisfazione dal prof. Mazzola, figlio di Giuseppe, che alla proposta di grazia a Curcio ha reagito con la richiesta di sospensione dello status di cittadinanza italiana suo, dei fratelli e della madre fino allo scadere del mandato del Presidente della Repubblica, Cossiga.
Serafini nel luglio 1992 chiede la grazia. Ronconi e Semeria usufruiscono della semilibertà e anche Ognibene gode dei benefici dovuti alla legge sui dissociati e lavora come impiegato presso il comune di Bologna. Il primo agosto 1992 Serafini viene arrestato per scontare due anni e mezzo di pena residui.
(status famigliari) -
(note) La Giunta Comunale di Padova con deliberazione n.3427 del 12 novembre1992 ha deciso di onorare la memoria dei sigg.ri Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola con la denominazione di due vie contigue nella zona di Altichiero.
(cognome, nome e professione) Giuseppe Mazzola, appuntato in congedo dell’arma dei Carabinieri, impiegato presso la sede dell’ MSI-DN di Padova, si occupa di segreteria e contabilità.
(luogo e date di nascita) 1914
(luogo e date dell'attentato) Padova, 17 giugno 1974, ucciso insieme a Graziano Giralucci
(luogo e date di morte) Padova, 17 giugno 1974
(descrizione attentato) Nella sede di Padova dell’MSI-DN in via Zabarella 24, tra le 9.30 e le 10 del mattino, è assassinato a sangue freddo insieme a Graziano Giralucci da un commando delle Brigate Rosse composto da 5 persone. La confessione della brigatista Ronconi ricostruisce così l’assassinio: Serafini avrebbe fatto il 'palo', Semeria guidava l’auto, la Ronconi in attesa sulle scale con la borsa per prelevare i documenti dalla sede dell’MSI-DN, Ognibene e Pelli sarebbero entrati negli uffici e, dei due, solo il Pelli avrebbe sparato a fronte di un tentativo di reazione di Mazzola e Giralucci. Nel 1988, durante il processo in Corte d’Assise di Padova, la disposizione di una nuova perizia balistica in ordine alla ricostruzione attendibile della dinamica degli eventi darà l’unanime conclusione che si è trattato di una spietata esecuzione. Giuseppe Mazzola lascia la moglie Giuditta e 4 figli.
(biografia) Bergamasco, appuntato dell’arma dei Carabinieri. Partecipa alla guerra in Nord-Africa, fatto prigioniero, riesce a fuggire. Partecipa come carabiniere alla guerra di liberazione in Calabria e, dopo la guerra, svolge servizio in Italia meridionale. Riceve encomi, decorazioni e attestati. Ha la cittadinanza onoraria di Montebello Ionico.
(rivendicazione, autori) Le Brigate Rosse rivendicano la paternità dell’ assassinio il giorno dopo, con due volantini fatti ritrovare a Milano e Padova in una cabina telefonica, e a seguito di una telefonata alla redazione padovana de “Il Gazzettino”.
(stato processuale) 11 maggio 1990 (sono passati sedici anni dalla tragedia) i giudici della Corte d’Assise di Padova dichiarano gli imputati tutti colpevoli: dodici anni e otto mesi a Renato Curcio, Mario Moretti ed Alberto Franceschini per concorso morale in duplice omicidio; diciotto anni a Roberto Ognibene per omicidio volontario.
Susanna Ronconi e Giorgio Semeria sono condannati a nove anni e sei mesi, Martino Serafini a sei anni, un mese e dieci giorni perché dichiarati colpevoli di concorso anomalo cioè di fatto diverso da quello voluto.
Propongono appello contro la sentenza sia il PM perché nei confronti di Curcio, Moretti e Franceschini venga riconosciuta la responsabilità per concorso pieno,sia la difesa che sostiene che la cosiddetta direzione operativa delle Brigate Rosse all’epoca non era ancora stata costituita e che l’ operazione fu ideata e gestita autonomamente dalla colonna veneta.
Il processo di appello nel giugno 1991 viene rinviato per vizio di forma , ad agosto dello stesso anno Francesco Cossiga, Presidente della Repubblica, propone di concedere la grazia a Renato Curcio. Il 20 novembre 1991 si apre il processo di appello di fronte alla e il 9 dicembre dello stesso anno la sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Venezia condanna sul presupposto che già nel 1974 esisteva un nucleo centrale operativo delle B.R. Renato Curcio e Mario Moretti a 16 anni e due di carcere, Alberto Franceschini a 18 anni, due mesi e sette giorni. Susanna Ronconi, Giorgio Semeria e Martino Serafini si vedono convertire la condanna in concorso pieno in duplice omicidio rispetto al concorso anomalo del primo grado. Semeria e Ronconi 12 anni di carcere, Serafini 7 anni e sei mesi, ad Ognibene viene confermata la pena a 18 anni: tutte le pene vengono inasprite rispetto al primo grado.
La sentenza è accolta con soddisfazione dal Prof. Mazzola, figlio di Giuseppe, che alla proposta di grazia a Curcio ha reagito con la richiesta di sospensione dello status di cittadinanza italiana suo, dei fratelli e della madre fino allo scadere del mandato del Presidente della Repubblica Cossiga.
Serafini nel luglio 1992 chiede la grazia. Ronconi e Semeria usufruiscono della semilibertà e anche Ognibene gode dei benefici dovuti alla legge sui dissociati. Il primo agosto 1992 Serafini viene arrestato per scontare due anni e mezzo di pena residui.
(status famigliari) -
(note) La Giunta Comunale di Padova con deliberazione n.3427 del 12 novembre1992 ha deciso di onorare la memoria di Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola con la denominazione di due vie contigue nella zona di Altichiero.
(cognome, nome e professione) Graziano Giralucci, agente di commercio in articoli sanitari.
(luogo e data di nascita) 1945
(luogo e data dell'attentato) Padova, 17 giugno 1974, ucciso insieme a Giuseppe Mazzola
(luogo e date di morte) Padova, 17 giugno 1974
(descrizione attentato) Nella sede dell’MSI-DN di Padova, in via Zabarella, 24 tra le 9.30 e le 10 del mattino è assassinato a sangue freddo insieme a Giuseppe Mazzola da un commando delle Brigate Rosse composto da 5 persone. La confessione della Ronconi ricostruisce così l’assassinio: Serafini avrebbe fatto il palo, Semeria guidava l’auto, la Ronconi in attesa sulle scale con la borsa per prelevare i documenti dalla sede dell’MSI-DN, Ognibene e Pelli sarebbero entrati nella sede e, dei due, solo il Pelli avrebbe sparato a fronte di un tentativo di reazione di Mazzola e Giralucci. Nel 1988, durante il processo in Corte d’Assise di Padova, la disposizione di una nuova perizia balistica in ordine alla ricostruzione attendibile della dinamica degli eventi darà l’unanime conclusione che si è trattato di una spietata esecuzione. Lascia la moglie Bruna Vettorato e la figlia Silvia di 3 anni.
(biografia) Agente di commercio in articoli sanitari e giovane militante dell'MSI-DN, appassionato di rugby e fondatore della società sportiva CUS Padova
(rivendicazione, autori) Le Brigate Rosse rivendicano la paternità dell’ assassinio con due volantini fatti ritrovare a Milano e Padova in una cabina telefonica il giorno dopo, a seguito di una telefonata alla redazione padovana de “Il Gazzettino”.
(stato processuale) 11 maggio 1990 (sono passati sedici anni dalla tragedia) i giudici della Corte d’Assise di Padova dichiarano gli imputati tutti colpevoli: dodici anni e otto mesi a Renato Curcio, Mario Moretti ed Alberto Franceschini per concorso morale in duplice omicidio; diciotto anni a Roberto Ognibene per omicidio volontario.
Susanna Ronconi e Giorgio Semeria sono condannati a nove anni e sei mesi, Martino Serafini a sei anni, un mese e dieci giorni perché dichiarati colpevoli di concorso anomalo cioè di fatto diverso da quello voluto.
Propongono appello contro la sentenza sia il PM, perché nei confronti di Curcio, Moretti e Franceschini venga riconosciuta la responsabilità per concorso pieno, sia la difesa che sostiene che la cosiddetta direzione operativa delle Brigate Rosse all’epoca non era ancora stata costituita e che l’ operazione fu ideata e gestita autonomamente dalla colonna veneta.
Il processo di appello nel giugno 1991 viene rinviato per vizio di forma, ad agosto dello stesso anno Francesco Cossiga, presidente della Repubblica, propone di concedere la grazia a Renato Curcio. La figlia di Giralucci, Silvia all'epoca ventenne, scrive a Cossiga: "La grazia è un'ingiustizia che ci offende, sia come famigliari delle vittime del terrorismo, che come privati cittadini. Mia madre ed io avevamo già espresso parere negativo alla grazia... La nostra vita è stata profondamente segnata da quell'episodio, è una vita non completa, non normale. Perché dobbiamo concedere una vita normale a chi non ha permesso che la nostra fosse tale? Hanno stroncato e segnato irreversibilmente troppe vite per avere il diritto di godersi la loro. Constatatone il fallimento, vorrebbero, e lei con loro, considerare la loro esperienza storicamente sorpassata, ma il dolore mio e della mia famiglia non è ancora storia, è vita". Il 20 novembre 1991 si apre il processo di appello di fronte alla Corte d’Assise di Venezia e il 9 dicembre dello stesso anno la Corte condanna, sul presupposto che già nel 1974 esisteva un nucleo centrale operativo delle B.R., Renato Curcio e Mario Moretti a 16 anni e due di carcere, Alberto Franceschini a 18 anni, due mesi e sette giorni. Susanna Ronconi, Giorgio Semeria e Martino Serafini si vedono convertire la condanna in concorso pieno in duplice omicidio, rispetto al concorso anomalo del primo grado. Semeria e Ronconi hanno 12 anni di carcere, Serafini 7 anni e sei mesi, ad Ognibene viene confermata la pena di 18 anni: tutte le pene vengono inasprite rispetto al primo grado.
La sentenza è accolta con soddisfazione dal prof. Mazzola, figlio di Giuseppe, che alla proposta di grazia a Curcio ha reagito con la richiesta di sospensione dello status di cittadinanza italiana suo, dei fratelli e della madre fino allo scadere del mandato del Presidente della Repubblica, Cossiga.
Serafini nel luglio 1992 chiede la grazia. Ronconi e Semeria usufruiscono della semilibertà e anche Ognibene gode dei benefici dovuti alla legge sui dissociati e lavora come impiegato presso il comune di Bologna. Il primo agosto 1992 Serafini viene arrestato per scontare due anni e mezzo di pena residui.
(status famigliari) -
(note) La Giunta Comunale di Padova con deliberazione n.3427 del 12 novembre1992 ha deciso di onorare la memoria dei sigg.ri Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola con la denominazione di due vie contigue nella zona di Altichiero.
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 23:53:52
casper quello che voglio dire è nel manifesto

non capisco perche questo post dà così fastidio mentre i tanti post nominati "volevo dire" nessuno ha il coraggio di commentare seriamente....?
trovo del tutto naturale postare un messaggio che ricorda la scomparsa di due giovani italiani che io ritengo fratelli....
mentre il buonismo che questo forum ha nei confronti di minorati che scrivono i tanti "volevo dire" non hanno nessun effetto...
io personalmente leggo tanti post che ideologicamente non condivido però da buon lettore mi limito nel leggere senza criticare chi ha scritto il post esempio trovo interessanti i tanti post di bakunin che pur non essendo del tutto daccordo mi limito a leggerli attentamente
rizla perche editare?
casper quello che voglio dire è nel manifesto


non capisco perche questo post dà così fastidio mentre i tanti post nominati "volevo dire" nessuno ha il coraggio di commentare seriamente....?
trovo del tutto naturale postare un messaggio che ricorda la scomparsa di due giovani italiani che io ritengo fratelli....
mentre il buonismo che questo forum ha nei confronti di minorati che scrivono i tanti "volevo dire" non hanno nessun effetto...
io personalmente leggo tanti post che ideologicamente non condivido però da buon lettore mi limito nel leggere senza criticare chi ha scritto il post esempio trovo interessanti i tanti post di bakunin che pur non essendo del tutto daccordo mi limito a leggerli attentamente

rizla perche editare?
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 23:47:16
baccANO sai che dell'ironia per me è come il sangue ma trovo sgradevole la tua ironia in QUESTO post , posso anche capire che tu non ritenga questo post gradevole ma la tua capacità intellettuale può comprendere che l'astenersi da commenti porti ad un risultato migliore
baccANO sai che dell'ironia per me è come il sangue ma trovo sgradevole la tua ironia in QUESTO post , posso anche capire che tu non ritenga questo post gradevole ma la tua capacità intellettuale può comprendere che l'astenersi da commenti porti ad un risultato migliore
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 21:17:37
quale furbo pesà???? ma quale furbo????
posti un manifesto che come lo vedi causa conati e io non posso ironizzare ... pippiacer tu e tutta la gent gne te ....
ps. sai anche che ti amo pero'
quale furbo pesà???? ma quale furbo????
posti un manifesto che come lo vedi causa conati e io non posso ironizzare ... pippiacer tu e tutta la gent gne te ....
ps. sai anche che ti amo pero'
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 21:13:47
Quoto Casper.
Quoto Casper.
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 21:08:53
edita....
edita....
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 20:53:15
fossi in te toglierei questo manifesto, spiegando nel post a parole quello che vuoi.
E' solo un consiglio.
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Editato da _casper_ il 16/06/2006 alle 20:55:30
fossi in te toglierei questo manifesto, spiegando nel post a parole quello che vuoi.
E' solo un consiglio.

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Editato da _casper_ il 16/06/2006 alle 20:55:30
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 20:27:03
ok baccANO
continua a fare il furbo
ok baccANO
continua a fare il furbo
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 20:20:42
e chi fa ironia?????
e chi fa ironia?????
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 20:19:00
Pesante,però poi non dargli torto ai sinistri quando ci dicono male,su post su lanciano.it mica ce ne entra tanto
Pesante,però poi non dargli torto ai sinistri quando ci dicono male,su post su lanciano.it mica ce ne entra tanto
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 20:05:04
baccANO LA TUA IRONIA è POCO gradita...
non si scherza sulle persone che non ci sono più
baccANO LA TUA IRONIA è POCO gradita...
non si scherza sulle persone che non ci sono più

Messaggio del 16-06-2006 alle ore 20:03:00
vedro' di nn mancare
vedro' di nn mancare
Messaggio del 16-06-2006 alle ore 18:56:59











