La Piazza
notizia ansa fresca di giornata
Messaggio del 19-09-2003 alle ore 22:48:01
a sei mesi di distanza dalla morte di davida cesare detto dax, 4 autonomi, tra cui i due che si trovavano con davide al momento della rissa, sono stati denunciati per aggressione e resistenza. forse comincia a farsi luce su un mistero.
a sei mesi di distanza dalla morte di davida cesare detto dax, 4 autonomi, tra cui i due che si trovavano con davide al momento della rissa, sono stati denunciati per aggressione e resistenza. forse comincia a farsi luce su un mistero.
Messaggio del 19-09-2003 alle ore 22:51:00
La notte di domenica 16 marzo a Milano un'aggressione fascista uccide Dax e ferisce i due ragazzi che erano con lui in via Brioschi.
Poche ore dopo i compagni accorsi all'ospedale San Paolo vengono inseguiti per le corsie del pronto soccorso e brutalmente caricati da polizia e carabinieri con manganelli e mazze da baseball.
Le prognosi cliniche dei ragazzi aggrediti documenteranno numerosi arti e teste rotte, nasi da ricostruire e intere arcate dentali saltate.
Venerdì 12 si è appreso che sono state denunciate due persone per resistenza a pubblico ufficiale. Non passa inosservata la curiosa scelta: il primo era stato ricoverato in ospedale a seguito dell'accoltellamento in V. Brioschi, il secondo appariva nelle immagini che documentano l'aggressione a suo danno da parte delle forze dell'ordine, da lui accusati durante una conferenza stampa.
La notte di domenica 16 marzo a Milano un'aggressione fascista uccide Dax e ferisce i due ragazzi che erano con lui in via Brioschi.
Poche ore dopo i compagni accorsi all'ospedale San Paolo vengono inseguiti per le corsie del pronto soccorso e brutalmente caricati da polizia e carabinieri con manganelli e mazze da baseball.
Le prognosi cliniche dei ragazzi aggrediti documenteranno numerosi arti e teste rotte, nasi da ricostruire e intere arcate dentali saltate.
Venerdì 12 si è appreso che sono state denunciate due persone per resistenza a pubblico ufficiale. Non passa inosservata la curiosa scelta: il primo era stato ricoverato in ospedale a seguito dell'accoltellamento in V. Brioschi, il secondo appariva nelle immagini che documentano l'aggressione a suo danno da parte delle forze dell'ordine, da lui accusati durante una conferenza stampa.
Messaggio del 19-09-2003 alle ore 22:51:03
giusto x sentire anke l'altra campana
-------------------------------------------------
Editato il 22:52:13 19/09/2003 da bakunin
giusto x sentire anke l'altra campana
-------------------------------------------------
Editato il 22:52:13 19/09/2003 da bakunin
Messaggio del 19-09-2003 alle ore 22:54:20
per qualche inquirente evidentemente non è andata proprio così! le toghe non sono tutte rosse, ma x qualcuno è difficile accettare che non può fare quel che gli pare, da buon figlio di papà
per qualche inquirente evidentemente non è andata proprio così! le toghe non sono tutte rosse, ma x qualcuno è difficile accettare che non può fare quel che gli pare, da buon figlio di papà
Messaggio del 19-09-2003 alle ore 23:00:59
invece per qualcun'altro è difficile credere che uno sia stato ucciso solo perchè di sinistra pur davanti all'evidenza, da buon totalitario che è....
invece per qualcun'altro è difficile credere che uno sia stato ucciso solo perchè di sinistra pur davanti all'evidenza, da buon totalitario che è....
Messaggio del 19-09-2003 alle ore 23:05:00
siete maestri a stravolgere la verità ma è cosa certa che la rissa fatale è scoppiata perchè le zecche volevano far pagare ad un ragazzo il nome del suo cane(cosa molto furba e intelligenta, vero)? non dimenticare che quel ragazzo lo avevano mandato all'ospedale pochi giorni prima. naturalmente 10 contro 1
siete maestri a stravolgere la verità ma è cosa certa che la rissa fatale è scoppiata perchè le zecche volevano far pagare ad un ragazzo il nome del suo cane(cosa molto furba e intelligenta, vero)? non dimenticare che quel ragazzo lo avevano mandato all'ospedale pochi giorni prima. naturalmente 10 contro 1
Messaggio del 19-09-2003 alle ore 23:06:36
questa è l'azione sociale dei cessi sociali, scusa l'errore di battitura, i centri sociali
questa è l'azione sociale dei cessi sociali, scusa l'errore di battitura, i centri sociali
Messaggio del 19-09-2003 alle ore 23:47:46
sarà, ma sempre un ragazzo è morto... una zecca come dici tu è pur sempre un essere umano e sti discorsi non valgono niente in confronto alla vita di una persona.
sarà, ma sempre un ragazzo è morto... una zecca come dici tu è pur sempre un essere umano e sti discorsi non valgono niente in confronto alla vita di una persona.
Messaggio del 20-09-2003 alle ore 00:20:19
cioè comunque mike bongiorno, in fatto di scassamento di palle, confronto a voi è un apprendista..........
cioè comunque mike bongiorno, in fatto di scassamento di palle, confronto a voi è un apprendista..........
Messaggio del 20-09-2003 alle ore 09:08:22
Avevo il coltello, ho ucciso Dax.
Una lettera da San Vittore per spiegare l'omicidio di Davide Cesare. Ieri l'avvocato l'ha presentata al giudice.
Ha ammesso. Federico Morbi, uno dei due fratelli accusati dell'omicidio di Davide Cesare, ha ammesso tutto: con una lunga lettera inviata al suo avvocato, il giovane ha raccontato nel dettaglio quanto successe quella sera di metà Marzo, ha spiegato i motivi del suo gesto ed ha definitivamente chiarito tutti gli aspetti, pochi per la verità, rimasti oscuri in questa vicenda.
La rivelazione arriva, colpo di scena, proprio nel corso della prima udienza del processo davanti al tribunale per i minorenni al fratello di Federico, Mattia.
Prima di cominciare l'udienza, l'avvocato dei due ragazzi si alza e raggiunge il giudice, al quale consegna la lettera, dicendo di averla ricevuta da San Vittore nel corso della giornata di sabato. Il giudice ne dà lettura pubblica.
"E' vero - dice in sostanza il ragazzo dal carcere - sono stato io. Mi avevano aggredito una settimana prima . E allora giravo sempree con il coltello in tasca. Per difendermi. Quella sera ci aggredirono a me e a mio fratello. Non erano in tre, come si è detto, ma in sei.
Davide Cesare ha dato un pugno a mio fratello. Aveva un tirapugni. Mattia è caduto e io non ci ho visto più, ho perso la testa, l'ho colpito".
Alla fine della lettera, nel silenzio stupito dell'aulo, prende la parola Mattia che conferma: "E' vero. Aveva il coltello. Fino ad oggi avevo mentito perchè non lo avevo visto colpire quel ragazzo e non volevo che ve la pigliaste con lui".
L'inchiesta non ha ancora accertato chi, effettivamente, quella sera cominciò la rissa: l'unica cosa certa è che l'innesco con ogni probabilità fu causato dal cane dei due Morbi, un rottweiler di nome Rommel.
A questo punto, dopo la confessione di Federico Morbi, confessione che verrà consegnata questa mattina alla procura ordinaria, la situazione cambia sensibilmente.
Perchè i due Morbi che fino a ieri hanno sempre negato di essere stati armati quella sera - hanno evidentemente scelto la strategia del minor danno. Scelta motivata da un quadro indiziario decisamente pesante.
Così Mattia ha dato il suo consenso al processo con il rito abbreviato, ponendo come condizione che il tribunale acquisisca i certificati penali dei testimoni d'accusa.
Una mossa tesa a screditare la portata delle dichiarazioni dei ragazzi presenti alla rissa: secondo i quali Davide Cesare non fu aggressore, ma aggredito.
il tribuanle ha accolto la richiesta della difesa ed ha rimandato il processo al primo Dicembre.
L'avvocato Marco Rezzonico avrà dunque buon giocoa chiedere la concessione per entrambi i suoi assistiti dell'attenuante della provocazione.
"La decisione del tribunale stupisce molto", spiega contrariato l'avvocato della famiglia Cesare, Mirko Mazzali.
Sempre seguendo la strategia del minor danno l'avvocato di Mattia ha chiesto al tribunale di voler valutare la possibilità di affidare il ragazzo in prova ai servizi sociali. Se la cosa andasse in porto, Mattia potrebbe tornare in libertà già a Dicembre.
------
------
Morale della favola: rischia più anni di carcere chi a Genova a tirato giù una vetrina rispetto a chi ha ammazzato un ragazzo con 13 coltellate....
ma credi veramente di fare una cosi bassa informazione nell'era della comunicazione senza frontiere ???
Avevo il coltello, ho ucciso Dax.
Una lettera da San Vittore per spiegare l'omicidio di Davide Cesare. Ieri l'avvocato l'ha presentata al giudice.
Ha ammesso. Federico Morbi, uno dei due fratelli accusati dell'omicidio di Davide Cesare, ha ammesso tutto: con una lunga lettera inviata al suo avvocato, il giovane ha raccontato nel dettaglio quanto successe quella sera di metà Marzo, ha spiegato i motivi del suo gesto ed ha definitivamente chiarito tutti gli aspetti, pochi per la verità, rimasti oscuri in questa vicenda.
La rivelazione arriva, colpo di scena, proprio nel corso della prima udienza del processo davanti al tribunale per i minorenni al fratello di Federico, Mattia.
Prima di cominciare l'udienza, l'avvocato dei due ragazzi si alza e raggiunge il giudice, al quale consegna la lettera, dicendo di averla ricevuta da San Vittore nel corso della giornata di sabato. Il giudice ne dà lettura pubblica.
"E' vero - dice in sostanza il ragazzo dal carcere - sono stato io. Mi avevano aggredito una settimana prima . E allora giravo sempree con il coltello in tasca. Per difendermi. Quella sera ci aggredirono a me e a mio fratello. Non erano in tre, come si è detto, ma in sei.
Davide Cesare ha dato un pugno a mio fratello. Aveva un tirapugni. Mattia è caduto e io non ci ho visto più, ho perso la testa, l'ho colpito".
Alla fine della lettera, nel silenzio stupito dell'aulo, prende la parola Mattia che conferma: "E' vero. Aveva il coltello. Fino ad oggi avevo mentito perchè non lo avevo visto colpire quel ragazzo e non volevo che ve la pigliaste con lui".
L'inchiesta non ha ancora accertato chi, effettivamente, quella sera cominciò la rissa: l'unica cosa certa è che l'innesco con ogni probabilità fu causato dal cane dei due Morbi, un rottweiler di nome Rommel.
A questo punto, dopo la confessione di Federico Morbi, confessione che verrà consegnata questa mattina alla procura ordinaria, la situazione cambia sensibilmente.
Perchè i due Morbi che fino a ieri hanno sempre negato di essere stati armati quella sera - hanno evidentemente scelto la strategia del minor danno. Scelta motivata da un quadro indiziario decisamente pesante.
Così Mattia ha dato il suo consenso al processo con il rito abbreviato, ponendo come condizione che il tribunale acquisisca i certificati penali dei testimoni d'accusa.
Una mossa tesa a screditare la portata delle dichiarazioni dei ragazzi presenti alla rissa: secondo i quali Davide Cesare non fu aggressore, ma aggredito.
il tribuanle ha accolto la richiesta della difesa ed ha rimandato il processo al primo Dicembre.
L'avvocato Marco Rezzonico avrà dunque buon giocoa chiedere la concessione per entrambi i suoi assistiti dell'attenuante della provocazione.
"La decisione del tribunale stupisce molto", spiega contrariato l'avvocato della famiglia Cesare, Mirko Mazzali.
Sempre seguendo la strategia del minor danno l'avvocato di Mattia ha chiesto al tribunale di voler valutare la possibilità di affidare il ragazzo in prova ai servizi sociali. Se la cosa andasse in porto, Mattia potrebbe tornare in libertà già a Dicembre.
------
------
Morale della favola: rischia più anni di carcere chi a Genova a tirato giù una vetrina rispetto a chi ha ammazzato un ragazzo con 13 coltellate....
ma credi veramente di fare una cosi bassa informazione nell'era della comunicazione senza frontiere ???
Messaggio del 20-09-2003 alle ore 09:19:13
"non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, dal fondo brutalmente egoista di una societa'"
Pier Paolo Pasolini "le vie nuove, 1962".
"non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, dal fondo brutalmente egoista di una societa'"
Pier Paolo Pasolini "le vie nuove, 1962".
Messaggio del 20-09-2003 alle ore 11:13:36
ringrazio bb che con il suo circostanziato resoconto conferma quella che è la verità: davide con i suoi compagni è stato la causa della tragedi. aveva già aggredito il ragazzo, che uscito dall0spedale, temeva una seconda aggressione, puntualmenta avvenuta. se qualcuno avesse accettato che uno può chiamare il proprio cane come meglio crde, davide sarebbe ancora vivo. per la cronana, rommell, all'epoca dei fatti, aveva 4 mesi, non sembra credibile che sia stato aizzato
ringrazio bb che con il suo circostanziato resoconto conferma quella che è la verità: davide con i suoi compagni è stato la causa della tragedi. aveva già aggredito il ragazzo, che uscito dall0spedale, temeva una seconda aggressione, puntualmenta avvenuta. se qualcuno avesse accettato che uno può chiamare il proprio cane come meglio crde, davide sarebbe ancora vivo. per la cronana, rommell, all'epoca dei fatti, aveva 4 mesi, non sembra credibile che sia stato aizzato
Messaggio del 20-09-2003 alle ore 12:23:06
io non conosco questa vicenda,ma se i fatti sono andati come dice federico forbi e come bb ha raccontato,se io fossi il giudice darei a lui il minimo della pena,ma propio il minimo.
io non conosco questa vicenda,ma se i fatti sono andati come dice federico forbi e come bb ha raccontato,se io fossi il giudice darei a lui il minimo della pena,ma propio il minimo.
Messaggio del 26-09-2003 alle ore 15:42:10
Pestati e indagati gli amici di Dax
Gli interrogatori Ieri 4 militanti del centro sociale Orso indagati per le botte all'ospedale San Paolo non hanno voluto rispondere alle domande del pm
FRANCESCO CATANZARO
MILANO
Picchiati e indagati. Anche se può sembrare un paradosso, i primi a nomi a comparire sul registro degli indagati aperto dal pm Claudio Gittardi, titolare dell'inchiesta condotta dalla procura di Milano sui pestaggi effettuati dalle forze dell'ordine al di fuori dell'ospedale San Paolo nella notte del 16 marzo scorso - poche ore dopo l'uccisione di Davide Cesare, detto Dax, da parte di simpatizzanti dell'estrema destra - non sono quelli di poliziotti e carabinieri, ma di alcuni ragazzi accorsi sul posto nella speranza di sapere qualcosa sulle condizioni del compagno appena accoltellato. Sono in 4 i militanti del centro sociale Orso che, oltre ad aver subito una buona dose di pestaggi e violenze gratuite, si trovano anche a fare i conti con l'accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Solo uno dei 5 nomi iscritti nel registro della procura fa parte delle forze dell'ordine. Per lui, l'accusa è di percosse e lesioni volontarie. Si tratta di un carabiniere, quello incastrato dalla «prova regina», il video filmato da un amatore mentre stava assistendo alla scena dalla finestra di casa, un palazzo antistante al piazzale dell'ospedale, teatro degli scontri. Ciò che si vede in quella videocassetta, poi acquisita dalla procura, è inequivocabile: alcuni agenti riempiono di calci e manganellate un ragazzo che rimane a terra per proteggersi dai colpi, raggomitolandosi su se stesso e coprendosi il viso. Il suo nome è Orlando. Fa parte dei 4 indagati dell'Orso che ieri mattina sono stati sentiti dal pm Gittardi. Durante l'interrogatorio, si sono tutti avvalsi della facoltà di non rispondere: una scelta motivata, come spiega l'avvocato Mirko Mazzali, da sempre difensore dei centri sociali milanesi, dalla necessità di valutare tutti gli elementi che devono ancora essere raccolti su quanto accaduto quella notte.
Che il bilancio delle violenze sia stato pesantissimo è un fatto provato. Non solo dal racconto di chi, quella notte di metà marzo, si trovava fuori dal San Paolo. I testimoni oculari ricordano decine di feriti, alcuni a terra, con ossa e denti rotti, molti altri rinchiusi in auto per sfuggire alle aggressioni gratuite delle forze dell'ordine che, all'urlo di «comunisti di merda», sarebbero andati all'attacco armati non solo del regolare equipaggiamento anti-sommossa, ma addirittura di mazze da baseball. Insomma, per dirla con le parole di Walter Settembrini, responsabile della libreria Calusca del centro sociale Conchetta, «c'era sangue dappertutto, sembrava di essere alla Diaz». A confermarlo, più di ogni altro elemento, sono i certificati medici e le lastre effettuate sui feriti.
Dunque sono gli stessi numeri a parlare. E ascrivere la responsabilità di tutti questi feriti a un solo carabiniere indagato va contro le leggi della matematica, oltre che a quelle del buonsenso. D'altronde, è lo stesso pm Gittardi a ipotizzare una serie di violenze gratuite da parte di polizia e carabinieri, anche se per la procura si tratta di un'ipotesi tutta da verificare. Nel frattempo, grazie alle testimonianze delle oltre 40 persone sentite dagli inquirenti (molte delle quali tra infermieri e personale medico che quella notte erano di turno al San Paolo) sarebbero stati individuati altri sei agenti (due di polizia e quattro Cc), che però non fanno ancora parte degli indagati.
D'altra parte, il lavoro della procura è tutt'altro che facile. Anzi, a riconoscere che sono molte le «difficoltà oggettive» è lo stesso avvocato Mazzali. Prima fra tutte, il riconoscimento dei colpevoli. Non solo perché molti di quelli che oggi sono chiamati a testimoniare al momento degli scontri erano preoccupati a scappare o comunque a proteggersi, più che a guardare in volto chi li aggrediva. Ma soprattutto, le fotografie degli agenti diffuse dalla Questura per il riconoscimento risalgono a molti anni fa, il che rende ancora più difficile il compito dei testimoni e di conseguenza anche quello del pm. E' proprio per questo che Orlando punta il dito sulla «costruzione distorta che avviene in caserma», perché «la polizia consegna al pm solo il materiale che vuole».
Proprio per denunciare «il muro di gomma della menzogna» che a detta dei militanti dell'Orso è stato eretto intorno alla vicenda, ieri mattina si è tenuto un presidio di alcuni centri sociali milanesi davanti al Palazzo di giustizia milanese. Più che chiedere la «galera» per gli agenti responsabili dei pestaggi, i ragazzi dell'Orso vorrebbero sapere come possa essersi originata quella situazione che è poi degenerata. Delle due l'una: o quelle violenze gratuite sono state il frutto di un gesto spontaneo da parte di alcuni gruppi di polizia e carabinieri, oppure l'ordine di intervenire con la forza è arrivato dai vertici a capo delle forze dell'ordine. Un'ipotesi finora respinta con fermezza dai diretti interessati, ma che comunque non può essere scartata a priori dagli inquirenti.
da Il manifesto
Pestati e indagati gli amici di Dax
Gli interrogatori Ieri 4 militanti del centro sociale Orso indagati per le botte all'ospedale San Paolo non hanno voluto rispondere alle domande del pm
FRANCESCO CATANZARO
MILANO
Picchiati e indagati. Anche se può sembrare un paradosso, i primi a nomi a comparire sul registro degli indagati aperto dal pm Claudio Gittardi, titolare dell'inchiesta condotta dalla procura di Milano sui pestaggi effettuati dalle forze dell'ordine al di fuori dell'ospedale San Paolo nella notte del 16 marzo scorso - poche ore dopo l'uccisione di Davide Cesare, detto Dax, da parte di simpatizzanti dell'estrema destra - non sono quelli di poliziotti e carabinieri, ma di alcuni ragazzi accorsi sul posto nella speranza di sapere qualcosa sulle condizioni del compagno appena accoltellato. Sono in 4 i militanti del centro sociale Orso che, oltre ad aver subito una buona dose di pestaggi e violenze gratuite, si trovano anche a fare i conti con l'accusa di resistenza e lesioni a pubblico ufficiale. Solo uno dei 5 nomi iscritti nel registro della procura fa parte delle forze dell'ordine. Per lui, l'accusa è di percosse e lesioni volontarie. Si tratta di un carabiniere, quello incastrato dalla «prova regina», il video filmato da un amatore mentre stava assistendo alla scena dalla finestra di casa, un palazzo antistante al piazzale dell'ospedale, teatro degli scontri. Ciò che si vede in quella videocassetta, poi acquisita dalla procura, è inequivocabile: alcuni agenti riempiono di calci e manganellate un ragazzo che rimane a terra per proteggersi dai colpi, raggomitolandosi su se stesso e coprendosi il viso. Il suo nome è Orlando. Fa parte dei 4 indagati dell'Orso che ieri mattina sono stati sentiti dal pm Gittardi. Durante l'interrogatorio, si sono tutti avvalsi della facoltà di non rispondere: una scelta motivata, come spiega l'avvocato Mirko Mazzali, da sempre difensore dei centri sociali milanesi, dalla necessità di valutare tutti gli elementi che devono ancora essere raccolti su quanto accaduto quella notte.
Che il bilancio delle violenze sia stato pesantissimo è un fatto provato. Non solo dal racconto di chi, quella notte di metà marzo, si trovava fuori dal San Paolo. I testimoni oculari ricordano decine di feriti, alcuni a terra, con ossa e denti rotti, molti altri rinchiusi in auto per sfuggire alle aggressioni gratuite delle forze dell'ordine che, all'urlo di «comunisti di merda», sarebbero andati all'attacco armati non solo del regolare equipaggiamento anti-sommossa, ma addirittura di mazze da baseball. Insomma, per dirla con le parole di Walter Settembrini, responsabile della libreria Calusca del centro sociale Conchetta, «c'era sangue dappertutto, sembrava di essere alla Diaz». A confermarlo, più di ogni altro elemento, sono i certificati medici e le lastre effettuate sui feriti.
Dunque sono gli stessi numeri a parlare. E ascrivere la responsabilità di tutti questi feriti a un solo carabiniere indagato va contro le leggi della matematica, oltre che a quelle del buonsenso. D'altronde, è lo stesso pm Gittardi a ipotizzare una serie di violenze gratuite da parte di polizia e carabinieri, anche se per la procura si tratta di un'ipotesi tutta da verificare. Nel frattempo, grazie alle testimonianze delle oltre 40 persone sentite dagli inquirenti (molte delle quali tra infermieri e personale medico che quella notte erano di turno al San Paolo) sarebbero stati individuati altri sei agenti (due di polizia e quattro Cc), che però non fanno ancora parte degli indagati.
D'altra parte, il lavoro della procura è tutt'altro che facile. Anzi, a riconoscere che sono molte le «difficoltà oggettive» è lo stesso avvocato Mazzali. Prima fra tutte, il riconoscimento dei colpevoli. Non solo perché molti di quelli che oggi sono chiamati a testimoniare al momento degli scontri erano preoccupati a scappare o comunque a proteggersi, più che a guardare in volto chi li aggrediva. Ma soprattutto, le fotografie degli agenti diffuse dalla Questura per il riconoscimento risalgono a molti anni fa, il che rende ancora più difficile il compito dei testimoni e di conseguenza anche quello del pm. E' proprio per questo che Orlando punta il dito sulla «costruzione distorta che avviene in caserma», perché «la polizia consegna al pm solo il materiale che vuole».
Proprio per denunciare «il muro di gomma della menzogna» che a detta dei militanti dell'Orso è stato eretto intorno alla vicenda, ieri mattina si è tenuto un presidio di alcuni centri sociali milanesi davanti al Palazzo di giustizia milanese. Più che chiedere la «galera» per gli agenti responsabili dei pestaggi, i ragazzi dell'Orso vorrebbero sapere come possa essersi originata quella situazione che è poi degenerata. Delle due l'una: o quelle violenze gratuite sono state il frutto di un gesto spontaneo da parte di alcuni gruppi di polizia e carabinieri, oppure l'ordine di intervenire con la forza è arrivato dai vertici a capo delle forze dell'ordine. Un'ipotesi finora respinta con fermezza dai diretti interessati, ma che comunque non può essere scartata a priori dagli inquirenti.
da Il manifesto
Nuova reply all'argomento:
notizia ansa fresca di giornata
Registrati
Mi so scurdate la password
Hai problemi ad effettuare il login?
segui le istruzioni qui






