La Piazza
Michela da Nablus
Messaggio del 06-05-2004 alle ore 10:11:46
se avessi letto
avrei evitato di aprirci un post
se avessi letto
avrei evitato di aprirci un post
Messaggio del 06-05-2004 alle ore 09:36:10
ah solo un'altra cosa: gli altri questo genere di post li aprono su Cultura e attualità
Oddio, puoi aprirli dove vuoi, ma la prassi in genere è questa.
Scusa l'intrusione.
ah solo un'altra cosa: gli altri questo genere di post li aprono su Cultura e attualità
Oddio, puoi aprirli dove vuoi, ma la prassi in genere è questa.
Scusa l'intrusione.
Messaggio del 06-05-2004 alle ore 09:32:17
Ma se ad esempio aprissi un unico post e lo aggiornassi ogni giorno con le diverse notizie?
Quelli che apri non sono spunti per dibattiti, sono notizie, che uno legge e se non le sapeva già (perchè mi risulta che la gente si informi già per conto suo su cosa succede nel mondo), si rattrista e passa appresso anche perchè non c'è molto da commentare... Per cui un bell'unico post quotidianamente aggiornato sarebbe meglio.. anche perchè il tema di fondo è sempre lo stesso.. O no?
Ma se ad esempio aprissi un unico post e lo aggiornassi ogni giorno con le diverse notizie?
Quelli che apri non sono spunti per dibattiti, sono notizie, che uno legge e se non le sapeva già (perchè mi risulta che la gente si informi già per conto suo su cosa succede nel mondo), si rattrista e passa appresso anche perchè non c'è molto da commentare... Per cui un bell'unico post quotidianamente aggiornato sarebbe meglio.. anche perchè il tema di fondo è sempre lo stesso.. O no?
Messaggio del 06-05-2004 alle ore 08:49:39
Michela è una volontaria dello S.C.I (Servizio Civile Internazionale) si trova da due mesi circa a Nablus, nella Palestina Occupata per un progetto con i bambini del campo profughi di Balata, ma spesso si trova anche a dover fare interposizione nelle strade. Mi ha scritto questa mail il 3 di Maggio il giorno prima che io postassi "Nablus 4 maggio".
Durante tutta la serata di ieri si sentiva il rumore di un aereo che sorvolava la citta’. Tutti continuavano a dire che non era assolutamente un buon segno, si captava che qualcosa potesse accadere. Ma non si sapeva cosa. In queste settimane quasi ogni giorno i soldati entrano in citta’ concentrandosi principalmente nella zona centrale di Nablus, vicino alla old city. Ogni giorno ci sono forti scontri e feriti tra i palestinesi. E ogni giorno durante i rasterellamenti, i soldati israeliani arrestano qualcuno; spesso si tratta di ricercati, ovvero di persone coinvolte in qualche modo in attivita’ politiche, ma spesso vengono arrestati giovani solo perche’ di eta’ compresa tra i diciotto e i trentacinque anni.
E ieri, verso le nove di sera in tutta la citta’ si e’ sentita una esplosione molto forte. Piano piano inziano ad arrivare le prime informazioni. L‘esercito israeliano ha lanciato un missile da un elicottero apache, supportato da un aereo spia, contro l’auto in cui viaggiavano Nader Abu Al-Leil, Naul Hassanine, Hisam Hamdan Mohamad e Abu Hamdam. Si tratta di quattro militanti delle brigate di Al-Aqsa. I primi tre provengono dal campo rifugiati di Balata, mentre l’ultimo e’ di Qalqilya.
La gente ovunque ha cominciato a scendere in strada, non solo per avere informazioni ma anche perche’, ci dicono, non e’ semplice in questi casi rimanere fermi in casa. La rabbia e la frustazione per i continui attacchi dell’esercito sono forti.
E per questo, oggi, la citta’ si e’ fermata, nessuno ha aperto il proprio negozio o la propria attivita’. Ma un ragazzo che mi accompagna in un giro della citta’ desolata mi dice ‘E’ il minimo che possiam fare per rispetto di chi ha perso la vita per difendere la propria terra, ma fra due giorni le jeep entreranno nuovamente in citta’ e ci saranno altri feriti ed altri morti. E tutto comincera’ da capo’
In tarda mattinata si e’ svolta la cerimonia funebre e un fiume di gente ha accompagnato le bare fino al cimitero. Alla cerimonia ha partecipato forse piu’ gente di quanta se ne era vista per l’assassinio di Yassin o Rantisi. E non solo persone facilmenti identificabili come militanti di qualche gruppo armato, ma anziani, bambini e molte donne. Tutti stanchi, stanchi di non poter avere una vita perche’ non e’ vita quella che si vive in questa terra.
Michela è una volontaria dello S.C.I (Servizio Civile Internazionale) si trova da due mesi circa a Nablus, nella Palestina Occupata per un progetto con i bambini del campo profughi di Balata, ma spesso si trova anche a dover fare interposizione nelle strade. Mi ha scritto questa mail il 3 di Maggio il giorno prima che io postassi "Nablus 4 maggio".
Durante tutta la serata di ieri si sentiva il rumore di un aereo che sorvolava la citta’. Tutti continuavano a dire che non era assolutamente un buon segno, si captava che qualcosa potesse accadere. Ma non si sapeva cosa. In queste settimane quasi ogni giorno i soldati entrano in citta’ concentrandosi principalmente nella zona centrale di Nablus, vicino alla old city. Ogni giorno ci sono forti scontri e feriti tra i palestinesi. E ogni giorno durante i rasterellamenti, i soldati israeliani arrestano qualcuno; spesso si tratta di ricercati, ovvero di persone coinvolte in qualche modo in attivita’ politiche, ma spesso vengono arrestati giovani solo perche’ di eta’ compresa tra i diciotto e i trentacinque anni.
E ieri, verso le nove di sera in tutta la citta’ si e’ sentita una esplosione molto forte. Piano piano inziano ad arrivare le prime informazioni. L‘esercito israeliano ha lanciato un missile da un elicottero apache, supportato da un aereo spia, contro l’auto in cui viaggiavano Nader Abu Al-Leil, Naul Hassanine, Hisam Hamdan Mohamad e Abu Hamdam. Si tratta di quattro militanti delle brigate di Al-Aqsa. I primi tre provengono dal campo rifugiati di Balata, mentre l’ultimo e’ di Qalqilya.
La gente ovunque ha cominciato a scendere in strada, non solo per avere informazioni ma anche perche’, ci dicono, non e’ semplice in questi casi rimanere fermi in casa. La rabbia e la frustazione per i continui attacchi dell’esercito sono forti.
E per questo, oggi, la citta’ si e’ fermata, nessuno ha aperto il proprio negozio o la propria attivita’. Ma un ragazzo che mi accompagna in un giro della citta’ desolata mi dice ‘E’ il minimo che possiam fare per rispetto di chi ha perso la vita per difendere la propria terra, ma fra due giorni le jeep entreranno nuovamente in citta’ e ci saranno altri feriti ed altri morti. E tutto comincera’ da capo’
In tarda mattinata si e’ svolta la cerimonia funebre e un fiume di gente ha accompagnato le bare fino al cimitero. Alla cerimonia ha partecipato forse piu’ gente di quanta se ne era vista per l’assassinio di Yassin o Rantisi. E non solo persone facilmenti identificabili come militanti di qualche gruppo armato, ma anziani, bambini e molte donne. Tutti stanchi, stanchi di non poter avere una vita perche’ non e’ vita quella che si vive in questa terra.
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