La Piazza
Mesca is back
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 11:28:23
CERTAMENTE!
CERTAMENTE!
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 10:40:19
Aldilà dei cuoricini e fiorellini che giustamente suscita tra il pubblico femminile, il buon Mesca ha stimolato il CINICO che è in me.
CINICO è intanto uno sguardo.
Uno sguardo che si fa vedere, senza trucchi o leziosità visive.
Solo con la potenza fordiana e vertoviana dell'inquadratura, e quasi sempre ribadito dal suono fuoricampo, della presenza evidente, oltre i bordi dell'inquadratura, di qualcuno che domanda, di qualcuno che sceglie i rumori o le musiche che ( come solo in Kubrik) diventano la colonna sonora inevitabile e fatale di quelle immagini.
La comicità, allora, è il primo indizio.
Non urlo o risata fragorosa. Urli muti, subito troncati, senza eco, o le risate a freddo, reiterate tragicamente dentro il solito degrado urbano.
Una comicità minima e iperbolica insieme.
Minima come ridere di un poveretto che scivola su una buccia di banana, iperbolica come se fossimo noi il poveretto che scivola, e ciò accadesse in cima e sull'orlo di un grattacielo, o cadendo riuscissimo ad avere la forza o la leggerezza di ridere per come abbiamo fallato e ci stiamo schiantando.
Comicità come primo gesto critico, primo spostamento.
CINICO è sempre come un attimo prima o un attimo dopo che qualcosa accada, troppo presto o troppo tardi rispetto all'illuminazione che una volta ha provato a mettere in scena.
E piccola, piccolissima e decisiva si rivela sempre la differenza tra immobilità e movimento, in molti "quadri" in cui scena sfondo quinte urbano-periferiche, attori o corpi, sguardo, restano fissi come in fotografia, e solo un volo d'uccello o d'insetto, un occhio che si socchiude in controluce, o la parola, li toglie un attimo da quel "per sempre" monumentale.
Comicità come tempo, soffio che permette di "ridere dentro" prima e dopo la gag.
Laurel e Hardy diventano rapidamente, appena fissati nell'Enciclopedia o nel diario visivo dello spettatore, segni automaticamente comici, il loro stesso muoversi su un set, o stagliarsi su di esso immoti, ci può far ridere.
E in CINICO basta la presenza di un ( di quel) ciclista, o di uno qualunque dei suoi compagni, in campo lungo come un albero o un muro, a rendere comica l'inquadratura epica di quelle strade, di quegli spazi, di quei casermoni urbani che sono la Monument Valley di CINICO, la reinvenzione di un set siciliano totalmente antimediterraneo, quasi sempre oppresso da nuvoloni o da cieli grigi da deserto americano, con tutta la follia della terra o del vento, dei cicloni che possono arrivare.
Aldilà dei cuoricini e fiorellini che giustamente suscita tra il pubblico femminile, il buon Mesca ha stimolato il CINICO che è in me.
CINICO è intanto uno sguardo.
Uno sguardo che si fa vedere, senza trucchi o leziosità visive.
Solo con la potenza fordiana e vertoviana dell'inquadratura, e quasi sempre ribadito dal suono fuoricampo, della presenza evidente, oltre i bordi dell'inquadratura, di qualcuno che domanda, di qualcuno che sceglie i rumori o le musiche che ( come solo in Kubrik) diventano la colonna sonora inevitabile e fatale di quelle immagini.
La comicità, allora, è il primo indizio.
Non urlo o risata fragorosa. Urli muti, subito troncati, senza eco, o le risate a freddo, reiterate tragicamente dentro il solito degrado urbano.
Una comicità minima e iperbolica insieme.
Minima come ridere di un poveretto che scivola su una buccia di banana, iperbolica come se fossimo noi il poveretto che scivola, e ciò accadesse in cima e sull'orlo di un grattacielo, o cadendo riuscissimo ad avere la forza o la leggerezza di ridere per come abbiamo fallato e ci stiamo schiantando.
Comicità come primo gesto critico, primo spostamento.
CINICO è sempre come un attimo prima o un attimo dopo che qualcosa accada, troppo presto o troppo tardi rispetto all'illuminazione che una volta ha provato a mettere in scena.
E piccola, piccolissima e decisiva si rivela sempre la differenza tra immobilità e movimento, in molti "quadri" in cui scena sfondo quinte urbano-periferiche, attori o corpi, sguardo, restano fissi come in fotografia, e solo un volo d'uccello o d'insetto, un occhio che si socchiude in controluce, o la parola, li toglie un attimo da quel "per sempre" monumentale.
Comicità come tempo, soffio che permette di "ridere dentro" prima e dopo la gag.
Laurel e Hardy diventano rapidamente, appena fissati nell'Enciclopedia o nel diario visivo dello spettatore, segni automaticamente comici, il loro stesso muoversi su un set, o stagliarsi su di esso immoti, ci può far ridere.
E in CINICO basta la presenza di un ( di quel) ciclista, o di uno qualunque dei suoi compagni, in campo lungo come un albero o un muro, a rendere comica l'inquadratura epica di quelle strade, di quegli spazi, di quei casermoni urbani che sono la Monument Valley di CINICO, la reinvenzione di un set siciliano totalmente antimediterraneo, quasi sempre oppresso da nuvoloni o da cieli grigi da deserto americano, con tutta la follia della terra o del vento, dei cicloni che possono arrivare.
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 10:37:22
Grande Pè!!!!
Grande Pè!!!!
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 10:25:28
ke bello mesca

ke bello mesca

Messaggio del 24-09-2004 alle ore 10:08:19
mescaaaaaaa
mescaaaaaaa
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 10:02:45
FRATELLI ABATE...
DICA!!!

FRATELLI ABATE...
DICA!!!

Messaggio del 24-09-2004 alle ore 01:32:34
Messaggio del 24-09-2004 alle ore 01:24:17
Voglio comprare un boomerang nuovo. Come faccio a sbazzarmi di
quello vecchio?
Perché "separato" si scrive tutto insieme quando "tutto insieme"
si scrive separato?
Qual è il sinonimo di sinonimo?
Voglio comprare un boomerang nuovo. Come faccio a sbazzarmi di
quello vecchio?
Perché "separato" si scrive tutto insieme quando "tutto insieme"
si scrive separato?
Qual è il sinonimo di sinonimo?
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