La Piazza
Non so da dove cominciare... ma cmq cominciamo... si discuteva qualche oretta fa innanzitutto della predisposizione di alcune persone a comprendere la matematica in tutta la sua splendida forma, e di altre invece magari più propense verso forme di creatività e quindi più astratte ... prescindendo dal fatto che i numeri e la logica fanno muovere il mondo e bla bla bla, e che la creatività si regge di regole proprie magari anche inesistenti, nel senso che essa stessa non ha regole,le due cose possono essere considerate opposte?... e poi, cosa ha l'una meno dell'altra?... a me personalmente la matematica ha sempre fatto paura, non so... sicuramente nn mi è mai piaciuta, troppe regole, troppi calcoli... troppi ragionamenti... la mia testa non è mia riuscita a sopportare pesi del genere
... ma predisposizione vuol dire anche essere capaci di fare un qualcosa di più rispetto agli altri?certo è che chi ha a che fare con i calcoli o in un certo senso ha questa passione sicuramente si ritrova con una mente molto più elastica ed allenata rispetto a chi come me ad esempio di queste ed altre congetture non ne ha mai fatto uso...la creatività proprio perché non ha regole permette di attuare una sorta di anarchia del pensiero, ci si esprime come vuole, cosa che i numeri non permettono di fare... non so se sono riuscita a far intendere il concetto, ma c'è chi con me non è d'accordo... nel senso che metterebbe sullo stesso piano matematica e creatività. Credo che la matematica abbia un peso maggiore rispetto alla creatività, e di conseguenza anche chi si predispone a comprenderla... non dico che bisogna essere più intelligenti di altri, però si subiscono molte più stimolazioni, si hanno più input, si allena la mente come dissi prima... e attenzione io non sto parlando di genio... sarebbe tutta un'altra storia... aiutatemi a uscirne fuori perché per pensarci quasi quasi non ci dormo!
La matematica e la creatività le ho sempre associate a stili di vita differenti;
se ti piace organizzare, programmare, prenotare un tavolo in un locale etc. (esempio leggero, lo so, ma quotidiano), dunque fare una serata già vissuta in partenza perchè sai già come va a finire e comunque VUOI ke vada a finire in quel modo, se sei un tipo ke trova rifugio nella sua routine (non c'è niente di male), allora sei un matematico.
Se sei uno "scapestrato", hai paura della routine (io ne ho paura, lo confesso), ti piace improvvisare in qualsiasi cosa perkè non sai come va a finire e NON VUOI vivere una giornata già vissuta in partenza perkè programmata, allora probabilmente sei un creativo.
Qual'è la cosa superiore....nessuna delle due, sono più ke scelte cose istintive. E' la suddivisione ke fa Hermann Hesse delle persone: ci sono i contadini ke si accontentano del loro recinto e i nomadi ke amano la linea dell'orizzonte.
esprit de finesse e esprit de géometrie
kloe, ti capisco perfettamente...non si tratta di intelligenza,bensì di predisposizione dello spirito
non mi va di imbrigliare la testa in regole e formule
la mia testa non si lascia imbrigliare
non me ne faccio un problema, anke se hanno tentato di farmi capire che con un cervello come il mio non si campa bene...ma che ci posso fare???il mio cervello si spegne proprio quando cerco di comprendere cose che in realtà non mi interessano

trovo che le persone creative...quelle che vanno al di là di forumle, ingranaggi e matematica...siano molto + affascinanti...
non mi curo di quelli ke fanno 2+2...preferisco quelli che mi disegnano un 4
Avete un concetto abbastanza riduttivo della matematica, l'arte è matematica, semplicemnte perchè il cervello, come tutta la realtà si basa su regole matematiche.
Le frontiere della matematica si spingono ben al di là del razionalismo, non a caso tutti i più grandi artisti della storia (Leonardo) avevano un rapporto molto intimo con la matematica e tutti i grandi matematici della storia avevano un lato artistico, da Asimov allo scrittore di Alice nel paese delle meraviglie.
Cos'è se non arte quella del più grande matematico del 900, un ragazzo indiano che pur non essendo mai andato a scuola ha fatto scoperte così avanzate da non essere ancora comprese.
Ramanujan Srinivasa Aaiyangar, geniale matematico indiano, nacque il 22 dicembre 1887 e morì il 26 aprile 1920 a soli 33 anni. Era privo di istruzione e proveniva da uno sconosciuto villaggio dell'India. Egli rappresenta un tipico esempio di genio innato.
Ramanujan è stato uno dei più grandi matematici di tutti i tempi, al pari di Gauss o di Eulero, nonché un prodigio nelle capacità di calcolo: una specie di Mozart della matematica. Dotato di un talento straordinario per la teoria dei numeri, ha lasciato taccuini (Notebooks di Ramanujan) pieni di formule. Ancora oggi ci si chiede come abbia potuto scoprirle senza poterne dare delle vere dimostrazioni.
Si racconta che il grande matematico inglese Hardy, dicesse a Ramanujan malato di tubercolosi nell'ospedale di Putney: "Il numero del mio taxi è il 1729, mi sembra un numero alquanto stupido". Al che Ramanujan rispose: "No Hardy! No! E' un numero molto interessante. Il più piccolo esprimibile come somma di due cubi in due diversi modi: 1729 = 10^3 + 9^3, 1729 = 12^3 + 1^3 ".
Ramanujan nacque a Kumbakonam presso Madras nel 1887, non in un grande centro intellettuale, purtroppo, ma proprio nella parte sbagliata del mondo, da una famiglia poverissima anche se di casta elevata. Fin dalla più tenera età, Ramanujan, si era appassionato ai numeri e alla matematica e aveva letto ogni libro che gli venisse a tiro. Poverissimo e con una moglie da mantenere accetta di lavorare come impiegato al porto di Madras, con uno stipendio di 20 sterline annue. Nel gennaio 1913 viene scoperto dal grande matematico inglese G.H. Hardy, docente di matematica a Cambridge, vincitore di diversi premi e il più illustre matematico inglese. Hardy intuì immediatamente il genio matematico del povero indiano e si offrì di aiutarlo in tutti i modi possibili. Per liberarlo dai problemi economici e per permettergli di continuare gli studi lo fece venire a Cambridge, ove all'età di 30 anni fu eletto Fellow della Royal Society. Morirà, purtroppo, all'età di 33 anni, nel 1918 malato di tubercolosi, tra le braccia della moglie. Hardy, per ricordare il genio di Ramanujan, scriverà:
"Quando sono depresso e costretto ad ascoltare gente pomposa e noiosa, mi dico: "Be', io ho fatto una cosa che Voi non avreste mai potuto fare e cioè aver collaborato con Ramanujan pressappoco alla pari".
per la serie
e attenzione io non sto parlando di genio... sarebbe tutta un'altra storia...
ma quess è la matematica
Per gli appassionati di matematica, Ramanujan è un personaggio che fa venire i brividi, che suscita un misto di ammirazione, stupore, incredulità, amarezza. Non si può separare l'interesse per l'opera dalla curiosità per la vita, ciò accade puntualmente per tutti i grandi "eroi romantici" della scienza o dell'arte.
La brevità della sua vita e della sua bibliografia ci fa rivivere l'amarezza per la prematura scomparsa dal mondo e dalla matematica di Evariste Galois o di Niels Abel.
La creatività di Ramanujan, come quella di Frederic Chopin, non venne intaccata dalla malattia: entrambi continuarono a concepire i loro capolavori dal letto in cui morirono di tubercolosi. L'intuito impressionante, la capacità di anticipare i tempi, l'originalità, l'autolesionismo suscitano la stessa incredulità per quell'indecifrabile prodigio che era Ettore Majorana.
Il tentativo di suicidio e altri momenti di instabilità di Ramanujan ci ricordano quelli, purtroppo andati a termine, di Alan Turing e Ludwig Boltzmann, e le menti disturbate o del tutto folli di Georg Cantor, Kurt Goedel, John Nash. La frenesia nel calcolo è della stessa natura che animò la vita di Paul Erdos. Qualcuno paragonò il ritrovamento di un quaderno perduto di Ramanujan all'eventuale scoperta di una bozza della decima sinfonia di Ludwig van Beethoven.
L'accostamento tra matematica e arte potrà apparire sconcertante. Inoltre, proprio questi fuoriclasse contribuiscono a un pericoloso e diffuso pregiudizio sui matematici e sulla matematica: cioè che questa non venga considerata (al pari dell'arte) come una scoperta di ordine nell'universo, una delle più belle creazioni della mente umana.
Ma una disciplina arida, pericolosa, col suo linguaggio impossibile, destinata a pochi pazzoidi soli e incompresi. La figura di Ramanujan è l'ideale per smentire questi pregiudizi: pochi, forse nessuno, tra i grandi matematici hanno operato con un processo creativo così vicino a quello dell'artista come ha fatto Ramanujan.
E se alcuni grandi che hanno segnato la scienza hanno avuto un'esistenza "diversa" dalle persone comuni era perché, come Chopin e Beethoven, erano delle singole, grandi eccezioni. Non bisogna dimenticare che i matematici in generale sono persone del tutto normali, solo forse con una maggiore capacità di coniugare la fantasia con la ragione.
Srinivasa Iyengar Ramanujan era, appunto, un'eccezione. Nato il 22 dicembre del 1887 a Erode, nell'India meridionale, Ramanujan visse l'infanzia e l'adolescenza a Kumbakonam, circondato dalla spiritualita' della sua casta: i brahmani. Tra la miriade di divinità, Namagiri era quella cara alla sua famiflia. Era Namagiri, secondo lui, la "musa" che lo ispirava e che gli appariva in sogno svelandogli i segreti dei numeri. Nonostante la casta, le sue condizioni erano piuttosto misere, Ramanujan avrebbe sofferto spesso la fame. Le sue abilità matematiche si svilupparono fin dalla scuola, in parallelo a un'ipersensibilità quasi patologica verso un mancato riconoscimento, un insuccesso o qualsiasi cosa di cui vergognarsi. Ad esempio, scoprire che delle relazioni trigonometriche che aveva ricavato erano state trovate un secolo e mezzo prima nientemeno che da Leonhard Euler, fu per lui una mortificazione tale che quando se ne accorse nascose i calcoli nel tetto di paglia. Con quell'ingenuità che non avrebbe mai perso, e che avrebbe incantato i matematici occidentali, non riusciva a rendersi conto di quanto fosse eccezionale riottenere da solo un risultato del grande Euler. Un'altra volta, da ragazzino, era rimasto irreversibilmente offeso perché un suo amico aveva preso un voto più alto in matematica.
Ma non si gettò completamente nella matematica se non fino al primo incontro importante della sua vita: "A Synopsis of Elementary Results in Pure and Applied Mathematics", di George S. Carr. Per un normale studente, la "Synopsis" era poco più che un formulario, una raccota di circa cinquemila teoremi e formule in svariati settori della matematica. Non per il diamante grezzo Ramanujan: seduto nel portico della sua casa, a due passi dal tempio, passava ore e ore con una lavagnetta manipolando numeri, formule, ricavando da solo i teoremi e i risultati del libro. Era questa la sua principale attività, anche a lezione al College. Il risultato del totale disinteresse per le altre materie segnò per sempre la sua carriera: venne bocciato più volte ed escluso da due Colleges, quindi privato delle relative borse di studio.
A rendere la sua povertà ancora più assurda, c'era il fatto che sapeva andare oltre il libro, ma molto, molto più lontano. Otteneva risultati che avrebbero sbalordito i matematici di tutto il mondo, fino a oggi. Completamente all'oscuro delle notazioni più usate e di cosa fosse già noto alla comunità dei matematici, Ramanujan a volte riscopriva cose già note (ma da autodidatta, è come scoprirne di nuove). Ogni tanto trovava anche risultati sbagliati. Il più delle volte però, le proprietà dei numeri, delle serie, delle frazioni continue, degli integrali (e molto altro ancora) che "vedeva" senza dimostrarle erano preziosissime perle, che i matematici avrebbero impiegato anni per estrarle dall'ostrica, per dimostrarle. Senza insegnamenti, senza laurea, solo con la "Synopsis", la lavagnetta o la carta che non bastava mai (la riutilizzava con inchiostro diverso), Ramanujan aveva imparato, da solo, a fare matematica come nessun altro sapeva: "sto tracciando un nuovo percorso tutto mio", avrebbe scritto. Senza né soldi né lavoro, la madre Komalatammal gli diede in sposa una bambina di nove anni, Janaki che, come era tipico per le spose bambine, non poteva vivere con lui fino alla pubertà. Iniziò allora un periodo di peregrinazioni da una città all'altra, in cerca di un lavoro, presentandosi da personaggi ritenuti influenti, con gli incomprensibili quaderni per curriculum e a volte senza i soldi per il cibo o il treno. Alla fine Ramanujan, il più grande matematico indiano, uno dei più originali di sempre, trovò un lavoro a Madras come ... contabile!
Ramanujan riuscì anche a pubblicare dei risultati sui numeri di Bernoulli. Ma non divenne famoso per quello (almeno non subito), a portarlo nel mondo della matematica sarebbe stato il secondo grande incontro della sua vita: Godfrey H. Hardy, l'eminente matematico del Trinity College di Cambridge. Tra le lettere che gli amici gli consigliarono di inviare in Europa, questa arrivò ad Hardy: Gentile Signore, mi pregio di presentarmi a Voi in qualità di contabile [...] con un salario di sole 20 sterline l'anno. Al momento ho quasi ventitré anni. Non ho ricevuto un'istruzione universitaria [...] Dopo aver lasciato la scuola, ho utilizzato il tempo libero a mia disposizione per occuparmi di matematica [...] e i risultati che ho ottenuto sono definiti dai matematici di queste parti "sorprendenti"
Con umiltà e sfacciataggine, Ramanujan proseguiva elencando alcuni suoi studi: ho trovato una funzione che rappresenta esattamente il numero di numeri primi minori di x.
"Esattamente", diceva. Si sbagliava, ma la lettera conteneva circa nove pagine allegate di altri teoremi. Il pacato e inglesissimo Hardy non sapeva ancora che la sua vita (così come quella di Ramanujan) stava per cambiare per sempre. Sconcertato, mostrò la lettera a tutti. Riconobbero qualcosa su integrali e serie, eppure anche i risultati noti apparivano in una veste nuova. Ma c'era poi qualcosa che sembrava davvero provenire da un altro pianeta.
Di teoremi come questo sulle frazioni continue, Hardy, la massima autorità matematica inglese dell'epoca, non riusciva a capacitarsi: "mi sconfissero del tutto, non avevo mai visto niente di simile prima di allora. Una sola occhiata è sufficiente a mostrare che potevano essere stati elaborati solo da un matematico di grandissimo valore (...) Devono essere veri, perché se non lo fossero, nessuno avrebbe un'immaginazione tale da inventarli". Oltre alla difficoltà di arrivare a risultati di tale eleganza (notare la strana simmetria dei coefficienti: 1, -2, 4, -3, 1 al numeratore e 1, 3, 4, -2, 1 al numeratore) con oggetti così complessi, c'era il problema di dimostrarne la verità. L'originalissimo bagaglio matematico di Ramanujan non conteneva infatti il concetto fondamentale di dimostrazione.
Seguì uno scambio epistolare tra i due, con Hardy sempre più incuriosito e più insistente sulle dimostrazioni. Presto avrebbe smosso le sue conoscenze per portare Ramanujan in Inghilterra. Ma a un brahmano era rigorosamente vietato oltrepassare l'oceano. Almeno ora Ramanujan non era più solo: nella matematica che conta sapevano di lui. Infatti dall'India arrivò la tanto attesa borsa di studio. Ora, anche se senza laurea, Ramanujan era un matematico vero, che pubblicava articoli, frequentava la biblioteca del Presidency College di Madras, calcolava anche di notte alla sua maniera febbrile e appassionata: "a volte bisognava ricordargli di mangiare", disse Janaki.
Alla fine, per le influenze di amici, soprattutto di Hardy, ma anche grazie alla sua Namagiri, Ramanujan si convinse a sfidare l'ortodossia e a salpare per Cambridge. "Hardy e Ramanujan" è una coppia che i matematici di tutto il mondo avrebbero conosciuto presto leggendo gli articoli pubblicati a più mani che nascevano da quell'immensa miniera d'oro che erano le idee e i quaderni di Ramanujan. Sotto l'influenza di Hardy e di altri matematici di Cambridge, il diamante grezzo si stava rapidamente trasformando in diamante puro.
Rieducare Ramanujan alla matematica "terrestre" non era facile. Disse Hardy: "Avevo anche paura che, se avessi insistito troppo su questioni che Ramanujan trovava seccanti, avrei potuto distruggere la sua sicurezza o rompere l'incantesimo della sua ispirazione [...] ovviamente appresi da lui molto più di quanto lui apprese da me". La descrizione migliore l'ha data il matematico Laurence Young: "era come scrivere su una lavagna coperta di stralci di una lezione più interessante". Per lui si stravolgevano le regole: nel 1916 gli venne assegnato per meriti il diploma B. A. (la nostra laurea), per via di uno dei suoi lavori più importanti (sui numeri altamente composti). Avrebbe poi ricevuto due tra le massime onorificenze accademiche inglesi: Fellow del Trinity College e della Royal Society.
Purtroppo però, per Ramanujan le cose sarebbero andate per il verso sbagliato e l'Inghilterra si trasformò da luogo che gli diede l'immortalità nel posto dove iniziò la sua fine. Per quanto fosse felice di fare matematica a quei livelli e per quanto fosse circondato dalla stima di tutti, Ramanujan non riuscì mai a inserirsi nell'ambiente di Cambridge. Non lo aiutarono il carattere degli inglesi, la distanza culturale enorme che li separava e neanche Hardy, col quale entrò in confidenze personali solo molto tempo dopo.
Ci fu un ritorno emblematico di quella vergogna esagerata e incomprensibile che fece dubitare addirittura del suo equilibrio mentale. Di fronte al rifiuto della terza porzione di un piatto che aveva cucinato per degli amici invitati a cena, Ramanujan cedette di nuovo allo stress, al superlavoro o chissà a quale processo mentale tutto suo e andò via. Ma non come un bambino che si chiude in camera a piangere, Ramanujan andò via senza dare notizie per qualche giorno!
Il senso di esclusione e le difficoltà di adattamento che minarono la psiche e il fisico di Ramanujan sono ben resi da Robert Kanigel nel libro "The man who saw infinity" (finalmente edito in Italia: "L'uomo che vide l'infinito", Rizzoli) da cui sono tratte questa storia e tutte le citazioni: "Nell'India meridionale, i confini tra l'interno e l'esterno non erano cosi' fissi e immutabili come in Inghilterra [...] In India muri e finestre erano piu' permeabili. Insetti, odori e suoni portavano l'esterno all'interno. Tamie e lucertole scorrazzavano attraverso le imposte delle finestre. A Cambridge, ivece, tra la solida pietra di mura di cinquecento anni, persisteva un onnipresente senso di divisione e demarcazione".
Eppure "il freddo inglese", come lo chiama Kanigel, non affievoliva le capacità matematiche di Ramanujan. Lo dimostra il lavoro svolto con Hardy sulla funzione di partizione p(n): il numero di modi in cui un numero intero può essere ottenuto come somma di altri interi (ad esempio, p(4)=5 perché ci sono 5 modi per ottenere 4 come somma di interi: 1+1+1+1, 1+1+2, 2+2, 1+3, 4). I due posero le basi per trovare la formula esatta di p(n) per n qualsiasi, un risultato spettacolare per i matematici.
Ma a un certo punto Ramanujan si ammalò, non fu subito chiaro che era tubercolosi. Comincio' a vagare da un sanatorio all'altro, soffrendo la fame e il freddo (la cura dell'epoca prevedeva la giacenza in stanze non riscaldate). Lo stress per la malattia, problemi a casa con Komalatammal e Janaki, l'insofferenza per il cibo inglese (era rigorosamente vegetariano) non facevano che aggravare la situazione. I problemi col cibo potevano diventare una vera e propria ossessione, se alla pratica vegetariana (inopportuna con la tisi) si aggiunge l'ostinata testardaggine di Ramanujan, che non voleva adattarsi.
Non è ancora chiaro il motivo, ma un giorno i nervi gli cedettero ancora e tentò di uccidersi sotto la metropolitana di Londra. Una guardia fermò il treno a pochi metri da Ramanujan che si ferì alle gambe. C'è un altro episodio che può far riflettere sul suo stato: dopo aver bevuto una bevanda confezionata, l'Ovaltine, convinto che fosse a base vegetale, lesse l'etichetta per caso e scoprì che conteneva estratti animali. Mortificato, scappò come al solito e interpretò il bombardamento che lo colse per strada non come uno degli ormai consueti raid aerei della grande guerra (era il 1918), ma come una punizione divina per aver mangiato carne!
L'elezione a membro della Royal Society gli risollevò un po' il morale, ma non si poté fare a meno di riportarlo in India. Anche Ramanujan sapeva che la fine era vicina, ma non perse l'allegria e lo spirito arguto che lo rendevano amabile con tutti. Tornato in India, continuò a vagare da un luogo di cura all'altro, godendosi un po' di vita coniugale, continuando a lavorare e a dimagrire, lui che era stato sempre decisamente grasso. Janaki racconta che, ridotto ormai pelle e ossa, prima di perdere conoscenza "non c'era altro che la matematica ... Quattro giorni prima di morire stava ancora scarabocchiando".
A trentadue anni, dopo aver sconvolto la matematica con i suoi teoremi e con il suo stile unico, Ramanujan se ne andò il 26 aprile del 1920, a Madras. Il necrologio scritto da Hardy venne pubblicato su Nature (105, pagg. 494-495 1920). Hardy avrebbe curato la pubblicazione delle sue opere ("Collected Papers of Srinivasa Ramanujan", Cambridge University Press, 1927) e avrebbe scritto anche un libro su di lui ("Ramanujan", Cambridge University Press, 1940).
Qualche tempo prima di morire, Ramanujan aveva rivisto quell'amico di scuola che lo aveva offeso con un voto più alto e gli aveva detto: "Ho un'amica che mi ama molto più di tutti voi e che non vuole assolutamente lasciarmi". Si riferiva alla febbre da tisi, ma a noi piace applicare le stesse parole all'unica vera amica di Ramanujan, che davvero non lo abbandonò mai: la matematica.
Cos'ha di diverso da Van Gogh?
seeeeee.......troppo lungo dinnolo
La matematica e creatività sono strettamente legate , la matematica basandosi su concetti astratti non può che essere creatività , dove si ferma la ragione arriva l'intuizione (spirito) , quindi creatività (ragione+ spirito) SE PARLIAMO DI ANALISI matematica ....anche se è facilè accomunare la l'immagine del tipico sekkione impacciato e misantropico ad una persona non creativa ...ma forse è una questione di punti di vista forse soggettivi , l'individuo introverso -individuo estroverso , oppure l'immagine stereotipata del creativo =artista/ estroverso....ma la ricerca può essere fatta dentro di noi
oppure al difuori di noi ..resta ricerca invenzione/creazione. un Mio parere
CMQ bel post.
Dean, un consiglio: su di un topic si cerca sempre di esprimere il concetto che abbiamo in mente nel modo più coinciso possibile cosicchè anche chi ha poco tempo possa partecipare alla conversazione. Tu così facendo un topic lo ammazzi.

Comunque, la storia di Ramanujan ha dell'incredibile. Ma non posso fare altro che dare ragione ad Ariel, Ramanujan era un genio, non un creativo.
La matematica è scoperta, la creatività... lo dice la parola stessa.
Ermes io ho espresso il mio concetto, poi l'ho supportato con documenti, dirò di più ho fornito prima un documento più sintetico, poi uno più approfondito

Non sono d'accordo, in quanto ritengo la creatività nient'altro che la scoperta di un ordine.
Un artista non fa altro che cercare di rappresentare ciò che lo circonda e ciò che lo circonda è matematica
Non sono pienamente d'accordo nel citare l'esprit de finesse cartesiano contrapposto a quello pascaliano de geometriè,in quanto il discorso credo sia un altro..
A mio avviso matematica e creatività per certi versi s'incontrano,per altri viaggiano su binari completamente opposti:chi di voi se ne intende di matematica,saprà certamente che vi sono "sottocampi" di questa,in cui la meccanicità non serve..serve estro,genio,la cosidetta intuizione che ci porta alla soluzione del problema..un esempio..?Banalmente potrebbero essere gli integrali,quelli di un certo tipo intendo,che senza un'intuzione che ci porti a capire come poter sostituire o combinare i vari metodi non renderebbe quell'integrale risolvibile..

La creatività da dove nasce...?Anch'essa da un'intuizione che scatta nei nostri cervelli,quel fulmine che attraversa la nostra testa da parte a parte e ci fa cogliere l'essenza di alcuni concetti o situazioni presenti nel nostro mondo,non nasce di certo da una mente "razionale",se così si può definire,ma è istinto,passione..
Ecco l'unica cosa che differenzia davvero i due,è che la matematica ha delle branche in cui tutto è meccanico,tutto è logico..cose che sarebbero la nemesi della creatività..ma attenzione,ripeto..la matematica non è solo questo,ma anche genio e creatività!
Fortunatamente gli artisti non si limitano a rappresentare la realtà bensì anche concetti astratti. Altri la realtà la deformano mettendo in discussione qualunque ordine.
Ogni artista "comunica" tramite l'arte, ed ogniuno ha il suo linguaggio fatto di simboli, colori, musica, storie...
Giusto Aktarus, ma l'integrale ha un unica soluzione, qualunque operà creativa ha più soluzioni o addirittura nessuna. Un opera finisce quando lo decide l'autore, è l'autore che dà la soluzione.
ma l'integrale ha un unica soluzione, qualunque operà creativa ha più soluzioni o addirittura nessuna.
Questo è giustissimo..ottima riflessione non ci avevo pensato!

Sì è vero,la creatività si muove anche nell'astratto,è stata una mia dimenticanza..

Allora..correggo un attimo il tutto..
..mannaggia a te Ermes
..quindi la matematica ci porta con più strade ad una stessa destinazione,la creatività invece,sempre con una varietà di percorsi può farci ad arrivare a soluzioni diverse..però la prima presuppone una conoscenza di base,la seconda no..è spirito allo stato libero
Hi hi il discorso si complica .......lo 0 è una convenzione per spiegare il nulla ma cosa è il nulla? .... esiste lo 0 assoluto come esprimerlo? nella concretezza ...quindi la matematica ?Non è concreta è una convenzione , Sono solo punti di vista .... come il Dualismo e il Monismo ...CMQ oggi la dimostrazione concreta è l'informatica ...quanti indiani e derivati dominano il campo ...e non è casuale probabilmente , nell'induismo e buddismo l'abitudine di ragionare-meditare su concetti astratti (molte parole ,non sono traducibili ,perchè esprimono concetti inesistenti nella cultura occidentale) li rende + versatili a riflessioni matematiche .e non basterebbe diventare buddisti....per ragiungerli .( MIO PARERE)
Briskio..


No comunque è vero..lo 0 in effetti è un pò paradosso,perchè nel momento in cui il nulla viene rappresentato,è,dunque lo 0 è solo una covenzione adottata dall'uomo..
Briskio, scusa, ma non ho capito dove vuoi arrivare.
l'arte non è rappresentazione...l'arte è espressione...porca miseria...non è da tutti collegare cuore e cervello...portare su carta, tela, blocco di marmo,in musica, in parole, in danza l'animo....cercare di esprimersi attraverso gli infiniti canali dell'arte....ma quali integrali e matematica e realtà...peppiacer....(akta...mi sa ke hai fatto un po' di confusione tra cartesio e pascal e i due esprit...)...l'artista ha il dono di sapere entrare nel cuore delle persone attraverso un'opera d'arte (sia essa figurativa, musica, danza, letteratura e chi + ne ha....)ed esprimere sè stesso, o ciò che pensa o un concetto astratto, un valore universale...non è da tutti....altro che genio e genio, non sto parlando di qualcosa di straordinario....sto parlando del fatto che sia difficile collegare cervello e cuore e riuscire a comunicare ciò che essi hanno capito
perchè siamo tutti così chiusi.... Ho invertito i due esprit,mi scuso con tutti..

Fatto sta che avere talento in entrambi i campi non è qualcosa da tutti,perchè altrimenti cara ariel ti tenesse a magnà i quadri di picasso secondo il tuo ragionamento..

Se non ci fossero stati quei tipi di geni matematici,oggi non staremmo ad un simile livello di vita..nulla da togliere alla creatività,infatti cara ariel se hai letto bene,ho scritto:
quindi la matematica ci porta con più strade ad una stessa destinazione,la creatività invece,sempre con una varietà di percorsi può farci ad arrivare a soluzioni diverse..
Non esiste un "genio" superiore tra i due,entrambi sono dei doni che vanno sfruttato a pieno..per il resto sono state dette cose che già tutti noi sappiamo..
semplicemente non li metto sullo stesso piano
non parlo di superiorità di uno o dell'altro dono
son due cose assolutamente distinte per me
all'arte non interessa cosa mangi...essa si nutre di te
all'arte non interessa cosa mangi...essa si nutre di te
non credo che mangi le ballerine..

l'arte non è rappresentazione...l'arte è espressione...porca miseria...non è da tutti collegare cuore e cervello...portare su carta, tela, blocco di marmo,in musica, in parole, in danza l'animo....cercare di esprimersi attraverso gli infiniti canali dell'arte....ma quali integrali e matematica e realtà...peppiacer....(akta...mi sa ke hai fatto un po' di confusione tra cartesio e pascal e i due esprit...)...l'artista ha il dono di sapere entrare nel cuore delle persone attraverso un'opera d'arte (sia essa figurativa, musica, danza, letteratura e chi + ne ha....)ed esprimere sè stesso, o ciò che pensa o un concetto astratto, un valore universale...non è da tutti....altro che genio e genio, non sto parlando di qualcosa di straordinario....sto parlando del fatto che sia difficile collegare cervello e cuore e riuscire a comunicare ciò che essi hanno capitoperchè siamo tutti così chiusi....
da quello che dici l'arte per te è superiore..
vabbeh se vuoi capire capisci
altrimenti ciao
non ho mai detto sia superiore, se si legge tra le righe non posso farci nulla
Allora sono io cretino che non capisco..ma se non fai altro che enfatizzare l'arte dicendo anche "ma quali integrali peppiacer.."..uno che deve pensare..?Esprimiti meglio allora,oppure regalami un cervello migliore..

Cià!
Aggiungo anche questa citazionne..

trovo che le persone creative...quelle che vanno al di là di forumle, ingranaggi e matematica...siano molto + affascinanti...
non mi curo di quelli ke fanno 2+2...preferisco quelli che mi disegnano un 4
io nn sono ne creativa ne buona con i numeri
ergo
taccio
bene, bravo. bis

certo, ho espresso un parere...son gusti miei, preferenze...
da qui a dire che ciò ke piace a me è superiore al resto ce ne passa

Giusto Aktarus, ma l'integrale ha un unica soluzione, qualunque operà creativa ha più soluzioni o addirittura nessuna. Un opera finisce quando lo decide l'autore, è l'autore che dà la soluzione.
ermes nn è proprio così, se parli d integrale definito, allora si ke ha un'unica soluzione, ma un integrale indefinito ha infinite soluzioni!!!
t faccio un esempio stupido: l'integrale d 2x è x^2!!! e quanto vale x^2??? dipende dal valore della x!!! e quanto può valere la x??? quello ke t pare!!! ovvero ha infinite soluzioni!!!

cmq il fatto è ke la maggior parte delle persone, ovviamente, conosce molto poco la matematica, e crede ke un matematico abbia a ke fare sempre e solo cn numeri, una specie d raginiere!!!
nn è assolutamente così!!!
la "matematica alta", quella degli integrali multipli, del calcolo differenziale, delle varie trasformate d laplace, fourier, zeta, del calcolo matriciale ecc, è tutt'altro!!!
come aktarus già ha detto è inventiva, è colpo d genio, e a volte pure colpo d culo!!!
è arte!!!
xkè rakkiudere il concetto ke ha rivoluzionato il mondo nel secolo scorso in una formula semplicissima """E=m*c^2""" nn può ke essere ARTE!!!
io citerei oltre il genio riportato da DEAN

..anche il famoso matematico napoletano Renato Caccioppoli nipote di bakunin l'anarchico russo e morto suicida a poco più di trent'anni..
..la dimostrazione dell'estroe la filosofia nella matematica..solva dire nelle sule lezioni sempre gremite di studenti (era una specie di star dell' epoca)..e persone di qualunque ceto sociale:
La matematica è come la musica: ha i numeri interi e le frazioni, nè più nè meno di un pianoforte che ha i tasti bianchi ed i tasti neri.
Per capirla bisogna studiarla con l'anima e poi col cervello
Ad esempio una sua lezione fu sullo ZERO ed INFINITO :
Lo zero e l'infinito non sono due numeri come molti credono, ma due camorristi, e ve lo posso dimostrare: che cosa accade quando lo zero per un numero qualsiasi? Che il risultato è sempre zero.
E fin qui ci arrivano anche quelli del classico.
Questo succede perchè lo zero è sempre più forte del suo moltiplicatore: lo annienta, lo distrugge, lo plagia.
La medesima cosa, però, capita anche all'infinito: moltiplicando, infatti, infinito per un nuemro qualsiasi, vine sempre il risultato di infinito.
Se ne deduce che sia lo zero che l'infinito creano prodotti a loro immagine e somiglianza.
A questo punto non ci resta che moltiplicare zero per infinito e vedere che cosa succede.
Chi dei due condizionerà l'altro? chi dei due sarà il più forte? Chi dei due il più camorrista?
Anche in questo caso la risposta è semplice. Zero moltiplicato infinito è un numero qualsiasi: potrebbe essere 18, ma anche 27, oppure 987, e questo perchè dividendo uno qualsiasi di questi numeri per infinito avremo sempre zero
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Editato da Dimas il 30/12/2005 alle 17:04:41
Buja!

Quando il prof ti assegnava gli integrali per casa, tu aprivi il libro, andavi all'integrale assegnato, lo risolvevi, e poi andavi a controllare a fianco dell'integrale un accozzaglia di lettere e numeri scritti tra due parentesi quadre: pensa un pò, quelle le chiamavo soluzioni.

Ricorda che la matematica è stata inventata per fini pratici e che l'integrale non è un rompicapo da settimana enigmistica.
Quando devi risolvere un integrale per applicarlo alla realtà dei fatti, alle variabili verranno sostituiti numeri.

Ora, tornando al discorso volevo farvi una domanda:
qual'è la differenza tra lo scoprire e l'inventare?
Nuova reply all'argomento:
Logica e Numeri VS Miss Creatività
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