La Piazza
L'insostenibile leggerezza...
Messaggio del 24-03-2006 alle ore 23:39:43
io l'ho letto 3 volte e a me piace.....milan kundera e' un pazzo ma la storia e' carina....
io l'ho letto 3 volte e a me piace.....milan kundera e' un pazzo ma la storia e' carina....
Messaggio del 24-03-2006 alle ore 14:13:37
Anche il delirio va ragionevolmente criticato: sarebbe un torto all'autore prendere senza scrupolo l'Elogio alla follia nella sua interezza.
Anche il delirio va ragionevolmente criticato: sarebbe un torto all'autore prendere senza scrupolo l'Elogio alla follia nella sua interezza.
Messaggio del 24-03-2006 alle ore 14:08:03
chi critica il delirio dovrebbe ragionevolmente provare cos'é il delirio...
chi critica il delirio dovrebbe ragionevolmente provare cos'é il delirio...
Messaggio del 24-03-2006 alle ore 14:04:21
...dell'essere
Il titolo è geniale, indicibilmente straordinario, meravigliosamente icastico. Peccato che la genialità dell'autore si estingua nella concezione del titolo; per il resto una palla al piede sarebbe meno ingombrante, e il suicidio una prospettiva accettabile.
Se non fossi un amante dei testi fitti e con pochi spazi bianchi, gli opporrei volentieri Stefano Benni; non che il Riccardo III, opera giovanile di Shakespeare, dialogico, sia parco di spazi bianchi, ma lì si respira il delirio; come nel tanto diverso Amleto, si respira un delirio supremo.
Anche in Kundera c'è del delirio, ma il delirio che si rispetti richiede un impegno che è alfierianamente profusione di anima e corpo.
Il delirio riccardiano si abbatte sulla vita come un terremoto della costa occidentale americana; il delirio kunderiano è una paciosa nevicata sui pendii abruzzesi.
Se si fa delirio, lo si faccia bene.
...dell'essere
Il titolo è geniale, indicibilmente straordinario, meravigliosamente icastico. Peccato che la genialità dell'autore si estingua nella concezione del titolo; per il resto una palla al piede sarebbe meno ingombrante, e il suicidio una prospettiva accettabile.
Se non fossi un amante dei testi fitti e con pochi spazi bianchi, gli opporrei volentieri Stefano Benni; non che il Riccardo III, opera giovanile di Shakespeare, dialogico, sia parco di spazi bianchi, ma lì si respira il delirio; come nel tanto diverso Amleto, si respira un delirio supremo.
Anche in Kundera c'è del delirio, ma il delirio che si rispetti richiede un impegno che è alfierianamente profusione di anima e corpo.
Il delirio riccardiano si abbatte sulla vita come un terremoto della costa occidentale americana; il delirio kunderiano è una paciosa nevicata sui pendii abruzzesi.
Se si fa delirio, lo si faccia bene.
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