La Piazza
le "incanate"..
Messaggio del 21-03-2007 alle ore 17:41:08
Nella Passio S.Eusanii, avvenuta sotto l’impero di Massimiano, è contenuto un breve episodio che ricorda l’uso abruzzese delle "incanate".
Pervenuto S.Eusanio, insieme a S.Teodoro ed altri compagni, A Forcona, nei pressi dell’antica Amiternum (attuale S.Vittorino, presso L'Aquila), e proprio in località chiamata le cinque ville, domandò ed ottenne ricovero in una cappella dedicata alla Vergine, presso la quale era anche l'abitazione di alcune donnem fra cui Gratola e Teodosia, dedite alla santa vita.
Ivi erano pure, nel campo così detto Familiare, parecchi individui intenti al lavoro della mietitura per incarico delle predette donzelle. Come i santi li ebbero in vista, rivosero loro parole di saluto e complimento; ma quelli invece di ricambiare con pari cortesia l'atto gentile, investirono i malcapitati servi di Dio con ingiurie e lazzi osceni; per il che furono da Dio stesso puniti restando immobili come statue.
L'atto vituperoso e gratuito commesso da quei mietitori contro S.Eusanio e i suoi compagni, va spiegato con l'uso delle così dette "incanate", specie di baccanale di circostanza che si pratica tuttora in Abruzzo durante i lavori di mietitura:
"Per diritto consuetudinario è permesso ai mietitori di dire quante più male parole vogliono a chi passa: lupa, scrofa, cornuto e simile zizzania! E questo gridare, come farebbero i cani, si dicono "incanate". "
..pare che presso alcune località limitrofe dellanostra città, tale uso sia ancora in voga.
Nella Passio S.Eusanii, avvenuta sotto l’impero di Massimiano, è contenuto un breve episodio che ricorda l’uso abruzzese delle "incanate".
Pervenuto S.Eusanio, insieme a S.Teodoro ed altri compagni, A Forcona, nei pressi dell’antica Amiternum (attuale S.Vittorino, presso L'Aquila), e proprio in località chiamata le cinque ville, domandò ed ottenne ricovero in una cappella dedicata alla Vergine, presso la quale era anche l'abitazione di alcune donnem fra cui Gratola e Teodosia, dedite alla santa vita.
Ivi erano pure, nel campo così detto Familiare, parecchi individui intenti al lavoro della mietitura per incarico delle predette donzelle. Come i santi li ebbero in vista, rivosero loro parole di saluto e complimento; ma quelli invece di ricambiare con pari cortesia l'atto gentile, investirono i malcapitati servi di Dio con ingiurie e lazzi osceni; per il che furono da Dio stesso puniti restando immobili come statue.
L'atto vituperoso e gratuito commesso da quei mietitori contro S.Eusanio e i suoi compagni, va spiegato con l'uso delle così dette "incanate", specie di baccanale di circostanza che si pratica tuttora in Abruzzo durante i lavori di mietitura:
"Per diritto consuetudinario è permesso ai mietitori di dire quante più male parole vogliono a chi passa: lupa, scrofa, cornuto e simile zizzania! E questo gridare, come farebbero i cani, si dicono "incanate". "
..pare che presso alcune località limitrofe dellanostra città, tale uso sia ancora in voga.
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