La Piazza
LA NUOVA STORIA A SCUOLA
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 22:08:49
....anch'io ringrazio il mio carissimo professore
VITO SEI UN MITOOOOOOOOOOO!!!!!!!!
....anch'io ringrazio il mio carissimo professore
VITO SEI UN MITOOOOOOOOOOO!!!!!!!!
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 21:08:16
cmq non vedo dove sia il falso......
cmq non vedo dove sia il falso......
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 19:35:17
ma one, ma come?? ma se le cose stavano come le avevi postate tu di cosa ti saresti meravigliato??? sono 60 anni che sul fascismo si fa ben altro a scuola e non solo.....
ma one, ma come?? ma se le cose stavano come le avevi postate tu di cosa ti saresti meravigliato??? sono 60 anni che sul fascismo si fa ben altro a scuola e non solo.....
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 18:30:23
Ma quanti anni avete? Se siete sulla ventina dovreste ricordare che nei vostri licei il degasperismo che ha risollevato l'italia era taciuto, si demonizzava la "legge truffa" che è meno pigliaseggi di quella di Segni, si taceva quasi il GATT e gli Stati Uniti erano nominati solo per la "brutale guerra al napalm".
Ah, tra l'altro per quei libri l'Italia l'hanno liberata solo i partigiani, se credevo solo a quei libri il giorno che ho visto la mostra fotografica sulla liberazione al Vittoriano dovevo pensare che molti di quelli che ho visto erano fotomontaggi!
Ma quanti anni avete? Se siete sulla ventina dovreste ricordare che nei vostri licei il degasperismo che ha risollevato l'italia era taciuto, si demonizzava la "legge truffa" che è meno pigliaseggi di quella di Segni, si taceva quasi il GATT e gli Stati Uniti erano nominati solo per la "brutale guerra al napalm".
Ah, tra l'altro per quei libri l'Italia l'hanno liberata solo i partigiani, se credevo solo a quei libri il giorno che ho visto la mostra fotografica sulla liberazione al Vittoriano dovevo pensare che molti di quelli che ho visto erano fotomontaggi!
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 17:24:58
infatti a scuola (vero nirvana?).....si fa SOLO propaganda...i prof imprimono troppo di loro quando spiegano la storia...e'inevitabile e'sempre stato cosi'...poi ce chi continua a pensare come insegnatogli e quelli che invece pensano con la propria testa,pur restando magari delle stesse idee inculcate.........
infatti a scuola (vero nirvana?).....si fa SOLO propaganda...i prof imprimono troppo di loro quando spiegano la storia...e'inevitabile e'sempre stato cosi'...poi ce chi continua a pensare come insegnatogli e quelli che invece pensano con la propria testa,pur restando magari delle stesse idee inculcate.........
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 17:12:17
In tutti i libri di storia si legge che per la loro brama d'oro i vari pizarro e cortes distrussero gli imperi incas e maya, tra l'altro precisando che gli bastarono qualche centinaio si uomini e qualche cannone,
In tutti i libri di storia si legge che per la loro brama d'oro i vari pizarro e cortes distrussero gli imperi incas e maya, tra l'altro precisando che gli bastarono qualche centinaio si uomini e qualche cannone,
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 17:10:27
??
??
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 17:09:32
come no? e le copiese spalete di merda sui conquistadores?
come no? e le copiese spalete di merda sui conquistadores?
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 17:07:46
100 milioni di morti dei nativi io non l'ho mai letti da nessuna parte....
100 milioni di morti dei nativi io non l'ho mai letti da nessuna parte....
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 17:03:47
Lasciando perdere le crociate, che ci sarebbe di coperto sulla scoperta dell'america?
E in nessun libro mi pare di aver sentito parlare non solo delle foibe, ma neanche della volante rossa e del triangolo della morte, della strage di Porzus, dell'invasione titina della venezia giulia fermata dalle divisioni neozelandesi, dei massacri dei Gulaki in Ucraina nel 19/21, dei massacri in Vandea nel 793, del massacro dei preti refrattari, etc etc etc
Lasciando perdere le crociate, che ci sarebbe di coperto sulla scoperta dell'america?
E in nessun libro mi pare di aver sentito parlare non solo delle foibe, ma neanche della volante rossa e del triangolo della morte, della strage di Porzus, dell'invasione titina della venezia giulia fermata dalle divisioni neozelandesi, dei massacri dei Gulaki in Ucraina nel 19/21, dei massacri in Vandea nel 793, del massacro dei preti refrattari, etc etc etc
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 16:49:07
1) gatti in bottiglia????????
2)
le MAGAGNE che la storia copre sono MOLTEPLICI...la scoperta dell'america...LE CROCIATE (nà passeggiat pe lu cors...)...se ti riferisci alla condanna del fascismo, credo non ci sia molto da discutere...
1) gatti in bottiglia????????
2)
le MAGAGNE che la storia copre sono MOLTEPLICI...la scoperta dell'america...LE CROCIATE (nà passeggiat pe lu cors...)...se ti riferisci alla condanna del fascismo, credo non ci sia molto da discutere...
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 16:46:31
Come immaginavo
per qyuanto riguarda la sinistra storica ci si riferisce alla pratica del comprarsi i voti in parlamento e agli scandali finanziari tipo quello della Banca Romana.
Benchè dar giudizi morali sulla vita politica non è pratica storicamente ineccepibile, qui si parla di 2 fenomeni che non c'entrano nulla con la destra e la sinistra attuale
Come immaginavo
per qyuanto riguarda la sinistra storica ci si riferisce alla pratica del comprarsi i voti in parlamento e agli scandali finanziari tipo quello della Banca Romana.
Benchè dar giudizi morali sulla vita politica non è pratica storicamente ineccepibile, qui si parla di 2 fenomeni che non c'entrano nulla con la destra e la sinistra attuale
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 16:44:19
...stesso libro??
...stesso libro??
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 16:43:19
ma se su certi libri c'è scritto che nelle foibe venivano messi i partigiani...
ma se a scuola si inzegna ad essere di sinistra...
mo,per un libro diverso dagli altri voui far credere a chi non lo sa che facciamo quello che fa la sinistra?
ma se su certi libri c'è scritto che nelle foibe venivano messi i partigiani...
ma se a scuola si inzegna ad essere di sinistra...
mo,per un libro diverso dagli altri voui far credere a chi non lo sa che facciamo quello che fa la sinistra?
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 16:41:43
LA SINISTRA STORICA
AL POTERE
L'opposizione alla dura politica tributaria voluta da Quintino Sella e l'ostilità ai provvedimenti con cui i ministri Quintino Sella prima, Marco Minghetti poi, accentuarono il controllo pubblico sulla ferrovia, finirono per intrecciarsi con le istanze di riforma avanzate dalla Sinistra e tendenti da un lato ad ampliare le basi di consenso dello stato, attraverso l'estensione del suffragio, dall'altro ad allentare la tensione sociale.
La caduta del debole governo Minghetti, il 18 marzo 1876, non sorprese nessuno.
Il re Vittorio Emanuele incaricò della formazione del nuovo governo Agostino Depretis, il leader della Sinistra, il cui ruolo venne sanzionato pochi mesi dopo, nel novembre dello stesso anno, da una netta vittoria elettorale.
La "rivoluzione parlamentare" modificava l'equilibrio del blocco dominante a favore della componente finanziaria e commerciale, mentre gli interessi dei proprietari terrieri venivano, ridimensionati, sia pure parzialmente. Il nuovo governo si mostrò più attento ai problemi della mediazione tra Stato e società civile, sia sul versante della politica economica, sia su quello della politica sociale. Iniziò allora quella stretta compenetrazione tra Stato e forze economiche che avrebbero caratterizzato il capitalismo italiano, creando aree di interesse protetto e determinando una forte interdipendenza tra sfera politica e sviluppo economico. Difatti, soprattutto a partire dall'inizio degli anni ottanta, la politica del governo andò identificandosi in modo sempre più netto con gli interessi delle forze economiche emergenti, in particolare delle banche di emissione e dei principali istituti di credito, mentre la spesa pubblica registrò un tremendo aumento (in particolare per iniziativa del ministro delle finanze Agostino Magliani) a favore dei gruppi agrari e industriali più potenti. Rispetto al modello economico della Destra, caratterizzato da un rigoroso uso dello Stato "come pressione dall'alto sulla società" al fine di indirizzarne i processi, si trattava di un'inversione di tendenza nettissima in quanto lo Stato si poneva, per così dire, al servizio delle forze economiche consolidate, assecondandone le tendenze.
La forza politica salita al potere nel 1876 era composta da tre correnti principali. La prima, la "sinistra storica piemontese", derivava dal vecchio "centro sinistra" di Urbano Rattazzi (componente di sinistra del "connubio" cavouriano) e si collocava su una posizione liberale prudentemente progressista: essa faceva capo a A. Depretis.
La seconda componente di cui facevano parte uomini come Benedetto Cairoli e Giuseppe Zanardelli, costituiva la vera e propria "sinistra storica nazionale", prodotto dell'evoluzione delle vecchie componenti risorgimentali mazziniane, garibaldine e federaliste disponibili a un compromesso con la monarchia e a una parlamentarizzazione dell'azione politica. Intorno ad essa gravitava, benché su posizioni più accentuatamente democratiche e radicali, anche un'estrema sinistra assai combattiva guidata da Agostino Bertani e Felice Cavallotti.
La terza corrente, infine, era rappresentata dalla "sinistra meridionale", composta sia dalla cosiddetta "sinistra giovane", i cui principali esponenti, De Luca e Francesco De Sanctis, erano su posizioni decisamente moderate, sia da uomini come Giovanni Nicotera, l'antico compagno di Pisacane, appartenenti alla "sinistra storica", ma spostatisi via via su posizioni di conservazione sociale. Quest'ultimo gruppo era inoltre intenzionato a dare rappresentanza politica "alle aspirazioni della borghesia terriera del Sud, malcontenta del governo della Destra e desiderosa di ristabilire su basi per lei più vantaggiose l'alleanza con la borghesia centro - settentrionale". Si trattava, dunque, di un fronte ampio di posizioni, in cui le spinte democratiche e innovative già presenti nel Risorgimento convivevano con le tendenze conservatrici e clientelari proprie della debole borghesia italiana. Tuttavia, fu proprio su quest'ultimo terreno, nella sua capacità di legarsi ai settori sociali più desiderosi di assicurarsi la protezione statale e più disposti a pratiche clientelari, che la sinistra poté ampliare la propria base di consenso e conquistarsi, soprattutto al Sud, l'appoggio di un vasto elettorato e quella forza politica che le permise di essere scelta per andare al potere.
LE ELEZIONI DEL 1874
Destra Sinistra
aree regionali voti % seggi voti % seggi
Italia settentrionale
Italia centrale 58.131
30.705 50,1
26,5 220 24.104
12.606 24,0
12,5 085
Italia meridionale
Italia insulare 21.224
06.069 18,2
05,2 56 43.558
20.082 43,5
20,0 147
Totale 116.129 100 276 100.350 100 232
Se si considera la geografia politica italiana nel periodo immediatamente precedente la svolta di governo, assumendo come fonte i dati relativi alle elezioni politiche del 1874, che rappresentarono un notevole successo per la sinistra, si può notare come il Meridione fosse l'area di maggiore concentrazione dei consensi. Mentre la destra raccolse circa il 76,6% dei propri voti nell'Italia centro settentrionale e solo il 23,4% nel Sud e nelle isole, la sinistra concentrò il 63,5% dei propri suffragi nell'Italia meridionale e insulare contro il 36,5% nel centro-nord. In questo senso il suo ingresso al governo può essere definito una forma di "meredionalizzazione" della vita politica italiana, in quanto per la prima volta la classe dirigente meridionale "abbandonò l'atteggiamento protestatario tenuto fino allora, si inserì nello stato e arrivò a diventare man mano il nerbo della maggioranza parlamentare" (G. Carrocci).
Il programma con cui la sinistra si era candidata a divenire la forza di governo e che era stato esposto da A. Depretis in un famoso discorso tenuto il 10 ottobre 1875 a Stadella (Pavia), aveva un carattere nettamente laico, democratico e progressista, incentrato su alcune grandi riforme: istruzione elementare obbligatoria, gratuita e laica; decentramento amministrativo; rIdistribuzione del carico fiscale a favore delle aree meno favorite; e soprattutto riforma elettorale con un ampliamento del suffragio. Esso risentiva ancora dei grandi ideali della Sinistra risorgimentale, nonostante quell'epoca fosse ormai chiusa e i suoi stessi simboli andavano rapidamente scomparendo: Giuseppe Mazzini era scomparso nel 1872, Vittorio Emanuele e Pio IX sarebbero morti nel 1878 e Giuseppe Garibaldi nel 1882.
In verità quel programma politico venne in seguito progressivamente ridimensionato: la riforma scolastica intervenne a stabilire l'obbligatorietà dell'istruzione solo fino alla seconda classe elementare e in materia fiscale l'abolizione della tassa sul macinato (1880-83) attenuò solo in parte il pesante carico fiscale che gravava sulle masse contadine. Tuttavia i provvedimenti scolastici ebbero inoltre critiche. Alcuni settori cattolici sostenevano che si doveva lasciare alle famiglie di decidere come istruire i loro figli. Alcuni esponenti liberali affermavano che era inutile imporre la scuola a tutti, quando mancavano gli edifici e i maestri. In realtà i governi dell'epoca concepivano astrattamente la scuola come un servizio che il cittadino deve allo Stato e non viceversa.
(per questo c'era questa situazione)
ANALFABETISMO (140 ANNI) CONFRONTI ITALIA-EUROPA
La pressione delle forze della sinistra in favore di una piena statalizzazione trovava ulteriore resistenza negli ambienti cattolici e tra le forze politiche più conservatrici convinte che, lasciando la gestione della scuola ad amministrazioni comunali spesso in difficoltà economiche, la legge Casati servisse ad impedire un "eccesso" di investimenti nel settore e scoraggiasse l'afflusso troppo massiccio nella scuola dei ceti più poveri. Il progetto di piena nazionalizzazione dell'istruzione, proposto e sconfitto più volte, avrebbe trovato attuazione solo nel 1911, con l'approvazione della legge Daneo-Credaro. Solo da quella data sarebbe stata avviata la formazione di un ente di controllo, i consigli scolastici provinciali, con il compito di controllare le nomine dei maestri; lo stato inoltre avrebbe dovuto sostenere l'intero costo dell'istruzione elementare.
Anche sui programmi, e in particolare sull'insegnamento della religione, il dibattito fu intenso e accanito. Esso vide contrapporsi da un lato le tendenze "laiche" liberali e radicali, che miravano a rendere "non confessionale" tutto l'insegnamento e cercavano di dare ampio spazio alle materie scientifiche e dall'altro ancora una volta un'alleanza tra conservatori e cattolici, i quali intendevano assegnare un ruolo essenziale nell'insegnamento ai valori religiosi e patriottici. La legge Coppino del 1877 rese facoltativo l'insegnamento del catechismo nella scuola elementare.
Nel 1888 fu varata una riforma radicale dei programmi scolastici in senso laico e filoscientifico, che prevedeva tra l'altro l'"educazione al dubbio", cioè un insegnamento fondato sul metodo sperimentale e critico nei confronti di tutte le forme di dogmatismo. Le forti resistenze incontrate dai programmi del 1888 trovarono uno sbocco nella successiva riforma del 1894. Questi lasciavano nuovamente ampio spazio all'educazione religiosa, definita come "la parte più nobile dell'educazione domestica", e al tempo stesso riducevano fortemente lo spazio riconosciuto alle discipline scientifiche.
Nel 1882 venne approvata la nuova legge elettorale che non introdusse, come era stato richiesto dall'estrema sinistra, il suffragio universale, tuttavia estese significativamente la percentuale degli aventi diritto al voto: dal 2,2% della popolazione (circa 600.000 elettori) al 6,9% (2.000.000 circa), in tal modo inserendo nel sistema politico una più ampia sezione di società. Il diritto di voto venne stabilito per tutti i cittadini maschi che avessero compiuto 21 anni e che avessero superato l'esame di seconda classe elementare o che pagassero un'imposta diretta annua di almeno 19,80 lire.
Questa riforma modificò nella sostanza il carattere della vita politica italiana e del sistema di governo: essa segnò la rottura di quel rapporto organico tra elettori ed eletti che aveva caratterizzato l'età della destra e assegnò alla classe politica compiti di rappresentanza e di mediazione di interesse molteplici e articolati spesso contraddittori, ben più ampi di quelli delle antiche élite. Ciò rafforzò il ruolo del Parlamento, che divenne l'ambito privilegiato di contrattazione e ridefinizione delle alleanze sociali. Venne riformato poi il Codice penale approvato nel 1889 ed entrato in vigore l'anno dopo.
LA SINISTRA STORICA
AL POTERE
L'opposizione alla dura politica tributaria voluta da Quintino Sella e l'ostilità ai provvedimenti con cui i ministri Quintino Sella prima, Marco Minghetti poi, accentuarono il controllo pubblico sulla ferrovia, finirono per intrecciarsi con le istanze di riforma avanzate dalla Sinistra e tendenti da un lato ad ampliare le basi di consenso dello stato, attraverso l'estensione del suffragio, dall'altro ad allentare la tensione sociale.
La caduta del debole governo Minghetti, il 18 marzo 1876, non sorprese nessuno.
Il re Vittorio Emanuele incaricò della formazione del nuovo governo Agostino Depretis, il leader della Sinistra, il cui ruolo venne sanzionato pochi mesi dopo, nel novembre dello stesso anno, da una netta vittoria elettorale.
La "rivoluzione parlamentare" modificava l'equilibrio del blocco dominante a favore della componente finanziaria e commerciale, mentre gli interessi dei proprietari terrieri venivano, ridimensionati, sia pure parzialmente. Il nuovo governo si mostrò più attento ai problemi della mediazione tra Stato e società civile, sia sul versante della politica economica, sia su quello della politica sociale. Iniziò allora quella stretta compenetrazione tra Stato e forze economiche che avrebbero caratterizzato il capitalismo italiano, creando aree di interesse protetto e determinando una forte interdipendenza tra sfera politica e sviluppo economico. Difatti, soprattutto a partire dall'inizio degli anni ottanta, la politica del governo andò identificandosi in modo sempre più netto con gli interessi delle forze economiche emergenti, in particolare delle banche di emissione e dei principali istituti di credito, mentre la spesa pubblica registrò un tremendo aumento (in particolare per iniziativa del ministro delle finanze Agostino Magliani) a favore dei gruppi agrari e industriali più potenti. Rispetto al modello economico della Destra, caratterizzato da un rigoroso uso dello Stato "come pressione dall'alto sulla società" al fine di indirizzarne i processi, si trattava di un'inversione di tendenza nettissima in quanto lo Stato si poneva, per così dire, al servizio delle forze economiche consolidate, assecondandone le tendenze.
La forza politica salita al potere nel 1876 era composta da tre correnti principali. La prima, la "sinistra storica piemontese", derivava dal vecchio "centro sinistra" di Urbano Rattazzi (componente di sinistra del "connubio" cavouriano) e si collocava su una posizione liberale prudentemente progressista: essa faceva capo a A. Depretis.
La seconda componente di cui facevano parte uomini come Benedetto Cairoli e Giuseppe Zanardelli, costituiva la vera e propria "sinistra storica nazionale", prodotto dell'evoluzione delle vecchie componenti risorgimentali mazziniane, garibaldine e federaliste disponibili a un compromesso con la monarchia e a una parlamentarizzazione dell'azione politica. Intorno ad essa gravitava, benché su posizioni più accentuatamente democratiche e radicali, anche un'estrema sinistra assai combattiva guidata da Agostino Bertani e Felice Cavallotti.
La terza corrente, infine, era rappresentata dalla "sinistra meridionale", composta sia dalla cosiddetta "sinistra giovane", i cui principali esponenti, De Luca e Francesco De Sanctis, erano su posizioni decisamente moderate, sia da uomini come Giovanni Nicotera, l'antico compagno di Pisacane, appartenenti alla "sinistra storica", ma spostatisi via via su posizioni di conservazione sociale. Quest'ultimo gruppo era inoltre intenzionato a dare rappresentanza politica "alle aspirazioni della borghesia terriera del Sud, malcontenta del governo della Destra e desiderosa di ristabilire su basi per lei più vantaggiose l'alleanza con la borghesia centro - settentrionale". Si trattava, dunque, di un fronte ampio di posizioni, in cui le spinte democratiche e innovative già presenti nel Risorgimento convivevano con le tendenze conservatrici e clientelari proprie della debole borghesia italiana. Tuttavia, fu proprio su quest'ultimo terreno, nella sua capacità di legarsi ai settori sociali più desiderosi di assicurarsi la protezione statale e più disposti a pratiche clientelari, che la sinistra poté ampliare la propria base di consenso e conquistarsi, soprattutto al Sud, l'appoggio di un vasto elettorato e quella forza politica che le permise di essere scelta per andare al potere.
LE ELEZIONI DEL 1874
Destra Sinistra
aree regionali voti % seggi voti % seggi
Italia settentrionale
Italia centrale 58.131
30.705 50,1
26,5 220 24.104
12.606 24,0
12,5 085
Italia meridionale
Italia insulare 21.224
06.069 18,2
05,2 56 43.558
20.082 43,5
20,0 147
Totale 116.129 100 276 100.350 100 232
Se si considera la geografia politica italiana nel periodo immediatamente precedente la svolta di governo, assumendo come fonte i dati relativi alle elezioni politiche del 1874, che rappresentarono un notevole successo per la sinistra, si può notare come il Meridione fosse l'area di maggiore concentrazione dei consensi. Mentre la destra raccolse circa il 76,6% dei propri voti nell'Italia centro settentrionale e solo il 23,4% nel Sud e nelle isole, la sinistra concentrò il 63,5% dei propri suffragi nell'Italia meridionale e insulare contro il 36,5% nel centro-nord. In questo senso il suo ingresso al governo può essere definito una forma di "meredionalizzazione" della vita politica italiana, in quanto per la prima volta la classe dirigente meridionale "abbandonò l'atteggiamento protestatario tenuto fino allora, si inserì nello stato e arrivò a diventare man mano il nerbo della maggioranza parlamentare" (G. Carrocci).
Il programma con cui la sinistra si era candidata a divenire la forza di governo e che era stato esposto da A. Depretis in un famoso discorso tenuto il 10 ottobre 1875 a Stadella (Pavia), aveva un carattere nettamente laico, democratico e progressista, incentrato su alcune grandi riforme: istruzione elementare obbligatoria, gratuita e laica; decentramento amministrativo; rIdistribuzione del carico fiscale a favore delle aree meno favorite; e soprattutto riforma elettorale con un ampliamento del suffragio. Esso risentiva ancora dei grandi ideali della Sinistra risorgimentale, nonostante quell'epoca fosse ormai chiusa e i suoi stessi simboli andavano rapidamente scomparendo: Giuseppe Mazzini era scomparso nel 1872, Vittorio Emanuele e Pio IX sarebbero morti nel 1878 e Giuseppe Garibaldi nel 1882.
In verità quel programma politico venne in seguito progressivamente ridimensionato: la riforma scolastica intervenne a stabilire l'obbligatorietà dell'istruzione solo fino alla seconda classe elementare e in materia fiscale l'abolizione della tassa sul macinato (1880-83) attenuò solo in parte il pesante carico fiscale che gravava sulle masse contadine. Tuttavia i provvedimenti scolastici ebbero inoltre critiche. Alcuni settori cattolici sostenevano che si doveva lasciare alle famiglie di decidere come istruire i loro figli. Alcuni esponenti liberali affermavano che era inutile imporre la scuola a tutti, quando mancavano gli edifici e i maestri. In realtà i governi dell'epoca concepivano astrattamente la scuola come un servizio che il cittadino deve allo Stato e non viceversa.
(per questo c'era questa situazione)
ANALFABETISMO (140 ANNI) CONFRONTI ITALIA-EUROPA
La pressione delle forze della sinistra in favore di una piena statalizzazione trovava ulteriore resistenza negli ambienti cattolici e tra le forze politiche più conservatrici convinte che, lasciando la gestione della scuola ad amministrazioni comunali spesso in difficoltà economiche, la legge Casati servisse ad impedire un "eccesso" di investimenti nel settore e scoraggiasse l'afflusso troppo massiccio nella scuola dei ceti più poveri. Il progetto di piena nazionalizzazione dell'istruzione, proposto e sconfitto più volte, avrebbe trovato attuazione solo nel 1911, con l'approvazione della legge Daneo-Credaro. Solo da quella data sarebbe stata avviata la formazione di un ente di controllo, i consigli scolastici provinciali, con il compito di controllare le nomine dei maestri; lo stato inoltre avrebbe dovuto sostenere l'intero costo dell'istruzione elementare.
Anche sui programmi, e in particolare sull'insegnamento della religione, il dibattito fu intenso e accanito. Esso vide contrapporsi da un lato le tendenze "laiche" liberali e radicali, che miravano a rendere "non confessionale" tutto l'insegnamento e cercavano di dare ampio spazio alle materie scientifiche e dall'altro ancora una volta un'alleanza tra conservatori e cattolici, i quali intendevano assegnare un ruolo essenziale nell'insegnamento ai valori religiosi e patriottici. La legge Coppino del 1877 rese facoltativo l'insegnamento del catechismo nella scuola elementare.
Nel 1888 fu varata una riforma radicale dei programmi scolastici in senso laico e filoscientifico, che prevedeva tra l'altro l'"educazione al dubbio", cioè un insegnamento fondato sul metodo sperimentale e critico nei confronti di tutte le forme di dogmatismo. Le forti resistenze incontrate dai programmi del 1888 trovarono uno sbocco nella successiva riforma del 1894. Questi lasciavano nuovamente ampio spazio all'educazione religiosa, definita come "la parte più nobile dell'educazione domestica", e al tempo stesso riducevano fortemente lo spazio riconosciuto alle discipline scientifiche.
Nel 1882 venne approvata la nuova legge elettorale che non introdusse, come era stato richiesto dall'estrema sinistra, il suffragio universale, tuttavia estese significativamente la percentuale degli aventi diritto al voto: dal 2,2% della popolazione (circa 600.000 elettori) al 6,9% (2.000.000 circa), in tal modo inserendo nel sistema politico una più ampia sezione di società. Il diritto di voto venne stabilito per tutti i cittadini maschi che avessero compiuto 21 anni e che avessero superato l'esame di seconda classe elementare o che pagassero un'imposta diretta annua di almeno 19,80 lire.
Questa riforma modificò nella sostanza il carattere della vita politica italiana e del sistema di governo: essa segnò la rottura di quel rapporto organico tra elettori ed eletti che aveva caratterizzato l'età della destra e assegnò alla classe politica compiti di rappresentanza e di mediazione di interesse molteplici e articolati spesso contraddittori, ben più ampi di quelli delle antiche élite. Ciò rafforzò il ruolo del Parlamento, che divenne l'ambito privilegiato di contrattazione e ridefinizione delle alleanze sociali. Venne riformato poi il Codice penale approvato nel 1889 ed entrato in vigore l'anno dopo.
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 16:40:30
one sarà una di quelle bufale che girano via e-mail, tipo quella dei gatti in bottiglia.
one sarà una di quelle bufale che girano via e-mail, tipo quella dei gatti in bottiglia.
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 16:40:12
LA “DESTRA STORICA” AL GOVERNO
La classe dirigente che governò il Paese dall'unità fino al 1876 si era formata alla scuola di Cavour, era liberale moderata e fu chiamata “Destra storica”.
Dare vita ad un nuovo Stato non era certo compito facile, considerando i grandi squilibri esistenti tra le varie regioni italiane ed i problemi economici derivanti anche dai costi delle guerre risorgimentali che gravavano sul bilancio del giovane Stato.
Il disavanzo delle finanze statali superava nel 1866 il 60% dello stesso bilancio. Prima di potere programmare una politica di sviluppo economico del Paese bisognava inoltre fornirlo di una rete di infrastrutture (prima fra tutte l'ampliamento della rete ferroviaria), condizione ormai essenziale dello sviluppo, il che significava una politica di lavori pubblici per la quale necessitava molto denaro.
Obiettivo prioritario dei governi della Destra fu quello di risolvere questi due problemi: non fu trovata altra soluzione che quella di adottare un sistema di prelievo fiscale estremamente rigido, in un momento molto duro per tutta la popolazione italiana, specie per quella meridionale meno agiata e che più di altri aveva pagato il prezzo dell'unificazione.
La rivolta di Palermo del 1866 fu l'episodio più clamoroso di protesta di un'intera città contro la politica governativa.
Prescindendo da un giudizio sui sacrifici imposti ad una popolazione cui le lotte risorgimentali avevano dato ben altre prospettive, è merito della Destra il raggiungimento del pareggio del bilancio dello Stato (1876) ed il notevole incremento della rete ferroviaria (quadruplicata in termini di chilometri dal 1870 al 1880).
La produzione industriale non aveva tuttavia possibilità di estendersi, anche perché la politica fiscale rendeva minime le capacità d'acquisto delle masse, cioè la domanda di prodotti industriali.
Assai più critico è il giudizio che gli storici danno circa l'assetto politico - amministrativo che gli uomini della Destra diedero all'Italia.
Considerando le profonde differenze delle condizioni sociali ed economiche delle popolazioni delle varie regioni italiane, lo stesso Cavour prevedeva un decentramento amministrativo su basi regionali, la possibilità cioè per le varie regioni di amministrare la vita pubblica con margini di autonomia tali da rispondere ai problemi specifici che presentavano le regioni. Ben diverso fu l'orientamento di Bettino Ricasoli, nuovo capo di governo dopo la morte di Cavour avvenuta il 6 giugno 1861.
Egli infatti estese gli ordinamenti piemontesi a tutti i territori del regno, seguendo cioè la via opposta, quella dell'accentramento amministrativo. Furono create cinquantanove province italiane, in ognuna delle quali fu mandato un prefetto governativo.
Questa linea continuò di fatto a favorire la borghesia industriale del Nord, avvantaggiata soprattutto dall'abolizione delle dogane interne preesistenti all'unificazione, il che fece del Sud d'Italia un nuovo mercato per le industrie settentrionali e scoraggiò le pur minime iniziative industriali meridionali che, essendo ad un più basso livello produttivo, senza alcuna protezione, dovettero soccombere alla concorrenza delle industrie del Nord.
In una tale situazione di diversità iniziale tra Nord e Sud anche una misura unitaria come quella della confisca e della vendita dei beni terrieri ecclesiastici dette risultati disuguali. Al Nord significò infatti la fine di estesi latifondi e l'incremento della piccola proprietà agricola, al Sud al contrario determinò l'estensione del latifondo semifeudale perché furono i proprietari terrieri gli unici in grado di acquistare le nuove terre disponibili.
LA “DESTRA STORICA” AL GOVERNO
La classe dirigente che governò il Paese dall'unità fino al 1876 si era formata alla scuola di Cavour, era liberale moderata e fu chiamata “Destra storica”.
Dare vita ad un nuovo Stato non era certo compito facile, considerando i grandi squilibri esistenti tra le varie regioni italiane ed i problemi economici derivanti anche dai costi delle guerre risorgimentali che gravavano sul bilancio del giovane Stato.
Il disavanzo delle finanze statali superava nel 1866 il 60% dello stesso bilancio. Prima di potere programmare una politica di sviluppo economico del Paese bisognava inoltre fornirlo di una rete di infrastrutture (prima fra tutte l'ampliamento della rete ferroviaria), condizione ormai essenziale dello sviluppo, il che significava una politica di lavori pubblici per la quale necessitava molto denaro.
Obiettivo prioritario dei governi della Destra fu quello di risolvere questi due problemi: non fu trovata altra soluzione che quella di adottare un sistema di prelievo fiscale estremamente rigido, in un momento molto duro per tutta la popolazione italiana, specie per quella meridionale meno agiata e che più di altri aveva pagato il prezzo dell'unificazione.
La rivolta di Palermo del 1866 fu l'episodio più clamoroso di protesta di un'intera città contro la politica governativa.
Prescindendo da un giudizio sui sacrifici imposti ad una popolazione cui le lotte risorgimentali avevano dato ben altre prospettive, è merito della Destra il raggiungimento del pareggio del bilancio dello Stato (1876) ed il notevole incremento della rete ferroviaria (quadruplicata in termini di chilometri dal 1870 al 1880).
La produzione industriale non aveva tuttavia possibilità di estendersi, anche perché la politica fiscale rendeva minime le capacità d'acquisto delle masse, cioè la domanda di prodotti industriali.
Assai più critico è il giudizio che gli storici danno circa l'assetto politico - amministrativo che gli uomini della Destra diedero all'Italia.
Considerando le profonde differenze delle condizioni sociali ed economiche delle popolazioni delle varie regioni italiane, lo stesso Cavour prevedeva un decentramento amministrativo su basi regionali, la possibilità cioè per le varie regioni di amministrare la vita pubblica con margini di autonomia tali da rispondere ai problemi specifici che presentavano le regioni. Ben diverso fu l'orientamento di Bettino Ricasoli, nuovo capo di governo dopo la morte di Cavour avvenuta il 6 giugno 1861.
Egli infatti estese gli ordinamenti piemontesi a tutti i territori del regno, seguendo cioè la via opposta, quella dell'accentramento amministrativo. Furono create cinquantanove province italiane, in ognuna delle quali fu mandato un prefetto governativo.
Questa linea continuò di fatto a favorire la borghesia industriale del Nord, avvantaggiata soprattutto dall'abolizione delle dogane interne preesistenti all'unificazione, il che fece del Sud d'Italia un nuovo mercato per le industrie settentrionali e scoraggiò le pur minime iniziative industriali meridionali che, essendo ad un più basso livello produttivo, senza alcuna protezione, dovettero soccombere alla concorrenza delle industrie del Nord.
In una tale situazione di diversità iniziale tra Nord e Sud anche una misura unitaria come quella della confisca e della vendita dei beni terrieri ecclesiastici dette risultati disuguali. Al Nord significò infatti la fine di estesi latifondi e l'incremento della piccola proprietà agricola, al Sud al contrario determinò l'estensione del latifondo semifeudale perché furono i proprietari terrieri gli unici in grado di acquistare le nuove terre disponibili.
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 16:36:45
One stavolta mi sa che hai pisciato fuori mi documento e ti so dire
One stavolta mi sa che hai pisciato fuori mi documento e ti so dire
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 16:34:04
ringrazio la mia professorella di italiano e storia che mi mostra la retta via
appresso a sti libri addavero ci sta da scappare!!!
ringrazio la mia professorella di italiano e storia che mi mostra la retta via
appresso a sti libri addavero ci sta da scappare!!!
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 16:31:48
il "poi commento" non lo posso rispettare....
semmai ora dici "poi faccìno"...
ossia...
il "poi commento" non lo posso rispettare....
semmai ora dici "poi faccìno"...
ossia...
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 16:26:55
Messaggio del 28-09-2004 alle ore 16:24:19
Copio e icollo (mmmmh, poi commento)
Guarda un pò qua...
>Ecco cosa riporta uno dei nuovi libri di Storia contemporanea adottato da
numerose scuole medie; il brano è tratto dal Capitolo 2, paragrafo 1 (La
Sinistra storica al potere):
>
>"Gli uomini della Destra erano aristocratici e grandi proprietari
terrieri. Essi facevano politica al solo scopo di servire lo Stato e non
per elevarsi socialmente o arricchirsi; inoltre amministravano le finanze
statali con la stessa attenzione con cui curavano i propri patrimoni (Vi
ricorda qualcuno? e nemmeno troppo vagamente!)
>
>Gli uomini della Sinistra, invece, sono professionisti, inprenditori e
avvocati disposti a fare carriera in qualunque modo, talvolta
sacrificando perfino il bene della nazione ai propri interessi. E TUTTI
POTENZIALI TERRORISTI !!!!!!
>
>La grande differenza tra i governi della Destra e quelli della Sinistra
consiste soprattutto nella diversità del loro atteggiamento morale e
politico"
>
>(Bellesini Federica, "I nuovi sentieri della Storia. Il Novecento",
Istit. Geogr. De Agostini, 2003, Novara)
>
>Invito tutti voi a riflettere su ciò che ci aspetta; se questa è la nuova
Italia con la sua nuova Storia, c'è di che raccapricciarsi.
>
>Penso sia inutile qualsiasi tipo di commento, ad esempio sulla
>manipolazione del presente e del passato nei verbi.
>
>Mi auguro che facciate circolare questa chicca e possiate porre fine a
questo scempio, magari segnalando altre perle morattiane.
Copio e icollo (mmmmh, poi commento)
Guarda un pò qua...
>Ecco cosa riporta uno dei nuovi libri di Storia contemporanea adottato da
numerose scuole medie; il brano è tratto dal Capitolo 2, paragrafo 1 (La
Sinistra storica al potere):
>
>"Gli uomini della Destra erano aristocratici e grandi proprietari
terrieri. Essi facevano politica al solo scopo di servire lo Stato e non
per elevarsi socialmente o arricchirsi; inoltre amministravano le finanze
statali con la stessa attenzione con cui curavano i propri patrimoni (Vi
ricorda qualcuno? e nemmeno troppo vagamente!)
>
>Gli uomini della Sinistra, invece, sono professionisti, inprenditori e
avvocati disposti a fare carriera in qualunque modo, talvolta
sacrificando perfino il bene della nazione ai propri interessi. E TUTTI
POTENZIALI TERRORISTI !!!!!!
>
>La grande differenza tra i governi della Destra e quelli della Sinistra
consiste soprattutto nella diversità del loro atteggiamento morale e
politico"
>
>(Bellesini Federica, "I nuovi sentieri della Storia. Il Novecento",
Istit. Geogr. De Agostini, 2003, Novara)
>
>Invito tutti voi a riflettere su ciò che ci aspetta; se questa è la nuova
Italia con la sua nuova Storia, c'è di che raccapricciarsi.
>
>Penso sia inutile qualsiasi tipo di commento, ad esempio sulla
>manipolazione del presente e del passato nei verbi.
>
>Mi auguro che facciate circolare questa chicca e possiate porre fine a
questo scempio, magari segnalando altre perle morattiane.
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