La Piazza

La difesa della libertà
Messaggio del 15-11-2005 alle ore 13:46:31
Prendo spunto da un fatto passato al telegiornale per aprire una discussione più ampia. Molti, suppongo, conosceranno Don Benzi, un sacerdote che si occupa prevalentemente del "recupero" delle donne dalla prostituzione, che aiuta delle donne sole ad uscire da un ambiente di sfruttamento e schiavitù, offrendo il suo operato a persone che altrimenti non sarebbero in grado di aiutarsi da sé.
Don Benzi, coerentemente alla sua scelta di vita, esegue la recita del rosario di fronte agli ospedali, girando per le città italiane, che praticano l'aborto, là ove entrano le puerpere, in attesa di subire l'operazione che porrà fine alla vita che covano in grembo.
Il TG5 ha mostrato che, in contrapposizione a questa "veglia per la vita" si è svolta una "contromanifestazione" del movimento per i diritti civili, portando cartelli recanti la scritta "Leviamo Don Benzi dai marciapiedi". In effetti entrambi i presidi risultano modesti, testimonianze di posizioni avverse; ma sarebbe utile, al mio scopo, sottolineare alcuni aspetti che ritengo salienti, della questione. Io sono pienamente convinto della mia analisi che mi rivela, da parte dei sostenitori dell'aborto, non una "disposizione positiva", che consista nell'affermazione di un diritto o di una libertà; ma una "disposizione negativa" che è puro disprezzo nei confronti dell'umanità, in sacrificio a una malintesa e idolatrata ideologia libertaria, a pieno discarico di una visione più incentrata sul sentimento e sulla persona.
Affermare che "bisogna togliere Don Benzi dal marciapiede come obiettivo politico", non è solo prova di una scarsa sensibilità democratica, in quanto negli accenti delle parole è implicito un richiamo, seppure se ne percepisce il capolino, alla violenza; ma è anche la mancata sensibilità di fronte ai meriti indiscutibili di una persona, che agisce sorretta da una marcata coerenza d'intenti. Qui sta a mio avviso la spia, il segnale implicito, di un atteggiamento che assai molto si discosta da quello specchietto per le allodole che è la difesa della libertà, ma è piuttosto, in sé, un atteggiamento istintuale, frutto più di frustrazione personale che di interesse nei confronti del prossimo.
La medesima Emma Bonino, alfiere dei radicali, ci sostiene che l'aborto "non è un diritto civile"; se non altro, aggiungo io, perché non vi è nulla di civile nel sopprimere una vita indifesa, soprattutto perché incapace di vivere da sé; e del resto, se qualcuno affermasse che un feto non è in grado di vivere senza essere covato nel ventre della madre, potrei benissimo sostenere che nemmeno un bambino di 3 anni potrebbe sopravvivere da sé.
Ma vorrei portare il discorso su un altro terreno di analisi, entrando un po' più nel merito, a meno che non si voglia essere superficiali trattando le faccende sociali su piano totalmente astratto, come se non si dovesse avere che fare con la vita nostra, la vita di tutti i giorni. E perseguendo questo intento io mi domando: chi ricorre all'aborto?
Prescindendo dalle necessità "terapeutiche", sulle quali ci sia ben poco da sindacare, lasciando il nodo alla sensibilità, alla disponibilità e al coraggio del singolo, io vorrei indirizzare la mia riflessione sulle scelte meno pressanti e più "ragionevoli". Mi sono dato la risposta in questo senso: principalmente all'aborto ricorre chi si trova in una condizione di disagio, materiale e morale, per la quale la "futura madre" si trova a non poter scegliere il suo futuro in maniera serena e libera; non paragonando l'aborto al suicidio, ma proponendo una più blanda analogia, nel momento in cui mi trovo di fronte una persona che vuole suicidarsi, io ritengo sia opportuno dissuaderlo perché questa persona non è nelle condizioni psicologiche favorevoli per prendere una decisione coscienziosa, ma mi propongo altresì di aiutarlo a valutare le opportunità in maniera più razionale e logica; io direi che sarebbe più che razionale voler fare una cosa del genere anche nel caso di una donna che voglia abortire e che sia sotto pressione psicologica, in quanto ritengo che una persona normale che voglia abortire, lo faccia con grandissimo dolore e nella più totale disperazione; ritengo, dunque, che questa persona, più che di un aborto, avrebbe bisogno di conforto, di accettazione, di comprensione.
Vi è però, secondo me, una percentuale di donne che abortisce non per bisogno e necessità, ma semplicemente per egoismo, per superficialità, per spregevolezza. In questo caso, non credo che bisognerebbe sforzarsi eccessivamente per sostenere i "diritti" di persone del genere.
Messaggio del 15-11-2005 alle ore 15:28:20
ancora con questo tema....

tema troppo delicato
sì un supporto forse sarebbe utile per poter far ragionare meglio la donna su quel che sta per fare....ma farla ragionare in molti casi può non portare modifiche alle eventuali pressioni che la donna in questione ha nella propria quotidiana vita...e ciò la porterebbe solo ad ulteriori conflitti interiori...

ma sono anche io d'accordo sul fatto che un buon supporto psicologico... che faccia ragionare di più le donne sul gesto che stanno per fare...possa far nettamente diminuire il numero degli aborti...
Messaggio del 15-11-2005 alle ore 15:50:56
ma vaffanculo a te e quell'essere dallo sperma raffermo...
Messaggio del 15-11-2005 alle ore 17:17:36
deleuze ma ti sembra il modo di parlare?






Messaggio del 15-11-2005 alle ore 18:32:13

L'aborto clandestino non è solo una questione di immigrate. La relazione del ministro della Salute si limita a stimare questi aborti attorno alla modesta cifra di 20 mila. Ma aggiunge anche che per il 90 per cento riguardano le donne del Sud. E questo dimostra che qualcosa non torna. Nel Mezzogiorno infatti la presenza delle immigrate è molto bassa, quindi le 'loro' interruzioni di gravidanza al Centro-Nord evidentemente non sono entrate nel calcolo. Se poi cerchiamo di capire chi sono queste italiane che si rifugiano nella clandestinità vediamo che, accanto alle donne meno istruite e sposate con molti figli, una discreta percentuale è rappresentata dalle giovanissime. Specie in provincia non vogliono far sapere in giro di essere rimaste incinte e con mille, 2 mila euro risolvono il problema in un ambulatorio o anche in una clinica compiacente, dove la loro Ivg verrà fatta passare per aborto spontaneo. In aumento intanto sono le gravidanze del sabato sera, frutto dei rapporti occasionali da dopo discoteca, come spiega la ginecologa Paola Piattelli, che riceve le ragazze in un ambulatorio romano dell'Aied. "Spesso vengono da noi perché non vogliono dire in famiglia quel che è successo e hanno bisogno di aiuto", dice Piattelli. Secondo la legge perché una minorenne possa abortire ci vuole l'assenso dei genitori. Se non c'è, spetta al giudice tutelare esprimersi, rispettando però la volontà della ragazza.
Nel clima di difesa a oltranza della vita che ha guadagnato spazio con il referendum sulla procreazione assistita, c'è chi ha paura di finire nei guai e tira alle lunghe. Probabilmente sono pochi. Non lo sono invece i ginecologi che perfino in certi consultori rispediscono a mani vuote le minorenni che arrivano disperate chiedendo la pillola del giorno dopo. Anche se si tratta di un anticoncezionale e non di un abortivo, viene opposta l'obiezione di coscienza. Questi alfieri della moralità, a cui poco importa se quella ragazza dovrà poi ricorrere a un aborto, sono l'avanguardia dell'esercito degli obiettori, che poco a poco sta erodendo dall'interno la struttura bene o male ancora funzionante della nostra interruzione volontaria di gravidanza.



tutti bravi e timorati di dio!
A questa gente non gliene può fregare di meno dell'aborto e della sofferenza psico/fisica terribile derivante dal ricorso a pratiche "artigianali" assurde e indegne in un paese civile che vuole difendere "la libertà" e la "vita", l'importante è non sporcarsi le mani tanto poi si arrangeranno ("peggio per loro dovevano stare più attente")


Messaggio del 15-11-2005 alle ore 22:37:44

A questa gente non gliene può fregare di meno dell'aborto e della sofferenza psico/fisica terribile derivante dal ricorso a pratiche "artigianali" assurde e indegne in un paese civile che vuole difendere "la libertà" e la "vita", l'importante è non sporcarsi le mani tanto poi si arrangeranno ("peggio per loro dovevano stare più attente")

invece a te sì, vero?
Messaggio del 16-11-2005 alle ore 09:34:57

Un campanello d'allarme inaspettato suona in questi giorni in Italia. Per la prima volta dal lontano 1983, l'anno del picco con 234 mila casi, gli aborti nel nostro paese non solo hanno smesso di calare, ma sono aumentati di ben 4.500 unità. Ce lo dice, con la chiarezza incontrovertibile delle cifre, la relazione annuale del ministero della Salute, che raccoglie i dati completi e dettagliati dell'Istituto superiore di Sanità per il 2003 e quelli generali del 2004. Siamo infatti passati dai 132 mila 170 aborti del 2003 ai 136 mila 700 del 2400, con un incremento del 3,4 per cento. Il dato continua a essere piuttosto basso rispetto alle media europea. E la relazione del ministro cerca di rassicurarci, sostenendo che la crescita non dipende dalle italiane, ma dalle straniere, come dimostra il fatto che gli aumenti si registrano nelle regioni del Centro-Nord, dove gli immigrati sono sempre più numerosi.



Ecco perchè vogliono abolire la legge.

tra l'altro:


C'è anche un altro paradosso. Siamo fra i pochissimi al mondo dove l'Ivg viene fatta quasi sempre in anestesia totale, "inutilmente costosa e a volte anche dannosa per la salute delle donne", dice Michele Grandolfo. Come insegna anche la violenta opposizione alla RU 486, la pillola dell'aborto chimico, guai a cercar di rendere l'ivg meno traumatica e punitiva di quanto non sia di per sé. Guai a suggerire che in ogni caso è alle donne che spetta l'ultima parola.



Tutto questo OVVIAMENTE è mooolto cristiano e rappresenta un tipico inno alla "difesa della libertà" degli esseri umani: PER LA SERIE CREPERAI ALL?INFERNO TRA ATROCI (INUTILI) DOLORI, BRUTTA SGUALDRINA SCIAGURATA E SENZA TIMOR DI DIO

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