Ma non ho capito se la tendenza a prevalere sugli altri sopra affermata sia intesa per l'appunto ad affermare ancora di più la propria individualità o piuttosto come una mancanza di confronto dialettico.
insistendo sul fatto che la comunicazione secondo me ha sempre lo scopo di ottenere qualcosa, io do per scontato che qualsiasi cosa si faccia sia un'affermazione della propria individualità, per quanto la si possa mascherare con ragionamenti e posizioni di principio.
Se affermo che il cielo è azzurro, non ti dico nulla di nuovo, ma tu mi capirai perché ho risvegliato in te un tuo ricordo di cielo azzurro, e, soprattutto, tu non potresti nemmeno lontanamente capire, con tutte le chiacchiere di questo mondo, cosa sia un cielo azzurro se tu non l'avessi mai visto;
Messaggio del 28-03-2006 alle ore 20:44:50
In massima parte sono daccordo con Adonai-Dr House. Il linguaggio fonetico, scritto o grafico è soltanto una elaborazione, specializzata, che serve a comunicare, o meglio, istigare negli altri sensazioni, la cosa più vicina agli archetipi, che formano il linguaggio meno specializzato, e quindi dell'Universo. Purtroppo la elevata specializzazione ci allontana sempre di più dalla comunicazione per archetipi, è sempre più difficile per il nostro inconscio riuscire a comunicare agli inconsci degli altri tramite la mediazione del subconscio.
Messaggio del 28-03-2006 alle ore 17:45:57
Premessa: è il mio coinquilino, non convivente
Beh, sulla concezione della parola come evocazione di un significante non so decidermi se essere d'accordo o meno. Innegabile il fatto che tra le funzioni della comunicazione debba esserci anche la conoscenza del registro da parte degli interlocutori, altrimenti la comunicazione come contatto tra due persone in effetti perde di efficacia.
Ma non ho capito se la tendenza a prevalere sugli altri sopra affermata sia intesa per l'appunto ad affermare ancora di più la propria individualità o piuttosto come una mancanza di confronto dialettico.
PS: adonai, si vede che l'esame della comunicazione è meno interessante della comunicazione stessa per gli altri utenti. Personalmente credo che essere i primi esaminatori della propria comunicazione porti ad un miglioramento della comunicazione verso gli altri. Mosche bianche cercasi...
Messaggio del 27-03-2006 alle ore 21:20:24
Personalmente ritengo quanto segue: la parola in sé non ha alcun potere; la parola non comunica (in senso etimologico), non insegna, non educa, non aggiunge nulla di nuovo. La parola è semplice evocazione, un tasto premuto che ha valore perché risveglia qualcosa che è già presente.
Se affermo che il cielo è azzurro, non ti dico nulla di nuovo, ma tu mi capirai perché ho risvegliato in te un tuo ricordo di cielo azzurro, e, soprattutto, tu non potresti nemmeno lontanamente capire, con tutte le chiacchiere di questo mondo, cosa sia un cielo azzurro se tu non l'avessi mai visto; se poi si tratta di trasmettere conoscenze che chi ascolta non ha, per rendere una pallida idea di ciò che si vuol dire, bisogna premere su analogie con realtà che chi ascolta già conosce; e solo quando chi ascolta avrà materialmente conosciuto queste realtà potra rendersi conto del vero senso di ciò che gli è stato detto.
Quindi non esiste veramente la comunicazione, ma esiste una evocazione locutoria.
Partendo da questo presupposto ritengo che l'espressione linguistica abbia soltanto uno scopo: quello di produrre un dato risultato; produrre un risultato potrebbe corrispondere sommariamente a un prevalere sugli altri; ne consegue che secondo me parlare con qualcuno è sempre un tentativo di prevalere sugli altri e il linguaggio è sempre un atto oratorio e argomentativo. Sempre e a prescindere dai mezzi impiegati, siano essi fonetici, grafici e informatici.
Messaggio del 27-03-2006 alle ore 19:59:22
L’evoluzione della tecnologia di comunicazione di massa ha portato alla possibilità per tutti di comunicare con chiunque ed in qualunque modo. Milioni di byte ogni giorno viaggiano dai nostri cellulari, dalla nostra email, dai nostri peer to peer e vanno in altri cellulari, in altre email, in altri pc. Una mole immensa di dati per ogni singola persona.
La tendenza alla comunicazione di massa è palese nelle opzioni tariffarie voce e messaggi dei vari gestori di telefonia mobile, nelle tariffe internet che comprendono sempre più servizi di personalizzazione, in definitiva nella possibilità che viene data a chiunque di far sapere al mondo che in qualche modo esiste.
O almeno esiste la sua capacità di produrre byte.
Blog, forum, chat, newsletter… oltre a farci perdere il contatto con il nostro (ex)latino modo di parlare, mettono in contatto ogni giorno persone che altrimenti non avrebbero modo di conoscersi. E permettono di far sapere agli altri la propria opinione, i propri fatti privati, i propri interessi… permettono, in definitiva, di affermare la propria identità.
Certo, affermarsi come soggetto unico è una prerogativa dell’uomo nella sua evoluzione. Innegabile e necessaria. Ma in questa spasmodica smania di comunicare la propria identità al mondo, quanta voglia di leggere, osservare e capire gli altri individui rimane? Io, io, io… e gli altri?
È il confronto, che dovrebbe essere il momento fondamentale della relazione degli individui, che dovrebbe portare alla sintesi tra le tesi, che viene a mancare di profonda attenzione. L’altro viene considerato perlopiù come identità da sottomettere, seppur in termini di dialettica. L’altro deve adeguarsi alle nostre idee (ed allora ci è simpatico) o altrimenti è un avversario ideologico considerato a priori come inferiore. La verità assoluta è sempre da questa parte. E allora si continua a scrivere “io, io, io” ma sempre più difficilmente si cerca di mettere la propria individualità al servizio della collettività reale o virtuale che sia.