La Piazza

..in libert�
Messaggio del 25-03-2004 alle ore 15:31:31
Calcio: derby, scarcerati tre ultras romanisti
(ANSA) - ROMA, 25 MAR - Tornano in liberta' tre ultras della Roma entrati in campo durante il derby per chiedere la sospensione della partita. Lo ha deciso il Gip Giorgio Maria Rossi, il quale non ha convalidato l'arresto dei tre tifosi. Gli ultras, questa sera, potrebbero quindi recarsi allo stadio per la partita di Coppa Uefa Roma-Villarreal

..mò arrestano Totti!
Messaggio del 25-03-2004 alle ore 18:26:09
o Catanogalliani
Messaggio del 25-03-2004 alle ore 18:36:07
lasciatemi stare quel cocco di Totti!
Messaggio del 25-03-2004 alle ore 18:38:08
(ANSA) - ROMA, 25 MAR - I tre tifosi della Roma scarcerati non potranno andare allo stadio per 3 anni. E' il divieto disposto dal questore di Roma, Nicola Cavaliere. Tra gli obblighi che il provvedimento impone a coloro che lo ricevono c'e' la firma nelle strutture di pubblica sicurezza a orari prestabiliti.


Altro che stadio!
Bene che vada stasera c'è un 14 pollici su raidue in commissariato!
Messaggio del 25-03-2004 alle ore 18:50:31
allora si gioca!
Messaggio del 25-03-2004 alle ore 19:03:14
LEGGETE QUESTO ARTICOLO...CREDO SIA MOLTO INTERESSANTE
Ultras e calcio, strade vecchie e senza uscita

La notte di violenza del derby romano ha spinto il movimento delle curve in un vicolo cieco dal quale sarà difficile uscire. Ma è il calcio italiano più in generale ad annaspare tra contraddizioni gravissime che, senza regole nuove, rischiano di uccidere lo sport più amato dagli italiani

GUIDO LIGUORI
ANTONIO SMARGIASSE
il manifesto 25 marzo 2004

Gli ultras sono oggi al centro della scena. Bersagliati da ogni parte, vivono momenti difficili. Ma è il calcio italiano più in generale ad annaspare tra contraddizioni gravissime. Sia i primi che il secondo sono avvitati in una spirale di crisi da cui sarà difficile venire fuori. La cronaca ha sbattuto in prima pagina il «mostro ultras». Paradossalmente, verrebbe da dire, perché la decisione di adoperarsi per fermare lo spettacolo di fronte alla morte di un tifoso appare ineccepibile. Fortunatamente non era morto nessuno, ma nel momento in cui la notizia appariva quanto meno probabile, decine di migliaia di persone hanno imposto, in forme tutto sommato civili, soltanto la sospensione della partita. Mostrando un'etica ben maggiore di chi è incapace di fermarsi di fronte a tragedie di ogni genere, dalle Torri gemelle alla strage di Madrid, alla morte di un tifoso, perché lo show (il business) deve andare avanti, sempre e comunque. Il problema vero, però, è il contesto in cui questo episodio si è verificato. Intorno allo stadio si susseguivano da ore scontri tra gruppi di tifosi e forze dell'ordine. Nelle curve echeggiavano puntuali i cori e gli insulti verso la polizia e i carabinieri. Striscioni e cori dal contenuto rivoltante trovavano spazio nell'una e nell'altra curva. Nessuna sorpresa: rimossi in fretta i progetti che nella primavera scorsa lo stavano configurando come principale antagonista del «calcio moderno» e della sua deriva neoliberista, il movimento ultras sembra tornato a seguire logiche estranee al tifo calcistico propriamente detto. La politica e la violenza sono tornate padrone delle curve. La questione, beninteso, non riguarda soltanto la Capitale; e non riguarda neppure soltanto l'iniziativa politica di gruppi neofascisti. Se, come sembra possibile, Livorno e Ternana conquisteranno la serie A, ad occupare le prime pagine il prossimo anno saranno i nomi e i simboli propri dell'ultrasinistra, compreso Stalin et similia. Nelle curve romane però l'egemonia incontrastata è di quel coagulo di forze che fanno riferimento alla destra antisistema. E qui la scelta, tutta politica, è stata quella di puntare sulla trasformazione del movimento ultras in soggetto dell'antagonismo sociale. Una scelta che è insieme ambiziosa, complessa e assai rischiosa. L'ambizione sembra quella di proporre il movimento degli ultras come alternativa al movimento no-global. Rifiuto intransigente della globalizzazione e della società multirazziale in nome della difesa della identità culturale, razziale e nazionale; critica del pacifismo ma opposizione ferma alla guerra delle forze sioniste e anglo-americane: questi, in breve, i temi forti che accompagnano, nelle fanzine, nelle radio e negli striscioni delle curve, la comunicazione calcistica dei gruppi ultras romanisti e laziali. L'accentuazione delle tematiche politiche, però, limita la capacità espansiva degli ultras e li espone all'incomprensione e all'ostilità degli altri tifosi. Insistere con la politica, la violenza, il razzismo porterà il movimento ultras a un punto di non ritorno. Le (prevedibili) ondate repressive dello Stato avverrebbero allora nell'indifferenza o addirittura nel consenso generale. Chi ha a cuore davvero il mondo delle curve deve chiedersi se perseverare sulla strada della politicizzazione e della violenza non significhi percorrere fino in fondo una strada senza uscita e autodistruttiva.

Il sistema-calcio da parte sua sta vivendo in Italia momenti di straordinaria fibrillazione. Staremo a vedere se e come si uscirà dalle attuali contraddizioni. Abbiamo letto, tra il sorpreso e il divertito, le dichiarazioni di Galliani: «Roma e Lazio vanno protette. Ho affrontato le due squadre in Coppa Italia, l'atmosfera magica dell'Olimpico è qualcosa di incredibile. Non possiamo immaginare un campionato senza queste due grandi squadre». Noi vogliamo porre questa questione: ormai da anni nessuno in Italia è in grado di contrastare, senza finire in rovina, la potenza economica, politica e mediatica del Milan targato Fininvest e della Juventus della famiglia Agnelli e dei dieci milioni e passa di suoi tifosi. L'Inter ha potuto contare su mille miliardi e più del portafoglio personale di Moratti, finendo però puntualmente (al di là dei propri errori di gestione) nel tritacarne della comunicazione sportiva gestita dagli altri; la Roma invece ha apparati egemonici (la Rai soprattutto) sufficientemente forti per tutelare la sua immagine, ma nelle casse non c'è più un soldo; la Lazio e il Parma, svelati i bluff Cirio e Parmalat, ormai sono due vasi di coccio dispersi tra le acque delle isole Cayman.

In questa cornice, troviamo poco appassionante il dibattito tra neoliberisti (di destra e di sinistra) che invocano il fallimento dei club indebitati come molla per avviare il risanamento e protezionisti (anch'essi bipartizan) che chiedono la tutela dei club delle grandi aree metropolitane come condizione per tenere in vita il nostro calcio. Ricominciare dalla serie C non è un disonore. È già toccato a grandi club. Il problema vero è che non è più sostenibile un calcio modellato su chi ha più soldi e più potere degli altri in misura spropositata. Milan, Juventus e (forse) Inter oggi possono tranquillamente «saccheggiare» tutte le altre squadre, anche a buon mercato, semplicemente garantendo ingaggi più alti ai giocatori. Possono tranquillamente costruire le loro «macchine perfette», battere ogni record di punti, specchiarsi felici nei loro giornali e nelle loro televisioni.

Quello che non possono più pretendere però è la complicità. L'Olimpico, il San Paolo, il Franchi non sono anfiteatri in cui le folle applaudono i fuoriclasse altrui. Gli anni `60 non tornano più. Dal vicolo cieco in cui è finito il calcio italiano non si esce distribuendo prebende a società da tenere sotto scacco negli anni a venire. Se ne esce cambiando le regole, organizzando campionati in cui sia garantito tendenzialmente a tutti almeno la possibilità di competere per la vittoria finale. In cui la forbice delle risorse tra i più ricchi e i meno ricchi non superi certe dimensioni. Solo così sarà possibile evitare che il «campionato più bello del mondo» si riduca definitivamente a una sorta di Trofeo Berlusconi che ogni anno Milan e Juve si giocano tra loro.

Messaggio del 25-03-2004 alle ore 19:39:42
pure questo qua merita:

Né complotto, né psicodramma, ma 80mila leciti dubbi
Il calcio è morto. Ebbene sì, signori, il calcio è morto. Questo ci raccontano con inusitata sicumera: che il calcio è morto, ucciso da un manipolo di lanzichenecchi in quel di Roma, in data 21 marzo 2004. Eppure una volta si diceva che il dubbio, la domanda, era sintomo di intelligenza. Non l'incrollabile certezza.

Ma prima di passare ai dubbi, proviamo a contestualizzare. Domenica sera con circa due ore di anticipo sull'orario di inizio dell'incontro di calcio, fuori lo stadio Olimpico, presso i cancelli della Curva Sud e della Tribuna Tevere, scoppiano violenti incidenti tra gruppi di facinorosi e forze dell'ordine. Gli scontri durano più di un'ora e, viene riferito, sono particolarmente duri. Il comportamento dei presunti tifosi è censurabile sotto ogni profilo: si vedono bastoni, si odono esplosioni di bombe carta. Stando però alle numerose testimonianze e a quanto osservato, l'atteggiamento di chi è preposto alla tutela dell'ordine non è impeccabile: cariche indistinte che colpiscono chiunque si trovi a transitare nei pressi, lacrimogeni che volano ad altezza uomo, blindati che per evacuare la zona attraversano a velocità sostenuta il piazzale antistante lo stadio, con tutti i rischi che ne derivano.

In questo clima, con il fumo acre che usciva dai boccaporti della Sud e il rimbombo continuo degli spari dei lacrimogeni e degli ordigni di teppistoide fabbricazione, le voci che rimbalzavano raccontando di un giovanissimo tifoso romanista morto ("travolto da un cellulare" diceva qualcuno, "colpito da un lacrimogeno in testa" assicuravano altri) erano terribilmente verosimili. La diffusione di tali voci, accompagnata dagli striscioni che scompaiono in segno di lutto e solidarietà, è rapidissima. L'impatto psicologico e più fragoroso delle esplosioni. La psicosi si impossessa degli ottantamila (di tutti gli ottantamila, non solo del manipolo di facinorosi) e diventa delirio di massa. Le curve prima, l'intero impianto poi, iniziano a urlare che 'sta partita non s'ha da fà'. "Fuori, fuori", "Sospendete la partita, sospendete la partita" urlano i tifosi in straordinaria comunione di intenti. Quindi tre persone provenienti dal settore caldo del tifo della Roma entrano in campo, parlamentano con capitan Totti e, con argomenti che si dimostreranno falsi ma la cui buona o cattiva fede potrà essere verificata solo dalla magistratura, cercano di convincerlo di quanto si pensava fosse accaduto. Si pensava fosse accaduto, appunto. Tutti i presenti lo pensavano o, almeno, erano sfiorati da un più che legittimo dubbio. E dopo i morti dell'Heysel, delle Twin Towers e i più recenti di Madrid, al cui cospetto il pallone ha continuato a rimbalzare, il pubblico romano ha urlato: fermi!

Questo ciò che è avvenuto dentro lo stadio. Ciò che avverrà all'uscita sarà il tragico e purtroppo difficilmente evitabile epilogo di una situazione straordinaria. Nata da quel che può essere definito un tragico equivoco, almeno fino a quando la magistratura non ci spiegherà che si è trattato di un complotto.

Il momento attuale, però, imporrebbe l'esatto contrario di quanto sta accadendo: abbassare i toni, riflettere, porsi domande, cercare risposte. Costruire e non distruggere.

E invece da domenica notte i dubbi si auotoalimentano, ingrossandosi fino ad esplodere in mille 'perché' i quali, brandelli di verità decostruita, si stendono sulle "incrollabili certezze" ascoltate in queste lunghissime 48 ore: perché ci sono figli della nostra Roma (ma anche di Napoli, Palermo, piuttosto che Milano o Busto Arsizio) che vanno allo stadio con lo spirito di chi va al fronte? Cosa c'entrano le bombe carta? Perché gli assalti spesso premeditati alle forze dell'ordine? Perché la politica nelle curve? Perché da quando, pochi anni or sono, ai reparti speciali è stata affidata la gestione delle curve dell'Olimpico la situazione è divenuta insostenibile? Perché bisogna vedere persone – fossero anche efferati delinquenti – a terra circondate da un manipolo di agenti che scalciano e manganellano? Qualcuno è consapevole che dacché esiste l'uomo violenza genera violenza? Perché i lacrimogeni vengono così spesso sparati nel mucchio ad altezza uomo? Perché le scorribande con i blindati in mezzo alla gente? Disperdere un centinaio di teppisti giustifica l'altissimo rischio di investire qualcuno? Chi scrive spesso è stato testimone oculare di simili scempi. E perché ottantamila persone domenica sera alle 21:30 circa non ha creduto all'appello della Questura? Ottantamila delinquenti o forse grave crisi di credibilità vero le Istituzioni? E se si trattasse del secondo caso, perché? Sono tutti impazziti o forse è il caso di ricostruire attraverso il dialogo un rapporto lacerato tra le istituzioni e cittadini, tutti? E perché tale comunicato ha recitato testuale: "A tutti i tifosi presenti allo stadio, comunichiamo che è circolata la voce della morte di un bambino investito da un'auto della polizia; la questura informa che la notizia è priva di ogni fondamento"? Cosa era privo di fondamento: la notizia che era stata un'auto della polizia ad uccidere un bambino, o quella che non era morto nessuno e basta? Troppo facile parlare lunedì mattina di notizia infondata. Ma quando il cervello è pressato da mille sollecitazioni esterne e bisogna inquadrare la situazione in una frazione di secondo, forse è lecito porsi qualche dubbio. Soprattutto se si parla di morte. E davanti al legittimo dubbio che qualcuno fosse deceduto, era criminale chiedere al pallone di tacere, un volta tanto? E sulla base di quale assurdo volo pindarico della fantasia è impossibile che si sia trattato di un tragico, clamoroso equivoco?

E ancora: perché attorno allo stadio la notte le luci sono sempre soffuse? Non sarebbe il caso di potenziare l'illuminazione onde evitare che il buio diventi complice di episodi di teppismo e vigliaccheria? Qual è – ammesso e non concesso che esista – il piano di evacuazione dello Stadio Olimpico? Perché all'uscita, quando decine di migliaia di persone defluiscono contemporaneamente è sempre aperto un solo cancello – massimo due – per settore? Perché se al sottoscritto viene regolarmente sequestrato l'accendino Bic – noto strumento di offesa -, riescono puntualmente ad entrare le bombe carta? Perché hanno scritto e parlato come fossero depositari della Verità con la maiuscola persone avulse dai fatti, che non erano presenti domenica sera e dunque impossibilitati a comprendere l'atmosfera creata dalla falsa notizia? Perché si predica calma e civiltà in trasmissioni televisive in cui persone con il volto livido urlano sopra la voce alterata dei propri colleghi insultandosi? Perché il Ministro del Welfare – non degli Interni o dello Sport! – pochi minuti dopo l'accaduto riferisce di presunte pressioni, assolutamente non corroborate dai fatti, volte ad intimare al Governo l'approvazione di un decreto che con il derby nulla ma proprio nulla ha a che vedere? E perché ci sono presidenti, dirigenti e procuratori inquisiti per reati economici o per falso in atti d'ufficio (i passaporti tanto per citare un esempio) e le porte della galera si aprono solo per i tifosi? E perché invece tre ragazzi stanno in carcere per aver parlato (parlato!) con un calciatore? I domiciliari non si concedono anche per accuse ben più gravi? Perché questa ostinata ricerca di un capro espiatorio? E perchè invece chi siede alla guida di un calcio ormai incapace di guardarsi allo specchio senza provare vergogna, continua imperturbato e imperturbabile a stringere saldo il volante tra le mani? Perché Perché? Perché?

E. Ferranti

Messaggio del 25-03-2004 alle ore 20:16:21

come sei prolisso,noioso e tergiversevole!!
Messaggio del 25-03-2004 alle ore 20:42:36
e mica l'ho scritti io!

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