La Piazza

IMMINENTE DISASTRO AMBIENTALE
Messaggio del 20-08-2008 alle ore 12:54:58
Sono seriamente preoccupato per il futuro dell’Abruzzo che da “polmone verde d’Europa” potrebbe diventare un polo petrolchimico nazionale! Alcuni anni fa i nostri amministratori hanno avviato un progetto che prevede l’installazione di 32 pozzi di estrazione nel mare adriatico lungo il tratto di costa tra Francavilla e San Salvo, ad una distanza di 5 km dal litorale, contro i 100 previsti dalla legislazione americana, e su un fondale di circa 25 metri. Il petrolio estratto verrebbe trasportato da navi cisterne nei depositi del porto di Ortona, per poi confluire attraverso gli oleodotti alla raffineria dell’Eni per la desolfurizzazione, da impiantare sulla terraferma a pochi chilometri di distanza dal porto nel territorio vicino ai Comuni di Tollo, Miglianico e Ripa Teatina, in terreni attualmente destinati alla coltivazione di uve ed olivi con cui si producono i migliori vini ed oli abruzzesi esportati in tutto il mondo e che costituiscono una notevole fonte di ricchezza e di lavoro per la nostra regione, rappresentando circa il 40 % dell’intera produzione regionale del comparto. A pieno regime 14 camini rilasceranno costantemente nell’aria sostanze estremamente nocive come l’idrogeno solfurato e l’anidride carbonica che, assorbite costantemente dalle popolazioni per un raggio di decine di chilometri, provocherà nel tempo tumori, leucemie, malformazioni dei neonati e malattie respiratorie inoltre, a causa dell’avvelenamento dei terreni e dell’assorbimento diretto delle piante, le coltivazioni non saranno più in grado di dare i loro frutti pertanto scompariranno vini ed oli di enorme pregio, come evidenziato dallo studio condotto dall'istituto Mario Negri Sud di S.Maria Imbaro (CH). Tutti i contadini della zona nonché l’indotto, subiranno un notevole impoverimento economico. Nel mare adriatico, caratterizzato da bassi fondali e pervaso da deboli correnti marine, i fanghi utilizzati per la perforazione composti da sostanze tossiche ed il petrolio grezzo che inevitabilmente fuoriuscirà nelle perforazioni, stazioneranno a lungo nelle acque avvelenando i pesci ed il divieto di balneazione sarà inevitabile. Il paesaggio della “Costa dei Trabocchi” e dell’ ”Eremo di D’Annunzio” sarà irrimediabilmente deturpato ed il turismo, cosi faticosamente incrementato negli ultimi venti anni, scomparirà definitivamente provocando un’ulteriore impoverimento degli abitanti della costa. Ci dicono che questa struttura porterà lavoro ma in realtà si prevedono non più di 40/50 nuovi posti di lavoro, a scapito di un intero comparto di produzione agricola che coinvolge tantissimi agricoltori e numerose cantine vinicole e frantoi della zona, oltre agli operatori turistici della costa. In compenso l’Eni ne godrà i frutti, insieme alle multinazionali petrolifere estere che pagheranno royalty bassissime senza un controllo imparziale ed oggettivo della quantità di petrolio effettivamente estratto. Il nome utilizzato per identificare la raffineria “Centro Oli”, ha indotto la maggior parte della popolazione in errore e tuttora, in molti, sono convinti che si tratti di un centro per la lavorazione dell’olio d’oliva! Tutto questo è stato pianificato dagli strateghi delle multinazionali e dell’Eni come provato dal documento della compagnia petrolifera irlandese che illustra il business abruzzese agli azionisti di cui riporto i punti letti nel video dal regista Antonello Tiracchia: termini fiscali favorevoli; regime molto semplice; basse spese di ingresso nel territorio; costi delle licenze estrattive insignificanti; bassi rischi politici; programmi di lavoro a discrezione dell'estrattore; infrastruttura ben sviluppata; rendimenti alti per petrolio e gas; competizione limitata. Tutto questo nell’epoca dello sviluppo sostenibile e delle fonti energetiche alternative ormai già enormemente sviluppate negli altri stati dell’Unione Europea. Vivo in una regione che consente di vivere il mare a pochi passi dalla montagna e che ha una ben precisa vocazione naturale agricola e turistica che non può essere tradita e buttata al vento oltretutto senza un'adeguata contropartita. Dietro il paravento dell’ ”Interesse nazionale” si celano il fallimento della politica evidentemente incapace di guardare al futuro prossimo cercando fonti di energia alternative e rinnovabili oltre ad interessi economici di dubbia legittimità con cui in effetti si regala a basso prezzo il nostro petrolio alle multinazionali estere. La quantità di petrolio da estrarre in 20 anni, definito amaro e di scarsa qualità, potrebbe soddisfare il fabbisogno italiano al massimo per una settimana ma non verrà neanche utilizzato da noi! Esempi di mostri tecnologici ormai obsoleti come quello che vogliono creare ad Ortona esistono già a Falconara, Gela, Viggiano, basta visitarli e chiederne notizia a coloro che vi abitano vicino per rendersi conto del loro desolante fallimento. Tutti gli organi di stampa di portata nazionale tacciono per ovvi motivi ed i politici locali fanno finta di non sapere! NOI LANCIANESI, NOI ABRUZZESI, STIAMO A GUARDARE?


Messaggio del 20-08-2008 alle ore 13:09:30
"avete voluto la bicicletta? e ora pedalate..." o meglio " avete voluto avere la macchina...e ora fate il pieno"

scusate ma mettere sempre la colpa ai grandi è un discorso che oramai non fa effetto più
Messaggio del 20-08-2008 alle ore 13:17:26
bob, va bene quando le raffinerie sono in nigeria,che ci frega di quei negri, ed i disastri ambientali sono solo la notizia di sottofondo al pranzo, diffusa dal telegiornale... e il cormorano impetroliato?? che ci frega a noi, mica siamo uccelli...
Messaggio del 20-08-2008 alle ore 13:18:47

poi quando la ruota gira...
Messaggio del 20-08-2008 alle ore 13:22:52
in effetti Divo...vorrei sapere quante persone si ricordano della piattaforma della Shell,oramai vecchia,che al posto di rottamarla,perchè i costi erano immensi,è stata affondata nei mari del nord...alla faccia delle cozze e tonno e alla salute dell' Adriatico
Messaggio del 20-08-2008 alle ore 13:27:20

sembra di parlare coi napoletani, che non vogliono le discariche, non vogliono gli inceneritori, e non vogliono la LORO immondizia... e la colpa è di bassolino...

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