La Piazza
in effetti l'ossessione è un'altra cosa...
chi la passione è una cosa, l'ossessione un'altra...
...il posto giusto nel modo giusto...che accontenta il maschio e ancor di piu' la femmina

Amen.
In Spagna invece DeG si so beccati le critiche di come hanno posto la donna in qst campagna pubblicitaria

Un'immagine definita espressione di violenza 'machista' dall'Istituto spagnolo della donna.
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Editato da Mistertillo il 24/02/2007 alle 13:20:37
donne dall'affetto negoziabile
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Pasolini è uno dei pochissimi intellettuali del mondo del 900 ( ci metto insieme senz'altro gramsci) e uno dei pochissimi che abbia capito e anticipato lo sfascio sociale che ci circonda. Non mi stupisce che in USA lo studino
Rabbitt, sono stato fazioso? Embè? Lo ammetto!
Chi di noi non è fazioso? Chi di noi non è partigiano? Almeno non siamo ipocriti.
Quelli che dicono: io non sono nè di una parte nè dell'altra...ma! ...secondo me sono filistei.
Quando si partecipa attivamente ad un dibattito, ritengo, si deve essere liberi di esprimere la propria opinione. Anche la più estrema...anche la più invisa agli altri...sennò che forum è...se non c'è passione non c'è politica(polis).
L'unica cosa che secondo me dovrebbe essere bandita nella discussione è la denigrazione dell'interlocutore con epiteti tipo "coccia svoite", "idiota", "stupido" ecc...questo si che è offensivo!
Mentre non ritengo offensivo quando si esprime un giudizio, anche duro, sulla sostanza dell'intervento...perchè può essere effettivamente un a stupidata, una provocazione ecc... Io pure spesso faccio delle provocazioni, scrivo delle "cazzate" da persona "ignorante" di proposito per vedere la reazione di chi si relaziona con me...e credo fermamente che sia una cosa lecita e corretta.
Adesso basta sennò nessuno lo legge.
Che branco di ricchioni
buon lavoro, allora
Non ancora Alex, c'è tanta merda ancora da spalare
gesù santo chi, se vuoi ti pago delle sedute per toglierti Silvio il messia dalla testa...
con la bandana abbiamo toccato il fondo!
cmq è davvero inquietante che gli americani citino Pasolini

si sta a ribaltà tutto
Jena ha ragione! il Paese delle zoccole...è proprio così...il Paese dell'estetica puttanesca dove la moda(una volta arte) la fanno i magnaccia della costa Smeralda, tipo Briatore ma anche la bandana del pelatone e allora si arriva e si supera il ridicolo.
siamo il paese delle zoccole
il fatto è che è "cool" oramai atteggiarsi a donne dall'affetto negoziabile. il femminismo pare che abbia trovato la sua strada per la parità dei sessi prendendo il peggio dal modello maschile, alè.
forza ghiacciai.
ohhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhhh
poi ti lamenti che nn si nzk!
Paese delle zoccole?
Si dice "estetica della Puttana" please!
no mi fa sangue
ti disgusta 'sta cosa?
Bè... se parla di immobilismo, nn dice mica una cosa sbagliata... praticamente è la sintesi italiana

Alla faccia poi dei moralisti italiani che parlano di famiglia, famiglia e famiglia... siamo il paese delle zoccole
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Editato da Jena Plissken il 23/02/2007 alle 18:05:24
ecco appunto: la signora in questione è super prezzolata dai signori della moda americana per sminuire il ruolo centrale di Milano e di Roma in favore di New York.
colei che crea e che disfa Da il Messaggero del 29 agosto 2003, pare che non sia un problema nuovo...
L’ESTATE DEL CATTIVO GUSTO – LE CITTA’ IN MANO AI BARBARI
E’ CAPITATO a tutti di sentirsi offesi, sconcertati, quanto meno meravigliati da un abito. La ragione è ovvia. Tutti ci atteniamo in questo campo a certe convenzioni: certi abiti sono per gli uomini e altri per le donne, ci sono quelli per i generali e per i bambini, per la spiaggia, e per una cena elegante. Siamo così immersi in queste regole, le viviamo così intimamente, che ci sembrano naturali e ci irritiamo facilmente a vederle violate. Un topless, che in spiaggia si ammette senza problemi, per la strada è una questione che interessa alla polizia. Non parliamo di portarlo in ufficio. Se però immaginiamo di spostarci nello spazio o nel tempo, le cose diventano più complicate. Negli anni Trenta Greta Garbo fu quasi arrestata per aver indossato in pubblico dei pantaloni, che oggi sono leciti a qualunque donna. Se guardiamo le foto di Twiggy, negli anni Sessanta, vediamo che le minigonne, tanto scandalose all'epoca, sono oggi alla portata di tutte. L'ombelico scoperto, che tutte le ragazzine adottano tranquillamente, dieci anni fa era un costume da ghetto nero delle città americane. Se c'è un tabù che ancora regge nel nostro abbigliamento, è quello della gonna maschile; ma i costumi tradizionali dei paesi arabi somigliano molto a certi nostri abiti femminili. Insomma, le regole del costume sono obbligatorie, perfino sanzionate penalmente. Ma cambiano e anche abbastanza velocemente. Questo significa che noi dobbiamo ignorarle, o non considerarne significativa la violazione? Ci sono parecchie ragioni per non pensarla così. Intanto bisogna considerare che l'abbigliamento, come tutte le forme di esteriorità è un atto di comunicazione. Vestendomi in una certa maniera io implicitamente dico agli altri come voglio essere considerato e trattato. Che comunicazione veicola l'abbigliamento sciatto o trasgressivo dominante nelle nostre città. La sciatteria è disinteresse per gli altri, rifiuto di considerare il contesto sociale. Come i fracassoni che girano con le radio a tutto volume o quelli che non si fanno problemi a buttare in giro cartacce e cicche di sigaretta, chi gira in sandali e maglietta sdrucita compie un doppio gesto squalificante: dice insieme che non gli importa nulla degli altri e che agli altri non deve importare di lui. La provocazione sessuale, che è un altro ingrediente tipico dei costumi estivi fuori dalle regole, dice invece, ovviamente, . Ma lo fa nella maniera più elementare, esibendo semplicemente il corpo un po' (o tanto) oltre i limiti. Viene ovvio il paragone con altre violazioni dei limiti dell'abbigliamento, quelli che sono comuni nella prostituzione di strada. E anche se un celebre stilista come Roberto Cavalli ha parlato qualche volta con approvazione dell'"estetica della puttana", non pensiamo sia moralista dissentire. L'abbigliamento insomma non è diverso dalla lingua. Lo sappiamo tutti che le regole della grammatica sono arbitrarie e cambiano nel tempo. Non c'è nessuna buona ragione per seguire proprio queste. Ma, per potersi capire, una grammatica ci vuole, e una volta stabilita essa è la condizione per una letteratura, cioè per un uso estetico della lingua. Così l'abbigliamento. Non c'è nessuna buona ragione per assegnare i pantaloni corti ai bambini e quelli lunghi agli adulti, le gonne alle donne e le tonache ai preti. E neanche per proibire di far vedere il seno, piuttosto che il viso. Ma le regole dell'abbigliamento, una volta stabilite, organizzano il mondo sociale e permettono di dargli una visibile dimensione estetica. Innovare e trasgredire va benissimo perché l'abbigliamento, come la lingua, deve cambiare per vivere. Ma in ogni momento ci sono dei limiti estetici e comunicativi: il cambiamento e la trasgressione arricchiscono se non finiscono nella sciatteria o nell'"estetica della puttana"
......nell’articolo c’è anche la voce "Anne Wintour, direttrice di Vogue America, severa contro l'immobilismo della Camera della moda.
ecco appunto: la signora in questione è super prezzolata dai signori della moda americana per sminuire il ruolo centrale di Milano e di Roma in favore di New York.
Per fortuna, siccome sanno tutti che parla per parito preso, le sue dichiarazioni valgono come le dritte sui cavalli di Mandrake.
paradossale appunto, quanto le bustarelle, anzi queste lo sono meno

il quarto potere sono le riviste di moda!
Che ne so io... io metto in evidenza i paradossi
scusa ma secondo te vogue decide in tutta tranquillità chi lanciare e chi no? quella lì smuove mercati miliardari... poi non saranno bustarelle, ma dubito che dolce&banana la corrompano in natura...
Un italiano che accusa un americano di bustarelle nn l'ho mai sentito

L'apocalisse si avvicina finalmente
panzane, detto da lei poi che è praticamente l'istituto di indirizzo politico della moda poi... che fa, vogue perde potere (e bustarelle)?
Dal New York Times:
Quote:
MILANO - Altro che eleganza. Nel Made in Italy trionfa il banale, la mancanza di idee, ma soprattutto una volgarità da bordello. «Per la moda italiana è il tempo delle zoccole» titola l'autorevole New York Times, usando un termine desueto («trollop») rivolto a tutte quelle signore ad alto esponenziale felino che vestono tigro-maculato, con ammiccanti jeans strappati o tagliuzzati. L'accusa secca e inequivocabile: «Avete perso la vostra invidiabile raffinatezza. Nei vestiti, ma anche nel resto, come anni fa aveva per primo intuito Pier Paolo Pasolini».
Presi di mira Dolce&Gabbana, rei di "vestire una generazione che forse legge un libro all'anno (magari) e sta incollata sempre alla tv".
Si accusa la stanchezza creativa di troppi stilisti e l'uso sempre più massiccio di tessuti dall'est europeo ed estremo oriente.
Soprattutto il NYT mette in evidenza il mancato ricambio generazionale degli stilisti: nell’articolo c’è anche la voce "Anne Wintour, direttrice di Vogue America, severa contro l'immobilismo della Camera della moda.
Tutto questo mi inquieta

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Editato da Jena Plissken il 23/02/2007 alle 16:02:18
Nuova reply all'argomento:
Il GIUDIZIO DEGLI ALTRI(II)
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