La Piazza
Il fango
Messaggio del 25-09-2007 alle ore 12:07:47
Messaggio del 25-09-2007 alle ore 10:11:49

Adonai sei sicuro di non essere parente a Poe?
Ti somiglia, mi sembri un discendente diretto.

Adonai sei sicuro di non essere parente a Poe?
Ti somiglia, mi sembri un discendente diretto.
Messaggio del 25-09-2007 alle ore 10:08:39
Lui è immobile, coi nervi tesi come un ragno che sputa il filo dal proprio addome. Ha ventun’anni è già assassino vibra piano un filo d’acciaio su quel balcone. La casa è buia e ha due finestre una guarda la strada, l’altra il vicolo dei rifiuti non è terra da coltivare. Fango, metà della vita fango un fiore cresciuto male bisogna strapparlo via. Scappa, l’avventura è finita, scappa magari potessi farlo, ho voglia di riposare A porte chiuse gli avevano detto "E' un giochetto bisogna solo spaventarlo un po' e le informazioni e quelle sì che contano tu gliele fai sputare e poi me le vieni a riferire a me che ti ho tolto dalla strada" Fango, metà della vita fango un fiore cresciuto male bisogna strapparlo via falso, era tutto falso mi viene da vomitare io ho ucciso un uomo. E' solo un colpo ed è finita poi un salto di dieci metri sull’asfalto e come in sogno, lentamente si avvicina l’uomo col cappello a quadrettini la ruota gira con le seggioline appese giù alla festa del paese la pietà ha preso il volo prego, prego circolare... Fango metà della vita fango un fiore cresciuto male bisogna strapparlo via fango sulle ginocchia fango, dentro le ossa fango perfino dentro al cervello...
Ivan Graziani
Lui è immobile, coi nervi tesi come un ragno che sputa il filo dal proprio addome. Ha ventun’anni è già assassino vibra piano un filo d’acciaio su quel balcone. La casa è buia e ha due finestre una guarda la strada, l’altra il vicolo dei rifiuti non è terra da coltivare. Fango, metà della vita fango un fiore cresciuto male bisogna strapparlo via. Scappa, l’avventura è finita, scappa magari potessi farlo, ho voglia di riposare A porte chiuse gli avevano detto "E' un giochetto bisogna solo spaventarlo un po' e le informazioni e quelle sì che contano tu gliele fai sputare e poi me le vieni a riferire a me che ti ho tolto dalla strada" Fango, metà della vita fango un fiore cresciuto male bisogna strapparlo via falso, era tutto falso mi viene da vomitare io ho ucciso un uomo. E' solo un colpo ed è finita poi un salto di dieci metri sull’asfalto e come in sogno, lentamente si avvicina l’uomo col cappello a quadrettini la ruota gira con le seggioline appese giù alla festa del paese la pietà ha preso il volo prego, prego circolare... Fango metà della vita fango un fiore cresciuto male bisogna strapparlo via fango sulle ginocchia fango, dentro le ossa fango perfino dentro al cervello...
Ivan Graziani
Messaggio del 25-09-2007 alle ore 09:36:08
sembra scritto da Edgar Poe, ma lo hai copiato da un blog di cartoni animati
"È vero! Sono sempre stato nervoso, molto, spaventosamente nervoso; ma perchè dite che sono pazzo? La malattia ha acuito i miei sensi, non li ha distrutti, non li ha soffocati. Molto affinato era in me il senso dell'udito... udivo tutte le cose del Cielo e della Terra. E udivo anche molte cose dall'Inferno.
Come può dunque essere che io sia pazzo? "
sembra scritto da Edgar Poe, ma lo hai copiato da un blog di cartoni animati

"È vero! Sono sempre stato nervoso, molto, spaventosamente nervoso; ma perchè dite che sono pazzo? La malattia ha acuito i miei sensi, non li ha distrutti, non li ha soffocati. Molto affinato era in me il senso dell'udito... udivo tutte le cose del Cielo e della Terra. E udivo anche molte cose dall'Inferno.
Come può dunque essere che io sia pazzo? "
Messaggio del 25-09-2007 alle ore 03:02:50
ma cos'è sta cazzata?
ma cos'è sta cazzata?
Messaggio del 25-09-2007 alle ore 02:05:54
Ti piace?
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Messaggio del 25-09-2007 alle ore 01:36:05
Messaggio del 25-08-2007 alle ore 15:26:22
Mammoccio 2 la vendetta
Mammoccio 2 la vendetta
Messaggio del 25-08-2007 alle ore 14:10:45
Messaggio del 25-08-2007 alle ore 13:07:01
Mammoccio
Mammoccio
Messaggio del 25-08-2007 alle ore 02:11:51
Messaggio del 25-08-2007 alle ore 01:47:36
ma tu alle due di notte non hai un cazzo da fare che scrivere questi papiri?
ma tu alle due di notte non hai un cazzo da fare che scrivere questi papiri?
Messaggio del 25-08-2007 alle ore 01:41:43
Una stretta alla testa gli rendeva doloroso ogni movimento brusco od ogni sforzo che impegnasse poco di più le sue forze. Tuttavia sentiva il proprio corpo umido rabbrividire sotto un soffio d'aria minimo ma costante, tanto flebile che non l'avrebbe notato se non fosse stato bagnato. Ma in quel momento, in quella condizione, l'avvertiva chiaramente.
Non percepiva, però, con troppa precisione altre sensazioni tattili, come se avesse perso qualche arto, oppure, improvvisamente, il suo sistema nervoso avesse smesso di funzionare, lasciandolo a marcire in quel fradiciume che lo stava lentamente inglobando e, forse, uccidendolo.
Talvolta sentiva fruscii, come se qualche creatura strisciasse là attorno, come a tendere un agguato ad una preda incauta, circoscrivendo l'area intorno, studiandola con precisione, in modo da poter prevedere ogni possibile reazione, e porvi rimedia efficacemente. Altre volte aveva come l'impressione di vedere dei fasci di luce, una qualche torcia di qualcuno che fosse alla ricerca di qualcosa o qualcun altro. Forse di lui?
Forse era la suggestione che il suo cervello aveva creata, in un rimuginio di pensieri e speranze, che qualcuno lo trovasse e lo salvasse da quell'intollerabile situazione che lo aveva privato di iniziativa, di forze e di volontà.
«Aiuto...», mormorava una vocetta debole, strozzata, a tratti muliebre, nell'oscurità talvolta rotta da qualche timido raggio di un minuto spicchio di luna, quando questa riusciva a far capolino tra le nuvole che sporcavano un cielo altrimenti limpido. «Aiuto...» sibilò un'altra volta, cercando di spingere a forza un'ultima volta il fiato dai polmoni, su per la gola, sputandolo dalla bocca.
Ma nessuno lo sentì, né diede seguito alla sua richiesta di soccorso. Nessuno poteva aiutarlo. E cessò di ripetere quella parola, perché il fango gli stava lentamente risalendo il viso, coprendo prima il mento e avvicinandosi alle labbra, rischiando di cadergli in bocca, per riempirgliela di amarezza.
Non provò a fare una mossa, temendo di non ottenere altro se non sprofondare ulteriormente, spezzando definitivamente quel sottile filo a cui s'era appesa la sua speranza. Se il fango gli avesse chiuso anche il naso, la sua morte sarebbe stata davvero terribile, soffocato lentamente.
Tuttavia continuò ad affondare, qualcosa lo tirava giù inesorabilmente e quando l'acqua e la terra putrida cominciarono ad affluire nelle narici, aprì d'istinto le labbra serrate che lasciarono che la poltiglia schifosa inondasse la bocca come quando il letto arido di un canale si riempie quando viene aperta la chiusa. Ma invece dell'aria fresca della notte, respirò a pieni polmoni acqua e fango, sentendosi soffocare, non capendo null'altro se non che quella roba gli penetrava fin dentro il corpo, mentre cercava, inutilmente, di non morire.
Gli parve che tutto durasse un'infinità di tempo, che il supplizio si prolungasse oltre il suo naturale limite, che non avesse termine e che passassero i minuti, uno dopo l'altro, ma che non arrivasse il sollievo della morte. E mentre continuava ebbe come la sensazione di perdere la sensibilità residua senza perdere coscienza. Cessò di contrarre i polmoni, di muoversi, di respirare. Ma era ancora vivo. Vivo?
D'improvviso sentì d'essere afferrato per i vestiti e tirato su; sentì scorrere la fanghiglia sul suo corpo, la sentì abbandonargli la lingua e le narici. Sentì che qualcuno l'aveva salvato e scrollato da quello schifo. Costui lo sciacquò dalla sporcizia con dell'acqua tiepida dalla quale si sentì come ristorato: fu una breve e piacevole sensazione.
Poi, però, lo rigettò nel fango e gli girò intorno, facendosi vedere, mostrandosi ai suoi occhi e piegandosi verso di lui, per rivolgergli qualche parola. «Mio caro amico» gli fece il diavolo «mi spiace per te, ma il tuo supplizio non è ancora finito. Abbiamo ancora tutta l'eternità davanti a noi» disse.
Si rialzò e se n'ando, a perseguitare, forse, qualcun altro. L'uomo lo seguì muto con lo sguardo, mentre una calda lacrima gli rigava la guancia.
Una stretta alla testa gli rendeva doloroso ogni movimento brusco od ogni sforzo che impegnasse poco di più le sue forze. Tuttavia sentiva il proprio corpo umido rabbrividire sotto un soffio d'aria minimo ma costante, tanto flebile che non l'avrebbe notato se non fosse stato bagnato. Ma in quel momento, in quella condizione, l'avvertiva chiaramente.
Non percepiva, però, con troppa precisione altre sensazioni tattili, come se avesse perso qualche arto, oppure, improvvisamente, il suo sistema nervoso avesse smesso di funzionare, lasciandolo a marcire in quel fradiciume che lo stava lentamente inglobando e, forse, uccidendolo.
Talvolta sentiva fruscii, come se qualche creatura strisciasse là attorno, come a tendere un agguato ad una preda incauta, circoscrivendo l'area intorno, studiandola con precisione, in modo da poter prevedere ogni possibile reazione, e porvi rimedia efficacemente. Altre volte aveva come l'impressione di vedere dei fasci di luce, una qualche torcia di qualcuno che fosse alla ricerca di qualcosa o qualcun altro. Forse di lui?
Forse era la suggestione che il suo cervello aveva creata, in un rimuginio di pensieri e speranze, che qualcuno lo trovasse e lo salvasse da quell'intollerabile situazione che lo aveva privato di iniziativa, di forze e di volontà.
«Aiuto...», mormorava una vocetta debole, strozzata, a tratti muliebre, nell'oscurità talvolta rotta da qualche timido raggio di un minuto spicchio di luna, quando questa riusciva a far capolino tra le nuvole che sporcavano un cielo altrimenti limpido. «Aiuto...» sibilò un'altra volta, cercando di spingere a forza un'ultima volta il fiato dai polmoni, su per la gola, sputandolo dalla bocca.
Ma nessuno lo sentì, né diede seguito alla sua richiesta di soccorso. Nessuno poteva aiutarlo. E cessò di ripetere quella parola, perché il fango gli stava lentamente risalendo il viso, coprendo prima il mento e avvicinandosi alle labbra, rischiando di cadergli in bocca, per riempirgliela di amarezza.
Non provò a fare una mossa, temendo di non ottenere altro se non sprofondare ulteriormente, spezzando definitivamente quel sottile filo a cui s'era appesa la sua speranza. Se il fango gli avesse chiuso anche il naso, la sua morte sarebbe stata davvero terribile, soffocato lentamente.
Tuttavia continuò ad affondare, qualcosa lo tirava giù inesorabilmente e quando l'acqua e la terra putrida cominciarono ad affluire nelle narici, aprì d'istinto le labbra serrate che lasciarono che la poltiglia schifosa inondasse la bocca come quando il letto arido di un canale si riempie quando viene aperta la chiusa. Ma invece dell'aria fresca della notte, respirò a pieni polmoni acqua e fango, sentendosi soffocare, non capendo null'altro se non che quella roba gli penetrava fin dentro il corpo, mentre cercava, inutilmente, di non morire.
Gli parve che tutto durasse un'infinità di tempo, che il supplizio si prolungasse oltre il suo naturale limite, che non avesse termine e che passassero i minuti, uno dopo l'altro, ma che non arrivasse il sollievo della morte. E mentre continuava ebbe come la sensazione di perdere la sensibilità residua senza perdere coscienza. Cessò di contrarre i polmoni, di muoversi, di respirare. Ma era ancora vivo. Vivo?
D'improvviso sentì d'essere afferrato per i vestiti e tirato su; sentì scorrere la fanghiglia sul suo corpo, la sentì abbandonargli la lingua e le narici. Sentì che qualcuno l'aveva salvato e scrollato da quello schifo. Costui lo sciacquò dalla sporcizia con dell'acqua tiepida dalla quale si sentì come ristorato: fu una breve e piacevole sensazione.
Poi, però, lo rigettò nel fango e gli girò intorno, facendosi vedere, mostrandosi ai suoi occhi e piegandosi verso di lui, per rivolgergli qualche parola. «Mio caro amico» gli fece il diavolo «mi spiace per te, ma il tuo supplizio non è ancora finito. Abbiamo ancora tutta l'eternità davanti a noi» disse.
Si rialzò e se n'ando, a perseguitare, forse, qualcun altro. L'uomo lo seguì muto con lo sguardo, mentre una calda lacrima gli rigava la guancia.
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