La Piazza
I MOSTRI DEL PASSATO...
Messaggio del 31-10-2003 alle ore 14:27:47
CATTIVO????
cos'è il PINAtropo?













CATTIVO????
cos'è il PINAtropo?













Messaggio del 31-10-2003 alle ore 13:56:17
ZOMBIE
La voce viene da Haiti e riguarda le credenze Vudu. Gli zombie sono le anime dei morti di morte violenta che vagano come fantasmi per tutto il tempo che erano destinati a vivere.
Successivamente, lo zombie diviene sinonimo di morto vivente, indicando quegli uomini, morti o apparentemente morti, che vengono riportati in vita da uno stregone che li usa come schiavi. In questo stato gli zombie sono caratterizzati da un'estrema mitezza, dalla faccia inespressiva, dall'assenza di sguardo. La credenza risale all'inizio del ventesimo secolo quando venivano procurati operai per la raccolta delle canne da zucchero con questi requisiti, dovuti forse all'effetto di droghe. La figura di questi lavoratori che sostituiscono gli uomini, simile a quella del Golem e dell'automa, è stata completamente snaturata dalla moderna cinematografia, che l'ha trasformata in senso sanguinario, terrificante e orrorifico
ZOMBIE
La voce viene da Haiti e riguarda le credenze Vudu. Gli zombie sono le anime dei morti di morte violenta che vagano come fantasmi per tutto il tempo che erano destinati a vivere.
Successivamente, lo zombie diviene sinonimo di morto vivente, indicando quegli uomini, morti o apparentemente morti, che vengono riportati in vita da uno stregone che li usa come schiavi. In questo stato gli zombie sono caratterizzati da un'estrema mitezza, dalla faccia inespressiva, dall'assenza di sguardo. La credenza risale all'inizio del ventesimo secolo quando venivano procurati operai per la raccolta delle canne da zucchero con questi requisiti, dovuti forse all'effetto di droghe. La figura di questi lavoratori che sostituiscono gli uomini, simile a quella del Golem e dell'automa, è stata completamente snaturata dalla moderna cinematografia, che l'ha trasformata in senso sanguinario, terrificante e orrorifico
Messaggio del 31-10-2003 alle ore 13:50:46
King Kong di Merian Cooper e Ernest Schoedsack (1933) è il capostipite del genere catatrofico-fantascientifico incentrato sul filone degli animali giganti e dei mostri sproporzionati che minacciano le città.
La pellicola spicca particolarmente tra quelle del genere, si intravede, rivisitato, il mito della bella e la bestia (sono stati gli aerei a uccidere la bestia o è stata la bella?). L'enorme scimmione che si arrampica sull'Empire State Building ingaggiando una feroce lotta con gli aeroplani è entrata nella storia, ripresa con la variante degli elicotteri nel remake del 1977 di John Guillermin che si avvale degli effetti speciali del maestro Carlo Rambaldi e della avvenente Jessica Lane nei panni della bella. Di grande effetto, negli anni '30, doveva apparire anche la lotta furiosa tra King Kong e i dinosauri che popolavano anacronisticamente l'imprecisata isola in cui si svolge la spedizione.
L'epopea dello scimmione è stata successivamente ripresa e variata in innumerevoli produzioni. Lo stesso Schoedsack ripropone le continuazioni Il figlio di King Kong, e Il re dell'Africa (1949), mentre nel 1945 era uscito La sfida di King Kong di White Pongo. In tempi più recenti, sulla scia del remake del 1976, sono comparsi Super Kong (1976) di Paul Leder, King Kong 2 (1986), dello stesso Guilermin, e la parodia al femminile Queen Kong (1976) di Frank Agrama.
King Kong di Merian Cooper e Ernest Schoedsack (1933) è il capostipite del genere catatrofico-fantascientifico incentrato sul filone degli animali giganti e dei mostri sproporzionati che minacciano le città.
La pellicola spicca particolarmente tra quelle del genere, si intravede, rivisitato, il mito della bella e la bestia (sono stati gli aerei a uccidere la bestia o è stata la bella?). L'enorme scimmione che si arrampica sull'Empire State Building ingaggiando una feroce lotta con gli aeroplani è entrata nella storia, ripresa con la variante degli elicotteri nel remake del 1977 di John Guillermin che si avvale degli effetti speciali del maestro Carlo Rambaldi e della avvenente Jessica Lane nei panni della bella. Di grande effetto, negli anni '30, doveva apparire anche la lotta furiosa tra King Kong e i dinosauri che popolavano anacronisticamente l'imprecisata isola in cui si svolge la spedizione.
L'epopea dello scimmione è stata successivamente ripresa e variata in innumerevoli produzioni. Lo stesso Schoedsack ripropone le continuazioni Il figlio di King Kong, e Il re dell'Africa (1949), mentre nel 1945 era uscito La sfida di King Kong di White Pongo. In tempi più recenti, sulla scia del remake del 1976, sono comparsi Super Kong (1976) di Paul Leder, King Kong 2 (1986), dello stesso Guilermin, e la parodia al femminile Queen Kong (1976) di Frank Agrama.
Messaggio del 31-10-2003 alle ore 13:37:15
I folletti rientrano nella categoria delle fate, intese come esseri fatati, e popolano le fiabe e il folklore di numerosissime tradizioni popolari e regionali con infinite variazioni. Gli elementi comuni che si possono rintracciare, al di là delle differenti manifestazioni locali, sono le piccole dimensioni, la capacità di assumere altre sembianze, la permalosità nel rapporto con gli uomini e l'ambivalenza dei loro atteggiamenti: talvolta sono benevoli e aiutano l'uomo con magie e lavori domestici, talvolta sono piuttosto dispettosi e persino pericolosi. Con un po' di cibo, solitamente si ingraziano.
Queste creazioni delle fiabe e dell'immaginazione risentono di numerosissimi elementi. Nella tradizione contadina, si potrebbe ipotizzare che siano la personificazione dei topi o di piccoli animali domestici che possono procurare danni e dispetti, ma possono essere anche neutralizzati o addirittura di compagnia e utili se si offre loro del cibo. Non è un caso che talvolta si presentino proprio sotto forma di animali.
Ma, nella maggior parte dei casi hanno un aspetto antropomorfo, anche se le loro dimensioni sono molto piccole, variabili da poco più di mezzo metro a pochi centimetri. E in questo tipo di rappresentazione le analogie con altre leggende e tradizioni sono evidenti. Nella mitologia nordica, per esempio, vengono in mente gli elfi, esseri semidivini dalle ridottissime dimensioni, per lo più benigni, che sono un'impersonificazione delle forze della natura. Nelle saghe scandinave si ritrovano i nani - Andvari e Regin nell'Edna scandinava, Alberico nei Nibelunghi... - miniaturizzazioni che nascono da una visione antropomorfa della natura che viene così popolata in ogni suo aspetto: ogni elemento nasconde un mondo di folletti, fate, gnomi, pigmei.
In Inghilterra il più celebre dei folletti domestici è il brownie, alto 60 cm. e ricoperto di peli scuri, nudo o rozzamente vestito. Le sue mani possiedono il pollice mentre le altre dita sono saldate. E' servizievole nei lavori di casa e aiuta l'uomo in cambio di dolci e latte. Come tutti i folletti è un po' permaloso. Analogamente, un altro folletto domestico inglese è il bwca, alto circa mezzo metro, caratterizzato da un lungo naso, esperto nella preparazione del latte, dei formaggi e in generale dei lavori domestici. Talvolta può divenire pericoloso e dispettoso. Anche il buggane, folletto dispettoso della Gran Bretagna, a volte può diventare pericoloso. Ha la capacità di cambiare forma, spesso si trasforma in vitello nero o in cavallo e, nel suo aspetto umano, conserva gli zoccoli o le orecchie di cavallo.
In Irlanda, invece, si ritrova il leprecahun , un folletto solitario alto tra i 20 e i 70 cm. che aggiusta le scarpe spaiate dove ripone le sue ricchezze. Ama il tabacco e l'alcol che rubacchia di notte nelle case.
In Francia ci sono i korred, tipici della Bretagna, folletti alti meno di un metro con gli occhi arrossati, che amano danzare. Anche in questo caso si ritrova una forte ambivalenza: talvolta aiutano l'uomo con profezie e magie, ma può essere molto pericoloso per gli uomini assistere alle loro cerimonie.
Nelle stesse regioni vivono poi i korrigan, abitatori fatati dei monumenti megalitici, spesso confusi e contaminati con i korred. Sempre in Francia si ritrovano anche i drac sono folletti decisamente dispettosi e malevoli, e gli jetins che abitano le grotte marine. Questi ultimi, benché siano alti appena 50 cm., sono dotati di un'incredibile forza. Spesso cambiano i loro bambini con quelli umani, tematica questa molto ricorrente nelle leggende sui folletti.
Diffusi sia in Francia che in Italia si possono poi segnalare i manteillons, folletti dispettosi e piuttosto pericolosi che di notte scoprono e schiaffeggiano i dormienti, annodano le code delle mucche nelle stalle e saccheggiano le tavole imbandite. In Italia c'è poi il lauro, folletto talvolta benevolo talvolta dispettoso in grado di mutare il proprio aspetto a forma di cane, gallo o altri animali, ma sempre riconoscibile dal suo inseparabile berretto rosso.
E ancora, in Olanda si trovano i kaboutermanneken, folletti benevoli che aiutano l'uomo in cambio di un po' di cibo e gli alven, esseri piccolissimi che si spostano trasportati dal vento e vivono negli stagni senza pesci. Hanno abitudini notturne e sono in grado di modificare il loro aspetto.
In Belgio vivono i kludde, folletti malefici che si manifestano nelle notti più gelide nei campi deserti e nei luoghi sconsacrati. Anche loro hanno il dono della metamorfosi e spesso si manifestano sotto forma di cane nero mostruoso che cammina sulle zampe posteriori.
Sulle montagne della Svizzera ci sono i folletti bergmelen, piccolissimi conoscitori delle erbe mediche, che si possono scorgere soltanto nelle notti illuminate dalla luna, quando escono allo scoperto per danzare.
Il nis, tipico della Scandinavia è un folletto piccolo come un infante ma con la faccia da vecchietto. Ama danzare, aiuta nelle faccende domestiche e accudisce gli animali in cambio di un po' di cibo.
I para, che vivono in Finlandia sono invece folletti domestici specializzati nella produzione del burro che talvolta si manifestano sotto forma di gatti, serpentelli o rospi.
Presso le popolazioni slave sono da segnalare gli ovinnik, folletti del focolare, con occhi come braci, malevoli, che appaiono come gatti che abbaiano o che ridono, mentre i polevik, vivono nei campi e sono molto dispettosi: si divertono a far smarrire i viaggiatori. Per ingraziarseli, tuttavia è sufficiente offrire loro un po' di cibo.
Tipici del Canada sono invece i mannegishi, piccoli, senza naso, con gambe lunghe e magre e mani con sei dita. Frequentano i corsi d'acqua e si divertono a fare scherzi.
In Australia solo i bambini possono vedere i mimi o wulbarwar, piccolissimi, trasportati dal vento, inoffensivi e benevoli, per lo più, ma molto permalosi.
Mikoshi Niudo, infine è un folletto del Giappone molto dispettoso, con la testa pelata e la lingua a penzoloni che si diverte ad apparire improvvisamente spaventando la gente.
Tra le figure molto analoghe a quelle dei folletti, si possono poi ricordare gli gnomi. Questo termine sembra che per la prima volta sia stato utilizzato da Paracelso, che li chiama anche pigmei, in un'accezione che non ha nulla a che vedere con quella degli antichi. Sono spiriti elementari della terra che vivono nelle montagne e scavano gallerie. Alti circa 40 cm. queste creature scambiano favori agli uomini e custodiscono tesori.
Altrettanto simili ai folletti sono poi i gremlins, un prodotto della fantasia popolare americana nato durante la I guerra mondiale e diffusosi durante la II. Sono una variante dei folletti ambientati in epoca tecnologica: invece che nei casolari e nelle fattorie, infestano gli aerei provocando guasti e dispetti e bevendo il carburante. Di piccola statura, hanno un volto bestiale, con corna e orecchie pelose. Bisogna precisare che l'omonimo film del 1983 di Joe Dante, prodotto da Spielberg, non ha in comune nulla se non il nome con queste creazioni popolari.
I folletti rientrano nella categoria delle fate, intese come esseri fatati, e popolano le fiabe e il folklore di numerosissime tradizioni popolari e regionali con infinite variazioni. Gli elementi comuni che si possono rintracciare, al di là delle differenti manifestazioni locali, sono le piccole dimensioni, la capacità di assumere altre sembianze, la permalosità nel rapporto con gli uomini e l'ambivalenza dei loro atteggiamenti: talvolta sono benevoli e aiutano l'uomo con magie e lavori domestici, talvolta sono piuttosto dispettosi e persino pericolosi. Con un po' di cibo, solitamente si ingraziano.
Queste creazioni delle fiabe e dell'immaginazione risentono di numerosissimi elementi. Nella tradizione contadina, si potrebbe ipotizzare che siano la personificazione dei topi o di piccoli animali domestici che possono procurare danni e dispetti, ma possono essere anche neutralizzati o addirittura di compagnia e utili se si offre loro del cibo. Non è un caso che talvolta si presentino proprio sotto forma di animali.
Ma, nella maggior parte dei casi hanno un aspetto antropomorfo, anche se le loro dimensioni sono molto piccole, variabili da poco più di mezzo metro a pochi centimetri. E in questo tipo di rappresentazione le analogie con altre leggende e tradizioni sono evidenti. Nella mitologia nordica, per esempio, vengono in mente gli elfi, esseri semidivini dalle ridottissime dimensioni, per lo più benigni, che sono un'impersonificazione delle forze della natura. Nelle saghe scandinave si ritrovano i nani - Andvari e Regin nell'Edna scandinava, Alberico nei Nibelunghi... - miniaturizzazioni che nascono da una visione antropomorfa della natura che viene così popolata in ogni suo aspetto: ogni elemento nasconde un mondo di folletti, fate, gnomi, pigmei.
In Inghilterra il più celebre dei folletti domestici è il brownie, alto 60 cm. e ricoperto di peli scuri, nudo o rozzamente vestito. Le sue mani possiedono il pollice mentre le altre dita sono saldate. E' servizievole nei lavori di casa e aiuta l'uomo in cambio di dolci e latte. Come tutti i folletti è un po' permaloso. Analogamente, un altro folletto domestico inglese è il bwca, alto circa mezzo metro, caratterizzato da un lungo naso, esperto nella preparazione del latte, dei formaggi e in generale dei lavori domestici. Talvolta può divenire pericoloso e dispettoso. Anche il buggane, folletto dispettoso della Gran Bretagna, a volte può diventare pericoloso. Ha la capacità di cambiare forma, spesso si trasforma in vitello nero o in cavallo e, nel suo aspetto umano, conserva gli zoccoli o le orecchie di cavallo.
In Irlanda, invece, si ritrova il leprecahun , un folletto solitario alto tra i 20 e i 70 cm. che aggiusta le scarpe spaiate dove ripone le sue ricchezze. Ama il tabacco e l'alcol che rubacchia di notte nelle case.
In Francia ci sono i korred, tipici della Bretagna, folletti alti meno di un metro con gli occhi arrossati, che amano danzare. Anche in questo caso si ritrova una forte ambivalenza: talvolta aiutano l'uomo con profezie e magie, ma può essere molto pericoloso per gli uomini assistere alle loro cerimonie.
Nelle stesse regioni vivono poi i korrigan, abitatori fatati dei monumenti megalitici, spesso confusi e contaminati con i korred. Sempre in Francia si ritrovano anche i drac sono folletti decisamente dispettosi e malevoli, e gli jetins che abitano le grotte marine. Questi ultimi, benché siano alti appena 50 cm., sono dotati di un'incredibile forza. Spesso cambiano i loro bambini con quelli umani, tematica questa molto ricorrente nelle leggende sui folletti.
Diffusi sia in Francia che in Italia si possono poi segnalare i manteillons, folletti dispettosi e piuttosto pericolosi che di notte scoprono e schiaffeggiano i dormienti, annodano le code delle mucche nelle stalle e saccheggiano le tavole imbandite. In Italia c'è poi il lauro, folletto talvolta benevolo talvolta dispettoso in grado di mutare il proprio aspetto a forma di cane, gallo o altri animali, ma sempre riconoscibile dal suo inseparabile berretto rosso.
E ancora, in Olanda si trovano i kaboutermanneken, folletti benevoli che aiutano l'uomo in cambio di un po' di cibo e gli alven, esseri piccolissimi che si spostano trasportati dal vento e vivono negli stagni senza pesci. Hanno abitudini notturne e sono in grado di modificare il loro aspetto.
In Belgio vivono i kludde, folletti malefici che si manifestano nelle notti più gelide nei campi deserti e nei luoghi sconsacrati. Anche loro hanno il dono della metamorfosi e spesso si manifestano sotto forma di cane nero mostruoso che cammina sulle zampe posteriori.
Sulle montagne della Svizzera ci sono i folletti bergmelen, piccolissimi conoscitori delle erbe mediche, che si possono scorgere soltanto nelle notti illuminate dalla luna, quando escono allo scoperto per danzare.
Il nis, tipico della Scandinavia è un folletto piccolo come un infante ma con la faccia da vecchietto. Ama danzare, aiuta nelle faccende domestiche e accudisce gli animali in cambio di un po' di cibo.
I para, che vivono in Finlandia sono invece folletti domestici specializzati nella produzione del burro che talvolta si manifestano sotto forma di gatti, serpentelli o rospi.
Presso le popolazioni slave sono da segnalare gli ovinnik, folletti del focolare, con occhi come braci, malevoli, che appaiono come gatti che abbaiano o che ridono, mentre i polevik, vivono nei campi e sono molto dispettosi: si divertono a far smarrire i viaggiatori. Per ingraziarseli, tuttavia è sufficiente offrire loro un po' di cibo.
Tipici del Canada sono invece i mannegishi, piccoli, senza naso, con gambe lunghe e magre e mani con sei dita. Frequentano i corsi d'acqua e si divertono a fare scherzi.
In Australia solo i bambini possono vedere i mimi o wulbarwar, piccolissimi, trasportati dal vento, inoffensivi e benevoli, per lo più, ma molto permalosi.
Mikoshi Niudo, infine è un folletto del Giappone molto dispettoso, con la testa pelata e la lingua a penzoloni che si diverte ad apparire improvvisamente spaventando la gente.
Tra le figure molto analoghe a quelle dei folletti, si possono poi ricordare gli gnomi. Questo termine sembra che per la prima volta sia stato utilizzato da Paracelso, che li chiama anche pigmei, in un'accezione che non ha nulla a che vedere con quella degli antichi. Sono spiriti elementari della terra che vivono nelle montagne e scavano gallerie. Alti circa 40 cm. queste creature scambiano favori agli uomini e custodiscono tesori.
Altrettanto simili ai folletti sono poi i gremlins, un prodotto della fantasia popolare americana nato durante la I guerra mondiale e diffusosi durante la II. Sono una variante dei folletti ambientati in epoca tecnologica: invece che nei casolari e nelle fattorie, infestano gli aerei provocando guasti e dispetti e bevendo il carburante. Di piccola statura, hanno un volto bestiale, con corna e orecchie pelose. Bisogna precisare che l'omonimo film del 1983 di Joe Dante, prodotto da Spielberg, non ha in comune nulla se non il nome con queste creazioni popolari.
Messaggio del 31-10-2003 alle ore 13:34:17
Il tema deriva dal romanzo di Mary Vollstonecraft Shelley pubblicato nel 1818: Frankenstein or the Modern Prometheus, uno dei capolavori del terrore dell'ottocento, considerato un tramite tra il Dottor Faust e i moderni protagonisti della fantascienza.
Nel libro il dottor Frankenstein ha scoperto il segreto che permette di dar vita alla materia. Così, utilizzando parti di vari corpi trafugati nei cimiteri e nelle camere mortuarie, riesce a creare un gigantesco essere vivente dotato di forza sovrumana. La creatura è provvista delle passioni e degli istinti animali, ma sembra priva di anima, di quella scintilla divina, cioè, che differenzia l'uomo dalla bestia. Inizialmente si rivela di indole mite, desiderosa di amore fisico, di affetto e simpatia, ma per il suo aspetto abominevole è evitata da tutti. Respinta dagli uomini, diviene conscia della propria deformità e comincia a covare un crescente rancore e odio verso gli altri. Per questo cerca di fare quanto più male possibile al suo creatore: prima ne uccide l'amico, poi il fratello e la sposa. Infine, cerca di eliminare anche il dottor Frankenstein che riesce però a scamparla. Il mostro, allora, fugge e si rifugia nelle terre disabitate dell'Artide dove viene raggiunto dal dottore che lo vuole uccidere. Sarà lo scienziato a rimanere ucciso, mentre il mostro fugge via. Dove? Il libro non lo dice, ma sembra proprio che la creatura, uscita dal libro, in seguito abbia preso vita in innumerevoli continuazioni, rifacimenti e adattamenti cinematografici che se da una parte ne hanno contaminato e snaturato lo spirito originario, dall'altra ne hanno sancito l'immortalità.
Nel folklore Frankenstein è diventato il mostro e non il suo creatore (nel romanzo infatti la creatura non ha un nome), e il suo aspetto gigantesco e terrificante è stato immortalato nell'immaginario collettivo attraverso il grande schermo in modo molto preciso: il colore pallido verdastro, la fronte alta con cicatrice, i movimenti rallentati e difficoltosi, il ghigno innaturale di dolore.
Il tema deriva dal romanzo di Mary Vollstonecraft Shelley pubblicato nel 1818: Frankenstein or the Modern Prometheus, uno dei capolavori del terrore dell'ottocento, considerato un tramite tra il Dottor Faust e i moderni protagonisti della fantascienza.
Nel libro il dottor Frankenstein ha scoperto il segreto che permette di dar vita alla materia. Così, utilizzando parti di vari corpi trafugati nei cimiteri e nelle camere mortuarie, riesce a creare un gigantesco essere vivente dotato di forza sovrumana. La creatura è provvista delle passioni e degli istinti animali, ma sembra priva di anima, di quella scintilla divina, cioè, che differenzia l'uomo dalla bestia. Inizialmente si rivela di indole mite, desiderosa di amore fisico, di affetto e simpatia, ma per il suo aspetto abominevole è evitata da tutti. Respinta dagli uomini, diviene conscia della propria deformità e comincia a covare un crescente rancore e odio verso gli altri. Per questo cerca di fare quanto più male possibile al suo creatore: prima ne uccide l'amico, poi il fratello e la sposa. Infine, cerca di eliminare anche il dottor Frankenstein che riesce però a scamparla. Il mostro, allora, fugge e si rifugia nelle terre disabitate dell'Artide dove viene raggiunto dal dottore che lo vuole uccidere. Sarà lo scienziato a rimanere ucciso, mentre il mostro fugge via. Dove? Il libro non lo dice, ma sembra proprio che la creatura, uscita dal libro, in seguito abbia preso vita in innumerevoli continuazioni, rifacimenti e adattamenti cinematografici che se da una parte ne hanno contaminato e snaturato lo spirito originario, dall'altra ne hanno sancito l'immortalità.
Nel folklore Frankenstein è diventato il mostro e non il suo creatore (nel romanzo infatti la creatura non ha un nome), e il suo aspetto gigantesco e terrificante è stato immortalato nell'immaginario collettivo attraverso il grande schermo in modo molto preciso: il colore pallido verdastro, la fronte alta con cicatrice, i movimenti rallentati e difficoltosi, il ghigno innaturale di dolore.
Messaggio del 31-10-2003 alle ore 13:30:10
...naaa... il PINAtropo...
...naaa... il PINAtropo...
Messaggio del 31-10-2003 alle ore 13:28:13
IL LICANTROPO
La credenza che gli uomini si possano trasformare in animali feroci attraverso pratiche magiche volontarie o involontarie è molto antica e si ritrova presso innumerevoli popolazioni. Altrettanto antica è la produzione mitologica di figure umane incrociate con elementi ferini. La consuetudine di ricoprirsi con pelli di animali per cammuffarsi e per assomigliare a loro si riscontra in molte civiltà primitive.
Il licantropo o l'uomo lupo risentono e partecipano di tutte queste antiche radici. Sono una produzione prevalentemente europea, che ha una sorprendente analogia negli uomini-tigre o uomini-iena delle regioni africane e negli uomini-giaguaro di quelle sudamericane.
Nelle credenze popolari e mitiche si ritrova in queste figure l'ambivalenza sempre presente nelle rappresentazioni mostruose. La commistione tra uomo e lupo a volte ha una connotazione positiva: l'uomo con la forza, l'agilità, l'abilità nella caccia e l'astuzia del lupo. Ci sono innumerevoli popolazioni che si vantavano di discendere dai lupi, in Italia i Lucani, per esempio (in greco lykes è il lupo, da cui licantropo).
Altre volte prevalgono i significati negativi e terrorifici: la bestialità, la ferocia, l'aspetto orripilante. In molte regioni, tra cui l'Italia, il lupo è un animale simbolico con una forte valenza negativa probabilmente di origine contadina. Il lupo è uno spettro utilizzato per spaventare i bambini, si ritrova nelle fiabe come animale nemico e cattivo (da Cappuccetto Rosso a Pierino e il lupo), viene cacciato spietatamente sino a determinarne la quasi totale estinzione.
Nella tradizione popolare il licantropo partecipa appunto di questi aspetti negativi che vengono esasperati da elementi mostruosi e terrificanti. L'espressione, italiana, "lupo mannaro" sembra derivare dal latino tardo lupus hominarius.
La trasformazione dell'uomo in lupo è solitamente un evento incontrollabile legato all'influsso della luna piena. In queste notti l'uomo si trasforma in mostro ululante e compie efferati delitti. Spesso, l'uomo affetto da licantropia è la prima vittima della sorte: non può controllare l'emergere delle caratteristiche bestiali, è consapevole delle atrocità che compie ma non può far nulla per impedirle.
Chi è morso dal licantropo ne è a sua volta contagiato, tema questo che si ritrova spesso in altre rappresentazioni mostruose come per esempio quella dello zombie e del vampiro. E come nel caso dei vampiri sono state documentate delle anomalie comportamentali che spingono alcuni individui a comportarsi come licantropi. Questi comportamenti, piuttosto rari, avvengono di solito in coincidenza con il plenilunio. La somiglianza con i miti classici e del folklore è impressionante!
IL LICANTROPO
La credenza che gli uomini si possano trasformare in animali feroci attraverso pratiche magiche volontarie o involontarie è molto antica e si ritrova presso innumerevoli popolazioni. Altrettanto antica è la produzione mitologica di figure umane incrociate con elementi ferini. La consuetudine di ricoprirsi con pelli di animali per cammuffarsi e per assomigliare a loro si riscontra in molte civiltà primitive.
Il licantropo o l'uomo lupo risentono e partecipano di tutte queste antiche radici. Sono una produzione prevalentemente europea, che ha una sorprendente analogia negli uomini-tigre o uomini-iena delle regioni africane e negli uomini-giaguaro di quelle sudamericane.
Nelle credenze popolari e mitiche si ritrova in queste figure l'ambivalenza sempre presente nelle rappresentazioni mostruose. La commistione tra uomo e lupo a volte ha una connotazione positiva: l'uomo con la forza, l'agilità, l'abilità nella caccia e l'astuzia del lupo. Ci sono innumerevoli popolazioni che si vantavano di discendere dai lupi, in Italia i Lucani, per esempio (in greco lykes è il lupo, da cui licantropo).
Altre volte prevalgono i significati negativi e terrorifici: la bestialità, la ferocia, l'aspetto orripilante. In molte regioni, tra cui l'Italia, il lupo è un animale simbolico con una forte valenza negativa probabilmente di origine contadina. Il lupo è uno spettro utilizzato per spaventare i bambini, si ritrova nelle fiabe come animale nemico e cattivo (da Cappuccetto Rosso a Pierino e il lupo), viene cacciato spietatamente sino a determinarne la quasi totale estinzione.
Nella tradizione popolare il licantropo partecipa appunto di questi aspetti negativi che vengono esasperati da elementi mostruosi e terrificanti. L'espressione, italiana, "lupo mannaro" sembra derivare dal latino tardo lupus hominarius.
La trasformazione dell'uomo in lupo è solitamente un evento incontrollabile legato all'influsso della luna piena. In queste notti l'uomo si trasforma in mostro ululante e compie efferati delitti. Spesso, l'uomo affetto da licantropia è la prima vittima della sorte: non può controllare l'emergere delle caratteristiche bestiali, è consapevole delle atrocità che compie ma non può far nulla per impedirle.
Chi è morso dal licantropo ne è a sua volta contagiato, tema questo che si ritrova spesso in altre rappresentazioni mostruose come per esempio quella dello zombie e del vampiro. E come nel caso dei vampiri sono state documentate delle anomalie comportamentali che spingono alcuni individui a comportarsi come licantropi. Questi comportamenti, piuttosto rari, avvengono di solito in coincidenza con il plenilunio. La somiglianza con i miti classici e del folklore è impressionante!
Messaggio del 30-10-2003 alle ore 17:22:58
....ma povero hell....
....ma povero hell....
Messaggio del 30-10-2003 alle ore 17:18:29
a me quello si sembra hellraiser
a me quello si sembra hellraiser
Messaggio del 30-10-2003 alle ore 13:44:18
Il nome Yeti viene dal termine "yeh-teh" che in Sherpa "quella cosa". Chiamato anche l'abominevole uomo delle nevi, fa parte delle credenze tibetane da secoli. Si dice che sia grande quanto il Bigfoot americano, cioe' tra i centottanta centimetri ed i duecentoquaranta, con una folta pelliccia di colore marrone scuro, nero o rossastro che ne ricopre quasi completamente il corpo. I capelli sono lunghi fino alle spalle ed il viso, i denti e la bocca sono molto larghi. La forma della sua testa e' conica, e le sua braccia sono molto lunghe, fino alle ginocchia. Le impronte che gli sono state attribuite sono anch'esse enormi (fino a sessanta centimetri) e molto larghe. I nativi affermano che ci sarebbero due tipi di Yeti, i "Dzu-teh" (cosa grossa) ed i "Meh-teh" (cosa umana che non e' un uomo), i primi alti dai duecento ai duecentoquaranta centimetri, i secondi dai centocinquanta ai centottanta centimetri. I Meh-teh vengono avvistati piu' frequentemente dei Dzu-teh. Le prime impronte dello Yeti furono scoperte da un occidentale nel 1889 ed esattamente dal maggiore L.A. Waddell a piu' di cinquemila metri di quota. I suoi Sherpa lo informarono che le strane impronte che erano impresse sulla neve erano dell' "uomo selvaggio ricoperto di peli" che viveva in quell'area. Nel 1921 il Luogotenente Colonnello C.K. Howard-Bury stava conducendo una spedizione sul monte Everest. A circa seimila metri di quota, sul lato Sud della montagna il gruppo individuo' numerose impronte tre volte piu' larghe di quelle umane. Gli Sherpa identificarono le impronte con quelle di un meh-teh. Howard-Bury capi' male e penso' che la parola fosse metoh-kagmi. Un giornalista le tradusse erroneamente in "abominevole uomo delle nevi" e l'espressione rimase in voga. Nel 1925 un fotografo inglese della Royal Geographic Society di nome N.A. Tombazi testimonio' di avere avvistato, vicino al ghiacciaio del Zemu, a quattromilacinquecento metri di quota, e ad una distanza di trecento metri circa una figura che pareva a prima vista essere un uomo. Camminava eretto e si fermava occasionalmente per sradicare delle pianticelle di rododendro nano. Era di colore marrone e non era visibile alcun iindumento. Successivamente sulla zona vennero ritrovate sedici impronte. Durante il novembre del 1951, Eric Shapton e Michael Ward stavano ritornando da una spedizione esplorativa dell'Everest ed erano intenti a studiare la testa del ghiacciaio Menlung a 6900 metri, vicino alla frontiera tra Nepal e Tibet. Scesi a 6250 metri individuarono una serie di impronte fresche nella neve alta. Furono in grado di seguire queste impronte per un miglio circa lungo la cresta del ghiacciaio. Le impronte li condussero verso quote minori, con neve piu' bassa, nella quale le impronte erano maggiormente definite. Shipton scatto' due foto che sono sicuramente le piu' famose
Il nome Yeti viene dal termine "yeh-teh" che in Sherpa "quella cosa". Chiamato anche l'abominevole uomo delle nevi, fa parte delle credenze tibetane da secoli. Si dice che sia grande quanto il Bigfoot americano, cioe' tra i centottanta centimetri ed i duecentoquaranta, con una folta pelliccia di colore marrone scuro, nero o rossastro che ne ricopre quasi completamente il corpo. I capelli sono lunghi fino alle spalle ed il viso, i denti e la bocca sono molto larghi. La forma della sua testa e' conica, e le sua braccia sono molto lunghe, fino alle ginocchia. Le impronte che gli sono state attribuite sono anch'esse enormi (fino a sessanta centimetri) e molto larghe. I nativi affermano che ci sarebbero due tipi di Yeti, i "Dzu-teh" (cosa grossa) ed i "Meh-teh" (cosa umana che non e' un uomo), i primi alti dai duecento ai duecentoquaranta centimetri, i secondi dai centocinquanta ai centottanta centimetri. I Meh-teh vengono avvistati piu' frequentemente dei Dzu-teh. Le prime impronte dello Yeti furono scoperte da un occidentale nel 1889 ed esattamente dal maggiore L.A. Waddell a piu' di cinquemila metri di quota. I suoi Sherpa lo informarono che le strane impronte che erano impresse sulla neve erano dell' "uomo selvaggio ricoperto di peli" che viveva in quell'area. Nel 1921 il Luogotenente Colonnello C.K. Howard-Bury stava conducendo una spedizione sul monte Everest. A circa seimila metri di quota, sul lato Sud della montagna il gruppo individuo' numerose impronte tre volte piu' larghe di quelle umane. Gli Sherpa identificarono le impronte con quelle di un meh-teh. Howard-Bury capi' male e penso' che la parola fosse metoh-kagmi. Un giornalista le tradusse erroneamente in "abominevole uomo delle nevi" e l'espressione rimase in voga. Nel 1925 un fotografo inglese della Royal Geographic Society di nome N.A. Tombazi testimonio' di avere avvistato, vicino al ghiacciaio del Zemu, a quattromilacinquecento metri di quota, e ad una distanza di trecento metri circa una figura che pareva a prima vista essere un uomo. Camminava eretto e si fermava occasionalmente per sradicare delle pianticelle di rododendro nano. Era di colore marrone e non era visibile alcun iindumento. Successivamente sulla zona vennero ritrovate sedici impronte. Durante il novembre del 1951, Eric Shapton e Michael Ward stavano ritornando da una spedizione esplorativa dell'Everest ed erano intenti a studiare la testa del ghiacciaio Menlung a 6900 metri, vicino alla frontiera tra Nepal e Tibet. Scesi a 6250 metri individuarono una serie di impronte fresche nella neve alta. Furono in grado di seguire queste impronte per un miglio circa lungo la cresta del ghiacciaio. Le impronte li condussero verso quote minori, con neve piu' bassa, nella quale le impronte erano maggiormente definite. Shipton scatto' due foto che sono sicuramente le piu' famose
Messaggio del 30-10-2003 alle ore 13:38:30
IL MOSTRO DI LOCHNESS
Le notizie di avvistamenti del mostro di Lochness o "Nessie" cominciarono a diffondersi nell'aprile del 1933, quando fu costruita una nuova strada sulla riva settentrionale del lago in Scozia (anche se il primo avvistamento risale al 1889). Una coppia del luogo, i signori Mickay, videro un'enorme creatura con due grosse gobbe nuotare nel lago. Altre due persone videro uno strano animale con una pecora in bocca attraversare la strada. Nonostante sia stato creato il Loch Ness Investigation Bureau (l'ufficio di ricerca sul mostro di Lochness), molti scienziati continuano a sostenere che il mostro di Lochness sia solo una fantasia.
Ecco alcuni avvistamenti di Nessie durante gli anni:
1889
Due fratelli che stavano pescando nel lago videro un'enorme sagoma che emergeva dall'acqua e che si muoveva velocemente.
1892
Altri due pescatori che stavano pescando vicino alla bocca del fiume Moriston videro una grossa creatura sulla superficie dell'acqua. Essa aveva una testa simile a quella di una anguilla , con una coda affusolata e che aveva una lunghezza di circa 10-14 piedi*.
1929
Due guardacaccia locali videro quello che pensarono fosse un tronco galleggiante nel lago. Quando però lo osservarono con un telescopio videro che esso era una grande creatura. Essi così la seguirono per un miglio prima che essa si immerse senza più riemergere.
1930
Un uomo che viveva sulla riva del lago, un giorno vide una strana creatura nell'acqua. Egli disse così a sua moglie di non lavare più i suoi vestiti lì.
1933
Alex Campbell, un magistrato, affermò di aver visto un mostro enorme muoversi dentro il lago. Esso emergeva per più di due metri dall'acqua, ed aveva un collo allungato ed un corpo grigio lungo più di 30 piedi.
1944
Il dottor Kenneth Wilson riesce a scattare una foto che ritrae il lungo collo del mostro che sporge dall'acqua (foto sotto).
1960
Maurice Burton scattò una fotografia al lago. Essa mostrava una massa scura nel mezzo di una chiazza di schiuma. Secondo la legenda quella strana cosa scomparve sotto la superficie del lago alcuni secondo che fotografia fu scattata.
1960
Nel luglio di quell'anno Eric Robinson e la sua famiglia stava in una caravan vicino Glen Fintaig quando essi videro quello che, in un primo momento, pensarono fosse un'alta onda, ma che attraverso i binocoli si rivelò essere una grande creatura vivente. Essa incominciò a muoversi e essi notarono la sua rosea schiena, dopodiché iniziò a rotolarsi. A questo punto essi videro apparire una pinna o una ala. Il corpo della creatura aveva una lunghezza di circa di 15- 20 piedi e una lunghezza totale di 30- 40 piedi. Era scura in alto e chiara nella parte inferiore. Questo avvistamento fu testimoniato da altre nove persone.
1975
Mrs Margaret Sargent del Fort William stava passando il lago con suo marito e la sua famiglia quando ad un certo punto essi videro uno strana scia sul piatto e calmo lago. Una lunga forma nera fu allora vista muoversi attraverso l'acqua. Così Mrs Margaret scatto una fotografia, ma la strana creatura scomparve sotto l'acqua e così fu immortalata solo la scia lasciata sull'acqua..
1977
Il 21 maggio di quest'anno Anthony Shiels riuscì a scattare due foto a quella che lui descrisse come una creatura con un collo eretto, con la pelle liscia e rilucente e di un colore tra il verde e il marrone, con la pancia di un colore più chiaro(foto a destra).
1982
La turista canadese Jennifer Bruce scatta una foto ritraente una creatura che si muove nel lago
1996
Staff ed ospiti del Letterfinlay Lodge Hotel videro una non identificata creatura che si muoveva in uno strano modo attraverso l'acqua del lago Lochy opposto l'albergo.
1997
Alastair Stevenson, un guardacaccia locale ha raccontato che una creatura lunga 15 - 20 piedi aveva preso la sua canna e la sua attrezzatura mentre stava pescando nel lago. Egli disse che era qualcosa simile ad un barca a remi.
IL MOSTRO DI LOCHNESS
Le notizie di avvistamenti del mostro di Lochness o "Nessie" cominciarono a diffondersi nell'aprile del 1933, quando fu costruita una nuova strada sulla riva settentrionale del lago in Scozia (anche se il primo avvistamento risale al 1889). Una coppia del luogo, i signori Mickay, videro un'enorme creatura con due grosse gobbe nuotare nel lago. Altre due persone videro uno strano animale con una pecora in bocca attraversare la strada. Nonostante sia stato creato il Loch Ness Investigation Bureau (l'ufficio di ricerca sul mostro di Lochness), molti scienziati continuano a sostenere che il mostro di Lochness sia solo una fantasia.
Ecco alcuni avvistamenti di Nessie durante gli anni:
1889
Due fratelli che stavano pescando nel lago videro un'enorme sagoma che emergeva dall'acqua e che si muoveva velocemente.
1892
Altri due pescatori che stavano pescando vicino alla bocca del fiume Moriston videro una grossa creatura sulla superficie dell'acqua. Essa aveva una testa simile a quella di una anguilla , con una coda affusolata e che aveva una lunghezza di circa 10-14 piedi*.
1929
Due guardacaccia locali videro quello che pensarono fosse un tronco galleggiante nel lago. Quando però lo osservarono con un telescopio videro che esso era una grande creatura. Essi così la seguirono per un miglio prima che essa si immerse senza più riemergere.
1930
Un uomo che viveva sulla riva del lago, un giorno vide una strana creatura nell'acqua. Egli disse così a sua moglie di non lavare più i suoi vestiti lì.
1933
Alex Campbell, un magistrato, affermò di aver visto un mostro enorme muoversi dentro il lago. Esso emergeva per più di due metri dall'acqua, ed aveva un collo allungato ed un corpo grigio lungo più di 30 piedi.
1944
Il dottor Kenneth Wilson riesce a scattare una foto che ritrae il lungo collo del mostro che sporge dall'acqua (foto sotto).
1960
Maurice Burton scattò una fotografia al lago. Essa mostrava una massa scura nel mezzo di una chiazza di schiuma. Secondo la legenda quella strana cosa scomparve sotto la superficie del lago alcuni secondo che fotografia fu scattata.
1960
Nel luglio di quell'anno Eric Robinson e la sua famiglia stava in una caravan vicino Glen Fintaig quando essi videro quello che, in un primo momento, pensarono fosse un'alta onda, ma che attraverso i binocoli si rivelò essere una grande creatura vivente. Essa incominciò a muoversi e essi notarono la sua rosea schiena, dopodiché iniziò a rotolarsi. A questo punto essi videro apparire una pinna o una ala. Il corpo della creatura aveva una lunghezza di circa di 15- 20 piedi e una lunghezza totale di 30- 40 piedi. Era scura in alto e chiara nella parte inferiore. Questo avvistamento fu testimoniato da altre nove persone.
1975
Mrs Margaret Sargent del Fort William stava passando il lago con suo marito e la sua famiglia quando ad un certo punto essi videro uno strana scia sul piatto e calmo lago. Una lunga forma nera fu allora vista muoversi attraverso l'acqua. Così Mrs Margaret scatto una fotografia, ma la strana creatura scomparve sotto l'acqua e così fu immortalata solo la scia lasciata sull'acqua..
1977
Il 21 maggio di quest'anno Anthony Shiels riuscì a scattare due foto a quella che lui descrisse come una creatura con un collo eretto, con la pelle liscia e rilucente e di un colore tra il verde e il marrone, con la pancia di un colore più chiaro(foto a destra).
1982
La turista canadese Jennifer Bruce scatta una foto ritraente una creatura che si muove nel lago
1996
Staff ed ospiti del Letterfinlay Lodge Hotel videro una non identificata creatura che si muoveva in uno strano modo attraverso l'acqua del lago Lochy opposto l'albergo.
1997
Alastair Stevenson, un guardacaccia locale ha raccontato che una creatura lunga 15 - 20 piedi aveva preso la sua canna e la sua attrezzatura mentre stava pescando nel lago. Egli disse che era qualcosa simile ad un barca a remi.
Messaggio del 30-10-2003 alle ore 13:28:41
è un personaggio affascinante..........direi!!!!!!!
rivedrei il film di coppola 200 volte!!!!!!!!!!..................MI FA'SANG!!!!!!!!
è un personaggio affascinante..........direi!!!!!!!
rivedrei il film di coppola 200 volte!!!!!!!!!!..................MI FA'SANG!!!!!!!!
Messaggio del 30-10-2003 alle ore 13:04:34
...e chi te lo dice che siano del passato?
...e chi te lo dice che siano del passato?
Messaggio del 30-10-2003 alle ore 08:56:36
Oppsss fikone leggo che regno per 6 anni a me non risulta, ma evidentemente sbaglio sto citando a memeia
Oppsss fikone leggo che regno per 6 anni a me non risulta, ma evidentemente sbaglio sto citando a memeia
Messaggio del 30-10-2003 alle ore 08:53:37
La leggenda di Dracula è legata non solo al principe Vlad l'Impalatore, ma anche ad una nobile Ungherese, mi sa tanto che Robespierre non aveva tutti i torti, Beatrice Batory, la quale aveva il vizietto di fare il bagno nel sangue di vergini sgozzate, nulla di più di Cow Boy nel silenzio degli innocenti ma evidentemente i suoi concittadini erano un tantino impressionabili e stanchi degli orrori assaltarono il castello e le facero tante cosine simpatiche.
Naturalmente il mito di Vlad Tapes è di ben altro spessore e fascino.
Intato per la collocazione, non solo una valle remota ed oscura fatta a posta per esaltare le menti dei romantici, nel senso di aderenti al Romanticismo, ma anche una terra di confine dove si combatteva una guerra di civiltà, siamo proprio nel periodo della battaglia del Kossovo e dello sfondamento degli ottomani che poi dilagarono nei balcani fino all'assedio di Vienna e Vlad presidiava l'avamposto cristiano ed anche con succeso, se non ricordo male resistette per oltre 30 anni contro le preponderanti armate turche.
Il mito diabolico di Vlad nasce proprio nel corso di questi scontri, infatti non solo lui teneva testa alle armate turche, ma inventò la guerra psicologica, facendo innalzare lungo le strade di accesso da dove provenivano i turchi foreste di picche dove i prigionieri turchi venivano impalati a migliaia suscitando l'orrore ma anche il timore di quelle armate che pochi anni dopo la sconfitta di Vlad annientarono ben altri eserciti e solo l'intervento di Casimiro il Grande di Polonia impedìloro di abbeverare i loro cavalli nelle acquasantiere romane.
Infatti Vald si fregiava del titolo di Defensor Fide che non veniva cancesso al primo che passava.
Evidentemente l'orgia di sangue gli bruciò il cervello e cominciò a prenderci gusto e si convinse davvero di essere il diavolo gettando il suo paese, che fino ad allora si può dire che lo amasse, nele terrore
La leggenda di Dracula è legata non solo al principe Vlad l'Impalatore, ma anche ad una nobile Ungherese, mi sa tanto che Robespierre non aveva tutti i torti, Beatrice Batory, la quale aveva il vizietto di fare il bagno nel sangue di vergini sgozzate, nulla di più di Cow Boy nel silenzio degli innocenti ma evidentemente i suoi concittadini erano un tantino impressionabili e stanchi degli orrori assaltarono il castello e le facero tante cosine simpatiche.
Naturalmente il mito di Vlad Tapes è di ben altro spessore e fascino.
Intato per la collocazione, non solo una valle remota ed oscura fatta a posta per esaltare le menti dei romantici, nel senso di aderenti al Romanticismo, ma anche una terra di confine dove si combatteva una guerra di civiltà, siamo proprio nel periodo della battaglia del Kossovo e dello sfondamento degli ottomani che poi dilagarono nei balcani fino all'assedio di Vienna e Vlad presidiava l'avamposto cristiano ed anche con succeso, se non ricordo male resistette per oltre 30 anni contro le preponderanti armate turche.
Il mito diabolico di Vlad nasce proprio nel corso di questi scontri, infatti non solo lui teneva testa alle armate turche, ma inventò la guerra psicologica, facendo innalzare lungo le strade di accesso da dove provenivano i turchi foreste di picche dove i prigionieri turchi venivano impalati a migliaia suscitando l'orrore ma anche il timore di quelle armate che pochi anni dopo la sconfitta di Vlad annientarono ben altri eserciti e solo l'intervento di Casimiro il Grande di Polonia impedìloro di abbeverare i loro cavalli nelle acquasantiere romane.
Infatti Vald si fregiava del titolo di Defensor Fide che non veniva cancesso al primo che passava.
Evidentemente l'orgia di sangue gli bruciò il cervello e cominciò a prenderci gusto e si convinse davvero di essere il diavolo gettando il suo paese, che fino ad allora si può dire che lo amasse, nele terrore
Messaggio del 30-10-2003 alle ore 01:52:38
fikone, vatta a jettà, stai solo dicendo una marea di stronzate!!!

fikone, vatta a jettà, stai solo dicendo una marea di stronzate!!!


Messaggio del 30-10-2003 alle ore 01:18:16
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Editato il 01:19:14 30/10/2003 da Fikone
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Editato il 01:19:14 30/10/2003 da Fikone
Messaggio del 30-10-2003 alle ore 01:17:07
qualkosa su VLAD TEPESS III
Il mito di Dracula si perde nei secoli, ma non tutto quello che si è detto su questa misteriosa figura, è frutto della fantasia umana. Vi è infatti un riferimento storico ben preciso che riferisce come un succhiatore di sangue è veramente vissuto, in Romania, precisamente in Transilvania intorno al 1400, ed era il principe Vlad Tepes III Dracula, detto l'impalatore, figlio di Vlad Drakul, principe in Valacchia.
Nato nel 1431, dominò dal 1456 al 1462, con estrema crudeltà e il suo passatempo preferito appunto era impalare la gente. Era talmente ossessionato da ciò, che faceva imbandire la tavola dove mangiava ed intratteneva i vari ambasciatori in mezzo a foreste di uomini impalati, dissertando con essi delle tecniche di impalatura che utilizzava.
Torturava i prigionieri nei modi più atroci e neppure la sua morte liberò i rumeni dall'angoscia. Infatti nel 1931 la sua tomba, situata nella cappella solitaria del monastero di Snagov (vicino Bucarest), venne riaperta, ma il cadavere decapitato di Vlad era sparito e al suo posto fu ritrovato lo scheletro di un cavallo.
Ma perché la storia di Dracula è entrata a far parte di quelle storie fantastiche di cui protagonisti sono fantasmi, elfi o vampiri? Cosa sta dietro al fatto che un eroe reale, un principe, è stato assimilato con creature dell'immaginazione? Perché la figura di Vlad Tapes viene collegata a quella di un vampiro, che nel folclore popolare si identifica in un cadavere che si alza dalla tomba durante la notte, spesso nella forma di un pipistrello, succhiando per nutrimento il sangue di un umano dormiente?
In queste pagine cercherò di presentare con una spiegazione il più ragionevole possibile, basandomi cioè su fatti reali che possono essere confermati, cosa si nasconde dietro la figura di Dracula.
Per un migliore comprensione del vero carattere di Vlad Tepes III, ovvero Dracula, è necessario spiegare l'origine del suo soprannome. Nel 1431 l'Imperatore Sigismondo dette una collana ed un medaglione d’oro con inciso un drago a Vlad II padre di Dracula, investendolo così del Sacro Ordine del Drago, un'organizzazione semi-monastica, fondata dallo stesso Sigismondo insieme alla moglie Barbara von Chilli il 12 dicembre 1418, con il compito di difendere la cristianità del Sacro Romano Impero dalle continue minacce della potenza ottomana.
Già in questo la gente semplice vide l’inizio di una alleanza col diavolo. Successivamente per le prime due emissioni monetarie Vlad II usò l’emblema del drago ed è da questo momento iniziarono a soprannominarlo Dracul - Dracula. Da questo momento iniziò così ad essere chiamato Vlad Dracul (Vlad il Diavolo) invece di Vlad Dragonul (Vlad il Drago) ed è forse in questi due possibili significati, una delle ragioni della confusione tra "diavolo" e "vampiro" che in alcune lingue, ha portato ad associare Dracula a un vampiro. Questo nomignolo è mutato poi in un cognome per i suoi discendenti. Ecco come dunque si spiega il fatto che il suo secondogenito sarebbe stato chiamato Dracula.
Agli stoici ottomano egli però non è noto come Dracula ma come Vlad Tepes, cioè il nome usato anche nella storiografia Rumena, anche se egli firmava sempre col nome del padre, Dracula, come testimoniato dal primo documento di Bucharest datato 20 settembre 1459.












sempre affascinante questa storia...
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Editato il 01:18:06 30/10/2003 da Fikone
qualkosa su VLAD TEPESS III
Il mito di Dracula si perde nei secoli, ma non tutto quello che si è detto su questa misteriosa figura, è frutto della fantasia umana. Vi è infatti un riferimento storico ben preciso che riferisce come un succhiatore di sangue è veramente vissuto, in Romania, precisamente in Transilvania intorno al 1400, ed era il principe Vlad Tepes III Dracula, detto l'impalatore, figlio di Vlad Drakul, principe in Valacchia.
Nato nel 1431, dominò dal 1456 al 1462, con estrema crudeltà e il suo passatempo preferito appunto era impalare la gente. Era talmente ossessionato da ciò, che faceva imbandire la tavola dove mangiava ed intratteneva i vari ambasciatori in mezzo a foreste di uomini impalati, dissertando con essi delle tecniche di impalatura che utilizzava.
Torturava i prigionieri nei modi più atroci e neppure la sua morte liberò i rumeni dall'angoscia. Infatti nel 1931 la sua tomba, situata nella cappella solitaria del monastero di Snagov (vicino Bucarest), venne riaperta, ma il cadavere decapitato di Vlad era sparito e al suo posto fu ritrovato lo scheletro di un cavallo.
Ma perché la storia di Dracula è entrata a far parte di quelle storie fantastiche di cui protagonisti sono fantasmi, elfi o vampiri? Cosa sta dietro al fatto che un eroe reale, un principe, è stato assimilato con creature dell'immaginazione? Perché la figura di Vlad Tapes viene collegata a quella di un vampiro, che nel folclore popolare si identifica in un cadavere che si alza dalla tomba durante la notte, spesso nella forma di un pipistrello, succhiando per nutrimento il sangue di un umano dormiente?
In queste pagine cercherò di presentare con una spiegazione il più ragionevole possibile, basandomi cioè su fatti reali che possono essere confermati, cosa si nasconde dietro la figura di Dracula.
Per un migliore comprensione del vero carattere di Vlad Tepes III, ovvero Dracula, è necessario spiegare l'origine del suo soprannome. Nel 1431 l'Imperatore Sigismondo dette una collana ed un medaglione d’oro con inciso un drago a Vlad II padre di Dracula, investendolo così del Sacro Ordine del Drago, un'organizzazione semi-monastica, fondata dallo stesso Sigismondo insieme alla moglie Barbara von Chilli il 12 dicembre 1418, con il compito di difendere la cristianità del Sacro Romano Impero dalle continue minacce della potenza ottomana.
Già in questo la gente semplice vide l’inizio di una alleanza col diavolo. Successivamente per le prime due emissioni monetarie Vlad II usò l’emblema del drago ed è da questo momento iniziarono a soprannominarlo Dracul - Dracula. Da questo momento iniziò così ad essere chiamato Vlad Dracul (Vlad il Diavolo) invece di Vlad Dragonul (Vlad il Drago) ed è forse in questi due possibili significati, una delle ragioni della confusione tra "diavolo" e "vampiro" che in alcune lingue, ha portato ad associare Dracula a un vampiro. Questo nomignolo è mutato poi in un cognome per i suoi discendenti. Ecco come dunque si spiega il fatto che il suo secondogenito sarebbe stato chiamato Dracula.
Agli stoici ottomano egli però non è noto come Dracula ma come Vlad Tepes, cioè il nome usato anche nella storiografia Rumena, anche se egli firmava sempre col nome del padre, Dracula, come testimoniato dal primo documento di Bucharest datato 20 settembre 1459.












sempre affascinante questa storia...
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Editato il 01:18:06 30/10/2003 da Fikone
Messaggio del 30-10-2003 alle ore 01:11:18
salve gente!
tra film, fumetti, cartoni animati e altre cavolate abbiamo assimilato strani e vari concetti su:
Dracula, lochness, lo yeti e altre strane creature, che pur esistite realmente sono arrivate nella storia moderna come caricature oppure come mostri fantastici...
avete qualke notizia su questi o su altri???
salve gente!
tra film, fumetti, cartoni animati e altre cavolate abbiamo assimilato strani e vari concetti su:
Dracula, lochness, lo yeti e altre strane creature, che pur esistite realmente sono arrivate nella storia moderna come caricature oppure come mostri fantastici...
avete qualke notizia su questi o su altri???
Nuova reply all'argomento:
I MOSTRI DEL PASSATO...
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