La Piazza
Gli interessi di Pappagnaccio!
Messaggio del 06-07-2004 alle ore 12:35:20
NOTIZIE ANSIA
Città del Vaticano, 6 luglio 2004
Fonti solitamente ben informate ritengono che tra i favoriti per la successione a S.S. Giovanni Paolo II ci sia l'attuale P.d. C. italiano Silvio Berlusconi.Sembra che dietro l'oscura manovra vi sia il tentativo di rilanciare Radio Vaticana, nonchè il favorire la migliore gestione delle enormi ricchezze della chiesa cattolica.per esempio si ipotizza la vendita di prodotti per la casa subito dopo la messa, e l'introduzione del biglietto d'ingresso x le funzioni a un costo ke si dovrebbe aggirare sui 10 euro x le prime file e 5 per la piccionaia. Alcuni sacerdoti intervistati pare ke abbiano espresso approvazione: " Se può servire ad aumentare le schiere dei fedeli, ben vengano le innovazioni". vedremo le clarisse vestite da velone? Restiamo in trepida atttesa.
NOTIZIE ANSIA
Città del Vaticano, 6 luglio 2004
Fonti solitamente ben informate ritengono che tra i favoriti per la successione a S.S. Giovanni Paolo II ci sia l'attuale P.d. C. italiano Silvio Berlusconi.Sembra che dietro l'oscura manovra vi sia il tentativo di rilanciare Radio Vaticana, nonchè il favorire la migliore gestione delle enormi ricchezze della chiesa cattolica.per esempio si ipotizza la vendita di prodotti per la casa subito dopo la messa, e l'introduzione del biglietto d'ingresso x le funzioni a un costo ke si dovrebbe aggirare sui 10 euro x le prime file e 5 per la piccionaia. Alcuni sacerdoti intervistati pare ke abbiano espresso approvazione: " Se può servire ad aumentare le schiere dei fedeli, ben vengano le innovazioni". vedremo le clarisse vestite da velone? Restiamo in trepida atttesa.
Messaggio del 06-07-2004 alle ore 12:22:10
mo si pija pure il posto di tremonti..che gli manca???
mo si pija pure il posto di tremonti..che gli manca???
Messaggio del 06-07-2004 alle ore 12:20:07
ovvio...da questo punto di vista sono d'accordo anche io...e facile parlar male, invece di agire e proporre valide alternative...
ma sta di fatto che con Silvio o senza Silvio al governo, oramai l'italia è completamente nelle sue mani...
il governo gli permette sgravi e agevolazioni fiscali, normative nettamente più favorevoli, depenalizzazioni di reatucci commessi da lui...ma non dimentichiamoci che siamo in italia, patria del relativismo e del particolarismo, dove la legge non è uguale e nn lo è per nessuno.
ovvio...da questo punto di vista sono d'accordo anche io...e facile parlar male, invece di agire e proporre valide alternative...
ma sta di fatto che con Silvio o senza Silvio al governo, oramai l'italia è completamente nelle sue mani...
il governo gli permette sgravi e agevolazioni fiscali, normative nettamente più favorevoli, depenalizzazioni di reatucci commessi da lui...ma non dimentichiamoci che siamo in italia, patria del relativismo e del particolarismo, dove la legge non è uguale e nn lo è per nessuno.
Messaggio del 06-07-2004 alle ore 12:20:00
Messaggio del 06-07-2004 alle ore 12:20:00
Più che un'attacco a Berlusconi è un'attacco all'Italia, in un paese che si definisce democratico queste cose non dovrebbero poter succedere. Poi come al solito aggiustiamo le cose come ci piace perchè alla fine questa situazione fa comodo un pò a tutti dai politici di sinistra a quelli di destra
Più che un'attacco a Berlusconi è un'attacco all'Italia, in un paese che si definisce democratico queste cose non dovrebbero poter succedere. Poi come al solito aggiustiamo le cose come ci piace perchè alla fine questa situazione fa comodo un pò a tutti dai politici di sinistra a quelli di destra
Messaggio del 06-07-2004 alle ore 12:10:57
credo sinceramente che l'attaccare ogni giorno l'attaccabilissimo berlusca sia una gran debolezza della sinistra attuale.
dai su...è come se tutti i giorni si parlasse di d'alema... della sua barca ,delle molotov che ha tirato e della laurea presa A FINE ANNI SESSANTA (mi sa che nel '68 mi laureavo pure io )
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Editato il 12:16:42 06/07/2004 da kabuto
credo sinceramente che l'attaccare ogni giorno l'attaccabilissimo berlusca sia una gran debolezza della sinistra attuale.
dai su...è come se tutti i giorni si parlasse di d'alema... della sua barca ,delle molotov che ha tirato e della laurea presa A FINE ANNI SESSANTA (mi sa che nel '68 mi laureavo pure io )
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Editato il 12:16:42 06/07/2004 da kabuto
Messaggio del 06-07-2004 alle ore 12:10:04
e invece queste cose le leggo e le capisco pure caro cucciolo
ma sai qual'è il problema...oltre al fatto che vengono aprte in piazza...ma il fatto che sono in pieno daccordo con kabuto
anche io sono di centro sinistra,ma non capisco perchè invece di pensare al meglio si pensa ad attaccare il presidente del consiglio...di cui ormai tutti sappiamo tutto
cosa combina,i suoi rigiri ecc....ma non possiamo stare in eterno a di male a berlusconi....
e invece queste cose le leggo e le capisco pure caro cucciolo
ma sai qual'è il problema...oltre al fatto che vengono aprte in piazza...ma il fatto che sono in pieno daccordo con kabuto
anche io sono di centro sinistra,ma non capisco perchè invece di pensare al meglio si pensa ad attaccare il presidente del consiglio...di cui ormai tutti sappiamo tutto
cosa combina,i suoi rigiri ecc....ma non possiamo stare in eterno a di male a berlusconi....
Messaggio del 06-07-2004 alle ore 12:04:00
Kabù credo che Tranvaglio si suiciderà il giorno della sconfitta di Berlusconi, essendo questa crociata l'unica ragione della sua vita
Kabù credo che Tranvaglio si suiciderà il giorno della sconfitta di Berlusconi, essendo questa crociata l'unica ragione della sua vita
Messaggio del 06-07-2004 alle ore 12:03:38
nirvanella....non è detto che ciò che non capisci sia offtopic...
sono cose invece interessanti, per non farci dimenticare in mano a chi stiamo.
nirvanella....non è detto che ciò che non capisci sia offtopic...
sono cose invece interessanti, per non farci dimenticare in mano a chi stiamo.
Messaggio del 06-07-2004 alle ore 11:55:36
sono di centro-sinistra,ma mi chiedo cosa faranno questi scribacchini una volta che si sarà oscurata la figura di berlusconi...travaglio non fa altro che scrivere male del cavaliere da anni...prenderà un'indennità di disoccupazione??
sono di centro-sinistra,ma mi chiedo cosa faranno questi scribacchini una volta che si sarà oscurata la figura di berlusconi...travaglio non fa altro che scrivere male del cavaliere da anni...prenderà un'indennità di disoccupazione??
Messaggio del 06-07-2004 alle ore 11:24:59
ari
ari
Messaggio del 06-07-2004 alle ore 11:22:02
La mappa dei settori in cui Berlusconi ha interessi
e che sono influenzati dal ministero dell'Economia
Calcio, cinema, tasse, pensioni
gli altri "conflitti" dell'interim
L'eventuale riforma fiscale beneficierà anche il premier
A lui saranno comunicati i piani della tv di Stato sua "rivale"
di MARCO TRAVAGLIO
ROMA - Il 22 aprile 1992 si gioca Torino-Milan. Finisce 2 a 2. Sembra un pareggio come tanti. Peccato che in quel momento il presidente del Milan Silvio Berlusconi controlli anche il pacchetto azionario del Toro. Lo racconterà l'anno seguente il presidente granata Gianmauro Borsano: nel marzo '92 aveva girato al Milan le quote del Toro a garanzia della cessione di Gianluigi Lentini e di un anticipo immediato di 10 miliardi in nero. Così, per qualche mese, Berlusconi controllò due club di serie A. Poi la giustizia sportiva "punì" Borsano e salvò il Milan. Oggi la storia si ripete. Ma in grande stile: da due giorni il neoministro dell'Economia Berlusconi controlla le azioni della Rai, oltreché di Mediaset. Senza contare la giungla di conflitti d'interessi aggiuntivi che le deleghe sulla politica economica del governo comporta anche formalmente per il proprietario e/o azionista di banche, assicurazioni, società televisive, editoriali e sportive. Prima, per salvare le forme, Berlusconi poteva almeno uscire in corridoio, come fece alla vigilia di Natale, mentre i ministri gli approvavano il decreto salva-Rete4. Ora cade anche l'ultima foglia di fico.
Raiset. Il ministro del Tesoro, in base alla Gasparri, indica il presidente della Rai e un altro dei consiglieri d'amministrazione. Ma nomina (e revoca) anche il direttore generale. "Se almeno fosse stata approvata la pur blandissima legge Frattini sul conflitto d'interessi - spiega il costituzionalista ed ex presidente Rai Roberto Zaccaria - scatterebbero controlli e sanzioni per le operazioni che portano un "vantaggio"". Non basta: "Il ministero dell'Economia, nella convenzione e nel contratto di servizio con la Rai, è responsabile della gestione economica dell'azienda. La Rai deve comunicare al Tesoro, cioè al padrone della concorrenza, tutti i dati economici e i piani industriali. Un groviglio inestricabile".
PUBBLICITA'
Antitrust. Controllando anche formalmente Mediaset e Rai, Berlusconi cumula sulla sua persona il 90% del mercato televisivo e il 97 di quello pubblicitario delle tv: troppo persino per il generosissimo "tetto" del 20% del Sic (il sistema integrato delle comunicazioni della Gasparri). Il che potrebbe attivare le due Authority competenti: Antitrust e Telecomunicazioni. "Finora - osserva Zaccaria - si poteva discutere di controllo "formale" su Mediaset e "sostanziale" su Rai. Ora siamo alla doppia titolarità anche formale. E potrebbe scattare l'articolo 15 della Gasparri che vieta, anche con "controlli e collegamenti", di conseguire ricavi superiori al 20% del Sic". Altra possibile posizione dominante: quella sui diritti sportivi. Alla prossima asta davanti al Cio per le Olimpiadi 2008, si presenteranno per l'Italia due concorrenti controllati dalla stessa persona: Rai e Mediaset.
Cinema. L'impero berlusconiano comprende Medusa, società di produzione e distribuzione monopolista sul cinema italiano. E il Tesoro è l'unico azionista di Cinecittà Holding, l'ente pubblico del cinema.
Pubblicità. Nonostante la crisi del mercato mondiale, la società pubblicitaria Mediaset, Publitalia, ha guadagnato anche nel 2003: il 6.5% in più del 2002. Visto l'enorme afflusso di capitali freschi che porta al Biscione, Publitalia è fra le aziende più interessate alla politica fiscale del governo, se davvero il neoministro Berlusconi manterrà l'impegno di "meno tasse per tutti". Senza contare che il Tesoro allarga e chiude i cordoni della borsa per le "pubblicità istituzionali" che ministeri ed enti effettuano sulle reti Rai e Mediaset.
Meno tasse. Berlusconi giurò che le sue aziende non avrebbero utilizzato il condono Tremonti. Poi Mediaset lo utilizzò, risparmiando 162 milioni di euro per un'evasione accertata sull'acquisto di diritti cinematografici. Ora anche gli eventuali condoni li firmerà direttamente Berlusconi. E così avverrà per altri sgravi alle imprese: la Tremonti-1 del '94 fruttò a Mediaset un risparmio di 242 miliardi di lire sulle imposte dovute per l'acquisto di vecchi film.
Calcio e debiti. Il decreto salva-calcio, varato dal Tesoro, consente alle società pallonare di spalmare i loro debiti sui bilanci di dieci anni. Anche il Milan ne ha subito approfittato, con un notevole guadagno. La norma fece storcere il naso proprio al commissario europeo Mario Monti. Ora quella patata bollente la gestirà Berlusconi, presidente del Milan.
Assicurazioni. Con Ennio Doris, Berlusconi controlla una banca-assicurazione, Mediolanum. Come banca è soggetta ai controlli del Tesoro e molto interessata alla politica creditizia del nuovo ministro. Come assicurazione, è soggetta ai controlli del Tesoro e molto interessata alle pensioni integrative legate alla riforma previdenziale. Controllore e controllato, ancora una volta, sono la stessa persona.
Borse e mercati. Anche qui - osserva l'economista Salvatore Bragantini, ex membro della Consob - "si crea un impressionante groviglio di interessi. Il ministro dell'Economia ha poteri diretti d'intervento superiori a quelli del premier: nell'allocazione dei fondi a questo o quel settore produttivo; o nella sorveglianza dei mercati regolamentati, insieme alla Consob". Infine da un lato Berlusconi eredita da Tremonti la delega a tagliare, discrezionalmente, spese pubbliche per 2 miliardi di euro, anche in settori "sensibili" come l'editoria e lo spettacolo. Dall'altro è superazionista di società quotate come Mediaset, Mediolanum e Mondadori. E, contemporaneamente, diventa il proponente del ddl sul risparmio per un nuovo sistema di controlli sulle borse dove sono quotati i suoi titoli. Altro che Toro - Milan 2 a 2. Questo, al confronto, è il campionato del mondo.
REPUBBLICA.IT (6 luglio 2004)
La mappa dei settori in cui Berlusconi ha interessi
e che sono influenzati dal ministero dell'Economia
Calcio, cinema, tasse, pensioni
gli altri "conflitti" dell'interim
L'eventuale riforma fiscale beneficierà anche il premier
A lui saranno comunicati i piani della tv di Stato sua "rivale"
di MARCO TRAVAGLIO
ROMA - Il 22 aprile 1992 si gioca Torino-Milan. Finisce 2 a 2. Sembra un pareggio come tanti. Peccato che in quel momento il presidente del Milan Silvio Berlusconi controlli anche il pacchetto azionario del Toro. Lo racconterà l'anno seguente il presidente granata Gianmauro Borsano: nel marzo '92 aveva girato al Milan le quote del Toro a garanzia della cessione di Gianluigi Lentini e di un anticipo immediato di 10 miliardi in nero. Così, per qualche mese, Berlusconi controllò due club di serie A. Poi la giustizia sportiva "punì" Borsano e salvò il Milan. Oggi la storia si ripete. Ma in grande stile: da due giorni il neoministro dell'Economia Berlusconi controlla le azioni della Rai, oltreché di Mediaset. Senza contare la giungla di conflitti d'interessi aggiuntivi che le deleghe sulla politica economica del governo comporta anche formalmente per il proprietario e/o azionista di banche, assicurazioni, società televisive, editoriali e sportive. Prima, per salvare le forme, Berlusconi poteva almeno uscire in corridoio, come fece alla vigilia di Natale, mentre i ministri gli approvavano il decreto salva-Rete4. Ora cade anche l'ultima foglia di fico.
Raiset. Il ministro del Tesoro, in base alla Gasparri, indica il presidente della Rai e un altro dei consiglieri d'amministrazione. Ma nomina (e revoca) anche il direttore generale. "Se almeno fosse stata approvata la pur blandissima legge Frattini sul conflitto d'interessi - spiega il costituzionalista ed ex presidente Rai Roberto Zaccaria - scatterebbero controlli e sanzioni per le operazioni che portano un "vantaggio"". Non basta: "Il ministero dell'Economia, nella convenzione e nel contratto di servizio con la Rai, è responsabile della gestione economica dell'azienda. La Rai deve comunicare al Tesoro, cioè al padrone della concorrenza, tutti i dati economici e i piani industriali. Un groviglio inestricabile".
PUBBLICITA'
Antitrust. Controllando anche formalmente Mediaset e Rai, Berlusconi cumula sulla sua persona il 90% del mercato televisivo e il 97 di quello pubblicitario delle tv: troppo persino per il generosissimo "tetto" del 20% del Sic (il sistema integrato delle comunicazioni della Gasparri). Il che potrebbe attivare le due Authority competenti: Antitrust e Telecomunicazioni. "Finora - osserva Zaccaria - si poteva discutere di controllo "formale" su Mediaset e "sostanziale" su Rai. Ora siamo alla doppia titolarità anche formale. E potrebbe scattare l'articolo 15 della Gasparri che vieta, anche con "controlli e collegamenti", di conseguire ricavi superiori al 20% del Sic". Altra possibile posizione dominante: quella sui diritti sportivi. Alla prossima asta davanti al Cio per le Olimpiadi 2008, si presenteranno per l'Italia due concorrenti controllati dalla stessa persona: Rai e Mediaset.
Cinema. L'impero berlusconiano comprende Medusa, società di produzione e distribuzione monopolista sul cinema italiano. E il Tesoro è l'unico azionista di Cinecittà Holding, l'ente pubblico del cinema.
Pubblicità. Nonostante la crisi del mercato mondiale, la società pubblicitaria Mediaset, Publitalia, ha guadagnato anche nel 2003: il 6.5% in più del 2002. Visto l'enorme afflusso di capitali freschi che porta al Biscione, Publitalia è fra le aziende più interessate alla politica fiscale del governo, se davvero il neoministro Berlusconi manterrà l'impegno di "meno tasse per tutti". Senza contare che il Tesoro allarga e chiude i cordoni della borsa per le "pubblicità istituzionali" che ministeri ed enti effettuano sulle reti Rai e Mediaset.
Meno tasse. Berlusconi giurò che le sue aziende non avrebbero utilizzato il condono Tremonti. Poi Mediaset lo utilizzò, risparmiando 162 milioni di euro per un'evasione accertata sull'acquisto di diritti cinematografici. Ora anche gli eventuali condoni li firmerà direttamente Berlusconi. E così avverrà per altri sgravi alle imprese: la Tremonti-1 del '94 fruttò a Mediaset un risparmio di 242 miliardi di lire sulle imposte dovute per l'acquisto di vecchi film.
Calcio e debiti. Il decreto salva-calcio, varato dal Tesoro, consente alle società pallonare di spalmare i loro debiti sui bilanci di dieci anni. Anche il Milan ne ha subito approfittato, con un notevole guadagno. La norma fece storcere il naso proprio al commissario europeo Mario Monti. Ora quella patata bollente la gestirà Berlusconi, presidente del Milan.
Assicurazioni. Con Ennio Doris, Berlusconi controlla una banca-assicurazione, Mediolanum. Come banca è soggetta ai controlli del Tesoro e molto interessata alla politica creditizia del nuovo ministro. Come assicurazione, è soggetta ai controlli del Tesoro e molto interessata alle pensioni integrative legate alla riforma previdenziale. Controllore e controllato, ancora una volta, sono la stessa persona.
Borse e mercati. Anche qui - osserva l'economista Salvatore Bragantini, ex membro della Consob - "si crea un impressionante groviglio di interessi. Il ministro dell'Economia ha poteri diretti d'intervento superiori a quelli del premier: nell'allocazione dei fondi a questo o quel settore produttivo; o nella sorveglianza dei mercati regolamentati, insieme alla Consob". Infine da un lato Berlusconi eredita da Tremonti la delega a tagliare, discrezionalmente, spese pubbliche per 2 miliardi di euro, anche in settori "sensibili" come l'editoria e lo spettacolo. Dall'altro è superazionista di società quotate come Mediaset, Mediolanum e Mondadori. E, contemporaneamente, diventa il proponente del ddl sul risparmio per un nuovo sistema di controlli sulle borse dove sono quotati i suoi titoli. Altro che Toro - Milan 2 a 2. Questo, al confronto, è il campionato del mondo.
REPUBBLICA.IT (6 luglio 2004)
Messaggio del 06-07-2004 alle ore 11:12:16
Messaggio del 06-07-2004 alle ore 11:09:45
Gli interessi di Berlusconi
Gli interessi privati
di Berlusconi
di GIOVANNI VALENTINI
SEMBRA quasi di sentire in sottofondo la marcia trionfale dell'Aida per l'apoteosi del conflitto di interessi, al plurale perché si tratta di interessi diversi e molteplici, che porta il presidente del Consiglio ad assumere la guida ad interim del ministero dell'Economia, al posto del defenestrato Giulio Tremonti.
Non s'era visto mai visto finora in un Paese democratico e civile che il capo del governo - e nello stesso tempo un imprenditore, un finanziere, un concessionario pubblico - mettesse letteralmente le mani sul Tesoro, occupasse cioè in prima persona il posto di comando e di controllo sul bilancio, sul fisco, sulle banche, sul risparmio, sui mercati, sugli affari. E' un'ipertrofia del potere che davvero non ha precedenti, e verosimilmente non avrà neppure seguiti, nel mondo occidentale.
Cade così anche l'ultimo schermo, il filtro di carta velina che separava gli interessi aziendali e personali di Silvio Berlusconi dalle sue responsabilità politiche e istituzionali. Non bastava evidentemente un ministro, tantomeno un ministro più tecnico che politico come Tremonti, a fornire una garanzia sostanziale e sufficiente. Ma in democrazia - come si sa - anche le forme contano e qui ormai svaniscono pure quelle.
Dalla televisione alla pubblicità, dall'edilizia alle assicurazioni, dal calcio al cinema, la galassia di affari che ha consentito a Berlusconi di diventare l'uomo più ricco d'Italia e uno tra i più ricchi del pianeta, a questo punto coincide e combacia esattamente con il potere esecutivo, con il governo della Repubblica, la Repubblica di tutti gli italiani, di destra o di sinistra.
PUBBLICITA'
Un potere onnivoro, e perciò stesso totalitario, che incombe sulla vita nazionale come una nube tossica, un'ipoteca o una minaccia. Da oggi, paradossalmente, il conflitto di interessi non viene risolto, bensì di fatto annullato, azzerato, estinto, nel senso che il presidente del Consiglio lo assorbe nella sua figura e lo incarna in quest'ultima trasfigurazione, tentando di replicare prosaicamente il mistero della trinità: premier, ministro dell'Economia e uomo d'affari.
Non sarà certamente la "legge-vergogna" che porta il nome del ministro Frattini, e che ora il centrodestra si appresta ad approvare dopo mille e passa giorni di governo, a chiudere la questione. Da una parte, perché non separa affatto la proprietà dell'impero berlusconiano dalla sua effettiva gestione, ammesso che nel caso particolare di un'azienda televisiva in concessione ciò fosse sufficiente. Dall'altra, perché gli lascia appunto la facoltà di nominare o revocare gli amministratori, mantenendo quindi il pieno dominio sulle scelte operative.
A rigor di termini, d'ora in Berlusconi dovrebbe astenersi da qualsiasi atto od omissione che possa avere "un'incidenza specifica e preferenziale" sul suo patrimonio: ciò che è praticamente impossibile per la vastità e la varietà dei suoi interessi. Si tratta dunque di un altro bluff, l'ennesimo inganno mediatico di una politica che punta a vendere fumo o a buttarlo negli occhi dei cittadini.
Ma adesso il nocciolo duro del conflitto di interessi resta a maggior ragione quello della televisione. Il ministero dell'Economia è l'azionista di riferimento della Rai, il proprietario, il padrone dell'ente pubblico, concorrente diretto dell'azienda che fa capo al premier. E secondo la legge Gasparri che ha appena sistemato i suoi affari in questo settore redditizio e nevralgico, al medesimo ministro spetta per di più la nomina di due membri su nove del futuro consiglio di amministrazione, tra cui il presidente. Se la situazione non fosse indecente, sarebbe francamente ridicola.
Di fronte a una tale macroscopica anomalia, il Parlamento non può tollerare che il presidente del Consiglio controlli personalmente i conti pubblici e il servizio pubblico, la Banca d'Italia e la Rai, le tasse e i telegiornali. Quando gli stessi partner dell'Udc e di Alleanza nazionale chiedono che l'interim sia breve, non fanno che invocare dunque un ritorno immediato alla normalità istituzionale, alla funzionalità e alla legittimità dell'azione di governo. Ma il "passaggio dalla monarchia alla repubblica", per riprendere un'efficace espressione usata recentemente da Marco Follini in un'intervista al nostro giornale, deve cominciare proprio da viale Mazzini, da sempre epicentro e sismografo della vita politica italiana.
In coincidenza con la fusione tra Rai Spa e Rai Holding, prevista dalla stessa riforma Gasparri come avvio per la privatizzazione, spetta alla Commissione parlamentare assicurare nel frattempo al servizio pubblico un nuovo vertice e una nuova linea, esercitando fino in fondo i poteri che le competono in materia di vigilanza e controllo. Tra questi, c'è anche quello di approvare o meno con una maggioranza qualificata dei due terzi il presidente indicato dal ministro dell'Economia, alias presidente del Consiglio, alias proprietario di Mediaset e concessionario pubblico. Mai come in questo momento la Rai ha davvero bisogno di una garanzia, di una figura bipartisan, indipendente e autorevole, in grado di fare da contrappeso alla "dittatura della maggioranza".
Da: Repubblica.it
Gli interessi di Berlusconi
Gli interessi privati
di Berlusconi
di GIOVANNI VALENTINI
SEMBRA quasi di sentire in sottofondo la marcia trionfale dell'Aida per l'apoteosi del conflitto di interessi, al plurale perché si tratta di interessi diversi e molteplici, che porta il presidente del Consiglio ad assumere la guida ad interim del ministero dell'Economia, al posto del defenestrato Giulio Tremonti.
Non s'era visto mai visto finora in un Paese democratico e civile che il capo del governo - e nello stesso tempo un imprenditore, un finanziere, un concessionario pubblico - mettesse letteralmente le mani sul Tesoro, occupasse cioè in prima persona il posto di comando e di controllo sul bilancio, sul fisco, sulle banche, sul risparmio, sui mercati, sugli affari. E' un'ipertrofia del potere che davvero non ha precedenti, e verosimilmente non avrà neppure seguiti, nel mondo occidentale.
Cade così anche l'ultimo schermo, il filtro di carta velina che separava gli interessi aziendali e personali di Silvio Berlusconi dalle sue responsabilità politiche e istituzionali. Non bastava evidentemente un ministro, tantomeno un ministro più tecnico che politico come Tremonti, a fornire una garanzia sostanziale e sufficiente. Ma in democrazia - come si sa - anche le forme contano e qui ormai svaniscono pure quelle.
Dalla televisione alla pubblicità, dall'edilizia alle assicurazioni, dal calcio al cinema, la galassia di affari che ha consentito a Berlusconi di diventare l'uomo più ricco d'Italia e uno tra i più ricchi del pianeta, a questo punto coincide e combacia esattamente con il potere esecutivo, con il governo della Repubblica, la Repubblica di tutti gli italiani, di destra o di sinistra.
PUBBLICITA'
Un potere onnivoro, e perciò stesso totalitario, che incombe sulla vita nazionale come una nube tossica, un'ipoteca o una minaccia. Da oggi, paradossalmente, il conflitto di interessi non viene risolto, bensì di fatto annullato, azzerato, estinto, nel senso che il presidente del Consiglio lo assorbe nella sua figura e lo incarna in quest'ultima trasfigurazione, tentando di replicare prosaicamente il mistero della trinità: premier, ministro dell'Economia e uomo d'affari.
Non sarà certamente la "legge-vergogna" che porta il nome del ministro Frattini, e che ora il centrodestra si appresta ad approvare dopo mille e passa giorni di governo, a chiudere la questione. Da una parte, perché non separa affatto la proprietà dell'impero berlusconiano dalla sua effettiva gestione, ammesso che nel caso particolare di un'azienda televisiva in concessione ciò fosse sufficiente. Dall'altra, perché gli lascia appunto la facoltà di nominare o revocare gli amministratori, mantenendo quindi il pieno dominio sulle scelte operative.
A rigor di termini, d'ora in Berlusconi dovrebbe astenersi da qualsiasi atto od omissione che possa avere "un'incidenza specifica e preferenziale" sul suo patrimonio: ciò che è praticamente impossibile per la vastità e la varietà dei suoi interessi. Si tratta dunque di un altro bluff, l'ennesimo inganno mediatico di una politica che punta a vendere fumo o a buttarlo negli occhi dei cittadini.
Ma adesso il nocciolo duro del conflitto di interessi resta a maggior ragione quello della televisione. Il ministero dell'Economia è l'azionista di riferimento della Rai, il proprietario, il padrone dell'ente pubblico, concorrente diretto dell'azienda che fa capo al premier. E secondo la legge Gasparri che ha appena sistemato i suoi affari in questo settore redditizio e nevralgico, al medesimo ministro spetta per di più la nomina di due membri su nove del futuro consiglio di amministrazione, tra cui il presidente. Se la situazione non fosse indecente, sarebbe francamente ridicola.
Di fronte a una tale macroscopica anomalia, il Parlamento non può tollerare che il presidente del Consiglio controlli personalmente i conti pubblici e il servizio pubblico, la Banca d'Italia e la Rai, le tasse e i telegiornali. Quando gli stessi partner dell'Udc e di Alleanza nazionale chiedono che l'interim sia breve, non fanno che invocare dunque un ritorno immediato alla normalità istituzionale, alla funzionalità e alla legittimità dell'azione di governo. Ma il "passaggio dalla monarchia alla repubblica", per riprendere un'efficace espressione usata recentemente da Marco Follini in un'intervista al nostro giornale, deve cominciare proprio da viale Mazzini, da sempre epicentro e sismografo della vita politica italiana.
In coincidenza con la fusione tra Rai Spa e Rai Holding, prevista dalla stessa riforma Gasparri come avvio per la privatizzazione, spetta alla Commissione parlamentare assicurare nel frattempo al servizio pubblico un nuovo vertice e una nuova linea, esercitando fino in fondo i poteri che le competono in materia di vigilanza e controllo. Tra questi, c'è anche quello di approvare o meno con una maggioranza qualificata dei due terzi il presidente indicato dal ministro dell'Economia, alias presidente del Consiglio, alias proprietario di Mediaset e concessionario pubblico. Mai come in questo momento la Rai ha davvero bisogno di una garanzia, di una figura bipartisan, indipendente e autorevole, in grado di fare da contrappeso alla "dittatura della maggioranza".
Da: Repubblica.it
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