La Piazza

Giannutri, storia di una denuncia
Messaggio del 22-08-2008 alle ore 19:26:54
L'articolo del corriere della sera e poi la mia denuncia fatta presso l'assessorato della Regione Toscana

L'isola dei divieti (da infrangere) Linea dura del Parco per chi sbarca sull'isola. Ma solo a parole, perché norme e proibizioni vengono puntualmente ignorate STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO

A parole, un mese fa, è passata la linea dura. La filosofia dei divieti. Con delibere del Parco, carte da bollo, decine di cartelli piantati sull'isola, sanzioni severissime per i trasgressori. Non si possono abbandonare i sentieri principali, non si possono vedere i resti archeologici, non si può visitare la villa romana a picco sul mare. Chi trasgredisce paga: fino a 600 euro di multa se il malcapitato si perde della macchia mediterranea e si ritrova in una delle zone proibite. Nei fatti Giannutri, l'isolotto lungo tre chilometri e largo 500, davanti all'Argentario, è il paradiso del «si puo fare».
ISOLA PIENA DI TURISTI. Migliaia di turisti arrivano ogni giorno. Se trovano posto nel «condominio», case cementificate negli anni Settanta che ospitano sino a 500 persone, restano a dormire, altrimenti gita mordi e fuggi, un «fuori porta in mare», tutto da consumare, da azzannare, da godere. Come orde di barbari postmoderni, i vacanzieri conquistano lo scoglio con i traghetti da Porto Santo Stefano e con charter da tutta la costa. Si Attrracca al porticciolo dello Spalmatoio (ma anche a Cala Maestra) e poi via, alla conquista del cuore incontaminato, nascosto dalla macchia mediterranea. I cartelli di divieto sono decine. Le guardia addette alla sorveglianza solo due. Impossibile controllare e multare. Duemila anni fa, al tempo degli antichi romani, Giannutri era uno dei luoghi preferiti dai vip, un paradiso per vacanze esclusive. Turismo d'elite, come accadeva sempre a quei tempi. Sopra Cala Maestra, veduta sublime, la famiglia dei Domizi Enobarbi, parenti stretti di Nerone, si fece costruire una villa da nababbi. Quattro ettari di frutteti, viti e architetture lussuose. Oggi Villa Domizia (o meglio i suoi resti ancora straordinari) è chiusa. Recintata per salvarla dai nuovi barbari. «Che invece entrano quando vogliono - dice Giuseppe Morbidelli, già responsabile del Parco e oggi titolare della Taverna del Granduca, l'unico ristorante dell'isola - e fanno ciò che credono. Perché non ci sono controlli. Lo stesso discorso vale per le altri parti dell'isola. Era meglio prima dei mille divieti. Almeno l'apertura totale consentiva a tutti di vedere cosa facevano gli altri».
LA VILLA PROIBITA. Per raggiungere la villa proibita basta camminare cinque minuti nel bosco davanti a Cala Maestra, a una quindicina di minuti a piedi dall'approdo principale. Vietato anch'esso, eppure frequentatissimo da umani e rifiuti: fogliacci, plastica, lattine. C'è una recinzione. Ci sono buchi che, di volta in volta, gli operai forestali sistemano. Se non ci sono buchi, basta aggirare la rete alla sua estremità. Villa Domizia, fino a pochi anni fa proprietà di privati, fu messa all'asta e salvata da Regione e ministero dell'Ambiente che esercitarono il diritto di prelazione, sarebbe un richiamo turistico eccellente magari con biglietto d'ingresso. Ci sono colonne, scalinate e porticati, davanti a un mare così trasparente da sembrare etereo. Per terra i resti di camminamenti e mosaici. Come quello, misterioso, dei delfini. E' in bianco e nero e illustra uno dei miti della civiltà minoica: quello del labirinto di Cnosso a Creta. Il mosaico, oggi in un museo a Grosseto, era sistemato davanti all'ingresso della villa romana per dare il benvenuto e impressionare gli antichi ospiti. Nei progetti dovrebbe tornare sull'isola. Ma c'è chi spera di no. Rischierebbe di essere depredato e distrutto. Dalla terra sabbiosa di Cala Maestra sono affiorati i resti di portici, terrazze panoramiche a picco sul mare, taverne, negozi e persino un magazzino dove si conservava il pesce. Nel quartiere residenziale, dove è stato recuperato il mosaico, c'è anche un impianto termale, realizzato con tecniche di altissimo livello.
RESTI ARCHEOLOGICI ABBANDONATI. I resti archeologici dei magazzini sono anch'essi alla mercé di tutti. I soliti cartelli, i soliti divieti, e il cancello di legno ammuffito è stato abbattuto e giace quasi sepolto dalla polvere. Si entra in una sorta di cantiere- pollaio, con capitelli abbandonati, ancore, antichissime, dimenticate. Tutti entrano, toccano e si portano dietro souvenir di due millenni orsono: pezzi di muro, mattoncini, abbozzi di mosaico. I reperti si trovano all'interno di residenze private. Camminando puoi incontrare uno dei proprietari, sempre gentili, per la verità. «Mi scusi ma qui sarebbe vietato. Ci vorrebbe il pass». E tutti ringraziano, si scusano, e cadono dalle nuvole perché il pass a Giannutri è come l'Araba Fenice. «Ed uno dei problemi è proprio questo, non c'è informazione. Il pass serve solo ai residenti, circa 500 persone, i turisti che vogliono visitare tutta l'isola devono essere accompagnati da guide - denuncia Umberto Mazzantini, responsabile Legambiente Arcipelago - Ma ci sono interessi forti di persone che guadagnano con il turismo mordi e fuggi e vogliono che sull'isola trionfi l'anarchia. Il Parco da giugno ha messo regole precise: si può sbarcare sull'isola ma, senza una guida, non la si può visitare tutta. Chi dovrebbe informare, come i barcaioli che portano le persone sull'isola, non lo fa». Il mare dell'isola è uno scrigno di tesori. A Punta Scaletta c'è uno scafo di nave romana ancora intatto. A Cala Spalmatoio riposano relitti di navi romane ed etrusche. A Capel Rosso, la punta sud dove c'è il faro, ci sono anfore romane e vasi. Ovunque si possono trovare (e depredare) relitti spagnoli e francesi del Seicento, cannoni e altre armi da guerra. Giannutri, l'isola dei divieti disattesi. Metafora del Belpaese.
Marco Gasperetti
22 agosto 2008

La mia Denuncia

Salve, sono l'architetto Umberto Nasuti e la settimana scorsa sono stato in vacanza sull'isola di Giannutri ed ho potuto notare lo stato di abbandono della antica villa romana e dei muri romani che si affacciano sulla spiaggia Cala Grande (mi pare che questo sia il nome). Sono passato in pochi giorni dallo splendore di Siena, San Gimignano, ecc... allo squallore trovato a Giannutri e ciò mi ha fatto provare uno stato di tristezza e vergogna. Uso queste parole perché avanti hai miei occhi alcuni italiani hanno prelevato dei pezzi di pietra da una pavimentazione rompendo un mosaico e con me c'erano tedeschi, inglesi, ecc... e siamo rimasti allibiti da ciò. Inoltre ho notato che sotto la roccia dove è posizionata la villa vi è una grossa grotta piena di rifiuti tra cui è ben ricoscibile un elettrodomestico che potrebbe essere una cucina o un frigorifero. Aggiungo due parole per descrivere lo stato della spiaggia di cui ho parlato, era piena, in un angolo non subito visibile, di decine di gabbiani morti di cui alcuni in avanzato stato di putrefazione. Io mi sono rifiutato di far fare il bagno alle mie figlie e ce ne siamo tornati subito sulla barca.
Nella speranza che queste mie parole possano essere utili per migliorare la situazione vi faccio i miei saluti.

Lanciano, 30/07/2008 Umberto Nasuti
Messaggio del 22-08-2008 alle ore 20:53:03
Uso queste parole perché avanti hai miei occhi alcuni italiani hanno prelevato dei pezzi di pietra da una pavimentazione rompendo un mosaico e con me c'erano tedeschi, inglesi, ecc... e siamo rimasti allibiti da ciò. Inoltre ho notato che sotto la roccia dove è posizionata la villa vi è una grossa grotta piena di rifiuti tra cui è ben ricoscibile un elettrodomestico che potrebbe essere una cucina o un frigorifero.



AMEN
Messaggio del 25-08-2008 alle ore 10:14:07
up
Messaggio del 26-08-2008 alle ore 11:44:04
Messaggio del 27-08-2008 alle ore 17:51:59
Fini fa immersioni in una zona protetta nel parco nazionale di Giannutri
La denuncia di Legambiente: «I parchi naturali non sono piscine riservate alle alte cariche dello Stato»

FIRENZE - Gianfranco Fini è finito nel mirino di Legambiente. A tradirlo la sua passione per maschera e bombole. Il presidente della Camera, nel pomeriggio di martedì, si è immerso in un'area di protezione integrale del parco nazionale dell'Arcipelago Toscano, un tratto di litorale dove è vietata qualsiasi attività. L'associazione ambientalista ha immortalato Fini, accompagnato da una imbarcazione dei vigili del fuoco, mentre si prepara all'immersione davanti alla Costa dei Grottoni, a Giannutri, definita dal decreto istitutivo dell'area protetta «zona 1», interdetta a qualsiasi attività che non sia di carattere scientifico.


MUTA E BOMBOLE - Legambiente ha immediatamente scritto una lettera alla direzione del parco dell'Arcipelago Toscano per sapere «se l'imbarcazione e i subacquei presenti in quel tratto iperprotetto di mare avessero il necessario nulla-osta del Parco, per quali attività di tipo scientifico e in base a quale progetto di ricerca approvato in precedenza dall'Ente Parco». In caso contrario l'associazione chiede «quali eventuali iniziative siano state prese dal Parco per sanzionare l'imbarcazione e i sub nel caso non fossero autorizzati al transito, allo stazionamento e all'immersione in zona 1 a Giannutri». Sottolinea Umberto Mazzantini, della sezione di Legambiente dell'Arcipelago Toscano: «Sono mesi che c'è una forte polemica sui parchi, definiti un poltronificio, ora abbiamo scoperto che sono anche una piscina per le alte cariche dello Stato».

Messaggio del 28-08-2008 alle ore 12:11:49
ben fatto a denunciare, sperando che serva ...
fini poi è un magnaccio come tutti gli altri

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